La polemica cristiana contro Maometto ha radici antiche, ma è più
politica, che religiosa.
Antonio Thiery, ottobre 2006 (dal
testo registrato di una conversazione)
La classe
dominante dell’Occidente, una piccola minoranza, non sopporta l’esistenza di altre
culture e di altri sistemi conoscitivi al di là dei propri, accessibili a pochi e tali, pertanto da giustificare il potere.
La falsificazione della storia e dei temi antropologici è un altro degli
strumenti chiave per la conservazione del potere.
Oggi non si può
risolvere il complesso problema della
pluralità delle civiltà, delle culture, delle religioni (ed in particolare del
confronto con il composito mondo islamico) con i dibattiti televisivi o con gli
articoli di fondo centrati sulla contrapposizione tra la civiltà giudaico
cristiana e la civiltà arabo islamica, sulla difesa dei nostri valori portatori
della democrazia (ma basterebbe ricordare lo scarsissimo rispetto che ha
l’art.2 della Costituzione, che parla di riconoscimento
e di garanzia della “personalità”), sul “rispetto
della donna” (ma si dimentica che la nostra cultura cattolica non riconosce il diritto ad una persona,
specie se donna, di vivere un’intensa
vita spirituale e sociale laicamente,
senza un “sacerdote” per maestro), sul velo (ma si dimentica Tertulliano ed il
ruolo del velo nella cultura cristiana fino a 30 anni fa), contrapponendo una
matrona velata ed un arrabbiato difensore della nostra cultura, meglio se ateo
devoto.
Dobbiamo tener
presente che più studiamo il passato e più le civiltà ci appaiono molte diverse
da come vogliono farci credere. Dietro gli scontri tra religioni e civiltà (che
non furono mai così lineari come ci vengono descritti) appaiono interessi economici e politici di una piccola classe
dirigente. E questi sono i presupposti della storia che raccontiamo, ma le
ansie, di dolori le gioie, le aspettative della vita di tutti i giorni delle
stragrandi maggioranze della gente comune sono un’altra cosa. Ed anche le
vicende storiche del potere sono estremamente
composite e complesse; spesso lontane dai racconti fantastici che vengono
proposti dai manuali.
Per oltre un
Millennio la polemica contro l’Islam ed il Corano si è identificata con la
polemica contro Maometto e i suoi supposti stili di vita. Benedetto XVI ha
ripreso e svolto a Ratisbona appunto la polemica contro Maometto. Ha voluto far
sfoggio di cultura citando il libro del sacerdote libanese Adel Theodor
Khoury. In realtà il Basileus Manuele II
ripete, alla fine del XIV secolo, tratti fondamentali della polemica bizantina
dell’VIII – IX secolo, tutti testi pubblicati dal Migne. Questa polemica contro
Maometto, causa di tutti i mali, ebbe due poli: Bisanzio e Cordoba, allora la
vera grande città dell’Occidente.
Un fatto al
quale non viene prestata attenzione è che la nascita dell’islamismo avviene in
epoca storica, mentre il cristianesimo, plurale e plurigenetico delle origini,
assume in Occidente le forme dogmatiche e sacerdotali di una religione
maschilista e piramidale di stampo giudaico-latino-greco.
Maometto (Mathomus, Mamutius, Machometus, Muhammad),
come ricorda Francesco Gabrieli, fa la sua predicazione ”in piena luce di storia”, tuttavia alla sua comprensione, si
frappone la duplice deformazione della leggenda, esaltatrice e denigratrice.
“Il cristianesimo”, continua Gabrieli, “vide sorgere…una nuova fede rivale….Il punto fondamentale è che
(l’Occidente) sentì l’Islam come una eresia sorta dal suo proprio seno….e considerò il suo fondatore come apostata per
abbietti motivi dall’originaria fede cristiana…L’antica prevenzione si è mantenuta in tempi
moderni…Per il Medioevo latino…”.Mometto fu “un falso profeta dagli stimoli imperiosi della carne, banditore
dell’eresia e laceratore della inconsutile veste della Chiesa universale”
Forse è arrivato
il momento di vedere il sorgere della nuova religione nella luce piena della
storia.
Maometto nasce a
La Mecca nel 570 (una città importante
lungo le vie carovaniere dell’Arabia), inizia la predicazione nel 610, emigra a
Medina 622 (un’altra città importante lungo le vie carovaniere), e muore nella
stessa Medina nel 632.
Spesso non si
tiene conto degli avvenimenti contemporanei. Si guarda alla nascita dell’Islam
come ad un fatto isolato. In realtà esistono avvenimenti, fatti, personaggi, e
spesso su scala mondiale, che consentirebbero di storicizzare la nascita della
nuova fede e della nuova religione e di evitare una serie di errori che oggi,
andiamo facendo.
Praticamente
contemporaneo o appena anteriore a Maometto è Gregorio Magno, che nasce a Roma
nel 540 ( appena 30 anni prima di Maometto). Naturalmente da ricca famiglia,
come tutti i cristiani importanti, perché questa sembra una caratteristica
fondamentale, ricopre tutte le cariche politiche ed amministrative nella città,
che ormai ha perso il suo antico splendore. Nel 572-574 è nominato prefetto a
Roma.
La geografia e
le condizioni politiche ed economiche ormai completamente cambiate (neanche
Costantinopoli-Bisanzio è la grande città dell’Occidente), le malattie, la
miseria e la fame, il degrado delle antiche magistrature e degli antichi
servizi e strutture, convincono Gregorio ad abbracciare la vita da monaco proprio nel 574-575. Nel 579 è mandato alla corte di Costantinopoli,
come, oggi diremmo, nunzio apostolico; vi rimane 6-7 anni e ben capendo che i
tempi stanno cambiando, non impara il greco
e nel 585 o 586 è richiamato a Roma.
E’ eletto papa
il 3 sett. 590. Serve un pastore che sia al tempo stesso un eccellente amministratore. Le condizioni di
Roma sono sempre più drammatiche. Tra le tante cose che scrive, ci sono appunto
i Moralia in Job, che scrive su sollecitazione dello spagnolo Leandro, fratello
maggiore di Isidoro di Siviglia (si guardi come c’è un forte intreccio tra
personaggi che provengono da culture e terre molto lontane tra di loro) e nei quali uno spazio centrale
ha l’Anticristo: sembra proprio che la fine del mondo sia ormai vicina. Muore a
Roma nel 604.
Ben diverse sono
le condizioni in altre parti del mondo. Quelli che da noi, in Italia, a Roma sono
i secoli bui, in altre parti
dell’universo mondo sono i secoli d’oro. Anche lungo le ricche e floride
rotte commerciali dell’Arabia, della Siria, della Persia e dell’Africa del
Nord.
In questo
momento ci interessa però notare la contemporaneità, tra questi due personaggi
(Gregorio e Maometto) che avranno un ruolo così determinante per i destini del
mondo.
Michele Amari, nella sua
Storia dei Musulmani in Sicilia (l’introduzione è datata Parigi, luglio
1854), annota: «mentre San Gregorio
gittava le prime fondamenta della potenza temporale dei papi, un giovane pien
di virtù meditava in Arabia su i principii d’una novella religione».
M.Amari ha una visione straordinaria e rivoluzionaria della
complessità della storia umana, del desiderio dell’uomo di conoscere e di
viaggiare, di spostarsi. Parlerà dei
persiani come di una stirpe indo-germanica. D’altra parte già nel Tardo Antico
si viaggiava molto: come dimenticare
l’ignorato Anonimo Danubiano che nel IV secolo viaggia dal Mar Baltico
alla Persia, Dall’Estremo Occidente fin nell’Asia Centrale avendo il Caucaso
come punto di riferimento?
Amari offre su Gregorio e Maometto un giudizio molto sintetico,
ma che riassume dati storici fin troppo importanti: il cristianesimo si romanizza, diventa una religione
strettante legata alla cultura
dell’Occidente e ricerca la centralità di Roma. Con il Concilio di Nicea (325 d.C.)…Fu introdotto nelle regole di fede la parola “omousio” non usata nella
Bibbia che iniziò la maniera di spiegare le verità cristiane con l’aiuto della
filosofia greca. Nei Concili seguenti si andrà avanti per questa via, ma
tagliando fuori una comunità dietro l’altra. (cfr. B.Bagatti, alle origini
della chiesa, II, libreria editrice vaticana,1982). Fino a quel momento il
cristianesimo era plurale, si realizzava con tutte le varie forme di pensiero
dell’uomo. Da quel momento inizia il lungo cammino (spesso con le armi e con i
roghi) per considerare essenziale ed
unico, il ruolo delle categorie filosofiche greche e la centralità di
Roma.
Gregorio Magno (i cui meriti sono troppo importanti per essere
liquidati con poche parole) restituisce dignità, centralità a Roma, che ormai è avviata a diventare un
piccolo villaggio. Una dignità ed una centralità
a Roma, fondata su una nuova struttura del potere (religioso, politico,
economico, culturale) che vede al centro la potenza temporale del sacerdozio e
della struttura ecclesiastica, piramidale con la curia ed il papa al vertice.
Certo sono numerose le testimonianze del grande rispetto che
Gregorio ha per i “popoli nuovi” e per il pluralismo culturale (e per il
conseguente pluralismo in capo liturgico). Ma è evidente la convinzione che
comunque va dato un significato religioso cristiano ad edifici, riti e stili di
vita legati ad altre tradizioni religiose.
Emilio Gandolfo, il pretino drammaticamente ucciso nel dicembre
del 1999, e certo tra i maggiori conoscitori di Gregorio scriveva: “Qui c’è
l’erede dell’arte di governo dell’antica Roma, la quale aveva saputo
genialmente guidare e attrarre a sé popoli
di stirpe diverse e tanto lontani, rispettandone sapientemente le
caratteristiche”.
Ma non va dimenticato che questa sapienza fu riassunta da
Virgilio: rispettarare i vinti (parcere
subjectis) e annientare quelli che si oppongono al dominio di Roma (debellare superbos).
Tacito, Agricola, 30, 4,
così sintetizza la pace
romana: Ubi solitudinem faciunt, pacem
appellant (dove fanno il deserto, lo chiamano pace).
Gregorio Magno certo ratifica la vittoria (tra le tante e
diversificate comunità che professano un cristianesimo plurale) della classe
sacerdotale ispirata al greco-latinismo. Il cristianesimo diventa
definitivamente una religione romana, occidentale, pur nella consapevolezza che
il mondo è grande e complesso. Scriverà: guarda
ad Oriente chi cerca le cose divine, ad Occidente chi guarda alle cose terrene.
La centralità romana del cristianesimo, va ribadito, nasce con
Gregorio Magno e quindi la necessità di rievangelizzare (per ricondurre a Roma)
anche quelle parti d’Europa già evangelizzate e cristiane da tempo.
Tipico è il caso di Agostino mandato con altri monaci a
Canterbury. Ma quelle erano già regioni cristiane. Gregorio manderà in giro
monaci per ricondurre ai temi già posti dal Concilio di Nicea (non a caso per
Gregorio una delle colonne della chiesa), come la spiegazione delle verità
cristiane con l’aiuto della filosofia greca, e per esaltare alla centralità di
Roma.
Analogamente funziona con il monachesimo, un fatto quanto mai
complesso, che viene latinizzato con Benedetto e i benedettini. Non a caso le
prime notizie di Benedetto sono offerte da Gregorio Magno, che in pratica è il
primo monaco del nuovo ordine.
Non si tratta di argomenti di poco conto. Servono a spiegare la nascita dell’Islamismo, tra
l’altro, come reazione delle genti arabe (e la sua rapida diffusione) ad un
cristianesimo troppo occidentalizzato, romanocentrico, ma serve anche a
spiegare molte posizioni dell’attuale papa che sostiene che l’incontro del
cristianesimo con la cultura greca è stato determinante. Non a caso parte nella
sua pastorale proprio dal Concilio di Nicea ed esclude tutto quello che c’è
prima e di diverso: Se fa bene o fa male, su questo si può discutere per anni.
E’ un dato di fatto che a lui non
interessa quello che c’è di diverso e di precedente dall’incontro di un certo
cristianesimo con la cultura dell’occidente e con Roma.
Io che sono un meticcio culturale, nato a Roma da genitori
entrambi nati a Roma, ma che di fatto sono legato ad una cultura
analogico-percettiva, me ne devo occupare.
Oltre alla tradizione greca ci sono realtà molto importanti che
sono legate ad altri tipi di cultura. Ad esempio c’è la tradizione siriaca che
non ha niente a che vedere con la cosiddetta tradizione apostolica. Come sapete
c’è tutta una tradizione che lega Tommaso alla tradizione siriaca ed al tempo
stesso all’India. Ma è evidente che larga parte dell’Estremo Oriente viene
cristianizzato. Non sappiamo come e in che modo, né sappiamo come mai il
cristianesimo regredisce in quelle terre.
Ma bisognerà anche considerare la grande tradizione araba (sono
numerosi gli arabi cristiani nei primi secoli , ma tutt’oggi a Damasco e ad
Antiochia ci sono gruppi di arabi che
rimangono cristiani, cattolici), la tradizione della Cappadocia, dell’Etiopia,
il forte influsso che dalla “sirianizzazione” ricava l’Africa Settentrionale e
la Spagna (a dire il vero anche la Francia merovingica, che prepara la strada
ai catari, e lo stesso monachesimo umbro, che spiana la strada a San
Francesco).
C’è una realtà molto complessa, poligenetica, plurale nei primi
secoli. L’unico elemento certo è che il Primo Millennio è molto diverso da come
viene raccontato. Anche l’Asia fu in parte cristianizzata. Il primo vescovo di
Pechino è appunto del 1307. (cfr. Cristiani in Asia nel Medioevo)
Oltre alla chiesa siriaca dovremo anche considerare la chiesa
celtica, di cui abbiamo qualche ricordo nella Francia del Nord, nell’Irlanda,
ecc. Certo ci imbattiamo in tradizioni del cristianesimo molto lontane della
tradizione greca.
E la Francia, la Spagna, l’Irlanda sono
l’Europa!
Ormai ci sono molti, ed io sono tra questi, che credono che
Maometto sente il disagio di una “cultura”, e di una fede cristiana, che è
troppo legata alle politiche ed alle strutture mentali dell’Occidente e che è
estranea alla realtà locale delle sue terre.
Roma è una piccola città alla fine del VI secolo, inizi del VII.
E’ un borgo di pescatori che vivono del pesce pescato nel Tevere. Tutto è
palude, malaria, acquitrini. Roma ha 25.000/30.000 abitanti, non di più. Ne fa
fede la famosa processione di Gregorio Magno per fermare la peste. La peste, le
malattie riducono ormai Roma ad una piccola cittadina. Si parla di secoli bui.
Certo a Roma erano secoli buissimi. Si muore di fame. Molti credono che le
VII-VIII secolo si praticasse il cannibalismo per necessità alimentare. Quando
moriva un parente, lo si mangiava, anche se da un cadavere si possono ricavare
non più di 6 /7 chili di carne. C’è un dato storico molto preciso. Ancora sotto
il pontificato di Gregorio Magno, una nave carica di grano che veniva dalla
Sicilia fa naufragio alla foce del Tevere dove le merci venivano trasbordate
dalle navi in chiatte che potevano navigare nel Tevere trainate da buoi. La
nave affonda; si perde il carico di grano destinato ai poveri della città (la
chiesa ha preso il ruolo dello Stato) e parecchie migliaia di persone muoiono
di fame. Lo racconta lo stesso Gregorio Magno.
Certamente la situazione a Roma è grave. Erano secoli buissimi.
Ma in altre parti del mondo la situazione è straordinaria, America del Sud
compresa: grandi regni, grandi ricchezze. Roma, l’Italia sono completamente
tagliate fuori dai grandi itinerari e dai grandi commerci.
Noi conosciamo quasi niente del cristianesimo delle origini, come
non conosciamo quasi niente delle Palestina storica. Si fanno strada studi
nuovi che gettano molti nello sconforto. Penso ad esempio agli studi di Mario
Liverani che insegna all’Università di Roma, che in un libro molto bello e
complesso mostra come la Bibbia presenti una storia mitica (“inventata”) del
popolo d’Israele, definita dopo l’esilio babilonese. Ci sono evidentemente
“problemi” sul ritorno dall’Egitto, che probabilmente è quello da Babilonia,
che viene enfatizzato, mitizzato.
Ma a noi oggi interessano le “denigrazioni” nei confronti di
Maometto che nascono in ambiente cristiano. Ad esempio sono noti i rapporti di
Maometto con ambienti cristiani di Siria e del deserto; come è noto che il Corano contiene molti riferimenti
al Vecchio Testamento, ma attenzione, sono quasi tutti riferimenti ad
“apocrifi” e non alla Bibbia greca che noi conosciamo.
E le eresie, anche quelle cristiane, sono interpretazioni dei
testi sacri che nascono da problemi politici, economici.
Anche queste
“denigrazioni” sono in piena luce della storia e sono sistematizzate da
Giovanni Damasceno, un arabo cristiano. E’ un’epoca di grandi e rapidi
cambiamenti. Pensate che Maometto è morto nel 632. L’invasione della Spagna
(che poi non è stata un’invasione, giacché gli abitanti della Penisola Iberica
favorirono la penetrazione degli arabi, vessati dallo stato cattolico
visigotico) è del 711. Nemmeno un secolo.
Giovanni nasce
in Siria tra il 650 ed il 675; naturalmente è di ricca famiglia. Il padre è un
notabile e presta servizio con importanti incarichi. Forse è ministro delle
finanze del Califfo di Damasco. Forse, diremmo oggi, un sottosegretario con
delega alle finanze dei cristiani. Lo stesso Giovanni lo affiancherà per un
periodo di tempo e comunque ebbe, lui cristiano, importanti incarichi a Corte.
Per curiosità
ricorderò che Califfo significa successore e che, con capitale Damasco, dapprima ci fu il califfato
degli Omayyadi (661-750), che guardava
ad Occidente, durante il quale ci fu la conquista
della Spagna (711) . Poi, con capitale
Bagdad, ci fu il califfato degli
Abbasidi (750 – 1238) che guardava più ad Oriente, fin verso l’India.
Ed ancora per
curiosità, a quanti ricordano le tasse imposte di musulmani ai cristiani,
ricorderò l’anatema di Gregorio Magno
contro i “barbaricini”, i contadini Sardi: “Se
un contadino ha tanta mala fede e ostinazione da venire a Dio, occorre imporgli
un peso fiscale così elevato che la fatica da sostenere per pagarlo lo spinga
ad affrettarsi verso la retta via”.
Ma stavamo
parlando di Giovanni Damasceno. Vive nel momento in cui, alla corte di Costantinopoli si scatena in ambiente cristiano, la lotta
contro le immagini sacre. I cristiani di Siria, di Palestina, d’Egitto, non
accettarono di condannare il culto delle immagini religiose, e tra questi
Giovanni, che scrisse un importante discorso (nel 730). Forse si era già
ritirato nel convento di S. Saba presso Gerusalemme intorno al 700 dove rimase
fino alla morte avvenuta il 4 dic.749. E’ considerato il maggior teologo
tra i padri greci.
La difesa delle
immagini sacre dovrebbe portarlo a contrapporsi all’Islam, ma a lui interessano
altri problemi: dalla sua confutazione
del Corano discendono gran parte dei testi cristiani denigratori nei
confronti di Maometto. Sono testi dell’VIII-IX secolo e, naturalmente sono
centrati sull’Anticristo.
Gregorio Magno,
che aveva introdotto l’Anticristo nella cultura romana aveva presente la
distruzione che Roma stava subendo. Non pensava certo a dispute religiose. Ora invece,
tutto quello di male che si può dire
dell’Anticristo, strumento del Demonio,
si può dire di Maometto.
Va ricordato che
Maometto fu considerato come apostata per abbietti motivi dall’originaria fede
cristiana… “un falso profeta dagli
stimoli imperiosi della carne, banditore dell’eresia e laceratore della
inconsutile veste della Chiesa universale”; quindi un eretico ed allora (a dire il vero
anche oggi) non si andava troppo per il sottile a lanciare anatemi e scomuniche
contro gli eretici.
Dietro la difesa
della vera fede ci sono spesso interessi politici e la corsa a posti di potere
e di gestione economica né più né meno come oggi avviene nelle correnti di
partito. Nell’Alto Medio Evo si ripeteva che
“Dio ha creato il diavolo perché inganni gli uomini religiosi sotto il
nome di religioni”.
L’anatema più
frequente era appunto: testicoli
dell’Anticristo: E non a caso a Maometto si imputano gli stimoli imperiosi
della carne; si dice che aveva “la
capacità di 40 uomini per soddisfare la passione delle donne”.
Molti sono i testi
fondamentali della polemica che nasce in ambiente bizantino contro Maometto:
Giovanni Damasceno: cap.
101 del trattato “Sulle eresie”, Migne, PG, 94, 764-773. Frammento sopra i draghi, Migne, PG, 94, 1600-1601.
Controversia tra un saraceno e un cristiano. Migne, PG 94, 15—85 1596.
Teodoro Ahu-Kurra, Opusculus.
N°18. Migne, PG,94, 1596-1597.
Teofane il Confessore, Cronografia. Migne, PG..108, 648-689.
Niceta di Bisanzio, Esposizione e risposta. Migne, PG., lO5,
808-821. Risposta e confutazione, Migne, PG.,105, 821-841. Confutazione del
Corano. Migne, PG., 105,669-805.
Evodio, Passione dei 42
martiri di Amorfo. Bolandictas, Acta
Sanctorum, 1 marzo (Venecia, 1735), Testo grego, p. 877-893; traduzione latina,
460-466.
Rituale di abiura dei musulmani. Migne, PG., 140, i 36.
Anonimo, Contro Maometto, Migne, PG., 104, 1448-1457
León, Lettera di de
Umar... Il testo della versione latina in Migne, PG., 107,
315-324.
Lettera all’ Emiro de Damasco. Texto greco en
Byzantion, 29-30 (1959-60) 293- 302
Eutimio Zigabcno. Panoplia dogmàtica. Cap. 28. “Contro
i saraceni’. Migne,PG., 130, 1332-1361.
Nicetas Choniata, Tesoro della fede ortodossa, Migne, PG., 140.
105-121.
Bartomeo de Edessa, Confutazione d’un amareno (arabo). Migne,
PG., 104, 1384-1448.
Eutimio il Monaco. Controversia sulla fede. Migne, PG.,131, 20-37
Relazione della conversione di un saraceno de Gregorio
Decapolita, Migne, PG., 100,1201-1212.
Questi sono i testi che bisogna tenere in conto per capire i
fondamenti della confutazione al Corano ed a Maometto che si realizza nei due
poli di Bisanzio e di Cordoba tra l’VIII ed il IX secolo.
Il primo
dell’elenco è appunto Giovanni Damasceno. Maometto è la causa di tutti i mali;
non ha potato niente di buono nel mondo. Come vedete è esattamente quello che è stato detto da
Benedetto XVI a Ratisbona anche se lui lo ha ripreso da un imperatore del 1300.
Come vedete è una polemica molto antica. Quelli citati sono tutti autori che a noi non dicono più nulla, ma sono tutti
autori noti agli specialisti, perché sono tutti autori pubblicati dal Migne, da
quest’ecclesiastico francese dell’800 che pubblica in modo unitario in tanti
volumi, in greco e in latino ( sono 218 volumi di Patristica latina, e 191 in
due successive opere di Patristica greca) quasi tutto quello che era edito o
almeno conosciuto in quel momento). Noi troviamo nel Migne, lo ribadisco,
manoscritti noti e soprattutto quanto era stato pubblicato fino a quel momento.
Quasi tutti i
testi relativi alla polemica su Maometto sono accessibili nei volumi del Migne.
Quali sono le
accuse che si fanno a Mometto?
1) Maometto è un
falso profeta (ho ricordato che
all’inizio il Corano era visto come un’eresia del cristianesimo)
2) Il Corano è
una scrittura falsa;
3) l’Islam è una
falsa religione.
Per sostanziare
queste critiche si diceva che Maometto è
l’Anticristo che ha portato tutti i mali nel mondo; è uno strumento del demonio
per portare la zizzania tra i credenti.
E’ pieno di vizi
carnali (cfr. Giovanni Damasceno), ha una vita così empia e senza legge, con 10
mogli e molte concubine (Bartolomeo di Emessa).
I tanti testi
bizantini sono esagerati e violenti, Il più delle volte le fonti sono testi
apocrifi, ma non si può pensare con le categorie di oggi alla condizione della
donna allora. Lo stesso problema della poligamia sembra nascere da esigenze
precise. Erano molto frequenti le guerre. Molti uomini morivano creando uno
squilibrio tra maschio e femmine. Una donna senza marito, soprattutto vedova
con figli rimane indifesa. Nel mondo nomade dell’Arabia c’è questa soluzione.
Poi nei secoli successivi molte vicende antropologiche hanno assunto caratteri
politici. Ma anche nel mondo cristiano la donna era totalmente sottomessa al
marito e fino a pochi anni fa si contestava ancora nel mondo occidentale
l’esistenza dell’anima nelle donne.
E il velo, poi.
Come dimenticare Tertulliano (“l’essere
esposte allo sguardo altrui…è come uno stupro…e anzi la violenza carnale è meno
malvagia, perché è naturale”) e come dimenticare che in molte chiese c’era
lo scaccino addetto a controllare l’abbigliamento delle donne (guai alle
maniche corte!) e la testa coperta. Si avevano queste scene quasi ridicole: un
fazzoletto da naso, magari di piccole dimensioni, serviva a coprire la testa.
Diventava un vezzoso capo d’abbigliamento, ma la morale e la tradizione erano
salve.
Tutt’ora quando
una donna ha forti carismi ed una evidente vita spirituale, e parlo per
esperienza personale, si cerca subito il suo maestro spirituale, che magari non
ha mai avuto. E’ una tradizione vecchissima. A Caterina da Siena, ad esempio,
fu subito imposto un maestro spirituale, che dicono le cronache, diventò suo
allievo.
Alle donne oggi
si riconosce un’anima, ma in ambiente cattolico, non si parla quasi mai di
spiritualità femminile.
Quindi Maometto
è pieno di vizi carnali. L’idea del paradiso, secondo i cristiani, ma questo è
molto limitativo, è soprattutto carnale. E poi tanti altri motivi molto
limitati, ma allora molto importanti: la differenza tra Domenica (il giorno
della Resurrezione) e il venerdì,che per i cristiani il giorno della
sofferenza). Un’accusa fantasiosa: la Guerra Santa. Non è questo il tema di
oggi, ma sono in molti a credere che il concetto di guerra (intesa con le armi)
sia prettamente cristiano e nasca a partire dal IV secolo.
Le grosse
conquiste islamiche sono certo motivate dal fatto che in molte zone del mondo
la popolazione è in netto regresso. In Spagna lo ho già detto sono pochi arabi,
con ridotte milizie berbere, che trovano le porte spalancate ed in due anni
conquistano immensi territori, anche disabitati che poi non potranno controllare.
Tra il mondo islamico ed i territori cattolici della riconquista spesso i
confini sono delimitati da una terra di nessuno profonda anche qualche
centinaio di chilometri.
Comunque
l’accusa forte rimane quella della morale sensuale (fatta sempre sulla scia di
Giovanni Damasceno). C’è un violento attacco alla sensualità di Maometto, che e
sarebbe stato un “adoratore di Afrodite”.
Ma anche su
questi temi, molto ripresi in Spagna dov’è evidente l’impegno per una morale fortemente antisessuale, bisogna
ricordare i culti del primo Millennio anche in Europa tributati alla fertilità
ed alla terra madre. La cosiddetta femmina
sacra, con la vulva bene in evidenza è raffigurata in molte chiese
cristiane, nell’Europa dei celti, Di questi temi sappiamo pochissimo. Ma
sappiamo che il tema della sessualità, che spesso è vissuto in modo peccaminoso
o edonistico, senza coinvolgimento emotivo, nel mondo del Primo Millennio è
ancora vissuto, anche in ambiente cristiano, come un atto sacrale.
E’ l’atto che
genera la vita. E’ il momento in cui
l’uomo diventa simile a Dio, perché genera, crea la vita. Ma su questi temi
abbiamo solo stereotipi e luoghi comuni. Non tutto è andato cancellato. In
Irlanda, ma anche in Spagna esistono ancora fino al 1100 raffigurazioni della
femmina sacra anche nelle chiese. Il sesso femminile diventa poi elemento
architettonico (gli archi e le absidi ad esempio; la mandorla dei timpani, la
ballerina presente in molti capitelli) e si invocherà la santa Madre chiesa.
Ripeto era una sessualità vissuta come atto sacrale e bisognerebbe studiare a
fondo il legame tra spiritualità e sessualità. Ancora per Teresa di Gesù si
pensa che le sue estasi siano troppo
sensuali. Negli ambienti sacerdotali cristiani si anatemizza la
sessualità come un grande peccato ed è naturale l’aspra condanna di una
sessualità vera o esagerata di Maometto.
Quindi anche
questa idea della sensualità di Maometto adoratore di Afrodite va dunque
storicizzata.
Poi c’è un’altra
accusa forte: il pellegrinaggio alla Kà aba, sarebbe una testimonianza della
sua empietà che l’avrebbe spinto a tributare un culto pagano, a molte divinità.
Ma il pellegrinaggio è fatto complesso fin dalle origini del mondo. Sono certo
fatti ancestrali che affondano le radici in tradizioni vecchie di molti e molti
millenni. Noi continuiamo a pensare ad una storia dell’umanità nata nel I
Millennio a.C. Al più tardi legata ad Abramo. Prima di Abramo non c’era niente.
Ma soprattutto nella Mesopotamia è una favola insostenibile: bisogna risalire a
molti Millenni a.C. per trovare i primordi della “civiltà”.
Ed il
pellegrinaggio non è ai miracoli o alle apparizioni, ma ai luoghi della ierofania e la divinità si manifesta in molti modi:
alberi sacri, sorgenti, menhir, tombe, pietre metereo(come appunto la Kà aba),
ecc.ecc..
A loro volta il
mondo islamico mentre riconosce che i miracoli di Gesù (Corano)
testimonierebbero l’appoggio di Dio al suo profeta, accusa i cristiani di
essere politeisti, con la loro tradizione (e poi il Dogma della Trinità): Il
Cristianesimo è politeista e non è l’unica religione.
Tutta la
polemica bizantina contro Maometto trova una puntuale codificazione nella
Spagna del IX secolo, con Álvaro di Cordoba (che muore nell’862). E’Álvaro di
Cordoba l’autore della prima antologia della polemica bizantina contro
Maometto, che nella sostanza mira ad
applicare a Maometto quello che Gregorio Magno applicava all’Anticristo.
Ho fatto
riferimento alla chiesa celtica, ma bisognerà far riferimento anche alla chiesa
mozarabica, che nasce in Spagna tra il IX e l’XI secolo. I mozarabi sono un
popolo molto complesso: di cultura araba, di fede cristiana, di lingua
prevalentemente latina, ma ormai sono in molti a pensare che l’arabo (almeno
quello corrente) fosse parlato dalla maggior parte della popolazione.
Attenzione,
quando parliamo di questi periodi parliamo di un Europa con pochissimi abitanti
(complessivamente non più di 30 milioni). In Spagna dovevano esserci zone
praticamente spopolate. Gran parte delle dispute religiose sono legate al
clero, quindi ad una minoranza molto sparuta.
Il mondo
contadino era ancora largamente legato a
quelli che continuiamo a chiamare
spregiativamente culti pagani, spesso molto evoluti, legati anche alla tradizione
zoroastriana (la Persia e la Siria sono molto influenti e gli zoroastriani,
secondo alcuni sarebbero circa un terzo
della popolazione), centrati sul culto della madre terra, della procreazione.
Va considerato
che quello che oggi viene chiamato il Camino di Santiago, il pellegrinaggio a
Santiago è quasi certamente vecchio di 20.000 anni, di 20 Millenni. E’
frequentato da pellegrini che vengono anche dall’India e dal più lontano
Oriente: è il cammino verso l’estremo occidente al luogo dove il sole si getta
nel mare e feconda la terra, produce la vita. Un Camino punteggiato da migliaia
di grotte che segnano la “penetrazione” dell’uomo e l’”inglobamento” alla
terra.
La vergine è la donna libera, senza
padrone. La terra è vergine, perché non ha padroni. La terra è di Dio. E Dio
non è un padrone. Adamo è nato da due
vergini: lo Spirito Santo (che nelle lingue semitiche è femminile) e dalla
terra: dal soffio vitale di Dio nella creta.
La Spagna quindi
è stata sempre una terra composita, in cui si mescolano le culture più varie.
Dalla Spagna,
dai celti di Spagna è partita da colonizzazione verso l’Irlanda e non
viceversa. Studiare la Spagna è importante per ritrovare una cultura
cosmopolitica, multìetnica e multireligiosa. Studiare la cultura mozarabica
significa studiare la pluralità di culture che si mescolano. Naturalmente ci
sono varie scuole che si confrontano in modo spesso duro.
C’è chi vede la
cultura mozabica come un fatto molto limitato, limitata essenzialmente a
Cordoba e nella resistenza che i cristiani contrappongono all’Islam. C’è invece
chi vede la cultura mozarabica come un momento esenziale anche oggi per capire
il collegamento che può esserci tra cristianesimo ed Islam. Un cristianesimo
plurale fatto, al contrario di quello d’oggi, di poco dogmatismo, teologia e fondamentalismo e di molta antropologia e
“riconoscimento” delle altre culture.
Beato di Liébana, (In Apocalypsin B. Ioannis apostoli
Commentaria, II, 64,65), un santo dell’VIII secolo della chiesa romana la cui
festa «canonica» si celebra il 19 febbraio, descrive la «dispersio apostolorum» per universum mundum: «Hi sunt duodecim Christi discipuli, praedicatores fidei, et doctores
gentium». E' ben consapevole
della pluralità della cristianità delle origini, del messaggio di Cristo
che si incultura nell'universo mondo, in molti modi e trova la sua unità nella
varietà delle culture del mondo. Accompagnò la sua opera con un Mapa mundi, con un mappamondo, in cui è
descritta anche la "quarta pars, al
di là dell'Oceano" equatoriale. Non pensa che il mondo
"conosciuto" sia fatto solo dell'Europa, solo del Mediterraneo, solo
dell'Occidente. Scrive: «Qui cum omnes unum sint, singuli tamen eorum ad
praedicandum in mundo sortes proprias acceperunt». «Quantunque [gli Apostoli] fossero una cosa sola, tuttavia ciascuno
trovò la propria sorte predicando nel mondo».
Il mondo mozarabico è importante non solo come momento di
incontro e riconoscimento tra cultura e religioni diverse, ma anche nella
nostra tematica, perché nel IX secolo, in Spagna, a Cordoba (e molti si
ostinano a vedere nel mozarabismo,come detto, un fatto tipicamente
cordobese) viene recuperata tutta la
polemica bizantina contro Maometto.
La polemica è aspra e
coinvolge tutti i potenti del tempo, ma è difficile superare l’idea che l’Islam
sia visto come un’eresia del cristianesimo e che i caratteri della controversia
siano più politici che teologici: Maometto è un insultatore delle cose
divine; è un ateo che ha ordito
macchinazioni contro il mistero (cioè la Trinità) della religione cristiana (e
questo è Niceta di Bisanzio ripreso da Álvaro).
Non conosciamo prodigi operati da Maometto, dicono i polemisti
bizantini. A dire il vero il Corano gli attribuisce solo quello del viaggio
notturno a Gerusalemme, che secondo
Bartolomeo di Edesa non vale perché non
ha testimoni, ma solo Fatima, una donna che secondo la legge islamica non
conta. Niceta Cloniata riassume la sua opposizione a Manometto in una sola
frase: Maometto è un falsario. E
Niceta di Bisanzio ripete: Maometto è
l’Anticristo, Maometto è lo strumenoi del diavolo.
Non c’è niente di più e di
meno di quanto ha animato, secoli più tardi, tra il 1394 ed il 1402, l’aspra
disputa tra il Basileus bizantino
Manuele II ed il filosofo persiano pubblicata nel 1966, come studio 'storico
critico', dal sacerdote libanese Adel Theodor Khoury nel vol.115 delle Sources
Chrétiennes e che è stato ripreso
maldestramente da Benedetto XVI: "Mostrami pure ciò che Maometto ha portato
di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e disumane”. Appunto
Maometto è uno strumento del diavolo.
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