1 luglio 1967-2009

 

Vorrei ricordare, anche se a qualcuno dispiace, che il primo luglio ricorrono 42 anni delle nozze tra Marina e me: il primo dei segni, ma non un sacramento, riconosciuto come tale dalla grande chiesa di Roma, solo ai tempi del concilio di Trento.

Emilio ci scrisse: e siccome voi avete scelto San Filippo, la mia grande passione, mi sento ancor più in consonanza”.

 

 

Emilio era convinto che noi fossimo “l’eco più fedele” delle sue scelte sociali, culturali e religiose.

Eppure qualcuno, senza che nessuno lo correggesse, disse: non lo conoscevi”, ed un bel giorno arrivò un gran magistrato a imporre il “sacerdote” (io lo voglio), ben sapendo che il ruolo del sacerdote è del tutto inventato, e a dirmi: “non sei degno di far memoria di Emilio”.

 

Questo è il cristianesimo, che non è animato da nessuno spirito evangelico, che si vive nella nostra Roma. Ma forse basta guardare una foto per capire tutto.

 

dEmilio nella Lettera agli amici di Pasqua ’73, scrisse:

Anch'io sono discepolo del Signore come voi e con voi.  Vengo a voi per intrattenermi con voi, specialmente con quelli che non riesco a vedere in chiesa.  Vengo per fare conoscenza con ciascuno di voi, perché non voglio restare in mezzo a voi come un estraneo, magari considerato come uno stregone che compie riti magici incomprensibili.  Io sono un uomo come voi, e sono qui … con voi per essere qui … per voi; e sono convinto che non potrò essere per voi a servizio vostro nelle cose di Dio, come devo e desidero, se non riuscirò ad essere con voi nella vita di tutti i giorni, partecipe delle vostre pene e delle vostre gioie, delle vostre angosce e delle vostre speranze”.

 

Nei giorni scorsi si è sposata Francesca che aveva frequentato Emilio più di suo nonno, ed aveva con lui una confidenza sconfinata. Ma il gran magistrato decretò che Emilio non interessava ai giovani.

Francesca ha ben imparato che, come ripeteva Emilio, “l’amicizia è l’unica cosa che conta”. E allora, evitando i riti magici incomprensibili che sacralizzano il potere clericale, ha scelto come “celebrante” una carissima amica.

 

Sono venuti i nipotini tedeschi. Non posso nascondere che alla loro partenza ho provato angoscia e rimpianto, mitigati dal fatto che sapevo che vivono in un Paese un po’ più normale del nostro, con una scuola più tollerante nei confronti delle altre culture, con manuali di storia con meno omissioni e falsità, con meno potere e violenza clericale  (“la sacra violenza dei santi”), con meno “libido dominandidei buoni “sacerdoti” e dei loro accoliti.

 

 

Così va il mondo.  Antonio Thiery