Il libro e le abitudini di lettura degli italiani.

IL 62% DEGLI ITALIANI NON LEGGE NEANCHE UN LIBRO ALL'ANNO.

Le politiche pubbliche sull’editoria ed i relativi  contributi servono prevalentemente ad avvantaggiare  la classe socioeconomica superiore.

Secondo l'Ipsos che ha svolto un’indagine il per conto di Mondadori il 62 per cento degli italiani non ha letto neanche un libro dall'inizio di quest'anno e considerano la lettura una perdita di tempo che impedisce di dedicarsi a cose piu' importanti.

Crescono i non lettori, passati dal 54 per cento del 2005 al 62 per cento attuale, e scendono al 30 per cento i lettori. Calano i lettori forti: dal 2 all'1 per cento (coloro che leggono piu' di venti libri l'anno), e calano dal 4 al 3 per cento quelli che ne leggono tra 11 e 20 l'anno. In flessione anche i cosiddetti "lettori deboli": chi legge uno o due libri l'anno e' sceso dal 49 al 39 per cento. Crescono invece le categorie intermedie: dal 10 al 17 per cento i lettori di 6-10 libri l'anno e dal 35 al 40 per cento i lettori di 3-5 libri. Sono soprattutto donne (41 per cento, gli uomini sono il 34 per cento in calo dal 2003), vivono al nord (48 per cento) e sempre piu' al centro (42 per cento in aumento), hanno prevalentemente tra i 15 e i 24 anni (48 per cento) e tra i 25 e i 34 anni (46 per cento), un titolo di studio superiore (70 per cento) e appartengono a classi socio economiche di livello superiore (73 per cento).

Gli acquirenti di libri appartengono sempre più alla classe socioeconomica superiore (dal 50 per cento del 2003 al 60 di oggi), mentre quelli della classe socioeconomica inferiore passano dal 14 per cento al 10.

 

Ne consegue che, mentre si legge pochissimo, il nostro mercato editoriale è florido e in ottime condizioni di salute: la nostra editoria va bene proprio perché avere un mercato ristretto e intensivo è più comodo e vantaggioso che avere un mercato largo e disperso.

E, ancora una volta, se l’editoria come mercato ne guadagna in fatturato è un segnale allarmante per le condizioni generali del Paese, perché è evidente che dove si riducono i redditi, si riducono subito le spese per quello che viene considerato un genere voluttuario e rinunciabile. La controprova è che il mercato è crollato al Sud (dal 32 al 24 per cento) mentre ha avuto un lieve miglioramento al Nord e al Centro.

 

E’ drammatico che i contributi pubblici all’editoria servono prevalentemente ad avvantaggiare 
la classe socioeconomica superiore.

 

I libri reperibili a prezzo molto basso nelle edicole rappresentano appena l’8 per cento dei libri venduti e per di più sono accaparrati in buona parte dai lettori «forti».

La motivazione piu' forte che spinge gli italiani a leggere o a non leggere (79%) e' il relax, per il 48% la voglia di imparare cose nuove, per il 35% il desiderio di riflettere.

 

Per coloro che invece non leggono, la ragione principale e' che la lettura sottrae tempo ad altre cose importanti (33%), e per un altro 20% infine la lettura non e' un passatempo gradito e collegato a sgradevoli ricordi legati alla scuola.

 

Antonio Thiery, ottobre 2007