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aggiornato il 5 maggio posta@antoniothiery.it
SCHEDE PREPARATORIE:
il medioevo, la conoscenza,
l’ordine sociale
di Antonio Thiery
appunti sulla falsificazione della storia e della
realtà sociale di un meticcio culturale, senza dottrina e gerarchie, ma non
senza Vangelo e senza Dio, su temi storici medievali, culturali e sociali, per
la democratizzazione della conoscenza e la ridistribuzione
dei diritti.
“La storia? Fatta da grandi falsi”. (Umberto Eco); Compito della “classe specializzata dominante” è quello di “falsificare completamente la storia e di riservare a pochi la conoscenza” (N. Chomsky);.
Ignorantia
mater cunctorum errorum, maxime in sacerdotibus
dei vitanda est, qui docendi
officium in populis susceperunt. (Isidoro
di Siviglia)
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EVIDENZA:
Va
ricordato che nel Vangelo non si parla neppure un volta
di sacerdozio. Ha senso la
figura del sacerdote nell'orizzonte cristiano? Nel Vangelo il termine non è mai
usato in riferimento ai discepoli di Gesù. I sacerdoti
(clicca) sono sempre la controparte, connotati con un
giudizio negativo, sino all'insulto.
___________________________________________________________________________IL GENERE UMANO TUTTO INTERO DALL'INIZIO
DEL MONDO SINO ALLA FINE, CIOÈ TUTTA LA CHIESA
Siamo
stati per 40 anni con Marina e con Emilio condiscepoli dell’unico
Maestro, del tutto lontani dalle favolette
dell’omino vestito di bianco che si copre il capo in segno di comando con il
copricapo dei sacerdoti mitraici. Dicono che la
Pentecoste sia la festa della chiesa, ma papa Gregorio
Magno (in Cant., 13) definisce la chiesa: "Immaginiamo il
genere umano tutto intero dall'inizio del mondo sino alla fine, cioè tutta la
Chiesa, come una Sposa unica che aveva ricevuto l'anello di fidanzamento sotto
forma di dono spirituale mediante la Legge; tuttavia era la presenza del suo
Sposo ch'ella desiderava". Il brano è ripreso e fatto proprio da don
Emilio Gandolfo, che scrive (E.Gandolfo,Gregorio Magno, servo dei servi di Dio,
Libreria Editrice Vaticana,1998, pag.339): È di sommo
interesse osservare come Gregorio a questo punto vede la Chiesa:la vede
identificata con l’intero genere umano.
Va
ricordato che nel Vangelo non si parla neppure un volta
di sacerdozio.
Ha
senso la figura del sacerdote nell'orizzonte cristiano? Nel Vangelo il termine
non è mai usato in riferimento ai discepoli di Gesù. I sacerdoti
sono sempre la controparte, connotati con un giudizio negativo, sino
all'insulto.
Ser Silvano che si dice tanto amico di La Pira dovrebbe ricordare che i primi articoli
della Costituzione che sanciscono il rispetto delle diversità furono ispirati
proprio da La Pira. Lui, preso dall’integralismo e dalla disonestà apologetica,
non li rispetta.
Verso la
Pentecoste
Ignorantia mater cunctorum errorum,maxime in sacerdotibus dei vitanda est,qui docenti officium in populis susceperunt. (Isidoro di Siviglia)
B.BAGATTI, grande amico di Emilio, alle
origini della chiesa,II,libreeria editrice
vaticana,1982 scrive in un libro appunto regalatomi da Emilio: …Fu introdotto nelle regole di fede la
parola “omousio” non usato nella Bibbia che iniziò la
maniera di spiegare le verità cristiane con l’aiuto della filosofia greca. Nei
Concili seguenti si andrà avanti per questa via, ma tagliando fuori una
comunità dietro l’altra.
La chiesa toledana, presieduta da Isidoro di Siviglia, propone un credo cristiano dove non si parla dello Spirito Santo che è signore e da la vita e neppure dell’unico battesimo; ma soprattutto si omette credo ecclesiam! Che non è né una, né santa, né apostolica.
Allora cerchiamo un po' di ridurre l'ignoranza e la “disonestà
apologetica”, imperante che tanti danni ha prodotto e
continua a produrre.
Domenica 27 maggio è Pentecoste. Certamente non è senza significato, se
nella disposizione XVII del IV Concilio di Toledo, presieduto nel 633 da Hisidorus Hispalensis ecclesiae Baeticae metopolitanus (
Isidoro di Siviglia) si prescrive la lettura dell’Apocalisse da Pasqua a
Pentecoste, pena la scomunica! (XVII Apocalypsin librum multorum conciliorum auctoritas et synodica
sanctorum praesulum Romanorum decreta Ioannis evangelistae esse rescribunt, et inter divinos
libros recipiendum constituerunt. Et quia plurimi sunt, qui eius auctoritatem non recipiunt eamque in ecclesia dei praedicare contemnunt, si quis
eum deinceps aut non receperit aut a pascha usque ad pentecosten missarum tempore in ecclesia non praedicaverit, excommunicationis sententiam habebit.)
Si badi che l’Apocalisse (così piena di evocazioni)
sostituisce nella liturgia del periodo che va da Pasqua a Pentecoste la lettura
degli Atti degli Apostoli (un racconto), che, invece, tutt’ora
si legge e si commenta nelle chiese di rito romano in attesa, in preparazione
della Pentecoste, considerata la madre della chiesa.
Quest’anno la
Pentecoste coincide con la festa di Agostino di
Canterbury, il monaco del Celio mandato da papa Gregorio Magno non certo, come
si dice, ad evangelizzare l’Inghilterra (già cristiana da tempo), quanto
piuttosto a romanizzare (a ricondurre al rito ed all’obbedienza romana) la
cristiana Inghilterra; a farla cioè cattolica.
C’è dunque una bella differenza nel preparare la Pentecoste come
faceva nel medioevo la chiesa spagnola, attraverso la lettura dell’Apocalisse
che proclama che Dio “ha fatto di
noi un popolo di sacerdoti, Ap,.1,6
e la lettura degli Atti degli Apostoli, come avviene nel rito romano,
aspettando la venuta dello Spirito su una piccolissima élite di “sacerdoti”,
pronti a nascondere dietro atteggiamenti irenei istinti
di potere peggiori di quelli manifestati dagli animali più feroci.
La chiesa toledana
fu annientata per ordine di papa Gregorio VII. Intanto era passato più di un
millennio dalla predicazione di Gesù di Nazareth.
"Il 22 marzo 1071 ...invece di cantare come avevano
fatto fino ad allora...secondo l'antico rito hispanico, i monaci nella chiesa monasteriale di S.Juan
de la Peñ, del tutto estranei alla tradizione
benedettina, intonarono l'inno Rector potens
verax Deus secondo la versione cluniacense
del canto gregoriano".
Il 20 marzo del 1074 il papa benedettino Gregorio VII
ringraziava Sancho Ramírez,
re d'Aragona, per aver fatto adottare l'Ordo Romanus al posto del "Gothicum
officium".
I
prodromi erano stati posti dal concilio di Costanza nel 1050, quello che proibì agli ebrei di vivere nelle stesse case dei cristiani
e stabilì che la loro testimonianza nelle cause intentate contro i cristiani
non era ammessa. Autorizzò il rito romano nelle cattedrali e nelle abbazie. Ci
fu per molti anni una forte resistenza del clero e dei tanti monaci in gran
parte della Spagna e, su richiesta di Gregorio VII,
Alfonso VI, re di Castiglia e León,
e prossimo a diventare anche re della riconquistata Toledo, nel 1080 indisse il
concilio di Burgos che sancì la soppressione del rito
ispanico.
Come tutte le feste della religione cattolica, la festa di Pentecoste
attinge alle più remote manifestazioni della
cultura dell’uomo, ovviamente manipolata, violentata nei suoi significati
originari, riadattata all’esercizio del potere e di un potere patriarcale e
maschilista.
Si celebra lo spirito di Dio. Dio, lo ha potuto affermare nei
pochi giorni vissuti da papa, anche Albino Lucani (Giovanni Paolo I), è padre
ed è anche madre.
Già il
linguaggio della divinità in origine è femminile. Come dimenticare le grandi
Madri, la sacralità della donna nelle società antiche, le veneri preistoriche,
il linguaggio della dea nei meticolosi studi della lituana Marija
Gimbutas, le ricerche sul matriarcato e le
ipotesi su un futuro di pace di Heide Goettner-Abendroth?
Ma anche venendo all’eredità
giudaica bisogna ricordare che lo spirito di Dio è femminile: Ruah. Letteralmente il soffio delle narici, quel prendere aria necessario per pronunciare, emettere la parola. E infatti nell’ ambiente etnico palestinese il meccanismo
trinitario è di una logica straordinaria: l’Abbâ, il
Parlante che possiede, produce il Memrâ (il parlare,
quello che noi traduciamo come la Parola), attraverso il soffio delle narici,
la Ruah: tre elementi naturalmente unitari ed
inseparabili ben oltre la incomprensibile separazione-unità tra tre uomini:
Padre, Figlio, Spirito Santo.
Dunque lo spirito di
Dio è femminile. Lo sapevano bene nell’ambiente etnico palestinese le prime
comunità che abbracciarono il messaggio evangelico. Le testimonianze sono state
distrutte, ma una è sopravvissuta. Fu nascosta in una giara sotto la sabbia del
deserto. E’il Vangelo di Filippo,71, 10-20 che dice: “Adamo fu prodotto da due vergini (che
significa: non avevano ancora partorito), dallo Spirito Santo (Ruha, nelle lingue medioorientali,
come detto, è femminile) e dalla Terra
vergine”.
E’ ancora ben vivo (e lo era ancora
fino a pochi anni fa nelle culture popolari e contadine) il senso della
sacralità della donna, che è simbolo dell’unità di tutte le forme di vita in
natura, e perciò della Terra, di tutti i processi del divenire e quindi anche
della nascita, della morte e della rinascita. “Se la Terra madre è una madre viva e feconda, anche tutto quello che
produce è organico ed animato, anche le pietre e i minerali” ha scritto Mircea Eliade, ma lo pensava
anche S.Francesco.
Noi conosciamo
purtroppo solo i connotati greci della cultura dell’Occidente di duemila, duemila cinquecento anni fa. Ruha
viene tradotto con Paraclito, che in greco è neutro,
asessuato. In latino diventerà lo Spirito, che è maschile e il gioco è fatto.
Ecco la festa dello Spirito Santo.
Ci sono tutti i
presupposti per farne, come sta avvenendo, la religione del potere e del
denaro.
Ha ragione Marcel Jousse, antropologo, grande conoscitore dell’ambiente etnico palestinese ed amico
di Theilhard de Charden: « Si commette un grave errore a voler
ridurre tutto al solo grecolatinismo, che rappresenta
una cultura, un aspetto del pensiero umano senza dubbio assai ricco... ma anche
altri popoli hanno pensato…».
Ed altri popoli
per millenni hanno pensato al femminile.
Ancora una curiosità: Pentecoste era una festività
particolarmente cara a dEmilio
Gandolfo (consacrato prete proprio in quel giorno) il
pretino ottantenne che dodici anni fa è stato assassinato con particolare ferocia.
E’ stato lui a farmi conoscere Jousse, a regalarmi
due versioni del libro dell’esperienza di Angela da
Foligno, a ricordare mille volte il ruolo della Maddalena e del sacralità
femminile, a prestare molta attenzione all’Anatolia dove meglio si manifestò il
culto della Terra madre e del femminile nella spiritualità. Nella
IV di copertina di uno dei suoi libri sta scritto: “L’Asia minore, culla delle civiltà anatoliche,
dove si sono avvicendati Hittiti Frigi Lidi Persiani
Greci e Romani, è, non meno della Palestina, terra delle nostre radici”.
Emilio, da buon conoscitore di S.Agostino, nelle cui vene, nota, scorreva sangue
berbero, sapeva bene che si impara di più
per liberam
curiositatem quam (per) meticulosam necessitatem
Ma queste cose
non bisogna dirle. Non a caso è stato delegittimato. Diceva e scriveva di
sentirsi “inutile, inutilizzato,
emarginato”. Ma questo non va detto. Anzi bisogna cancellare i testimoni delle vicende culturali, umane
e spirituali di questo pretino eretico e ricondurlo, da morto, nella retta
ortodossia.
Neanche le bestie più feroci.
L’Avvenire ha scritto:
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Ultimo dei Padri latini, Isidoro di Siviglia (560-636) fu
molto letto nel Medioevo, soprattutto per le sue «Etimologie»,
un'utile "somma" della scienza antica. Fu però soprattutto
un vescovo zelante preoccupato della maturazione culturale e morale del clero
spagnolo. Per questo motivo fondò un collegio ecclesiastico, prototipo dei
futuri seminari, dedicando molto spazio della sua laboriosa giornata
all'istruzione dei candidati al sacerdozio. Dei suoi fratelli due furono
vescovi e santi, Fulgenzio e Leandro, che fece da
tutore a Isidoro, e una sorella, Fiorentina, fu religiosa e santa. Successe a
Leandro nel governo episcopale della diocesi di Siviglia. Presiedette
l'importante quarto concilio di Toledo (nel 633). Sapienza, mai disgiunta da
profonda umiltà e carità, gli hanno meritato il
titolo di «doctor egregius»
e l'aureola di santo. |
Dunque. Isidoro è
riconosciuto un dottore della chiesa con chiara fama. Non è un eretico.
Come ho altre volte notato in sedi
prestigiose (come nel 1988 su “arte medievale”, rivista edita dall’Istituto
dell’Enciclopedia Italiana) Hisidorus Hispalensis ecclesiae Baeticae metopolitanus episcopus presiede
nel 633 il IV Concilio di Toledo. Nella professione di fede di quel concilio
(che veniva dopo la pacificazione con gli ariani), cambia molte cose, ma
soprattutto omette credo ecclesiam! Che non è né una, né santa, né apostolica. Perché? Nel proporre la raccolta dei simboli di fede della chiesa antica (vedi l’omonimo libro di J.N.D.Kelly, pubblicato a Napoli
nel 1967 per le prestigiose edizioni Dehoniane)
questa professione di fede semplicemente si omette.
Non si parla neppure dello Spirito Santo che è signore e da la vita e neppure dell’unico battesimo.
Ecco un segno evidente del cristianesimo plurale
e poligenetico dei primi secoli, ben diverso dall’omogeneizzazione dogmatica
dell’attuale imposizione del credo romano per universum mundum.
Certo, c’è una bella differenza nel preparare la Pentecoste
attraverso la lettura dell’Apocalisse che proclama che Dio “ha fatto di noi un popolo di sacerdoti, Ap,.1,6 e gli Atti degli Apostoli
che attendono la venuta dello Spirito su una piccolissima élite di “sacerdoti”,
pronti a nascondere dietro atteggiamenti irenei
istinti di potere peggiori di quelli manifestati dagli animali più feroci.
E' dunque leggittimo
chiedersi: ha senso la figura del
sacerdote nell'orizzonte cristiano? Nel Vangelo il termine non è mai usato in riferimento
ai discepoli di Gesù. I sacerdoti sono sempre la controparte, connotati con un
giudizio negativo, sino all'insulto.
Lascio al lettore notare le differenze tra la professione di
fede proposta da Isidoro di Siviglia nel 633 nel IV
Concilio di Toledo e la professione di fede che oggi si pronuncia.
IV CONCILIO DI TOLEDO
Et quoniam generale concilium agimus, oportet primum nostrae vocis sermonem de deo esse, ut post professionem fidei sequentia operis nostri vota,
quasi super fundamentum firmissimum
disponantur. Quemdadmodum a sanctis patribus accepimus, patrem et filium
et spiritum sanctum unius
deitatis atque substantiae confitemur, in personarum diversitate trinitatem credentes, in divinitate unitatem praedicantes nec personas confundimus nec substantiam separamus. Patrem a nullo factum vel genitum dicimus, filium a patre non factum, sed genitum asserimus,
spiritum vero sanctum nec creatum nec
genitum, sed procedentem
ex patre et filio profitemur. Ipsum autem dominum Iesum
Christum dei filium et creatorem omnium ex substantia patris ante saecula genitum descendisse ultimo tempore pro redemptione mundi a patre, qui numquam desinit esse cum patre, incarnatus est enim ex spiritu sancto et sancta
gloriosa dei genetrice virgine
Maria et natus ex ipsa solus.
Idem dominus Iesus Christus unus in sancta trinitate anima et carne perfectus sine peccato suscipiens hominem manens, quod erat,
assumens, quod non erat, aequalis patri secundum divinitatem, minor patre secundum humanitatem, habens in una
persona duarum naturarum proprietatem, naturae enim in illo duae,
deus et homo, non autem duo
filii et dii duo, sed
idem una persona in utraque natura; perferens passionem et mortem pro nostra salute, non
in virtute divinitatis, sed infirmitate humanitatis, descendit ad inferos, ut sanctos, qui ibi tenebantur, erueret et devicto
mortis imperio resurrexerit,
assumptus in caelis venturus est in futurum ad iudicium vivorum et mortuorum, cuius
morte et sanguine mundati remissionem peccatorum consecuti sumus, resuscitandi ab eo in die novissima in ea, qua nunc vidimus,
carne et in ea, qua resurrexit, idem dominus forma, percepturiab ipso alii pro iustitiae meritis vitam aeternam, alii pro peccatis supplicii aeterni sententiam. Haec est catholicae ecclesiae
fides, hanc confessionem conservamus atque tenemus, quam quisque firmissime
custodierit, perpetuam salutem habebit.
PROFESSIONE DI FEDE ATTUALE
B.BAGATTI, ALLE ORIGINI DELLA CHIESA,II,LIBREERIA EDITRICE VATICANA,1982
scrive: …Fu introdotto nelle
regole di fede la parola “omousio” non usato nella
Bibbia che iniziò la maniera di spiegare le verità cristiane con l’aiuto della
filosofia greca. Nei Concili seguenti si andrà avanti per questa via, ma
tagliando fuori una comunità dietro l’altra.
Il credo niceno
spiega appunto le verità cristiane con l’aiuto della filosofia greca che solo
pochi praticano. Alcuni, io ad esempio, sono del tutto privi delle categorie filosofiche greche.
Il Credo niceno
Credo in un solo Dio Padre, onnipotente Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. E in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli; Luce da Luce, Dio vero da Dio vero; generato, non creato; consustanziale al Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create. Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo; e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo. Fu pure crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, e patì e fu sepolto e il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture. È salito al cielo e siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti: e il suo regno non avrà fine. E nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato: e ha parlato per mezzo dei profeti. In una, santa, cattolica e apostolica Chiesa. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la resurrezione dei morti e la vita dell’era ventura. Amìn.
Un solo
commento: serve più antropologia e meno teologia, tenendo conto che mille e
mille sono le culture dell’uomo e Isidoro avrebbe certamente mille riflessioni
da fare e mille cose da raccontare diverse da quelle che raccontano ser Silvano ed il papa.
Pentecoste 2012
Antonio Thiery
il più vecchio della famiglia (99 anni) e
la più giovane (3 anni)






Nonno Mario, cavaliere di gran croce,
il 19 marzo 2012 ha compiuto 99 anni, e li ha festeggiati in famiglia con i
nipotini: Olivia Lila, Serafino Safran; Stella e, in
foto, Emilio Otto.Nonno Mario, è il padre di Marina. Protagonista e testimone di un
secolo di storia; non ha mai avuto l’umano conforto di vedere riconosciuta a sé
e alla sua famiglia l'educazione culturale, civile, spirituale della figlia,
rivendicata (che orrore! Che falsità!,CHE
SCHIFO! ) durante i funerali ,stesa nella bara ai piedi dell'altare, dai
preti. E' stata definita discepola numero
uno di un pretino descritto come ignorante, clericale, fondamentalista,
bugiardo. E pensare che QUEL PRETINO aveva scritto che
era stato aiutato, dalla zia di Marina, ad amare la verità più della vita.
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