Un’esperienza visionaria per ricordare il 1° luglio di 40 anni fa

 

A  fine febbraio, in ospedale, mentre mi preparavano per una devastante operazione che mi ha portato via tutte le forze, ho avuto una significativa esperienza visionaria. C’è chi vede la Madonna o padre Pio. Io ho visto le manipolazioni dei seguaci, dei guerrieri di satana. In preda al delirio, con febbre altissima, ho reagito con durezza ai medici ed agli infermieri che cercavano di farmi dei prelievi di sangue. Eppure erano già tre giorni che mi sottoponevo con totale docilità a tanti esami e prelievi. In otto persone non riuscivano a tenermi. Qualcuno si è preso anche sonori ceffoni. Ricordo perfettamente che gridavo: Non ho tempo da perdere con voi. Ero convinto di essere a Monteverde a via Carini (dove dal 1950 ha avuto la sede romana la Compagnia di san Paolo; dove aveva la sua residenza, fino alla sacrale, simbolica e feroce uccisione, don Emilio;  dove sono passati tutta la cultura, la politica, gli affari e gli ideologismi  cattolici degli ultimi 50 anni, con i loro dogmi, i loro fondamentalismi e le loro intolleranze) e di essere di fronte ad una setta satanica, che faceva i prelievi per manipolare il mio sangue, dopo aver manipolato quello di dEmilio e di Marina. Mi sono rassegnato ed acquietato solo quando dopo una mezz’oretta è venuto mio figlio Filippo, che ho accolto con un’amarezza del tutto immeritata, ma simbolica: ti ci metti anche tu! L’amicizia è l’unica cosa che conta: ha ripetuto fino alla fine dEmilio. E amici insospettabili sono stati fin troppo sensibili alle voci dello spirito santo!

 Nelle esperienze visionarie emergono le convinzioni e le esperienze profonde: le opere della grande chiesa di Roma, dei suoi sacerdoti e dei suoi fedeli, raramente hanno qualche rapporto con Gesù ed il suo Vangelo.

 

Del resto Clemente d’Alessandria, uno dei più venerati padri della chiesa di Roma, già alla fine del II secolo ha fissato i canoni della struttura ecclesiastica: manipolazione, violenza, potere sacerdotale. E’una blasfema trinità. Il signor Ratzinger ha ripetuto ad Assisi: “la fedeltà alla propria convinzione religiosa, la fedeltà soprattutto a Cristo crocifisso e risorto non si esprime in violenza e intolleranza, ma nel sincero rispetto dell’altro…”. Lo spieghi ai suoi sacerdoti ed ai suoi buoni cristiani. Clemente scrive a Teodoro, un discepolo (che buffo, Teodoro è il temine greco da cui deriva il romancio Thiery: e già perché quando i miei avi da civilissimi barbari tanti secoli fa vennero in Europa, la prima cosa che dovettero subire fu il cambio del nome: gliene dettero uno ellenistico!): “non tutta la verità va detta agli uomini”...”Se per caso i tuoi avversari dicono la verità, devi negarla e mentire per confutarli”.“…anche se dicessero qualcosa di vero, chi ama la verità non deve, neppure in tal caso, essere d’accordo con loro. Perché non tutte le cose vere sono la verità, e la verità che sembra vera secondo le opinioni umane non dev’essere preferita alla verità vera, quella in armonia con la fede”.

 

            Era quello il momento in cui, tra le mille correnti e comunità che si riferivano a Gesù,  stava prendendo il sopravvento la corrente di matrice giudeo ellenistica, ovviamente clericale,  che organizzandosi dettava i suoi precetti e sceglieva i testi, anatemizzava, cancellava e aggiungeva secondo i propri interessi, in una parola manipolava: “non tutta la verità va detta agli uomini”... la verità che sembra vera secondo le opinioni umane non dev’essere preferita alla verità vera, quella in armonia con la fede” .E’ esattamente quanto ripete oggi, a 20 secoli di distanza, Raniero Cantalamessa, predicatore della Casa Pontificia: «non si può parlare della storicità di Cristo escludendo la fede». La teologia ha preso il posto della storia e dell’antropologia.

            Fra pochi giorni è il primo luglio, il 40° anniversario del matrimonio tra Marina e me. Gia allora avevamo maturato sufficienti esperienze per desiderare di celebrarlo secondo la tradizione violentata e dimenticata: non un sacramento (non lo è stato fino al Concilio di Trento), ma un contratto civile benedetto, ma non da un sacerdote (un ruolo ed un ufficio del tutto inventati), piuttosto dalla comunità in cui uno vive ed opera. Eravamo convinti di “Non aver tempo da perdere” (come mi è stato suggerito dalla visione immaginifica durante il delirio). Non fu possibile.

            E di tempo ne abbiamo dovuto perdere tanto! E quanta violenza abbiamo dovuto subire!

            Il 1° luglio lo passerò a Stoccarda in Germania, dove andrò a trovare Giovanna e i miei 2 nipotini. Hanno il papà tedesco e vivono lì, nella seconda città europea per numero di etnie e di religioni. Emergono sul palcoscenico della storia (come ricorda la Pacem in Terris) popoli nuovi senza soggezione e senza complessi di inferiorità.

            Le pretese di mediazione tra l’umano ed il sacro e di monopolio delle chiese cristiane fondate sulle categorie filosofiche ellenistiche e su intolleranza e fondamentalismo (manipolazione, violenza, potere sacerdotale) sono semplicemente ridicole e senza umanità e del tutto estranee al messaggio di Gesù.           

Roma, giugno 2007                                                                              Antonio Thiery