la mancanza di un approccio laico ai fenomeni religiosi, l’integrismo
dei cattolici progressisti, la miopia
politica dei cattocomunismi...
l’editoriale di
Marcello Vigli del 24.1.09 di Italia Laica centra
alcuni poblemi di fondo in particolare, secondo la
mia esperienza, quando affronta la mancanza di un approccio laico ai
fenomeni religiosi, l’integrismo dei cattolici progressisti, la miopia politica dei cattocomunisti. Stiamo
avviandoci a diventare un nuovo tipo di stato fra il teocratico e il cesaropapista.
IL
PROBLEMA NON È SE “DIO ESISTE O NON ESISTE”, MA CHI PRETENDE DI GOVERNARE IN
SUO NOME
L’Italia sta avviandosi a diventare un nuovo tipo
di stato fra il teocratico e il cesaropapista
di Marcello Vigli
In una nazione
di cristiani, musulmani, ebrei, induisti, non credenti, Obama
può ben invocare l’aiuto del Dio confinato in una “religione civile” fatta di
tradizioni e liturgie tutte americane. I cittadini statunitensi sanno dai tempi
dei Padri pellegrini che non da lui bisogna guardarsi, ma da chi pretende di
esercitare il potere in suo nome.
Negli Usa è in gran parte vero quello che ha
dichiarato la presidente del Piemonte Mercedes Bresso intervenendo a '24 Mattino'
su Radio 24: "Non viviamo in una repubblica di ayatollah, nella quale
il diritto religioso fa premio sul diritto civile".
Anche in Italia siamo in molti ad augurarci che sia vero, ma purtroppo se
ancora non viviamo del tutto in una teocrazia matura, stiamo
avviandoci a diventare un nuovo tipo di stato fra il teocratico e il cesaropapista.
Il ministro Sacconi ricatta i poteri locali
costringendoli ad anteporre i diktat della gerarchia cattolica ai
pronunciamenti della Corte di Cassazione. Il ministro Maroni
pretende di dettare norme liturgiche stabilendo luoghi e tempi in cui si può
pregare. Il Presidente Fini detta lezioni di omiletica
imponendo la lingua da usare nella predicazione del Corano.
Ad opporsi a questa deriva le forze politiche democratiche sono sempre più
latitanti e dalla società civile si levano voci sempre più flebili per
denunciarne gli effetti devastanti.
Bisogna forse prendere atto che, a
monte, devastante è nella nostra cultura la mancanza di un approccio
laico ai fenomeni religiosi, alla loro diversità nel tempo e nello spazio e ciò
ha impedito che l’accelerato processo di secolarizzazione favorisse lo sviluppo
della cultura della laicità .
Tale mancanza ha favorito
nel tempo, invece, il clericalismo delle oligarchie ecclesiastiche, il cinico
affarismo della Compagnia delle Opere, l’integrismo dei cattolici
progressisti, la
miopia politica dei cattocomunisti e dei comunisti ingraiani, l’opportunismo ieri dei “partitini
laici”, dei craxiani ieri e dei teocon
oggi, la supponente indifferenza delle tante “nuove sinistre”, il mix di
xenofobia e di fondamentalismo dei leghisti.
La ricerca delle responsabilità pregresse di questa
mancanza, per non diventare esercitazione retorica o peggio comodo alibi, non
deve far perdere di vista la soluzione data dal nuovo concordato craxiano alla questione dell’insegnamento della religione
nella scuola: ha mantenuto, di fatto, l’appalto dell’informazione sui fatti e i
fenomeni religiosi concesso dal fascismo alla Chiesa cattolica. Secondo il
vecchio Concordato, infatti, lo Stato affidava alla Chiesa cattolica un
insegnamento della religione obbligatorio, con diritto all’esonero motivato;
l’art. 9 del nuovo concordato l’ha trasformato in insegnamento della religione
cattolica (irc) rendendolo facoltativo, ma impegnando
lo Stato a fornirlo a chi lo avesse chiesto all’inizio dell’anno scolastico.
Con buona pace delle successive Intese con le altre confessioni religiose, la
scelta di non avvalersi crea discriminazioni. A scuola, lo si
voglia o non, s’impara che la religione cattolica è parte integrante della
cultura nazionale, la Chiesa cattolica è pienamente integrata con la società, i
suoi funzionari fanno parte della pubblica amministrazione, le sue gerarchie
sono un pezzo del ceto dominante.
È un po’ difficile per chi si è
formato in questa scuola non considerare ovvio che il governo s’inchini al
volere della Cura e della Cei, il Parlamento rinunci
a legiferare sui Dico o sul testamento biologico per non urtarne le
sensibilità, e che .... l’ultima parola sul diritto a morire di Eluana Englaro sia tolta alla
Cassazione.
Forse c’è qualcosa in più da fare che sfogarsi a scrivere sulle fiancate di
tram che Dio non c’è: anche quelli che lo sanno o credono di saperlo lo
considerano irrilevante, perché è come se ci fosse perché al suo posto c’è chi
esercita il potere in suo nome.