Lettera di risposta al Segretario Generale di Italia Nostra

Antonio Thiery, 31 maggio 2003

 

In Italia Nostra si è scatenata una dura competizione per il rinnovo del Consiglio Direttivo Nazionale.

Ammetto la mia colpa. Ho pensato negli anni scorsi che cambiando il gruppo dirigente, sarebbe stato possibile ritrovare un ruolo per Italia Nostra che, dopo essere stato un centro di elaborazione culturale primario in Italia, è ridotta ad una piccola insignificante associazione. E, sollecitato, ho contribuito a cambiare il gruppo dirigente.

Mi sono sbagliato. Cambiato il gruppo dirigente, non sono cambiate le linee programmatiche. E' solo aumentata quantitativamente, non qualitativamente, la produzione di attività. E' stata una delusione.

In piene elezioni si sono ricordati di me. Mi hanno mandato una fotocopia su come riempire la scheda. L'ho copiata nella convinzione che la grave crisi che Italia Nostra attraversa non si risolve confermando o cambiando la classe dirigente,

Mi ha scritto il Segretario Generale. Ho risposto così:

 

Cara Gaia,

sono in partenza per Stoccarda, perché mia figlia Giovanna sta per diventare mamma.

Io ho avuto un'impressione, anzi una convinzione opposta alla tua: che il gruppo dirigente che andava formandosi all'interno di Italia Nostra attraverso mille mediazioni, e tutte di potere, non avesse bisogno di me, anzi...

Non dubito che tu inizialmente pensassi che io sarei stato una colonna, ecc.ecc. Non dubito neppure che abbiate pensato ed agito perché un pericoloso sovversivo come me non fosse in alcun modo presente nell'associazione. Del resto è un tema vecchio da quando ho messo piede in Italia Nostra. Nel 1976 Serena Madonna mi creò problemi a non finire. Con il suo consenso e con un testo scritto concordato, andai ad un convegno al CNR a sostenere certe posizioni drastiche , come la sostituzione dei due direttori generali al Ministero dei beni Culturali con Bassani e Gnuti (posizioni da cui me ne venivo solo problemi, ma molto a cuore al mondo culturale delle biblioteche e delle soprintendenze). Serena subito dopo le disconobbe. Alle mie rimostranze, mi ricordò che ero certo un socio autorevole, ma pur sempre un semplice socio.

E se tutto l'impegno per limitarmi al ruolo di semplice socio dal 1958 ad oggi fosse stato speso per " cose", forse le vicende in Italia Nostra sarebbero andate un po' meglio. Ho saputo che intere riunioni di Consiglio Direttivo furono dedicate in passato al mio proposito di "spaccare" Italia Nostra. E invece avevo solo la convinzione, come la ho tutt'ora, che servisse un'azione e, quindi, un'educazione ambientale sulla complessità sistemica!

E poi francamente in questi ultimi anni ho avuto altre cose a cui pensare.

Non c'è stata solo la morte di mia moglie (è vero, è morta ad agosto proprio durante le ferie. Ma a giudicare dalla folla che era presente ai suoi funerali, e molti erano venuti dall'estero, e poi dalle oltre 600 persone venute ad una kermesse musicale a fine novembre per ricordarla, la notizia è arrivata prima o poi a tutti quelli che avevano interesse a saperla). Nel dicembre del 1999 è stato ammazzato nel modo più feroce, secondo i canoni dei misteri d'Italia, il più caro amico mio e di mia moglie. Era anche il mio compagno di lavoro. Erano dodici anni che stavamo lavorando ad un libro sulla Roma del primo millennio.

Ho avuto altre cose a cui pensare e poi ebbi netta l' impressione di non essere gradito già quando ci vedemmo a Bagnoreggio. Ho avuto questa impressione netta quando tu mi telefonasti l'ultima volta. Non so bene quando fosse, ma credo un annetto fa o forse di più. Ricordo solo che ero stanchissimo. Forse mia moglie era già interamente paralizzata. Ti ho seccato a tal punto che non ti sei fatta più sentire. Ho avuto conferma da questa impressione delle scelte che avete fatto. Scelte legittime. Ma che non condivido.

Io non ho idee su quello che debba o possa fare Italia Nostra, oggi. Mi limito a ricordare che abbiamo fatto tanto e non abbiamo acquisito consenso. Anzi, a volte abbiamo preso cannonate. Vorrei capire dove abbiamo "sbagliato" (a cominciare da me), proponendo strategie o lontane dai cittadini o duramente contrastate dal potere. E mi limito a "prendere atto" di tre cose, e a ricordare che bisognerebbe tenerne conto:

1) che l'associazione ha rappresentato tra gli anni Sessanta e Settanta un centro di elaborazione culturale di primaria importanza, perché seppe capire che i temi dei beni culturali (tutte, ma proprio tutte le testimonianze del lavoro dell'uomo), dell'ecologia, dell'economia, dello sviluppo alternativo erano strettamente concatenati in un sistema interattivo ed interagente. E in questa chiave seppe dar forza alla sua matrice storica, ai grandi temi della "conservazione": per progettare il futuro, bisogna saper riconoscere le memorie storiche. Un tema pericoloso. Giordano Bruno c'è finito sul rogo. Non è possibile progettare il futuro (nemmeno Dio può farlo), se non si conosce il passato e non si vive il presente. Così la pensava Gregorio Magno nel 592. Il primo a porre in occidente il tema fino ad allora inesistente del presente. Ed anche lui subisce il rogo o la dimenticanza che fa lo stesso, delle sue opere.

Non a caso anche Italia Nostra si è "dimenticata" di questa complessità sistemica.

Essendo io uno storico, proprio in questi giorni ho completato uno schemino di lavoro sul periodo 1958-82: dal piano regolatore di Roma alla carta di Gubbio. Crescita e decadenza di Italia Nostra e dei grandi temi dei beni culturali e dell'ecologia. Questo schemino mi serve perché progetto di scrivere un libretto sulle grandi opportunità, stroncate, che l'Italia ha avuto negli anni Sessanta e Settanta per democratizzare la conoscenza ed i modelli di vita dei suoi cittadini. Da testimone, vorrei capire perché. O almeno dare un contributo a capire perché, nel momento in cui sembra che tutti stiano scoprendo, ma evidentemente solo per apparire progressisti, come fatto tutto nuovo la necessità di modelli di vita alternativi.

2) che vivere il presente oggi significa prendere atto dei totali stravolgimenti che stiamo vivendo. Per non parlare di quello che sta succedendo nel mondo. Soprattutto a livello di culture giovanili. Tra le culture giovanili e la nostra c'è -e crescerà sempre più- l'abisso. Questi stravolgimenti ci possono non piacere. Le memorie storiche (ma forse chiamiamo così solo la piccola parte delle memorie che ci fa comodo) producono realtà, prospettive, culture completamente diverse da quelle che vorremmo.

Ma la realtà è questa. E allora o ci si rifugia nel cassero del castello o ci si attrezza per "conviverci". Qualcuno furbescamente magari per sostenere le logiche di mercato, finge di farlo. E trova consenso. Consenso al mercato.

3) che quello della conoscenza è un tema centrale. Non credo che la conservazione ed il restauro possa servire ad altro. E' il tema centrale, ad esempio, del convegno del 1971 "il museo come servizio sociale" e del bollettino 138 del 1976, "la biblioteca come servizio pubblico". Esperienze, certo, totalmente fallite. Perché? Ma sono sostituite da nuove esperienze?. Ma è anche un tema vecchio quanto il mondo. Già alla fine del primo secolo, in un testo largamente influenzato da quelle culture siriache e centro asiatiche, insomma da quelle culture che hanno prodotto gli "stati canaglia" e che perciò vanno annientate, sta scritto: "il fariseo e lo scriba hanno rubato la chiave della conoscenza e l'hanno sotterrata. Così non solamente non sono entrati, ma non hanno lasciato entrare quelli che volevano". La P2, Maurizio Costanzo, Berlusconi, Veltroni, Vita, L. Berlinguer ecc.ecc., evidentemente da prospettive diverse, non hanno inventato niente. Hanno sotterrato la chiave (i miliardi di chiavi) della conoscenza.

Come vedi non idee, ma prese d'atto, frutto dell'esperienza, che sollevano problemi.

Certo le difficoltà di Italia Nostra sono immense. Ed alcune (quelle istituzionali) tu le descrivi con chiarezza. Ma la crisi di Italia Nostra non è stata e non è casuale. Certo crisi di idee e di gruppo dirigente. Ma non solo. Dobbiamo ricordarci che tante associazioni ambientali (la Lega ambiente prima fra tutti) e tanti movimenti politici (a cominciare dai verdi) sono nati, con finanziamento pubblico, per bloccare la visione sistemica che negli anni sessanta e settanta si andava proponendo.

Anche questa è una constatazione e non un'idea.

I "mascalzoncelli" nella Sezione Romana nacquero nel 1975, quando lasciai il direttivo! E quello forse fu un errore. Era allora evidente che l'Associazione potesse servire per far carriera o per guadagnare.

Per quel che mi riguarda, in quaranta cinque anni io ho avuto un rimborso di treno e 12.000 lire e tante cannonate. Ma non dire che io mi sono defilato! Mi resi conto che la mia era, da sempre, una posizione scomoda, non condivisibile da parte delle piccole élites che sotterrano la chiave della conoscenza. Ed allora aspettai di essere chiamato, ma nessuno mi chiamò.

Certo sono incredulo davanti a quello che sta succedendo con le elezioni. Certo non mi aspettavo dopo tanto silenzio che vi sareste ricordati che sono pur sempre un socio, anche se un semplice socio e che una scheda elettorale, come gli analfabeti, sono in grado di riempirla, copiando da un faxsimile (come avveniva nelle cabine elettorali di Napoli o di Palermo) e mi avreste chiesto il voto per persone che non credo possano contribuire al dibattito e per idee ed attività che sapete bene che non condivido.

Certo avete fatto tante attività. Ma servono a ritrovare un ruolo ad Italia Nostra?

Eppure ho votato come mi avete richiesto, perché non credo che i problemi stiano in un consigliere al posto di un altro, nell'eterno problema italiano della sostituzione della classe dirigente e nella ridistribuzione del potere all'interno delle piccole élite egemoni.

Avete scelto attività di nicchia. Le nicchie esistono e può essere una scelta rivolgersi a loro. Io non lo farei, ma è lecito scegliere di farlo. Sono meno di due milioni gli italiani che hanno un comportamento culturale attivo. Hanno un comportamento culturale attivo secondo l'ISTAT anche quelli che vanno allo stadio.

A questa nicchia ci si può rivolgere in due modi. 1) o sensibilizzandola a determinati problemi, nella speranza (ma non a questo mirate) che l'attività proposta provochi un effetto "domino", coinvolgendo più cittadini e che la nicchia si allarghi; educando ad esempio a servizi chi non usufruisce di niente. 2) o utilizzando questa nicchia senza nessuna pretesa di allargarla, ma fornendo servizi ai suoi "abitanti", visti come utenti, consumatori. I guadagni possono essere anche consistenti. Ma si tratta di guadagni, conseguenti a servizi offerti a chi ne ha già tanti.

Non credo di aver molto da dire a Ugo Poce o a Luca D'Eusebio. E non credo di aver molto da ascoltare. Se non altro era loro interesse conoscere che cosa è stato fatto in passato, e non è stato poco. Forse da quelle esperienze (valutando pregi ed errori) si poteva imparare a progettare il futuro. Ma voi eravate interessati, non a progettare, ma soprattutto ad anatemizzare tutto quello che è successo in passato.

Quando tornerò dalla Germania, che non so proprio quando avverrà, avviserò.

Cari saluti

Antonio

PS. Come è mia abitudine, tutto quello che scrivo è pubblico. Anche questa è una lettera aperta.

AThy