NICEA E I SASANIDI:

Il cristianesimo da messaggio evangelico plurale ed universale a religione dogmatica, occidentale e di potere.

(Antonio Thiery, 4.3.2008; nuova versione 1.3.2013)

 

 

Quando vi capiterà di andare in Persia, visitate….Considerazioni in merito ad un incontro  del 12 dicembre su “le origini e le divisioni delle Chiese: i 7 Concili ecumenici”.

 

Il primo esame all’Università, nel 1961, fu di “archeologia orientale”. Ero molto interessato a quelle tradizioni millenarie, al di fuori di quelle riconosciute esclusive dai luoghi comuni, che ci offrono ricchezze spirituali e storiche inesauribili. In particolare quella miriade di esperienze che legavano, nell’epoca moderna, nei primi 1200 anni della nostra storia, attraverso il multiculturale Medio Oriente, ed attraverso le vie commerciali e dei pellegrinaggi, l’Occidente con l’Oriente. Le vie commerciali e le vie dei pellegrinaggi coincidevano. Le stesse carovane portavano mescolate tra di loro merci, il frutto del lavoro e della cultura dell’uomo e senza distinzioni idee, attese religiose, ricerche della ierofania, dei luoghi dove le divinità si erano manifestate.E come dimenticare i commerci dallo Yemen (l’incenso) ed il mar Baltico (l’ambra)? La Palestina e la Siria sono terre di passaggio che vedono l’interazione tra culture e religioni.

Dieci anni più tardi dovetti prendere atto che esistevano troppe “pressioni” che costringevano a sostenere tesi esclusivamente eurocentriche, lontane dalla realtà storica e decisi di abbandonare la ricerca accademica ed abbandonarmi alla ricerca “eretica”: avrei usato gli anni della pensione per studiare meglio e senza condizionamenti il primo millennio. Non c’era neppure il lontano ricordo della stagione del rispetto delle culture diverse, che tanto aveva condizionato la ricerca di papa Giovanni XXIII. Durante il pontificato ricordava certamente gli anni di Istanbul, quando procurava i materiali di lavoro per permettere al laico, fuoriuscito ebreo, E. Auerbach (un personaggio molto interessante, annotò sul suo diario), di comporre il saggio “Mimesis”, un’opera fondamentale della cultura del 900 europeo.

Oggi rimango perplesso nel vedere come anche le voci del “dissenso”, anche quelle consapevoli della complessità del mondo antico, tendono a ridurre tutto alla semplificazione come se solo dalla Grecia Attica  (unico modello) abbia attinto l’ unica cultura e religione, la nostra, chiamata ad essere d’esempio agli altri popoli e a dominare il mondo: il Primo Millennio, con i tanti popoli e le tante culture, non  è mai esistito.

 Molte delle notizie che, con ardore rivoluzionario, vengono proposte contrastano con quanto sono venuto studiando, dicendo e scrivendo (utilizzando tribune molto autorevoli) per  tanti anni. Non ci sarebbe nulla di male, anzi è auspicabile che, come spesso avviene all’estero, posizioni anche molto diverse  si confrontino serenamente.  Ma qui non si confrontano. E sono quasi uno schizofrenico: studio, ricerco e aiuto a divulgare una realtà storica ed al tempo stessa aiuto a divulgarne un’altra non storica, ma ideologica, teologica, spesso opposta.

 Bianchi Bandinelli, il famoso archeologo, dice che l’Italia tra le due guerre è stata oggetto di due dittature. Il fascismo ed il crocianesimo. La seconda trovò motivi di forza e di espansione proprio perché si oppose alla prima. Analogamente si può dire che negli anni Sessanta e Settanta l’Italia ha subito due dittature: il canone vaticano e la teologia del dissenso, delle comunità di base e della liberazione che hanno trovato motivi di forza e di espansione  (ora di resistenza) proprio perché si sono opposte alla prima. Ma questa teologia non riassume tutto il dissenso dal canone vaticano, né le indagini storiche “eretiche”. 

Mi è ben chiaro che il pubblico italiano (anche quello fatto di donne e uomini “liberi”, avanzatissimi, coltissimi, molto mistici. ecc.ecc.), condizionato com’è da tanti luoghi comuni,  è “ignorante”, cioè ignora molti momenti della storia e non è preparato ad una lettura serena delle poche notizie storiche ormai acclarate, così lontane dalle nozioni accademiche e scolastiche che vengono somministrate e così lontane dai convincimenti teologici che invece lo appassionano molto.  

Quindi, non è nemmeno lontanamente ipotizzabile la possibilità di offrire occasioni più problematiche e meno ideologiche e dogmatiche.  

Pur tuttavia non posso nascondere il mio imbarazzo.  

Vi ricordate il versetto 48, del V° capitolo del Corano? "A ognuno di voi abbiamo assegnato una regola e una via, mentre, se Iddio avesse voluto, avrebbe fatto di voi una Comunità Unica, ma ciò non ha fatto per provarvi in quel che vi ha dato". 

Contrariamente a quello che si pensa e si dice, io sono persona di modesta cultura, ho studiato a Roma nell’università pubblica, ma per la singolarità delle mie origini ho sempre sentito in modo irresistibile i richiami del mio composito DNA,ed homolto letto,molto viaggiato, molto visto. 

C’è una particolarità, che devo al buon Dio, e non so se devo ringraziarlo o stramaledirlo: sono estraneo alla "cultura" libresca  delle "categorie greche" del ragionamento verbale, al concettualismo, alla classificazione, ecc.ecc.  

A me, come alle stragrandi maggioranze della gente comune, ha assegnato una regola, categorie mentali, codici e modi di comunicare, di conoscere, di vivere le esperienze quotidiane della vita legati alla "cultura del sentire globale", della percezione senso-motoria, dell'analogia, dell'esperienza, dell'evocazione, che mi portano a strutture di pensiero e di conoscenza del tutto estranee a quelle deduttive, consequenziali, logiche greco-giudaico-romane, così in voga nella scuola italiana e nella elaborazione spirituale e teologica delle chiese cristiane. E’ una vita dura. Dagli anni dell’asilo mi dicono non si ragiona così. 

Sono convinto che  «Si commette un grave errore a voler ridurre tutto al solo grecolatinismo, che rappresenta una cultura, un aspetto del pensiero umano senza dubbio assai ricco... ma anche altri popoli hanno pensato…»,  soprattutto perché gli abitanti del grandioso impero romano non erano più del 15% dell’intera popolazione mondiale di un mondo globalizzato. L’Impero romano (e la modestissima minoranza che ne costituiva la classe dirigente) per sopravvivere nei suoi consumi di prodotti di lusso, aveva bisogno dei commerci e di relazioni internazionali su scala mondiale, di “interazioni” tra religioni, culture, economie. E naturalmente di “guerre”. 

Sarebbe ben crudele questo Dio (ellenizzato e romanizzato) propugnato dalle varie chiese cristiane  che, dopo averci fatto tutti diversi, pretendesse che diventassimo tutti omogenei ai pochi che comandano, ragionano, comunicano e conoscono per tutti. 

Ed allora pur considerandomi alla sequela di Gesù, trovo grandi difficoltà a seguire le religioni cristiane teologicamente strutturate, frutto di una cultura che mi è estranea. Del resto Angela da Foligno ripeteva che coloro che leggono, fossero anche le Sacre Scritture, non capiscono. Ed io non capisco. Ma devo essere in buona compagnia se la “mistica” S. Weil (storica di straordinario talento) rifiutò il battesimo:«…l’adorazione della potenza ha fatto perdere agli Ebrei la nozione del bene e del male. La dignità di testo sacro accordata a racconti pieni di crudeltà spietate mi ha sempre tenuta lontano dal cristianesimo…». 

Fossi stato presente il 12 dicembre alla conversazione sui Concili, avrei fatto alcune osservazioni e domande, che propongo così come mi sono venute trascrivendo il testo di quella conversazione. 

1. Le prime biblioteche pubbliche del 1500 (penso a Roma alla Vallicelliana) hanno scaffali ben separati per gli scritti Teologici e per gli Historici profani. Questi scaffali diventeranno poi contrapposti, uno di fronte all’altro (penso ad Admont nella Stiria, nella più grande biblioteca barocca del mondo), a significare che gli interessi delle chiese e quelli dell’uomo non possono andare d’accordo. E così i concili per alcuni sono tappe (anche luminose) della storia delle chiese, per altri (me compreso) sono i Consigli di Amministrazione di società d’affari. La differenziazione tra difesa della vera verità (cfr.Clemente d’Alessandria già nel II secolo) e ricerca della verità, porta inevitabilmente la teologia a prendere il posto della storia. 

2. Quando vi capiterà di andare in Persia, visitate vicino a Persepoli Nagsh-i Rustam, il luogo sacro degli Achemenidi, con il tempio del Fuoco, dove si celebrano, nella stessa parete rupestre che accoglie la tomba di Dario I, le glorie della nascente dinastia sasanide (nel III secolo) e visitate, a pochi chilometri, Bishāpur.

In queste due località, in maestosi rilevi sulla roccia (ripetuti in 5 versioni), troverete i segni della lotta tra le due grandi potenze del mondo antico: i romani ed i Persiani. Questi imperi  per almeno 4 secoli furono in lotta per controllare le vie commerciali, determinanti per l’economia dei due imperi, che portavano fino in India ed in Cina. Era un mondo globalizzato, anche se oggi ci piace vedere in Bush ed in Berlusconi le cause di tutti i mali. Ma la globalizzazione non è causata dal capitalismo più sfrenato, semmai è usata. E così dopo le vittorie di Shapur, dal III secolo si fa strada, da una parte, la convinzione che l’Impero di Roma non è invincibile, anzi è ormai vinto. Dall’altra, quella romana, che bisogna venire a patti con i persiani per proseguire i commerci via terra, lungo quelle che in epoca recente saranno definite le vie della seta. In alternativa c’è il percorso terrestre del nord e quello misto che coinvolge l’Etiopia e poi il mare. 

Quelli citati sono i rilievi che celebrano la vittoria di Shāpur I   su ben tre imperatori romani: Gordiano III, Filippo l’Arabo e Valeriano che, addirittura, nel 260, fu fatto prigioniero ad Edessa (non a caso uno dei punti nodali delle vie commerciali) con migliaia di soldati. E’ una delle maggiori vergogne e disfatte dell’impero romano, che dovette rivedere totalmente i propri progetti di espansione territoriale e di progresso economico, e mettere fine all’idea di controllare militarmente i commerci con l‘Oriente, anche se Costantino avrà ancora l’intenzione di allestire nuove spedizioni militari. Dopo aver combattuto da giovane, agli ordini di Galerio, contro i persiani, nei primi mesi del 337 (pochi anni dopo Nicea) va in giro per l’Asia Minore ad arringare i suoi soldati contro Shapur II, imperatore persiano.

 A Bishāpūr c’è il trionfo riassuntivo dell’imperatore sasanide su tutti e tre gli imperatori romani ricordati: il cavallo calpesta il corpo di Gordiano III, mentre Filippo l’arabo si getta ai piedi del vincitore. Valeriano è in piedi, dietro il cavallo, ed è tenuto per le mani, così come sarebbe avvenuta la sua  cattura.

 

 

A Naqsh-i Rustam Filippo l’arabo si inginocchia e Valeriano è tenuto con le braccia alzate. Nasconde la mano dentro la manica in segno di rispetto e di sottomissione. 

 

D’ora in poi cambiano le strategie politiche nell’Impero romano. Roma era stata fino a quel momento un coacervo di etnie, di culture e di religioni che attingevano a tutto il mondo ed in particolare all’Oriente. P.Citati può scrivere: “Credo che non sia mai esistito un mondo così ardentemente religioso come il Medio Oriente tra il primo secolo avanti Cristo e il quarto secolo dopo Cristo. Da secoli, molte religioni abitavano in quei luoghi. Ora, dai vecchi alberi nascevano di continuo nuovi germogli, che talvolta si intrecciavano con germogli nati lontano, sul tronco di altre religioni, una volta considerate nemiche. Sempre nuovi profeti annunciavano il loro messaggio, che sovente era la metamorfosi di un messaggio antico: vecchi e nuovi angeli discendevano dal cielo con le loro grandi ali scintillanti e multicolori.…». E in questi messaggi c’era sempre la nascita del salvatore, in una grotta, da una vergine, al solstizio d’inverno. Queste religioni, come le merci, confluivano e interagivano nei territori dell’Impero ed a Roma. 

Dal III-IV secolo, dunque, non si chiudono le frontiere, ma diventa non “controllabile” politicante e più costoso trasportare le merci, che non sono oggetti “silenziosi”, ma sono il prodotto del lavoro dell’uomo e delle sue culture. E quindi si modificano gli scambi culturali e religiosi. L’unica via con l’Oriente economicamente conveniente oltre alla via Etiopica (ma il mare era accessibile per i monsoni solo per brevi periodi dell’anno), diventa la via del nord, attiva già da tempo (nel I millennio a.C. sono testimoniati viaggi dalla Siberia ai Pirenei). Non è forse Treviri una città imperiale? E non è un caso se da quella via penetreranno i “barbari”. Mario Bussagli può scrivere che Attila è il primo grande europeo perché sceglie, invece della più facile Persia, l’Europa. 

La conoscenza di questi rilievi e di questi fatti della storia non è frutto di studi colti e specialistici, ma evoca torride giornate di luglio di tanti anni fa, quando all’Università di Roma subimmo (Gèza de Francovich, uno straordinario conoscitore dei rapporti tra la cultura figurativa europea fino alla scultura romanica con Siria, Mesopotamia e Persia, ed io, assistente volontario: eravamo in due che esaminavamo) l’assalto di 700 studenti che davano l’esame di arte medievale (un esame obbligatorio), avendo  appunto il corso monografico sui copti e sui sasanidi. E allora si stava in giacca e cravatta e non c’erano i condizionatori. Niente studi colti, ma quello che offriva gratuitamente a Roma l’università pubblica. E di cui pochissimi approfittavano, perché era più utile nascondersi dietro i luoghi comuni. 

Sto, dunque,  ricorrendo, come fa la cultura europea da metà dell’ottocento, a procedimenti induttivi suggeriti dalle leggende, dalle poesie dell’epoca, da documenti diplomatici e da quelli figurati. Non ci sono molti altri documenti.  

3.Come si fa a dire “ Per loro tutta la terra, significava l’impero romano...Fare un concilio ecumenico significava di tutta la terra imperata, comandata dai romani. Gli altri non esistevano. Si sapeva che c’erano, ma non interessava”.?  

Beato, di cui parlerò tra poco, nell’VIII secolo ben conosceva la differenza della diffusione del cristianesimo per universum mundum e in omnibus gentibus, cioè tra le genti fuori e dentro l’Impero romano.  

Dopo le sconfitte subite da Shapur I  l’Impero romano è costretto cercare nuove strategie e risorse. Non più la ricerca di espansione verso l’India per via militare.  Costantino  inizialmente cerca una soluzione non più militare, ma diplomatica e riprende con molta energia contatti politico-commerciali addirittura con l’India e cerca di non interferire con la politica e le molteplici tradizioni religiose sasanidi, perché la religione, da che mondo è mondo, sacralizza il potere. E, scambievolmente, ci furono invii di ambascerie dalle regioni indiane in Occidente. 

Nel IV secolo, poi, nella Francia meridionale i defunti cristiani, per esser pronti alla vita eterna ed alla resurrezione, venivano sepolti simbolicamente avvolti in ricchi tessuti fatti venire dalla Persia sasanide e dall’Egitto copto. Tanto è vero che i pochi resti di questi tessuti si trovano a Lione ed a Parigi, al Louvre. Ancora una testimonianza, se ce ne fosse bisogno, degli stretti legami tra Europa ed Africa Settentrionale e Vicino Oriente.

Come dimenticare che il giorno sacro dei manichei è il 20 marzo del 242? in quel giorno Mani iniziò la sua predicazione ed in quel giorno avvenne l’incoronazione di Shapur I. Manicheismo ed Impero sasanide agli occhi dei romani e dei cristiani occidentalizzati saranno la stessa cosa: due nemici.

La nascita di Costantinopoli ed il concilio di Nicea indetto da Costantino rientrano anche in questo complesso scenario.

Alberigo dice che a Nicea non c’erano vescovi occidentali, ma solo orientali. No. Nella sostanza non c’erano neanche gli orientali. C’erano soprattutto i greci. E infatti Bellarmino Bagatti, un fraticello che ha diretto per molti anni l’Istituto Biblico di Gerusalemme, così riassume Nicea (B. Bagatti, alle origini della chiesa, I, Roma, Libreria Editrice Vaticana, 1981): “Fu introdotto nelle regole di fede la parola “omousio” non usata nella Bibbia che iniziò la maniera di spiegare le verità cristiane con l’aiuto della filosofia greca. Nei Concili seguenti si andrà avanti per questa via, ma tagliando fuori una comunità dietro l’altra”.

Tagliando fuori una comunità dietro l’altra. Ecco, questo è il tema.

A Nicea si stabilisce un canone unico, monogenetico, confezionato in lingua greca, per definire un credo religioso plurale, poligenetico, nato nella multiculturale Palestina e diffuso nel multiculturale Oriente medio ed asiatico. Si definisce la reductio ad unum, ancora oggi in vigore, di una pluralità religiosa di grande complessità.

Costantino sceglie la religione cristiana dogmatica, marcandola di elementi greci e ”liberando” un messaggio evangelico poligenetico di elementi portati dalla lingua aramaica e dalle esperienze e culture siro-mesopotamiche e persiane.

A Nicea a rappresentare l’Oriente, c’era “Giovanni, vescovo dei Persiani e della grande India”, che ebbe il compito di notificare le decisioni del Concilio niceno nella Persia e in India, dove esistevano già comunità cristiane nel II secolo. A tredici dei Padri convenuti a Nicea furono affidate lettere sinodali e imperiali con cui si comunicavano il Simbolo e i decreti niceni alle Chiese delle loro regioni. Giovanni, è un solo vescovo che con ogni probabilità rappresentava le comunità giudeo-cristiane di stampo ellenistico, non rappresenta certo le infinite comunità siro-orientali che avevano i loro vescovi ed erano appoggiate dall’Impero sasanide addirittura nella loro espansione in India, al fine evidentemente di controllare meglio i commerci e le strutture economiche.

E’ significativo che Nicea rompe un collaudato sincretismo religioso, al punto che già nel 339  (e solo allora) Shapur II emette, politicamente, il I° editto anticristiano (evidentemente contro i non appartenenti alla chiesa siro-orientale). Successivamente ci fu un II° editto che colpì significativamente il divulgatore del canone di Nicea, il vescovo Giovanni, decapitato nel 345.

La realtà del mondo antico è molto più composita, complessa, interagente di quanto vogliamo far credere. Per non parlare dell’Anonimo Danubiano, un viaggiatore e mercante non cristiano che viaggia in tutto (ma proprio tutto) il mondo, così ben studiato dal compianto V.Peri.

E’ duramente combattuta da Costantino quella “gnosi sincretistica” (espressa tra l’altro dal manicheismo) che collegava cristianesimo (il cristianesimo plurale dei primi secoli), zoroastrismo (e mithraismo), taoismo, buddismo.

E’ vero che Nicea è una scelta politica, ma non perché a Costantino non importa niente degli altri. E’ esattamente il contrario. Gli importa talmente tanto che vuole imporre per universum mundum e controllarlo un cristianesimo non palestinese, non plurale, ma omogeneo e greco, giacché le comunità siro-orientale, che come detto eleggevano propri vescovi, vivevano sotto la protezione dell’Impero sasanide.

E’ politica la riesumazione che Costantino fa della cultura e della lingua greca ormai desueta, perché  soppiantata dal siriaco (un dialetto aramaico) come lingua veicolare ed internazionale dei commerci e delle tradizioni religiose.

Del resto è evidente che le comunità siro-orientali (le stesse diffuse in India già nel I-II secolo e poi nel IV) usavano testi aramaici, come i Vangeli aramaici di Matteo e di Tommaso.

Forse molti ignorano che molti classici dell’antichità furono conservati non dai monaci latini e greci, ma, se furono conservati da monaci, questi furono monaci siri. Aristotele, ad esempio, ci è stato conservato perché fu tradotto in siriaco e poi, nei secoli, in arabo e da qui in ebraico e da qui in latino ed infine, da qui, fu restituito in greco, come lo conosciamo.

Dal IV secolo: anatemata per ogni scritto che non sia in armonia con le categorie raziocinanti della filosofia e della lingua greca. Sarà tagliata “fuori una comunità dietro l’altra”.

Il cristianesimo plurale, perseguitato a Roma (ma non più di tanto), come religione orientale, assumendo caratteri greci, perdendo il suo carattere plurale, diventa religione di stato.

A Nicea capita qualcosa di molto serio: Da una religione plurale che riassumeva le grandi correnti della multiculturale spiritualità medio orientale (siriaca, indo-iranica, babilonese, egiziana, nord-africana, etiopica, palestinese) prese definitivamente il sopravvento la corrente sacerdotale ebraica, con forte componente ellenistica.

Il greco, desueto, torna in ballo per spiegare le verità della fede di un Rabbi che predicava in aramaico! Quasi come ha fatto oggi Benedetto XVI che ha riesumato il latino!

E’ curioso, ma non è certamente un caso, se il ragionamento concettuale e deduttivo è ancora oggi scelto dalla scuola (molto sullo stimolo di una determinazione cattolica; come dimenticare i conceptos spirituales del 1600 del gesuita Ledesma) come strumento di selezione della classe dirigente, della “classe specializzata”. Lo scelse anche l’amministrazione Kennedy, quando accertò che la razionalità è una capacità riservata a un gruppo molto ristretto, perché solo poche persone ne sono dotate. E’uno straordinario strumento di conservazione del potere.

E.Said (il Corriere della Sera che ha riportato un lungo capitolo del suo ultimo libro significativamente cancella questi due brani) ricorda  che “si dice che la storia e la cultura della Grecia attica è stata la roccaforte ariana, dalla quale tutto ciò che, nella cultura europea, è bianco e incontaminato trae la sua origine; mentre la storia e cultura della Grecia attica sono inestricabilmente legate ai popoli africani e semiti” ed aggiunge che ”Israele è solo uno degli elementi, e non quello dominante, nel complesso intrico di razze e popoli che hanno fatto la storia della multiculturale Palestina in epoca successiva all’età del ferro”.

Nicea fu, dunque, evidentemente un avvenimento che stravolse il messaggio di Cristo:

a) significò abbandonare le “radici” plurali e multiculturali, per assumere come unico riferimento testi rivolti alle comunità greca e romana: una comunità dietro l’altra furono tagliate fuori,

 b) significò la subordinazione del Vangelo plurale e per tutti, al potere (metafisico e greco) per pochissimi. La teologia cominciò a prendere il posto dell’antropologia, lavorando sempre di bisturi: tagliando quello che non era gradito. 

4.Avviata la discussione su che fu Nicea, bisogna modificare radicalmente lo scenario. Non solo, come è stato detto, nel IV secolo il nestorianesimo (usiamo questa definizioneper convenienza) diventò un’eresia nefanda (e con il nestorianesimo tutta la tradizione “siriaca”, già diffusa, va ricordato, dal I secolo), ma fu avviata una sistematica e cruenta cancellazione (un vero e proprio genocidio) della miriade di culti “mitraici” e medio orientali esistenti in Europa, ed anche a Roma, ben più diffusi dell’ebraismo e del cristianesimo. I cristiani da martiri (ma non più di tanto), diventarono martirizzatori. E il cristianesimo fu il braccio armato di questo sterminio che oggi viene ignorato dai più. Si è vero. Hitler prese esempio. 

5. Evidentemente per motivi politici è dato il titolo di “orientale” a ciò che è greco, cioè ben occidentale e tutto quello che è “siriaco” e persiano va cancellato. Non capitò di meglio al manicheismo, III secolo. Ma del perché si è detto. S.  Weil dice: dall’avvento del cristianesimo, quanto di più meraviglioso s’è prodotto sul globo terrestre nella storia spirituale dell’umanità. Oggi il manicheismo è rappresentato come una macchietta dietro suggerimento di san Agostino, che di colpe da farsi perdonare non ne ha poche. 

6.Si dice che a Roma non c’è libertà religiosa vera: uno poteva essere o cristiano o pagano. Forse vale dal IV secolo e per la classe dirigente (gli americani dicono lo 0,1% degli abitanti, del resto per 1/3 stranieri) dopo lo sterminio del centinaio di opzioni religiose che c’erano prima che il cristianesimo, ma continuarono a lungo, diventasse la religione del potere. 

7.Un’altra domanda. Su quali fonti si basa l’affermazione che “Questa chiesa florida (quella nestoriana in Asia) scompare tra il IX ed il X secolo con l’arrivo dell’Islam che in Asia centrale porta alla radicale distruzione del nestorianesimo. Una chiesa grande che diventa piccola, piccola.”?  Nessuna. 

Innanzi tutto parlerei di tradizione siro-iranica già diffusa nel I-II secolo, rafforzatasi nel IV-V secolo e poi nel VI. 

 

Sapevo che in Asia si sono persi i legami con le radici spirituali e quindi si arriva all’inaridimento del cristianesimo; sapevo che avanza la romanizzazione,  con tutti i mali della colonizzazione e dei genocidi culturali. Ma che l’Islam annulli il nestorianesimo, una “gnosi sincretistica” in cui anche l’Islam  si riconosce, non lo sapevo proprio. E mi piacerebbe sapere dove e quali sono le fonti. Dal momento che l‘adozionismo, il nucleo forte dell’arianesimo e del nestianesimo riprenderà vigore nella Spagna proprio dopo l’avvento dei musulmani. Qualcuno dice per compiacere i musulmani: Il Baronio è tra questi. 

Beato accusa apertamente Elipando, il vescovo di Toledo sostenitore dell’Adozionismo, di Nestorianesimo.  

Anzi nel 740 una comunità nestoriana si stabilisce in Spagna. 

Tutto fa pensare che dall’avvento dell’Islam anche in Asia il cristianesimo nestoriano abbia avuto un bagno di vitalità. Del resto il cristianesimo regge bene in Asia anche ai mongoli ed a fine del 1200, prima o contemporaneo di Marco Polo, Giovanni da Montecorvino fu mandato prima in Persia, poi in Cina da Niccolò IV, di cognome Masci, dall’inequivocabile origine dalmata e islamica.  A Niccolò IV successe Celestino V, poi Bonifacio VIII, poi Benedetto XI ed ancora Clemente V che nominò Giovanni da Montecorvino primo vescovo di  Pechino.  Tutto questo conferma che la storia è ben più complessa di come la si racconta. Serve un po’ meno teologia e un po’ di più storia comparata.

IL SECOLO DI CELESTINO V papa. 

La cultura profana subordinata a quella religiosa

Ommiadi, Damasco 635 – 750; Abbassidi, Bagdad 750-1258 (Bagdad tra X e XI secolo 2 milioni di abitanti)

1200 – 1280 Alberto Mario         

1202 – 1204 4^ crociata in Terra Santa

1203  Costantinopi conquistata dai crociati, 1204 fine dell’impero bizantino

1202  liber abbaci: i numeri indiani (arabi) già presenti nel Codex Vigilianus  del 976

1206 – 1260 5 Gengis Khan a capo dei popoli nomadi

1207  S.Francesco, rinuncia ai beni paterni

1209-29  Crociata contro gli albigesi

1215  IV Concilio Lateranense (Innocenzo III).

1215 – inquisizione vescovile

Fatimiti in Africa del Nord 909-1048  in Egitto 869-1171 poi i mamelucchi, schiavi bianchi, governano l’Egitto (Saladino, curdo 1138-1173)

1217-21 V^ crociata

1219 Francesco prima in Egitto poi in Terra Santa

1219 (?) – 1292 Ruggero Bacone

1226 – 1274 Tommaso d’Aquino

1228-9 VI^ Crociata, Federico II

1230 unificazione del Mali in un regno

1231 Inquisizione papale

1236 riconquista di Cordova

1238 i Tartari (tatari, turco-mongoli annientati dai Mongoli) a Mosca

1240 scuola salernitana

1248-54 VII Crociata

1244 Innocenzo IV missioni alla corte dei Khan mongoli

1245 – 1246 Historia Mongolorum,Giovanni da Pian del Carpine a Karakorum alla corte dei mongoli

1248 riconquista di Siviglia

1250 i mongoli a Bagdad, fine del Califfato degli Abbassidi

1258 Mongoli in Persia, nomadi del nord, caccia; del sud pastorizia e allevamento . sciamanesimo e cristianesimo Nestoriano.

Selgiuchidi (Segiuk è il 1° capo) X –XIII turchi islamizzati;

Ottomani: da un piccolo principato dell’Anatolia, cultura iranica: risposta islamica alle crociate

1269 il regno almohade del Marocco crolla per opera dei Berberi

1267 – 1337 Giotto

1250 + Federico II

1270 VIII^ crociata

1271-2 IX ^ crociata

Ottomani: il nome da Osmam I -1281-1326, da un piccolo principato dell’Anatolia, cultura iranica: risposta islamica alle crociate che avevano scorazzato in Anatolia)

Timbuctu (Mali) sede di molte università

1275- 1292 viaggio di Marco Polo (1254-1324)

1282 vespri siciliani contro i d’Angiò, gli aragonesi

1288 – 1292 Niccolò IV (Girolamo Masci,  1227 Lisciano, Ascoli Piceno, frate francescano provinciale della Dalmazia, poi generale dopo S.Bonaventura, inviò nel 1289 Giovanni da Montecorvino prima in Persia, poi alla corte del Khan. Giovanni divenne nel 1307 vescovo di Pechino )

1294 Celestino V è eletto papa. 

8.Molti dicono che gli ariani scompaiono con il VI secolo. L’arianesimo è fatto complesso, che continuerà a lungo, sul quale ci sono solo luoghi comuni. Le dure lotte politiche in Spagna sono indicative. Comunque, se è vero che molte cose in merito alla riconciliazione sono già definite nel 598 nel III Concilio di Toledo, è con il IV Concilio di Toledo (633)  presieduto da Hisidorus Hispalensis ecclesiae Baeticae metropolitanus episcopus che si definisce la ricomposizione (tutta politica, di vertice, ignorata di fatto dalla popolazione) tra ariani e cattolici. In concreto motivi religiosi non ci sono mai stati. O sono stati così impercettibili che alla totalità della gente non importava proprio niente dei motivi “teologici”. Il vescovo disponeva di grandi risorse economiche e di potere e quindi importava molto (come importa molto nella spartizione politica fra correnti anche di uno stesso partito o di una stessa area politica)  che fosse ariano o “cattolico” (come dire oggi: dalemiano o veltroniano). 

E come dimenticare che l’Apocalisse era ritenuta dagli ariani un testo non canonico e che fu proprio il IV Concilio di Toledo a stabilirne la lettura liturgica in chiesa, con sanzioni canoniche, cosa assai rara, da Pasqua a Pentecoste: si quis eum deinceps aut non receperit, aut a pascha usque ad pentecostem missarum tempore in ecclesia non predicaverit, excommunicationis sententiam habebit.. Nelle chiese europee legate allordo romanus nello stesso tempo liturgico sono letti gli Atti degli Apostoli.nel periodo da Pasqua a Pentecoste?

 Forse il IV Concilio di Toledo non è ricordato con piacere, perché nell’atto di fede omette l’ambigua formula  “credo ecclesiam”.  

Certo è imbarazzante: non sono intoccabili le decisioni dei concilii di Nicea e Calcedonia? E così, quando nel 1967 il Kelly pubblica per le Dehoniane (sic!) I  simboli di fede della chiesa antica, questo simbolo del IV Concilio Teledano, ben presente nel Mansi (ed 1827, X, col.611) è omesso.  

E poi il filioque…proposto formalmente nel 589 dal III Concilio di Toledo….

Lo stesso IV concilio di Toledo ammonisce che: ignorantia, mater cunctorum errorum, maxime in Sacerdotibus Dei vitanda est, qui docendi officium in populis susceperunt... Sciant igitur sacerdotes scripturas sanctas... ut... aedificient cunctos tam fidei scientia, quam operum disciplina .

9.Isidoro era tanto contrario all’ignoranza che poteva permettersi di non conoscere il greco, una lingua ormai desueta. Una domanda: come farebbe oggi di fronte ad un filologo come Ravasi?.  

E allora un’altra domanda: perché la Spagna c’entra sempre nei casini? Forse perché  è la nazione più orientale dell’occidente? Forse perché ha una chiesa che non è né latina, né greca, ma risente della chiesa nord africana, celtica, baltica, indiana (M.Amari non parla forse di una stirpe indo-germanica per definire i persiani?), della complessa tradizione sasanide (molte chiese alto medievali dimostrano che molti persiani erano di casa in Spagna e che ben diffusi erano i vangeli di Tommaso e Filippo, della tradizione siriaca e mesopotamica), ed ha così influenzato l’Europa con i suoi insediamenti in Austria e Germania? La Spagna è il terminale di molte “eresie” ed al seguito dei musulmani arriva persino nel 740 una comunità nestoriana e siriaca. Ma non sono i musulmani che cancellano in Asia i nestoriani

Come si giustifica senza la Persia religiosa, l’India, l’Egitto, la stessa Grecia, la civiltà romanica, scomparsa dopo l’assassinio dei Catari (così legati alla cultura manichea, e quindi, al Medio Oriente  e così estranei al Vecchio Testamento)? E le armi, come ricorda S. Weil, furono maneggiate dalla Chiesa. S. Weil  sostiene che la civiltà cristiana è la civiltà romanica. Ed io non ho scritto tante volte che la civiltà romanica non si spiega senza i vangeli di Filippo e Tommaso.? 

La Spagna va forse evitata perché Isidoro (il credulone Isidoro come lo definisce sistematicamente Umberto Eco) descrive l’esistenza di una IV pars del mondo al di là dell’Oceano equatoriale e lo splendore del deserto etiopico attraversato dai mercanti diretti in India? Una descrizione che il Corriere della Sera si affretta a scambiare con i barbari che assediano i popoli civili.  

Isidoro (560-636) è  l’autore  cristiano più letto del medioevo e, guarda caso, è contemporaneo di Maometto (570-632). Sarebbe interessante capire perché è nato l’Islam. Le ipotesi che si collegano ad una reazione alla lettura del Vangelo diventata troppo occidentale e politica sono molto suggestive. 

E come dimenticare che la chiesa toledana rielabora il tema dell’adopzionismo? Si muove contro persino Carlo Magno con il Sinodo di Francoforte. E poi alla chiesa isidoriana va legato Beato di Liébana che crede che persino per gli apostoli l’unità si realizza nella pluralità ("Qui cum omnes unum sint, singuli tamen". "Quantunque fossero una cosa sola, tuttavia ciascuno predicando nel mondo trovò la propria sorte". (Beatus, in Apoc.II,3,64). Osa scrivere che San Paolo non predica per universum mundum, ma in omnibus gentibus. Insomma le categorie greche, rispettabilissime, presso l’Impero romano, non vanno bene a tutto il mondo.

Questi sono i ff. 52v e 53r del Commentario all’Apocalisse di Beato, conservato nella Cattedrale di Gerona. E’ la “dispersio Apostolorum” del resto già impostata da Origene (185-253) e ripresa da Eusebio (265-339), che riferisce della fortuna presso i padri della chiesa della tesi della dispersione degli Apostoli per universum mundum.  Il primo a sinistra è Petrus Roma; l’ultimo a destra è Paulus cum ceteris apostolis

Anno: 975 (ma quelli non erano secoli bui?); Formato, cm. 40 x 26 (un grande formato); Miniature  114 (molte a pagina intera, ma la pittura non rinasce con Giotto?);

Autori dei dipinti: il monaco Emeterius e la monaca Ende (o En) (ma l’arte medioevale non è anonima? E che ci fa una donna?)

Siria, Mesopotamia, Persia, Africa Settentrionale, India, buddismo tantrico tibetano, Mar Baltico, Visigoti:  queste sono le fonti del testo di Beato che  nell’VIII secolo commenta l’Apocalisse ed ancora più complesse sono le fonti di questi dipinti. Bisanzio e Roma non c’entrano niente. Ecco forse traccia delle testimonianze di alcune di quelle comunità che dopo Nicea sono state cacciate “fuori una … dietro l’altra”.

Si dice che la Spagna (la regione più orientale dell’Occidente, ben prima che arrivassero gli arabi) crea sempre casini!

E se i casini li creassimo noi cercando di inserire la Spagna a forza in un canone dove non può entrarci? Per inserirla a forza in questo canone, attraverso le orde dei benedettini  e gli editti dell’abate di San Paolo, che sarà papa con il nome di Gregorio VII, contro il ghoticum officium ed a favore del romanum officium, abbiamo spianato la strada a genocidi ed all’inquisizione.

10.E che dire di San Francesco? Invano da anni molti scrivono (ed io sono tra questi) che Francesco è di cultura orientale, siriaca (l’Umbria è legata al cristianesimo siriaco) e che è andato in “Oriente” non per convertire i turchi, ma per confrontarsi con le radici della propria cultura.    Ho anche scritto (1980) che Giotto è l’uomo di marketing di Bonifacio VIII. Ma Dante diceva con altre parole la stessa cosa. Gli affreschi di Assisi servono a falsificare l’immagine di Francesco. E mi edificate indicandomi col dito l’affresco di Giotto (questa sì che è una citazione colta e greca: Gregorio II) per spiegare l’incontro tra Francesco ed il Sultano? Certamente non avvenne così e certamente quell’affresco non testimonia niente di vero. Gli stessi francescani (vedi le pubblicazioni del Messaggero di Sant’Antonio) negano che Francesco volle convertire i saraceni, ma che “sceglieva di stare fra” loro.

11.Francesco, come del resto Paolo, non fu mai prete. Gesù ebbe molte amiche ed  amici sposati e il cristianesimo alle origini fu una religione al femminile e certamente antisacerdotale. Certo non mi appassiona il dibattito sui preti sposati e sulle donne sacerdote. Il dibattito deve essere  non sul papa che deve ridistribuire il suo potere tra i vescovi, ma sul non fondamento del sacerdozio e sulle tante storie e tradizioni inventate ieri ed oggi per difendere il potere sacerdotale.

12. Si parla di iconoclastia legata all’Islam. Ma come dimenticare che il fenomeno è legato dai tempi più antichi e in ogni luogo a molte delle manifestazioni del sacro e naturalmente al cristianesimo. Non possiamo dimenticare che già nel 300-3003 il Concilio di Elvira (oggi un quartiere di Granada), al canone XXXVI, stabilisce che nelle chiese non ci devono essere immagini: Placuit picturas in ecclesia esse non debere; ne quod colitur & adoratur, in parietibus depingatur. E il Mansi acutamente nota: reiectas esse imagines pictas, non sculptas.

Il Concilio di Elvira è ricordato fin troppo spesso nel bene e nel male perché è il primo che stabilisce dure sanzioni canoniche a) sull’aborto: la scomunica che non può essere tolta neppure in articulo mortis (can. 63); e - per le catecumene che hanno abortito - il Battesimo è rimandato alla fine della vita (can. 68); b) sull'indissolubilità del matrimonio; c) agli  stupratori e approfittatori di ragazzi ai quali va negata la comunione anche in punto di morte (can. 81); d) a chi viola il “divieto completo che vale per i Vescovi, i Sacerdoti e i Diaconi, ossia per tutti i chierici che sono impegnati nel servizio dell’altare, che devono astenersi dalle loro mogli e non generare figli” (can. 3); e)  a chi viola il divieto di matrimonio e di rapporti ses­suali tra cristiani ed ebrei; f) ai cristiani  che prendono cibo insieme agli ebrei; g) alle donne  che violano il divieto di scrivere, o di ricevere lettere a proprio nome.

Le immagini entrarono nel culto cristiano solo nel IV secolo avanzato. Si dimentica la dura lotta contro le immagini di Epifanio di Salamina (morto nel 403) e si dimentica anche che la questione delle immagini esplose intorno all’anno seicento a Marsiglia, quando il vescovo Sereno fece togliere le immagini dalle chiese. Ed allora intervenne addirittura Gregorio Magno che scrisse a Sereno (598-599, IX,208) invitandolo a rimettere le immagini che aveva tolto con una lettera rimasta famosa ed ancora molto attuale: idcirca enim in ecclesiis adhibetur ut qui litteras nesciunt saltem in parietibus videndo legant (un’espressione straordinaria: guardando leggano) quae legere in codicibus non valent .  Va ricordato che molti avevano poca stima ed anche la proibizione rituale della scrittura alla quale riconoscevano scarsi meriti nella promozione della conoscenza . Gregorio ribadisce con forza la tesi ancora oggi misconosciuta del valore conoscitivo e comunicativo delle immagini in XI,10: aliud est enim picturam adorare, aliud picturae historia quid sit adorandum addiscere... quia in ipsa ignorantes vident quod sequi debeant (l'immagine, dunque, deve non solo informare sui fatti della storia sacra, ma acquista, se bene utilizzata, una forte ed autonoma funzione formativa, educativa, e perciò: quia... vident quod sequi debeant), in ipsa legunt qui litteras nesciunt.  

Gregorio Magno si ricollega ad una convinzione già espressa da molti autori classici ed anche da molti padri della chiesa.

La tesi sarà, invece, completamente ribaltata da Gregorio II (Ep. ad Leonem, PL. LXXXIX, 521d), che rivendica all’immagine un ruolo edificatorio: Viri ac mulieres pueros, parvulos nuper baptizados in ulnis tenentes, itemque florente aetate juvenes. . . indicatis digito historiis eos aedificant .

Legare anche l’iconoclastia all’Islam mi sembra un po’ troppo.

*  *  *

Ora basta fare domande, se ne potrebbero fare ancora tante. Perché  del cristianesimo delle origini sappiamo poco, quasi nulla. Poco, quasi nulla sappiamo del cristianesimo diffusissimo in Asia. Il Primo Millennio poi per molti non esiste: secoli bui. E invece, se a Roma, piccolo villaggio di pescatori, si praticò il cannibalismo per sopravvivere, in larga parte del mondo furono secoli d’oro.

Sappiamo quanto basta, a parer mio, per dire che le chiese cristiane hanno ben poco a che vedere con Cristo ed il Suo Vangelo e per constatare ancora una volta che la falsificazione della Storia è uno strumento potentissimo di conservazione del potere: la teologia ha preso il posto della storia.

Le differenze d’opinione  sono una utile medicina contro il fondamentalismo cristiano.

4.3.2008, rivisto 1.3.2013