La storia tagliata:
22 marzo 1071
L'ordo romanus ha vinto.
Popoli, culture, etnie, religioni sono cancellati dalla storia.
Come studiare trenta anni
per diventare autodidatta e capire un po' meglio non come sarebbe dovuto
andare, ma com'è andato il mondo nell'alto medio evo.
Antonio Thiery
26 maggio 2001
(Tomaso a san Pedro de la Nave,
VII-VIII sec.)
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Premessa
Il 22 marzo 1071, come
spiegherò in seguito, è una data simbolo per studiare la ricerca lunga ed
affannosa dell'ordo romanus, che si concluderà con la nascita dell'anno santo
romano del 1300. "Il 22 marzo 1071", così comincia il preambolo
del bel libro "El antifonario de San Juan de la Peña, siglos X-XI,
Zaragoza 1995 ", ...invece di cantare come avevano fatto fino ad
allora...secondo l'antico rito hispanico, i monaci intonarono l'inno Rector
potens verax Deus secondo la versione cluniacense del canto gregoriano".
E' un atto simbolico. La
sostituzione della liturgia mozarabica con quella romana simboleggia la
cancellazione di un millennio del fare umano (Popoli, culture, etnie,
religioni) nella storia.
Il 26 maggio di trenta anni fa,
nel 1971, tenni una relazione ( Problemi dell'arte e della cultura in Europa
nei secoli VI-VIII) all'Accademia Nazionale dei Lincei, nell'ambito del
Convegno internazionale sul tema: La civiltà dei Longobardi in Europa.

Mario Salmi, uno dei padri
della storia dell'arte italiana, era convinto che per studiare l'alto medioevo
si dovessero organizzare strumenti operativi e conoscitivi autonomi e diversi
da quelli utilizzati per l'archeologia classica e per il Rinascimento. Pensava
che una Sovrintendenza unica nazionale e ad un Museo Nazionale per l'alto medio
evo da localizzare a Spoleto (non come momento di ghettizzazione o di
parcellizzazione, ma come presupposto per uno sforzo unificante delle
metodologie di ricerca), avrebbero potuto promuovere ed organizzare, in
collaborazione con gli istituti culturali, di ricerca ed universitari "in
modo coordinato la catalogazione, le ricerche, i sondaggi e gli scavi per una
più opportuna conoscenza dell'arte dell'alto medioevo". In tal senso
molto si adoperò negli ultimi anni della sua lunga vita, e, in quel convegno
sui Longobardi (in cui mi volle presente con una impegnativa relazione) presentò
un voto (facendolo firmare anche dai professori Cagiano e Ferri e da me)
candidandomi in questo modo alla Sovrintenza nazionale.
Contrariamente alle sue
aspettative, tenni una relazione in cui prendevo le distanze dalle metodologie di
analisi delle strutture accademiche ed universitarie (la filologia comparativa
centrata sulla ricerca formale, iconografica e stilistica) e mi dichiaravo
convinto di dover vivere una ricerca centrata sul visivo, sulla percezione,
sull'analogia e sul simbolo, basata sui documenti storici delle stragrandi
maggioranze della gente comune. Mi dichiaravo interessato ad uno studio
dell'alto medio evo fondato non solo sulla classe egemone dell'occidente:
nell'Impero Romano, lo 0,1% della popolazione; una percentuale irrisoria se
rapportata allo scenario complesso e sistemico del mondo, con le sue tante
culture, dall'estremo oriente all'estremo occidente. Sottolineavo che i
documenti di cui si avvale la ricerca accademica sono solo una parte
modestissima dei documenti rimasti a testimonianza del passato e comunque
esistono a volte e non vengono presi in considerazione documenti della "cultura
popolare, intesa non come recupero folcloristico di canti e danze, ma come
testimonianza delle quotidiane esperienze ordinarie della gente comune".
Inseguivo, infine, la poligenesi della cultura europea e del cristianesimo,
derivati non solo dalla tradizione giudeo-ellenistica, ma, in un contesto
cosmopolita, dalle integrazioni e contaminazioni tra mille culture. Per non
avere ripensamenti, a conclusione della mia relazione, consegnai il testo
definito per la stampa.
Questi appunti, nella
ricorrenza del 26 maggio, riferiscono parzialmente di trenta anni spesi per
trasformare un filologo in autodidatta allo scopo di conoscere un po' meglio,
al di fuori degli stereotipi, il primo millennio.
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Indice
- Profetizzare rispetto al
passato
- Alla ricerca delle radici
- Un pluralismo religioso e
culturale consapevole
- Non è un saggio o un libro
- San Pedro de la Nave
- Allo stato attuale delle
conoscenze…
- I rappresentanti di tutte
le nazioni della Terra
- La realtà storica è molto
più complessa. A chi giova semplificarla?
- Giulio Cesare e il De
Bello Gallico
- Quando spiego perché hanno
fame, dicono che sono comunista
- Riscrivere la storia o
desacralizzare i poteri?
- La popolazione del mondo
- Le cose della storia senza
le esperienze della vita
- Historici profani e
Theologici
- Mi sento un po' esagerato...
- Il buio Medioevo
- I millennio. Scenari e
fatti della storia, a dir poco, fantasiosi
- I percorsi della storia
- Una cultura sistemica
nella società della conoscenza
- I secoli bui per l'Europa
sono i secoli d'oro per il Mondo
- La manipolazione e la
falsificazione della storia
- Raccontare una storia più
rispettosa del vero
- I Mozarabi
- Il 22 marzo 1071
- L'Ordo Romanus
- Via san Calepodio
- Può venire qualcosa di
buono da ciò che non è greco?
- In Europa che cosa è
successo?
- L'ignoranza e' la madre di
tutti i mali
-
Complessita'\modernita'\mondializzazione
- L'anno santo del 2000: una
grande occasione sprecata
- Finché non c'è pace tra le
religioni non c'è pace nel mondo
- Ritrovare Gesù di
Nazareth, il Cristo del Signore
- Le radici culturali
- La storia dell'uomo non è
solo quella raccontata
- Il cristianesimo giovanneo
e apocalittico
- Lo gnosticismo
- L'ortodossia e le eresie
- Religioni e culti a Roma
- Il monachesimo
- Il monachesimo in Italia
- La regola di San Benedetto
e Gregorio Magno promuovono un monachesimo romano
- A proposito dell'arte
longobarda
- Pietro e Paolo\ Giovanni e
Paolo\ Filippo e Tommaso
- Qualche altro tema di
ricerca su Roma e sulla storia europea
- In conclusione: ...non
serve la circoncisione culturale
- Sintesi cronologica
essenziale
- nota bibliografica
Profetizzare rispetto al
passato.
Quali sono i miei veri
interessi? Fin dagli anni di liceo ho dedicato molto tempo e molte energie alle
tematiche ambientali, a riconoscere uno stretto ed interagente rapporto tra le
opere della natura e le opere dell'uomo, a superare la terribile frattura tra
le due culture, quella scientifica e quella umanistica, a studiare temi socio-economici,
a promuovere l'urbanistica dei cittadini e la democrazia del vivere quotidiano.
Ho partecipato a tutti gli organismi partecipativi della scuola, ho fatto per
otto anni il Consigliere della mia Circoscrizione, ho fatto parte per oltre tre
anni della Commissione Edilizia del Comune di Roma.
Ho lungamente indagato i
meccanismi attraverso i quali, nella società della conoscenza, si realizza il
sistema dei saperi non solo attraverso il loro trasferimento, la loro
diffusione e la loro utilizzazione, ma anche attraverso la loro produzione. I
saperi sono tutto l'insieme delle conoscenze che comprende certamente il sapere
organizzato, scientifico tecnologico ed umanistico-artistico, prodotto dagli
intellettuali di professione; il sapere organizzativo, prodotto dalle
organizzazioni (imprese e istituzioni); ma anche, e non certo in minor misura,
il sapere popolare, cioè le "esperienze cosi differenziate della vita
quotidiana di singoli e di gruppi". E perciò ho studiato le infinite
combinazioni delle forme, dei codici, dei linguaggi, degli schemi logici della
comunicazione e della conoscenza.
Tutto questa continua "agitazione"
mi ha riportato sistematicamente a studiare l'alto medio evo, un'epoca di
profonde mutazioni antropologiche, e di terremoti cognitivi su scala globale e
di profonde interrelazioni tra etnie, culture e religioni.
Il 26 maggio 1971 presi atto
che questi miei studi erano solo in parte compatibile con le strutture del sapere
organizzato. Decisi che non avrei fatto mai nessuna domanda e nessun concorso
per avere un qualunque tipo di incarico inerente allo studio dell'alto medio
evo. Ugualmente l'alto medio evo mi sembrò un laboratorio straordinario per
studiare, per analogia, la "complessità" del mondo contemporaneo.
L'assidua frequentazione di
Emilio Gandolfo mi portava spesso a confrontarmi con Gregorio Magno e con il
suo senso della storia, mentre Roma, nel VI/VII secolo dalla grande città
imperiale si riduceva sempre più ad un piccolo villaggio di pescatori, che
presto avrebbero dovuto praticare il cannibalismo per sopravvivere.
Secondo Gregorio i tempi della
profezia sono tre, passato, presente e futuro. Nessuno, nemmeno Dio può
profetizzare rispetto al futuro se non conosce il passato e non vive il
presente. "Qualche volta lo spirito della profezia tocca in ordine al
futuro e non tocca in ordine al passato".
Preso a lavorare
nell'anticipazione progettuale del futuro, presto imparai che per progettare il
futuro non solo sulla spinta dell'utopia, e per resistere ai venti impetuosi di
chi ti richiama al presente, bisogna radicarsi nelle proprie radici.
Alla ricerca delle radici.
Alla ricerca delle radici.
Questo era il tema che univa Emilio Gandolfo, l'ottantenne prete studioso della
Bibbia e dei Padri della chiesa (la scrivo con la "c" perché è
una istituzione post-apostolica), trucidato il 2 dicembre 1999 a Vernazza,
nella perla delle Cinque Terre, e me.
Amava "ruminare"
la parola di Dio. E' stato massacrato a lungo di botte, triturato con odio,
fino a sembrare rimasticato, "ruminato". Era fin da
giovanissimo un attento e critico testimone della vita sociale e politica dello
Stato italiano e sociale e religiosa della chiesa di Roma. Era un testimone del
Vangelo, non come opera di devozione e di edificazione , ma come fonte di
esperienze alternative. E' morto massacrato come sono stati e vengono sempre
massacrati ed uccisi moralmente o fisicamente i testimoni.
Evidentemente era "diverso"
il significato di "radici" per Emilio e per me. Le nostre
strade della ricerca tante volte divergevano, ma tante volte erano in comune.
Lui cercava quanto di giudeo e di greco c'era nelle origini cristiane, io
cercavo tutto quello che era incardinato e derivato da tradizioni che non fossero
quella giudaica e greca. Capitava di fare dei percorsi insieme, magari
litigando. Lui cercava le radici della fede cristiana. Io, più modestamente,
cercavo le radici del mio DNA, della mia cultura, della mia formazione, dei
miei interessi, delle mie esperienze ordinarie; le ragioni dell'irresistibile
impulso che mi portava a confrontarmi con altre lontane culture.
Pur essendo nato a Roma, come
dirò, da genitori romani , aspirando ad esser cristiano, mi è sempre
interessato poco conoscere le inculturazioni ebraica, greca, romana, germanica
del vangelo. Ho sempre "percepito" un messaggio evangelico
poligenetico inserito in una koinè indo-siro-mesopotamica. Mi sono sempre
interessate di più e quindi conosco meglio (e soprattutto sento a me molto più
vicine) alcune inculturazioni che di volta in volta fecero poco conto della
cultura latino-greca.
Frequentavo Emilio da più di
quaranta anni. Amava definirsi "condiscepolo" dei suoi tanti
amici, spesso non cristiani o non credenti. Era diventato per me un compagno di
studi. Le diversità ci giovavano vicendevolmente. Avevamo ricercato, insieme ad
un gruppo di amici a Roma per dieci anni, i luoghi in cui si erano organizzate
le (le e non la) comunità cristiane di Roma nei primi secoli.
Contavamo, Emilio ed io, anche con l'aiuto di altri amici studiosi, primo fra
tutti Pietro, di riorganizzare il tanto materiale raccolto, non per farne un
libro di devozione, né un saggio storico antagonista, ma una guida che
proponesse un itinerario "mistico", un percorso di riflessioni
esegetico-spirituali, invitando alla lettura del patrimonio visivo della
composita cristianità delle origini che ancora si incontrano a Roma. Un
percorso fondato su notizie storiche e fonti più credibili, su documenti
toccabili, su simboli non descrittivi, che evitasse i grossolani errori di
valutazione che impone una lettura teologica dei primi secoli e che ispirasse
le esperienze ordinarie nella vita civile quotidiana.
Ricordavo Francovich, il mio
maestro, di padre Ungherese e di madre Goriziana, che non si è stancato di
ripetermi nella sua lunghissima vita: non è vero quasi niente, e si
riferiva alla tradizione di Santa Romana Chiesa. Negli ultimi tempi parlavamo
con Emilio di Attila, "il flagello di Dio", come lo definisce la
manualistica corrente e "il primo grande europeo", come lo definiva
polemicamente Mario Bussagli, un altro dei miei maestri.
Emilio sarebbe tornato presto a
Roma. Ci saremmo messi al lavoro. Prima di fare una guida credibile, bisognava
cercar di capire non dico il complesso e non documentato fenomeno del
cristianesimo primitivo, ma almeno esser convinti della pluralità delle
comunità, anche cristiane, presenti nella Roma cosmopolita dei primi sei
secoli: il 30/40% di stranieri, 100 etnie, 30 religioni primarie, un centinaio
di culti, un viaggiare (di uomini, di merci, di idee) talmente sistematico
dall'estremo oriente all'estremo occidente da far impallidire la
globalizzazione del mondo presente. Tante volte avevamo ricordato la brevissima
e bellissima prefazione del libretto "La chiesa primitiva
apocrifa" del suo grande amico padre Bellarmino Bagatti: "ben
sapendo quanto la mentalità odierna sia differente da quella antica e quanto
sia facile travisare le loro parole e le loro intenzioni." Ed ancora: "Il
libro, quindi, non è un manuale di teologia per insegnare ciò che il cristiano
deve sapere, ma uno studio storico per fare sapere ciò che avvenne nel II
secolo dopo Cristo".
Un pluralismo religioso e
culturale consapevole..., che rifiuta ogni posizione di inferiorità e di
sottomissione...
Pietro Rossano, grande studioso
delle religioni e sincero amico di Emilio, aveva scritto alcune riflessioni su
"Lo Spirito Santo nelle Religioni e nelle culture non cristiane". Si
leggeva tra l'altro: ci "si deve confrontare con un pluralismo religioso
e culturale consapevole e spesso concorrenziale, che rifiuta ogni posizione di
inferiorità e di sottomissione....Se ci troviamo storicamente divisi in
confessioni religiose e in formazioni culturali differenziate non dipende da
opzioni personali dei singoli individui, ma da ragioni storiche e geografiche e
in ogni caso le religioni e le culture corrispondono a istanze congeniali ai
diversi gruppi sociali, ai quali offrono modelli di comportamento apprezzati e
un approdo ad aspirazioni profonde della vita". Mi sono sentito sempre
parte di questo pluralismo religioso e culturale consapevole e spesso
concorrenziale, ed ho sempre rifiutato ogni posizione di inferiorità e di
sottomissione.
Non è un saggio o un libro.
Quello che segue non è né un
saggio, né uno schema di lavoro ben definito, ma uno schema di lavoro solo
abbozzato. Sono degli appunti, molto lacunosi, su alcuni e solo alcuni dei temi
che andrebbero studiati. Negli ultimi tempi, nella chiesa cattolica romana, che
sopperisce anche alla mancanza di una tensione etica della politica nella
società, ma che evidentemente non crede più alla parola di Dio, sono emerse
affannose ricerche di legittimazione, come i continui riferimenti ai
presupposti fondamenti biblici del Giubileo; i richiami agli inesistenti
martiri cristiani del Colosseo; l'anelito fondamentalmente emotivo della
Giornata Mondiale della Gioventù, il messaggio di Fatima (ma potrei citare
decine di altri casi), che ben ricordano, nell'arroccamento intorno ai
"valori" della cultura occidentale, nell'intolleranza e
nell'integrismo (dogmatismo più sincretismo), quanto avvenne nel mondo
occidentale tra il IV ed il V secolo.
Anche da quelle che vogliono
sembrare le esperienze più avanzate di ricerca degli ambienti occidentali
cosiddetti progressisti, emergono sistematicamente luoghi comuni, vere e
proprie forme di integrismo nella comunicazione e nella conoscenza, forti
omissioni e manipolazioni della storia. Tante "false verità".
Basterà pensare ai limiti fantasiosi ed ideologici del "mondo fino allora
conosciuto". E' noto che a Roma la seta cinese esisteva già nel I
sec.a. C: quindi, i confini del mondo fino ad allora conosciuto erano
estremamente ampi.
Perciò mi sembra utile far
circolare questa bozza preparatoria largamente incompleta, per ricordare quello
che in molti conoscono, ma facilmente dimenticano.
Le metodologie scientifiche e
filologiche servono a poco. Gran parte dei documenti, soprattutto quelli
scritti, non esistono più. Spesso sono stati cancellati con odio feroce.
Bisogna farsi autodidatti, ricercando pazientemente testimonianze, ogni genere
di testimonianze su popoli, culture, forme, modi e strutture di comunicazione e
di conoscenza, religioni che non esistono più, di cui è stato cancellato anche
il solo ricordo dell'esistenza.
Questi appunti sono nati a
partire dal 1998 per essere diffusi su di un apposito sito Internet per
contribuire al dibattito, rivelatosi inesistente, sull'anno santo romano, sulla
complessità e sui mutamenti antropologici, al fine di sottolineare i pericoli,
gravi per l'intera umanità, che derivano dalla "sacralità del
potere". Vari problemi personali e poi l'uccisione di don Emilio
Gandolfo, l'ottantenne parroco di Vernazza, tanto violenta, quanto misteriosa;
tanto inattesa ed esorcizzata, quanto preventivabile, mi ha costretto a
rivedere i programmi.
Emilio (un monaco che aveva
scelto di vivere in città con il carisma della "libertà") era
tra i maggiori conoscitori a livello mondiale degli scritti e della figura di
Papa Gregorio Magno, il servo dei servi di Dio, colui che ridà dignità a Roma
almeno dal punto di vista religioso. Era un grande studioso della Bibbia e dei
padri della chiesa. Eppure era fuori da ogni ricerca accademica. Aveva dovuto
farsi autodidatta. Gregorio, ripeteva Emilio, identifica la Chiesa con l'intero
genere umano (Cfr. In Cant., 13): "Immaginiamo il genere umano tutto
intero dall'inizio del mondo sino alla fine, cioè tutta la Chiesa, come una
Sposa unica che aveva ricevuto l'anello del fidanzamento sotto forma forma di
dono spirituale mediante la Legge; tuttavia, era la presenza del suo Sposo
ch'ella desiderava...". Io aggiungevo: "i confini giudeo
cristiani, per la chiesa delle origini sembrano proprio angusti".
Studiare la storia del mondo
significa studiare " il genere umano tutto intero dall'inizio del
mondo".
San Pedro de la Nave
Filippo a
San Pedro de la Nave, VII-VIII sec.)
Lo spunto per l'avvio di questi
miei studi sulla pluralità del cristianesimo delle origini fu dato dalla visita
nel 1969 della chiesa di San Pedro de la Nave, del VII-VIII secolo, sul fiume
Duero.
E' di qualche decina d'anni
posteriore ad Isidoro di Siviglia, che testimonia l'esistenza nella Penisola
Iberica di apocrifi "sub nomine apostolorum". Significativi
sono i due capitelli contrapposti nella crociera, con le scene della Bibbia che
preannunciano la venuta di Cristo. Il primo, il capitello con Davide nella
Fossa dei Leoni presenta sulle due facciate laterali Filippo e Tomaso. Il
secondo, il capitello con Abramo e il sacrificio di Isacco, presenta invece
Pietro e Paolo.
La presenza di Tomaso e di
Filippo è molto importante. Nel vangelo di Giovanni (che ha una teologia
originale e spesso in chiara opposizione ai sinottici) è evidente che Filippo e
Tomaso hanno una posizione prevalente; Giovanni e non Pietro è a capo della
lista degli undici apostoli; dopo Giovanni, emerge Tommaso.
Anche consultando i testi
canonici come gli Atti degli Apostoli si può giungere ad analoga conclusione
sul poligenismo del cristianesimo, secondo i bisogni di una koinè indo-siro-mesopotamica.
Angelo Roncalli (Istanbul, 16 maggio 1937, Pentecoste) superava la radicata
credenza che prima e al di fuori della tradizione giudeo ellenistica non esista
niente, né civiltà, né cultura, né ricerca sull'uomo, né ricerca su Dio.
Gli Atti degli Apostoli (Act 2,
6-11), un testo dichiaratamente ellenistico e normalmente utilizzato per
giustificare un presunto monogenismo del cristianesimo e, conseguentemente, la
centralità della Chiesa gerarchica di Roma, sono molto chiari, invece,
nell'individuare la koinè culturale e spirituale "indo-iranica"
che si è andata costituendo nel mondo dal III-II millennio a.C.: "...Siamo
Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della
Cappadocia, della Frigia, della Panphilia, del Ponto, dell'Asia, dell'Egitto e
delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti,
Cretesi e Arabi". Roncalli, sulla scia di Gregorio Magno poteva ben
dire che "i rappresentanti di tutte le nazioni della terra"
non sono destinatari di un messaggio strutturato e dogmatico che parte da Roma,
ma sono "ragione ultima di esso", della parola di Dio, dello
spirito del Signore. Poteva ben dire che non uno o due (Pietro e Paolo) e non
verso una sola località (Roma), ma che "tutti gli altri apostoli",
"partono chi qua chi là a recare il messaggio celeste".
I capitelli di San Pedro
insieme ai Vangeli di Filippo e di Tomaso, insieme al testo di Beatus de Liebana
(non a caso un monaco agostiniano) ed all'omelia cristiano-araba dell' VIII
secolo, sono testimonianze eccezionali della molteplità del Cristianesimo dei
primi secoli, anche dopo Costantino, e della pluralità di culture nell'impero
romano..
Allo stato attuale delle
conoscenze, mi sembra di aver capito che...
Allo stato attuale delle
conoscenze, dopo tanti viaggi, e dopo tanti anni di studio, mi sembra di aver
capito che Gesù di Nazareth, il carpentiere, parlasse, proponesse in aramaico,
un insegnamento "orale" (fatto di segni, di gesti, di suoni,
di danze, di odori, di strumenti evocativi -es. le parabole-, di sonorità
infinite delle parole stesse che solo in chiave segnica possono essere
percepite e gustate), legato cioè alle strutture mentali dell'apprendimento
evocativo, analogico, percettivo e mnemonico, in armonia con le capacità di
conoscere e di comunicare, con le ansie, le speranze, le attese, le gioie, i
dolori delle stragrandi maggioranze della gente comune di quei secoli lontani,
ma anche degli abitanti, oggi, delle nostre città.
Dopo tanti anni di studio, mi
sembra di aver capito che la parola di Dio, lo spirito del Signore non si
organizza secondo un messaggio strutturato e dogmatico, ma è "ragione
ultima" di ogni uomo, qualunque sia la sua etnia, la sua cultura e la
sua religione.
Pietro Rossano, che fu vescovo
ausiliare di Roma (Vangelo e culture, Roma, Edizioni Paoline, 1984),
ricordava che "Quando si dice che l' uomo è immagine di Dio, si intende
l' uomo nella totalità delle sue diversità, l' umanità in totale".
L'aramaico non è solo la lingua
dei poveri (ma sarebbe meglio dire: di chi non accede al potere), ma è
soprattutto lo strumento per conservare e trasmettere l'insieme delle
tradizioni della "spiritualità", della visione del mondo, che
con termine onnicomprensivo diciamo indo-iraniche, già diffuse in Palestina e
nei territori siro-mesopotamici, ma anche nell'Asia centrale, nell'Europa
centrale, nel bacino del Mediterraneo, in Africa.
Gesù, l'ebreo, si rivolge
storicamente a questa complessa koinè indo-iranica che nel medio oriente aveva
già una molteplicità di espressioni (bisogna ricordare, un esempio fra tanti,
lo zoroastrismo). Gli Atti degli Apostoli (Act 2, 6-11), come ricordato, sono
molto chiari nell'individuare questa koinè "...Siamo Parti, Medi,
Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea, della Cappadocia, della
Frigia, della Panphilia, del Ponto, dell'Asia, dell'Egitto e delle parti della
Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e prosèliti, Cretesi e Arabi".
Gli ebrei, i romani tra gli
altri. Ma gli Atti degli Apostoli sono ancora più espliciti: "ognuno li
sentiva (gli apostoli) nella propria lingua". Gli apostoli non hanno
bisogno di cambiar lingua, non hanno bisogno né di interpreti né di una lingua
universale, ma ognuno riceveva lo Spirito di Dio secondo la propria cultura,
secondo la propria "identità".
Anche se utilizzassimo solo i
testi giudeo ellenistici e la più rigorosa tradizione apostolica, dovremmo
rivedere quanto la storiografia e la teologia cattolica romana propongono
dogmaticamente.
"I rappresentanti di
tutte le nazioni della terra...ragione ultima della parola di Dio.
Si finge di ignorare che "i
rappresentanti di tutte le nazioni della terra" non sono destinatari
di un messaggio strutturato e dogmatico, ma sono "ragione ultima"
di esso, della parola di Dio, dello spirito del Signore. Le notizie storiche e
persino il testo, riconosciuto come canonico, degli Atti degli Apostoli, non si
prestano a fraintendimenti. Viene ignorato, ad esempio, l'ammonimento
ricorrente di Gregorio Magno, e non è il solo padre della chiesa che lo fa,
secondo il quale "ognuno trova il vangelo come lo vuole trovare".
In duemila anni di storia siamo
riusciti, ad esempio, a trovare gli antecedenti del vangelo solo nel libro
sacro del popolo ebraico, che conosciamo unicamente attraverso il filtro della
cultura ellenistica greco-romana. E dei vangeli ne abbiamo accantonato o
anatemizzato la maggior parte, soprattutto quelli legati alle esperienze
analogiche e percettive che diciamo gnostici.
Il "cristianesimo"
diventa, o è presentato come una religione strutturata, legata solo alle
esperienze ed alle tradizioni greco-romane-giudaiche, ed alle strutture
teologiche e dogmatiche organizzate da professionisti del ragionamento e della
fede, attraverso la retorica verbale: una religione occidentale.
Eppure, ad esempio, esistono
testimonianze ben precise, almeno per alcune culture ed aree geografiche, di
quanto è avvenuto nei primi secoli. Quando cerca di prendere il sopravvento,
attraverso anatemi lanciati da ogni parte, una religione cristiana non più
fondata sulla koinè indo-iranica, ma sulle strutture personalistiche e
concettuali del mondo occidentale, la reazione delle culture del mondo è
immediata.
Ad esempio, ma è solo uno dei
tanti esempi, è opinione di molti che a Est del Giordano, il giudeo
cristianesimo trovò la sua continuazione nell'Islam semitico, grazie a
Muhammad, l'Apostolo in vesti arabe, e realizzò autonomamente un monoteismo
senza compromessi. La parola di Dio e Cristo sono cercati fuori dalle categorie
filosofiche e metafisiche dell'ellenismo.
Qualcosa di non molto diverso
avviene in Europa, dove la "coscienza simbolica", dà vita a
quella che con termine limitativo, ma onnicomprensivo viene definita la "chiesa
celtica". La "coscienza simbolica" europea è infatti
estranea all'approccio intellettuale della grande Chiesa di Roma, si basa sulla
cultura e sulla ricca tradizione locale, si rifà, invece, alla tradizione
percettiva ed alla "comunità di Giovanni". Questi temi tornano
oggi di grande attualità quando, come ricordava Pietro Rossano, in un brano già
citato ci "si deve confrontare con un pluralismo religioso e culturale
consapevole e spesso concorrenziale, che rifiuta ogni posizione di inferiorità
e di sottomissione".
L' uomo, continuava Rossano "è
un essere che si fa, che non cessa di esprimersi e darsi un nome, e questo
sviluppo, alle cui radici sta la libertà, si chiama "cultura, e si
differenzia dalla "natura. Ogni uomo quindi produce cultura, vive di
cultura e tende alla cultura, la domanda di cultura scaturisce dall' intimo
dell' uomo. Ciascuno possiede una filosofia spontanea, elementare, in base alla
quale si colloca e agisce nella vita. Ma una persona è "colta quando si è
coltivata, ha saputo scegliere tra gli elementi diversi che le offrono la
storia e la società in cui vive, e ne ha fatto una sintesi personale. Ne sono
esempi ragguardevoli l' infermiera, l' insegnante, l' operatore sociale, il
professionista, l' operaio, l' agricoltore, la madre di famiglia, che sono
capaci di di dare un significato compiuto all' impegno di ogni giorno ed hanno
acquisito la capacità di riferirsi al tutto nel frammento in cui vivono.
Esistono, quindi, tante forme di cultura, quanti sono i modi della vita, le
scale di valori, gli ideali, le norme, le tradizioni che regolano la vita dei
singoli, dei gruppi umani, dei popoli. Il nostro umanesimo occidentale ha un
carattere circoscritto, in quanto non esaurisce né assomma i canoni di tutta
l'umanità, passata e presente".
Potremmo trovare documenti
importanti della cristianità delle origini (che non deriva da Roma) anche
nell'Asia Minore, nei territori indo-iranici e siriaci, nei territori delle
koinè copte ed etiopiche, in Africa e non solo settentrionale.
Dopo tanti anni di studio, mi
sembra di aver capito che solo una parte, modesta, del cristianesimo delle
origini si identifica con la Grande Chiesa di Roma. Roma non è un centro di
irradiazione culturale e religioso, ma, fin dai tempi più remoti, fin dai tempi
mitici di Romolo, è un centro di confluenza di numerosissime etnie, culture e
religioni di tutto il mondo ed anche di esperienze cristiane largamente
differenziate tra di loro.
Diventerà un centro di
irradiazione religiosa solo con la romanizzazione del cristianesimo, solo con
Gregorio Magno.
La realtà storica è molto
più complessa...A chi giova semplificarla?
La realtà storica è molto più
complessa di quanto prevedano le nostre teorie e le nostre costruzioni
concettuali. Dobbiamo aver presente che le semplificazioni possono condurre, e
di solito conducono, a distorsioni che a volte sono molto profonde e cambiano
completamente gli avvenimenti. A chi giovano?
Ecco perché è fondamentale
premettere con umiltà l'avvertenza per il lettore: "allo stato attuale
delle conoscenze e delle congetture possiamo dire che...".
Ci si dimentica spesso che la
Terra, la nostra unica casa, e l'unico palcoscenico per la storia del genere
umano, è un organismo vivo, che respira, si modifica e si trasforma. La sottile
epidermide di suolo che ci protegge dal suo interno rovente, è piuttosto
flessibile e porosa.
Gli ecosistemi ed i climi
locali sono soggetti a profonde variazioni nel corso del tempo. Vi sono
continue catastrofi: maremoti e terremoti in tutto il mondo. Maree, alluvioni,
eruzioni periodiche dei numerosi vulcani emersi e sommersi. I continenti si
spostano su piastre gigantesche. Inoltre il manto gassoso che permette ai
nostri polmoni di riempirsi d'aria è soggetto a tornadi, uragani e tempeste,
capaci di provocare notevoli distruzioni. Ciò nonostante, secondo l'opinione
scientifica ortodossa, il progresso della civiltà umana è stato assicurato da
un ambiente relativamente stabile.
Inoltre, di tanto in tanto, ma
non raramente come si vuol far credere, corpi celesti che vagavano nel cielo cozzavano
contro il pianeta, generando onde d'urto devastanti. I nostri antenati
cercavano (ed anche noi dovremmo cercare), di prevedere il comportamento del
nostro pianeta, prendendo nota del moto degli astri, della connessione tra gli
eventi che avvenivano nella volta celeste e gli eventi sulla Terra, di capire,
insomma, il funzionamento del complesso sistema integrato ed interagente della
Natura (o se piace di più, si può dire Cosmo, Universo, Creato). Razze animali
e vegetali scompaiono e si trasformano a migliaia, cambiando abitudini di vita
radicate persino nell'alimentazione. Al tempo stesso animali, piante e frutti "viaggiano"
da un continente all'altro.
Il nostro pianeta è, dunque,
molto meno stabile di quanto si crede. Costringe a continui spostamenti,
adattamenti, a diversificazioni, a modifiche anche sul piano della civiltà e
della cultura. Immensi deserti, ma è solo un esempio, sorgono dove c'erano
fertilissime pianure attraversate da grandi fiumi.
La storia dell'uomo viene
ricostruita utilizzando solo le pochissime testimonianze scritte che sono state
salvate dal furore degli anatemi dei vincitori. La maggior parte dei documenti
sono andati certamente persi, o sono stati distrutti. Non va dimenticato,
inoltre, che molti popoli e la maggior parte delle culture passate e presenti,
anche in epoche moderne, anche nei nostri Paesi, hanno preferito e preferiscono
usare come promemoria opere, cose ed esperienze figurali, gestuali, sensoriali,
percettive, ritmiche, musicali, visive ed orali, i suoni, le danze, le sonorità
infinite delle parole che solo in chiave segnica possono essere percepite e
gustate, il visionario immaginifico, tutto ciò che è legato alle strutture
mentali dell'apprendimento analogico, percettivo e mnemonico. Vanno pertanto
considerate come fonti della storia, accanto ai documenti scritti, ai codici,
alle epigrafi, ai graffiti, ai modi di intervento sulla natura, alle
architetture, alle pitture, tutte le testimonianze del fare umano nella storia,
tutti i modi e gli strumenti del comunicare.
Giulio Cesare e il "De
Bello gallico".
Del resto già Giulio Cesare,
nel 53 a.C., nel "De Bello gallico", in una relazione al
Senato Romano (che serviva ad evidenziare gli utili che derivavano da una guerra
ed a sollecitare nuovi finanziamenti) trova modo di ricordare che facendo
troppo affidamento sulla scrittura ("praesidio litterarum")
viene meno la voglia di "conoscenze profonde" e la "memoria".
Quasi venti secoli dopo, anche Michele Amari, il grande arabista, che fu uno
dei primi ministri della Pubblica Istruzione, scrisse che "la scrittura
conserva la testimonianza del potere, la memoria è più utile per conservare la
testimonianza dell'ingegno".
Il nostro metro di lettura (definito:
la modalità scientifica) porta a leggere i pochi promemoria che si conservano
secondo la concezione delle categorie filosofiche e metafisiche ellenistiche
del razionalismo del mito, del trionfalismo, dello spettacolarismo, dei
prontuari di comportamento, dei precetti da osservare, delle analisi da fare,
delle forme letterarie, della visione individualista del mondo. Il mondo
(antico e moderno) va letto anche attraverso lo psicologismo del simbolo e l'
antropologismo (comunitario e solidale) e la creatività della parola parlata e
del gesto globale, della analogia e della percezione, delle esperienze
sensoriali, della "cosalità", della sistemica connessione
dell'uomo con il cosmo e l'ambiente naturale, dei percorsi psichici
conoscitivi, della visione profonda, della conoscenza globale sciolta dai
rapporti logici di casualità.
La storia dei nostri manuali di
comportamento è raccontata attraverso le inevitabili interpolazioni, tagli,
aggiunte e manipolazioni, solo dalla parte dei vincitori. E' evidente la
convinzione che è il potere e, dunque, chi vince la guerra (religiosa,
ideologica, economica, culturale, politica, militare), a tracciarne il
percorso, negando la dignità del quotidiano, delle paure, delle gioie, delle
ansie, delle attese, di ciò che può servire a vivere in tutti gli esseri che
sono sulla terra, con le loro etnie, le loro culture e le loro religioni. La
frantumazione e la manipolazione della storia, raccontata spesso inoltre in
modo dogmatico ed integralista, solo in chiave occidentale antropocentrica ed
eurocentrica, cancella popoli, culture, etnie, esperienze, epoche.
Non si può leggere il passato o
il presente del mondo intero secondo l'ottica dei propri linguaggi o secondo
schemi logici derivati e spesso esclusivi del mondo occidentale.
Da più parti ormai si
sottolinea, come fa Pedro Miguel, un "antropologo" angolano
che insegna all'Università di Bari (Rete Radié Resch, n.40, settembre
1998,pag.34), come "la storia del pensiero occidentale è la storia della
ragione cresciuta sulla negazione delle differenze". E la storia delle
identità espropriate. Per "essere" bisogna "essere
come". Le differenze culturali sono diventate dominio politico. Per
l'inculturazione del vangelo nell'universo greco-romano la storia è
irrilevante. E' stato cancellato tutto quello che non fu elaborato nei
territori ellenizzati dell'Impero romano; tutto quello che non è "canonico",
sacralizzando la cultura occidentale. Questa concezione ha portato ad una
completa secolarizzazione della storia, in quanto teologicamente irrilevante.
Per questo il cristiano (specialmente la gerarchia) ha interferito nella vita
quotidiana delle maggioranza dei cittadini comuni senza grandi scrupoli etici o
senza ispirazioni di fede, perché la storia, in definitiva, non conta.
"La storia", dunque, come ricordano molti autori, e
tra questi Simon James, "è la costruzione, operata da menti moderne, di
passati immaginari (benché non totalmente immaginari!), a partire dai frammenti
discontinui lasciati dalle società del passato". La storia è quello
che noi (la classe oligarchica di potere o il gruppo, sempre oligarchico, che
mira a delegittimare la classe al potere per subentrarvi) pensiamo, sosteniamo,
documentiamo e scriviamo sul passato. I giovani, ma anche le stragrandi
maggioranze dei cittadini comuni, reagiscono perdendo completamente il senso
storico.
La grande corsa al revisionismo
storico, alla riscrittura della storia è inevitabile dal momento che la storia
raccontata dai nostri manuali di comportamento è essenzialmente una costruzione
ideologica che serve a giustificare, a legittimare, a sacralizzare il potere.
Ad una scrittura ideologica se ne vuole sostituire un'altra.
Ma il problema non è quello di "riscrivere"
la storia (perché ogni riscrittura porterà inevitabilmente a giustificare
ed a sacralizzare ben definiti poteri). Semmai bisogna "leggere" la
storia, cioè ogni tipo di testimonianze e di documenti che l'uomo e la natura
hanno lasciato, ma leggerli tutti, e non leggere solo quelli che fanno comodo.
Bisogna comunque avere la consapevolezza che, per molte epoche storiche, per
quante ricerche si facciano, si sono conservati solo una parte dei documenti
utili a ricostruire un'epoca o una civiltà e non bisogna assolutizzare i
documenti facendo loro assumere un significato emblematico. Spesso lo avevano,
ma spesso avevano significati e ruoli del tutto marginali. Il problema è di
desacralizzare, ridistribuire, democratizzare i poteri. Di non aver bisogno di
far prevalere la realizzazione dei propri valori ideologici e del proprio potere
attraverso la sacralizzazione di fatti del divenire umano.
Paul Gauthier ricordava una
decina d'anni fa che "se nel 1940/45 l'umanità era in pericolo a causa
del nazismo, oggi lo è a causa del sacralismo...dei poteri dello Stato e della
Religione...l'umanità, per mancanza di libertà, di uguaglianza, di fratellanza,
rischia di morire per fame, guerre e, soprattutto, per catastrofe
nucleare".
Quando spiego perché hanno
fame, dicono che sono comunista.
Il 27 agosto 1999 è morto
all'età di 90 anni a Recife (Brasile), città di cui era stato vescovo, Hélder
Câmara. E' nota la sua frase: "Quando do da mangiare ai poveri, dicono
che sono santo; ma quando spiego perché hanno fame, dicono che sono
comunista".
Comunista in segno di
disprezzo, come stalinistica, imperialistia. Insegnò cioè che non bisogna
gettare uno sguardo pietistico alle miserie del mondo, ma bisogna guardare
all'analisi delle ingiustizie strutturali. La pace, infatti, è frutto solo
della giustizia. Spesso capita che nella visione ideologica, manipolata e
dogmatica della storia che le strutture accademiche, scolastiche e politiche ne
danno (a volte bastano semplici omissioni o enfatizzazioni della "tradizione")
si trovano molte delle cause delle ingiustizie strutturali anche del sud del
mondo, e soprattutto la "legittimazione" del potere.
Anche quando qualcuno cerca di
capire il ruolo dei vari popoli, civiltà, culture, religioni e dei vari
individui e lascia il metodo della storia vista dal punto di vista
dell'Occidente e dei vincitori, dicono che è un "fazioso" ed
un "pericoloso sovversivo".
"Riscrivere" la
storia, o desacralizzare i poteri?.
Dopo il fascicoletto sui Mozarabi,
distribuito come auguri di Natale nel 1995, dopo le riflessioni sul giubileo (luoghi del
pellegrinaggio e incontro delle culture), rese accessibili anche per
via elettronica (http://www.geocities.com/Athens/Olympus/5496/co-pelle.htm),
mi sembra necessario suggerire altri "temi di ricerca", spinto da:
1) le considerazioni che
Bonifacio VIII (con la Bolla Unam sanctam e con l'anno santo romano) porta
ormai a compimento la ricerca (un processo avviato nel IV\V secolo, e
rinvigorito dall'XI secolo in poi) della unicità del cristianesimo sotto l'ordo
romanus.
3) la cancellazione del
monachesimo dei primi secoli, sostituito da un monachesimo occidentale latino e
greco legato alla Grande Chiesa, il fraintendimento del significo di
"laici", la riconduzione del sacerdozio solo alla "autorità
trasmessa", la nascita di un monachesimo romano e di una religiosità
legata solo alla cultura ellenistica romana e greca e la conseguente
emarginazione, almeno per quello che riguarda il primo millennio, di alcuni
ordini religiosi e monacali (ad esempio i monaci agostiniani), l'enfatizzazione
e la generalizzazione di certe linee sessuofobiche, il fraintendimento o il
silenzio sul ruolo della donna nella chiesa e sui monasteri misti, il ruolo
delle famiglie nobili nella diffusione del cristianesimo, ecc.ecc.
3) La costruzione del
parcheggio del Gianicolo: la disinvoltura con cui sono state distrutte le
uniche testimonianze della vita e della cristianità del primo secolo a Roma.
4) la forte manipolazione della
storia e l'emarginazione di molti dei pochissimi dati conosciuti, che relegano
larga parte del mondo, delle genti, delle stirpi, delle culture, al non
conosciuto. Ad esempio si continua a nascondere, nei testi di divulgazione che
nel medioevo è molto diffusa una tipologia cartografica che, partendo dall'idea
della Terra sferica, disegna un Oceano equatoriale, che delimita, al di fuori
dell'Europa, dell'Asia e dell'Africa (i tre continenti che hanno come cerniera
centrale Gerusalemme), "una quarta parte, al di là dell'Oceano,
che non si nota a causa del calore del sole e che si favoleggia abitata dagli
Antipodi". Basta guardare, per rimanere in Italia, al mappamondo dell'XII
secolo, conservato a Torino nella Biblioteca Nazionale (pp.45 e 46 dal ms
I.II.I). Si tratta di una copia tarda dei numerosi mappamondi che nei
manoscritti originali del Commentario all'Apocalisse del monaco Beato, della
metà dell'VIII secolo, probabilmente accompagnano la descrizione della "dispersio
apostolurum". Di questi mappamondi abbiamo una vasta documentazione
dal X secolo. Gli scritti cristiani, già dall'anno 100 assegnano ora a questo,
ora a quell'apostolo un ruolo forte nella Evangelizzazione del mondo. Il monaco
Beato nella metà dell'VIII secolo propone una formula di mediazione e di
razionalizzazione (che è anche teologica) sulla base delle attese politiche di
quell'epoca.
Umberto Eco nell'Espresso del
17 gennaio 1993, nella sua rubrica "la bustina di Minerva" scriveva
una dotta nota dal titolo:"Lo sapete che nessuno ha mai detto che la
terra è piatta?". Peccato che dimenticasse i mappamondi altomedioevali
con la "quarta
pars" che pure ben conosce, al punto da averne pubblicato uno
in edizione facsimile. E' evidente come il "mondo allora
conosciuto" non sia dunque delimitato dai confini dell'Impero Romano,
come i nostri manuali e le tante mostre che si fanno in Italia fanno credere.
La popolazione del mondo
Si ha ormai la certezza che
almeno un millennio di storia è cancellato. Dobbiamo imparare a riflettere un
po' sulle dimensioni delle popolazioni del mondo stimate in diversi periodi.
Scopriamo ad esempio che nel mondo nell'anno 500 dovevano esistere 206 milioni di
individui e che in Europa gli abitanti dovevano essere solo 29 milioni. La
tabellina seguente indica un primo elemento di riflessione: la Popolazione, in
milioni di individui, stimata nel mondo, in diversi periodi.
_______________________________________________________________
popolazione 400 a.C. 1 500
1000 1250 1500 1750 1970
________________________________________________________________
Cina 25 70 32 56 112 84 220
774
India,Pakistan, Bangladesh
30 46 33 40 83 95 165 667
Asia Sudocc. 43 49 53 36 25 27 29 118
Giappone 1 2 5 4 9 10 26 104
Asia (-.URSS) 3 5 8 19 31 33 61 386
URSS 13 12 11 13 14 17 35 243
Europa 23 35 29 30 57 66 109
462
Africa sett. 10 14 11 9 9 9
10 87
Resto dell'Africa
7 12 20 30 49 78 94 266
America sett. 1 1 2 2 3 3 3
228
America centrale
e meridionale 5 8 11 14 23
34 15 283
Oceania 1 1 1 1 2 3 3 19
________________________________________________________________
TOTALE 162 255 206 254 417
459 770 3637
Le cose della storia senza
le esperienze della vita
La "Scientia in vivo",
come è noto da sempre, è ben diversa dalla "scientia in libro".
Per scrivere un libro sul primo millennio non bisognerebbe cercare i documenti
solo nel chiuso degli archivi. Si troverebbe solo una piccola parte residua
delle testimonianze della storia dell'uomo. Il vescovo Diego de Landa,
annunciando nel Cinquecento la distruzione del patrimonio librario dei Maya,
dice trionfante: "Trovammo un gran numero di libri con questi
caratteri, e poiché essi non contenevano nulla che non fosse superstizione e
menzogne diaboliche, li bruciammo tutti...". Sappiamo bene,
dunque, che le testimonianze scritte del passato (ma anche quelle di pietra, o
della cultura materiale) sono ben poche e che testimoniano sempre i "poteri".
Metto, dunque, insieme una
serie di riflessioni sulla tarda antichità e sull'alto medio evo che sono
venuto appuntandomi in questi anni attraverso studi, letture, viaggi, incontri,
ricerche; percorrendo e ripercorrendo molte delle strade europee del
pellegrinaggio. Molti studi nuovi su culture lontane (vicino orientali,
iraniche, africane, arabe, indiane, cinesi, giapponesi) modificano
profondamente ed a volte stravolgono molti dei nostri convincimenti storici. Ma
anche rimanendo ben saldi in Europa ci si rende conto che gli avvenimenti storici
ed i rapporti tra culture, etnie e religioni sono ben diversi da quelli
raccontati.
In questi appunti, che non
hanno certo il dono dell'originalità, della scoperta o della completezza, non
c'è niente di nuovo. Sono tutti fatti, elementi, esperienze ben noti alla
cultura scientifica, ma del tutto ignorati dal grande pubblico, dai manuali
accademici e scolastici, dai mass media. L'importante è non far sapere.
Questi appunti sono un invito a
riflettere in modo sistemico, rivisitando "le cose" che
connotano gli itinerari, tante volte percorsi, e che avremmo continuato a
percorrere, con don Emilio, della Roma in cui era presente anche la composita
cristianità delle origini.
Quando, tanti anni fa, alla
ricerca inconscia ma evidente delle mie radici, cominciai a studiare, leggendo
e "vedendo", il "Primo Millennio", mi resi
conto che larga parte delle testimonianze di quegli anni, di quelle culture e
di quei popoli erano stati completamente cancellate e che, comunque, venivano
esaminati solo una piccolissima parte dei pochi documenti superstiti. L'ottica
di lettura era quella della cultura verbalizzata, del bello e del civile
secondo parametri "ellenistici", del misticismo estetizzante,
degli spiriti eletti, dell'individualismo esasperato, di una cultura come esercitazione
letteraria, di una vita e di una democrazia come privilegi riservati a pochi,
della cancellazione della molteplicità e della complessità delle culture che
pure quell'epoca aveva vissuto, della totale "occidentalizzazione"
della cultura e della storia.
Imparai che persino il mio
cognome (Thiery, contratto da Thierry) era "manipolato".
Mi spiegarono, infatti, che, secondo le leggi della filologia, deriva dal greco
e perciò dal latino Theodoricum. Ma i miei avi, presumibilmente merovingi,
dovevano avere una cultura ed un nome alemanni, centro europei, centro
asiatici, non greci. Il supplemento alla Lettre de Ligugé, n. 157 del
gennaio 1973, trattando del monaco Sain-Thierry, sostiene subito (pag.4) che "Thierry
est un Alamand" e che per la sua vita monastica "il s'inspirat
necessairement de l'Orient". Quando i miei avi entrarono in Europa
presumibilmente la lingua greca era stata già accantonata. Anche come lingua
veicolare era ormai soppiantata dal siriaco. Che motivo avevano di cambiare il
loro nome con uno greco? Arrivavano da vincitori e, quindi, non avevano bisogno
di esser colonizzati anche attraverso l'imposizione del nome occidentale, come
hanno fatto spagnoli e portoghesi in Africa, in India (il mio amico indiano si
chiama Felix Machado!), nell'America Latina.
E, infatti, non lo cambiarono.
Come indicano studi dell'Ottocento sulle genti merovingiche, Thierry / Thiery "traduce"
secondo suggestioni occidentali, per assonanze ed analogie fonetiche e
semantiche, l'alemanno Childrich.
Allo stato attuale delle
conoscenze possiamo dire che è stato necessario un millennio, il primo, per
sottomettere pienamente il messaggio di Gesù di Nazareth al pensiero
occidentale e per cancellare le testimonianze della pluralità e della
complessità del cristianesimo delle origini. Ma possiamo anche dire che non è
stato soffocato, se é riemerso in tante esperienze ed oggi riemerge con tanta
forza attraverso la multiculturalità, il cristianesimo celtico, le teologie
legate alle culture locali, dell'America latina, asiatiche ed africane.
Historici Profani e
Theologici.
E' vero che in Italia studi di
questo genere sono totalmente anatemizzati dalla cultura accademica laica e
religiosa. Nelle biblioteche europee del '700 esistono scaffali antagonisti,
spesso anche fisicamente contrapposti, per i libri: Historici Profani o Theologici.
Gli studi di storici laici e teologi non si incontravano mai e non si
incontrano ancora. Sono concordi solo nel raccontare la storia dalla parte dei
vincitori con la convinzione che è il potere e, dunque, chi vince la guerra, a
tracciarne il percorso, negando la dignità del quotidiano, delle paure, delle
gioie, delle attese, di ciò che può servire a vivere in tutti gli esseri che
sono sulla terra.
I tempi stanno maturando. Credo
che le vecchie barriere protezionistiche siano destinate a cadere, di fronte
alla complessità ed alla internazionalizzazione. Ad esempio, la riscoperta di
Gesù di Nazareth, il Cristo del Signore è la grande profezia ed il grande dono
delle comunità di base dell'America latina e della cultura asiatica ed
africana.
Spesso mi sento un po'
esagerato quando sostengo che, in Italia, la scuola, la comunicazione, la
cultura, i beni naturali e culturali, la multimedialità, l'esercizio pratico
della politica, il volontariato sono utilizzati come strumenti potenti per
riservare a pochi il sapere e, quindi, il potere e per accrescere le differenze
tra chi sa ed ha e chi non sa e non ha. Per escludere la maggioranza della
gente comune dalla democrazia. Del resto già Noam Chomsky ("L'Europeo"
del 19/1/1994) aveva ricordato: "Questa democrazia è un giocattolo
nelle mani delle élite...Io difendo semplicemente il diritto di esprimere
opinioni. Ci sono atrocità commesse dai nemici e quelle commesse dagli
amici".
Certo è evidente che l'affarismo
e gli interessi individuali di bassa bottega hanno ormai preso il sopravvento ,
ma è altrettanto evidente che il potere dei singoli si rafforza in gruppi che
si organizzano per legittimare il potere, utilizzando una la visione
ideologica, che serve solo come paravento. Basterebbero gli ultimi cinquanta
anni della storia d'Italia. Si è combattuta una "guerra civile
strisciante" all'insegna dei due blocchi che si contendevano il mondo.
In realtà questo era lo scenario strategico in cui si svolgeva la lotta tra e
nelle grandi "famiglie" per ridistribuirsi il potere.
Mi sento un po' esagerato...
Mi sento un po' esagerato
quando sostengo che la manipolazione "ideologica" del passato
è uno dei mezzi decisivi per far prevalere la realizzazione dei propri "valori
ideologici", nelle rare volte in cui ci sono, e del proprio potere.
Per di più, quando alterano la memoria storica, le grandi forze ideologiche
(fascismo, ex-comunismo, anti comunismo, democrazia, capitalismo,
cristianesimo, cattolicesimo, islamismo, nazionalismo, ecc.) sono destinate a
danneggiare non solo gli stessi valori dell'uomo, ma anche la scienza e la
tecnica e, quindi, il futuro dell'umanità. Ma ho dovuto prendere atto che è
disarmante il disinteresse per la storia dei giovani del tempo presente. E'
disarmante, ma naturalmente provocato. Non raccontiamo, infatti, la storia
della gente comune, del quotidiano, delle paure, delle gioie, delle attese, di
ciò che può servire a vivere. Abbiamo stolidamente manipolato e falsificato la
storia, raccontandola solo dalla parte dei vincitori di turno: abbiamo,
infatti, la convinzione che è il potere e, dunque, chi vince la "guerra"
religiosa, ideologica, economica, culturale, politica, militare a tracciarne il
percorso. E di vincitori in due millenni ce ne sono stati molti, ognuno dei
quali ha manipolato la storia precedente. In queste manipolazioni esistono dei
luoghi comuni a tutti i vincitori.
Giulio Girardi, a proposito
dell'Italia, sostiene con forza che "bisogna prender coscienza delle
espropriazioni delle culture, dell'intelligenza e della creatività delle
maggioranze dei cittadini. Una espropriazione", continua Girardi, "che
colpisce il diritto fondamentale della identità personale e collettiva".
Queste osservazioni mi fanno
sentire un po' meno esagerato quando sostengo che, in Italia, la pretesa di
esaltare, come razionale, solo la logica verbale e ridurre tutto a concetto,
consente ai "professionisti del ragionamento" di cancellare o
di rendere subalterna ogni altra forma di comunicazione e di conoscenza.
Conseguentemente il diritto della ed alla comunicazione (il diritto dei diritti
a comunicare secondo la propria cultura), e quindi il diritto alla conoscenza,
è diventato un "diritto negato". Va ricordato che la razionalita' non e' una caratteristica
soltanto del pensiero verbale (accessibile a pochi), ma di tutte le forme di
pensiero (di tutti i processi mentali) analogico, simbolico, percettivo,
sensoriale. Il pensiero analogico, simbolico, percettivo, sensoriale
(considerato di natura barbarica) non è alternativo alla razionalita' del
pensiero verbale. Così facendo, continuiamo a proporre, ad esempio, alla gente
un vangelo che è in realtà un insieme di teologia, di dogmi, di chiese e
soprattutto di affari politici delle oligarchie dei privilegiati. Raccontiamo
la storia del cristianesimo come storia del potere delle gerarchie
ecclesiastiche che hanno definito l'ortodossia del cristianesimo in Occidente e
poi lo hanno esportato. E' significativa l'insistenza dei nostri manuali nel
rivendicare l'invenzione della stampa a Gutenberg. Basta andare alla British
Library per rendersi conto che la Bibbia di Gutenberg de 1453 è posta in una
vetrinetta a fronte della Sutra del Diamante, un libro cinese stampato con i
caratteri mobili 600 anni prima!.
Rimango perciò sempre più
costernato nel vedere come, in un'epoca di complessità e di multiculturalità,
si rinsaldi sempre più l'arroccamento della cultura élitaria occidentale. Per
capire la complessità, la multiculturalità, la multireligiosità, per vivere nel
presente e progettare il futuro, il mio laboratorio è nel primo Millennio. Io,
romano, nato a genitori romani, sono portatore di una cultura "altra",
che ha radici lontane dall'individualismo e dal concettualismo verbale
occidentale; mi trovo a mio agio nell'utilizzare modalità di pensiero
prevalentemente percettivo-analogiche, piuttosto che concettuali; ed ho una
cultura cristiana che non attinge alla tradizione del cristianesimo ellenistico-romano-greco-giudaico.
Il buio Medioevo
Rimango costernato nel vedere
come sia annullato tutto il primo Millennio, le culture, i popoli, gli uomini
in carne ed ossa che sono vissuti in quei tempi. I barbari, gli stranieri che dalle
epoche più antiche venivano verso l'estremo occidente nei secoli dell'Impero
romano, dopo complesse vicende politiche e tanti scambi commerciali e
culturali. Tendono a stanziarsi in Europa. C'è una mutazione antropologica di
tale portata che solo la nostra epoca ne conosce una ugualmente importante.
Sappiamo poco dell'Impero Romano, un momento culturalmente molto composito;
sappiamo quasi nulla del cristianesimo del primi quattro secoli; non sappiamo
nulla del V secolo, e poi del VII-VIII secolo. Il IX secolo è avvolto nelle
leggende di Carlo Magno. Il X è del tutto avvolto nelle nebbie.
Quando si parla di buio
Medioevo, di tenebre, di streghe, ci si riferisce in genere a fatti della
cultura occidentale del XIV secolo, quando ormai sta sbocciando l'umanesimo!.
E' nell'umanesimo che vanno
trovate molte tenebre ideologiche. Certo del primo Millennio sappiamo molto
poco. Ma come si giustificano (solo per fare qualche esempio) la cultura
Merovingica, San Pedro de la Nave e Quintanilla de las Viñas, la cultura
Irlandese, il monachesimo, i Mozarabi, se non studiando in modo diverso i
rapporti con la tradizione indo iranica attraverso le vie commerciali sia di
terra (attraverso l'Europa e l'Asia Centrale), sia di mare (il Mediterraneo e
l'Africa e l'Oceano Indiano)? E come spiegare la presenza di Filippo e Tomaso,
o di Giovanni e Paolo, accanto a Pietro e Paolo? Di un complesso intreccio sono
rimaste solo le "leggende" che unificano Oriente ed Occidente,
collocando Cristo, prima della sua vita pubblica e dopo la sua morte
"presunta" in India e, ancora dopo la sua morte "presunta"
in Francia, dove, sposo della Maddalena, avrebbe dato vita alla dinastia
Merovingia. O le "tradizioni" dello sbarco della Maddalena e
di Lazzaro e di altri amici di Gesù, tra cui Giuseppe d'Arimatea, sulle coste
della Provenza. "Tradizioni" che connotano il pellegrinaggio
medievale in Francia e che legittimano le manifestazioni in preparazione per
celebrare negli anni quaranta del nuovo secolo il bicentenario della
cristianizzazione dell'Europa e della Provenza. Venti anni prima del martirio
di Pietro e Paolo a Roma.
Nel XII secolo, non più in
Provenza, ma nella Borgogna, ritroveremo puntualmente la tradizione degli "amici"
di Gesù, che rappresenterebbero un filone "parallelo" (ma non
antitetico e antagonista) a quello degli apostoli nella evangelizzazione del
mondo. Puntualmente ritroveremo questa tradizione proprio nella Gemma animae,
di Honorius, un personaggio enigmatico, che si dice: "Augustodunensis
ecclesiae presbyter et scholasticus...". Augustoduno è il nome romano
e medievale di Autun dove Onorio avrebbe esercitato i suoi ministeri
sacerdotale e di insegnamento (derivati dal filone "parallelo"
a quello apostolico) tra il 1100 ed il 1140, proprio in coincidenza con la
costruzione della Cattedrale di San Lazzaro e del lavoro di Gesleberto.
Non servono bei saggi,
riservati a pochi, serve la volontà di perseguire un metodo di ricerca che
penetri nella cultura comune, attraverso i materiali didattici della scuola,
gli strumenti della comunicazione e dei mass media, le occasioni di consumo
culturale (i libri, le mostre, i musei, ecc.), le visite turistiche e le rare
iniziative di educazione permanente. Serve recuperare la dimensione storica dei
beni naturali e culturali, dimenticando che i nostri "beni"
sono i maggiori ed i migliori del mondo. Serve recuperare le ansie, le gioie,
le attese, le speranze, i dolori della gente comune qualunque sia il colore
della sa pelle, la sua etnia e la sua religione. Serve recuperare l'esplosione
dei linguaggi nel laboratorio della vita quotidiana. Serve recuperare le
culture, che non sono espressioni letterarie, ma esperienze di vita quotidiana.
I millennio, scenari e fatti
della storia, a dir poco, fantasiosi.
Negli ultimi anni alcuni
quotidiani italiani si sono contesi i lettori offrendo grandi atlanti
storico-geografici. Nella prefazione de "I percorsi della storia",
il supplemento del "Corriere della Sera", si legge: "Negli
ultimi trent'anni la concezione della storia e la prospettiva in cui appariva
il progresso dell'umanità si sono profondamente modificate...La maggior parte
degli atlanti storici sono caratterizzati da uno spiccato eurocentrismo...il
nostro intento è stato concepire e presentare la storia in una dimensione
mondiale che renda giustizia -senza pregiudizi o parzialità- alle conquiste di
tutti i popoli, in ogni epoca del lungo cammino umano". L'atlante del "Corriere
della Sera" rimane ben lontano dai suoi propositi, ma la prefazione è
molto chiara. Va ricordato che esistono, già da qualche secolo, migliaia di
studi spesso molto belli ed approfonditi, ma relativi a segmenti molto
delimitati e definiti della storia e del sapere umano, che mostrano come nei
primi secoli a Roma e nel mondo occidentale sono accaduti "fatti"
molto diversi da quelli che normalmente si raccontano. Soprattutto è evidente
che il mondo occidentale e il Mediterraneo non erano tutto il mondo conosciuto,
ma una parte, molto importante, ma una parte dell' universo mondo. Sono saggi e
ricerche specialistiche di gran livello, ma che non concorrono quasi mai a
definire un contesto sistemico al punto di dare un panorama storico, culturale,
religioso, etnico più credibile.
Tra gli studiosi si tentano a
volte sintesi, spesso pregevoli, ma in modo esoterico, esclusivamente riservate
ai pochi specialisti di una cultura monodisciplinare, per cui persino valenti
studiosi spesso ignorano i risultati delle ricerche storiche o antropologiche o
religiose o scientifiche e così via d'altre discipline. Spesso questi studi,
però, non sono riservati solo agli studiosi, hanno anche esigenze di rivolgersi
ad un pubblico meno ristretto, al punto che nella stessa Italia non mancano
molti volumi, anche nelle collane economiche, ben fatti. Nella mia biblioteca,
che è una modesta raccolta di materiali da lavoro, non sarebbe difficile
individuare 100 volumi in italiano a basso costo ed in normale commercio, che
offrono elementi sufficienti per un quadro storico del passato totalmente
diverso da quello che è proposto dalle strutture culturali, educative e della
comunicazione. La ricerca non dà soluzioni, solleva dubbi e molti di questi
libri fanno emergere tanti problemi ed una ricchezza multiculturale,
multietnica, multireligiosa straordinaria, che stravolge gli insegnamenti
accademici e scolastici e ci proietta con gran fiducia nel III Millennio.
Questi testi, però, di fatto non scalfiscono, né possono scalfire il quadro che
è proposto ai giovani nelle scuole e nelle università, attraverso i normali
canali formativi ed educativi, e che poi naturalmente rifluisce nei media.
Acquisiti dei luoghi comuni è quasi impossibile rimuoverli, soprattutto se
questo avviene in un Paese, come l'Italia, in cui gli strumenti della
conoscenza sono riservati a pochi.
Gli scenari ed i fatti della
storia antica, delle attese del sacro, dello sviluppo delle religioni
raccontati, come sono solito ricordare, sono limitati, parziali e spesso, a dir
poco, fantasiosi.
E' questo quello che conta.
Alle maggioranze della gente comune, attraverso i prodotti e quelli che
dovrebbero essere i servizi culturali derivati dalla ricerca (libri, guide,
mostre, musei, film, programmi radiofonici e televisivi, ecc...), o ai fedeli
nelle chiese si continuano a raccontare (e volutamente) scenari e fatti della
storia antica, delle attese del sacro, dello sviluppo delle religioni limitate
e spesso, a dir poco, fantasiosi. E' proposto un sapere precostituito,
congelato dagli schemi e dai codici, autoreferenziale. Il mondo è stato
costruito dai vincitori bianchi, belli, colti, ricchi, occidentali, concettuali.
E' negata o sminuita l'importanza di tutto ciò che non è occidentale e
concettuale, derivato dalle élite dominanti.
Suggerisco di confrontare lo
schema che segue con un normale libro scolastico, magari di un autore
importante e progressista, per rendersi conto di come le manipolazioni dei
vincitori che si sono succeduti in 1500 anni abbiano cancellato larga parte
della storia dell'uomo.
I Percorsi della
storia.
Nella storia si tende a
semplificare in modo lineare il percorso complesso e sistemico dell'intera
umanità dalle origini per universum mundum. Ad una fitta rete di integrazioni e
di interazioni di etnie, culture, religioni, viene contrapposta l'unicità della
civiltà di una piccola parte del mondo, con una cultura certa, definitiva, immutabile.
* Percorso A,
semplificato e lineare, proposto dalle strutture educative italiane fino agli
anni Sessanta:
- LA PREISTORIA
- La Grecia Classica
- Il Medioevo: secoli bui.
Barbari, invasioni, pestilenze, fame, morte, flagelli, penitenze, ignoranza, paure,
malattie, mostri
- La monogenesi del
cristianesimo nell'eredità ellenistica. Prima e al di fuori della tradizione
giudeo-ellenistica non esiste niente, né civiltà, né cultura, né ricerca
sull'uomo, né ricerca su Dio.
- La Rinascita carolingia
- La Grecia Classica e Roma
come uniche fonti d'ispirazione per la conoscenza ed il sapere l'Europa e la
Chiesa di Roma come unica erede e custode della civiltà greco-romana.
- Il Rinascimento
- L' Europa ed il Cristianesimo
occidentale portano la civiltà nel mondo.
* Percorso B,
semplificato e lineare, (aggiornato) proposto oggi dalle strutture educative
italiane:
- Preistoria / Egitto /
Mesopotamia
- Grecia Classica
- Mondo Ellenistico
- Mogenesi del Cristianesimo nell'eredità
giudeo - ellenistica. Prima e al di fuori della tradizione giudeo-ellenistica
non esiste niente, né civiltà, né cultura, né ricerca sull'uomo, né ricerca su
Dio.
- Medioevo: i secoli bui
(barbari, invasioni, pestilenze, fame, morte, flagelli, penitenze, ignoranza,
paure, malattie, mostri) con le meraviglie dell'arte araba, asiatica e
precolombiana.
- Rinascita carolingia. La
Grecia Classica e Roma come uniche fonte d'ispirazione per la conoscenza ed il
sapere e l'Europa, attraverso il cristianesimo, come unica erede, custode e
diffusore della unica civiltà del mondo, quella greco-romana.
- Rinascimento: recupero
dell'eredità greca
- L' Europa ed il Cristianesimo
portano la civiltà nel mondo
* Percorso C, complesso,
alternativo a quello che giustifica l'eurocentrismo, che consente di
ricostruire l'insieme sistemico integrato ed interagente della cultura
dell'uomo nei secoli.
Considerazioni:
- La Grecia Classica è un
insieme di culture e di popoli.
- La Roma imperiale è un
sistema di culture e di popoli.
- Poligenesi del cristianesimo
su una koinè indo-siro iranica, di cui l'ebraismo fa parte.
- Le "invasioni
barbariche" sono spostamenti, migrazione di popoli interi, in un'età che
se è buia per Roma (in certi secoli ci si sfamati con il cannibalismo),
rappresenta i secoli d'oro per gran parte del mondo.
Togliendo le vecchie
periodizzazioni si deve tener conto di un "sistema che si definisce
quardano in:
Europa Occidentale.
Sicilia
Mondo ellenistico
Cina
India e Asia centrale
Asia minore
Africa settentrionale
Persia
Mezzaluna fertile
Bagdad
Penisola arabica e ISLAM
Celti
Etiopia
Egitto, Copti
Africa centrale
Irlanda
Slavi
Popoli del Nord
Quarta pars al di là
dell'Oceano (attestata dalle descizioni altomedievali del mondo).
L' EUROPA, la cultura ed il
cristianesimo occidentali hanno grandi meriti, ma non sono le uniche matrici
della civiltà nel mondo.
Una cultura sistemica, nella
società della conoscenza
Una società complessa è un
sistema di elementi e di culture interagenti.
Bisogna prendere atto della
assoluta necessità di ricreare il sistema delle conoscenze, riconoscendo il
cambiamento antropologico e la rivoluzione cognitiva in atto, sia attraverso il
recupero sistemico delle due culture (di retorica e logica), sia accettando il
sistema della multimedialità, un insieme, un sistema multipercettivo di
opportunità di conoscenza prima che di comunicazione. Antonio Ruberti ripeteva
che "C'è il rischio di polarizzare l'attenzione sul trasferimento dei
saperi, sulla loro diffusione e sulla loro utilizzazione...e di lasciare in
secondo piano la produzione dei saperi... Una tale asimmetria è in contrasto
con la caratteristica centrale della società della conoscenza, che sta proprio
nella crescita dei saperi e del loro ruolo. Quando parlo di saperi mi riferisco
a tutto l'insieme delle conoscenze: al sapere organizzato, scientifico
tecnologico ed umanistico-artistico, prodotto dagli intellettuali di
professione; al sapere organizzativo, prodotto dalle organizzazioni (imprese e
istituzioni); al sapere popolare di singoli e di gruppi (dai diari alle
collezioni, dal dilettantismo al folclore)."
I grandi momenti della ricerca,
le grandi infrastrutture industriali, i grandi momenti della divulgazione
scientifica debbano articolarsi nel Paese, nelle città, nei territori, per dar
vita ad un sistema di occasioni culturali capaci di coinvolgere fino in fondo
le risorse e gli abitanti, tutti gli abitanti, di ogni singolo quartiere.
Il dibattito sul decentramento
culturale, che aveva avuto i suoi momenti alti negli anni settanta, aveva un
punto fermo: far rivivere la grande cultura nazionale ed internazionale
attraverso la creatività della cultura locale. L'enormente grande, il
globalismo, si sposa con l'infinitamente piccolo, il localismo.
Lavorare per realizzare un
presente e per progettare un futuro comunitario e solidale non è un'utopia. E'
cosa non solo possibile, ma addirittura "naturale". La
restituzione della dignità alle culture, a quel sistema naturale e complesso di
cui l'uomo fa parte, insieme agli animali, alle piante, a tutto il mondo
animato e (come lo definisce una scienza infantile) inanimato, è il primo passo
necessario per lavorare per la giustizia e la pace. Una restituzione che è
anche ridistribuzione del potere, avviando meccanismi che superino le povertà,
intese non solo come privazione dei beni materiali, ma come privazione della
propria storia, delle proprie attese, delle proprie risorse per comunicare e
per conoscere. L'opzione per i poveri tanto sbandierata, non significa fare
carità, ma significa rinunciare almeno a ciò che rafforza la sacralità del
proprio potere. Facciamo un esempio.
I secoli bui per l'Europa
sono i secoli d'oro per il mondo.
Nell'anno 500 nasce il Medioevo
europeo. Teodorico, ariano, re dei Goti, viene a Roma, ormai piccola città
periferica, ma con grandi memorie e monumenti. Sono a Roma Boezio e Cassiodoro.
Secondo la tradizione c'è anche Benedetto. L'Europa ha 29 milioni di abitanti,
il 14% degli gli abitanti di tutto il mondo che sono 206 milioni. Da 116
milioni dell'anno 1 in Cina, India, Pahistan, Bangladesh, a 65 milioni
dell'anno 500.
PAGANI significa: COLORO CHE PROFESSANO
UN'ALTRA RELIGIONE.
BARBARI significa: COLORO CHE PARLANO
UN'ALTRA LINGUA, di civiltà composita, spesso inferiore, ma spesso
superiore a quella romana. Grande pluralità delle forme e delle culture
religiose, nello stesso cristianesimo. La religione dei barbari è spesso
ariana. Alla fine del V secolo (496-98, battesimo di Clodoveo) sono
definitivamente insediati in Occidente.
Ricordiamo gli avvenimenti:
- L'Occidente si chiude su se
stesso. Roma diventa una piccola città, che vive di pesca. Negli anni
successivi si praticherà il cannibalismo.
L'Occidente", dunque,
anziché essere visto come l'unica terra conosciuta, va studiato almeno secondo
cinque direttrici, ognuna delle quali è molto complessa:
La manipolazione e la
falsificazione della storia
La manipolazione e la
falsificazione della storia, con semplici omissioni o sacralizzando spesso
episodi marginali o del tutto inventati (anche in epoche lontane per
legittimare una classe al potere) almeno per quel che riguarda il primo
Millennio è favorita da alcuni fattori:
1) molti popoli e molte culture hanno
usato ed usano un sistema simbolico di segni, l'analogia, la percezione
sensoriale e la memoria, in alternativa alla scrittura. Questi strumenti erano
giudicati e sono giudicati più utili della scrittura per conservare le
testimonianze dell'ingegno.
Al contrario la storia
ufficiale valuta soprattutto, se non soltanto, i documenti scritti.
2) i documenti scritti, figurali, della
memoria, del costruire giunti fino a noi rappresentano una parte molto modesta
e spesso quasi insignificante di quanto fu prodotto nel mondo nel primo
Millennio. Se molto è caduto in rovina o in disuso per il passare del tempo,
molto è stato volutamente distrutto. Basterà ricordare, come esempio,
l'intolleranza cristiana del IV-V secolo, o la cosiddetta rinascenza
carolingia, (che cancellano, entrambe, sistematicamente le tracce di quanto non
è riferibile alla cultura cattolica greca e romana) o l'avvento dell'età
ottoniana, romanica o gotica.
Ma normalmente si dimentica che
Alcuino era irlandese ed abate di monasteri agostiniani. e la rinascita
carolingia non è solo rinascita della cultura greco-romana.
Una visione storica più
rispettosa del vero ed una continua ricerca delle nostre radici (che risultano
sempre più pluralistiche, multietniche, multiculturali e multireligiose) non
può che rafforzare le scelte fondamentali di pace, giustizia e salvaguardia del
creato.
Raccontare una storia più
rispettosa del vero.
1) Il mondo nuovo non dovrà
inevitabilmente soggiacere all'affermazione della cultura occidentale. Più le
aree non-occidentali diventano "moderne", tanto più respingono
l'Occidente che non ha smesso di rappresentare il colonialismo. All'Occidente,
se vuole sopravvivere alla prossima tornata storica non resta che accettare
l'idea che la coesistenza tra civiltà diverse non solo è consigliabile, ma è la
sola via d'uscita per una cultura come la nostra che è in netto declino.
2) E' in declino non solo la cultura
occidentale, ma il potere della piccola élite delle borghesie occidentali, che
cerca con ogni mezzo di creare, nella stessa Italia, insormontabili steccati
tra sé e le maggioranze della gente comune. "La cultura
maggioritaria", come ricorda Habermas, " deve rinunciare alla
sua prerogativa storica di definire i termini ufficiali di quella cultura
politica generalizzata, che deve poter essere condivisa da tutti i cittadini,
quali che siano le loro origini ed il loro modo di vita". Al contrario
le strutture della scuola, della cultura, della comunicazione, rendono
rigorosamente e dogmaticamente gerarchiche e sequenziali le categorie mentali,
la concettualizzazione e la verbalizzazione (le uniche giudicate "razionali"),
che rappresentano i privilegi di pochi; e, al tempo stesso, demonizzano e
cercano di cancellare la comunicazione e la conoscenza che derivano dalla
percezione, dalle esperienze senso-motorie, dall'analogia, dall'esperienza
acustica e visiva, (giudicate illogiche ed irrazionali) che, invece, hanno
larga parte nei processi comunicativi e conoscitivi della maggior parte di noi
ed in particolare dei giovani. Così facendo, rendono il sapere riservato a
pochissimi e la conoscenza inaccessibile alle maggioranze della gente comune.
Queste si sentono più a proprio agio, sentono più naturale, normale
l'utilizzazione del ragionamento per analogia anziché del ragionamento per
parole. Preferiscono il simbolo e la sintesi, all'allegoria ed all'analisi: la
discontinuità alla conseguenzialità. Si sentono maggiormente a loro agio nella
percezione sensoriale e nell'uso della globalità dei codici, degli stili, dei
linguaggi della comunicazione e non di una scala gerarchica dei linguaggi
comunicativi, che vede in testa la verbalizzazione esaltata dalla retorica. Le
diverse "visioni del mondo", o percorsi conoscitivi, o
modalità di pensiero, o stili e codici comunicativi e conoscitivi, o "percezioni"
del mondo, ambienti di comunicazione e di conoscenza, va ricordato, non sono in
antitesi, ma s'integrano ed interagiscono.
I mozarabi
In altre note ho ricordato i "mozarabi",
evidenziando che "mozarabico" non individua solo un popolo
storicamente definito, ma è diventato un termine per identificare una complessità
culturale e religiosa che mette insieme elementi occidentali, con elementi
centro europei, centro asiatici, africani, orientali, mesopotamici,
siro-palestinesi, arabi. Per essere studiati attentamente nella loro
complessità, i mozarabi meritano una ricerca molto complessa e sofferta che
metta insieme almeno quattro millenni e spazi dall'antico Giappone, all'India,
ai popoli delle steppe, all'Africa, al Vicino oriente ed alle estreme
propaggini della Penisola Iberica che guardano all'Oceano. Oggi di mozarabi non
si parla quasi più. La grande "arte", le grandi testimonianze
iconiche mozarabiche sono dette visigotiche, ma studiando i mozarabi si impara
a conoscere le tante inculturazioni anche europee del cristianesimo che fecero
poco conto della cultura latino-greca, e molto delle tradizioni locali
(pregermaniche e preromane), dell'unificante e composita cultura dei celti
(degli "stranieri del nord", dal 600 a.c. al 400 d.C., dall'Irlanda,
e dalla Penisola Iberica, al centro Europa, alla Galazia in Asia minore), delle
culture centro asiatiche, del vicino e del lontano "Oriente", dell'India,
dell'Arabia, dell'Africa. Il cristianesimo delle origini è caratterizzato da
una pluralità etnica, linguistica, culturale. In questi anni ho imparato come è
stato stroncato, nel cristianesimo, e viene stroncato nella cultura laica, l'io
sociale a favore dell'io individuale ed ho imparato che da sempre, soprattutto
oggi, la comunicazione multiculturale e multimediale (la multipercezione) è un
diritto negato.
Il 22 marzo 1071
Falsificando la storia, si
cerca di riprodurre, insomma un'operazione ben riuscita un millennio fa.
"Il 22 marzo 1071", così comincia il preambolo del bel libro "El
antifonario de San Juan de la Peña, siglos X-XI, Zaragoza 1995 ",
...invece di cantare come avevano fatto fino ad allora...secondo l'antico rito
hispanico, i monaci intonarono l'inno Rector potens verax Deus secondo la
versione cluniacense del canto gregoriano". Sembra un fatto marginale,
eppure si tratta di un cambiamento epocale come pochi altri ce ne sono stati.
Era un atto blasfemo. La chiesa di San Juan de la Peña rappresentava uno degli
esempi più limpidi di mozarabismo, cioè d'adesione ad una cultura molto
complessa arabo-cristiana largamente legata a motivi europei, centro asiatici,
vicino orientali, in alternativa alla tradizione ellenistica. Una testimonianza
del cristianesimo apocalittico. L'imposizione del canto gregoriano in tutte le
chiese mozarabiche era un cambiamento violento e s'accompagnava alla
imposizione del "Romanum ordinem", anche attraverso il divieto
dell'uso di tutte le loro forme di conoscenza e di comunicazione iconiche (i
francesi direbbero del "language sans parole"), e persino di
quelle rappresentate dalle lettere dell'alfabeto (la littera mozarabica,
cioè una ben definita e connotata forma dell'alfabeto), delle "linee"
e dei colori delle miniature (cioè delle strutture simboliche), che
evidentemente, al di là del loro significato esplicito, facevano parte di un
complesso sistema comunicativo implicito, percettivo. La scrittura del resto è
stata inventata per rispondere alle necessità di rappresentazione visiva e di
memorizzazione del "pensiero", avvertite da chiunque faccia parte di
un gruppo socialmente avanzato, di evocazione delle "esperienze"
verbali, sensoriali ed extrasensoriali, ma anche e soprattutto per annotare il
linguaggio articolato e lo stile "cognitivo". Vietarono dunque
ai mozarabi il loro "lettering"; gli ordinarono persino di
cambiare i "caratteri" della scrittura che usavano. E' come se oggi
al Corriere della Sera ordinassero di cambiare l'impaginazione; a riprova che
basta vietare forme, colori, modalità comunicative e conoscitive, come facciamo
con milioni di giovani nella scuola, per procurare danni gravi ed
irrimediabili. Lo sterminio, il genocidio dei mozarabi avvenne soprattutto
attraverso l'imposizione della liturgia latina: cancellando un sistema
simbolico di comunicazione e ribadendo l'esclusività della cultura
greco-romana. Come non ricordare le moderne dispute, durante il Concilio
Vaticano II, sull'uso del latino nella messa? Nella formazione (riservata a
pochi) e nel trasferimento delle conoscenze, contavano allora, come contano
oggi solo la logica e l'esercitazione verbale, la "sacralità"
della parola scritta, il concetto. Molte volte ho sottolineato come esiste, nei
codici mozarabici una netta distinzione tra testo e miniature, che non sono mai
decorative o illustrative. Potrei aggiungere che si tratta di testi
autenticamente bilingui, che parlano due diversi linguaggi: quello (tanto per
schematizzare) concettuale dell'Occidente nei testi scritti, e quello
percettivo, analogico e simbolico dell'Oriente nelle miniature. Dopo Gregorio
VII, invece, l'immagine, e lo si vede anche nei codici mozarabici della
decadenza, deve esser concepita solo come rappresentazione, illustrazione ed
arte, e deve avere una funzione essenzialmente sussidiaria; è edificatoria per
la massa; muove nobili sentimenti estetici, per pochi eletti; stimola o
testimonia, in molti, la "visione" demoniaca o demenziale. Il
ragionamento simbolico, la grande percezione (sensoriale ed extrasensoriale), i
gesti (i grandi gesti creatori dell'uomo, a cominciare da quelli tattili ed
oculari), la musica, i colori, i suoni, la linea, i rumori, gli odori (insomma,
la vita) furono e sono anatemizzati. Era così avviato uno dei più singolari,
sistematici, risolutivi ed emblematici genocidi della storia. La cultura
mozarabica (una delle più complesse ed alte forme di sintesi tra etnie,
religioni, stili di vita e di conoscenza) fu annientata fino alle radici, al
punto che ancora oggi, a distanza di nove secoli, si fa fatica a riconoscere la
sua dignità. E con la cultura fu stroncato un popolo. Senza spargere una goccia
di sangue, i mozarabi furono cancellati dalla faccia della terra. Il 20 marzo
del 1074 il papa benedettino Gregorio VII ringraziava Sancho Ramírez, re
d'Aragona, per aver fatto adottare l'ufficio romano, l'Ordo Romanus, nelle
chiese aragonesi contro il "Gothicum officium", che pur essendo
teologicamente coincidente con quello romano, si collegava ad inculturazioni
estranee al mondo occidentale, all'ellenismo, alla centralità di Roma e degli
apostoli Pietro e Paolo. La lettera di papa Gregorio e gli avvenimenti di San
Juan de la Peña sono atti significativi, che trascendono i fatti hispanici.
Testimoniano ancora una volta come l'"Occidente" abbia
cancellato secoli, popoli, culture, etnie, religioni, insomma la storia
dell'intero I millennio, che da allora sarebbe stato presentato come un insieme
di secoli bui.
L'Ordo Romanus
La ricerca dell'ordo romanus è
di antica data. Nel IV-V secolo il cristianesimo è ricondotto ad una religione
solo occidentale. Si manifesta l'intolleranza cristiana. La Chiesa si arrocca
nei suoi privilegi e nelle sue credenze per preservare l'ortodossia nelle
dispute che non di rado, soprattutto nel confronto tra Oriente ed Occidente,
tra cattolici latini e "barbari" ariani erano sostenute o si
saldavano a motivazioni politiche.Con il VI ed il VII secolo i regni "barbarici"
sono ormai una realtà. Si definisce una nuova società. Le minoranze venute da
lontano sono ormai cresciute in potere politico e militare. Gli Alani, i
Vandali, i Silingi, gli Svevi, i Visigoti, i Longobardi, i Franchi, i Burgurdi
ormai stanno cancellando la Roma aeterna. Le città ormai vivono alle spalle
della campagna; cresce sempre più il divario tra una minoranza più o meno ricca
e generalmente oziosa, e la maggioranza povera, o scarsa di risorse, incapace
di pagare le sue imposte. Il monachesimo, fatto esclusivamente da laici, è molto
diffuso. E' naturale che nasca, soprattutto negli eredi della cultura e del
potere romano la voglia di riorganizzarsi per un riscatto. E' naturale che
nasca la ricerca dell'ordo romanus che si realizzerà attraverso varie forme di
"rinascita" (ad esempio nell'età carolingia, nell'XI secolo,
attraverso la riforma cosiddetta gregoriana, o nel XII secolo, quando, persino
in architettura e nelle arti assisteremo alla rinascita delle forme espressive
antiche) che si concluderanno nell'anno 1300 con Bonifacio VIII.
Con Gregorio VII, ma solo
allora, era definitivamente imposto a tutto il mondo quell'ordo Romanus, che
ancor oggi rappresenta il nostro unico punto di riferimento. L'intera antichità
è letta esclusivamente secondo gli schemi culturali dell'ordo romanus, della
Grande Chiesa dei Gentili, che rappresentò certo un fatto importante, ma uno
dei tanti fatti importanti.
La stessa pluralità
dell'evangelizzazione cristiana, tante volte sottolineata dalla missio
Apostolorum (Unum sint singuli, quantunque fossero una sola cosa,
tuttavia ciascuno ebbe un proprio ruolo in diverse parti del mondo), e tante
volte sconvolta nel primo Millennio, era cancellata definitivamente, anche
dalla memoria, con un atto politico e ridotta ad una monocultura accessibile a
pochi. L'operazione che sarà poi fatta nel Nuovo Continente (il genocidio non
solo fisico, ma culturale) era già stata sperimentata in Europa.
Via San Calepodio
Persino dal nome della strada
in cui abito, Via San Calepodio, e dal nome della Parrocchia (San Giulio) a cui
amministrativamente appartengo mi viene lo stimolo a studiare il Primo
Millennio. Calepodio è legato alla tradizione delle prime comunità cristiane a
Trastevere ed allo schiavo Callisto che, agli inizi del III secolo, fu
malaccorto amministratore (pro domo sua?, la storia si ripete) dei risparmi e
del cimitero cristiani, e che fondò il titolo omonimo a Trastevere, sembra
prima di diventare papa nel 217. Forse dove oggi sorge la Basilica di santa
Maria in Trastevere. A Callisto, nel ruolo di presbitero successe Calepodio,
che intanto gestiva un importante cimitero sulla via Aurelia, dove fu sepolto
lo stesso Callisto, morto martire.
Papa Innocenzo II Papareschi
(1130 -1143) fece realizzare importanti mosaici nel catino di Santa Maria in
Trastevere, e preoccupato, lui romano, in un`epoca in cui tutto doveva esaltare
l'ordo romanus, di sottolineare la romanità (peraltro inesistente) della chiesa
di Roma, dette largo spazio nelle immagini ai Santi Romani del III secolo:
Callisto, papa Giulio I, Calepodio.
Questi stessi personaggi e per
lo stesso motivo furono esaltati nell'Anno Santo Romano del 1950. A Giulio fu
dedicata una Parrocchia, mai completata, a Via Maidalchini, ed a san Calepodio
una via di Monteverde. Le autorità ecclesiastiche oggi negano fermamente la
santità del presbitero.
Può venire qualcosa di buono
da ciò che non è greco?
Solo pochi ormai credono che le
varie fedi cristiane nella versione greco-romana, siano le uniche
inculturazioni, anche nei tempi passati, del cristianesimo, le definitive ed immutabili.
La diffidenza, ad esempio, con cui è stata vista ad esempio la televisione ed
oggi sono visti la società globale dell'informazione, i nuovi media, e le
culture non concettuali, ricorda l'attaccamento agli arcaici sistemi che portò
i cristiani dell'Occidente della fine del primo millennio a rifiutare i numeri
indiani (quelli che oggi usiamo), il metodo posizionale e lo zero. Fu una
strenua resistenza. I chierici dell'epoca si ritenevano gli unici degni e
fedeli della grande tradizione greco-romana e non potevano ammettere che
esistesse un'altra tradizione,. Al punto che Gerbert d'Aurillac, diventato nel
999 papa con il nome di Silvestro II, per aver sperimentato i nuovi numeri e lo
zero e per averli trovati "buoni" (Genesi, 1), fu sospettato
di aver venduto l'anima a Lucifero. Per secoli i sapienti europei continuarono
a chiedersi se può venire qualcosa di buono da ciò che non è greco, al punto
che nel 1648 l'autorità pontificia fece aprire la tomba di papa Silvestro II,
per ricercare le tracce del patto con i demoni dell'inferno. Non a caso la
ricerca fuori dell'accademia è definita eretica. E fuori della divulgazione che
deriva dall'accademia e dalla ricerca riservata a pochi, c'è la constatazione,
anche grazie ai risultati degli studiosi di cose africane, arabe e vicino
orientali, che a Ovest del Giordano il Cristianesimo acquistò un aspetto
ellenistico grazie a Paolo, in vesti Greche, e si sviluppò in una chiesa
normativa. A Est del fiume, il giudeo cristianesimo trovò la sua continuazione
nell'Islam semitico, grazie a Muhammad, l'apostolo in vesti arabe, e realizzò
autonomamente un monoteismo senza compromessi.
In Europa che cosa è
successo?
E in Europa che cosa è
successo? E a Roma che cosa è successo? Tutto fa pensare che ci fu oltre un
millennio di tradizioni eterogenee che convivevano. Solo dell'inculturazione
greco-latina-germanica è rimasta testimonianza, e per di più libresca. Come
dobbiamo comportarci di fronte ai temi della giustizia, della pace, della
riconciliazione che vuole un rapporto sistemico dell'uomo nel creato? Non
dobbiamo rivedere molti nostri atteggiamenti di dominio-possesso anche dei
percorsi che portano alla conoscenza? L'inizio del terzo millennio non può
essere l'occasione per saperne qualcosa di più?
L'ignoranza e' la madre di
tutti i mali.
Giovedì 2 gennaio 1997 nella
trasmissione "Italia Mia Benché" si discettava delle crociate.
La conclusione è stata: il cristianesimo è intollerante. Non c'è dubbio che la
cultura greco-romana (laica e religiosa) sia intollerante (ed anche questo va
detto) e che, conseguentemente, il cristianesimo occidentale sia intollerante.
Ma il cristianesimo occidentale
(anche quello greco definito orientale) non è "tutto il
"cristianesimo". Solo pochi credono che "le storie"
dei vincitori, delle élite in Occidente siano le uniche, certe e definitive
esperienze che hanno caratterizzato l'umanità in ogni tempo ed in ogni
latitudine. E allora una affermazione apodittica come quella della trasmissione
televisiva citata è senza senso. La cultura occidentale, al contrario di altre,
è sempre stata segnata dal logocentrismo e dall'individualismo di tradizione
greca. Il cristianesimo nascente, invece, era profondamente comunitario e tale
rimase nelle culture non ellenizzate. Ma, in forza dell' inculturazione
latino-greca, si lasciò pervadere dall'intimismo ed al tempo stesso diventò
prevalentemente autoritario ed accentratore in termini di esercizio del potere.
Ancora va ricordato il 29
giugno 1998. Un servizio giornalistico per il TGR, realizzato da un attento
ricercatore della cristianità primitiva, affermava che San Pietro e San Paolo
sono i fondatori del cristianesimo (sic!). E poche sere dopo Cantalamessa
ricordava che Gesù predicava in ebraico. E l'aramaico della povera gente che
fine ha fatto? Se ne parla sempre meno da quando esistono studi importanti che
individuano nell'aramaico certamente la lingua della gente comune, ma anche una
lingua sacra unificante di tutte le religioni indo-iraniche, un capitolo che
non bisogna studiare.
Malgrado tanti maldestri
tentativi di manipolazione, rimangono alcuni punti assodati, che non possono
essere dimenticati soprattutto nel momento in cui le élite privilegiate
dell'occidente devono confrontarsi con la marea delle maggioranze della gente
comune in dimensione globale, mondiale ed emerge la complessità e la
multiculturalità. Vorrei ripetere riassumendoli questi punti, almeno per quel
che riguarda il cristianesimo occidentale:
1) Il cristianesimo, specialmente nella
sua versione romano-cattolica, ha lasciato una scia di fatti negativi che non
devono essere messi da parte. Gregorio Magno ricorda che non si può
profetizzare riguardo al futuro (neppure Dio può farlo) se non si profetizza
anche rispetto al presente ed al passato. In termini moderni, dirò che senza memoria
non c'è futuro. E' fondamentale progettare il futuro, ma vivendo il presente e
ricordando il passato.
2) Il cristianesimo nascente, prima di
imbattersi ed essere limitato nella catalogazione cattolica-romana, come ho
ricordato, era profondamente comunitario. Per noi (impregnati della cultura
greco-romana) la prevalenza spetta all' io individuale; il cristianesimo
nascente e molte culture, anche odierne, fanno prevalere l' io sociale.
Nell'inculturazione occidentale "il regno" si è trasformato in
sinonimo dell'altro mondo, dell'aldilà. Nella chiesa apocalittica il "Regno
di Dio" è ora, per gli uomini che vivono il presente.
3) Il cristianesimo ha subito una profonda
spiritualizzazione e una completa depoliticizzazione. Ha acquisto un'anima
fortemente violenta; non si trattava di una violenza fisica, ma di un altro
tipo di violenza anch'essa distruttrice, la violenza simbolica; distruggere
questo nucleo (come fanno anche molte dottrine laiche dell'occidente) equivale
a decapitare una comunità e a decretare la morte culturale di un popolo.
4) E' emersa nei secoli la prepotenza
delle persone che rifiutano di dialogare e si sono chiuse nei loro valori
culturali, realizzando di fatto un rapporto di distruzione di alterità.
5) Per l'inculturazione del vangelo nell'universo
greco-romano la storia è irrilevante. Questa concezione ha portato ad una
completa secolarizzazione della storia, in quanto teologicamente irrilevante.
Per questo il cristiano (specialmente la gerarchia) ha interferito nella vita
quotidiana delle maggioranza della gente comune senza grandi scrupoli etici o
senza ispirazioni di fede, perché la storia, in definitiva, non conta.
La religione cristiana è parte
di questo dramma. La catechesi (ed i progetti educativi in genere) furono fatti
(e sono fatti) all'interno del progetto culturale, in cui era inserito il
sistema culturale europeo, secondo il quale (ed è un pensiero interessato) la
cultura occidentale è l'unica, la definitiva e l'immutabile; la conoscenza
passa inevitabilmente attraverso i percorsi cognitivi, la verbalizzazione ed il
concetto, accessibili solo a pochi, provenienti da ben definite classi sociali
privilegiate, cancellando i percorsi cognitivi analogici, percettivi
sensoriali, motori ed affettivi, che caratterizzano le maggioranze della gente
comune.
Complessita' \ modernita' \
mondializzazione
Il catastrofismo e
l'arroccamento nei loro privilegi di molti credenti e soprattutto di quasi
tutti gli intellettuali progressisti laici e non credenti è dal loro punto di
vista giustificato: vedono cadere i loro dogmi, le loro certezze, i loro poteri
(consolidati nei saperi e nei linguaggi esoterici) a vantaggio di popoli legati
a diverse civiltà e di nuove classi sociali che emergono. Devono prendere atto
che l'Occidente e le sue élite privilegiate non sono in grado di portare valori
e democrazia. Non vogliono accettare la "complessità", la "modernità",
l'"internazionalizzazione" e mirare ad uno sviluppo integrale,
riconoscendo la dignità di tutte le "culture", quelle dei popoli
nuovi (in realtà antichissimi, colonizzati, sfruttati, annullati nelle loro
identità) e quelle delle maggioranze della gente comune (che mai hanno avuto il
rispetto di soggetti sociali), anche nella nostra Italia.
Già sant'Agostino, lui berbero
che, attraverso lo studio del greco, avevano voluto sottomettere alla cultura
del ragionamento logico-verbale, non si stancava di ripetere che "diversi
non adversi". I diversi non sono nemici.
Cadute le ideologie, finite le guerre
combattute all'interno della civiltà occidentale (il XX secolo ha avuto il
dramma dei grandi conflitti, del nazismo, del comunismo sovietico), scomparsa
la contrapposizione tra le grandi potenze e la distinzione tra primo, secondo e
terzo mondo, rimangono le grandi "civilizzazioni": fortemente
differenziate tra di loro per storia, lingua, cultura, religione e tradizioni,
sono destinate a grandi e forti scontri le otto civiltà: - occidentale; -
confuciana; - giapponese; - islamica; - hindu; - slavo-ortodossa; - latino
americana; - africane (non è possibile unificare le varie "civilizzazioni"
dell'Africa).
Non è certo casuale il rifiuto
della storia (della storia raccontata solo dalla parte dei vincitori) da parte
dei giovani.
La ricerca delle radici; la
riscoperta delle proprie identità culturali; l'accentuazione dei limiti del sapere
concettuale e delle limitazioni della fisica; il riconoscimento delle
potenzialità del ragionamento simbolico-analogico-percettivo, che viene
contrapposto a quel ragionamento verbale (che lo ha sempre definito
"barbaro" ed inattendibile): sono questi gli elementi potenti di
destabilizzazione e di scontro delle aree non-occidentali con il mondo
occidentale.
Per rimanere nel chiuso della
nostra Italia, vorrei aggiungere che questi sono anche i fattori di scontro (ed
io temo di scontro violento) della cultura delle maggioranze della gente comune
e della cultura delle élite. Questi sono i motivi per cui le classi al potere
ritengono che gli utenti non debbano diventare soggetti sociali.
L'anno santo del 2000: una
grande occasione sprecata.
L'anno santo
del 2000 avrebbe potuto rappresentare una grande occasione per
restituire dignità alle culture, alle etnie, alle attese religiose offese da
secoli di ricerca di privilegi e di potere da parte di piccolissime élite; per
ricostruire le radici cancellate e restituire dignità alle maggioranze della
gente comune.
In questi anni di viaggio ho
raccolto materiali sufficienti per riferirmi, come ricorda la bella
presentazione del volume "De Constantino a Carlomagno, Disidentes
Heterodoxos marginanados, Cadiz, 1992", "a quegli aspetti considerati
"non canonici", a quei movimenti, concetti o attitudini che,
quando non coincidevano con gli schemi politici, morali, etici, religiosi di
un'epoca e di una regione determinata, si ponevano pericolosamente in contrasto
con il potere stabilito". Ancora oggi il potere stabilito (una piccola
élite economica, politica, ideologica, che veste di volta in volta i panni
della borghesia bianca, colta ed occidentale illuminata o conservatrice)
difende i privilegi ed il dominio-possesso acquisiti nel corso del tempo, e lo
fa attraverso due strumenti:
1) cancellando tutto quello che non è "canonico",
falsificando la storia, sacralizzando la cultura occidentale, quanto cioè fu
elaborato nei territori ellenizzati dell'Impero romano;
2) cancellando il sistema dei linguaggi
conoscitivi e comunicativi e sacralizzando esclusivamente i linguaggi, i modi
comunicativi e conoscitivi della logica verbale e del concetto esaltati dalla
retorica dello spirito discorsivo, che, giova ricordarlo sono accessibili,
comprensibili solo a pochi.
Rimango convinto che l'anno
santo del 2000 avrebbe potuto rappresentare una grande occasione per restituire
dignità alle culture, alle etnie, alle attese religiose offese; per ricostruire
le radici cancellate; per restituire dignità alle maggioranze della gente
comune; per superare il "nazismo". "Nazismo" è
una parola forte, ma, per la sua connotazione storica, è la parola che in
quest'epoca meglio definisce l'impegno a conservare con qualunque mezzo (anche
attraverso i genocidi culturali) le strutture di privilegio delle élite ed i
condizionamenti di un potere precostituito.
Non sarebbe neppure necessario
rincorrere il fare umano per universum mundum dalla più remota antichità
fino al XIII secolo, magari ripercorrendo le tante diversissime strade europee
dei pellegrinaggi. Basterebbe passeggiare per Roma.
Finché non c'è pace tra le
religioni non c'è pace nel mondo
Hans Küng ricorda che "finché
non c'è pace tra le religioni non c'è pace nel mondo". Noi cristiani
potremmo cominciare a dare un serio contributo ricordando che non deteniamo il
monopolio dello Spirito Santo: "Tutti coloro che sono condotti dallo
Spirito di Dio, quelli sono figli di Dio" (Rm 8,14).
Non ci sarà pace nel mondo, e
continueremo a costruire le condizioni per imporre violenza e dolore, fin tanto
che continueremo a comportarci come se le nostre credenze (culturali o
religiose), le nostre ideologie, i nostri modi comunicativi e conoscitivi
abbiano il monopolio della verità. Si farebbe un passo avanti enorme se nelle
strutture educative e formative si raccontasse una storia meno fantasiosa,
almeno facendo affidamento a quei dati ormai acquisiti (ma mai dimenticati nel
corso degli ultimi due millenni) cosmopoliti e che giacciono nascosti nelle
biblioteche specialistiche, in ambienti "segreti", che sono
riservati a pochi o che vengono divulgati, come fatti marginali, nelle tante
riviste di arte e di archeologia che sono ormai in edicola.
Sarebbe un grande passo avanti
se le strutture educative e scolastiche riconoscessero che "Le
cose", come ricorda Thich Nhat Hanh, "non possono essere
descritte mediante concetti e parole. Si possono incontrare solo con
l'esperienza diretta". "La dimensione ultima della realtà non ha
nulla a che vedere con i concetti". Sarebbe un grande passo avanti se
nel ricercare le esperienze dell'uomo nella storia non si guardasse solo agli
interessi delle piccole élite che governano il mondo. Se non si guardasse solo
alla storia del Pensiero Occidentale, del cristianesimo sviluppatosi nell'alveo
delle categorie filosofiche ellenistiche o dei "Concili"
teologicamente definiti, che il più delle volte sono stati dei veri e propri
consigli di amministrazione delle Chiese.
Ritrovare Gesù di Nazareth,
il Cristo del Signore
La lettura del cristianesimo
che spesso ne fanno le chiese cattolica e cristiane d'Occidente e le
associazioni confessionali è a dir poco parodistica e spesso blasfema. Rende
irriconoscibile Gesù di Nazareth, il Cristo del Signore, privato di tutto il
suo spirito sovversivo e rivoluzionario. Lo trasforma in un santone rituale che
benedice il potere delle élite della classe dominante occidentale, che, invece
di perseguire la giustizia, ridistribuiscono in elemosina quanto loro avanza. I
cristiani, invocando il nome di Gesù, sono presi solamente dalle parole e
perdono di vista la sua vita ed i suoi insegnamenti, che vanno praticati e non
ridotti a nozione e concetti. Gesù visse esattamente secondo i suoi
insegnamenti. La teologia si è sovrapposta agli insegnamenti, alla vita ed alla
morte di Gesù. Troppo spesso i praticanti cristiani si sono impegnati in esami
eccessivamente intellettuali o analitici delle scritture, cercando di avere
esperienza di Dio in modo intellettuale, facendo affidamento soltanto su
nozioni e concetti relativi all'assoluto. Inevitabilmente molti cristiani hanno
creduto che il potere politico sia necessario per il benessere della loro
chiesa o comunità. Lo chiamano la "necessità storica." E che
il proprio benessere servisse a Dio. Perciò hanno rubato e rubano.
Gesù non si limitò ad
insegnamenti astratti o morali; visse secondo i suoi insegnamenti: Lui che era
la pace, il frutto della giustizia, ricercò la giustizia e fu condannato a
morte come sovversivo. La vita di Gesù costituisce il suo più essenziale
insegnamento, più importante persino della fede nella resurrezione o
nell'eternità. Come cristiani annunciamo la sua Resurrezione, ma troppo spesso
dimentichiamo che si incarnò, che si suoi insegnamenti si identificarono con la
sua vita in un determinato momento storico ed in una regione del Mondo, e che
la vittoria sulla morte fu anche la vittoria sulla morte data ad un sovversivo
di un "ordine ingiusto".
Le radici culturali
Le radici culturali del nostro
Occidente, del Mediterraneo e dell'Europa non stanno solo nelle categorie
filosofiche greche e romane o nel sapere concettuale che viene trasmesso nelle
strutture educative e scolastiche. Anche a voler ricercare solo le radici della
civiltà cristiana nei Paesi Europei che affacciano sul Mediterraneo, avendo
come punto di osservazione Roma, ma non facendo affidamento solo sulle fonti
occidentali sacralizzate, il panorama storico appare del tutto diverso da
quello che si studia.
Se è vero che "noi
cristiani dovremmo stare più che vigilanti per non imporre agli altri credenti
centralità spirituali che sono solo nostre" (come ricorda G.Franzoni, Farete
riposare la terra, Roma 1996, p.26), è anche vero che noi delle élite al
potere dovremmo stare attenti a non imporre, anche nella nostra Roma,
centralità culturali (laiche e religiose) che sono solo nostre. Dovremmo dire:
"noi élite della classe dirigente dovremmo stare più vigilanti per non
imporre agli altri uomini centralità culturali, stili e codici conoscitivi e comunicativi
che sono solo nostri". I genocidi culturali (Franzoni cit., pag. 55) non
riguardano solo gli altri "credenti" (ma sarebbe meglio dire:
gli altri uomini) delle popolazioni indigene, ma si realizzano sistematicamente
anche nella nostra Italia, quando si impongono nelle strutture educative e
scolastiche o nella catechesi delle parrocchie, persino nei libri alternativi o
antagonisti, stili, schemi logici e codici conoscitivi e comunicativi (legati
al pensiero per parole) raggiungibili solo dalla élite della classe dirigente.
Dovremmo ricordare che il
furto, nelle forme dello sfruttamento, dell'ingiustizia sociale e
dell'oppressione è un'uccisione. La riflessione ci porterebbe lontano. Un passo
avanti enorme sarebbe rappresentato se nelle strutture educative e formative si
ricordasse, come ha rilevato L.Boff, che la cultura della maggior parte delle
persone (e della quasi totalità dei giovani) è segnata più dal simbolismo che
dal concetto, più dall'analogia e dalla percezione che dalla verbalizzazione,
più dalla sintesi che dall'analisi. Quella della gente è una cultura
fondamentalmente comunitaria, simbolica, sintetica, festosa, rumorosa,
plurilinguistica e, soprattutto, creativa: non l'oggetto dello studio di
spiriti nobili e colti; ma il soggetto della vita umana.
La storia dell'uomo non è
solo quella raccontata dai manuali accademici dei bianchi.
Già alla fine dell'Ottocento
esistevano studi sufficienti per dire che il vangelo che abbiamo proposto alla
gente è in realtà un insieme di teologia, di dogmi, di interessi di chiese e
soprattutto di affari politici delle élite. Abbiamo raccontato la storia del
mondo, come se esistesse solo l'Occidente, solo quanto è stato elaborato dalle
categorie filosofiche ellenistiche nei confini del Mediterraneo e dell'Impero
Romano; solo quanto di occidentale è fiorito nel Mediterraneo, dimenticando che
è quel mare è già nel III Millennio a.C. il terminale delle merci e perciò
delle culture che provengono da tutto il mondo, anche dal lontano Oriente e che
vi fiorirono e vi fioriscono molte culture e civiltà destinate a mescolarsi
dinamicamente, a sintetizzarsi con l'Occidente.
Abbiamo raccontato la storia
del cristianesimo come storia delle Chiese, del potere delle gerarchie ecclesiastiche
che hanno definito l'ortodossia del cristianesimo in Occidente e poi lo hanno
esportato. Abbiamo raccontato dogmaticamente la "nostra"
storia, come la storia di un "progresso" senza fine: l'epoca
in cui viviamo è immutabile e definitiva.
Alle astratte preoccupazioni di
molti borghesi illuminati bisognerebbe dare concretezza utilizzando le
acquisizioni della ricerca e scrivendo la storia dell'uomo (non solo dei
credenti nelle chiese strutturate), nella sua quotidianità e molteplicità di
culture, di etnie, di religioni, di sensibilità ed attese religiose. Lo sforzo
(certamente molto importante), già "sperimentato da grandi missionari
come padre Matteo Ricci, di annunciare nella sua essenzialità l'evento Cristo,
cercando di attingere linguaggi, simboli e riferimenti culturali dallo stesso
contesto in cui questo si annuncia" (Franzoni cit., pag.77), fu
certamente sperimentato dal cristianesimo nascente. Fu sperimentato, ad
esempio, anche da Paolo che, orientale ed ebreo (e tale rimase fino in fondo),
predicando in occidente, utilizzò le categorie, schemi logici e gli stili
comunicativi occidentali greci e romani per farsi capire. Se avesse predicato
in India, si può esser sicuri che avrebbe usato, come fa il Vangelo di Tomaso,
la sensibilità religiosa del mondo indiano. Paolo, infatti, pensava che "tutti
coloro che sono condotti dallo Spirito di Dio, quelli sono figli di Dio"
(Rm 8,14). Credo che non sia giusto usare le categorie, i concetti e gli stili
comunicativi occidentali utilizzati dall'orientale Paolo per farsi capire "per
omnes gentes" (cioè nel mondo romano ed ellenistico) per evangelizzare
"universum mundum".
Il cristianesimo giovanneo e
apocalittico.
L'Apocalisse (la ricostruzione
della speranza, come la definisce in un bel libro Pablo Richard) riscoperta e
commentata dalle Comunità ecclesiali di base, di contadini ed indigeni
dell'America latina, ripropone un cristianesimo delle origini lontano dalle
categorie filosofiche greche. L'Apocalisse è un documento storico
straordinario. E' un libro carico di speranza, per il tempo presente, si
esprime mediante lo psicologismo del simbolo, ed è la rivelazione di Dio nel
mondo dei poveri, degli oppressi ed esclusi, della gente comune, di chi,
insomma, non conta nulla. L'Apocalisse mostra come il cristianesimo delle
origini sia profondamente pluralista e, unico tra le tante religioni di matrice
indiano-iranica dell'epoca, sia una religione comunitaria, collettiva, che
presuppone una conversione, dentro la storia, comunitaria, collettiva. Gesù di
Nazareth, come ricordato, è condannato a morte quale sovversivo. Molte comunità
cristiane delle origini (almeno quelle, e non sono poche, che non sposeranno la
cultura intellettuale, individuale, spettacolare delle categorie filosofiche
dell'ellenismo) continueranno per molto tempo a rifarsi tra gli altri, alla I
lettera di Giovanni: (Gv 2,6): "Chi dice di dimorare in Cristo, deve
comportarsi come lui si è comportato". La sequela di Cristo (la
testimonianza dello spirito sovversivo di Gesù di Nazareth) portò alla morte
tanti apostoli del cristianesimo nascente. E noi siamo stati capaci di
inventare persino la "prudenza cristiana", "la necessità
storica", i cristiani moderati di destra o di centro nella politica. E'
fondamentale recuperare la pratica storica e la testimonianza. E' fondamentale
recuperare, attraverso la forza del simbolo e della comunicazione analogica e
percettiva, "il potere della speranza e dell'utopia nella
trasformazione della storia, l'efficacia di una maturazione della coscienza
collettiva di un popolo e, infine, la forza, il potere e l'efficacia dello
Spirito nella storia e la forza della spiritualità dei poveri ed
oppressi". Non a caso molte Comunità di base dell'America latina hanno
scelto per una lettura dei mali della società Carlo Marx, che deriva, per sua
stessa ammissione, gli elementi fondamentali del suo metodo (come la lotta di
classe), dall'utopia socialista di quel cristianesimo francese degli inizi
dell'800, che studiava la diffusione del cristianesimo nell'Europa
altomedievale. Molte comunità cristiane dei primi secoli (non certo quelle "occidentali")
sono appunto comunità. E se non ci fosse stata la tragedia del comunismo
sovietico e la parola non fosse equivocabile, si potrebbe tranquillamente
parlare per molte comunità cristiane delle origini, come fa Moraldi, di "comunismo
cristiano". Basterà in fondo ricordare i Dialoghi di Gregorio Magno
(Dial.,4, 57, 8-15): "...la regola del nostro monastero è sempre stata che
tutti i fratelli vivessero in comune senza che nessuno avesse il diritto di
conservare niente in proprio".
Credo che si debba fare uno
sforzo in più per ricostruire la dimensione storica dei primi secoli del
cristianesimo. Per valutare il messaggio del IV Vangelo e l'Apocalisse già nel
I e nel II secolo, bisogna ricordare che la "missio apostolorum"
e la loro dispersio fu "per universum mundum" e non
solo "per omnes gentes", per chi, cioè, viveva nel mondo e
nella cultura dell'ellenismo.
Lo ricorda molto bene Beato di
Lièbana, nel suo "Commento all'Apocalisse" nell'VIII secolo,
in un testo (ignorato, con un atto certamente censorio ed ideologico dal Migne)
che fu diffuso nei secoli finali del I Millennio in centinaia di esemplari,
accompagnato sempre dal testo di Daniele e "commentato" da una
infinità di immagini simboliche estranee alla cultura allegorica ellenistica.
Veniva così pienamente attribuito al testo apocalittico il carattere "popolare"
della dimensione storica, economica, politica e sociale del movimento di Gesù
di Nazareth. L'Apocalisse (nei codici miniati del Commentario di Beato) si
esprimere pienamente in simboli ed immagini, così come voleva il Vangelo di
Filippo ("la verità non è venuta nuda, ma in simboli ed
immagini"), che certamente circolava nella Penisola Iberica Alto
Medioevale. "Per universum mundum" significa veramente per
tutto il mondo e non solo i confini dell'impero romano. Ci ostiniamo a leggere
il cristianesimo attraverso la lente dell'ebraismo ellenizzato, fingendo di
ignorare che, accanto alla cultura ellenistica, c'è in Europa ed a Roma anche
la cultura che definiamo indo-iranica, c'è quella araba, quelle Africane,
quelle dell'Asia centrale e dell'estremo Oriente.
Non ci sono solo, come molti
vogliono credere, solo quattro correnti del cristianesimo del primo secolo (il
cristianesimo giudeo, il cristianesimo ellenico, il primo cattolicesimo, o
cristianità primitiva ed il cristianesimo apocalittico). Il cristianesimo è
veramente pluralista. Tante sono le correnti quante sono le culture con cui
viene a contatto. Esistono tante chiese, intese come insieme dei fedeli, che
trovano l'unità nel riconoscimento di Gesù di Nazareth, il Cristo del Signore.
Esistono tante chiese che non hanno bisogno di rifarsi alla Bibbia ed al mondo giudaico.
Possiamo accettare il termine
di cristianesimo apocalittico non solo per individuare il cristianesimo (come
normalmente si dice) che affonda le sue radici profonde nell'apocalittica
giudea, ma per identificare il cristianesimo che non si adatta al sistema
culturale dominante della tradizione occidentale ellenistica ed al sistema
politico dominante dell'Impero Romano. Che si collega al messaggio "giovanneo".
Esistono indizi precisi per ricercare la complessità del mondo antico. Ad
esempio Alessandro Magno viene citato sprezzantemente, dai popoli nuovi che
entrano in Europa a seguito dalle grandi immigrazioni (dai cosiddetti barbari)
come zotico, ignobile e rozzo. E' un evidente rifiuto della cultura dell'Ellade
da parte di chi veniva dall'Asia centrale. Esiste uno stretto collegamento tra
Asia Minore ed India. Il vangelo di Giovanni (sia che accettasse la filosofia
degli opposti, sia che condannasse il dualismo) è il testo più prezioso per i
primi cristiani che si prefiggono, sull'esempio del movimento di Gesù, di
cercare, domandare, guardare, capire, ascoltare, ricevere l'aperta visione,
guardare apertamente Dio all'interno dell'uomo (di se stessi e del proprio
prossimo). Nelle poesie di Antonio Machado possiamo rivedere la sorgente di
vita (il "manantial") che fluisce nel proprio cuore: alla
sacra fonte, al battesimo, alla conoscenza di Dio si accede direttamente, senza
la mediazione della Chiesa.
Appare evidente che il primo
cristianesimo, già nel 36 d.C., si è imposto in Palestina come la religione dei
poveri. Una religione femminile, e non solo perché tra i primi diaconi c'erano
anche le donne. E' la religione che garantisce il riscatto sociale agli anelli
più deboli della società. E.Renan già nel 1866 rilevava come i grandi sapienti
(in Giudea nel primo secolo) facevano fuoco e fiamme, dall'alto dei loro
pulpiti, contro l'accesso all'istruzione (il sapere è lo strumento di accesso
al potere) per quegli scarti di umanità che erano le donne, e anche per i loro
figli denutriti. Solo la visione troppo greca, troppo puritana nel Vangelo di
Luca nei confronti delle donne, ne ha fatto la religione delle élite maschili.
Benché non siano sopravvissute
fonti per la storia della chiesa fino al 300, si hanno notizie certe che spesso
il cristianesimo nascente non deve nulla né al mondo giudaico, né a quello
ellenico. Ne è testimonienza il fatto che il cristianesimo praticato nelle
cerimonie del Graal nel XII sec. è totalmente preromano.
Esistono, come ho ricordato,
già da qualche secolo, migliaia di studi spesso molto belli ed approfonditi, ma
relativi a segmenti spesso molto delimitati e definiti della storia e del
sapere umano, che mostrano come nei primi secoli siano avvenuti a Roma e nel
mondo occidentale fatti molto diversi da quelli che normalmente si raccontano e
che le chiese siano state massacrate dalla Chiesa. Sono saggi e ricerche
specialistiche di grande livello, ma che non concorrono quasi mai a definire un
contesto sistemico al punto di dare un panorama storico, culturale, religioso,
etnico più credibile. ll vangelo è per tutti i popoli e per tutte le culture:
lo Spirito soffia dove vuole (Gv 3, 8); tutti coloro che sono condotti dallo
Spirito di Dio, quelli sono figli di Dio (Rm 8, 14). La missione apostolica non
è legata ai soli apostoli Pietro e Paolo. La tradizione apostolica non è legata
solo alle categorie filosofiche e metafisiche ellenistiche diffuse (per di più
in chiave minoritaria) nei territori dell'impero romano e venute a strutturarsi
teologicamente in Occidente, nel corso di alcuni secoli ed in contesti storici
economicamente, socialmente, antropologicamente definiti.
Ci si rende conto che gli
avvenimenti storici ed i rapporti tra culture, etnie e religioni sono ben
diversi da quelli raccontati dai manuali di storia. E nella Roma imperiale (ma
anche nell'Europa del I secolo d.C.) le lingue e le culture, le etnie e le
religioni c'erano tutte: oltre 30 religioni primarie e la presenza di un
centinaio di etnie e di culture (induisti e buddhisti compresi). Il numero
delle religioni e dei culti crescerà nei secoli successivi. La Cristianità
delle origini non si identifica solo con l'ellenizzazione del cristianesimo e
Costantino non ha spento, almeno per tutto il primo millennio, le altre radici,
se è vero (come è il più delle volte è documentato):
1) che ci fu una forte intolleranza del
gruppo che a Roma decise di essere il custode dell'ortodossia contro i
"pagani" e gli "eretici". Si tratta di intolleranza (una
intolleranza della cultura ellenistica) nei confronti delle altre forme
religiose presenti nell'impero romano e di altre inculturazioni del Vangelo
(per lo più di matrice indo-iranica);
2) che testi estranei al canone
ellenistico continuarono a circolare nel mondo. Tra questi erano i testi sacri
dell'ala detta in modo onnicomprensivo e generico gnostica (estremamente
composita e variegata) del cristianesimo nascente, che tra i I ed il IV secolo
era fiorita impetuosamente dall'Iraq all'Egitto, da Roma a Lione, assimilando
idee della "lontana" India. Sopraffatta dall' ortodossia
organizzata sembrava essersi dissolta, anche se ne rimanevano segni certi, ma
non sempre e chiaramente decifrabili nella cultura iconica del Medioevo
europeo.
3) che il vangelo di Tomaso rappresenta
l'inculturazione del messaggio di Cristo nella cultura induista e buddhista.
4) che l'islamismo rappresenta la reazione
di comunità arabe giudeo cristiane ad una ellenizzazione ed occidentalizzazione
del cristianesimo. Muhammad accusa i cristiani di aver falsificato il Vangelo.
In modo molto verosimile si riferisce ai "canoni" che hanno escluso,
anatemizzato e distrutto decine e decine di testi non legati alla cultura
ellenistica.
5) che durante la prima Crociata furono
sterminati, più degli ebrei e dei musulmani, comunità cristiane che ignoravano
la tradizione ellenistica del Vangelo e che si rifacevano a forme di
inculturazione siriaca, mesopotamica, iranica.
6) che Gregorio VII dovette ricercare
l'appoggio di molti regnanti per raggiungere quel Romanum ordinem e stroncare
quelle forme cristiane (definite, anche quand'erano orientali, "Gothicum
officium") che pur essendo teologicamente coincidenti con quelle
romane, si collegavano ad inculturazioni estranee all'ellenismo.
E' stato necessario un
millennio per sottomettere pienamente il messaggio di Gesù di Nazareth al pensiero
occidentale e per cancellare le testimonianze del pluralismo e della
complessità del cristianesimo delle origini.
Lo gnosticismo
Vorrei ricordare che sotto il
termine "gnostico" si raggruppano oltre ad esperienze
non cristiane, una serie di inculturazioni del Vangelo coesistenti e molto
diverse tra di loro. Larga parte della ricerca è ormai convinta, contrariamente
a quello che normalmente si dice, che lo gnosticismo sottolineò la crisi del
razionalismo classico. Lo gnosticismo è un pensiero mitico che si esprime in
termini simbolici e rappresenta la denuncia dell'inutilità del sapere classico
che detta astratte norme. La mancanza di conoscenze sulla cultura persiana,
siriaca e palestinese e l'abitudine a sistematizzare il pensiero concettuale,
porta a valutare i complessi fenomeni che con termine onnicomprensivo si dicono
"gnostici" come fenomeni intellettuali, speculativi, filosofici e non
religiosi. I fenomeni "gnostici", i "vangeli gnostici"
vanno piuttosto studiati nel quadro delle culture, delle strutture di pensiero
e degli itinerari conoscitivi psichico-percettivo-psicofisico-sensoriali,
motori, affettivi, simbolici.
Lo gnostico non è un filosofo.
E' un'anthropos, un uomo qualunque con tutta la sua cultura, le sue esperienze,
le sue attese, la sua visione del mondo, la sua spiritualità. I movimenti
monastici, ad esempio, hanno in comune, nel III e IV secolo, secondo le culture
gnostiche, la ricerca, la penetrazione religiosa nella solitudine, nella
visione percettiva, nell'esperienza estatica e simbolica, nell'esplorazione
della psyche, nella conoscenza di sé. Ognuno, nella sua psyche porta in sé le
potenzialità di liberazione e di distruzione. Il vangelo di Giovanni,
riconosciuto come canonico dalla ortodossia organizzata (forse solo perché scritto
in greco, quantunque il suo autore usasse il greco solo come lingua veicolare)
è rivendicato a sé dagli gnostici ed usato come fonte principale di
informazione, di rivelazione e di riferimento per l'insegnamento. La parola
gnosi è usata per definire tante esperienze diverse, notevolmente divergenti ed
anche contrapposte. Non è certo parola monovalente o dal significato univoco.
Con gnosticismo cristiano, secondo le opinioni più accreditate, si definisce di
volta in volta:
1) una speculazione eterodossa giudaica,
quando si presenta in forme di radicalizzazione;
2) una forma che si sviluppa dall'ambiente
giudaico cristiano;
3) una evoluzione del cristianesimo (un
interpretazione ellenistica o uno sviluppo entro gli schemi del pensiero
ellenistico), che trova la sua origine all'interno dello stesso cristianesimo;
4) uno sviluppo del cristianesimo, che
tenta una risposta al problema cristologico, entro gli schemi del pensiero
greco;
5) uno sviluppo del cristianesimo, che
tenta una risposta al problema cristologico, entro gli schemi del pensiero
indo-iranico;
6) un incontro del cristianesimo con
religioni già diffuse nei territori occidentali ed in particolare con il
buddhismo e l'induismo.
Nel 1945 a Nag Hammadi (Egitto)
viene alla luce una giara di terracotta rossa con tredici volumi, con 52 testi,
in pergamena, rilegati. Sono i testi sacri dell'ala gnostica (come detto,
estremamente composita e variegata) del cristianesimo primitivo, che tra i I ed
il IV secolo era fiorita impetuosamente dall'Iraq all'Egitto, da Roma a Lione,
assimilando idee della "lontana" India. Sopraffatta
dall'ortodossia organizzata sembrava essersi dissolta, anche se ne rimanevano
segni certi, ma non sempre e chiaramente decifrabili nella cultura iconica del
medioevo europeo. Lo stesso Isidoro di Siviglia ne da notizia certa: Apocrypha
autem dicta, id est secreta...Esta enim eorum occulta origo...In iis
apocryphis, etsi invenitur aliqua veritas, tamen propter multa falsa,.. et
recentiora sub nomine apostolorum ...auctoritate canonica diligenti
examninatione remota sunt. Alcune notizie sono di straordinario interesse: 1)
alcuni scritti sono sub nomine apostolorum (sono presumibilmente i
vangeli di Filippo e Tomaso) e questo spiega la presenza dei due apostoli con
la stessa dignità di Pietro e Paolo nei capitelli di san Pedro de la Nave; 2)
è già definita un'autorità canonica che assume la decisione se i testi
contengono o meno verità; 3) sono stati accantonati e non anatemizzati.
I testi di Nag Hammadi sono molti,
alcuni non cristiani, e rappresentano certamente un ingente patrimonio anche
economico ed il frutto di un lavoro collettivo ed anche specializzato di
centinaia di persone per alcuni anni (per curare le greggi, per preparare la
pergamena, per scrivere i testi). Forse i testi di Nag Hammadi provengono
proprio da una comunità monastica (certamente da una comunità in grado di
sopportare ingenti investimenti economici. Per dare un'idea secondo l'economia
odierna, dell'ordine di decine di miliardi) a seguito dell'epurazione dei libri
anatemizzati nel IV secolo.
Le dottrine gnostiche, nella
loro molteplice articolazione, hanno una prospettiva religiosa di base
antitetica ed antagonista alle rivelazioni della chiesa istituzionale:
Nelle dottrine gnostiche, la
strada è interiore ed è indicata direttamente da Dio. Nel rapporto
maestro-allievo, il fedele (come del resto diceva già san Paolo) non sarà più
cristiano, ma Cristo. La verità deve essere vestita di simboli, "non è
venuta al mondo nuda, ma è venuta in simboli ed immagini": emerge lo
psicologismo ed il valore evocativo del simbolo. Le immagini, come noi le
intendiamo non esistono, ci sono soltanto i grandi gesti creatori. L'uomo
percorre itinerari conoscitivi psichico-percettivo-psicofisico-sensoriali. Hanno
un ruolo determinante: la visione immaginifica (il gesto oculare); la
mnemotecnica; la conoscenza motoria; la cultura orale e gestuale; la
partecipazione mistica (attivazione, attraverso gesti, canti visioni, balli,
processioni, ecc.); la crittografia; il labirinto; gli intrecci; le
iniziazioni; il centro; l'ombelico e la penetrazione del mondo. La BESORETA,
l'annuncio orale, avviene attraverso un gesto globale ed orale, che coinvolge
tutti i sensi.
Nella chiesa istituzionale, la
strada è legata alle istituzioni religiose ed è indicata dalla chiesa stessa.
Il rapporto fedele-istituzioni religiose è nella catechesi morale. La verità è
nelle "edificazioni" che vengono descritte, decifrate nel loro
significato verbale, ed illustrate dalle formule teologiche e metafisiche e
elaborate dall'ortodossia organizzata.
L'ortodossia e le eresie.
L'emergente gruppo che definì
nei primi secoli la Grande Chiesa di Roma, definisce anche l'ortodossia e
l'identikit dei pericolosi nemici. Lo gnosticismo e le tradizioni e culture, i
diversi "schemi logici" e le "sensibilità
diverse", con contorni spesso molto sfumati e indefiniti , diventano
le eresie da isolare e duramente combattere. Contro le tante attese e
manifestazioni del sacro fondati sul mistero e sullo psicologismo del simbolo
si afferma il razionalismo del mito e contro le "diversità"
delle varie comunità cristiane cominciano a scatenarsi, con l'intolleranza,
anatemi e scomuniche. Lo scontro tra il mondo greco-romano ed il messaggio
cristiano si attenua al punto che il cristianesimo romano (che condizionerà
sempre più il messaggio cristiano) comincia a strutturarsi in modo "cattolico",
lontano dalle sue radici e manifestazioni palestinesi ed orientali e dal pluralismo
culturale per incardinarsi ed identificarsi nella cultura e nelle categorie
filosofiche greco-romane. La stessa sistemazione della tomba di Pietro (dovuta
sembra, nel 155, a papa Pio, pio come l'Imperatore Antonino) sembra essere
dovuta ad una scelta ideologica per rivendicare il primato della chiesa di
Roma. L'eccidio di Lione (ordinato nel 177 da Marco Aurelio) è un episodio
quantomai complesso, che dovrebbe essere valutato in quel complessissimo
problema che fu lo gnosticismo.
Il cristianesimo dell'Occidente
diventa essenzialmente urbano, mentre quello dell'Oriente diventa
essenzialmente rurale. Il monachesimo, nelle sue ispirazioni rurali, denuncia
fino in fondo la sua matrice orientale. Dovremo prendere coscienza insieme ad
Arturo Paoli "che lo svuotamento dei simboli è immensamente più grave
che la persecuzione. E' più grave la banalizzazione dei simboli che la
bestemmia". Dalle culture non condizionate da una visione
razionalista-ellenista-liberale della storia e dalle maggioranze della gente
comune, (caratterizzate, come detto, da una da una cultura comunitaria,
simbolica, sintetica, festosa, rumorosa, plulinguistica e creativa) può venire
un recupero delle testimonianze del pluralismo e della complessità del
cristianesimo delle origini (la loro distruzione e la distruzione della cultura
simbolica fu un vero e proprio genocidio, pari a quello consumato ad opera
degli europei nei confronti delle culture precolombiane) e soprattutto che può
venire il riscatto del cristianesimo apocalittico.
I cristiani d'occidente sono
oggi disposti a riconoscere agli ebrei (ad una cultura che conosciamo solo nei
suoi aspetti ellenistici) il ruolo di fratelli maggiori. Quando riconosceranno
a induisti e buddhisti lo stesso ruolo di fratelli maggiori?
Religioni e culti a Roma
A Roma, dal I al IV secolo
d.C., oltre a consistenti testimonianze della religione romana, ci sono
ragionevoli elementi per credere che esistessero ancora tracce delle antiche
religioni, e che fossero professati, in maggiore o minore misura, tanti culti e
almeno:
i culti di:
- Adone (Siria e regioni della
Mesopotamia e della Persia. Il dramma annuale della Natura. A Roma al Gianicolo
c'è un tempio alla dea Sira, con opere del I, del II e del IV secolo).
- Attis e Cibele (Magna Mater).
(Originario dell'altopiano anatolico nell'Asia Minore, vede come protagonista
La grande Madre, come personificazione della Natura fertile e feconda. La
distinzione tra i sessi è provvisoria. La nascita e la morte sono due aspetti
della medesima idea. Attis è figlio e sposo di Cibele. Si evira: Muore e
risorge. E' la natura).
- Mithra (dalla Persia,
divinità della luce, protettore della vegetazione. L'uccisione del toro che
feconda la terra, la caverna, l'iniziazione, l'albero. Culto molto diffuso in
Europa).
- Iside e Osiride (valore
naturalistico-agrario di origine Egiziana, presente, con i luoghi di culto -gli
isei- a Roma già nel 105 a.C. e fino al IV secolo. Molto diffusa a Roma,
specialmente tra i militari)
- i culti Orfici (si sviluppano
nel VI secolo a.C., un secolo molto importante perché nascono molte religioni
in ogni parte del mondo, soprattutto in Oriente. E' una sistemazione teologica
dei misteri di Dioniso, che pone l'attenzione sul sacrifico primordiale, che è
un odioso deicidio. E' l'esperienza religiosa greca più alta: ai culti orfici
si collegano altri misteri).
i misteri, in particolare:
- Dionisiaci (originari dalla
Tracia, feste agrarie e mistiche (segrete) di fertilità della vegetazione e del
bestiame a vantaggio della comunità. Il culto è suscettibile di un'evoluzione
religiosa, che raggiunge nel santuario di Delfi, dove si passa dalla
divinazione magica, alla rivelazione estatica ed all'unione mistica attraverso
il sacrificio)
- Eleusini (riti nuziali
magico-agrari mistici (segreti, che si svolgono sotto il controllo dello Stato
e mirano non alla salvezza, ma ad una immortalità beata. Ai misteri Eleusini se
ne legano altri, ad esempio quelli di Samotracia)
le religioni:
- arabe
- dell'Asia (Brahmanesimo,
Buddhismo, Giainismo,
Induismo, Taoismo, Vedismo)
- di Axum
- degli Aramei
- dei Baschi
- dei Cananei
- celtica
- dei cinesi (Confucio)
- cristiana
- degli Elamiti
- ellenistiche
- dei Frigi
- dei Germani
- giudaica
- dei Manichei (dal IV secolo)
- dei popoli della Mesopotamia
- dei Nabatei
- di Palmira
- della Persia
- della Siria
- degli Slavi
- zoroastriana
Soprattutto a partire dal II
secolo esistono varie correnti "gnostiche", che intervengono
in vario modo sul cristianesimo, sul giudaismo e sulle religioni ellenistiche.
I confini tra i vari culti (che si confondevano, interagivano e si integravano)
erano spesso sottilissimi, al punto che esistevano edifici pluriculto. Tutto
questo complesso sistema viene definito: paganesimo.
Se gli Ebrei hanno le
synagoghe, i cristiani (probabilmente unici in questo mare di culti e di
religioni) non hanno luoghi di culto, ma si raccolgono nelle case per leggere
le sacre scritture e celebrare la comunione.
Il Monachesimo
A ricordare che Roma nell'alto
medio evo non è più il centro del mondo, nemmeno sotto l'aspetto economico e
culturale, c'è il monachesimo, che va ricordato, è fatto da laici. Anche gli
abati sono dei laici. Ma "laicato" è contrapposto a "sacerdozio"?
Luca (2,25) ricorda che il
Cristo del Signore è riconosciuto dal vecchio Simeone, uomo giusto e pio, che
aveva lo Spirito santo presso di sé, come il Consacrato, il Santo, il Sacerdote
unico e perfetto.
Il tema è ricordato con forza
nelle grandi abbazie francesi della "rete" dei pellegrinaggi
verso Santiago, così legate agli "amici di Gesù", è così
frequentate da un'umanità cosmopolita. Nel portale dell'abbazia di san Pietro a
Moissac, evocando l'altare sacrificale di Abramo e di Isacco, è evidente che la
storia della salvezza giunge ormai al suo compimento: sull'altare si compie un
sacrificio nuovo. Se Abramo si accingeva a sacrificare suo figlio per un atto
di amore verso il suo Dio, qui è il Padre che sacrifica il figlio, il
Consacrato, il santo, Sacerdote unico e perfetto, per preparare la salvezza,
come ricorda l'Evangelista Luca, di "tutti i popoli".
Se il Sacerdote è unico, tutti
i figli degli uomini, sono laici, oppure tutti, in quanto "coeredi"
con Cristo, nato da donna, sono sacerdoti. Non hanno bisogno della
consacrazione, in quanto sono consacrati.
Il monachesimo nasce sulla
tradizione cristiana delle origini, che (fin dagli atti degli apostoli) pone
l'accento sulla necessità di collegare l'io individuale all'io sociale. Molte
comunità monastiche vivono insieme, mettendo insieme i loro beni o, più spesso,
i loro guai. Coloro che vivono ai margini delle città spesso sono dei
fuoriusciti, dei "banditi scappati per i debiti che non possono onorare, e
mettono insieme le poche risorse per sopravvivere. Non ci si può certo meravigliare
se Luigi Moraldi (L'inizio dell'era cristiana, una ricchezza perduta, Piemme,
Casale Monferrato 1996, p.91) scrive: "Oggi, a qualcuno, può apparire
maldestra l'espressione del così detto "comunismo cristiano" e
tuttavia resta un esempio non periferico, ma un impegno permanente per tutti i
cristiani, un incitamento per una realizzazione sempre più attuale e accorta e
non meno totale". Ho già ricordato i Dialoghi di Gregorio Magno
(Dial.,4, 57, 8-15) del VI secolo: "...la regola del nostro monastero è
sempre stata che tutti i fratelli vivessero in comune senza che nessuno avesse
il diritto di conservare niente in proprio".
Sappiamo molto poco del
cristianesimo dei primi secoli, ma abbastanza per intuire il ruolo determinante
delle donne (non mancano monasteri misti in cui l'autorità dell'abate è
esercitata da una monaca) e per individuare in Asia e nel vicino Oriente, in
Asia Minore, in Armenia, in Mesopotamia, in Egitto, in Africa, già nell'anno
trecento, notizie certe di comunità monastiche.
Spesso si tende a ridurre il
monachesimo alle esperienze consumate nel bacino del Mediterraneo, nell'ambito
ellenistico, da pochi anacoreti: Antonio, Pacomio, Basilio, i monaci siriaci. E
poi c'è la luce di San Benedetto e della sua Regola. Al "bandito"
viene sostituito il rampollo di una nobile famiglia che rivendica a sé
l'autorità sociale, spirituale ed economica. Ma i precedenti, per capire la
nascita della Regola di San Benedetto ed il monachesimo occidentale (ricordando
che abbiamo testimonianze solo di alcune culture e tradizioni ) sono molto
complessi e certo insufficientemente documentati.
Si può ben dire del monachesimo
cristiano:
a) che si incardina su antiche
tradizioni monastiche (sempre fatte di laici) diffuse un po' in ogni parte del
mondo.
b) che è un richiamo diretto
alla predicazione evangelica.
c) che un ruolo determinante
dovettero avere la chiesa apocalittica giovannea e di molte tradizioni
cristiane che non fecero riferimento né a Roma, né a Costantinopoli.
d) che non è legato al sacerdozio
consacrato, a uomini e donne "cresciuti nella chiesa", ma ad
un laicato inteso come sacerdozio compartecipato di tutti i figli degli uomini,
senza distinzioni di sesso, di etnia, di condizione sociale e culturale.
d) che va valutata la straordinaria
funzione che ebbero le regioni "celtiche" europee ed in
particolare la Francia e l'Irlanda dove il cristianesimo arrivò direttamente,
dalle vie marittime, ma anche da quelle terrestri, senza la mediazione di Roma.
Le testimonianze della
evangelizzazione e del monachesimo europeo e francese, se non sono esaurienti,
sono molte e diversificate. Ne ricordo qualcuna relativa a: - Ireneo di Lione
(+ 202), discepolo di Policarpo di Smirne, - l'anonimo pellegrino che viaggia
fino a Gerusalemme secondo l'itinerario del codex burdingalense del 333, -
Martino di Tours (IV secolo), la pellegrina Egeria (+391\4), - il fatto che già
nel 395 la chiesa gallica fosse già quasi completamente organizzata, - i monaci
di Lérins, davanti a Cannes (cfr. la Vita di Sant'Onorato,+428), - il fatto che
Papa Celestino I si lamenti proprio nel 428 del monachesimo della Gallia fatto
da uomini "...non cresciuti nella chiesa", - i monaci del Giura.
Martino di Tours (soldato della Pannonia, come a dire un uomo qualunque di qualsiasi
parte del mondo, dal momento che quello del soldato è il mestiere più diffuso e
che i soldati prima o poi svernavano in Pannonia), prima di diventare vescovo è
un monaco, un laico. Una riflessione evidente: la chiesa è l'insieme dei figli
dell'uomo, che sono tutti sacerdoti. La Grande Chiesa è una struttura
gerarchica che anziché riconoscere il sacerdozio di tutti, lo distribuisce ad
una oligarchia attraverso l'unzione.
Martino di Tours è un seguace
di Ilario di Poitiers, che conosceva bene la cultura orientale. Promuove la
prima comunità monacale, che ha il carattere di una "comune".
E le comunità monacali sono di ispirazione "necessariamente"
orientale.
Ma la fioritura più "estremista"
del monachesimo, almeno a giudicare secondo i canoni dell'individualismo di
stampo ellenistico, spuntò dal ceppo celtico isolano.
D'origine irlandese era quel
Pelagio, "eretico" che sosteneva che l'uomo può vincere il
male, solo perseguendo il bene e non con l'aiuto della chiesa. La chiesa
celtica era ben più antica di Palladio (inviato come missionario in Irlanda da
Papa Celestino I nel 431) e di Patrizio (che andò missionario in Irlanda
intorno al 500), che ebbero certamente il compito di riportare sui binari
dell'ordine romano i già battezzati.
In Irlanda il richiamo diretto alla
predicazione evangelica (giunta, senza elementi "classici" e con
molti elementi copti e siriaci, attraverso il Mediterraneo, la Francia, la
Spagna o attraverso l'Asia Minore, i Balcani,l'Europa continentale. Come non
ricordare il pellegrinaggio della "monaca" Egeria tra il 380
ed il 383?) trova i punti di forza nella proprietà comune e nell'abate (di
regola un "laico") che rappresentava tutti i membri della
comunità verso l'esterno. Le donne, assai numerose nel cristianesimo delle
origini, non furono mai allontanate totalmente. Il monachesimo irlandese è
lontano dalle eresie, ma anche dai dogmi e dalle gerarchie. La evangelizzazione
si diffuse esclusivamente attraverso la persuasione. La fede antica si saldò
più che altrove con la fede nuova. E' evidente che Agostino fu inviato nel Kent
da Gregorio Magno (597) per costruire la chiesa britannica secondo il modello
romano. Così come è evidente che San Colombano Minore (cugino del Maggiore)
esportò in Europa il monachesimo irlandese, passando nel 590 dall'Irlanda alla
Francia (gli insediamenti di Annegray, Luxeuil e Fontaine, Sangallo), e
fondando poi nel 614 il monastero Bobbio (Pavia,), dove morì nel 615.
Il Monachesimo in Italia
Il monachesimo, lontano dal
dualismo greco della contrapposizione tra anima e corpo, arrivò, per quel poco
che ne sappiamo, in Europa all'inizio direttamente attraverso le immigrazioni,
dapprima lente e poi tumultuose, dall'Europa Centrale o forse dall'Egitto.
In Italia si diffonde, secondo
le poche testimonianze storiche, a cominciare dall'Umbria, provenendo
direttamente dalla Siria. Se non sappiamo niente dei primi secoli, sappiamo che
a Norcia, ad esempio, già nel quarto secolo vive una delle tante comunità
monastiche siriache. Secondo Gregorio Magno (Dial 3, 14-) "nei primi anni
del dominio dei Goti", (Teodorico regna tra il 493 ed il 526), nella
provincia di Valeria, a 10 kilometri da Norcia, nella Valle Castoriana,
vivevano in lauree (in complessi di caverne) alcuni eremiti: Fiorenzo (che vive
per tre anni in un anfratto della roccia), Speranza (che muore stando in piedi
nell'oratorio e la cui anima si separa dal corpo sotto forma di colomba a
significare "con quale semplicità di cuore abbia servito Dio") ed
Eutizio che evangelizza i pastori. Eutizio, successore del siriaco Spes, è lui
stesso un siriaco. I monaci (i solitari) umbri, come quelli siriaci vivono ai
margini delle città, in ambienti rurali: un insieme di persone vivono in
solitudine, singolarmente, ma in "comunità": hanno infatti in comune
alcuni servizi (mensa, lavoro, la cassa economica; ecc:). In Umbria dunque sono
arrivati alla fine del V secolo monaci siriaci. Alla Madonna della Stella,
presso Roccatamburo, si vedono ancora le celle monacali, scavate nella roccia e
disposte a più piani.
La Regola di San Benedetto e
Gregorio Magno promuovono un monachesimo romano.
La Regola di San Benedetto e
Gregorio Magno hanno assunto un evidente ruolo di promuovere un monachesimo
romano. Gregorio Magno, nello stesso libro dei Dialoghi sui miracoli dei padri
italici, scritti intorno al 593, fornisce le prime notizie dell'uomo tanto
venerabile chiamato "Benedictus", nato a Norcia. Gregorio si
riferisce ad una comunità che viveva a Montecassino, testimone della
inculturazione del cristianesimo nella cultura greco-romana. San Benedetto (le
date tradizionali della nascita e della morte -480/547- devono comunque essere
notevolmente spostate -492/575 circa-), forse è una figura reale (non un uomo
qualsiasi, un figlio dell'uomo nato in qualche località imprecisata del mondo,
ma un rampollo di famiglia nobile e romana), forse è il simbolo di un insieme
di monaci che vivevano secondo le norme della "Regola", che
promuove un monachesimo occidentale. E' nel V secolo, infatti, che il
cristianesimo assume caratteristiche e forme organizzative fondamentamente
occidentali, latine e greche. I laici, partecipi del sacerdozio di Cristo, sono
ricondotti sotto il controllo del sacerdozio consacrato e gerarchizzato. Il
monachesimo è clericalizzato. Gli abati diventano vescovi.
Gregorio Magno è il primo che
menziona la Regola di Benedetto, che per il 25% ripete "la Regola del
Maestro" (un testo anonimo appunto del V secolo); per il 50% ne è
fortemente influenzata; per il 25% è completamente autonoma. E' evidente che in
Benedetto confluisce e si sintetizza fino a diventare "romana" tutta
una tradizione proveniente dall'Egitto, dalla Siria, dall'Asia Minore,
dall'Africa, dalla Gallia occidentale e meridionale, dal Giura.
La prima diffusione della
Regola avviene attraverso i missionari mandati da Gregorio in Inghilterra (596,
Agostino di Canterbury) a romanizzare territori che avevano conosciuto il
cristianesimo probabilmente già nel I secolo. Agostino e i monaci romani
transitarono per la Gallia e svilupparono un monachesimo che è, nelle forme
organizzative,. occidentale e romano. Le prime testimonianze in Gallia
Meridionale sono nel 620. E' evidente che in Italia, indipendentemente dal
monachesimo "greco" che si diffonderà nei territori soggetti
all'influenza bizantina, a partire dall'Umbria, si sviluppano due filoni del
monachesimo:
1) orientale (il termine,
generico, che individua una cultura estranea al mondo latino-greco, non va
confuso come solitamente avviene con "greco), testimonianza di un
cristianesimo "sirianizzante", che si è diversamente inculturato
fin dal primo secolo in tante culture diverse. Il centro è l'abbazia di Sant'
Eutizio (in Val Castoriana), che, benché non citata da nessuno dei manuali
scolastici ed accademici, ebbe una grande ricchezza ed un grande ruolo nella
diffusione della cultura religiosa e laica. Lo scriptorium non fu secondo a
quello di Montecassino tra il X ed il XII secolo. I pochi libri rimasti sono
nella biblioteca di Spoleto e nella Vallicelliana di Roma. Alla cultura di
Sant'Eutizio si rifanno Federico II e Francesco d'Assisi, che non a caso trova
la sua ispirazione in Martino di Tours, un soldato di origine ungherese
direttamente legato alla cultura siriaca.
2) occidentale, che si diffonde
in Europa con Gregorio, il cui papato coincide con l'avvento e il predominio
dei Longobardi. Con il monachesimo occidentale, Roma ridiventa almeno un centro
religioso. Gregorio Magno, ha un forte rispetto per i "diversi",
sdrammatizza i rapporti tra cattolici ed ariani; tra cattolici e pelagiani,
riconoscendo le tante culture. La chiesa di Roma, ormai strutturata, si adoperò
presto per allineare i monaci (che, va ricordato, sono fino a quel punto, dei
laici) all'autorità episcopale. Il cristianesimo dell'Occidente diventa
essenzialmente urbano, mentre quello dell'Oriente diventa essenzialmente
rurale.
L'esperienza monastica risulta,
dunque, molto diversa da quella comunemente rappresentata, anche ricordando le
poche testimonianze note:
A proposito dell'arte
longobarda
L'uomo comunica e conosce
attraverso un sistema complesso e globale integrato ed interagente che
coinvolge il corpo, i sensi, la mente e il cervello. Le diverse "visioni
del mondo", o percorsi conoscitivi, o modalità di pensiero, o stili e
codici comunicativi e conoscitivi, o "percezioni" del mondo non sono
in antitesi, ma s'integrano ed interagiscono.
E' evidente la sproporzione tra
lo stimolo sensoriale (che giunge al cervello sotto forma di una serie
temporale di dati) che riceviamo e le informazioni che ne ricaviamo. I dati
sensoriali sono trasformati in costrutti mentali.
Le sensazioni che percepiamo e
le informazioni raccolte dai nostri organi di senso, arrivano al cervello. Sono
confrontate con le immagini mentali ed acquistano significati attraverso
un'elaborazione cerebrale, cioè attraverso le interpretazioni che il cervello
ne da. La percezione è un costrutto cerebrale che consegue a processi di
ricerca interpretativa, attraverso analogie e confronti, del cervello sulla
base di "atteggiamenti mentali", d'informazioni acquisite, per
eredità genetica, per esperienze sociali ed individuali, per interazioni con il
mondo esterno.
C'è nella percezione un coinvolgimento
diretto e completo del consumatore che diventa a sua volta produttore. C'è un
completo superamento della netta separazione tra soggetto ed oggetto della
conoscenza.
Non solo c'è interattività (uno
scambio di dati che influenza il comportamento degli attori che effettuano lo
scambio), ma c'è l'interazione, cioè completamento, complementarità tra gli
stimoli sensoriali, gli "atteggiamenti mentali", e le informazioni
che riceviamo.
I tanti dati, le tante
informazioni che ricaviamo in modo sproporzionato dagli stimoli sensoriali
della vista, dell'udito, dalle linee, dal colore, e così via, possono essere
manipolati, ricomposti, ri-giocati in modo diverso e nuovo, al punto da essere
ri-creati, da dar luogo ad una creazione nuova.
Queste "sculture"
non riproducono, ma rendono visibile il mondo.
Esistono molte testimonianze
del passato. Ad esempio Angela da Foligno, già nel mille e duecento aveva
osservato: "ho visto cose che non hanno forma".
Esistono testimonianze del
futuro: la realtà virtuale (che si realizzerà solo nel lungo termine, ma sarà
esplosiva).
Entra in discussione la netta
distinzione tra mondo fittizio e mondo reale; con l'interattività (ma anche con
l'altare di san Pietro in Valle in Valnerina) cadono le distinzioni tra realtà
e finzione, tra osservatore e mondo esterno, tra soggetto ed oggetto, tra lo
spettatore e l' attore, tra l'anima ed il corpo; tra la copia e l' originale.
La percezione e la conoscenza
sono intese come attività. Si può parlare d'intelligenza quando si evidenzia la
capacità di costruire rappresentazioni interne del mondo per prevedere,
anticipare, pianificare, liberandosi dalla tirannia dei comportamenti reattivi
automatici di controllo, che non sono più soli, esclusivi.
Pietro Paolo \ Giovanni e
Paolo\ Filippo e Tommaso
Queste cose si possono dire "in
segreto", tra addetti ai lavori, non si devono divulgare. Il 26 maggio
del 1971, al termine di una mia complessa lezione sui Longobardi alla Accademia
Nazionale dei Lincei, il grande vecchio André Grabar mi ricordò che durante i
suoi studi non trovava cosa che non mostrasse la complessità e la
multiculturalità, ma mi ammonì dicendomi: "Sono d'accordo con Lei, ma
queste cose non le scriverò mai". Del resto già due anni prima, nel
1969, avevo visto, con la sorpresa del giovane addottrinato alla cultura
occidentale, che la chiesa di San Pedro de la Nave sul Duero, della fine del
VII secolo, ai confini con il Portogallo, spostata per far posto ad un invaso
artificiale, con le sue tante sculture, era lontana dalla tradizione
ellenistica. Nella crociera spiccano due capitelli con le scene di "Daniele
nella fossa dei leoni" e con il "Sacrificio di Isacco".
I due segni del Vecchio Testamento della venuta del Cristo. Ma ai lati del capitello
di Abramo, sono scolpiti gli apostoli Pietro e Paolo; ai lati del capitello di
Daniele sono scolpiti Tomaso e Filippo. I due Apostoli a cui sono attribuiti i
vangeli ritrovati nel 1945 a Nag-Hammadi e dei quali appunto alla fine degli
anni sessanta cominciavano a circolare le prime edizioni critiche non destinate
soltanto agli specialisti. Isidoro di Siviglia aveva scritto qualche anno prima
della costruzione di questa chiesa che nella Penisola Iberica "alia
volumina apocrypha nuncupatur... et sub nomine prophetarum et recentiora sub
nomine apostolorum". Nella Penisola Iberica del VII secolo circolavano
dunque (secondo la testimonianza di Isidoro ed a guardare i documenti figurali)
i testi che dopo la scoperta di Nag Hammadi sono detti, con termine generico,
gnostici, gli "apocrifi" del Vecchio e del Nuovo Testamento.
La presenza di Tomaso e di Filippo è molto importante.
Del resto nel vangelo di
Giovanni (che ha una teologia originale e spesso in chiara opposizione ai
sinottici. Cfr. Martin Hengel, La questione giovannea. Paideia Brescia, 1998.
Die Johanneische Frage, Tübingen 1998) è evidente che Filippo e Tommaso hanno
una posizione prevalente (Ibidem, pag. 68, 304); Giovanni e non Pietro è a capo
della lista degli undici apostoli (Ibidem, pag. 53.); dopo Giovanni, emerge
Tommaso (Ibidem, pag. 72.)
La sede di Roma difende il
proprio primato universale ricordando (cfr. Innocenzo I) che è l'unica sede
occidentale di origine apostolica. La tradizione della "dispersio
apostolorum" afferma il contrario: Filippo ebbe la missione in Gallia;
Giacomo in Spagna. Il vangelo detto gnostico di Filippo è fondamentale per
capire i documenti figurali del medioevo europeo. Ma anche la presenza di
Tomaso è importante. Egli ebbe in missione l'India ed il suo vangelo (antichissimo)
detto gnostico risuona di quella tradizione buddista largamente presente
nell'antichità in Europa e specie in Spagna. La piccola chiesa di san Pedro de
la Nave conferma la grande complessità (la mondialità) culturale e religiosa
dell'Europa nel VII secolo. Altri edifici contemporanei, e di grande importanza
(ad esempio, le chiese di Quintanilla de las Viñas, nei pressi di Silos, e di
San Juan en Baños de Cerrato, nei pressi di Palencia), mostrano che la Penisola
Iberica dell'età visigotica, prima dell'avvento degli arabi, deriva larga parte
della sua cultura e della sua cristianizzazione direttamente dalla Palestina,
dalla Siria, dalla Mesopotamia. La stessa cosa si può dire della Gallia,
dell'Irlanda, della stessa Roma. Il cristianesimo che si sviluppa in Occidente
non passa necessariamente per Roma e per l'ellenismo.
Va ricordato che a proposito
della disputa della celebrazione della Pasqua (nella domenica successiva al
primo plenilunio di primavera oppure il terzo giorno dopo tale fase) il Venerabile
Beda difende l'usanza irlandese contro quella romana, ricordando che "E'
la Pasqua di Giovanni Evangelista, il discepolo prediletto di nostro Signore,
valida in tutte le chiese di cui fu a capo".
Chi vive a Roma ha frequenti
ricordi di chiese dedicate a Giovanni e Paolo, in evidente ricordo dei due
apostoli, di due differenti tradizioni e di una forte pluralità religiosa del
cristianesimo delle origini. L'esperienza e la vita del mondo antico e
medievale, del Mediterraneo, del cristianesimo "per universum
mundum" ed anche del cristianesimo europeo è molto diversa da quella
che viene tramandata. Ricostruire le vicende storiche con più rispetto può
significare entrare in contrasto con la teologia romana, ma significa
riconoscere meglio che Cristo è la via, la verità e la vita per tutti gli
uomini che Dio ama. Mettere in evidenza gli elementi ed i simboli che
appartengono non specificatamente al cristianesimo (o al massimo alla
tradizione rabbinica), ma a tutte le forme sacre universali (cinesi, indiane,
africane, vicino orientali, celtiche, precolombiane, ecc.ecc.) e mettere in
evidenza il carattere della diffusione del cristianesimo (l'inculturazione) non
limitata ai confini dell'Impero romano e in questi confini alla sola cultura
ellenistica, non significa sminuire il Cristianesimo. Al contrario significa
sottolineare il suo carattere "cattolico", non solo "romano"
(per omnes gentes), ma universale (per universum mundum),
e un segno della sua missione che è di "ricapitolare in Cristo tutte le
cose" (Ef 1,10), tutto il creato (frutto delle mani di Dio) e non solo,
come molti continuano a credere, gli interessi degli uomini bianchi, belli, che
sanno ben parlare secondo le categorie filosofiche e metafisiche concettuali
dell'Ellade. In sostanza ricostruire i primi secoli del cristianesimo in modo
meno fantasioso, potrà dispiacere a quei poteri che sono sempre più orientati
al dominio-possesso, ma significa ritrovare il senso del sacro. Significa
ripercorrere la storia del mondo, evocando da tutte le cose del mondo (anche da
quelle più semplici, inutili ed umili), in una visione cosmologica, il corpo
Mistico, vivificato dal cuore di Cristo, che infonde la vita a tutte le membra
per mezzo del suo sangue, e che esplica così la sua azione creatrice e non si "espone",
invece, come vogliono le pie pratiche in uso nelle nostre chiese, come
simulacro immobile, ad una adorazione pietistica, sentimentale, capace di
stimolare sensazioni o rapimenti mistici ed estetici.
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Qualche altro tema
di ricerca su Roma e sulla storia europea.
Rimane comunque ferma la
valutazione, ribadita da Martin Hengel, che "non è più possibile scorgere
alcunché in modo chiaro nel buio della storia del cristianesimo
primitivo". Come rimane ferma la complessità sulle origini degli scritti,
anche di quelli canonici, relativi alla predicazione di Cristo. Tuttavia con i
pochissimi documenti superstiti, spesso selezionati e salvati ideologicamente,
è possibile mettere a disposizione della informazione e della cultura della
gente comune in modo più coerente di quanto si faccia molti elementi su temi
culturali, etnici, sociali, politici. Ad esempio sarebbe già molto importante
dare elementi per far capire se le antichissime "tradizioni" sono
costituite da elementi tutti inventati o sono costituite da una
razionalizzazione di fatti analogicamente collegati; se sono nate per
legittimare o per contrastare il potere. Senza voler essere esaurienti si
indicano altri temi, oltre quelli già ricordati, che meritano di essere
studiati.
I SECOLO A.C
Nel secolo antecedente alla
venuta di Gesù sono numerosi gli avvenimenti su scala mondiale che non hanno
lasciato notizia scritta, ma sono numerose le testimonianze figurali,
archeologiche , di saghe, di leggende, che hanno influito in modo decisivo
sugli avvenimenti del primo secolo dopo Cristo:
1) crescono gli scambi
culturali, religiosi e commerciali tra l'Impero Romano e il Medio ed Estremo
Oriente;
2) diventa sistematica la
penetrazione nei confini dell'Impero Romano (che culminerà nelle cosiddette
invasioni barbariche) di popoli interi provenienti dall'Europa e dall'Asia
centrale, da territori che avevano subito fin dai tempi di Alessandro Magno un
forte contatto con l'Occidente;
3) si diffonde sempre più il
pellegrinaggio religioso (che prevede spostamenti di grandi quantità di
individui), in date e luoghi particolari verso i luoghi sacri in cui cielo e
terra si confondono, in cui l'uomo penetra la madre terra o in cui si manifesta
la divinità;
4) si fanno forti le attese
religiose (già avviate nei secoli precedenti) di una forte
"ri-generazione" dell'umanità attraverso la vita in terra della
divinità (in Palestina, vedi gli Esseni ed i Rotoli del Mar Morto);
5) le comunità giudaiche di
Palestina si diffondono in grande maggioranza (sembra per i 9/10) nel mondo,
anche nei confini dell'Impero Romano e nella stessa Roma;
6) Roma diventa una città
cosmopolita in cui sono presenti tutte le etnie, le culture e le religioni. La
prima chiesa di Roma, che nascerà poco dopo, fu molto poco latina.
I SECOLO D.C.
Si accentuano i fenomeni del I
secolo a.C. già descritti. Assumono un grande ruolo la Siria (ed in particolare
Antiochia dove si sposta da Gerusalemme la primitiva comunità cristiana di
Palestina), Efeso, Cartagine ed Alessandria d'Egitto (un milione di abitanti,
crogiolo di razze e di religioni) che diventano i terminali, nel Mediterraneo,
dei rapporti con l'Africa, l'Arabia, il Medio ed Estremo Oriente. In Europa, la
Gallia assume un ruolo decisivo nei rapporti con l'Oriente e con l'Asia Minore
L'io sociale prende il sopravvento sull'io individuale di matrice ellenistica.
La vita e le ricchezze sono comunitarie (i ricchi alimentavano la cassa comune;
le barriere sociali venivano abbattute nel nome di Cristo, solo unificatore).
Se in Grecia il lavoro era disonorante, nell'ideale cristiano lavorare per
vivere, senza spirito di lucro o di avarizia, appariva una scelta fondamentale
e irrinunciabile. I cristiani si integrarono nelle città. Nel primo secolo, la
città cosmopolita (il quadro sociale e religioso è estremamente composito) è
controllata da una classe politica nel quale prevale lo schema sociale e lo
schema razionale della tradizione romana impregnata di Stoicismo. Il
cristianesimo (forte delle sue connotazioni simboliche) penetra tra gli
stranieri (soprattutto soldati) e tra i ceti più umili che non professano la
Ragione classica e penetra al tempo stesso nel vecchio establishment (che
percepisce la possibilità di rafforzare i propri strumenti di potere: l'origine
divina della gerarchia e l'obbligo della subordinazione).
Nel 62 Nerone volge le spalle
alla classe senatoria (e, quindi, anche al cristianesimo) e inizia una politica
"popolare", aperta a nuovi ceti. Viene avviata una persecuzione contro
l'aristocrazia stoicizzante parallela a quella anticristiana (Nerone,
Diocleziano) e antigiudaica (Claudio). Nelle prime comunità cristiane
l'insegnamento e le pratiche religiose sono concluse nella professione del
mistero, della nascita, della morte e della resurrezione di Cristo. Per entrare
nella comunità cristiana, serve un cambiamento radicale di tutta la persona e
l'annuncio diventa un codice di comportamento sociale.
Secondo la testimonianza
neotestamentaria, il passaggio alla vita nuova (dalla morte alla vita) si
realizza in un unico atto iniziatico, che coincide con la prima risposta di
fede alla proposta del messaggio evangelico: il BATTESIMO (l'acqua e la
professione di fede). L'ingresso nella salvezza è stato operato una volta per
tutte, con la vittoria di Cristo sulla morte. L'unico atto iniziatico (che si
svolge con più e diversi riti ed ha più significati escatologici) è a sua volta
diviso in tre momenti: battesimo d'acqua, di fuoco, di Spirito.
Si può svolgere anche in fasi separate
e distanziate nel tempo, anche nel giro di due o tre anni. Il Battesimo è un
insieme straordinario di simboli, di misteri, di sigilli, di parole segrete, di
percorsi mentali. Quando la mente esplora un simbolo, essa realizza esperienze
che stanno al li là delle capacità razionali. La catechesi non precede, ma
segue il battesimo ed è tutta centrata sul Mysterium Tremendun, sulla
limitazione di Dio, che nasce, vive, muore e risorge. Tutti i battezzati,
credenti in Cristo incarnato, morto e risorto, sono pienamente partecipi della
salvezza, che si completerà alla fine dei tempi, ma che già é. Il battezzato,
quindi, partecipa immediatamente alla Cena, completando così l'ingresso nella
comunità. Non ci sono templi (né chiese, né altari), e, al di là del battesimo,
non ci sono riti. Negli oratori casalinghi, e questo quadro rimarrà immutato
fino a Costantino, si celebrano i misteri e la "sacra lectio", non
certo intesa come esame filologico dei testi, ma piuttosto come disvelamento
dei simboli. I "festini" si svolgono in prossimità della tomba dei
defunti.
I viaggi sono frequentissimi ed
hanno luogo via terra, col carro, a dorso di mulo o cavallo o a piedi e lungo
vie d' acqua (fiumi, canali, mari). I bastimenti erano grandi (Paolo si imbarca
con 276 passeggeri, lo storico Giuseppe con 600 passeggeri, con una popolazione
estremamente cosmopolita e di varia estrazione: cantanti e filosofi;
commercianti e pellegrini; soldati, schiavi, turisti, sacerdoti d'ogni
religione, di ogni fede e di ogni culto). Le navi erano veloci quanto quelle
degli inizi del secolo scorso; la velocità dipendeva dal vento. Catone impiegò
meno di tre giorni da Roma in Africa; Chateaubriand 50 giorni da Alessandria a
Tunisi).
Gli ebrei (ed i cristiani dal
II secolo) andavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme o in Palestina,
affittando intere navi. Il greco è una lingua veicolare (degli scambi, dei
commerci). Parlare in greco non significa aver accettato la cultura greca. E
infatti il IV vangelo e l'Apocalisse, scritti in greco, sono del tutto lontani
dalla "cultura" greca.
Le catacombe non sono luoghi di
culto, ma sono cimiteri romani lungo le principali strade, nelle quali trovano
sepoltura tra il I ed il V secolo anche i cristiani. All'inizio i primi
cristiani (Pietro e Paolo) sono sepolti nei cimiteri romani. L'attesa della
resurrezione pone particolare attenzione alla sepoltura. Nascono cimiteri
cristiani, in terreni di proprietà di ricchi cristiani o di padroni che li
donano ai servi cristiani e poi in terreni di proprietà della chiesa. Le
catacombe sono anche in qualche caso cave di pozzolana, ma quasi tutte furono
scavate in terreni adatti ad ospitare i cimiteri, o si tratta di cave adattate
ed ingrandite. la sepoltura è uno degli atti religiosi ed anche economici più
rilevanti della chiesa primitiva. Le catacombe, quindi, non sono rifugi per i
cristiani perseguitati. Questa leggenda nasce solo in questo secolo. Le tombe
dei cristiani e in particolare le tombe dei martiri diventano centri di ritrovo
dei cristiani. Molti desideravano essere sepolti presso le tombe dei martiri.
Alcuni momenti liturgici si svolgevano presso le sepolture, anche ricordando i
banchetti funebri del mondo romano, che appunto si svolgevano presso il luogo
dove erano deposti i resti mortali. Presso alcuni cimiteri nascono dei veri e
propri luoghi di ritrovo e di culto, degli spazi attrezzati e non delle chiese,
perché i cristiani dei primi secoli non hanno, per scelta, né templi né altari,
fin tanto che Costantino non impose (provvedendo spesso lui stesso) la
costruzione di edifici religiosi che servivano essenzialmente al controllo
gerarchico ed amministrativo.
I cristiani non accettano
altari o edifici di culto non certo per le persecuzioni. Si considerano essi
stessi chiesa in attesa della Gerusalemme celeste. Nell'Apocalisse è, infatti,
scritto: "Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio
l'Onnipotente e l'Agnello sono il tempio. La città non ha bisogno della luce
del sole, né della luce della luna, perché la gloria di Dio la illumina e la
sua lampada è l'Agnello. I cimiteri (quelli che noi chiamiamo catacombe) non
erano luoghi di rifugio, né di dolore, ma evocavano simbolicamente la
Gerusalemme celeste".
Glossarietto:
- Besoreta, (tradotto in greco
come l'intellettuale "logos") in aramaico è l'annuncio, fatto
attraverso un gesto globale ed orale, che va ripetuto per essere compreso. La
regula veritatis è trasmessa oralmente e gestualmente. I vangeli sono
promemoria e la parola è un pozzo di evocazioni sensoriali. Nascono codici
simbolici di tipo iconico, che richiamano il gesto globale. Tutti quegli
elementi aniconici (intrecci, ghirigori, elementi vegetali, geometrici e
floreali) che noi definiamo decorativi, sono in realtà simbolici. ma non
riusciamo a decifrarli ed a capirli.
- Catechesi: la ripetizione e
l'apprendimento per eco. Si realizza attraverso una simbologia escatologica. E'
la strada per il disambiguamento dei simboli e per l'iniziazione
all'autoevidenza percettiva di atti (i riti) e di immagini visive (e perciò
mentali). La conoscenza di Cristo (incarnazione, vita, morte, resurrezione e
solo di Lui, da qui l'accusa di "docetismo" a molte comunità) si ha
essenzialmente attraverso immagine visive simboliche multivalenti (non
rappresentative, perciò si spiega lo scarso significato della figura umana
almeno fino al V secolo). La croce significa essenzialmente o l'albero della
vita o (la lettera TAU) "segnati nel nome di Dio". Queste immagini
conducono lungo imprevisti sentieri, entro le profondità della psiche, alla
conoscenza. La "liturgia" è anche un viaggio iniziatico dell'anima
alla ricerca della propria identità.
- iniziazioni (il labirinto, la
processione, il pellegrinaggio, la grotta, il centro, l'ombelico del Mondo).
- Mysterium absconditum: il
cristianesimo è religione misterica, che fa largo uso di crittografia e di
"segreti", contenuti nelle parole e nelle lettere scomposte,
ricomposte, combinate secondo tecniche volte ad imporre un ordine ed a scrutare
indizi. Il cristianesimo ama manifestarsi più che con formule teologiche e
metafisiche (esattamente il contrario di quanto oggi avviene) con un sistema
simbolico di segni, che suscita nei fedeli l'amore per il lavorio conoscitivo
di tipo analogico ed una tendenza pronunciata a una gnosi più profonda.
L'oscurità dei simboli deriva proprio dal fatto che il loro disambiguamento
avviene attraverso l'analogia che è spinta fino alle estreme conseguenze.
- partecipazione mistica:
attivazione dei processi primari volti alla conoscenza del concreto attraverso
gesti, canti, balli, stimoli visivi e la visione (il gesto oculare),
- I simboli sono collettivi ed
ambivalenti e coinvolgono l'intera totalità dell'individuo e del gruppo sociale
produttore del simbolo. Il simbolo non è logico (e non può essere spiegato ed
illustrato). E' piuttosto una pulsione vitale, uno stimolo evocativo, uno
strumento di conoscenza istintiva, diretta e profonda. I significati simbolici
ed i valori semantici sono indipendenti dal loro significato verbale e dal loro
valore concettuale. La comunicazione e la conoscenza coinvolge tutti i sensi,
attraverso tecniche psicofisiche e mnemotecniche ed itinerari psico-percettivi.
Grande importanza hanno il visionario immaginifico. La cultura è orale,
gestuale e simbolica.
II SECOLO
Nel secondo secolo c'è una
conservazione culturale del precedente ideale di governo romano. Gli
intellettuali di regime e la burocrazia si schierano contro il cristianesimo
che, per le sue valenze comunitarie e simboliche, si propone come una forza
corrosiva della "ragione". Lo gnosticismo (che, come detto, si
manifestò in tante forme, sostenendo molte e divergenti tesi) sottolineò la
crisi del razionalismo classico. Lo gnosticismo è infatti, in molte sue forme,
un pensiero mitico che si esprime in termini simbolici e rappresenta "la
denuncia dell'inutilità del sapere classico che detta astratte norme".
Dal secondo al settimo decennio
del II secolo (nell'epoca degli Antonini) il cristianesimo (attingendo
direttamente ad Oriente, alla chiesa giovannea) si diffonde in Europa (Gallia,
Spagna, Irlanda) su posizioni che saranno fortemente contrastanti con la chiesa
di Roma, che cercherà in realtà dal V secolo in poi, con le missioni dette di
evangelizzazione dei pagani, di ricondurre all'ordine romano i già battezzati.
Ireneo con i suoi discepoli (Marco
il Mago) arriva fino al Rodano.
Va ricordato che nella Roma
imperiale (ma anche nell'Europa del I secolo d.C) le lingue e le culture, le
etnie e le religioni c'erano tutte: oltre 30 religioni primarie, con la
presenza di un centinaio di etnie e di culture, induisti e buddhisti compresi.
A Roma è difficile trovare un cristianesimo romano. Si percepisce, invece, una
cultura cosmopolita. La Cristianità delle origini non si identifica con
l'ellenizzazione del cristianesimo.
Ho ricordato che Maria Gallo (Omelia
Arabo-cristiana dell'VIII secolo, Roma, Città Nuova Editrice, 1994, p.8).
sostiene che "A buon diritto... si è potuto parlare della vocazione
cosmopolita ed ecumenica della Chiesa di Gerusalemme"
(Ibidem,p.15)."Vale la pena di ricordare che" - secondo gli Atti
degli Apostoli (2, 5-13) "- fin dal giorno di Pentecoste, la Chiesa di
Gerusalemme vide radunarsi intorno al nucleo primitivo dei discepoli del
Signore molti popoli e lingue. Questa pluralità etnica, linguistica, culturale
non è mai venuta meno". Fin dal giorno di Pentecoste si diventa cristiani
con la propria lingua e con la propria cultura. Se il cristianesimo occidentale
diventa egemonico con la chiesa di Costantino, il cristianesimo apocalittico si
confronta con le culture siro-mesopotamiche-palestinesi, indo-iraniche, copte,
etiopi, africane, vicino, centro ed estremo orientali, celtiche, ecc.
E' evidente che l'Occidente non
è l'universo mondo, ma solo una parte. E' altrettanto evidente che larghissima
parte della cultura dell'epoca è legata ad una mentalità profondamente
analogica, collaudata da secoli di abitudine a percepire l'intimo della vita
animale, vegetale e naturale (il mondo inanimato esiste solo per noi
contemporanei) e afferrare i messaggi che un comportamento o un dato potevano significare
per l'uomo, come individuo e come partecipe di un contesto sociale.
Nella seconda metà del II
secolo a Roma prende il sopravvento e si afferma una dottrina unica ortodossa,
contro la pluralità di opinioni presenti nella stessa Roma e tollerate in altre
regioni. Ad esempio la diffusione del messaggio di Cristo non significò
assolutamente per una gran parte della cristianità dei primi due secoli
l'accettazione dell'Antico Testamento. L'emergente gruppo che definisce la
Grande Chiesa di Roma definisce anche l'ortodossia e l'identikit dei pericolosi
nemici (lo gnosticismo e tradizioni e letture che hanno contorni molto sfumati
e indefiniti e che diventano "eresie") da isolare e duramente
combattere. Anche se, paradossalmente, il cattolicesimo romano assume
caratteristiche dualistiche chiaramente di derivazione greca sostituendo alla
risurrezione della "carne" (principio unitario), la risurrezione
dell' anima (il positivo), contrapposta al corpo (il negativo).
Contro le tante attese e
manifestazioni del sacro fondati sul mistero e sullo psicologismo del simbolo
si afferma il razionalismo del mito e contro le "diversità" delle
varie comunità cristiane cominciano a scatenarsi anatemi e
"scomuniche". Lo scontro tra il mondo greco-romano ed il messaggio cristiano
si attenua al punto che il cristianesimo romano (che condizionerà sempre più il
messaggio cristiano) comincia a strutturarsi in modo "cattolico",
lontano dalle sue radici e manifestazioni palestinesi ed orientali e dal
pluralismo culturale per incardinarsi ed identificarsi nella cultura e nelle
categorie filosofiche greco-romane. Comincia a diventare una "struttura di
potere".
La stessa sistemazione della
tomba di Pietro (attribuita, nel 155, a papa Pio -come l'imperatore Antonino-)
sembra essere dovuta ad una scelta ideologica per rivendicare il primato della
chiesa di Roma.
L'eccidio di Lione (ordinato
nel 177 da Marco Aurelio) è un episodio quantomai complesso che dovrebbe essere
valutato in quel complessissimo problema che fu lo gnosticismo.
Il cristianesimo dell'Occidente
diventa essenzialmente urbano, mentre quello dell'Oriente diventa
essenzialmente rurale.
Questo è un fatto estremamente
importante che assicurerà grande sviluppo al Cristianesimo di cultura
greco-romana e caratterizzerà il monachesimo che, nelle sue ispirazioni rurali,
denuncia fino in fondo la sua matrice orientale.
Glossarietto:
- Catechesi. Agli inizi del II
secolo, nella cultura raziocinante occidentale, si afferma una catechesi
fondamentalmente morale, preliminare al battesimo anche perché la predicazione
ai raziocinanti gentili (come è già evidente nella predicazione di san Paolo
nel 1ü secolo) non può avvenire attraverso la simbologia escatologica. E' vero
che Roma è un coacervo di etnie e di culture, ma la cultura delle classi
dominanti è raziocinate. La catechesi morale richiede tre anni di catecumenato
ed alcune settimane (due o tre) di preparazione con sedute di insegnamento e
riti di esorcismo. Rimane una comprensione analogica (che avviene attraverso le
parabole ed i misteri) della realtà che scopre la fede. Rimane la convinzione
che il credente prende parte alla salvezza, che è stata realizzata una volta
per tutte e in tutta la sua pienezza, nella morte e resurrezione di Cristo, che
ha rappresentato il raggiungimento di una nuova "alleanza". Si rimane
in attesa della manifestazione ultima del regno di Dio, mentre rimane, e spesso
in modo determinante, il simbolismo escatologico di autoevidenza percettiva
(direttamente ed in modo diverso in ogni fedele), la tradizione orale, il ruolo
straordinario di tutti quegli appunti scritti che sono definiti come "gli
apocrifi".
III SECOLO
La chiesa diventa un'
istituzione che attrae sempre più larghi strati dell'aristocrazia e delle
classi elevate. Si struttura il canone definitivo (Tertulliano, Origene).
Comincia ad emergere la chiesa dei banchieri, una struttura economica dotata di
larga intelligenza politica.
Al tempo stesso si afferma a
Roma una nuova cultura piccolo borghese mentre si accentuano le difficoltà per le
penetrazioni di popoli dall'Europa centrale, per la diffusione delle culture
Orientali (la Siria e la Persia stanno ridiventando grandi entità politiche),
per le rivolte interne e per la crescente crisi economica.
Nel terzo secolo emerge
l'incisiva figura di Diocleziano (imperatore dal 284) che cerca di fondere
tradizioni occidentali ed orientali, ridare unità ed organicità organizzativa
all'attività amministrativa e militare dell'impero. E' evidente la
contrapposizione di Diocleziano (che sfocerà in furiose e diffuse persecuzioni)
con il cristianesimo, che si lega alle classi economicamente potenti e che
contrastano con quelle emergenti. Mentre il ruolo e il prestigio dell'Urbe
decade anche politicamente e viene decentrato, la Grande Chiesa di Roma esalta
l'Urbe come il centro del mondo.
I cristiani non hanno ancora
chiese. Origene deve difendersi dalle accuse di Celso: i cristiani non hanno
chiese, né altari. Negli "atti apocrifi di Giovanni", in un'opera
della prima metà del III secolo (che S.Agostino conosceva bene), Cristo invita
tutti a danzare: "Non ho case ed ho delle case; non ho luogo ed ho dei
luoghi; non ho tempio, ed ho templi". Bisogna pensare (cfr. l'Irlanda) che
le prime chiese siano dei cumuli, delle cataste di pietre. Ogni pietra rappresenta
un fedele. L'uomo spirituale (l'uomo stabile) è fatto di pietra:"Tu sei
Cefas e su questa pietra edificherò la mia chiesa". Le chiese sono perciò
l'insieme dei fedeli. Nel III secolo nascono i "romitaggi":
cittadelle nelle quali, attraverso fenomeni collettivi (tipo associazione o
confraternita per coabitare), si esaltano gli obiettivi ideali della città.
IV SECOLO
La media e la piccola borghesia
sono ormai stritolate. I ricchi hanno vinto e definiscono la Grande Chiesa di
Roma, scavando profondi solchi con le masse diseredate. Costantino sceglie di
allearsi con la Grande Chiesa e non con i "rigoristi" nord-africani.
La Grande Chiesa che sta omai dando vita ad un pontificato monarchico, offre
l'unica ideologica in grado di assicurare, con il rispetto della gerarchia e
dell'autorità consacrata e con la chiamata per cooptazione alle alte cariche,
l'Ordine nella nuova società ed una classe dirigente in grado di gestirlo.
L'ortodossia religiosa diventa un fenomeno di consenso politico.
Già nel 395, a quattro anni
dalla proclamazione del cristianesimo a religione di stato, la chiesa gallica
era già quasi completamente organizzata. Ma esiste tuttavia un pluralismo
religioso diffuso che talvolta viene tollerato (il monachesimo nella stessa
Gallia; la chiesa ed il monachesimo irlandese, così lontani dall'ordine romano)
e talvolta viene dichiarato eretico (Pelagio, contro cui Agostino disegna
l'immagine di un Dio terribile, il cui strapotere in fatto di grazia nessuno
poteva vincere, nemmeno ricorrendo alla comunità dei credenti; una grazia alla
quale si poteva accedere solo con l'aiuto della chiesa gerarchica).
Con il Concilio di Nicea (325)
e poi di Costantinopoli (381) è evidente la preoccupazione, tutta occidentale,
di collegare i momenti religiosi ai momenti politici e di strutturare la
religione come era strutturato lo Stato. Costantino impone alla Grande Chiesa
una struttura amministrativa per la distribuzione dei sacramenti resa evidente
da una fitta rete di chiese di evidente derivazione dalla "basilica" romana
e dalle aule in cui si gestiva il potere politico. Dalla Chiesa intesa come
comunità, insieme, dei fedeli, si passa alla chiesa come struttura gerarchica.
Il cristianesimo a partire dal IV secolo conquista sempre più la classe
dirigente, che vede in esso il terreno propizio per ottenere ruoli socialmente
dominanti. Cresce così un ambiente cristiano, che si risolve in una classe
vescovile tutta dedita ai propri affari mondani. La romanizzazione toccava solo
le strutture di potere, l'organizzazione religiosa tocca solo le strutture di
vertice.
Con il IV secolo la Grande
Chiesa di Roma allontana le chiese orientali (nelle quali ormai il siriaco ha
soppiantato il greco ellenistico come lingua veicolare) e introduce
definitivamente la filosofia greca per la precisazione delle verità cristiane:
il razionalismo del mito ha il sopravvento sullo psicologismo del simbolo.
Mentre nei primi secoli l'introduzione del cristianesimo nel mondo veniva
presentata come un dono che penetrava profondamente le anime per cambiarle,
dopo fu esposta con un aspetto spettacolare con miracoli ad ogni pie' sospinto:
resurrezione dei morti, guarigioni dei malati e degli indemoniati, idoli che
cadono e animali che agiscono da esseri umani. Sono frequenti le visioni
allucinatorie, il profetismo, le stramberie e gli attacchi ascetici.
Con il IV secolo la chiesa si
struttura gerarchicamente e si definisce il modo di accesso al sacerdozio, che
non è più di tutti i battezzati. Si cominciano a costruire i templi; le
parrocchie sono strutture amministrative e si strutturano i riti religiosi. Il
Canone cristiano assume la forma definitiva. Nella tradizione della Grande
Chiesa di Roma dopo il IV secolo il battesimo, fino a quale momento
amministrato privatamente, è confermato dal vescovo e viene conferito nei
"tituli" e poi nelle chiese parrocchiali o battesimali. Prende il
sopravvento, almeno in alcune parti dell'Occidente, la cultura concettuale e
del razionalismo verbale. Tutto quello che non è scritto in greco, secondo
l'unico stile riconosciuto come razionale, è considerato apocrifo ed
anatemizzato. La forza dell'istituzione sottintende quella del dogma. Gli
intellettuali diventano alleati di una Chiesa ormai solidamente costituita e
ben amalgamata, al vertice gerarchico, con il potere economico e politico dello
Stato. Si chiude un'epoca. Il centro del potere dell'Impero romano non è più
Roma, ma si sposta al centro dell'Europa (Treviri, Milano con Ambrogio ed il
berbero Agostino). Costantinopoli, nata come un quartiere, a distanza, di Roma,
acquista una sua definitiva autonomia anche se continua a guardare sempre più
ad Occidente, chiusa com'è in Oriente dal mondo persiano che ritrova una sua
forza politica. In Italia si incontrano: Girolamo, Ambrogio, Rufino, Simmaco,
Tyconio, Agostino, Donato, Hylario, Pelagio, Priscillano, Photinus, Macedonius,
Giovanni Crisostomo, Cirillo d"Alessandria, Atanasio, Cirillo di
Gerusalemme, Basilio, Gregorio Nazianzeno. La chiesa diventa occidentale. I
Padri della Chiesa sono prevalentemente latini e greci. Si sviluppano le
parrocchie comunità di stranieri. A Roma sono tra 20 e 30. La parrocchia si
identifica con vasti patrimoni fondiari (inalienabili) che crescono per la
donazione di decime. La parrocchia è la residenza del vescovo, eletto
normalmente tra i fedeli che abbiano capacità di amministrazione: spesso sono
derivati dai monasteri perché sono più colti. I mercati e le fiere si
sviluppano accanto alle chiese parrocchiali, le cui celebrazioni sono
costituite da feste, cortei, processioni, pellegrinaggi, digiuni e banchetti
anche sfrenati. L'esempio nel IV secolo della basilica di San Pancrazio.
Nascono tra il IV ed il V
secolo le scuole episcopali e presbiterali. Si sviluppano anche iniziative per
i mendicanti ed i malati e la possibilità di organizzare una fruizione
collettiva delle proprietà pubbliche e religiose, in cambio di alcuni servizi.
Si sviluppano gli usi civici, un Istituto romano. Se l'aristocrazia laica
rifiuta la cultura classica (ma non la sostituisce con altre culture), le
lettere, la scrittura ed il far di conto rimangono ad appannaggio dei chierici.
Si ha la clericizzazione del sapere.
V\VI SECOLO
Normalizzazione ed
occidentalizzazione: il messaggio di Paolo ai gentili diventa la struttura
unica ed esclusiva della teologia. Nestorio è cacciato; il decreto
pseudogelasiano lancia anatemi; i "diversi" sono sterminati (i testi
non greci sono distrutti e sopravvivono solo se nascosti, a Roma i Mithrei
vengono distrutti).
Come già ricordato, le missioni
dette di evangelizzazione dei pagani, in realtà mirano a ricondurre all'ordine
romano i già battezzati.
Costantinopoli diventa la nuova
Roma. I Concili di Efeso (431), Calcedonia (451), Costantinopoli (533),
Costantinopoli (630-1) definiscono le strutture della chiesa d'Occidente. Anche
il monachesimo, che ha già subito una forte grecizzazione, diventa pienamente
occidentale e da movimento di laici diventa una struttura della chiesa
gerarchica controllata dai vescovi. Con la decadenza urbana, nascono le chiese
rurali. L'Abate e il vescovo, spesso capo di un clan o di una famiglia, è un
grande proprietario terriero. Il presbitero è un colono. I nobili entrano nel
clero (diventare presbyter ed abate è una sistemazione economica) e diventa
sempre più organico il rapporto tra affari e religione. Le torri ed i campanili
servono per individuare e segnare la proprietà di in territorio. Si assiste ad
un irrigidimento delle forme di preghiera ed alla nascita di un formulismo di
pietà. La popolazione della diocesi è ripartita in plebs (pievi), in chiese autorizzate
ad amministrare il sacramento del battesimo.
Non va dimenticato che,
contemporaneamente, in questi secoli in larga misura si diffonde il
cristianesimo non occidentalizzato direttamente dalle terre orientali in
Egitto, in Etiopia, in Francia, in Spagna, in Irlanda e chissà in quanti altri
posti.
VI\VII SECOLO
Si assiste ad una rinnovata
pluralità delle culture religiose del cristianesimo che deve fare i conti con
Costantinopoli. I popoli nuovi non sono né eserciti invasori, né predoni che
saccheggiano e distruggono tutto quello che vedono, ma interi popoli scacciati
dalla propria patria, che emigrano in cerca di una sistemazione e nel viaggio
rubano, depredano rompono quello che può essere portato dietro, che può essere
barattato. Nascono tanti Stati. La cultura greca è tramontata, come sono
tramontate le categorie ellenistiche. Gregorio è a Costantinopoli per 9 anni e
rifiuta di imparare il greco.
Sono crollate le città ed il
cristianesimo urbano deve fare i conti con una realtà del tutto nuova e lo fa
attraverso il monachesimo. Monachos è il solitario che riflette, che lavora
mentalmente. Con il V secolo si struttura un monachesimo occidentale e i monaci
diventano i controllori di un territorio e sono sottomessi ai vescovi. In
questo quadro si inserisce Gregorio Magno (540\46 - 603), pur forzando
l'accentramento a Roma del cattolicesimo, riconosce le nuove culture (che
volutamente non hanno scrittura, non hanno arte realistica e comunicano con un
sistema simbolico di segni). Dira che Sacra eloquia cum legente crescunt:
riconosce tante liturgie, tante teologie, tanti modi di utilizzare i simboli
nei riti e di far catechesi. La catechesi (apprendimento per eco) diventerà in
seguito ammaestramento edificatorio di verità e di comportamenti definiti per
rafforzare una unità politica. Tutto il Medioevo vive di un forte contrasto:
a) la conoscenza di sé è la
conoscenza di Dio (prevalgono i percorsi mentali, il pellegrinaggio, mentre la
madre di tutti i vizi è l'ignoranza dei percorsi iniziatici)
b) lo sforzo di adesione ad un
insegnamento omogeneizzante che sottomette l'iniziazione religiosa (la
conversione attraverso un solo atto, quello battesimale, che avviene una volta
per tutte) a pratiche ricorrenti, mescolate ad avvenimenti politici. Ma, in contrasto,
malgrado gli anatemi, c'è anche una ripresa dei cristianesimo
"orientale" (quello greco è occidentale), nei borghi rurali della
stessa Europa fino al 1200, quando rinascono le città ed il cristianesimo
urbano.
Non vi è alcuna particolare
cerimonia legata alla prima comunione (si viene ammessi al banchetto subito
dopo il battesimo). I genitori insegnano il Padre nostro, l'Ave Maria e il
credo (ma si tratta di preghiere orali, cioè di conoscenze che vengono
acquisite nel profondo). Alcune regioni europee (cfr. l'Irlanda) indicano che
la diffusione del cristianesimo può avvenire indipendentemente da Roma. Se
Gregorio Magno manda al Nord missioni (non solo per cristianizzare, ma
soprattutto per romanizzare il cristianesimo locale), dall'Irlanda vennero missioni
a rendere il cristianesimo cosmopolita.
VII SECOLO
Nasce l'Islam: un adattamento
delle religione giudaica e cristiana ormai troppo occidentalizzata. A Ovest del
Giordano il Cristianesimo acquistò un aspetto ellenistico grazie a Paolo, in
vesti Greche, e si sviluppò in una chiesa normativa. A Est del fiume, il giudeo
cristianesimo trovò la sua continuazione nell'Islam semitico, grazie a
Muhammad, l'Apostolo in vesti arabe, e realizzò autonomamente un monoteismo
senza compromessi. Cristo è cercato fuori dalle categorie filosofiche e
metafisiche dell'ellenismo. Le grandi lotte contro le "eresie" non
toccano mai l'islamismo. Cristiani ed ebrei affiancavano gli arabi nei centri
agricoli e sedentari dell'Arabia centrale, dove passavano le vie carovaniere per
Siria, Egitto, Etiopia, Palestina, Iraq. L'Arabia centrale fu un territorio
sempre indipendente, che sfuggiva ai due giganti di allora: gli imperi
bizantino e sasanide. L'islamismo è un ritorno alle origini, al padre Abramo ed
è una risposta:
a) all'annullamento
dell'identità araba. Muhammad è il profeta che riunisce le tribù arabe e
l""espansionismo" musulmano è volto essenzialmente a ricostruire
l'Unità araba;
b) alle "vecchie"
religioni (in primo luogo cristianesimo e giudaismo) fortemente centralizzate,
strutturate ed ordinate gerarchicamente e che si pongono come intermediarie tra
Dio e l'uomo;
c) ad un cristianesimo solo
ellenizzato, condizionato da una canonicità organizzata, che definisce
l'ortodossia, distribuisce patenti di "eresia", rifiuta non solo i
testi scritti in lingue diverse dal greco (gli apocrifi e gli gnostici) ma
persino l"aramaico e la tradizione apostolica orale, fatta non solo di
insegnamenti, di parole, di simboli, di segni e di riti,
d) alle sottigliezze
teologiche, cristologiche e mariologiche;
e) ai missionari cristiani che
erano o persiani o bizantini ed erano perciò espressione del potere dei due
grandi imperi dai quali gli arabi difendevano la loro indipendenza ed identità;
f) ai precetti del giudaismo
rabbinico ed alla prevaricante funzione economica esercitata dagli ebrei,
popolo eletto. Secondo alcuni Muhammad avrebbe conosciuto solo un cristianesimo
"eretico". In realtà, Muhammad accusa i cristiani, che hanno
cancellato molte tradizioni apostoliche, di aver falsificato il vangelo. Dà
vita ad un monoteismo "arabo" (con tendenze universalistiche) sulla
base dei dati della teologie biblica, senza il rituale rabbinico e senza le
prescrizioni dei concili ecumenici, suscitando:
a) disaffezione per il culto
degli idoli;
b) aspirazione ad una profonda
riforma delle strutture sociali e religiose (è vicino al cristianesimo
apostolico e contrasta le esperienze del vangelo della grande chiesa di Roma);
c) desiderio di un
"libro" rivelato che sia il riferimento delle riforme.
L'islamismo è una religione di
legge, molto simile e molto diversa dal cristianesimo. Oltre al Corano, nasce
un "corpus di dottrina" che non ne altera i principi fondamentali.
Questo corpus (che contribuisce a diffondere cosmopolitismo e tendenze universalistiche)
è opera di ebrei, cristiani greci, cristiani siriaci, magi zoroastriani,
manichei, mandei, indù, idolatri ellenistici.
VIII-IX SECOLO
Bisognerà abituarsi a non
sacralizzare i padri della chiesa romani e greci, ricostruendo la storia di
questi periodi in Europa dimenticando che la cultura del cristianesimo delle
origini è pluralista. E' il mondo carolingio, sopravalutando Sant'Agostino, che
ha interesse a legarsi alla "romanità".
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In conclusione: per
essere cristiani non c'è bisogno della circoncisione culturale.
Sull' Avvenire del 26 maggio
1996 (Pentecoste ed anche festa di San Filippo Neri) si poteva leggere il
bell'articolo di Enzo Bianchi : "Pentecoste, l'anti Babele". "La
lingua dello Spirito è la parola di Dio che scende all'uomo e che porta la
Chiesa non a imporre il proprio linguaggio, ma entrare nel linguaggio degli
altri uomini, a dire "Dio", ad annunciare le meraviglie di Dio
secondo le forme e le modalità di comprensione dell'altro". Come ho
ricordato, il 26 maggio 1996 ha segnato per me anche un anniversario. 25 anni
anni prima, il 26 maggio 1971 tenni, come detto, una lunga relazione
all'Accademia dei Lincei, nell'ambito del Congresso internazionale sui
Longobardi in Europa. "Che ne sappiamo delle origini del
Cristianesimo?" Mi chiesi, tra l'altro. E risposi: "Poco, per non
dire nulla". Tutta la relazione, utilizzando i documenti
"figurali" e le esperienze sensoriale ed antropologiche, rimetteva
drasticamente in discussione (non ero certo il primo, ma utilizzavo una tribuna
scientifica di grande rilevanza e pretendevo di promuovere meccanismi
conoscitivi di massa) la costruzione storica (e le giustificazioni dei
privilegi) che laici e cattolici hanno artificiosamente edificato sulla tarda
antichità e sull'inizio del medio evo, per giustificare e sostenere il potere
di ristrette élite (lo 0,1% dell'occidente). In una parola mettevo in evidenza
quelli che sarebbero stati i punti fermi della mia ricerca che guardava
dall'Europa al primo Millennio ed alla mescolanza di etnie, lingue, religioni,
culture e che mi avrebbero guadagnato la sinistra fama di "pericolosissimo
sovversivo":
1) Il vangelo è per tutti i
popoli e per tutte le culture: lo Spirito soffia dove vuole (Gv 3, 8); tutti
coloro che sono condotti dallo Spirito di Dio, quelli sono figli di Dio (Rm 8,
14). La missione apostolica non è legata ai soli apostoli Pietro e Paolo. La
tradizione apostolica non è legata alle categorie filosofiche e metafisiche
ellenistiche diffuse (per di più in chiave minoritaria) nei territori
dell'impero romano e venute a strutturarsi teologicamente in occidente, nel
corso di alcuni secoli ed in contesti storici economicamente, socialmente,
antropologicamente definiti. Il messaggio cristiano , come tanti altri messaggi
religiosi, è per universum mundum (e il mondo conosciuto nell'antichità
somiglia molto a quello attuale. Il continente americano è la misteriosa
"quarta pars" dei mappamondi medievali) e non solo per omnes gentes
(il mondo conosciuto solo dagli occhi occidentali, i confini dell'impero
romano, con al centro il Mediterraneo). Anche l'Australia non fu
"scoperta" dagli europei qualche secolo fa, ma fu raggiunta dagli
asiatici almeno 4.000 anni fa.
Per esser cristiani non c'è
bisogno della circoncisione culturale. L'adesione al vangelo richiede
l'adesione a Cristo e non a preti, dogmi o chiese. Comunque, anche nei confini
geografici dell'Impero Romano la storia si è svolta in modo un po' diverso da
come la si racconta. Viaggiavano gli uomini (popoli interi) e viaggiavano le
merci dall'estremo oriente all'estremo occidente, dall'Etiopia e dall'Africa
orientale all'India. Il cristianesimo non si costituì soltanto né secondo le
forme ebraiche (Gesù di Narareth, riconosciuto dal vecchio Simeone come il
profeta liberatore, il Cristo del Signore, squarciò con la sua morte il velo
del Tempio, a significare una vittoria sul sacerdotalismo ebreo), né secondo lo
stile conoscitivo, di vita sociale ed economica del mondo ellenistico (Gesù di
Narareth, con il suo spirito sovversivo e rivoluzionario, eliminato nel corso
dei secoli dal sacerdotalismo, dal sistema ecclesiastico, cristiano e
cattolico, non propose certo l'ordo romanus). Il cristianesimo si costituì
secondo le forme delle culture che incontrava ed incontrò in Europa, in Africa,
anche quella "Nera", in Asia.
2) anche nei territori
dell'occidente (Roma compresa) esisteva già nel primo secolo una pluralità di
etnie, di culture e di religioni ed uno scambio, anche di merci, con i
territori dell'Africa nera, dell'Europa e dell'Asia centrali, del medio ed
estremo oriente così sistemico che non ha ancora uguali nell'epoca moderna,
malgrado la globalizzazione. Il cristianesimo, le tante forme di cristianesimo,
convivono nella Roma imperiale (in una città profondamente multiculturale,
multietnica e multireligiosa e molto poco romana e greca) e nelle regioni
europee con infinite religioni (almeno 30 nuclei primari; molte di più se si
tiene conto della pluralità di opinioni e di culture che si riferivano ai vari
culti ed alle varie religioni), molte delle quali autenticamente orientali,
dell'Asia Minore, della Mesopotamia, della Persia, dell'India, dell'Asia
Centrale, della Cina. A Roma ed in Europa il cristianesimo dovette assumere
tante "inculturazioni". Esisteva una pluralità di opinioni. Nei primi
quattro secoli presero il sopravvento i gruppi cristiani che si legarono al
vecchio establishment (che, ricostruendo il sacerdotalismo rotto dal vangelo,
adottavano l'origine divina della gerarchia e l'obbligo della subordinazione).
A Roma, nel II secolo prende il sopravvento un gruppo che, definendo la grande
chiesa, struttura una dottrina unica ortodossa, lontano dalle radici del
cristianesimo, dalle manifestazioni palestinesi ed orientali e dal pluralismo culturale,
per identificarsi ed incardinarsi nella cultura e nelle categorie filosofiche
greche e romane. Dandosi naturalmente strutture di gestione: da qui l'idea del
sacerdozio cristiano. Nel 1996 ricorrevano i 1500 anni del battesimo di
Clodoveo e della conversione delle genti merovingiche e della nazione Franca,
che dal quel momento riconosce la propria unità. Ci sono state grandi dispute.
Alcuni rivendicano che le radici della Francia sono cristiane. Il battesimo
portò alla nascita della nazione. Altri richiamano la tradizione celtica. E'
nell'unità celtica che va riconosciuta la nascita della nazione Franca. Quando
nel 496 (o negli anni successivi) avvenne il battesimo di Clodoveo, il
cristianesimo era presente in Gallia già da 350\400 anni e si era mescolato,
assumendone gli stili ed i codici comunicativi e culturali, con le culture
celtiche, africane, slave, vicino orientali, centro asiatiche e dell'estremo
oriente. Con la seta a Roma ed in Europa erano presenti gli indiani con la loro
cultura e le loro religioni. Le merci, come ci ha insegnato Giorgio Nebbia,
conservano incorporato il lavoro, la fatica, la cultura di chi le ha prodotte.
Il vangelo cosiddetto gnostico di Tomaso (che risale al più tardi alla metà del
II secolo e che circolava nell'Europa altomedievale) sembra essere una
testimonianza dell'incontro tra induismo, buddhismo e cristianesimo. Clodoveo e
la sua gente, accettando il battesimo, non accettarono la romanizzazione, ma si
resero consapevoli del rispetto della complessità culturale, etnica e religiosa
delle terre in cui regnavano. La nazione franca (o per lo meno la fortuna
politica dei merovingi) nasce probabilmente dall'atto di accettazione del
cristianesimo, ma anche dalle manifestazioni culturali e religiose celtiche,
africane, slave, vicino orientali, centro asiatiche e dell'estremo oriente. E'
una nazione che nasce nella globalizzazione delle culture, delle etnie, delle
religioni. Le regioni della Gallia rivendicano percorsi diversi nella stessa
evangelizzazione: Ireneo, Ilario, Martino, Remigio, Thierry, Giulio, la
Maddalena solo per citarne alcuni nomi. Come si fa a definire la Gallia la
figlia prediletta della chiesa di Roma?
3) Il cristianesimo romano che
noi conosciamo è un prodotto di Costantino e del Concilio di Nicea (un concilio
occidentale, che escluse l'ecumenismo e la pluralità delle evangelizzazioni).
La definitiva assunzione delle categorie filosofiche greche da parte del
cristianesimo è solo del V secolo.
La storia dell'uomo viene
ricostruita utilizzando solo le pochissime testimonianze scritte che si sono
salvate dal furore degli anatemi dei vincitori. La maggior parte dei documenti
sono andati certamente persi. Non va dimenticato che molti popoli e la maggior
parte delle culture hanno preferito usare come promemoria opere, cose ed
esperienze figurali, gestuali, sensoriali, percettive, ritmiche, musicali,
visive ed orali. Con l'assunzione delle categorie filosofiche ellenistiche,
larga parte delle testimonianze cristiane anteriori, sviluppate nella stessa
Europa, furono cancellate nel V secolo. Comunque il metro di lettura che porta
a leggere i pochi promemoria che si conservano secondo la concezione delle
categorie filosofiche e metafisiche ellenistiche del razionalismo del mito, del
trionfalismo, dello spettacolarismo, dei prontuari di comportamento, dei
precetti da osservare, delle analisi da fare, individualista, letteraria, è a
dir poco insufficiente. Il mondo (antico e moderno) va letto anche attraverso
lo psicologismo del simbolo e l' antropologismo (comunitario e solidale) e la
creatività della parola parlata e del gesto globale, della analogia e della
percezione, delle esperienze motorie e sensoriali, della "cosalità",
della sistemica connessione dell'uomo con il cosmo e l'ambiente naturale, dei
percorsi psichici conoscitivi, della visione profonda, della conoscenza globale
sciolta dai rapporti logici di casualità.
Non si può leggere il passato o
il presente secondo l'ottica dei propri linguaggi e dei propri schemi logici
Quando i crociati andarono a
"liberare" il sepolcro di Cristo trovarono in Asia ed Palestina molte
comunità cristiane che ignoravano l'esistenza di Roma e di Costantinopoli. E le
sterminarono, per cancellare dei testimoni scomodi. C'erano molti arabi
cristiani. Del resto il confine tra islamismo e cristianesimo non legato alle
categorie filosofiche greche è molto labile. Ci furono "spaventosi
massacri di ebrei e di musulmani", ma anche di cristiani non occidentali,
che non solo erano estranei ad una teologia informata a quelle che diventeranno
le categorie aristotelico-tomistiche, ma erano estranei ad un cristianesimo
teologicamente strutturato. La tradizione orientale (e Paolo la conosce bene)
esclude forme di catechesi prebattesimali, riconosce nel battesimo l'unica
forma di conversione che porta a trasformare il credente: non sarete più
cristiani, ma Cristo. Il cristianesimo del primo Millennio guarda
all'autorevolezza di chi, nella vita sociale di tutti i giorni, si fa Cristo:
questi sono i santi. Per il credente deve esserci la consapevolezza che
risponde all'invito dello spirito nelle strutture e nei condizionamenti
istituzionali dell'epoca e della cultura in cui vive. Certo è sintomatico che i
grandi santi cristiani nei primi secoli siano gente qualunque, che proviene da
località imprecisate del mondo. Dal V secolo diventano rigorosamente rampolli
di famiglie nobili possibilmente romane.
Sintesi cronologica
essenziale:
dopo 630 a.C. vive in Persia Zoroastro
VII secolo a.C. taoismo
560 a.C. nasce Budda
551 a.C. nasce K'ung-fu-tzu (Confucianesimo)
330-327 a.C. Alessandro Magno in Iran
327-325 a.C. Alessandro Magno in India
124-88 a.C. Mitridate II regna in Persia ed espande il suo dominio fino
all'Europa ed all'Armenia
50 a.C. prima testimonianza della seta a Roma
42\46 (?) San Pietro a Roma
61 San Paolo a Roma
64 incendio di Roma sotto Nerone. Prima persecuzione limitata a Roma
67 martirio dei Santi Pietro e Paolo
70 conquista di Gerusalemme
86 campagne contro i Daci, a nord del Danubio.
94-96 ultima fase del regno di Domiziano. I cristiani coinvolti nella dura
repressione di tutte le opposizioni
99 il re indiano Kanishka invia un'ambasciata a Traiano
101-106 Traiano conduce campagne contro la Dacia, che viene ridotta a provincia
romana
107 muore martire Ignazio di Antiochia
112-113 Traiano: i cristiani non vanno ricercati, ma vanno puniti se rifiutano
di sacrificare all'imperatore
113 muore Plinio il giovane
113 vengono costruiti il foro e la colonna di Traiano
114 muore Pan Chao autrice di un trattato di morale confuciana
116 Traiano conquista il Regno Nabateo (Arabia Settentrionale)
117 Traiano combatte contro i Parti. Le province romane di Mesopotamia e di
Assiria
117 Massima espansione dell'Impero romano
117 muore Ssu-ma Hsiang-ju, grande poeta cinese
117 Adriano ed il suo mausoleo
120 muore Tacito
124-125 Adriano, le disposizioni di Traiano reinterpretate con grande
tolleranza
144 Marcione fonda una propria chiesa
150 inizia l'invasione degli Unni in Cina
163 l'impero Parto ha il controllo delle vie commerciali tra Oriente e
Occidente
177 Marco Aurelio: breve, ma dura persecuzione a Roma ed a Lione per
riaffermare l'autorità dell'imperatore
202 e 235 persecuzioni locali in un periodo di sostanziale tolleranza
216-277 in Persia, la predicazione di Mani
224 Artaserse i fonda in Persia la dinastia dei Sasanidi
250 prima persecuzione generale (imperatore Decio)
251 i Goti invadono la Tracia
257-258 persecuzione di Valeriano per impadronirsi dei beni della chiesa ormai
rilevanti
260 Gallieno sospende la persecuzione e restituisce i beni confiscati
276 Franchi ed Alemanni passano il Reno
280-305 Diocleziano. Roma non è più capitale dell'impero.
302-304, 4 editti (Diocleziano-Galerio) con dura persecuzione anticristiana (
in occidente). Gli editti furono eseguiti con moderazione per fermare la crisi
dell'impero
311 Massenzio restituisce i beni della Chiesa confiscati
313 editto di Milano
317 in Cina si formano un regno del Nord ed uno del Sud
318 Ario, prete di Alessandria: il movimento ariano
320 in India inizia un periodo di grande sviluppo culturale
325 Concilio di Nicea, condanna la dottrina ariana
330 viene consacrata Costantinopoli
332 i Sarmati nei confini dell'impero
337 muore Costantino
340 muore Eusebio di Cesarea
342 i Franchi si istallano nella Gallia
347 nasce S. Girolamo
349 in Cina, invasione a Nord degli Unni e dei Turchi
361 si rinnova lo scontro dei romani con i persiani
354 nasce S. Agostino
354-375 i Sarmati passano il Danubio
355 muore Donato, l'organizzatore del movimento dei Donatisti
357 Alamanni nei confini dell'impero, sul Reno
367 muore Ilario di Poitiers
369 i Visigoti (ariani) stanziati nella Mesia
372 il buddhismo in Corea
374 Ambrogio (340-397) vescovo di Milano
378 i Visigoti distruggono ad Adrianopoli l'esercito romano
379 gli Ostrogoti (ariani) sotto la pressione degli Unni si stanziano in
Pannonia
379 muore Basilio, il grande monaco d'Oriente
380 editto di Tessalonica: il cristianesimo religione ufficiale dell'Impero
381-451 Nestorio, patriarca di Costantinopoli tra il 428 ed il 431
382 muore Ulfila, vescovo visigoto, autore della traduzione della Bibbia in
visigoto
390 muore Gregorio Nazianzeno
395 muore Gregorio Nisseno in Cappadocia
395 morte di Teodosio e fine dell'unità dell'Impero
396 i Visigoti di Alarico in Grecia
397 muore S. Ambrogio
400 inizia una fase climatica fredda che durerà fino al 900 circa
402 i Visigoti di Alarico in Italia
406 Alamanni, Burgundi, Franchi, Vandali invadono Gallia e Penisola Iberica
407 muore Giovanni Crisostomo
410, 24 agosto, i Visigoti di Alarico saccheggiano Roma, ma, ariani,
risparmiano le chiese.
412 i Visigoti di Alarico in Gallia meridionale e nella Penisola Iberica
418 concilio di Cartagine condanna la dottrina di Pelagio, monaco Irlandese
420 muore S. Girolamo
430 i Vandali di Genserico scacciati dalla Spagna, in Africa
430 gli Unni iniziano le invasioni in India
431 Concilio di Efeso condanna Nestorio
439 rinascimento in Cina e grande diffusione del buddhismo
440 i Vandali di Genserico invadono la Sicilia
440-461 S.Leone I Magno papa
451 gli Unni con Attila invadono la Gallia, ma sono fermati
452 gli Unni con Attila invadono l'Italia, ma sono convinti a lasciare l'Italia
453 muore Attila
455 i Vandali d'Africa (ariani) sbarcano in Italia e saccheggiano Roma
460 affreschi delle grotte di Ajantâ (India)
476 Odoacre depone Romolo Augustolo 484 il nestorianesimo si diffonde in Asia
500 a Roma presumibilmente Boezio, Cassiodoro, Benedetto
527-565 Giustiniano
Mediterraneo bizantino
540 nasce Gregorio Magno
541 il goto Totila (ariano) riconquista l'Italia
550 tocca il suo culmine la civiltà Maja
493 Teodorico conquista Ravenna. Nasce il, regno Ostrogoto, ariano
494 Sacramentarium Gelasianum: prima redazione ufficiale del messale
496\7 Clodoveo e i Franchi si convertono al cristianesimo
500 Angli e Sassoni in Inghilterra
527 -565 Giustiniano imperatore d'Oriente
529 è fondato Montecassino
531 in Persia sale al trono il sovrano sasanide Cosroe I: grande sviluppo
culturale e politico
537 i Goti assediano Roma, sul Tevere i primi mulini galleggianti
541 nuovo assedio dei Goti a Roma
542 nello Yemen finisce l'antico regno di Saba
550 la civiltà Maja al suo culmine
553 finisce la guerra gotico-bizantina. i bizantini rigovernano in Italia
568 inizia l'invasione Longobarda in Italia
560\570 nasce a Siviglia S.Isidoro (muore 4 aprile 636)
570 truppe persiane occupano lo Yemen
570/71 nasce Muhammad.
587 in Spagna il re Visigoto Recaredo si converte dall'arianesimo al
cattolicesimo
594 muore Gregorio di Tours, autore della Storia dei Franchi
604 muore Gregorio Magno
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Fra i tanti scritti di
Antonio Thiery, sommari promemoria di studi, viaggi, convegni, conferenze, se
ne segnalano alcuni centrati sul medio evo: