Bisogna aiutare a vivere…e Marina fu spinta a morire prima del tempo ed angosciata.

 

Sono rimasto molto turbato e amareggiato dalle vicende relative ad Eluana. Era da 17 anni in stato vegetativo ed il Vaticano con i suoi ambienti curiali ha scomodato termini come: bisogna aiutare a vivere; è stata uccisa; è omicidio; gli “amici” si sono fatti giudici e boia; ci hanno impedito di farla vivere; la vita dell’ uomo è un bene non disponibile. E’ uno scrigno prezioso da custodire e curare dal suo inizio fino al suo ultimo e naturale compimento. Bisogna riflettere sul senso della vita da realizzare pienamente anche quando è sofferente.

 

E’ incredibile la carica ideologica di queste affermazioni. Dice il card.Bagnasco: «La particolarissima condizione di Eluana ha riproposto una questione di fondo: come in economia i parametri si misurano a partire dalle condizioni di chi sta peggio e non possiede nulla, così nel campo della bioetica e della biopolitica si garantiscono i diritti di tutti, a partire dal rispetto dei diritti dei più indifesi…Eluana ha spinto tutti a guardare in faccia alla sofferenza e al dolore e innanzitutto alla vita come ad un valore di cui non si può disporre in modo assoluto. E una ricchezza da accogliere, difendere e promuovere in ogni momento, soprattutto quello della maggiore debolezza.»

Noi con Marina Forte Thiery abbiamo vissuto esattamente al contrario questa vicenda.  Si dice che bisogna aiutare a vivere soprattutto nel momento della maggiore debolezza e Marina, gravemente malata, fu spinta a morire prima del tempo ed angosciata.

 

Non c’è stato il minimo rispetto della sofferenza, del dolore e della vita, in uno scenario a dir poco raccapricciante. Il 2 dicembre 1999 fu ucciso a Vernazza con incredibile ferocia, in modo sacrale e simbolico,don Emilio Gandolfo, un pretino di ottanta anni che diceva di aveva amato la verità più della vita. Marina era uno dei testimoni più credibili delle vicende culturali, umane e spirituali di don Emilio, le cui vicende storiche andavano evidentemente manipolate. E pensare che il suo martirio non è neppure ricordato, eppure aveva detto mille volte che la chiesa è fondata sul sangue dei martiri. Ma, ricordando le parole del papa in apertura della via Crucis del venerdì santo 2008, evidentemente dei martiri inventati. Disse: Gesù Salvatore, ci troviamo riuniti in questo giorno, in quest’ora e in questo luogo, che ci ricorda i tanti Tuoi servi e serve, che, secoli orsono, tra i ruggiti dei leoni affamati e le grida della folla divertita, si sono lasciati sbranare e colpire a morte per la fedeltà al Tuo nome…I Colossei si sono moltiplicati attraverso i secoli, là dove i nostri fratelli, in varie parti del mondo, in continuazione della Tua Passione, vengono ancora oggi duramente perseguitati…”

E’ noto che  gli storici sono d’accordo nel ritenere che nel Colosseo non ci furono persecuzioni e che i cristiani non furono dati in pasto alle belve affamate. I martiri furono in numero assai più limitato di quanto si dice, quasi tutti per ragioni politiche, mentre alcuni anelavano al martirio per celebrare prima le nozze mistiche con Cristo. M.Amari dice che i cristiani furono martiri e martirizzatori.

 

Marina aveva subito non so più quante operazioni chirurgiche, ma sapeva e voleva lottare. Anche se la feroce uccisione di don Emilio Gandolfo (già, ma di questa feroce uccisione non si deve parlare) aveva portato un duro colpo. Si, Marina voleva vivere, voleva essere aiutata a vivere anche solo qualche ora in più. Il padre, i figli, il marito ne avevano bisogno, e, aiutati da molti amici, hanno fatto tutto quel che potevano. Tanti altri, buoni cristiani ed anche sacerdoti, evidentemente preoccupati di nascondere e manipolare la vita e la morte di dEmilio, no. Anzi hanno fatto di tutto per renderle amari e angosciati gli ultimi mesi di vita e per affrettarne la morte e per cancellarne la memoria. Hanno persino rubato il lavoro (di catalogazione, de trascrizione ecc.) prodotto per farne memoria.

 

Quel lavoro era un pane spirituale, era acqua di vita. Serviva ad “alimentare ed idratare una persona gravemente malata”e serviva ad alimentare ed idratare i famigliari gravemente provati. Non sono forse stracolmi i catechismi di pane spirituale e di acqua di vita?

 

E quel vecchio signore che veste la tonaca, che corre tanto sull’altare a “consacrare” il pane, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, tanto bravo a lavorare di cesello per omettere quanto a suo parere andava omesso, è stato persino capace di inventare, con disprezzo, cose mai avvenute e di ignorare il lavoro dell’uomo. E dice di avere la coscienza tranquilla. Questi sono i pii sacerdoti: spetta a loro decidere che cos’è la verità. Persino di decidere se un fatto è avvenuto o meno.

 

A proposito della pubblicazione dei tre volumi delle lettere che dEmilio mandava a Natale ed a Pasqua, scrive “Si cominciò dalle ultime,  perché il materiale era già pronto presso l’editore amico Daniele Borgia”. No, e sapeva bene che il materiale (tra l’altro molto frutto di catalogazione e di ricerca) era pronto nel mio computer, in parte allestito per il sito informatico da Filippo, mio figlio, in parte preparato da me in quattro giorni e quattro notti, svenendo per la stanchezza, per rispondere al desiderio di pubblicare con urgenza quel materiale, desiderio espresso tante volte da Marina. Il signore in tonaca-toga omette di dire che per pubblicare il primo volume (per un lavoro di pochi giorni, giacché il materiale era stato da me tutto approntato), ci sono voluti quattro (si, proprio quattro) anni. Gli altri due volumi, sempre con il materiale appontato da me, sono stati pubblicati stravolgendo gli accordi scritti con l’editore e omettendo le parti che meno piacevano persino di documenti notarili.

 

Marina, ma anche il padre novantenne, i figli, il marito, da quei signori non ha avuto nemmeno il più modesto segno di carità e di pietà, forse perché Marina era uno dei testimoni più attendibili delle vicende umane, culturali e spirituali di dEmilio Gandolfo.

 

E’ amaro e raccapricciante sentir dire che bisogna aiutare a vivere e che persino il papa della grande chiesa di Roma, avvezza ad usare nei secoli la sacra violenza dei santi con feroci crociate ed inquisizioni (basterà citare i Catari, l’America latina, gli infiniti roghi di streghe, di “eretici”, di libri), ricordi: «la vita dell’uomo è un bene non disponibile».

 

Ma nel caso di Marina era la vita di una donna. E ne hanno disposto con violenza.

 

Antonio Thiery, 14.2.09, modificato il 3.3.09