L’Aramaico è un insieme di piccoli dialetti in cui si “è rimpicciolita la manifestazione perfettissima di Dio” o la grande lingua internazionale del mondo antico?

Antonio Thiery, 12 ottobre 2006

 

Non si tratta di una bizzarra o colta questioni da studiosi, ma investe l’intera funzione della chiesa Cattolica e la sua catechesi.

A pagina 40 del Venerdì de « la Repubblica » del 17/7/98, Curzio Maltese, scrive: « Alla chiesa Cattolica serve che ci siano i poveri. Essa prospera e si espande nella miseria, che contribuisce a creare e a perpetuare attraverso la carità, arma di sottomissione, e altri strumenti».

Il Vangelo di Tommaso, tanto amato a dEmilio Gandolfo, lo diceva già alla fine del I, inizi del II secolo: "Gesù disse loro:  "Se voi digiunate, cadrete in errore per vostra colpa, / e se voi pregate, / sarete condannati, / e se farete elemosina, / farete del male al vostro Spirito".

Ma il Vangelo di Tommaso denuncia anche che uno degli strumenti fondamentali, un’ arma di sottomissione, potentissima per creare e…far prosperare ed espandere la miseria è costituito dalla conoscenza e del sapere… [2] Gesù disse: « Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato; quando avrà trovato si stupirà.  Quando si sarà stupito, si turberà e dominerà su tutto ». Ed ancora: [39] Gesù disse: « I farisei e gli scribi hanno preso le chiavi della conoscenza e le hanno nascoste. Essi non sono entrati e non hanno lasciato entrare quelli che lo volevano».

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Bisognerà storicizzare una buona volta il ruolo forte e  fondamentale per “nascondere le chiavi della conoscenza” svolto dalla chiesa Cattolica e dalle sue associazioni ed organizzazioni. Un ruolo certamente fondamentale, forse determinante l’hanno avuto la Compagnia di San Paolo - Opera del Cardinal  Ferrari e persone e strutture ad essa collegate. Non a caso dEmilio Gandolfo che della Compagnia era membro, cercò inutilmente di uscirne fin dal 1957.

Ecco un brano del Cardinal  C.M.Martini, Il lembo del mantello, n.36, p.86, 1991, in cui si suggerisce la sottomissione e l’emarginazione: Gesù sarebbe l’uomo dei piccoli numeri. E per giustificare questa tesi, con la solita tecnica simbolico-ammaestrativo-edificatoria che sottende  una visione solo morale e non sociale della povertà,  si fa riferimento alla lingua parlata da Gesù.

Dice il grande Cardinale: « …In Gesù Dio sembra perdersi nel particolare, nascondersi volentieri nello cose minutissime, prestare attenzione a un’azione di poco conto…

La Parola, il Logos di Dio, la manifestazione suprema del Padre, la manifestazione perfettissima di Dio, si è rimpicciolita. La Parola universale si fa particolare nel suono del dialetto di Canaan parlato da Gesù, si rende accessibile, si presta al rapporto interpersonale. Ecco perché basta la dedizione a uno solo dei più piccoli per decidere del nostro destino eterno».

Dice proprio così: «basta la dedizione a uno solo dei più piccoli per decidere del nostro destino eterno». Sembra di rileggere la famosa predica del 200 di Clemente d’Alessandria con la quale si cerca di mostrare la piena compatibilità tra la ricchezza ed il Vangelo. E’ da questa predica che deriva la dottrina aberrante della grazia gratuita per tutti, ma alla fine dei tempi e della necessità storica, ma per pochissimi ora e subito. Dottrina che mi è stata somministrata, non richiesto,e con autoritario sfregio, da un gran sacerdote teologo e sociologo.

Ma insomma, l’aramaico è un dialetto, in cui la Parola di Dio si è rimpiccolita, o è, come imparai tanti anni fa all’università, e come oggi viene ripetuto, è una grande lingua internazionale, la lingua franca parlata nelle vie carovaniere dall’India, all’Africa,  frequentate da commercianti ed “uomini pii”, in cui la Parola di Dio si è manifestata a tutte le Nazioni che sono sotto le stelle?

Cito due volumi reperibili in edicola:

-Storia Universale Corriere della Sera, 3, Le civiltà mesopotamiche (M.Liverani): «….tutta la zona siro-palestine e mesopotamica diventerà aramaica…[ p. 526] …Quando l’aramaico è diventato la lingua parlata dalla maggior par delle popolazioni della Siria-Palestina e della Mesopotamia, esso viene assunto in forma ufficiale dagli imperi (babilonese e soprattutto persiano), affiancandosi all’uso persistente del babilonese. Al problema linguistico si affianca quello (ben distinto, ma praticamente connesso) del diverso sistema di scrittura. L’assiro-babilonese resta affidato alla scrittura cuneiforme, con la sua complessità e con l’enorme inventario di segni; l’aramaico è invece affidato alla scrittura alfabetica, molto più accessibile (come apprendimento) e sbrigativa (come uso) [p.527].

- La storia, 1, La Repubblica: «…L’aramaico si diffuse in maniera assai singolare nel sec. VII [a.C.]; lo testimoniano, tra altro, una lettera inviata da un funzionario assiro a un collega intorno alla metà del secolo — ciò che dimostra l’impiego dell’aramaico non solo tra Aramei — e poco dopo la lettera di un principe fenicio, un certo Adon  scritta al faraone per ottenere l’aiuto egiziano contro i Babilonesi. A favorire i progressi della lingua aramaica in ambienti estranei hanno collaborato diversi fattori, tra i l’alfabeto lineare derivato dal fenicio…

…un’ulteriore causa nell’importanza dell’elemento etnico aramaico [starebbe] nei commerci delle vie carovaniere nord mesopotamiche e centro-siriane. Con il diffondersi nei paesi di alta cultura letteraria e di antica tradizione colta della Mesopotamia, l’aramaico ingrandì singolarmente il proprio lessico di termini akkadici e divenne maturo, dopo il crollo dell’impero assiro, per affermarsi come lingua internazionale in età neobabilonese e quindi lingua ufficiale e idioma universalmente compreso dell’impero persiano, quasi a simboleggiare anche linguisticamente la raggiunta unità dell’ Asia Anteriore antica. [ p. 528…].L’aramaico; una lingua internazionale del mondo antico…È opinione comune che l’ebraico restò da un lato come lingua sacra dall’altro come lingua del popolo che non era stato in esilio. Di fatto però l’aramaico continuò ad affermarsi sempre di più: le parole che i vangeli mettono in bocca a Gesù come originali sano aramaiche[ pp. 529].

Il siriano che, a partire dal III/IV secolo soppianterà il greco è un dialetto aramaico, è la lingua franca (dai mille dialetti, ma che ha l’elemento fondante nel “gesto”) dei commerci e dei pellegrinaggi religiosi che coinvolgono tutta la popolazione.

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Non a caso il Vangelo di Tommaso ricorda che [44] Gesù disse: « A colui che bestemmia mio Padre sarà perdonato, e a colui che bestemmia il Figlio sarà perdonato. Ma a colui che bestemmierà lo Spirito Santo non sarà perdonato né in terra né in cielo».

Il senso lo spiega Emilio Gandolfo, La lettera di Dio agli uomini,  IPL, Milano 1978, citando  san Paolo ( in Gal., 1, 1, c. 1, 11-12):  

«NON SERVE IL VANGELO SENZA LO SPIRITO SANTO. Non possiede il Vangelo di Dio chi non possiede lo Spirito Santo, senza del quale il Vangelo che si insegna diventa un puro messaggio umano.E non crediamo che il Vangelo si trovi nelle parole della Scrittura, ma nel senso; non in superficie, ma nel midollo; non nelle foglie dei discorsi, ma nella radice del pensiero.

La Scrittura è utile a chi ascolta, quando non si legge prescindendo da Cristo, quando non si proclama senza il Padre, quando colui che predica non la propone senza lo Spirito Santo. Altrimenti, anche il diavolo che cita la Scrittura, e tutti i falsi profeti, possono, come dice Ezechiele, confezionarsi dei guanciali da mettere sotto le teste di ogni grandezza. Io stesso che parlo, se non ho in me Cristo, ho soltanto un vangelo umano...

E’ terribile il rischio, per chi parla nella Chiesa, di trasformare, mediante una falsa interpretazione, il vangelo di Cristo in un messaggio puramente umano, o addirittura diabolico. In Gal., 1, 1, c. 1, 11-12 (PL, 26, 322 BC»).