NON C’E’ BISOGNO DELLA
SOTTOMISSIONE AL MAGISTERO
richiesta
di essere cancellato dai registri parrocchiali
Italia laica (giornale telematico www.italialaica.it molto ben fatto dei laici
italiani) rileva con un articolo di Elio Rindone (Magistero
Ecclesiastico e Vangelo, 9.7.2007) (http://www.italialaica.it/cgi-bin/news/view.pl?id=007396) che stranamente nessuna voce si è levata per
mettere in discussione il ruolo stesso del magistero, quasi si trattasse di una
verità contestabile forse da qualche miscredente ma certo indiscutibile per chi
vuole essere un buon cattolico, mentre qualche
critica è stata rivolta all’ingerenza ecclesiastica nella sfera politica, e
mentre infiniti sono gli scritti
cattolici che hanno dimostrato
l’infondatezza dell’esegesi biblica e dell’ecclesiologia su cui poggiano le
rivendicazioni vaticane.
Già proprio questo è il
problema, ormai sappiamo bene che
l’esercizio del potere sacerdotale (economico, politico, morale, etico,
religioso sulle coscienze) è del tutto infondato, eppure lasciamo esercitarlo,
lasciamo che la teologia e la liturgia (gli strumenti con cui si esercita
questo potere) prendano il posto della storia e dell’antropologia.
Le lunghe, amare e
penose vicende (sopire, troncare, normalizzare, semplificare, clericalizzare) successive alla feroce uccisione sacrale e
simbolica di un prete complesso e scomodo, don EMILIO GANDOLFO (2 dicembre
1999), che hanno stravolto mia moglie morente, ci
perseguitano ancora anche 5 anni dopo la morte di Marina (quarantennale
testimone scomodo delle vicende umane, culturali e spirituali dello stesso dEmilio). Ho dovuto sperimentare quanto avevo appreso
studiando Beato, e il suo commento all’Apocalisse, della metà dell’VIII secolo,
che la fede senza carità è falsa.
Continua, infatti, una totale e dolorosa
manipolazione della nostra esperienza spirituale (una delle tante, ma significativa) vissuta per quarant’anni
Fui iniziato, dai miei
genitori, alla sequela di Gesù ed alla pluralità dei suoi vangeli; con Marina, sono vissuto alla ricerca di Dio
senza l’ausilio di una teologia sistematicamente strutturata; e, quando nel
1958 incontrai dEmilio, ero
già convinto per motivi di tradizione famigliare e poi di studio, che non è
vero quasi niente di ciò che sostiene il magistero.
Oggi mi è sembrato finalmente necessario prendere
le distanze da una chiesa (ma questa è la caratteristica di tutte le chiese)
autoritaria, dogmatica, maschilista, dualista e concettuale) e per sottolineare la radicale distanza tra Vangelo e magistero
ecclesiastico, il 12.1.2007, con lettera raccomandata, ho chiesto al parroco della Chiesa Nuova
(giacché in quella chiesa ho “ricevuto” tutti i “sacramenti” ) di cancellarmi
da tutti i registri parrocchiali: battesimo, cresima, prima comunione,
matrimonio. Voglio esser liberato dalla “sacra
violenza dei santi”, e testimoniare che non ritengo necessaria né l’autorità, né il ruolo di mediazione, né l’esclusività nel dare il “bollo” da “buon cristiano” da parte del potere clericale. Non so se questo significhi
essere sbattezzato e scresimato, non mi interessa il problema. Non è un’azione per sbattezzarmi o
scresimarmi. Mi interessa
testimoniare che per essere alla sequela di Cristo non c’è bisogno di in prete
(tanto meno di un sacerdote), di una teologia che si sostituisce
all’antropologia ed alla storia, e di un magistero che mi sembra orientato solo
alle “necessità terrene” del potere sacerdotale. Un essere umano, anche se
donna, anche se si chiana Marina, può avere un’
intensa vita spirituale senza la guida di un sacerdote consacrato.
Ho anche chiarito che
continuerò a dirmi cristiano, anzi, sensibile per necessità e per DNA (sono
orgogliosamente un meticcio, un bastardo culturale), cattolico. Antonio Thiery, 16.8.2007