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SCHEDE PREPARATORIE:

il medioevo, la conoscenza, l’ordine sociale

di Antonio Thiery

appunti sulla falsificazione della storia e della realtà sociale di un meticcio culturale, senza dottrina e gerarchie, ma non senza Vangelo e senza Dio, su temi storici medievali, culturali e sociali, per la democratizzazione della conoscenza e la ridistribuzione dei diritti.                                                                   

“La storia? Fatta da grandi falsi”. (Umberto Eco); Compito della “classe specializzata dominante è quello di “falsificare completamente la storia e di riservare a pochi la conoscenza” (N. Chomsky);.

Ignorantia mater cunctorum errorum, maxime in sacerdotibus dei vitanda est, qui docendi officium in populis susceperunt. (Isidoro di Siviglia)

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SOMMARIO(clicca qui)

Note e commenti (clicca qui)

 

EVIDENZA:

 

Va ricordato che nel Vangelo non si parla neppure un volta di sacerdozio. Ha senso la figura del sacerdote nell'orizzonte cristiano? Nel Vangelo il termine non è mai usato in riferimento ai discepoli di Gesù. I sacerdoti (clicca) sono sempre la controparte, connotati con un giudizio negativo, sino all'insulto.

___________________________________________________________________________IL GENERE UMANO TUTTO INTERO DALL'INIZIO DEL MONDO SINO ALLA FINE, CIOÈ TUTTA LA CHIESA

 

Siamo stati per 40 anni con Marina e con Emilio condiscepoli dell’unico Maestro, del tutto lontani dalle favolette dell’omino vestito di bianco che si copre il capo in segno di comando con il copricapo dei sacerdoti mitraici. Dicono che la Pentecoste sia la festa della chiesa, ma papa Gregorio Magno (in Cant., 13) definisce la chiesa: "Immaginiamo il genere umano tutto intero dall'inizio del mondo sino alla fine, cioè tutta la Chiesa, come una Sposa unica che aveva ricevuto l'anello di fidanzamento sotto forma di dono spirituale mediante la Legge; tuttavia era la presenza del suo Sposo ch'ella desiderava". Il brano è ripreso e fatto proprio da don Emilio Gandolfo, che scrive (E.Gandolfo,Gregorio Magno, servo dei servi di Dio, Libreria Editrice Vaticana,1998, pag.339): È di sommo interesse osservare come Gregorio a questo punto vede la Chiesa:la vede identificata con l’intero genere umano.

 

 

Va ricordato che nel Vangelo non si parla neppure un volta di sacerdozio.

Ha senso la figura del sacerdote nell'orizzonte cristiano? Nel Vangelo il termine non è mai usato in riferimento ai discepoli di Gesù. I sacerdoti sono sempre la controparte, connotati con un giudizio negativo, sino all'insulto.

Ser Silvano che si dice tanto amico di La Pira dovrebbe ricordare che i primi articoli della Costituzione che sanciscono il rispetto delle diversità furono ispirati proprio da La Pira. Lui, preso dall’integralismo e dalla disonestà apologetica, non li rispetta.

 

 

Verso la Pentecoste

Ignorantia mater cunctorum errorum,maxime in sacerdotibus dei vitanda est,qui docenti officium in populis susceperunt. (Isidoro di Siviglia)

B.BAGATTI, grande amico di Emilio, alle origini della chiesa,II,libreeria editrice vaticana,1982 scrive in un libro appunto regalatomi da Emilio: …Fu introdotto nelle regole di fede la parola “omousio” non usato nella Bibbia che iniziò la maniera di spiegare le verità cristiane con l’aiuto della filosofia greca. Nei Concili seguenti si andrà avanti per questa via, ma tagliando fuori una comunità dietro l’altra.

La chiesa toledana, presieduta da Isidoro di Siviglia, propone un credo cristiano dove non si parla  dello Spirito Santo che è signore e da la vita e neppure dell’unico battesimo; ma soprattutto si omette credo ecclesiam! Che non è né una, santa, né apostolica.

Allora cerchiamo un po' di ridurre l'ignoranza e la “disonestà apologetica”, imperante che tanti danni ha prodotto e continua a produrre.

Domenica 27 maggio è Pentecoste. Certamente non è senza significato, se nella disposizione XVII del IV Concilio di Toledo, presieduto nel 633 da Hisidorus Hispalensis ecclesiae Baeticae  metopolitanus ( Isidoro di Siviglia) si prescrive la lettura dell’Apocalisse da Pasqua a Pentecoste, pena la scomunica! (XVII Apocalypsin librum multorum conciliorum auctoritas et synodica sanctorum praesulum Romanorum decreta Ioannis evangelistae esse rescribunt, et inter divinos libros recipiendum constituerunt. Et quia plurimi sunt, qui eius auctoritatem non recipiunt eamque in ecclesia dei praedicare contemnunt, si quis eum deinceps aut non receperit aut a pascha usque ad pentecosten missarum tempore in ecclesia non praedicaverit, excommunicationis sententiam habebit.)

Si badi che l’Apocalisse (così piena di evocazioni) sostituisce nella liturgia del periodo che va da Pasqua a Pentecoste la lettura degli Atti degli Apostoli (un racconto), che, invece, tutt’ora si legge e si commenta nelle chiese di rito romano in attesa, in preparazione della Pentecoste, considerata la madre della chiesa.

Quest’anno la Pentecoste coincide con la festa di Agostino di Canterbury, il monaco del Celio mandato da papa Gregorio Magno non certo, come si dice, ad evangelizzare l’Inghilterra (già cristiana da tempo), quanto piuttosto a romanizzare (a ricondurre al rito ed all’obbedienza romana) la cristiana Inghilterra; a farla cioè cattolica.

C’è dunque una bella differenza nel preparare la Pentecoste come faceva nel medioevo la chiesa spagnola, attraverso la lettura dell’Apocalisse che proclama che Dio ha fatto di noi un popolo di sacerdoti, Ap,.1,6 e la lettura degli Atti degli Apostoli, come avviene nel rito romano, aspettando la venuta dello Spirito su una piccolissima élite di “sacerdoti”, pronti a nascondere dietro atteggiamenti irenei istinti di potere peggiori di quelli manifestati dagli animali più feroci.

La chiesa toledana fu annientata per ordine di papa Gregorio VII. Intanto era passato più di un millennio dalla predicazione di Gesù di Nazareth.

 

"Il 22 marzo 1071 ...invece di cantare come avevano fatto fino ad allora...secondo l'antico rito hispanico, i monaci  nella chiesa monasteriale di S.Juan de la Peñ, del tutto estranei alla tradizione benedettina, intonarono l'inno Rector potens verax Deus secondo la versione cluniacense del canto gregoriano". 

Il 20 marzo del 1074 il papa benedettino Gregorio VII ringraziava Sancho Ramírez, re d'Aragona, per aver fatto adottare l'Ordo Romanus al posto del "Gothicum officium".

I prodromi erano stati posti dal concilio di Costanza nel 1050, quello che proibì agli ebrei di vivere nelle stesse case dei cristiani e stabilì che la loro testimonianza nelle cause intentate contro i cristiani non era ammessa. Autorizzò il rito romano nelle cattedrali e nelle abbazie. Ci fu per molti anni una forte resistenza del clero e dei tanti monaci in gran parte della Spagna e, su richiesta di Gregorio VII, Alfonso VI, re di Castiglia e León, e prossimo a diventare anche re della riconquistata Toledo, nel 1080 indisse il concilio di Burgos che sancì la soppressione del rito ispanico.

 

Come tutte le feste della religione cattolica, la festa di Pentecoste attinge alle più remote manifestazioni  della cultura dell’uomo, ovviamente manipolata, violentata nei suoi significati originari, riadattata all’esercizio del potere e di un potere patriarcale e maschilista.

 

Si celebra lo spirito di Dio. Dio, lo ha potuto affermare nei pochi giorni vissuti da papa, anche Albino Lucani (Giovanni Paolo I), è padre ed è anche madre.

Già il linguaggio della divinità in origine è femminile. Come dimenticare le grandi Madri, la sacralità della donna nelle società antiche, le veneri preistoriche, il linguaggio della dea nei meticolosi studi della lituana Marija Gimbutas,  le ricerche sul matriarcato e le ipotesi su un futuro di pace di Heide Goettner-Abendroth?

Ma anche venendo all’eredità giudaica bisogna ricordare che lo spirito di Dio è femminile: Ruah. Letteralmente il soffio delle narici, quel prendere aria necessario per pronunciare, emettere la parola. E infatti nell’ ambiente etnico palestinese il meccanismo trinitario è di una logica straordinaria: l’Abbâ, il Parlante che possiede, produce il Memrâ (il parlare, quello che noi traduciamo come la Parola), attraverso il soffio delle narici, la Ruah: tre elementi naturalmente unitari ed inseparabili ben oltre la incomprensibile separazione-unità tra tre uomini: Padre, Figlio, Spirito Santo.

Dunque lo spirito di Dio è femminile. Lo sapevano bene nell’ambiente etnico palestinese le prime comunità che abbracciarono il messaggio evangelico. Le testimonianze sono state distrutte, ma una è sopravvissuta. Fu nascosta in una giara sotto la sabbia del deserto. E’il Vangelo di Filippo,71, 10-20 che dice: “Adamo fu prodotto da due vergini (che significa: non avevano ancora partorito),  dallo Spirito Santo (Ruha, nelle lingue medioorientali, come detto, è femminile) e dalla Terra vergine”.

E’ ancora ben vivo (e lo era ancora fino a pochi anni fa nelle culture popolari e contadine) il senso della sacralità della donna, che è simbolo dell’unità di tutte le forme di vita in natura, e perciò della Terra, di tutti i processi del divenire e quindi anche della nascita, della morte e della rinascita. “Se la Terra madre è una madre viva e feconda, anche tutto quello che produce è organico ed animato, anche le pietre e i minerali” ha scritto Mircea Eliade, ma lo pensava anche S.Francesco.

Noi conosciamo purtroppo solo i connotati greci della cultura dell’Occidente di duemila, duemila cinquecento anni fa. Ruha viene tradotto con Paraclito, che in greco è neutro, asessuato. In latino diventerà lo Spirito, che è maschile e il gioco è fatto. Ecco la festa dello Spirito Santo.

Ci sono tutti i presupposti per farne, come sta avvenendo, la religione del potere e del denaro.

Ha ragione Marcel Jousse, antropologo, grande conoscitore dell’ambiente etnico palestinese ed amico di Theilhard de Charden: « Si commette un grave errore a voler ridurre tutto al solo grecolatinismo, che rappresenta una cultura, un aspetto del pensiero umano senza dubbio assai ricco... ma anche altri popoli hanno pensato…».

Ed altri popoli per millenni hanno pensato al femminile.

Ancora una curiosità: Pentecoste era una festività particolarmente cara a dEmilio Gandolfo (consacrato prete proprio in quel giorno) il pretino ottantenne che dodici anni fa è stato assassinato con particolare ferocia. E’ stato lui a farmi conoscere Jousse, a regalarmi due versioni del libro dell’esperienza di Angela da Foligno, a ricordare mille volte il ruolo della Maddalena e del sacralità femminile, a prestare molta attenzione all’Anatolia dove meglio si manifestò il culto della Terra madre e del femminile nella spiritualità. Nella IV di copertina di uno dei suoi libri sta scritto: “L’Asia minore, culla delle civiltà anatoliche, dove si sono avvicendati Hittiti Frigi Lidi Persiani Greci e Romani, è, non meno della Palestina, terra delle nostre radici”.

Emilio, da buon conoscitore di S.Agostino, nelle cui vene, nota, scorreva sangue berbero, sapeva bene che si impara di più  per liberam curiositatem quam (per) meticulosam necessitatem

Ma queste cose non bisogna dirle. Non a caso è stato delegittimato. Diceva e scriveva di sentirsi “inutile, inutilizzato, emarginato”. Ma questo non va detto. Anzi bisogna cancellare i testimoni delle vicende culturali, umane e spirituali di questo pretino eretico e ricondurlo, da morto, nella retta ortodossia.

Neanche le bestie più feroci.

L’Avvenire ha scritto:

 

Ultimo dei Padri latini, Isidoro di Siviglia (560-636) fu molto letto nel Medioevo, soprattutto per le sue «Etimologie», un'utile "somma" della scienza antica. Fu però soprattutto un vescovo zelante preoccupato della maturazione culturale e morale del clero spagnolo. Per questo motivo fondò un collegio ecclesiastico, prototipo dei futuri seminari, dedicando molto spazio della sua laboriosa giornata all'istruzione dei candidati al sacerdozio. Dei suoi fratelli due furono vescovi e santi, Fulgenzio e Leandro, che fece da tutore a Isidoro, e una sorella, Fiorentina, fu religiosa e santa. Successe a Leandro nel governo episcopale della diocesi di Siviglia. Presiedette l'importante quarto concilio di Toledo (nel 633). Sapienza, mai disgiunta da profonda umiltà e carità, gli hanno meritato il titolo di «doctor egregius» e l'aureola di santo. 

Dunque. Isidoro è riconosciuto un dottore della chiesa con chiara fama. Non è un eretico.

Come ho altre volte notato in sedi prestigiose (come nel 1988 su “arte medievale”, rivista edita dall’Istituto dell’Enciclopedia Italiana) Hisidorus Hispalensis ecclesiae Baeticae  metopolitanus episcopus presiede nel 633 il IV Concilio di Toledo. Nella professione di fede di quel concilio (che veniva dopo la pacificazione con gli ariani), cambia molte cose, ma soprattutto omette credo ecclesiam! Che non è né una, santa, né apostolica. Perché? Nel proporre la raccolta dei simboli di fede della chiesa antica (vedi l’omonimo libro di J.N.D.Kelly, pubblicato a Napoli nel 1967 per le prestigiose edizioni Dehoniane) questa professione di fede semplicemente si omette.

Non si parla neppure dello Spirito Santo che è signore e da la vita e neppure dell’unico battesimo.

Ecco un segno evidente del cristianesimo plurale e poligenetico dei primi secoli, ben diverso dall’omogeneizzazione dogmatica dell’attuale imposizione del credo romano per universum mundum.

Certo, c’è una bella differenza nel preparare la Pentecoste attraverso la lettura dell’Apocalisse che proclama che Dio “ha fatto di noi un popolo di sacerdoti, Ap,.1,6 e gli Atti degli Apostoli che attendono la venuta dello Spirito su una piccolissima élite di “sacerdoti”, pronti a nascondere dietro atteggiamenti irenei istinti di potere peggiori di quelli manifestati dagli animali più feroci.

E' dunque leggittimo chiedersi: ha senso la figura del sacerdote nell'orizzonte cristiano? Nel Vangelo il termine non è mai usato in riferimento ai discepoli di Gesù. I sacerdoti sono sempre la controparte, connotati con un giudizio negativo, sino all'insulto. 

Lascio al lettore notare le differenze tra la professione di fede proposta da Isidoro di Siviglia nel 633 nel IV Concilio di Toledo e la professione di fede che oggi si pronuncia.

IV CONCILIO DI TOLEDO

Et quoniam generale concilium agimus, oportet primum nostrae vocis sermonem de deo esse, ut post professionem fidei sequentia operis nostri vota, quasi super fundamentum firmissimum disponantur. Quemdadmodum a sanctis patribus accepimus, patrem et filium et spiritum sanctum unius deitatis atque substantiae confitemur, in personarum diversitate trinitatem credentes, in divinitate unitatem praedicantes nec personas confundimus nec substantiam separamus. Patrem a nullo factum vel genitum dicimus, filium a patre non factum, sed genitum asserimus, spiritum vero sanctum nec creatum nec genitum, sed procedentem ex patre et filio profitemur. Ipsum autem dominum Iesum Christum dei filium et creatorem omnium ex substantia patris ante saecula genitum descendisse ultimo tempore pro redemptione mundi a patre, qui numquam desinit esse cum patre, incarnatus est enim ex spiritu sancto et sancta gloriosa dei genetrice virgine Maria et natus ex ipsa solus. Idem dominus Iesus Christus unus in sancta trinitate anima et carne perfectus sine peccato suscipiens hominem manens, quod erat, assumens, quod non erat, aequalis patri secundum divinitatem, minor patre secundum humanitatem, habens in una persona duarum naturarum proprietatem, naturae enim in illo duae, deus et homo, non autem duo filii et dii duo, sed idem una persona in utraque natura; perferens passionem et mortem pro nostra salute, non in virtute divinitatis, sed infirmitate humanitatis, descendit ad inferos, ut sanctos, qui ibi tenebantur, erueret et devicto mortis imperio resurrexerit, assumptus in caelis venturus est in futurum ad iudicium vivorum et mortuorum, cuius morte et sanguine mundati remissionem peccatorum consecuti sumus, resuscitandi ab eo in die novissima in ea, qua nunc vidimus, carne et in ea, qua resurrexit, idem dominus forma, percepturiab ipso alii pro iustitiae meritis vitam aeternam, alii pro peccatis supplicii aeterni sententiam. Haec est catholicae ecclesiae fides, hanc confessionem conservamus atque tenemus, quam quisque firmissime custodierit, perpetuam salutem habebit.

 

PROFESSIONE DI FEDE ATTUALE

B.BAGATTI, ALLE ORIGINI DELLA CHIESA,II,LIBREERIA EDITRICE VATICANA,1982 scrive: …Fu introdotto nelle regole di fede la parola “omousio” non usato nella Bibbia che iniziò la maniera di spiegare le verità cristiane con l’aiuto della filosofia greca. Nei Concili seguenti si andrà avanti per questa via, ma tagliando fuori una comunità dietro l’altra.

Il credo niceno spiega appunto le verità cristiane con l’aiuto della filosofia greca che solo pochi praticano. Alcuni, io ad esempio, sono del tutto privi delle categorie filosofiche greche.

 

Il Credo niceno

Credo in un solo Dio Padre, onnipotente Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. E in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli; Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato; consustanziale al Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu pure crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, e patì e fu sepolto e il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture. È salito al cielo e siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti: e il suo regno non avrà fine. E nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato: e ha parlato per mezzo dei profeti. In una, santa, cattolica e apostolica Chiesa. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la resurrezione dei morti e la vita dell’era ventura. Amìn.

Un solo commento: serve più antropologia e meno teologia, tenendo conto che mille e mille sono le culture dell’uomo e Isidoro avrebbe certamente mille riflessioni da fare e mille cose da raccontare diverse da quelle che raccontano ser Silvano ed il papa. 

Pentecoste 2012

Antonio Thiery

 

 

il più vecchio della famiglia (99 anni) e la più giovane (3 anni)

 

Nonno Mario, cavaliere di gran croce, il 19 marzo 2012 ha compiuto 99 anni, e li ha festeggiati in famiglia con i nipotini: Olivia Lila, Serafino Safran; Stella e, in foto, Emilio Otto.Nonno Mario, è il padre di Marina. Protagonista e testimone di un secolo di storia; non ha mai avuto l’umano conforto di vedere riconosciuta a sé e alla sua famiglia l'educazione culturale, civile, spirituale della figlia, rivendicata (che orrore! Che falsità!,CHE SCHIFO! ) durante i funerali ,stesa nella bara ai piedi dell'altare, dai preti. E' stata definita discepola numero uno di un pretino descritto come ignorante, clericale, fondamentalista, bugiardo. E pensare che QUEL PRETINO aveva scritto che era stato aiutato, dalla zia di Marina, ad amare la verità più della vita.

 

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