Interattivita', analogia, percezione, linguaggi, discontinuita', beni culturali
Antonio Thiery
seminario di studio:
Progettare il Futuro.LA CULTURA DELL’ INTERATTIVITA’ E LO SVILUPPO CREATIVO:
contattare le menti per cambiare il futuro.
FIRENZE, 15-16-17 maggio 1997
premessa
le parole guida
stimolo sensoriale e informazioni
alla creatività si arriva per analogia
la comunicazione è....(tavole)
l’identità culturale del museo
prodotti e servizi multimediali per i beni culturali
note
Premessa
Vorrei fare tre osservazioni.
1) Le maggioranze della gente comune si sentono più a proprio agio, sentono più "naturale", "normale" l'utilizzazione del ragionamento per analogia anziché del ragionamento per parole. Preferiscono il simbolo e la sintesi, all’allegoria ed all’analisi: la discontinuità alla conseguenzialità. Si sentono maggiormente a loro agio nella percezione sensoriale e nell’uso della globalità dei codici, degli stili, dei linguaggi della comunicazione e non di una scala gerarchica dei linguaggi comunicativi, che vede in testa la verbalizzazione esaltata dalla retorica.
Le diverse "visioni del mondo", o percorsi conoscitivi, o modalità di pensiero, o stili e codici comunicativi e conoscitivi, o "percezioni" del mondo non sono in antitesi, ma s'integrano ed interagiscono.
Le strutture della scuola, della cultura, della comunicazione, negano questa interazione ed integrazione e rendeno rigorosamente e dogmaticamente gerarchiche e sequenziali le categorie mentali; demonizzano e cercano di cancellare la comunicazione e la conoscenza che derivano dalla percezione, dalle esperienze senso-motorie, dall'analogia.
2) La strategia dell’uguaglianza sostanziale esige, come atto prioritario e fondamentale di democrazia, il rispetto delle identità culturali, dei linguaggi comunicativi ed espressivi e delle modalità di pensiero e conoscitive di tutti. Un’occasione importante può essere offerta dall’immenso patrimonio dei beni culturali, che parlano una quantità di linguaggi, specialmente quelli percettivo-motori ed analogici e offrono occasioni polifunzionali.
Le reti multimediali telematiche potrebbero costituire una società globale più democratica e con un livello culturale elevato, soprattutto ricordando che l’immagine e il suono sono gli elementi unificanti dei saperi dei giovani e che servono grandi progetti per la costruzione di una scienza della comunicazione iconico-percettiva.
L'ambiente culturale che si va definendo (caratterizzato non solo dalla televisione, ma anche dai nuovi media) è come un ambiente atmosferico: non possiamo far molto per cambiarlo; dobbiamo piuttosto adattarci per interagire (1).. Dobbiamo imparare a conoscere i segni dell'ambiente atmosferico. In una parola dobbiamo attrezzarci per i cambiamenti.
I media non sono finestre aperte sul mondo, ma strumenti, linguaggi compositi, "occasioni", che vanno smontati, conosciuti, interpretati fino in fondo, altrimenti possono diventare, non solo strumenti di conoscenza, ma anche un'industria della coscienza, mettendo in gioco le libertà democratiche.
3) Il nostro Paese è uno dei maggiori contenitori di beni culturali e contemporaneamente l'Italia è fra gli ultimi Paesi industrializzati per grado d'istruzione e per i consumi culturali dei propri cittadini. Abbiamo una consistente presenza di strutture museali, bibliotecarie, archivistiche, un ricco cartellone di manifestazioni e mostre nel campo dell'arte, della musica, del folklore in quest'Italia delle cento città, ma nessuno può affermare che tutto ciò crei sistema, rete di comunicazione, coinvolgimento consapevole e permanente dei cittadini, oltre l'effimero del turismo estivo e l'accrescimento culturale di piccole oligarchie. (2)
Molte volte negli ultimi 25 anni è stato sottolineato il ruolo determinante che potrebbero avere i beni culturali ed ambientali nella costruzione di una scuola e di una partecipazione democratica, nella definizione di un grande progetto di trasformazione culturale, civile ed economica del Paese. (3) Oggi questo grande progetto di trasformazione culturale, civile ed economica del Paese (4) può essere reso ancor più facile con le tecnologie digitali integrate della multimedialità e dell'interattività (e con la conseguente creatività) ed in particolare con le reti via cavo territoriali.
Il collegamento tra beni culturali (che ricordiamolo sono prima di tutto documenti del fare dell’uomo nella storia di tutti i giorni) (5) e nuovi media va ricercato nel simbolo, nell'evocazione, nella percezione, nel plurilinguismo, nella multimedialità, nella interattività, nella creatività.
I beni culturali, le città, l’ambiente sono i luoghi, le forme, i mezzi, le esperienze, i linguaggi (verbali [parola parlata e parola scritta], sensoriali [gesti, movimento, tatto, gusto, udito, olfatto, vista], extrasensoriali [immaginazione, memoria, evocazione, percorsi psichici, emozioni, sensazioni], insomma tutto ciò che consente di - mettere in comune,- confrontare,- valorizzare,- acquisire,- trasferire,- accrescere,- formare Il sapere e la conoscenza. Raccontato la storia del quotidiano, della paura, delle gioie, delle attese, di ciò può servire a vivere, con le pietre, i colori, i sapori, gli odori, la vista, l’udito, il tatto. Ogni bene culturale e' un pozzo inesauribile di - suoni, - ritmi, - colori, - visioni, - evocazioni, - sensazioni, - ecc. ecc. Il recupero e la valorizzazione dei patrimoni culturali (preesistenze archeologiche ed architettoniche, artistiche, storiche, tradizionali) che è una fonte primaria d'arricchimento (anche economico) per la qualità della vita, per una vita più giusta.
La definizione di un progetto per l'Italia attraverso l'elaborazione di una politica culturale ed economica fondata sulle risorse (sulle "memorie") del nostro del patrimonio storico, artistico e naturale. Si mondializza la cultura e si globalizza l'economia; la società neotecnica, l'uso parsimonioso dei consumi e degli stili di vita sono una necessità non più rimandabile; gli orari di lavoro hanno una riduzione inevitabile: aumenta il tempo libero; aumenta l'età di vita (diventa una categoria sempre più importante la terza età); servono nuovi servizi, nuovi lavori e nuove occupazioni.
Le reti di musei (capaci d'utilizzare i patrimoni umanistici ed ambientali del territorio), di biblioteche, di mediateche strutturate in modo da essere accessibili a tutti e funzionali per tutti, rappresentano uno strumento essenziale per ricostruire una democrazia del sapere e per ridare ai giovani una dimensione storica e il senso delle proprie radici: per riconoscere il passato, per vivere responsabilmente nel presente e per progettare il futuro, in una dimensione mondiale, nel rispetto di tutte le etnie, le culture, le religioni, le risorse economiche.
Il recupero per i giovani del senso delle proprie radici e di una dimensione storica rispettosa delle differenze. Un uomo senza radici è infelice. Lo psichiatra Vittorino Andreoli, noto per aver fatto le perizie d'ufficio in tutti i grandi processi che hanno coinvolto i giovani protagonisti dei maggiori fatti di cronaca nera, scrive: "E' disarmante l'ignoranza storica dei giovani del tempo presente. Abbiamo costruito la storia stolidamente, con la convinzione che è il potere e, dunque, chi vince la guerra a tracciarne il percorso. Non abbiamo raccontato la storia del quotidiano, della paura, delle gioie, delle attese, di ciò può servire a vivere. Nei giovani il rifiuto della storia è consapevole, dipende anche dall'averla raccontata male e parzialmente, con la convinzione che è il potere e, dunque, chi vince la guerra, a tracciarne il percorso. I giovani sono così presi dall' iperconcreto da non aver tempo per occuparsi del passato, di ciò che non c'è. Anche perché i libri che lo contengono sono illeggibili"
.Le parole guida
Le parole guida che danno un senso ad ogni nostra ricerca sulla comunicazione e sulla conoscenza, sono: sistema naturale e complesso, modernità, globalità, storicità, mondializzazione, multietnia, multiculturalità, riconoscimento delle diverse identità culturali, ridistribuzione dei saperi e dei poteri, multimedialità, integrazione, interazione, discontinuità, creatività. Ci sono una serie di temi di ricerca: "navigare", viaggiare, cercare, evocare, fare associazioni e analogie, percepire, capire, domandare, guardare, ascoltare, ricevere l'aperta visione, guardare apertamente all'interno delle memorie (individuali, sociali, ambientali, genetiche, archetipiche), trovare i "siti", i "luoghi" dell'esperienza.
Stimolo sensoriale ed informazioni
Un'osservazione di fondo: è evidente la sproporzione tra lo stimolo sensoriale (che giunge al cervello sotto forma di una serie temporale di dati) che riceviamo e le informazioni che ne ricaviamo (6). La percezione non è, infatti, un atto passivo di riproduzione d'immagini preesistenti. I dati sensoriali sono trasformati in costrutti mentali. Le sensazioni che percepiamo e le informazioni raccolte dai nostri organi di senso, arrivano al cervello. Sono confrontate con le immagini mentali ed acquistano significati attraverso un’elaborazione cerebrale, cioè attraverso le interpretazioni che il cervello ne da. La percezione è un costrutto cerebrale che consegue a processi di ricerca interpretativa, attraverso analogie e confronti, del cervello sulla base di "atteggiamenti mentali", d'informazioni acquisite, per eredità genetica, per esperienze sociali ed individuali, per interazioni con il mondo esterno.
C’è nella percezione un coinvolgimento diretto e completo del consumatore che diventa a sua volta produttore. C’è un completo superamento della netta separazione tra soggetto ed oggetto della conoscenza.
Non solo c’è interattività (uno scambio di dati che influenza il comportamento degli attori che effettuano lo scambio), ma c’è l’interazione, cioè completamento, complementarità tra gli stimoli sensoriali, gli "atteggiamenti mentali", e le informazioni che riceviamo.
I beni culturali sono straordinari attivatori di stimoli sensoriali e d'esperienze (derivate dall’eredità genetica, dalle esperienze individuali e sociali) in cui l’interattività e l’interazione possono superare il dualismo tra produttore e consumatore, tra realtà e finzione, tra verso e falso, tra segnico e metasegnico. Sono straordinari attivatori del coinvolgimento diretto e completo del consumatore fino a trasformalo in produttore.
I tanti dati, le tante informazioni che ricaviamo in modo sproporzionato dagli stimoli sensoriali della vista, dell’udito, dalle linee, dal colore, e così via, possono essere manipolati, ricomposti, ri-giocati in modo diverso e nuovo, al punto da essere ri-creati, da dar luogo ad una creazione nuova. (7)
Certamente ne nascono molte domande scientifiche, psicologiche, esistenziali, ed una radicale riprogettazione del quadro cognitivo, fin qui basato su un sapere certo e classificato. La percezione, la non controllabilità del rapporto tra stimolo e informazioni, il superamento tra soggetto ed oggetto, l'interattività e la creatività costituisce un quadro cognitivo giudicato estremamente pericoloso, sovversivo degli interessi della classe culturalmente egemonica.
Alla creatività si arriva per analogia.
L'avvento della società globale della comunicazione ci ricorda che fin da quando l’uomo è sulla terra la comunicazione e' un sistema naturale e complesso fatto d'interazioni e d'integrazioni, con tre caratteristiche: e' un sistema plurilinguistico (le esperienze sono comunicate, vissute, evocate attraverso l'universo dei linguaggi verbali, mediati e concettuali, sensoriali ed extrasensoriali (percettivi, analogici, di conoscenza diretta e tacita) i cui processi non sono sempre descrivibili e funzionano attraverso leggi che non conosciamo); multimediale (la rappresentazione delle informazioni secondo tutte le modalità di pensiero e le capacità percettive e cognitive della mente, in ogni singola persona. i vari linguaggi richiedono mezzi diversi, diversi "alfabeti", diverse regole, differenti strategie, diverse modalita' di pensiero, codici, stili. linguaggi e mezzi sono integrati ed interattivi. usando diversi linguaggi e diversi mezzi le conoscenze ed i saperi si modificano a volte profondamente); polifunzionale (ognuno trova le esperienze comunicative come le vuole trovare. le diverse funzioni possono coesistere: educativa, scientifica, formativa, estetica, ludica, spettacolare, simbolica, filologica, ecc. ecc. Le informazioni, le conoscenze, i saperi, le capacità mentali (concettuali e percettive), gli apprendimenti mediati e diretti, la memoria, i percorsi psichici della propria cultura si realizzano in modo diffuso attraverso tutti gli alfabeti del sapere ed una miriade d'occasioni e d'opportunità).
Esaltando, come ha fatto la cultura raziocinante occidentale, solo la logica verbale, i diversi stili, codici, ambienti di comunicazione e di conoscenza sono cancellati. L'escludere i processi percettivi ed analogici (la discontinuità ed il parallelismo) porta a serie limitazioni. Con la globalita' della comunicazione, diversi stili, codici, ambienti di comunicazione e di conoscenza diversamente privilegiati ed utilizzati dalle varie persone e dai vari popoli, con un numero infinito di varianti e possibilità "CREATIVE".
Douglas Hofstandter (Concetti fluidi e analogie creative [1995], Adelfi , Milano 1996) uno dei più noti difensori delle potenzialità dell’ IA (intelligenza artificiale), ed uno dei più noti ricercatori sulle possibilità di riprodurre il pensiero attraverso la creazione di macchine pensanti, dopo aver fondato tutta la sua credibilità sui meccanismi del pensiero concettuale, ha dovuto prendere atto che sono emerse troppe difficoltà, che la natura del pensiero umano è fluida, che esiste una miscela di vaghezza ed efficacia dei concetti più banali ed ha dovuto compiere una revisione, non un’abiura, del sogno delle macchine pensanti, mettendo alla prova le sue nuove idee come cultore delle scienze cognitive (così si definisce) in un campo tra i più impegnativi: quello del pensiero analogico, base stessa del pensiero creativo. All’intelligenza, si può così sintetizzare il suo voluminoso libro, si arriva per analogia. Negli studi dell’intelligenza artificiale si recupera l'analogia, un processo intellettivo fondamentale e misterioso. Forse anche per questo la scienza ne ha sempre diffidato, come se vi si celasse la minaccia di una perdita di ragionamento. Eppure l'analogia continua ad agire a tutti i livelli. E alcuni grandi pensatori, da Platone a Simone Weil, hanno insinuato che solo l'analogia permette d'accedere alla comprensione di realtà che altrimenti rimarrebbero opache.
Douglas Hofstandter ricorda che la cognizione è fusa con la percezione. La percezione è fusa con l'analogia. Percezione, analogia, concetto sono profondamente intrecciati con altri processi cognitivi. Il concetto senza la percezione e l'analogia è vuoto. La percezione e l'analogia senza il concetto sono cieche. L'abilità e la flessibilità sono due facce della stessa medaglia. Le persone capaci hanno a disposizione molte e differenti strategie e, quindi, possono scegliere. Non c’è determinismo dei processi mentali (non determinismo cognitivo), ma fluidità: flessibilità, mutabilità, non rigidità, adattabilità, sottigliezza, duttilità, regolarità, levigatezza, agilità, ecc. Si è sempre più convinti che sono profonde le relazioni tra analogia, percezione e cognizione. La razionalità non e una caratteristica del pensiero verbale, ma di tutte le forme di pensiero (processi mentali) analogico, simbolico, percettivo, sensoriale. non ci sono pensieri alternativi, (o il pensiero verbale razionale \ o il pensiero di natura barbarica). C’e’ un sistema di pensiero.
E più facile ricordare la COMPLESSITA DEI SAPERI: l’uomo comunica e conosce attraverso un sistema complesso e globale integrato ed interagente che coinvolge il corpo, i sensi, la mente e il cervello.
Bisogna soprattutto prendere atto che le modalità percettivo-motorie, definiscono la conoscenza -anche quella tacita e diretta-, che si acquisisce attraverso le esperienze dei cinque sensi; attraverso gli alfabeti del sapere ed attraverso le esperienze dell'ambiente naturale, fisico ed antropizzato) sono non solo il sistema di conoscenza più potente, rapido ed efficace, ma anche il più antico di cui disponiamo.
E' anche il sistema più naturale, democratico ed universale, alla portata di tutti. Oggi, in Italia, queste sono le capacità conoscitive delle maggioranze della gente comune e dei giovani. Di quelli che hanno fatto un'esperienza limitata (e, spesso, traumatizzante) della scuola. La sottoutilizzazione del sistema percettivo-motorio di conoscenza porta la scuola italiana ai più bassi livelli di redditività dei sistemi educativi del mondo industrializzato. Ma sono anche le capacità di molti popoli e civiltà che rivendicano con forza le loro identità culturali: le modalità percettivo-motorie.
E' certamente interessante vedere come in questi ultimi tempi, anche nel mondo occidentale, si sono affermate realtà nuove nella discussione sul ruolo comunicativo dell'immagine, sulla percezione sensoriale, sull’analogia, (8) che recuperano totalmente una serie d'elementi conoscitivi utilizzati nel primo millennio e nel pellegrinaggio:
1) la meccanica quantista rileva una stretta relazione tra osservato ed osservatore. La teoria dell'indeterminatezza ha posto dei limiti al sapere concettuale, consentendo d'ovviare al dualismo che ha caratterizzato la ricerca scientifica ed antropologica per due millenni.
2) l'informazione non sta nella bocca di chi parla, ma nell'orecchio di chi ascolta; la città non sta nella matita di chi "idealmente" la progetta, ma nel corpo di chi la vive (le pietre non sono materiali inorganici, ma la loro organizzazione è la testimonianza della vita dell'uomo). La scrittura conserva le testimonianze del potere, la memoria (i materiali antropologici) conserva le testimonianze dell'ingegno. E così via.
3) la complessità è "fonte" della vita dell'uomo: anche l'ambiguità, la diversità, l'indeterminatezza sono aspetti positivi. C'è evoluzionismo continuo (una proliferazione continua di novità) senza una ricerca d'equilibrio. Non è possibile ricostruire (sistematizzare in ambienti formali) in modo esaustivo il mondo, che lascia spazio ad ambienti informali.
4) Si riscopre che l'uomo ha un corpo. Si scopre che il tempo come lo concepiamo è un'illusione, una finzione matematica. La storia (la proliferazione continua di cambiamenti) rientra nelle scienze e nella fisica.
L'uomo è per sua natura un soggetto di narrazione e la storia raccontata (da noi e dagli altri) modifica la nostra persona.
5) La scienza non è più portatrice di verità assoluta, ma di verità relative.
6) L'uomo è coevo con l'ambiente. Non c'è dualismo uomo/ambiente: c'è interattività ed integrazione sistemica. I sensi sono i filtri (che cambiano con l'evoluzione) attraverso cui vediamo il mondo. Non sono categorie a priori, ma a posteriori, a seguito d'adattamento.Non esistono solo i sensi, ma anche i sensi artificiali sono filtri per interagire con l'universo.
7) Si modificano le categorie mentali gerarchiche e sequenziali.
La realtà virtuale non riproducema rende visibile il mondo.
Si osserva che con la realtà virtuale (che si realizzerà solo nel lungo termine, ma sarà esplosiva), entra in discussione la netta distinzione tra mondo fittizio e mondo reale; con l'interattività cadono le vecchie distinzioni tra realtà e finzione, tra osservatore e mondo esterno, tra soggetto ed oggetto. Angela da Foligno già nel milleeduento aveva osservato: "ho visto cose che non hanno forma". Lo spettatore interviene attivamente. Con la realtà virtuale e con la interattività lo spettatore è attore. La realtà virtuale, come il visionario immaginifico, non riproduce, ma rende visibile il mondo.
La percezione e la conoscenza sono intese come attività. Si può parlare d'intelligenza quando si evidenzia la capacità di costruire rappresentazioni interne del mondo per prevedere, anticipare, pianificare, liberandosi dalla tirannia dei comportamenti reattivi automatici di controllo, che non sono più soli, esclusivi. Sfuma la distinzione tra variabili sensoriali e motorie; è difficile distinguere la parte sensoriale e la parte motoria. La percezione mette insieme i processi percettivi senso-motori.
La realtà virtuale supera la gerarchia dei sensi (una separazione moderna, anche se già evidente in Platone) ed è la soluzione ai problemi occidentali della dualità: mente - corpo; copia - originale; oggetto - soggetto; c'è il superamento della
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Con i nuovi media e con la multimedialità (e con una tecnologia sempre più integrata, unificante e di facile uso) è possibile mettere insieme l'universo delle potenzialità conoscitive ed espressive dell'uomo e di ritrovare quegli "studi approfonditi" e quella "memoria" che vengono meno (come già ricordava Giulio Cesare) in chi si giova troppo dell'aiuto della scrittura. Di quella scrittura che attraverso i nuovi media può rivestirsi di forme e di colori, al punto da tornare ad essere un'importante esperienza sensoriale, visiva e, perciò, conoscitiva per tutti e non un'esercitazione esoterica riservata a pochi.
L' IDENTITA' CULTURALE DEL MUSEO: il rilancio del ruolo del museo deve prendere le mosse dalla costituzione d'osservatori, di laboratori di progettazione, di sperimentazione e di sviluppo percorsi, linguaggi e prodotti espositivi e di fruibilità per il pubblico. Servono osservatori concreti sul territorio, che coinvolgano gli Enti locali, gli esperti della conservazione, gli studiosi della comunicazione, le scuole, i cittadini. E' soprattutto necessario passare dalla concezione di raccolte d'oggetti eccezionali, prodotti da individui eccezionali, studiabili dalla storia dell'arte e fruibili da pochi, all'idea di sistemi di prodotti e di testimonianze del fare umano della storia, studiabili attraverso la comunicazione sensoriale e fruibili da tutti.
1) REALIZZARE UN "SERVIZIO PUBBLICO" SFRUTTANDO LE POTENZIALITA' TECNOLOGICHE DI ACCESSO MULTIMEDIALE AL SAPERE, IDENTIFICANDO LA "MISSION" LUNGO TRE LINEE:
a) RUOLO DEI BENI CULTURALI. Rappresentano la grande "risorsa" del Paese; una risorsa culturale, sociale ed economica: sono documenti storici cosali ed iconici e concorrono alla ridefinizione delle dimensioni storiche ed alla formazione ed al trasferimento delle conoscenze di pubblici dalle differenti attese comunicative e culturali. E' necessario un progetto culturale di trasformazione del Paese, realizzando un "servizio pubblico" profondamente ripensato nella sua missione informativa, istituzionale ed educativa, che sappia sfruttare tutte le potenzialità tecnologiche d'accesso multimediale al sapere ed alla partecipazione dei cittadini alla comunicazione interattiva. Utilizzando il potere forte dei media si può sviluppare il "benessere spirituale", fuori della logica dei criteri mercantili e dell'ideologia del profitto o degli interessi conoscitivi e culturali di pochi: sarebbe un fatto radicalmente innovativo per l'educazione permanente, per la della scuola e per il lavoro, favorendo la crescita del Paese e riducendo i forti squilibri tra l'esigua élite (e che s'assottiglia sempre di più) che possiede fin troppa informazione e chi (e sono le grandissime maggioranze della gente comune) ne possiede in modo del tutto insufficiente.
b) CONSERVAZIONE
c) ORGANIZZAZIONE e GESTIONE. Servono progetti di recupero delle dimensioni storiche delle comunità nazionali e locali, anche attraverso l'attivazione di percorsi individuali e sociali di un "turismo" di qualità per tutti, centrato sulle potenzialità comunicative multimediali, in particolare con materiali off-line ben programmati e con reti cavo territoriali, dei beni culturali.
2) IDENTIFICATA LA MISSIONE, NE CONSEGUE:
d) ALFABETIZZAZIONE per studiosi, operatori, utenti ai codici ed agli stili comunicativi e conoscitivi (dei linguaggi) proposti dai vari beni culturali in rapporto alle culture che li hanno prodotti;
e) FORMAZIONE per gli operatori al patrimonio dei beni culturali in rapporto alla "mission" definita per i musei;
f) ORGANIZZAZIONE DELLA FRUIZIONE E FORMAZIONE DEL CITTADINO/UTENTE; tenendo conto che stanno cambiando i sistemi culturali: mondializzazione; società multietniche e multiculturali; venir meno del centralismo della cultura europea e analitica, della verbalizzazione; società globale dell'informazione ed i nuovi media; ripresa della mente analogica, simbolica e percettiva; importanza sempre maggiore della percezione sensoriale cognitiva, dell'autoevidenza percettiva e dell'evocazione; itinerari discontinui psichici conoscitivi che fanno a meno della mediazione interpretativa dei cataloghi, delle didascalie, della descrizione iconografica che banalizza il simbolo.
PRODOTTI E SERVIZI MULTIMEDIALI PER I BENI CULTURALI: molti elementi concorrono ad individuare prospettive future di grande rilevanza per l'audiovisivo digitale. Prospettive sia nel campo della formazione (i beni culturali possono diventare strumenti primari nella formazione e nel trasferimento delle conoscenze) sia nel campo economico (se l'audiovisivo ed in genere gli oggetti visivi, come i beni culturali, hanno prodotto in questi anni pochissimi posti di lavoro e non hanno avuto sostanzialmente incidenza nel sistema economico del Paese, possono al contrario rappresentare alcune delle grandi scommesse per gli anni a venire).
IL TEMPO LIBERO, L'AUTOFORMAZIONE, L'EDITORIA DI MASSA.
Le ricerche sull'Educational, pongono l'attenzione sui settori d'intervento tra i quali spiccano, tra l'altro, il tempo libero, l'autoformazione e la formazione continua: i viaggi e gli itinerari; i musei, i beni ed i servizi culturali; gli eventi e l'editoria di massa.
Appaiono evidenti alcuni punti fermi:
1) esistono poche statistiche disponibili. Ma tutti i dati convergono sul fatto che attualmente è la fascia scolasticamente e, quindi, culturalmente più "qualificata" della popolazione ad avere maggior confidenza con musei, scavi e monumenti;
2) la domanda culturale legata ai musei, ai monumenti ed agli scavi ed in genere alle "opere visive", può essere rafforzata e può essere estesa sempre più a quella maggioranza di cittadini (almeno il 65% della popolazione), che, al momento attuale, sono del tutto privi di servizi e di prodotti culturali.
Sono almeno tre i motivi per cui questa domanda può essere rafforzata ed estesa:
a) l'affermazione del terziario;
b) l'aumento del tempo libero, dovuto a molti fattori: la crescita dell'età d'inserimento nel mondo lavorativo; i nuovi contratti di lavoro; il prolungamento della vita; le "iniziative" legate alla terza età.
c) la crescente e diversa considerazione per i beni culturali, che sono visti sempre più come occasioni, esperienze e stimoli per tutti, d'informazione, di conoscenza e di comunicazione percettiva;
3) l'attenzione al patrimonio dei beni culturali, e la semplicità del suo uso, possono essere favorite:
a) da una produzione editoriale multimediale (scientifica e divulgativa) che sia impegnata nella messa a valore del patrimonio culturale cittadino e che sia diffusamente accessibile al pubblico (bassi costi, facile uso, organizzazione sulla base dei meccanismi mentali degli utenti);
b) da prodotti informativi multimediali (plurilinguistici, di strumentazione mediale integrata e polifunzionali), che favoriscano la lettura integrata del patrimonio museale e degli altri istituti culturali e siti monumentali di un determinato territorio;
c) da un'offerta museale e dei beni culturali capace di rispondere alla domanda latente, forte e crescente, legata a cittadini non particolarmente "qualificati" da punto di vista scolastico e culturale. Questa domanda, che esiste in molte zone d'Italia e che può essere quantitativamente molto estesa, aspetta d'essere incentivata e soddisfatta, con iniziative non sporadiche ed occasionali (come accade per quel che riguarda mostre ed eventi), ma con proposte adeguate a quelle che sono le caratteristiche conoscitive dei potenziali utenti e in modo organico e partecipato.
LE INDAGINI SULLE MODALITA' DI UTILIZZO DEI BENI CULTURALI E LA RICHIESTA DI STRUMENTI DI INFORMAZIONE E DOCUMENTAZIONE. L'unica indagine che possa offrire punti di riferimento è quella del Censis del 1986, di quasi dieci anni fa. Alcuni dati vanno comunque sottolineati:
Le modalità d'organizzazione delle visite a scavi, mostre, musei, centri storici deriverebbero per il 42% da scelte fatte autonomamente. A questa cifra già alta va aggiunto il 16% di visitatori che sono sollecitati da amici e parenti. Solo il 7% fruisce di visite guidate ed il 18% si muove con un viaggio organizzato. Chi fruisce dei beni culturali sente il bisogno d'informarsi e di documentarsi. Solo il 9% visita per caso un bene culturale.
La richiesta e la necessità di strumenti d'informazione e di documentazione è dunque altissima. Appare evidente, dunque, come esista uno spazio estremamente qualificato per avviare la realizzazione di videocataloghi, di videoriviste, di trasmissioni televisive che s'accompagnino a materiali autenticamente multimediali, con riferimento a musei, itinerari, scavi, mostre, ecc.
I grandi mercati del futuro per quel che riguarda gli audiovisivi e la strumentazione multimediali, accanto ai prodotti-servizi professionali, sembrano riguardare la famiglia e, accanto a prodotti per il gioco e l'intrattenimento, la trasformazione in prodotti-servizi multimediali delle grandi opere, della manualistica (dal fai da te, alle guide turistiche, ai materiali di "accesso" a scavi, mostre, musei).
Appare anche evidente che dalla collaborazione tra pubblico e privato (troppo spesso inquinato da diffidenze e sospetti) può nascere un nuovo modo di "fruibilità" sociale e culturale dei beni culturali, con innegabili riflessi positivi su molti settori economici.
IL TURISMO CULTURALE. Primo fra tutti va considerato il turismo, che va acquisendo valenze sociali e, sempre più, culturali, aperte a larghi strati della popolazione. Turismo culturale non significa infatti favorire il godimento dei beni naturali, ambientali e culturali ai pochi possessori di una cultura colta. Proprio il turismo culturale può assumere un ruolo fondamentale, sia per riequilibrare le gravi lacune del sistema educativo e scolastico italiano (con il bassissimo consumo dei beni e servizi culturali), sia per stimolare (attraverso un pieno coinvolgimento delle autorità locali nella definizione politica delle città) la programmazione economica, strutturale ed ecologica del territorio, e la realizzazione di piani e di programmi convergenti, come la manutenzione e gestione dei monumenti o il recupero funzionale dei centri e degli ambienti storici. La stessa propensione alla spesa, rilevante nei turisti con vocazione culturale, soprattutto se stranieri, inciderebbe in maniera positiva sul territorio: sviluppo del turismo culturale e investimenti finalizzati alla tutela del patrimonio artistico, insieme, possono diventare, infatti, un volano per l'economia, costituire una risorsa per l'occupazione giovanile, incrementare le attività artigianali, contribuire al miglioramento dell'ambiente.
IL POSSIBILE RUOLO DEGLI OPERATORI DELLA COMUNICAZIONE.
In particolare sembra necessario:
1) che l'offerta dei beni culturali s'attui a livello globale, integrandola con i servizi turistici, multimediali, alberghieri, di trasporto, di servizi all'utenza;
2) che i servizi (in larga parte nuovi e multimediali) informativi, di documentazione e didattici (utilizzabili prima, durante e dopo i percorsi di visita) siano tra di loro coordinati ed integrati alle strutture educative esistenti (scuole, università, ma anche associazioni, università della terza età, occasioni d'autoformazione e per l'editoria di massa);
3) che siano valorizzate finalità comuni aggiuntive;
4) che siano realizzati meccanismi di coordinamento nella programmazione, nella promozione e nell'offerta di prodotti e di servizi culturali multimediali, aperti non soltanto a chi ha un elevato livello di studi.
IL PIANO DI INTERVENTO.
Appare evidente che, per un intervento organico di prodotti-servizi multimediali, serve:
1) una diagnosi della situazione esistente;
2) un confronto con le altre realtà prevalentemente straniere, ed analisi di marketing e di mercato soprattutto per quel che riguarda la possibile audience, i servizi, le offerte (in Italia ed all'estero), i supporti multimediali, il pubblico potenziale e reale;
3) un piano degli obiettivi, degli investimenti, delle alleanze (anche straniere), della struttura informativa;
4) una progettualità organica sull'insieme dei beni culturali di un territorio; progettualità che attualmente è inesistente;
5) una capacità di progettazione editoriale ed "educativa", tenendo conto dell'uso autoformativo, al quale molti materiali devono essere destinati. Servono pertanto approfondimenti e ricerche sui linguaggi visivi, sonori e verbali da usare, per non proporre al mercato "prodotti" destinati solo ad un pubblico minoritario ed elitario, che dispone certamente dei mezzi economici per acquistarli, ma che già si trova di fronte ad una pluralità e, inevitabilmente, anche ad un eccesso d'offerte culturali;
6) una progettualità che riguardi i nuovi servizi al pubblico. I servizi attualmente esistenti sono minimali e riguardano essenzialmente chi, provvisto di una cultura medio-alta, già utilizza, in qualunque modo, i beni culturali. Avviene lo stesso fenomeno che riguarda le librerie e le edicole: ci va essenzialmente chi sa già che cosa deve "ritirare". Sono punti di distribuzione e non di diffusione e di promozione.
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Note
(1) R.Giannatelli, P.C. Rivoltella, Teleuduchiamo. Linee per l'uso didattico della televisione,
Torino 1994, p.147. Il tema è stato affrontato in modo sistematico fin dagli inizi degli anni Settanta. Cfr., D.Goffredo, A.Thiery, Educazione e radiotelevisione Centro Didattico Nazionale, Quaderni di Sociologia dell'Educazione, 21, Roma 1971; Id. Insegnare Oggi, rubrica tv (61 prime emissioni, 50 seconde emissioni con rifacimenti, 40 repliche), 1971-75; Antonio Thiery, I linguaggi multimediali, in "Educazione anni 80, Pisa 1982 (1980), Id, La Rai tra informazione e formazione, in "Nuovi processi e qualità della formazione", Censis, Roma 1982; Id., Prospettive di multimedialità, in "Didattica e Audiovisivi", Ed.Paoline, Roma 1982; Id. Produzione e distribuzione, in "La scuola italiana verso il 2000", La Nuova Italia, Firenze 1983; Id.,Nuove tecnologie educative o nuovi sistemi conoscitivi?, in "Le scienze , la matematica e il loro insegnamento", Firenze 1984; Id. La strumentazione plurilinguistica, in "Il sistema scolastico italiano: situazione attuale e processi innovativi", Firenze 1984; Id., Introduzione alla cultura audiovisiva nella scuola superiore, in "Tivideo", Roma 1988; Id., Produzione, catalogazione, distribuzione, informazione e diritto d'autore, in "Conoscere con gli audiovisivi: esperienze, problemi, prospettive", Bologna 1989 (1989); Id, Mass media, audiovisivi e trasmissione delle conoscenze, in "Immagini in movimento, memoria e cultura, Ministero dei Beni Culturali, Roma 1989; Id., Lo strumentario didattico, linguaggi e mezzi, in "Una scuola per tutta la vita", La Nuova Italia, Firenze 1991 (1990); Id., Dalla televisione alla multimedialità educativa, in "Golem" 1990; Id. Percezione, comunicazione, cambiamenti di scenario, in "Tivideo", Roma 1990; Id., Schegge e strisce, blob e show, in "la tv di testo", numero monografico di "Riforma della Scuola", poi ripubblicato come libro con lo stesso titolo degli Editori Riuniti, Roma 1992; Id., I segni del cambiamento. Per una cultura cosmopolita diffusa, in "Riforma della scuola", 1992; Id., I diritti negati: plurilinguismo e multimedia, appunti per una riflessione, in "il bambino on-off", Castiglioncello 1992; Id., Musei, massa media, multimedialità, in "Italia Nostra" 1992; Id, - L'immagine trasmessa, in "Alfabeti del Sapere" ( 1990), La Nuova Italia, Firenze 1993; Id., Il pensiero verbale e il pensiero percettivo, in "Verso la scuola multimediale", Erice 1993; Id. I consumi culturali dei giovani, in "Italia Nostra", marzo 1996, 328, pp.4 - 7.
(2) Non è bene culturale ciò che produce sensazioni, emozioni e godimento estetico. Ma anche ciò che consente di evocare le esperienze immagazzinate (grazie all'eredità genetica, alle acquisizioni ambientali e culturali, ed allo studio); di procedere per associazioni, analogie (un termine ambiguo, dai molti ed opposti significati. Già Isidoro di Siviglia, nel VII secolo d.C., Etimologie, XXVIII, sosteneva che la "comparatio analogiae", si realizza in otto modi. ) e colleganti semantici; di ri-creare le conoscenze profonde; e di conoscere direttamente (e senza spiegazioni o mediazioni) ciò che è al la dell'immediamente descrivibile.
Nella comunicazione, la descrizione verbale non consente di raggiungere il livello simbolico nascosto (M.Pejakovic', Le pietre e il sole. Architettura e astronomia nell'alto medioevo croato, Milano 1988 (1982)) dei linguaggi visivi, acustici e percettivi. Le "esperienze" dei grandi gesti dell'uomo (la visione, il tatto, l'olfatto, l'udito, il gusto, la parola)non possono essere comunicate e trasmesse in termini descrittivi e costituiscono percettivamente diversi ed importanti momenti della conoscenza. E il livello simbolico non è solo emotivo, ma è profondamente conoscitivo. La scienza moderna in Europa nasce legata agli oggetti iconici. Federico II, progettando Castel del Monte, non prepara la costruzione di un edificio inteso come un'opera d'arte, ma definisce un trattato scientifico, che consente di acquisire e di trasmettere le conoscenze scientifiche dell'epoca, direttamente attraverso la visione e gli stimoli simbolici e percettivi (A.Thiery, Federico II e la conoscenza scientifica, in "Intellectual Life at the Court of Frederick II Hohenstaufen", Washington 1993 (1990). Cfr. anche Idem, Federico II e le scienze, in "Federico II e l'arte del Duecento italiano", Galatina 1980 (1978) e Idem, Semantica sociale messaggi e simboli (titolo da me proposto e non accettato: Il visionario immaginifico come fonte della storia), in "Potere, società e popolo nell'età sveva", Bari 1935 (1983)).
La realtà oggettiva non è del tutto descrivibile e misurabile. La realtà oggettiva "non esiste", come si riconosceva "percettivamente" nel medioevo e come riconosce "scientificamente" la scienza moderna della complessità. La teoria dell'indeterminatezza, i grandi lavori messi a punto da Einstein e Bell pongono una limitazione concettuale al nostro sapere: l'atto del misurare, del rapportare, del vedere modifica l'oggetto misurato e visto. Gli autori dei primi rudimentali esperimenti sulla realtà virtuale ripetono giustamente con insistenza: "Abbiamo mai capito che cosa vediamo?". Possiamo rispondere desolatamente: "No". Ne sappiamo abbastanza, però, su alcune modalità del vedere (che si integrano e che sono interagenti tra di loro e con l'osservatore) e su "come" vediamo: 1) a colori; 2) in movimento; 3) indirizzati dalla luminosità della visione.
1) L'occhio umano è in grado di distinguere fra diversi milioni di colori, che differiscono per tonalità, saturazione e luminosità. Il colore è un attributo (non un marchio superficiale, o una vernice), una qualità inerente, profonda, legata alla sostanza delle cose. Colori e processi vitali, nell'uomo e nella natura, sono indissolubilmente legati. Il simbolismo cromatico innesca una catena complessa di associazioni e di evocazioni (differenti in ogni uomo ed in ogni cultura) in modo tale da rappresentare un elemento fondamentale nella via della conoscenza.
2) L'uomo, per conoscere, si muove (basta ricordare i "pellegrinaggi"), ma principalmente muove gli occhi. La percezione del movimento è assicurata dagli spostamenti degli occhi rispetto alla testa. I nostri occhi si muovono, ma, quando guardiamo un quadro o una statua in un museo, o un'architettura o un paesaggio nell'ambiente urbano e naturale spostiamo anche la testa o tutta la persona alla ricerca di un "punto di vista", o "aguzziamo la vista. Già Procopio nel VI secolo d.C., descrivendo Santa Sofia di Costantinopoli dice: "aggrottando le ciglia su ogni punto". E' il movimento degli occhi che consente al sistema nervoso la percezione del movimento, coinvolgendo tutta la psiche, l'emotività, le capacità evocative dell'uomo, sia come singolo, sia come parte del gruppo sociale. E l'horror vacui, così presente anche nella pittura moderna, non è altro che un mezzo per favorire il movimento degli occhi e, quindi, la percezione.
3) La luminosità della visione non si riferisce alle qualità fisiche della luce l'intensità e la lunghezza d'onda), ma è il risultato dell'esperienza sensoriale, condizionata quindi della Cultura e dai saperi archetipici ed acquisiti. L'adattamento all'oscurità ed alla luce, il contrasto, la sensibilità dell'occhio alla luce sono esperienze importanti per definire la luminosità della visione, i suoi significati comunicativi e simbolici, e, perciò, percezione. La luce, ad esempio, non è colorala, ma è capace di generare le sensazioni della luminosità e del colore quando stimola gli occhi ed il sistema nervoso, che sono dotati di un ricettività che cambia da persona a persona e da cultura a cultura. La "luce" (cioè la luminosità della visione) costituisce la struttura comunicativa dei materiali, degli ambienti e delle esperienze visive (di in una pittura, di una scultura, di un'architettura, non a caso sempre vistosamente colorate, sia nell'antichità "classica", sia nel "buio" medioevo). Non a caso la 'luce" costituisce uno degli aspetti più importanti, ricercati e caratterizzanti nella fotografia (anche in 'bianco e nero"), nella pubblicità, nel cinema, nella televisione.
Nella diffusione dei sistemi multimediali i veri protagonisti saranno i "diritti" di quei patrimoni di immagini che in Italia sono particolarmente ricchi. A questi diritti guardano con crescente interesse potenti compagnie straniere: vedi ad esempio la Microsoft, che nasconde molte operazioni dietro la cortina del codice leonardesco ora detto Gates, o la Nhk, con in restauri della Cappella Sistina. Questo immenso patrimonio potrebbe rappresentare un potente fattore di crescita comunicativa e conoscitiva per tutti. I "beni culturali", infatti sono l'insieme delle testimonianze del fare umano nella storia, l'insieme delle "esperienze" storicamente collocate, ma rinnovabili, comunicative e conoscitive verbali, sensoriali, extrasensoriale, percettive, affettive, cognitive.
Le grandi mostre (ed i materiali, anche elettronici che le accompagnano o che si riferiscono alle opere d’arte) rappresentano, invece, spesso iniziative ambiziose, approssimative e monotone, con una modesta dimensione storica, di pura ricostruzione, con tante e noiosissime cose da leggere, con modesti contatti con l’opera, aperte solo a quel pubblico che in qualche modo è già acculturato. Raramente offrono qualche stimolo per quei 2\3 di italiani che sono fuori da ogni consumo culturale.
Il matrimonio tra nuove tecnologie e l'insieme dei "beni culturali" potrebbe rappresentare, invece, una grande opportunità di investimento economico, sociale e democratico (il sapere non sarebbe più riservato a pochi) per l'intero sistema Paese: 1) per alfabetizzare all'audiovisivo digitale e per stimolare occasioni di "esperienza percettiva"; 2) per recuperare il grande svantaggio italiano nei sistemi culturali ed educativi; 3) per indirizzare l'affermazione del terziario; 4) per contribuire in modo determinante alla individuazione di professionalità nuove ed alla formazione; 5) per proporre "esperienze", strumenti e materiali adeguati di fronte alla crescita del tempo libero (dovuta al prolungamento della vita, ai nuovi contratti di lavoro, al ritardato inserimento nel mondo del lavoro). I "beni culturali" offrono immagini e contenuti ai sistemi multimediali, che, a loro volta, favoriscono l'accesso ai beni culturali, offrendo percorsi a distanza e virtuali. E' una forma di integrazione di grande interesse. Partecipando ai percorsi ed ai processi non solo di progettazione, ideazione e realizzazione di prodotti audiovisivo-digitali, ma anche di semplice utilizzo: a) ci si alfabetizza e ci si forma alle tecnologie digitalizzate; b) si riscopre la percezione sensoriale e si esaltano le individuali capacità di comunicare e conoscere; c) si cresce culturalmente (si diventa protagonisti della mutazione antropologica) acquisendo una capacità di riconosce dignità a tutti i linguaggi della comunicazione ed al tempo stesso una dimensione storica più rispettosa della realtà e degli "altri". Conoscendo il passato e vivendo il presente (riconoscendo nello scorrere della storia il sistema complesso della comunicazione e della conoscenza dell'uomo) si diventa più capaci di progettare il futuro in una dimensione multietnica, multiculturale e multimediale.
(3) Cfr. la discussione nata a fine degli anni Sessanta sul ruolo educativo e democratico del Patrimonio storico artistico e culturale e sfociato nel dicembre del 1971 nel Convegno "Il museo come esperienza sociale" (Atti, De Luca Editore, Roma 1972, a cura di Antonio Thiery), promosso, con "Italia Nostra", dalla Commissione per la didattica dei musei che operava presso la Direzione Generale Antichità e Belle Arti del Ministero della Pubblica Istruzione (il Ministero dei Beni culturali ancora non esisteva). Il numeroso materiale prodotto e le tante iniziative promosse negli anni successivi da "Italia Nostra" portarono alla nscita nel 1977 di una collanana didattica "Italia Nostra Educazione" edita da La Nuova Italia.
(4) Cfr. Luciano Galliani, Pluralismo della comunicazione e servizio pubblico, in"Appunti di cultura e politica", 5-6, settembre-dicembre 1995,pp.57-64. Per il collegamento tra Beni culturali e strumenti audiovisivi della comunicazione cfr. A. Thiery, Gli strumenti audiovisivi per una lettura critica dell'ambiente, in "Italia Nostra" 1972.
(5) Cfr. A. Thiery, La storia dell'arte come disciplina storica fondamentale, in "Italia Nostra" 1976; Id. Esperienza e conoscenza delle arti, in "Quale cultura per la nuova secondaria", Firenze, La Nuova Italia, 1980
(6) I temi della percezione acustica e visiva sono studiati in modo quantomai stimolante ed esauriente nel bel libro di Ruggero Pierantoni, La Trottola di Prometeo, Roma-Bari, Editori Laterza,1996.
(7) Non sarà mai citato a sufficienza Marcel Jousse,L’antrhopologie du geste, Paris 1974, trad. Italiana, L’antropologia del gesto, Roma 1979. Il libro raccoglie "appunti" presi dai suoi studenti nelle lezioni universitarie tenute tra Roma e Parigi dal 1932 al 1957.
(8) cfr. il recente bel seminario, coordinato dall'ing. Fabrizio David (con le ralazioni di E.Esposito, P.G.Morasso, A.M.Iacono, D.Parisi, G.C. Longo), promosso presso il CNR dall'Associazione italiana Sensori e Microsistemi il 5 febbraio 1997, su percezione artificiale e naturale.
( 9) Douglas R. Hofstadter, Concetti fluidi e analogie creative(1995), Adelfi 1996
(10) Alex Zanotelli, leggere l'impero, edizioni la meridiana, 1996, pag.30)
(11) Per sviluppare una ricerca su questi temi, oltre alle tante, ventennali intuizioni di Giorgio Nebbia sul tema natura-cultura, vedi il bel libro del Laboratorio di Ricerca Educativa, del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze, Calore, Colore, Percezione, Edizioni lre, Quaderno 2, Pisa-Roma 1997.
(12) Le ricerche più recenti convergono su questi punti: 1) I giovani non hanno un sapere sistematico. Il sapere dei giovani non è strutturato. Nei giovani c'è una dissolvenza (o rifiuto) delle categorie del sapere e della possibili di organizzare pensieri in sistema. 2) Combinando le possibilità conoscitive dei cinque sensi, nasce il pensiero con formulazioni che non sono presenti in nessuna delle sensazioni provate. 3) I giovani sono abilissimi nell'evocare. 4) Il visivo e la musica sono i veri linguaggi dei giovani. 5) Il primo indicatore sociale è il potere. In Italia esso è concentrato in poche famiglie: una nobiltà dell'economia. 6) Nell' Ottocento lo sfruttamento del lavoro ha generato una nuova classe: i borghesi. E’ nata la scuola borghese senza l'esigenza di essere breve e di dare risultati immediati. Esistevano così nello stesso momento due adolescenze: quella del giovane figlio di operaio che alla pubertà e spesso prima andava a lavorare in fabbrica e quella del giovane borghese che frequentava scuole ed università in una totale dipendenza dalla famiglia attraverso le istituzioni che essa aveva delegato a occuparsi di lui. Un controllo diretto e mediato con una precisa finalizzazione: l'educazione al potere. L’organizzazione sociale e scolastica è rimasta immutata. I sistemi gesuitici che inizialmente tendevano a generare cultura cattolica, ora vengono usati e trasformati ad uso della gerarchia: non più la santità (o il potere attraverso la santità), bensì il processo di industrializzazione e le professioni. 7) Si indirizza il giovane all'ubbidienza totale alla famiglia e lo si spinge a disobbedire in comportamenti che non ne intaccano la struttura economica: contro le norme sessuali ad esempio. 8) Il problema è creare per i giovani spazi di protagonismo ordinario, quotidiano, per impedire che debbano fuggire nell'eroismo. Perché i giovani scelgano lo Stato occorre riservare loro un ruolo da protagonisti. La nuova mafia è fatta di giovani che nella organizzazione hanno un ruolo, mentre fuori sarebbero o nella miseria o vittime della droga o nevrotici (poveri disprezzati). 9) Gli eroi della società per bene sono gli uomini del successo, raggiunto attraverso il privilegio. 10) Il sistema dà forza a chi è già forte e rende sempre più debole chi è debole. 11) E' possibile un dovere nei confronti della scuola se risulta dalla propria esperienza essere un'istituzione che giudica ed esclude? Se la scuola è un luogo di frustrazione i giovani la evitano. 12) La violenza è uno dei volti dell'emarginazione. Non deve meravigliare se molti giovani della emarginazione si arruolano nella mafia o nella camorra. 13) E' disarmante l'ignoranza storica dei giovani del tempo presente. Abbiamo costruito la storia stolidamente, con la convinzione che è il potere e, dunque, chi vince la guerra a tracciarne il percorso. Non abbiamo raccontato la storia del quotidiano, della paura, delle gioie, delle attese, di ciò può servire a vivere. Nei giovani il rifiuto della storia è consapevole, dipende anche dall' averla raccontata male e parzialmente, con la convinzione che è il potere e, dunque, chi vince la guerra, a tracciarne il percorso. I giovani sono così presi dall'iperconcreto da non aver tempo per occuparsi del passato, di ciò che non c'è., anche perché i libri che lo contengono sono illeggibili. 14) Il "televisore" è un terremoto cognitivo: riguarda ciò i processi di apprendimento, il sapere. La "digitalizzazione" stravolge la comunicazione ed i saperi. Si recupera la percezione sensoriale. 15) Se si vogliono giovani differenti occorre che la società cambi: l'unica terapia possibile. E deve cominciare a cambiare nei sistemi educativi, culturali e comunicativi. Tra i giovani (15 E 19 ANNI) molti studiano, ma molti si perdono per strada. Molti sono fuori della scuola, dalla formazione e dal lavoro. Il numero di quelli che non va a scuola è almeno pari a quello di chi frequenta i licei. All’università vanno pochissimi.
(13) La Réunion des musées nationaux che gestiste i servizi di 34 musei nel 1994 ha fatturato 190 miliardi di lire, con visite guidate, commercializzazione, conferenze. Una percentuale del 5,8% resta al museo.
(14) R.L.Gregory, Occhio e cervello, Milano 1966; Idem, Curiose Percezioni, Bologna 1989.
(15) W.Ong, La presenza della parola, Bologna 1970 (1967); Idem, Oralità e scrittura, Bologna 1986. Ong, gesuita, è evidentemente ispirato nelle sue ricerche da M>Jousse, anche lui gesuita.
(16) Cfr. Arte e comunicazione nel mondo antico, a cura di E.A.Havelock e J.P.Hershbell;- Roma-Bari 1992.
(17) M.de Unamuno, Del sentimiento tragico de la vida, Madrid 1913.
(18) Cfr. Arte e comunicazione, cit.p.135.
(19) lbidem, p.151
(20) R.Bianchi Bandinelli, Introduzione all' archeologia, Bari 1976; cfr. A.Thiery, Esperienza e, conoscenza delle arti, in "Quale cultura per la nuova scuola secondaria", Firenze 1980.
(21) Arte e Comunicazione, cit, p.146.
(22) A.Schopenhauer, ll mondo come volontà e rappresentazione, libro III par.7 (36), Lipsia 1819.
(23) A.Thiery, Musei, mass media, multimedialità, in "Italia Nostra", 295 (maggio 1992).