LA STORIA INVENTATA

Antonio Thiery 23 ottobre 2006

 

La falsificazione della storia è un potente strumento di gestione del potere.

Un libro ben più dirompente del Codice da Vinci. Sono fatti ben noti da tempo (lo apprendemmo più di 40 anni fa all'Università. La nostra amicizia "laica" con dEmilio Gandolfo poggiava anche su queste basi) che mostrano come gran parte della teologia della cristianità occidentale e, quindi, della liturgia e del potere "sacerdotale", si basa su una "storia inventata". All’Università avevamo ben imparato che non è quasi niente vero. Oggi più che mai c'è bisogno di distinguere tra fede e religione, piuttosto che invocare la "necessità terrena" per negare a chi sta morendo anche il più piccolo gesto di pietà, il rispetto delle identità (anche a chi è steso nella bara per i funerali), la damnatio memoriae, magari perché è stato un testimone scomodo.

Mario Liverani

Oltre la Bibbia, Storia antica di Israele

Editori Laterza, 1^ed. 2003, 4^ ed. 2005, € 24

 

Dalla seconda di copertina

Le storie dell’antico Israele si assomigliano tutte perché tutte assomigliano alla storia contenuta nel testo biblico, ne assumono la linea narrativa, ne fanno propria la trama. Quest opera riporta la vicenda della nascita d’israele alla sua realtà storica, prende atto dei risultati della critica testuale e letteraria, dell’ apporto dell’archeologia e dell’epigrafìa ed è concepita secondo i criteri della moderna metodologia storiografica.

Partendo dalla constatazione che il racconto biblico è frutto di una elaborazione molto tardiva, Liverani riporta i materiali testuali all’epoca della loro redazione, ricostruisce l’evoluzione delle ideologie politiche e religiose in progressione di tempo inserisce saldamente la storia d’Israele nel suo contesto antico—orientale.

Emergono così la “storia normale” dei due piccoli regni di Giuda e d’Israele, analoga a quella di tanti altri piccoli regni locali, e la ‘storia inventata’, che gli esuli giudei costruirono durante e dopo l’esilio in Babilonia, proiettando indietro sulla loro storia i problemi e le speranze del loro tempo. Un libro importante che parla a tutti.

dalla prefazione

…Nel corso degli ultimi due secoli la critica biblica ha dapprima smantellato la storicità della creazione e del diluvio, poi quella dei Patriarchi, poi (sempre seguendo l’ordine cronologico) quella dell’Esodo e della conquista, di Mosè e di Giosuè, del periodo dei Giudici e della «Lega delle 12 tribù» — arrestandosi però al regno unito di David e Salomone considerato sostanzialmente storico. La consapevolezza che gli elementi fondanti della conquista e della Legge fossero in realtà retroiezioni post-esiliche (intese a giustificare l’unità nazionale e religiosa e il possesso della terra per i gruppi di reduci dall’esilio babilonese), se richiedeva una certa riscrittura della storia d’Israele, non incrinava però la convinzione che uno stato d’Israele unitario (ed anche potente) fosse realmente esistito sotto David e Salomone, e che fosse realmente esistito un «Primo Tempio» — che dunque i reduci dall’esilio volessero ricostituire un’entità etnica e politica e religiosa già esistita in passato.

La più recente critica ai concetto stesso di regno unito ha messo in crisi totale il racconto biblico, perché ha ridotto l’Israele «storico» a uno dei tanti regni palestinesi spazzati via dalla conquista assira, negando un collegamento tra Israele e Giuda (dunque un Israele unito) in età pre-esilica. La riscrittura della storia d’Israele diventa a questo punto assolutamente drastica…

…Quanto la storia vera ma normale era stata priva di un interesse che non fosse prettamente locale, tanto la storia inventata ed eccezionale divenne la base per la fondazione di una nazione (Israele) e di una religione (il giudaismo) che avrebbero influenzato l’intero corso della storia successiva su scala mondiale.

 

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