FEDERICO II E LE SCIENZE

Problemi di metodo per la lettura dell'arte federiciana

 

ANTONIO THIERY

 

 

 

Estratto dal volume II

FEDERICO II E L'ARTE DEL DUECENTO ITALIANO

CONGEDO EDITORE, Galatina 1980

 

 

 

 

ANTONIO THIERY

FEDERICO II E LE SCIENZE

Problemi di metodo per la lettura dell'arte Federiciana

 

 

Serve una breve premessa metodologica per spiegare il perché di questa relazione in un convegno che esamina l'arte del '200 italiano in rapporto a Federico II.

 

I motivi sono due.

1)  Gli strumenti di lavoro che usiamo noi storici dell'arte si rivelano, nello studio delle varie epoche e civiltà, ora molto funzionali, ora del tutto inutili per approfondire la conoscenza dei significati espliciti delle opere d'arte.  Normalmente servono molto poco per riconoscere negli oggetti iconici i significati impliciti, che pure offrono spesso testimonianze eccezionali e non surrogabili con i documenti scritti, là dove questi esistano per la definizione della storia della cultura, intesa nel più ampio significato dei termine.

In, questo lavoro di storici disponiamo essenzialmente di due strumenti: dei testi scritti, che sono quasi sempre espressione di una ben definita linea politica, religiosa od economica, e perciò d'interesse ben circoscritto e definito (oggi. li chiameremmo, nel senso buono del termine, opere di propaganda e di regime), oppure del complesso dei beni culturali, e perciò delle opere d'arte (l'unico bene culturale ad essere oggetto di qualche ricerca, sia pur sommaria e settoriale).

Non voglio, pertanto, offrire un quadro del rapporto tra Federico II e le scienze, ma voglio dare alcune provocazioni alla ricerca di altri strumenti d'indagine che integrino quelli tradizionali dello storico e dello storico dell'arte e che il più delle volte, specie quando si discute del modellato del volto e delle pieghe delle vesti, sono del tutto soggettivi.

 

I metodi tradizionali di interpretazione testuale sono certamente inficiati da una limitazione di fondo.  Pretendiamo di spiegare, secondo il nostro quadro culturale, testi, modi di essere, di esprimersi, di pensare che fanno parte di un quadro culturale spesso agli antipodi dal nostro.

Basterà pensare come mutino nel tempo e nello spazio proprio i concetti di tempo e di spazio, che danno i parametri di riferimento essenziali allo studio di una cultura.

 

2) Lo storico della cultura guarda alle trasformazioni naturali ed umane come allo svolgersi di una linea evolutiva, non certo meccanicistica,  per cui il presente non è altro che un ponte di collegamento tra il passato ed il futuro.

E' subito chiaro che uno dei problemi fondamentali d'oggi, almeno nel mondo occidentale, è costituito dalla rigida separazione tra le cosiddette due culture.  Ne consegue che ogni tentativo di rinnovare le istituzioni educative e culturali (premessa indispensabile per uscire in qualche modo dalla drammatica crisi, non solo economica, in cui ci troviamo) si scontra fatalmente con l'impossibilità di superare i rigidi steccati tra retorica e logica.

In questo quadro di riferimento è inevitabile rivolgersi al passato alla ricerca di precisi momenti nodali, di cause remote.

Il medioevo appare un terreno d'indagine fertilissimo, soprattutto in alcune sue fasi centrali: il passaggio tra il VI ed il VII secolo (e inevitabile è il riferimento a Gregorio Magno), il XIII secolo (ed inevitabile è il richiamo a Federico II, a Francesco d'Assisi, a Tommaso d'Aquino): cioè alle due epoche di maggiori trasformazioni economiche, sociali, politiche, culturali.

In particolare nel XII secolo si raccolgono i frutti di una serie d'intuizioni scientifiche e di applicazioni tecnologiche sviluppatesi nell'arco orientale del bacino del mediterraneo, diffuse lungo le vie commerciali di terra e di mare ed approdate in Europa attraverso la Spagna, l'Italia e la Francia meridionali.

L'evoluzione e la diffusione delle conoscenze scientifiche e delle tecnologie che ne derivano e che permettono di  migliorare la qualità della vita umana almeno rispetto ai bisogni fondamentali di alimentazione, abitazione, vestiario, comunicazione, è uno degli aspetti singolarmente meno conosciuti della storia dell'uomo ed uno dei problemi intorno ai quali meno si esercita la ricerca [1]

 

1] Testi insostituibili sono: L. MUMFORD, Technics and Civilization, New York 1934 (trad. it., Tecnica e cultura, Milano 1961); IDEM, Culture of Citics, New York 1938 (trad. it., La cultura delle città, Milano 1975); IDEM, The City in History, New York (trad. it., La città nella storia, Milano 1963; recentemente ripubblicato nei tascabili Bompiani, 1977).

Vedi anche: F. KLEMM, Storia della tecnica, Milano, Feltrinelli 1959; CH.  SINGER,

 

 

Eppure , lungo le vie commerciali non si trasportano oggetti silenziosi, ma merci, cioè prodotti confezionati con certe materie prime, secondo determinati processi di lavoro, usando la minor quantità di fatica e di energia possibile. ecc.

 

Le merci sono uno  dei risultati fondamentali della cultura di un popolo e di una civiltà.  Non si commercia soltanto un prodotto, un oggetto, ma si comunicano tutti i processi culturali,(e perciò anche scientifici e tecnologici) che hanno permesso la produzione [2]

 

Basterà ricordare sommariamente le tecnologie che - introdotte in occidente - stravolgono alcune regioni europee.

 

In primo luogo la ferratura dei buoi e dei cavalli e un nuovo tipo di collare che permette di quintuplicare il rendimento energetico (il lavoro) degli animali da tiro.  Si portano carri più pesanti, si usano aratri che permettono di scavare più a fondo.

 

In secondo luogo un nuovo tipo di aratro che non solo penetra meglio nel terreno, ma taglia e rivolta le zolle.  Una prima considerazione. Cresce il rendimento della terra, ma soprattutto queste innovazioni

 

 

E.J. HoLMYARD, A. R. HALL, T. I. WILLIAMS (a cura di), Storia della tecnologia, Torino, Boringhieri, 1965, 5 voll.; J. HEERS, Il lavoro nel medioevo (a cura di L. CATTANEI), Messina-Firenze, D'Anna, 1973.

Un utile riferimento storico è dato da M. BLOCH, Lavoro e tecnica nel Medioevo, Bari, Laterza, 1969.

Sulla storia della scienza medievale insostituibile è il bellissimo libro di A. C. CROMBLL, Augustine to Galileo (1952), trad. it., Da S. Agostino a Galileo, storia della scienza dal V al XVIII secolo, Milano, Feltrinelli, 1970 (cfr. in particolare il cap.  III, pp. 52-151).

Indispensabile per seguire schematicamente l'evoluzione delle conoscenze  scientifiche e delle applicazioni tecnologiche è: AA. VV., Scienza e tecnica dalle origini al novecento, Milano, Ed. scientifiche e tecniche Mondadori, 1977, 2 voll. (cfr. in particolare i capp.  IV e V, pp. 103-179).

Utile, anche se invecchiato il libro di CH. HASKiNs, Studies in the history of mediaeval science, Cambridge (Mass. USA), 1924 ed il lavoro ideologicamente contorto di J. D. BERNAL, Science in History, trad. it., Storia della scienza, Roma, Editori Riuniti, 1969, 2 voll.

 

2] Vedi l'eccellente articolo di G. NFBBIA, La merceologia come scienza sovversiva, in « Mondoperaio » XXIX (1976), 3, pp. 49-53.

Sui commerci tra oriente ed occidente nel Medioevo offre validi spunti metodologici e bibliografici l'articolo dello stesso autore: La trasmissione delle conoscenze sulle falsificazioni e frodi delle merci dall'antichità al medioevo islamico e occidentale, in «Atti del congresso internazionale sul terna: Oriente e Occidente nel Medioevo, filosofia e scienza» (1969), Roma, Acc.  Naz. dei Lincei, 1971, pp. 501-520.  A testimoniare la  vitalità culturale del X-Xl secolo nella storia delle scienze, cfr.  IDEM, Ibn al-Haytham nel millesimo anniversario della nascita, in « Phisis, rivista, intern. di storia delle scienze », IX (1967), 2, pp. 165-214.

Ibn al-Haytham (Alhazen) visse tra il 965 ed il 1038-39, contribuendo largamente alla definizione delle nuove teorie della visione, allo studio dei fenomeni di rifrazione e delle proprietà delle sfere ustorie, alla spiegazione della luce della luna ed alla descrizione della camera oscura.

 

 

 

 

tecnologiche consentono, in Italia, di mettere a coltura i terreni di collina e di montagna.  Viene programmato in modo nuovo l'uso del territorio, anche a fini collettivi.  I comuni italiani fonderanno gran parte della  loro base economica sull'economia di collina e di montagna.

Si vede come scoperte ed innovazioni introdotte tra il IX ed il XII secolo producono nel secolo XIII effetti dirompenti.

 

Ancora: sempre per merito dell'oriente, nell' XI e nel XII secolo si avviano su larga scala forme di utilizzazione dell'energia eolica ed idraulica nei mulini, nelle fonderie, nelle fucine, nelle segherie, nelle fabbriche di stoffe.  Si introducono sistemi radicalmente nuovi di estrazione dell'acqua dal sottosuolo, utilizzando la forza animale.  Nasce una vera e propria tecnologia dell'acqua.

 

La terra rende di più, i prodotti agricoli diventano abbondanti e possono essere commercializzati.  Regioni come la Puglia conoscono una rivitalizzazione straordinaria.  Diventa possibile produrre alcune merci a costi incredibilmente più bassi.  Si pensi alla carta ed alla straordinaria fortuna economica che ne deriva ad Amalfi.  Ma si pensi anche alla grande possibilità di scrivere e divulgare libri a basso costo.  Si trasforma la comunicazione della cultura.

 

Nel XIII secolo c'è dunque una rivoluzione nella produzione delle merci e, per di più, si viaggia moltissimo fino al più remoti angoli della terra allora conosciuti.

 

Le testimonianze e gli studi su questi fenomeni sono estremamente limitati.  Mancano, perciò , alcuni punti di riferimento essenziali per studiare questo secolo in modo organico e complessivo; un secolo caratterizzato da straordinari rimescolamenti culturali su scala planetaria e non italiana o europea.

 

Se parlerò prevalentemente di Federico II, non mancherò di ricordare che il secolo non si identifica con l'imperatore svevo.

 

Avendo chiaro questo quadro d'insieme potremo avvicinarci alla corte di Federico II per esaminare il problema fondamentale.  Quale fu il ruolo di Federico Il di fronte alla scienza ed alle rivoluzioni culturali del XIII secolo?

 

Attraverso il lavoro di eruditi e di studiosi di ieri e di oggi si ha ,una visione sufficientemente ampia, se non completa, degli scienziati che in un modo o nell'altro (perché vi erano inseriti stabilmente o perché, pur avendo saltuari contatti, ne facevano parte sostanzialmente) ruotavano nella corte di Federico II.

 

Conosciamo aneddoti, fatti e leggende sull'imperatore, ne conosciamo le manie e le curiosità, ma soprattutto ne intuiamo le grandi competenze scientifiche.

 

Per vedere l'atteggiamento di Federico nei confronti della scienza è sufficiente rileggere la bellissima relazione di Francesco Gabrieli nel convegno di studi federiciani del 1950 [3]; sviluppare le indicazioni date da Giorgio Nebbia nelle giornate federiciane di Bari del 1968 [4]; riorganizzare la sparpagliata massa di dati offertici dal Kantorowicz  [5].

 

Il problema fondamentale, però, appare un altro.  A Federico II si riconosce senza ombra di dubbio il ruolo di grande mecenate, di grande promotore di cultura, di elemento di coagulo (consapevole, cosciente, appassionato ed anche informato) di tutta una serie di scienziati che in occidente ed in oriente ricercavano sulla natura e sull'uomo [6].

 

Si può fare un passo avanti, sostenendo che a Federico spetta anche il ruolo attivo di elaboratore di cultura e che attraverso la sua azione diretta si apre un'epoca radicalmente nuova nella ricerca e nella trattatistica scientifica.

 

Mi sembra possibile riconoscere questo suo ruolo studiando con angolazioni diverse le opere d'arte maggiormente legate alla sua figura: Castel Del Monte, il De arte venandi cum avibus, la porta di Capua. 

 

In questa prospettiva, tra tutti gli scienziati che in qualche modo si confrontano con l'imperatore, a me pare che il ruolo di gran lunga più importante spetti a Leonardo Bigollo, pisano, filius Bonacii, e perciò detto: Fibonacci.

 

Figlio di un notaio pisano, Leonardo visse a lungo in Algeria e nei paesi dell'Oriente, applicandosi agli studi matematici.  Rientrò in Italia nel 1200, quando aveva un'età di circa 30 anni.  Pubblicò nel 1202 il Liber Abbaci (una seconda stesura è del 1228), pel 1220 la Practica Geometriae, nel 1225 il Liber quadratorum, scritto su suggerimento dello stesso Federico II.  L'imperatore non aveva mai incontrato fino a quel tempo il matematico pisano e bisogna presumere che già ne conoscesse gli scritti e l'apprezzasse in modo particolare.

 

Nel 1226 Leonardo incontrò Federico II a Pisa.  Si trattò non di coincidenza, ma di occasione ricercata forse da entrambi.  Ci fu uno

 

 

3] F. GABRIELI, Federico II e la cultura musulmana, in «Atti del congresso internazionale di studi federiciani », Palermo (1950), Università di Palermo, Catania, Messina 1952, pp. 435-447.

 

4] G. NEBBIA, Federico II e lo sviluppo delle scienze ai suoi tempi, in «Atti delle giornate federiciane», Bari, Società di storia patria per la Puglia, 1968, pp. 67-74 Negli stessi «Atti» (pp. 3-12) vedi O. DE.  MARCO, Federico II e l'oriente.

Su questa tematica vedi anche: G. SARTON, Introduction to the History of Science, Baltimore, vol. 1, 1927; vol.  II, 1931; vol.  III-1, 1947; vol.  III-2, 1948; C. H. HASKINS, Science at the Courth of Frederick II; The Ars Venandi, in «Studies in the Hist.  of Mediaeval Science», Cambridge 1927.

 

5] E. KANTOROWICZ, Federico II di Svevia, Milano, Garzanti 193:A- 2 voll.; IDEM, Federico Il imperatore, Milano Garzanti 1976 (cfr. le pp. 305-379).

 

6] A.  C. CROMBIE, Da S. Agostino a Galileo, cit., pp. 52-151.

 

 

scambio di opinioni e Leonardo fu chiamato a risolvere numerosi problemi matematici.

 

Leonardo fu anche in stretto rapporto con Teodoro d'Antiochia e, quindi, a ragione, si può considerare legato alla corte di Federico II.

I meriti di Fibonacci sono presto detti [7].

Introdusse in Europa i metodi di calcolo « al modo degli Hindi ». Il calcolo, cioè, con i numeri indiani (successivamente adottati dagli arabi), un nuovo sistema posizionale dei numeri e l'uso dello zero, del + e del -, dell'incognita algebrica.  A seguito di queste innovazioni, la matematica non è più riservata ai dotti, ma diventa strumento per la vita di tutti i giorni, specialmente nei commerci.  A seguito di queste innovazioni diventa possibile per tutti far di conto.

In realtà il ruolo di Fibonacci è ben maggiore.  Tutte le vecchie conoscenze matematiche vengono assunte e discusse criticamente.  Accanto ad un'assoluta padronanza della materia, c'è un gusto del tutto nuovo per l'indagine ed un'articolazione del ragionamento secondo linee schiettamente scientifiche.

« Molte questioni proposte vengono a fiorire (di qui il titolo Flos ad una delle sue opere più originali), generando innumerevoli altre questioni, così come dalle radici sgorgano le piccole piante » [8].

Le intuizioni di Leonardo rimangono alla base dell'indagine scientifica per oltre tre secoli, almeno fino agli inizi del '500.  Sul suo modo di concepire la matematica e secondo la sua metodologia di lavoro si basa tutta la ricerca dell'umanesimo.

Eppure di Leonardo, dopo la morte di Federico II e lo sgretolamento della corte staufica, rimane appena la memoria del nome, fino

 

7] Su Fibonacci vedi in particolare: A. FRAJESE, La matematica nel mondo antico, Roma, Ed.  Studium, 1951, pp. 138-152; IDEM, Attraverso la storia della matematica, Roma, Libreria Ed.  Virgilio Vechi, 1962 (l'opera è ripubblicata in successive edizicni presso la casa editrice Le Monnier di Firenze), pp. 263-274.

Sulla matematica medievale vedi anche: H. G. ZEUTHEN, Geschichte der Mathematik im Altertum und Mittelater, scritta tra il 1893 ed il 1896, reperibile nella trad. francese a cura di J. MASCART, Histoire des Mathématiques dan l'antiquité et le Moyenâge, Parigi 1902; F. ENRIQUES, Le matematiche nella storia e nella cultura (a cura di A. FRAJESE), Bologna 1938.  Insostituibili gli scritti di M. CANTOR, Vorlesungen iiber die Geschichte der Matbematik, Lipsia, vol.  I, 1880; vol.  II, 1892; vol.  III, 1898; vol.  IV, 1908. J. D. BERNAL (Storia della scienza, cit.), pur esprimendo giudizi assai limitativi su Fibonacci (pp. 2444-245) ricorda (p. 266) che «le 4 operazioni, rimaste fino ad allora segreto di un esiguo numero di matematici, divennero patrimonio di ogni apprendista mercante.  Si creò così per caso un vasto gruppo di persone capaci di comprendere ed apprezzare la rnatematica.  Risultato immediato di questa nuova situazione furono l'algebra simbolica e i segni + e -, usati in origine per contrassegnare le cifre in più e in meno sui pesi».

8 A.  FRAJESE, La matematica nel mondo antico, cit., p. 151,

 

 

alla metà dell"800, quando il Principe Baldassarre Boncompagni ne ripubblicherà le opere.

 

Mortiz Cantor, uno dei più grandi storici della matematica, scriverà: « Noi non sappiamo che cosa dobbiamo ammirare di più: la possibilità che una tale opera (si riferisce al Liber Abbaci) potesse essere scritta all'inizio del XIII secolo oppure la capacità di comprenderla presso la Corte imperiale » [10].

 

La riscoperta di Leonardo Fibonacci dura solo per pochi anni nella seconda metà dell '800.

 

Oggi le storie del pensiero scientifico e filosofico dedicano a Leonardo poche righe, qualche benevolo giudizio, il sostanziale rimprovero d'enciclopedismo, che normalmente coIpisce quanti in passato hanno creduto all'unità del sapere.

 

Se la fortuna critica di Leonardo Fibonacci è molto limitata, straordinaria è la sua importanza nella storia dello sviluppo del pensiero scientifico.

 

Nel primo quarto del secolo XIII le scienze matematiche subiscono una radicale trasformazione: da strumento per la speculazione metafisica e per la ricerca esoterica (solo eccezionalmente trovano applicazioni pratiche, riservate, però, alla classe dei dotti), diventano mezzo di conoscenza e di descrizione del reale, del mondo fisico alla portata di molti, per una ricerca essoterica.  Leonardo Fibonacci non è soltanto un testimone di questa straordinaria rivoluzione (certo una delle maggiori che l'umanità abbia conosciuto fino al XVII secolo), ma ne è soprattutto un protagonista consapevole.

 

Di questa consapevolezza ce ne rende partecipi ripetutamente nei suoi scritti.  Leggiamo ad esempio la traduzione di una sua frase: « si deve dimostrare anche in qual modo fu trovato dal filosofo Archimede che la circonferenza di ogni cerchio sia tre volte, più un settimo, il suo diametro (è il famoso 3,14): e quel ritrovato fu assai bello e sottile.  Lo ripeterò anch'io, ma non coi numeri dei quali  egli si servì nella dimostrazione, dal momento che è possibile dimostrare nel modo più completo, -

 

 

 

9] B. BONCOMPAGNI, Della vita e delle opere di Leonardo Pisano, Roma 1852; IDEM, Intorno ad alcune opere di Leonardo Pisano, Roma 1854; IDFM, Tre scritti di Leonardo Pisano pubblicati da B. BONCOMPAGNI, Firenze 1854-1856; IDEM, Scritti di Leonardo Pisano pubblicati da B. BONCOMPAGNI, I, Il Liber Abbaci, Roma 1857; II, La Practica Geometriae, Op-uscoli di Leonardo Pisano, Roma 1862.

 

10] A. FRAIESE, Attraverso la storia della matematica, cit., p. 268.

 

11] Cfr. oltre al già citato j. D. BERNAL (Storia della scienza), L. GYMONAT, Storia del Pensiero filosofico e scientifico, Milano, Garzanti, 1970, vol.  I, l'antichità e il medioevo.

     Vedi in particolare il cap.  VI.

 

 

usando numeri piccoli, ciò che egli dimostrò servendosi di numeri grandi » [12].

 

In questi giorni si è giustamente parlato del classicismo dell'arte gotica e federiciana.

 

Gli scritti di Fibonacci aprono uno spiraglio nuovo per studiare questo fenomeno.  E' evidente, infatti, come tutta la cultura classica (da Aristotele ad Euclide, solo per fare dei nomi) sia padroneggiata in modo esemplare.  Non si tratta mai, però, di un recupero antiquario o a fini imitativi.  Fa parte del bagaglio conoscitivo essenziale per andare avanti, per proporre soluzioni spesso radicalmente nuove.

 

Basterà vedere come vengano assunte criticamente le dimostrazioni geometriche dei classici e ribaltate in dimostrazioni algebriche.  Facciamo un esempio, forse complesso e mi scuso se devo trascrivere qualche numero e qualche equazione. E' un esempio però che serve ad avvicinarci all'arte federiciana, a conoscerne meglio i meccanismi.

 

Attraverso la soluzione di alcuni facili problemi legati al corso della natura, Leonardo individua una successione:

 

1 1 2 3 5 8 13 21 ...

 

A partire dal terzo numero, ogni termine della successione è ottenuto come somma degli ultimi due che lo precedono [13].  Non si tratta certo di un'esercitazione fine a se stessa.  E' una straordinaria intuizione sull'organizzazione della natura.

 

Il numero dei petali di molti fiori è rappresentato da numeri di Fibonacci: 3 petali gigli e'giaggioli; 5 petali ranuncoli e aquilegie; 8 alcuni delfini; 13 grano fiorrancio; 21 alcuni aster; 34-55-89 le margherite.

 

I numeri di Fibonacci sono presenti nella disposizione delle foglie sugli steli di alcune piante.

 

Gli scienziati d'oggi si meravigliano nel constatare la distribuzione a spirale dei semi sulla superficie di certe varietà di girasoli: la sequenza di Fibonacci cresce consecutivamente fino al numero 233.

 

Anche nel mondo della fisica queste sequenze sono riscontrabili.  Facciamo un esempio.

 

Abbiamo due lastre di vetro sovrapposte ed un raggio di luce che le attraversa, creando o meno delle riflessioni.

 

 

12]  Ostendendum est etiam quomodo inventum fuit, lineam circumferentem omnis circuli, esse triplam et septimam sui dyamtri ab Arcbimenide philosopho: et fuit illa inventio pulcra et subtilis valde: quam etiam reiterabo non cum suis numeris, quibus ipse usus fuit demonstrare, cum possibile sit cum parvis numeris ea quae ipse cum magnis

    ostendit plenissime demonstrare.

13] Alcune di queste osservazioni sono esposte da L. DORETTI, Applicazioni della teoria dei grafi nella didattica delle scienze, in « La scienza, la matematica, e il loro insegnamento », XV, 1978, 2-3, pp. 128-137.

Se non c'è riflessione, il raggio può fare attraverso le due lastre di vetro sovrapposte un solo percorso; se c'è riflessione può fare due percorsi; se le riflessioni sono 2 i percorsi diventano 3; a tre riflessioni corrispondono 5 percorsi.

 

Ancora un esempio di verifica della sequenza di Fibonacci.  Se un'ape vuole spostarsi longitudinalmente in un'arnia a cellette esagonali, può fare un solo percorso per raggiungere la celletta 0; due per raggiungere le cellette 2, 3, 4, 5, 6 ecc., potrà compiere rispettivamente 3, 5, 8, 13, 21, 34 percorsi, e così via.

 

La straordinarietà delle intuizioni di Fibonacci sta nella comprensione che la natura, pur nelle sue forme organiche, tende sempre ad organizzarsi in forme geometriche, misurabili, descrivibili, conoscibili attraverso l'algebra.  L'esempio più straordinario è offerto dalla chiocciola.  Le leggi della natura, della biologia, della fisica, della chimica sono riducibili a formule matematiche, a formule algebriche.  La successione di Fibonacci è anche qualcosa d'altro ed interessa da vicino gli storici dell'arte.

 

Risulta evidentemente da alcuni facili problemi, ma si ricava soprattutto, ed è una coincidenza non certo casuale, dallo sviluppo in frazione continua del numero irrazionale ½ V 5-1 [14].  Questo numero non è altro che il rapporto conosciuto con il nome di sezione aurea, cioè:  dato un segmento, la media proporzionale tra l'intero segmento e

la parte residua [15].  La sezione aurea fin dall'antichità, ed Euclide lo dimostra, ha avuto un ruolo straordinario nei tentativi di ridurre la bellezza delle proporzioni nelle tre arti a formula matematica.  Gli antichi ne fecero la dimostrazione geometrica [16].

 

Leonardo Fibonacci la usa algebricamente, con la radice quadrata, l'incognita, l'equazione di secondo grado.

 

La ripresa del classicismo nell'arte del '300 europeo, la, ricerca figurativa ed architettonica del '400 sono strettamente legate alla riproposta, in chiave algebrica e non più geometrica della sezione aurea.

 

Fibonacci va ancora oltre, riuscendo a tradurre la complessa equazione algebrica e lo sviluppo deha frazione continua del numero irrazionale nella facilissima sequenza (1, 1, 2, 3, 5, 8, 13), che richiede soltanto

 

14 H. WEYL, Symmetry, Princeton 1952, trad. it., La Simmetria, Milano, Feltrinelli (1972), SC/10, 1975, p. 79.

 

.  15 La proporzione si può così scrivere: s: m=m: (s-m).  Poiché quando quattro grandezze sono in proporzione lo sono anche i numeri che le misurano, presa come unità di misura s=1 e detta x la raisura del segmento m, si ha 1: x=x: (1-x), da cui x2+x-l=o

     e, quindi, dovendo essere x positivo, X =-1 + 5, cioè½  5-1-

                                                                                  2                  

 

16]  Presso i classici la cosiddetta sezione aurea veniva definita « divisione del segmento in media ed estrema ragione ».

 

 

 

conoscenze matematiche elementari, alla portata di tutti grazie all'introduzione nei numeri indiani (fig. 1).

 

Per chiarire l'importanza della sezione aurea nella cultura dell'umanesimo e del rinascimento ricorderò che per Leonardo da Vinci è l'ombelico a dividere il corpo umano secondo la sua sezione aurea.  Ma si può fare un collegamento più precisò tra Leonardo da Pisa e Leonardo da Vinci, visto che i disegni di quest'ultimo illustrano il libro sulla Divina proportione, cioè sulla sezione aurea, di Luca Pacioli, un insigne matematico che si ispirò proprio al Fibonacci e che fu - teniamolo bene a mente per quanto diremo dopo - un frate francescano.

 

Su queste intuizioni Federico II interrogò Leonardo a Pisa quando discusse a lungo con lui nel 1226?  Certo è che l'imperatore imparerà a trattare sempre più scientificamente le scienze della natura e ad applicare le leggi che derivano dalle nuove conoscenze alla produzione di alcuni oggetti d'arte.  Castel Del Monte e la porta di Capua non sono leggibili senza la sequenza di Fibonacci.

 

E'  la consapevolezza di aver penetrato i misteri del reale, di aver almeno imparato a descriverli, attraverso un linguaggio nuovo, che presto si tradurrà in segni e simboli [17], che spinge Leonardo a ricercare i modi di risolvere le equazioni di secondo grado ed impostare in modo incredibilmente corretto quelle di terzo grado.

 

E' con questa consapevolezza che si applica allo studio dell'evoluzione delle forme geometriche, quelle che noi chiamiamo oggi le trasformazioni geometriche: simmetrie, traslazioni, rotazioni, ecc.), attraverso procedimenti matematici complessi, con l'uso, come abbiamo rilevato, dell'algebra.

 

L'interesse per le trasformazioni geometriche non sarebbe comprensibile senza precisi riferimenti all'alchimia, che già nel secolo X, soprattutto per merito degli arabi di Spagna, è ricondotta sotto il prezioso controllo dell'esperienza.  Non si ricerca più la pietra filosofale o il modo di trasformare ogni minerale in oro.  Si avviano le prime complesse operazioni chimiche, si determina il peso specifico dei minerali.  Assistiamo con sempre maggior frequenza alla distillazione dell'alcool (e perciò alla produzione dei profumi), al raffinamento dello zucchero.  La metallurgia fa progressi importanti.

 

In una parola si acquisisce il concetto di elemento e di composto e, quindi, di trasformazione della materia.  Si afferma l'idea di evoluzione: nulla si distrugge, tutto si può trasformare.  Dati due o più elementi, con l'acqua o con il fuoco si crea una nuova sostanza.

 

 

17] Leonardo Pisano è naturalmente ancora allo stadio della cosiddetta algebra rettorica, in cui le regole vengono esposte a parole.  Non si è ancora giunti ad usare simboli e lettere.

 

All'osservazione della natura fa seguito la sperimentazione, la ricerca delle leggi scientifiche e naturali, la creatività della ricerca.

 

In questo quadro non è difficile inserire i nuovi tentativi di quadratura del cerchio, non più fatti nella prospettiva magica ed alchemica, ma nel contesto delle nuove conoscenze matematiche ed algebriche.

 

Si tratta di mettere insieme due elementi che hanno uno straordinario significato simbolico, fin dai primordi della storia dell'uomo, ma che racchiudono al tempo stesso in sé gran parte delle conoscenze geometriche ed algebriche.

 

Sono le due figure più compiute e definite, quelle che danno un senso ed un significato alle leggi della simmetria (che è, ricordiamolo, elemento fondamentale della scienza matematica).

 

Sono le due forme alle quali maggiormente si attiene la natura nell'organizzazione del mondo animale, vegetale e minerale.

 

Dal cerchio e dal quadrato, circoscritti o inscritti l'uno nell'altro, attraverso l'applicazione delle leggi della simmetria e della traslazione e rotazione è possibile, in sostanza, ottenere ogni ulteriore figura geometrica.

 

Sono, insomma, almeno agli occhi dell'uomo medievale, gli elementi vitali, primordiali di ogni ipotesi generativa.

 

Nella tradizione segnica e simbolica, il quadrato (che non è necessariamente espresso in forma geometrica) almeno presso gli orientali significa le quattro sembianze della divinità  [18], i quattro angoli della terra (un motivo ricorrente, archetipico, come mostra un disegno su sabbia degli indiani navaho: quattro teste cornute rappresentano appunto i quattro angoli della terra) [19], le quattro stagioni e perciò i quattro viventi conosciuti in occidente attraverso la tradizione di Ezechiele ripresa dall'Apocalisse.

 

Presso i greci significherà i quattro elementi [20].

 

Il cerchio, la sfera, che significa presso gli orientali il sole, la vita, diventerà presso i greci la figura essenziale per rappresentare le ipotesi cosmologiche.

 

L'uomo, del resto, come spiega Aristofane nel Convito di Platone, era originariamente rotondo: schiena e fianchi formavano un cerchio.

 

 

18] Sul tema della quaternarietà, chiare indicazioni sono contenute nel volume: C. G. JUNG (a cura di), L'uomo e i suoi simboli, Firenze Casini, 1967.  Vedi in particolare le pp. 69, 73, 112, 200, 213, 225, 240-2, 249, 289, 293, 299.  Il concetto dei quattro aspetti della divinità, presente nelle antiche religioni vicino orientali (basterà ricordare l'Egitto), è l'elemento centrale della tradizione religiosa zoroastriana, come ben mostra un ossario sogdiano di terracotta (cfr.  R. GHIRSHMANN. Arte Persiana.  Parti e sasanidi, Milano, Feltrinelli, 1962, p. 323, fig. 434).

 

19] Il disegno è riprodotto in C. G. JUNG (a cura di), L'uomo e i suoi simboli, cit., p. 71.

 

20] A. C. CROMBIE, Da S. Agostino a Galileo, cit., p. 113.

 

 

 

 

Non erano mancati tentativi di collegare i due elementi.  Tentativi razionali presso i greci (i quattro umori ippocratici che corrispondono ai quattro elementi e che determinano l'equilibrio vitale nell'uomo) [21], oppure carichi di forti connotazioni simboliche presso il mondo orientale.

 

Diciamo « connotazioni simboliche », ma in realtà si tratta di espressioni culturali che sottendono un diverso concetto di spazio e di tempo, e perciò non sono meno razionali.

 

Si vedano alcune miniature mozarabiche, che ricalcano con assoluta fedeltà la tradizione di Ezechiele: i quattro Esseri, spinti dalla ruota vitale dello spirito [22]; i quattro Esseri, spinti dalla ruota, che a loro volta sorreggono l'Agnus nel cerchio vitale [23].

 

Il quadrato più il cerchio servono a rappresentare la volontà e lo Spirito divino nella cultura arabizzata europea.  E Dio genera sempre la vita, anche quando, come nel folio 198 r del Beato di Gerona, in apparente contrasto, invia l'animale - segnato dallo spirito vitale - a consegnare agli angeli le sette fiale dalle quali sarà sparsa sulla terra distruzione e morte l'.

 

L'architettura orientale sistematicamente sovrappone ad un corpo cubico, una calotta sferica.  Si veda la moschea di Ibn Túlún del Cairo, databile al IX secolo.

 

Questo avviene anche a Palermo, nella Cuba, in un edificio che Federico ben conosceva e che dovette svolgere un ruolo non secondario nella sistematizzazione del suo pensiero scientifico.

 

In pianta, la rappresentazione grafica di questa operazione realizzata empiricamente per rispondere ad esigenze simboliche e religiose è semplice.

 

Il cerchio, incontrandosi con il quadrato, genera otto punti nodali, che l'architetto orientale sottolinea non soltanto per motivi statici, con otto nicchie.

Le conoscenze scientifiche del XIII secolo permettono di andare avanti, di svolgere un ragionamento matematico, di costruire figure descrivibili con formule algebriche, di penetrare i processi generativi.

 

Il cerchio ed il quadrato hanno in comune, in simbiosi profonda otto punti che sono dati dagli assi di simmetria del quadrato.  In questi otto punti le due figure si confondono, nel senso più pieno del termine, nel senso anche sessuale, vitale (fig. 2).

 

21]   IBIDEM, pp. 138-139.

22]   Cfr. il folio 145r del Beato di Valcavado, della Bibl.  Universitaria di Valladolid,

     relativo al versetto    14,2 dell'Apocalisse di Giovanni.

     23] Cfr. il folio 147v del Beato Ms. Vit. 14-2 della Bibl.  Nazionale di Madrid, relativo al    versetto 5,8 defl'Apocalisse.

     24] Cfr. il folio 198r del Beato del Tesoro della cattedrale di Gerona, relativo al versetto apocalittico 15,6.

 

 

Congiungendo gli otto punti generati dal quadrato nella circonferenza nasce una nuova figura geometrica, l'ottagono.

 

C'è di più.  Il quadrato può ruotare sul piano fino a far riconcidere gli assi di simmetria, sviluppando ancora una nuova figura geometrica ottogonale, perfettamente simmetrica e perfettamente misurabile, con i dati già in nostro possesso.

 

Nasce con l'ottagono una figura geometrica e matematica compiuta, perfetta.  C'è simmetria bilaterale e c'è simmetria raggiata, riscontrabile in molte piante ed animali.

 

La simmetria.araldica del mondo orientale, greco e medievale, una simmetria spesso simbolica, è di colpo superata.  Richiedeva un elemento centrale, distingueva tra sinistra e destra (l'elemento più importante della composizione è sempre a destra), tra alto (inteso in senso metafisico o connotato come valore) e basso [25].

 

Per il pensiero scientifico, come chiarirà secoli più tardi Leibniz, la sinistra e la destra sono indistinguibili da questa considerazione, sia permesso un inciso, dipende l'intera teoria della relatività, che è solo un altro aspetto della simmetria).

 

Non c'è distinzione tra alto e basso.  I quattro punti sono equivalenti, come equivalente, nel presente, è il passato ed il futuro[26].

 

Nel XIII secolo questi concetti, anch'essi rivoluzionari, consentono di costruire figure simmetricamente perfette, ottenute attraverso un processo generativo.  Le leggi della natura diventano descrivibili.

 

Motivi conosciuti ed accettati nei secoli per la loro matrice simbolica - tale ad esempio è l'ottagono (non a caso usato nella pianta della cappella palatina di Aquisgrana) - diventano misurabili, descrivibili attraverso la matematica.

Questo mi sembra un concetto da dover sottolineare con la massima forza.  Il processo generativo, evolutivo, della quadratura del cerchio, ad esempio, non ha principio e non ha fine, ma può, in ogni suo momento, esser sempre conosciuto e misurato dall'uomo.

 

E'  semplice realizzare una figura complessa con cerchi e quadrati sempre più piccoli (infinitamente piccoli), o sempre più grandi (infinitamente grandi), generando in continuo ottagoni che possono essere descritti e misurati algebricamente (attraverso l'incognita, l'equazione di secondo grado,

 

25] H.  WEYL, La simmetria, cit., in particolare pp. 23 ss.  Sulla simmetria ved. anche j. M. JAGLOM, Trasformazioni geometricbe.  Le isometrie, Bologna Zanichelli «M.M.», 1976; E., AGAZZI (a cura di), La simmetria, Bologna, Il Mulino, 1973.  Questo libro raccoglie gli atti di un seminario interdisciplinare sulla simmetria, il cui concetto, nelle varie accezioni, costituisce un suggestivo legame delle scienze della natura con le scienze umane.

26]  Il concetto, già espresso in Giovanni, Apocalisse, 1, 8, è prepotentemente ripreso (la Gregorio Magno nelle 0melie in Ezechiele: I Omelia, I, 1-390.  Cfr. la recente accuratissima traduzione di E. Gandolfo, Roma, Città Nuova Editrice, 1979, che rappresenta la prima versione italiana di questo testo fondamentale per conoscere l'Alto Medio Evo europeo.

 

 

i radicali quadrati e cubici), conoscendo le dimensioni anche di uno solo dei segmenti o degli archi presenti nella figura.

 

C'è sempre un rapporto definito, esatto, prevedibile, calcolabile tra una figura e l'altra, tra un segmento e l'altro, tra un arco di cerchio e l'altro.  Attraverso i numeri indiani e le innovazioni introdotte in Europa dal Fibonacci, il gioco non è più riservato ai dotti.  L'uomo entra in possesso degli strumenti conoscitivi basilari dell'organizzazione degli elementi fisici e naturali e, consapevolmente, può studiare scientificamente la realtà.

 

Perché ci siamo soffermati su questa trasformazione geometrica e sulla sua riconducibilità a formule matematiche?  Per un fatto molto semplice.  Gran parte della ricerca  del '400 muove da qui, soprattutto la ricerca artistica,

 

Abbiamo visto la simbiosi tra cerchio e quadrato ed a questa trasformazione si ispira il Filarete disegnando la pianta di Sforzinda [27].

 

Francesco di Giorgio studia la pianta di una chiesa circolare fondata sulle proporzioni umane, e inevitabilmente giunge a disegnare l'ottagono, sottolinendo gli otto punti che derivano, che nascono nel processo generativo [28].

 

Un secolo più tardi Giordano Bruno, illustrando il suo De umbris  idearum non può ignorare il quadrato inscritto in un cerchio, che ruota fino a trovare una coincidenza con gli assi di simmetria della figura originaria [29].

 

 

27] Filarete, Pianta di Sforzinda, dal Trattato di architettura [1461-1464], Firenze, Biblioteca Nazionale.

28] FRANCESCO DI GIORGIO, Studio  di Proporzioni, Firenze, Biblioteca Nazionale.

29] Vedi GIORDANO  BRUNO, De Umbris  Idearumi, introduzione e cura di G. LA PORTA, Roma, Atanòr, 1978, p. 176.

Il bel libro, che offre per la prima volta la traduzione in italiano della fondamentale opera del pensatore nolano, contiene un'appassionata introduzione di G. La Porta sul significato della magia di Bruno: « una rigorosa disciplina scientifica » (p. 15); « Sinonimo di scienza naturale » (p. 24); « intesa per quello che è davvero…, per la scienza dell'uomo, che grazie alle qualità che riuscirà a far proprie, praticando e studiando fisicamente e intcllettualme tale scienza, riuscirà a diventare padrone del proprio  destino e

della propria mente, indipendentemente di qualsiasi arbitrario controllo, credendo solo

nella luce della sua ragione, libero di evolversi e  di svilupparsi nella direzione che più

crederà opportuna » (p. 16).

Uno degli aspetti meglio indagati della cultura medievale e rinascimentale dell' Occidente europeo è proprio il senso magico-sacrale che pervade questi cultura.  Si finisce in genere con il dare interpretazioni forzate e fantasiose dei concetti di magia e di alchimia.  In realtà come ben mostrano le ricerche sulla natura del XIII secolo, di Leonardo Fibonacci, Federico II, Ruggero Bacone, Giordano Nemorario (solo per fare dei nomi)'un'importanza straorciiliari,  assume la scoperta di nuove acquisizioni, di  nuove conoscenze sulle leggi che regolano il mondo fisico.

L'uomo si sente capace, non di sottomettere al proprio potere le forze occulte della natura, ma di capire, di penetrare i misteri dell'universo e della sua, organizzazione (come

 

 

 

Nelle loro progettazioni architettoniche non rimarranno estranei  alla suggestione della quadratura del cerchio neppure Leonardo da Vinci e Michelangelo Buonarroti [30].

 

Questo richiamo alle conseguenze che le trasformazioni geometriche provocheranno nell'età dell'umanesimo e del, rinascimento potrebbe sembrare inutile in un convegno che ha per oggetto l'arte nell'età di Federico II.

 

Eppure non è così.  Basterà guardare un momento la pianta di Castel Del Monte, attribuita, ed a ragione direttamente all'imperatore.  Una pianta intenzionale (fig. 3)

 

Federico, lo abbiamo detto, conosce Leonardo Fibonacci attraverso gli scritti già prima del 1225, lo incontra nel 1226 a Pisa, progetta Castel Del Monte - un unicum nell'architettura europea e non solo medievale, a parere di tutti - dopo la crociata in Terra Santa, dopo il

1229-30.

I conti tornano.

Si è cercato, in epoca recente, di sottolineare lo stretto collegamento tra l'edificio e le conoscenze astronomiche della corte di Federico [32]. Questa mi sembra una cosa quasi ovvia, ma non certo straordinaria.

La lunghezza dell'ombra delle mura del castello coincide con quella del cortile, al mezzodì dei giorni di equinozio, e con il perimetro esterno della sala nei giorni di ingresso del sole nei segni del Toro e dello Scorpione.

Quel giorno l'ombra delimita anche il perimetro del cortile.  Castel Del Monte è, dunque, un immenso calendario astronomico.  Che l'opera possa corrispondere ad un progetto di

questo genere non desta meraviglia.  Ciò è ottenibile empiricamente senza troppe difficoltà sulla base delle conoscenze già del IX, X secolo.

Straordinario è rilevare, invece, come Federico operi un'autentica rivoluzione.  Castel Del Monte risponde fin nei primi minuti dettagli alle regole geometriche della trasformazione delle figure piane e dei solidi, ed alle formule matematiche che penetrano, che descrivono quei processi, alla simmetria matematica.

 

 

avviene nell'uso della geometria per leggere le trasformazioni geometriche), mettendosi in sintonia con la natura e, se credente, come Francesco D'Assisi o come Giordano Bruno, con il suo creatore. Lo studio scientifico non si contrappone al sorgere di forti spinte mistiche, ma, anzi, in alcuni casi le sollecita.

30] Per Leonardo da Vinci, cfr. i disegni della planimetria e del prospetto di una chiesa a sviluppo poligonale conservati nell'Istituto di Francia a Parigi; per Michelangelo, vedi il disegno del 1559, con la pianta di San Giovanni dei Fiorentini, conservato a Firenze, presso la casa Buonarroti.

31] P. TOLSCA, Il Medioevo, Torino, UTET, 1965, 2 voll., pp. 470 ss., figg. 462-465.

32] A. TAVOLARO, Astronomia e architettura di Castel del Monte, in «Castellum», 18 (1973), 1976, pp. 97-106.  L'articolo contiene alcune chiare illustrazioni.

 

 

 

 

Castel Del Monte è un'opera culturale estremamente complessa, tutta riducibile non solo alle conoscenze astronomiche, ma a numeri e lettere, ad equazioni, alla ricerca dell'incognita algebrica, al punto da poter essere immesso con facilità nella memoria di un calcolatore elettronico.

 

Niente è lasciato al caso.  Si parla del ritmo di numeri magici 2, 3, 5, 8), rispettato dalle strutture del castello (finestre, costoloni, ecc.). Questi numeri di magico non hanno nulla.  Si tratta piuttosto della sequenza dei numeri di Fibonacci, una sequenza matematica, una sequenza rigorosamente scientifica, descrittiva della realtà fisica e naturale, esemplificativa della sezione aurea.

 

Castel Del Monte non è un'« immenso pilastro polistilo, con andamento espressionistico », come volevano il Bottari ed il Samonà [33]. Non è leggibile con gli strumenti dello storico dell'arte, se non in modo parziale ed insoddisfacente.

 

Non è neppure un'opera di magia, un calendario astronomico che serva a legger l'oroscopo.  Sarà stato utilizzato, certamente anche per questo. E' soprattutto uno straordinario « laboratorio » scientifico, un eccezionale « trattato » scientifico, in cui si sperimenta e si manifesta la scienza nuova: la matematica, la conoscenza delle leggi della natura, la descrizione del mondo fisico.

 

Tutte le tradizioni, le credenze, le forme, i significati mitici, segnici, simbolici, religiosi, mitopoietici vengono ricondotti al numero, valutati in modo scientifico, e tuttavia non perdono il loro senso originario.

 

L'insistenza con cui Federico persegue a Castel Del Monte la quadratura del cerchio nella costruzione dell'ottagono, va letta come consapevolezza critica delle leggi evolutive.  E lo dimostrano le torri, ancora ottagonali, che germogliano agli otto spigoli, cioè negli otto punti in cui il quadrato ed il cerchio si confondono, partorendo forme e vita nuove.

 

Può sembrare un'interpretazione azzardata questa, ma come dimenticare l'interesse di Federico per il mistero della nascita e della vita nell'uomo e negli animali?  Come dimenticare le sue sperimentazioni (sugli animali, stigli uccelli, sugli uomini, sui bambini) che giungono alla costruzione di un'incubatrice artificiale.

 

Nella progettazione di Castel Del Monte, nella pianta ottagonale che genera torri ottagonali c'è la riaffermazione in termini scientifici,

 

 

33] S. BOTTARI, Ancora sulla origine dei castelli svevi nella Sicilia, in « Atti del convegno internazionale di studi federiciani » (1950), cit.,, pp. 501-503; cfr. p. 503; IBIDEM, pp. 507-518, G. SAMONA, I castelli di Federico II in Sicilia e nell'Italia Meridionale.

34] Cfr.  G. NEBBIA, Federico II e lo sviluppo delle scienze ai suoi tempi, cit., e A. C. CROMBIE, Da S. Agostino a Galileo, cit., nelle numerose pagine dedicate a Federico II, Utili  indicazioni sono contenute anche nel libro del KANTOROWlCZ, Federico II Imperatore, cit., pp. 305-379.

 

sperimentali, della rinnovabilità delle leggi naturali, del processo generativo continuo, della straordinaria capacità della natura di organizzarsi dinamicamente secondo rigide forme geometriche.

 

Oggi di queste leggi ne sappiamo di più.  Abbiamo diviso l'atomo ed abbiamo potuto constatare che gli elettroni che ruotano attorno al nucleo si organizzano in numeri variabili nelle varie orbite. Nell'orbita esterna  non superano mai il numero di otto.

 

La struttura dell'atomo di Argo - solo per fare un esempio - ci provoca l'irrazionale tentativo di collegarla alla pianta di Castel Del Monte.

 

Federico non aveva certo penetrato la struttura della materia, pur tuttavia - aderendo alle intuizioni più profonde della cultura scientifica del secolo XIII - ci fa conoscere, attraverso le sue opere, quanto corretta fosse   la metodologia dell'indagine' scientifica seguita presso la

sua corte.

 

Possiamo anche aggiungere un'altra considerazione.

Nella costruzione del reticolo di simmetria, così usato, ad esempio, dagli arabi per le decorazioni pittoriche ed architettoniche, è possibile una rotazione di 180- o di un suo sottomultiplo, e cioè: 360' diviso 2, 4, 6, 8.

Non è possibile usare numeri da 8 in su [36]

Sembra quasi che la natura abbia un numero limite!

La bussola e la rosa dei venti che saranno usate soprattutto a partire dal XIII secolo, si organizzano suddividendo i 360°  per otto, attraverso il quadrato che ruota sul piano fino a far coincidere gli assi di simmetria.  Anche i simboli dell'alchimia finiscono con l'organizzarsi secondo una struttura ottagonale.

 

Castel Del Monte, dunque,  non è solo un'immagine, ma è una concretizzazione, una messa in opera delle novità del Liber Abbaci e della Practica Geonietriae, cioè delle due opere fondamentali di Fibonacci.

 

Qualcuno ha definito Castel Del Monte un « tempio laico » [37]. Bisognerebbe però vedere a quale « tempio religioso » possa essere contrapposto.  Forse alle grandi basiliche pugliesi lontane solo pochi chilometri?  Ai due San Nicola, di Bari e di Trani.

Ma nella concezione politica di Federico II questi sono già due

 

 

35] L'argo, elemento chimico che fa parte del gruppo dei gas nobili, ha numero atomico 18 ed ha appunto 8 elettroni nell'orbita esterna.  L'argo è ottenuto allo stato grezzo come sottoprodotto della distillazione dell'aria liquida nella produzione di azoto e ossigeno.

            36] Cfr. H. WRYL, La simmetria, cit., PP. 106-107.

37] A. MILELLA CHARTROUX,  La raffigurazione simbolica di Castel del Monte, in « Atti delle seconde giornate federiciane », Oria 1971, pp. 191-209.

 

 

 

 

templi laici, due grandiosi manifesti pubblicitari del nuovo corso della chiesa, della sua laicizzazione, del suo accordo profondo con le nuove classi mercantili ed economicamente emergenti.

 

Semmai esista in Italia un « tempio religioso » che possa essere contrapposto a Castel Del Monte, credo che dovremo andare a cercarlo sulle pendici del monte Subasio, nelle grotte che furono abitate da Francesco, o nella chiesetta di san Damiano, o nel minuscolo giardinetto di Chiara d'Assisi. E' qui che si delinea la scienza nuova fortemente impregnata di spirito religioso.

 

Conosciamo frate Francesco come il « poverello d'Assisi », come un poeta squisito.  Ma egli è soprattutto l'ispiratore non tanto delle grandi conoscenze scientifiche sviluppatesi nel XIII secolo, quanto piuttosto della nascita del pensiero scientifico occidentale.

 

La straordinaria fioritura di scienziati in Francia, in lnghilterra, in Germania, da Grossatesta, a Ruggero Bacone, a Giordano Nemorario sarebbero impensabili senza la predicazione di Francesco e senza il suo Cantico di Frate Sole 38.L'uomo non è più il re del creato.  Non è il, solo a portare significazione dell'Altissimo [39].

 

Francesco definisce così un'idea straordinaria, ed intuisce ed afferma i concetti di interdipendenza e di sistema, operando - nel XIII secolo - una delle più significative rivoluzioni culturali della storia dell'uomo.  Questi concetti, accantonati per secoli, vengono faticosamente recuperati oggi dai più illuminati degli scienziati impegnati a far fronte al dramma dell'ecocatastrofe.

 

Qualcuno ipotizza di farne il protettore dell'ambiente, degli studi ecologici. La proposta fa sorridere, ma certo attribuisce a Francesco un ruolo fondamentale nella conoscenza dell'ambiente naturale[ 40]

 

Francesco scienziato è un isolato in Italia.  Sarà ricordato solo come il « poverello ». Avrà fortuna in Europa attraverso i suoi seguaci [41] . Anche Federico è sostanzialmente un isolato.  Alla sua morte, ed alla morte di Manfredi il sapere scientifico della sua corte svanisce, I due avranno un epigono: Galilei, che riassumerà il cammino verso il sapere scientifico dell'uno e dell'altro, e perciò non avrà miglior sorte.

 

 

38] A. C. CROMBIE, Da S. Agostino a Galileo, cit., pp. 149-150.

 

39] Basterà sottolineare alcune parole dell'opera di Francesco «Laudato si, mi'  signore, cum tucte le tue creature» ed ancora «Et ellu è bello e radiante cum grande splendore: da te, Altissimo, Porta significatione».

 

     40] G.NEBBIA, Il  punto di vista cristiano sull'ecologia, Milano, Italia Nostra, 1972.

     41] In Italia non va dimenticato quel Luca Pacioli (o Paciuolo), nato a Borgo San 

     Sepolcro nel 1445, francescano, matematico insigne, amico di Leonardo da Vinci. 

    Quest'ultimo ne illustrò la prima parte della sua opera più nota, il De divina proportione,

    finito di comporre nel 1496 e pubblicato nel 1509.

 

 

 

Non mi sembra casuale che la tradizione abbia fatto incontrare almeno due volte Francesco e Federico.  Una prima volta nel 1208 a Rivotorto, dove nasce l'idea francescana (e non a caso gli itinerari turistico-religiosi di oggi evitano Rivotorto, una testimonianza imbarazzante per chi presenta Francesco nelle vesti dimesse del « poverello »).  Una seconda volta, non si sa bene quando, a Bari.

 

In entrambe le occasioni frate Francesco avrebbe aspramente rimproverato Federico per la vita dissoluta.

 

Verificare la fondatezza storica dere leggende ci interessa poco. Straordinario può essere il loro valore simbolico.  In realtà Francesco e Federico maturano molte occasioni d'incontro, anche se l'uno fisicamente non vide mai l'altro.  E' la loro matrice culturale che è estremamente simile: nell'identificazione del ruolo della chiesa, nel concetto di natura e di scienza, nella funzione di provocazione nei confronti della cultura dell'epoca, nell'accettazione critica della cultura araba.  Non a caso ebbero in comune anche un ammiratore e un protettore, papa Innocenzo III.

 

L'incontro più straordinario (ma è anche uno scontro fragoroso) sta nelle corrispondenze tra il Cantico delle Creature e il De arte venandi cum avibus.

 

In questo caso parlerei, certo, di « tempio religioso » e di « tempio laico » al nuovo senso della natura e della conoscenza del mondo fisico che accomuna Francesco e Federico.  Da una comune coscienza deriva un rafforzamento, nel primo, della laude al Signore, nel secondo della curiosità e della sperimentazione.

 

Il De arte venandi cum avibus non è un trattato, sia pur informatissimo, di caccia con il falcone.  E' molto di più.  E' il più importante scritto di scienze naturali del mondo antico e medievale.  E', il prototipo degli scritti scientifici che seguiranno [42].

 

Nel primo capitolo vi vengono descritte minutamente tutta una serie incredibili per qualità e quantità di conoscenze scientifiche (cioè sperimentale) sugli uccelli: come nidificano, come si riproducono, come

 

 

42] Oltre ad A. C. CROMBIE, Da S. Agostino a Galileo, cit., pp. 122 ss., ed a G. NEBBIA, Federico II e lo sviluppo delle scienze ai suoi tempi, cit., p. 74, vedi: C. H. HASKINS, The 'De arte venandi cum avibus' of the Emperor Fredrick II, in «English Historical Review», 1921, pp. 334-355; S. A. LUCIANi, Il trattato di falconeria dell'imperatore Federico II, in «Arch.  Stor. per la CaIabria e la Lucania», III, 1933, pp. 154-178; W. F. VOLBACH, Le miniature dei Codice vatic.  Pal.  Lat. 1071.  De arte venandi cum avibus, in « Rendiconti della Pontificia Accad. romana di archeologia », XV, 1939; C. A. WILLEMSEN (a cura di), De arte venandi cum avibus, Leipzig, 1942; IDEM, Il libro di falconeria di Federico II, in Atti delle giornate federiciane», cit.; j. THÉODOIZIDÉS, Orient ed Occide au Moyen âge: l'oeuvre zoologique de Frédéric II de Hohenstaufen, in « Atti del congresso intern.  Oriente e occidente », cit.

 

 

 

 

sono fatti, come volano.  Le leggi dell'anatomia animale [43], della genetica, della meccanica vengono indagate con profonda capacità scientifica, ed offrono significative chiavi di lettura per i capitoli che seguono.                                                                                                                                                                   

 

Quanto viene scritto è frutto di osservazione, di organizzazione dei dati dell'osservazione, di ipotesi scientifiche, di sperimentazioni dirette, di verifiche.        

C'è un salto qualitativo straordinario tra la conoscenza di un fatto fornita dall'esperienza e la ricerca di una conoscenza razionale della ragione o delle cause del fatto.

Il determinismo greco ed arabo viene di fatto superato.  Il XIII secolo opera questa svolta fondamentale e Federico II, nel De arte venandi cum avibus dimostra di essere tra gli artefici di questa svolta.

 

Leonardo Fibonacci ha già introdotto un'innovazione clamorosa ricorrendo all'algebra per risolvere problemi di geometria; ora metodi sperimentali e matematici si estendono a tutto il dominio delle scienze naturali e fisiche.

 

Federico II, accompagnando il De arte venandi cum avibus con centinaia di minuziosi ed accuratissimi disegni descrittivi mostra anche di aver compreso che, accanto alla matematica, esiste un altro strumento di descrizione e di conoscenza della realtà: appunto il disegno.

 

Non è il primo.  Certamente non è il solo.  Basterà guardare ai quaderni di Villard de Honnecourt, ma anche in questo campo Federico va molto più avanti [44].

 

Non ricerca infatti soluzioni applicabili alla statica delle straordinarie cattedrali gotiche, o capaci di giustificare scientificamente i meccanismi e le leggi conosciute empiricamente praticando le arti.  Usa il dise-

 

 

43] Federico Il rivitalizza la scuola medica salernitana, che, a seguito dell'intervento dell'imperatore, fonda gran parte della propria ricerca sull'anatomia. umana.  Nella Anatomia Ricardi, un'opera salernitana, si legge « ai medici è necessaria la conoscenza dell'anatomia, per comprendere come il corpo umano è costruito in modo da compiere diversi movimenti e operazioni » (cfr.  A. C. CROMBIE, Da S. Agostino a Galileo, cit., p. 145).

Per lo sviluppo di illustrazioni descrittive, vedi il codice Ashmale 399 di Oxford, Bodleian Library, del 1292 con le illustrazioni del sistema venoso, arterioso e muscolare.

44] Su Villard de Honnecourt vedi E. KANTOROWICZ, Federico II Imperatore, cit., p. 282, e A. C. CROMBIE, Da S. Agostino a Galileo, cit., pp. 172-181.  Cfr. anche Il.  R. HAHNLOSER, Villard de Honnecourt.  Kritische Gesamtausgabe des Bauhüttenbuches ms. fr. 19093 der Parisier Nationalbibliothek, Wien, 1935.  L'elaborazione del nuovo concetto riguardo al disegno è un fatto straordinario, se si pensa che a circa 750 anni di distanza tale idea non è stata ancora assorbita dalla cultura italiana.  La lunga discussione sulla riforma dei programmi della scuola media dell'obbligo ha visto un'esigua minoranza (che sosteneva essere il disegno strumento per la conoscenza del costruito e per l'educazione di base sul mondo fisico) travolta da una dirompente maggioranza articolata in chi vedeva appunto nel disegno un mezzo per liberare l'espressività del ragazzo, e chi invece lo riteneva strumento ingegneristico per la progettazione industriale.

 

 

 

gno come strumento di conoscenza e di 'verifica delle relazioni logiche tra fatti e teoria o dati o spiegazioni.

E' veramente incredibile che il Vasari, ripetendo fino alla noia le lodi del disegno (padre delle tre arti nostre), veda nella morte di Federico l'avvio del disegno divino (il ciel a pietà mossosi) per la rinascenza delle [45].

 

Le opere prodotte direttamente da Federico (Castel Del Monte, il De arte venandi ctim avibus, visto come un insieme organico di testo e di disegni) perseguono caparbiamente i processi dell'acquisizione della conoscenza scientifica, attraverso l'analisi induttiva e sperimentale, attraverso la scomposizione, negli elementi essenziali, di fenomeni complessi.

 

Fin qui ho parlato di straordinarie innovazioni, di rivoluzioni culturali.  Credo che tutto si possa così riassumere: nel XIII secolo, attraverso l'elaborazione del concetto di scienze della natura come scienze induttive e sperimentali; e attraverso l'acquisizione del procedimento logico della ricerca sperimentale, si fa un passo avanti radicale: dalla conoscenza delle leggi scientifiche, alla formazione di un pensiero scientifico.  Federico non è solo il mecenate dei nuovi scienziati; è tra gli artefici di questa radicale trasformazione.

 

Attraverso l'opera di Federico e della sua corte, di Francesco e dei suoi seguaci inglesi, francesi e tedeschi, alla fine del XIII secolo ormai solo pochi averroisti sono ancora convinti che Aristotele abbia detto l'ultima parola in materia di filosofia e di scienze naturali.

 

Come conseguenza della nascita della concezione della spiegazione scientifica si assiste ad un fervore nuovo nello sviluppo delle tecniche e delle tecnologie in ogni campo: nell'ottica, nella fisica, nella clinica, nella metallurgia, nella navigazione, ma anche e soprattutto nelle arti.

 

Le innovazioni nel campo della matematica introdotte da Fibonacci e adottate da Federico II alle arti aprono la strada alla prospettiva che sconvolgerà nel '400 i ritmi espressivi e narrativi.

 

Avviando delle osservazioni su Federico e la sua corte, avevo premesso che prendevo le mosse da alcuni problemi centrali per l'uomo d'og-

 

 

45] Sulla posizione di Vasari rispetto al disegno ed a Federico II, vedi A. THIERY, Il medioevo niell'introduzione e nel proemio delle «Vite», in «Atti dei congresso intern. sul tema: Il Vasari storiografo e artista» (1974), Firenze, Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, 1976, pp. 351-381.

Le innovazioni introdotte da Federico II nella trattatistica scientifica e nell'uso del diIsegno a fini descrittivi avrà ripercussioni straordinarie nel Rinascimento.  Senza l'opera di Federico di Svevia sarebbe impensabile lo stupendo lavoro di Giorgio Agricola (De re metallica), del 1530, sulla vita della miniera, sulla natura e la classificazione dei minerali estratti.  Cfr.  G. AGRICOLA, De re metaltlca, trad. inglese di H. C. e L. H. HOOVER, New York, 1950; e B. DIBNER, Agricola on Metals, Norwalk, Connecticut, Burndy Library, 1858.

 

 

 

 

gi, la frattura tra le due culture, tra retorica e logica, e la necessità di una ricomposizione del sapere attraverso l'educazione al 'pensiero scientifico.

 

La corte di Federico II e l'imperatore in persona offrono straordinari spunti per riflessioni costruttive.

 

Non è possibile liquidare il XIII secolo con l'accusa di enciclopedismo, come fanno molti scienziati d'oggi.

 

Questo secolo, piuttosto, appare assai più dell'età dell'umanesimo e del rinascimento, come un momento nodale nella storia del pensiero e della cultura, naturalmente intesa in senso antropologico.

 

Certo è che servono metodi e strumenti d'indagine, soprattutto nel campo delle arti, diversi dalla ricerca filologica (che il più delle volte è soltanto . bibliografia) o stilistico-formale o sociologica.

 

Si potrebbe provare ad applicare alcune delle provocazioni che io ho buttato già a tutta l'arte federiciana, in particolare al monumento forse più significativo, accanto a Castel del Monte, che riassume non solo il credo politico, ma la vitalità culturale dell'imperatore.  Mi riferisco alla porta di Capua.  Le leggi della simmetria e delle trasformazioni geometriche sono tutte rigorosamente rispettate, così com'è rigorosamente rispettata la divina proportione, la sequenza di Fibonacci nella distribuzione dei segni del potere ". Segno, simbolo, allegoria, padronanza assoluta delle nuove conoscenze scientifiche sembrano fondersi in una sintesi straordinaria a significare l'età di Federico II[47].

 

L'aver acquisito elementi sufficienti a collocare nel XIII secolo la nascita del pensiero scientifico, l'avvio forse irreversibile della dicotomia tra retorica e logica, il rafforzamento della distinzione culturale tra l'Italia ed i paesi anglosassoni non basta.

 

Per essere fedeli a Federico II bisogna risalire alle cause.  E alcune cause sono innegabili e andrebbero attentamente investigate:

 

 

46] Nel disegno della porta capuana della Staatsbibliothek di Vienna (ms. 3528, fol. 51v) del secolo XVI, pubblicato anche dal KANTOROWICZ, Federico II Imperatore, ci t., tav.  III, è evidente come la decorazione scultorea si disponga secondo la successione di Fibonacci, che è, ricordiamolo, una esemplificazione della sezione aurea.

Per una sommaria bibliografia sulla porta di Capua, vedi: D. SALAZARO, L'arco di   trionfo    con le torri di Federico II a Capua.  Notizie storico artistiche, Caserta, 1877; P. TOESCA, L'architettura della porta di Capua, in « Mélanges Bertaux », 1924; C. A. WILLEMSEN, Kaiser Friedrichs II.  Triumphator zu Capua.  Ein Denkmal Hohenstaufischer Kunst in Süditalien, Wiesbaden, Insel-Verlag, 1953; E. DE ROSA, Alcune note sulle porte federiciane di Capua, in « Capys », 1967, pp. 39-57.

47] Cfr. in F. GABRIELI, Federico II e la cultura musulmana, cit., p. 437 la lucida osservazione che permette di rilevare la «contraddizione fra il sovrano filoarabo e filoislamico da un lato e il persecutore ed estirpatore di arabismo e islamismo dalla più antica della sua sede italiana ». Esiste in Federico Il una distinzione profonda tra interessi culturali ed interessi politici.  E' questo un tema che merita molto approfondimento.

 

1) l'importanza del VII secolo come momento nodale nella storia del Pensiero umano e dello sviluppo scientifico.  P, quella l'epoca di Gregorio Magno e di una nuova esplosione della cultura orientale. Jean Leclercq, il maggior cantore della romanità di Gregorio, per collocare storicamente il pontefice, deve parlare di « vago sapore orientale ».

 

2) il ruolo della cultura nestoriana, attraverso la quale sembrano esser passate nei secoli molte delle conoscenze scientifiche da Oriente ad Occidente.

 

3) il rafforzamento crescente, almeno fino al XIII secolo dei legami culturali tra Mesopotamia, Siria, Arabia, Africa settentrionale e Spagna.

 

4) I'influenza certa della Penisola Iberica (e  della cultura araba lì elaborata) sulla corte di Federico II [48].

 

5) l'avvento nel XIII secolo di una sorta di mozarabisrno scientifico (a seguito di quello religioso che sembrava finito nell'Xl secolo e che era fortemente impregnato - si noti la coincidenza - di nestorianesimo).

 

6) il ruolo crescente dei commerci, delle intuizioni scientifiche, delle innovazioni tecnologiche, della produzione e del consumo d'energia, della produzione delle merci.

 

7) l'indubbio collegamento tra concetto di natura, predicazione religiosa e pensiero orientale riscontrabile in Francesco d'Assisi.  Il nuovo monachesimo - come quello di Gregorio - ha qualcosa di più di un vago sapore orientale.

Il cerchio sembra chiudersi.  Si potrebbe continuare a lungo in questa elencazione.  Basterà ricordare solo una  figura estremamente complessa e tutta da scoprire, quella di Tomrnaso d'Aquino.

 

Mi pare ci sia materiale a sufficienza per generazioni di studiosi che vogliano completare il quadro storico dell'Europa medievale.

 

Se è chiaro il susseguirsi di eventi, di battaglie, di dinastie e di pontefici il contesto culturale del periodo che va dal VII al XIII secolo (i due secoli di gran lunga più importanti fino alla rivoluzione industriale) è tutto da definire, almeno per chi si occupi anche della storia delle scienze.  Dirò meglio: della storia della cultura.

 

 

 

 

48] Cfr.,.  in IBIDEM, i precisi riferimenti a Michele Scoto ed alla sua formazione toledana (p. 443).

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