NICEA:
Il cristianesimo da messaggio evangelico plurale a
religione dogmatica di potere.
(Antonio Thiery, 4.3.2008)
Quando vi capiterà di andare in Persia,
visitate….Considerazioni in merito ad un incontro del 12 dicembre su “le origini e le divisioni
delle Chiese: i 7 Concili ecumenici”.
Il primo esame all’Università, nel 1961, fu di “archeologia orientale”. Ero molto
interessato a quelle tradizioni millenarie, al di fuori di quelle riconosciute
esclusive dai luoghi comuni, che ci offrono ricchezze spirituali e storiche
inesauribili. In particolare quella miriade di esperienze
che legavano, nei primi 1200 anni della nostra storia, attraverso il multiculturale Medio Oriente, ed attraverso le vie
commerciali e dei pellegrinaggi, l’Occidente con l’Oriente.
Dieci anni più tardi dovetti prendere atto che esistevano troppe
“pressioni” che costringevano a sostenere tesi lontane dalla
realtà storica e decisi di abbandonare la ricerca accademica ed
abbandonarmi alla ricerca “eretica”: avrei usato gli anni della pensione per
studiare meglio e senza condizionamenti il primo millennio.
Oggi rimango perplesso nel vedere come anche le voci del
“dissenso”, anche quelle consapevoli della complessità del mondo antico,
tendono a ridurre tutto alla semplificazione come se solo dalla Grecia
Attica (unico modello) abbia attinto l’ unica cultura e religione, la nostra,
chiamata ad essere d’esempio agli altri popoli e a dominare il mondo: il Primo
Millennio, con i tanti popoli e le tante culture, non è mai esistito.
Molte delle notizie che, con ardore rivoluzionario, vengono proposte contrastano con quanto sono venuto
studiando, dicendo e scrivendo (utilizzando tribune molto autorevoli) per tanti anni. Non ci sarebbe nulla di male,
anzi è auspicabile che, come spesso avviene all’estero, posizioni anche molto
diverse si confrontino
serenamente. Ma
qui non si confrontano. E sono quasi uno
schizofrenico: studio, ricerco e aiuto a divulgare una realtà storica ed al
tempo stessa aiuto a divulgarne un’altra non storica, ma ideologica, teologica,
spesso opposta.
Bianchi Bandinelli, il famoso
archeologo, dice che l’Italia tra le due guerre è stata oggetto di due
dittature. Il fascismo ed il crocianesimo. La seconda
trovò motivi di forza e di espansione proprio perché
si oppose alla prima. Analogamente si può dire che negli anni Sessanta e
Settanta l’Italia ha subito due dittature: il canone vaticano e la teologia del
dissenso, delle comunità di base e della liberazione che hanno
trovato motivi di forza e di espansione
(ora di resistenza) proprio perché si sono opposte alla prima. Ma questa teologia non riassume tutto il dissenso dal canone
vaticano, né le indagini storiche “eretiche”.
Mi è ben chiaro che il pubblico italiano (anche quello fatto di donne e uomini “liberi”, avanzatissimi,
coltissimi, molto mistici. ecc.ecc.),
condizionato com’è da tanti luoghi comuni,
è “ignorante”, cioè ignora molti momenti della storia e non è preparato
ad una lettura serena delle poche notizie storiche ormai acclarate, così
lontane dalle nozioni accademiche e scolastiche che vengono somministrate e
così lontane dai convincimenti teologici che invece lo appassionano molto.
Quindi, non è nemmeno lontanamente
ipotizzabile la possibilità di offrire occasioni più problematiche e meno ideologiche
e dogmatiche.
Pur tuttavia non posso nascondere il mio imbarazzo.
Vi ricordate il versetto 48, del V° capitolo del Corano? "A ognuno di
voi abbiamo assegnato una regola e una via, mentre, se Iddio avesse voluto,
avrebbe fatto di voi una Comunità Unica, ma ciò non ha fatto per provarvi in
quel che vi ha dato".
Contrariamente a quello che si pensa e si dice, io sono persona
di modesta cultura, ho studiato a Roma nell’università pubblica, ma per la
singolarità delle mie origini ho sempre sentito in modo irresistibile i
richiami del mio composito DNA.
C’è una particolarità, che devo al buon
Dio, e non so se devo ringraziarlo o stramaledirlo: sono estraneo alla
"cultura" libresca delle
"categorie greche" del ragionamento verbale, al concettualismo,
alla classificazione, ecc.ecc.
A me, come alle stragrandi maggioranze della gente comune, ha
assegnato una regola, categorie mentali, codici e modi di comunicare, di
conoscere, di vivere le esperienze quotidiane della vita legati alla
"cultura del sentire globale", della
percezione senso-motoria, dell'analogia, dell'esperienza, dell'evocazione, che
mi portano a strutture di pensiero e di conoscenza del tutto estranee a quelle
deduttive, consequenziali, logiche greco-giudaico-romane,
così in voga nella scuola italiana e nella elaborazione spirituale e teologica
delle chiese cristiane. E’ una vita dura. Dagli anni dell’asilo mi dicono non si ragiona così.
Sono convinto che «Si commette un grave errore a voler ridurre
tutto al solo grecolatinismo, che rappresenta una
cultura, un aspetto del pensiero umano senza dubbio assai ricco... ma anche
altri popoli hanno pensato…», soprattutto
perché gli abitanti del grandioso impero romano non erano più del 15%
dell’intera popolazione mondiale di un mondo globalizzato. L’Impero romano (e la modestissima minoranza
che ne costituiva la classe dirigente) per sopravvivere nei suoi consumi di
prodotti di lusso, aveva bisogno dei commerci e di relazioni internazionali su
scala mondiale, di “interazioni” tra religioni, culture, economie. E naturalmente di “guerre”.
Sarebbe ben crudele questo Dio (ellenizzato
e romanizzato) propugnato dalle varie chiese cristiane che, dopo averci fatto tutti diversi, pretendesse che diventassimo tutti omogenei ai pochi che
comandano, ragionano, comunicano e conoscono per tutti.
Ed allora pur considerandomi alla sequela di Gesù,
trovo grandi difficoltà a seguire le religioni cristiane teologicamente strutturate, frutto di una cultura che mi è estranea. Del
resto Angela da Foligno ripeteva che coloro che leggono,
fossero anche le Sacre Scritture, non capiscono. Ed io
non capisco. Ma devo essere in buona compagnia se la “mistica” S. Weil (storica di straordinario talento) rifiutò il
battesimo:«…l’adorazione della potenza ha fatto
perdere agli Ebrei la nozione del bene e del male. La dignità di testo sacro
accordata a racconti pieni di crudeltà spietate mi ha sempre tenuta lontano dal
cristianesimo…».
Fossi stato presente il 12 dicembre alla conversazione sui
Concili, avrei fatto alcune osservazioni e domande, che propongo così come mi sono venute trascrivendo il testo di quella conversazione.
1. Le prime biblioteche pubbliche del 1500
(penso a Roma alla Vallicelliana) hanno scaffali ben
separati per gli scritti Teologici e
per gli Historici profani. Questi scaffali diventeranno
poi contrapposti, uno di fronte all’altro (penso ad Admont nella Stiria, nella più
grande biblioteca barocca del mondo), a significare che gli interessi delle
chiese e quelli dell’uomo non possono andare d’accordo. E così i concili per
alcuni sono tappe (anche luminose) della storia delle chiese, per altri (me
compreso) sono i Consigli di Amministrazione di
società d’affari. La differenziazione tra difesa della vera verità (cfr.Clemente d’Alessandria già nel
II secolo) e ricerca della verità, porta inevitabilmente la teologia a prendere
il posto della storia.
2. Quando vi capiterà di andare in Persia,
visitate vicino a Persepoli Nagsh-i Rustam, il luogo sacro
degli Achemenidi, con il tempio del Fuoco, dove si
celebrano, nella stessa parete rupestre che accoglie la tomba di Dario I, le
glorie della nascente dinastia sasanide (nel III
secolo) e visitate, a pochi chilometri, Bishāpur.
In queste due località, in maestosi rilevi sulla roccia (ripetuti
in 5 versioni), troverete i segni della lotta tra le due grandi potenze del
mondo antico: i romani ed i Persiani. Questi imperi per almeno 4 secoli furono in lotta per
controllare le vie commerciali, determinanti per
l’economia dei due imperi, che portavano fino in India ed in Cina. Era un mondo
globalizzato, anche se oggi ci piace vedere in Bush ed in Berlusconi le cause di
tutti i mali. Ma la globalizzazione
non è causata dal capitalismo più
sfrenato, semmai è usata. E così dopo le vittorie di Shapur,
dal III secolo si fa strada, da una parte, la convinzione che l’Impero di Roma
non è invincibile, anzi è ormai vinto. Dall’altra, quella
romana, che bisogna venire a patti con i persiani per proseguire i commerci via
terra, lungo quelle che in epoca recente saranno definite le vie della seta. In alternativa c’è il percorso terrestre del nord e quello
misto che coinvolge l’Etiopia e poi il mare.
Quelli citati sono i rilievi che celebrano la vittoria di Shāpur I su
ben tre imperatori romani: Gordiano III, Filippo l’Arabo e Valeriano che,
addirittura, nel 260, fu fatto prigioniero ad Edessa
(non a caso uno dei punti nodali delle vie commerciali) con migliaia di
soldati. E’ una delle maggiori vergogne e disfatte dell’impero romano, che
dovette rivedere totalmente i propri progetti di espansione
territoriale e di progresso economico, e mettere fine all’idea di controllare
militarmente i commerci con l‘Oriente, anche se Costantino avrà ancora
l’intenzione di allestire nuove spedizioni militari. Dopo aver combattuto da
giovane, agli ordini di Galerio, contro i persiani,
nei primi mesi del 337 (pochi anni dopo Nicea) va in giro per l’Asia Minore ad
arringare i suoi soldati contro Shapur II, imperatore
persiano.
A Bishāpūr
c’è il trionfo riassuntivo dell’imperatore sasanide
su tutti e tre gli imperatori romani ricordati: il cavallo calpesta il corpo di
Gordiano III, mentre Filippo l’arabo si getta ai piedi del vincitore. Valeriano
è in piedi, dietro il cavallo, ed è tenuto per le mani, così come sarebbe avvenuta la sua
cattura.
A Naqsh-i Rustam
Filippo l’arabo si inginocchia e Valeriano è tenuto con
le braccia alzate. Nasconde la mano dentro la manica in segno di rispetto e di
sottomissione.

D’ora in poi cambiano le strategie politiche nell’Impero romano.
Roma era stata fino a quel momento un coacervo di etnie,
di culture e di religioni che attingevano a tutto il mondo ed in particolare
all’Oriente. P.Citati può
scrivere: “Credo che non sia mai esistito
un mondo così ardentemente religioso come il Medio Oriente tra il primo secolo
avanti Cristo e il quarto secolo dopo Cristo. Da secoli, molte religioni
abitavano in quei luoghi. Ora, dai vecchi alberi nascevano di
continuo nuovi germogli, che talvolta si intrecciavano con germogli nati
lontano, sul tronco di altre religioni, una volta considerate nemiche. Sempre
nuovi profeti annunciavano il loro messaggio, che sovente era la metamorfosi di
un messaggio antico: vecchi e nuovi angeli discendevano dal cielo con le loro
grandi ali scintillanti e multicolori.…». E in questi messaggi c’era sempre
la nascita del salvatore, in una grotta, da una vergine, al solstizio
d’inverno. Queste religioni, come le merci, confluivano e interagivano nei
territori dell’Impero ed a Roma.
Dal III-IV secolo, dunque, non si chiudono le frontiere, ma
diventa non “controllabile” politicante e più costoso trasportare le merci, che
non sono oggetti “silenziosi”, ma sono il prodotto del lavoro dell’uomo e delle
sue culture. E quindi si modificano gli scambi
culturali e religiosi. L’unica via con l’Oriente economicamente conveniente
oltre alla via Etiopica (ma il mare era accessibile per i monsoni solo per
brevi periodi dell’anno), diventa la via
del nord, attiva già da tempo (nel I millennio
a.C. sono testimoniati viaggi dalla Siberia ai Pirenei). Non è forse Treviri una città imperiale? E non
è un caso se da quella via penetreranno i “barbari”. Bussagli può scrivere che
Attila è il primo grande europeo perché sceglie, invece della
più facile Persia, l’Europa.
La conoscenza di questi rilievi e di questi fatti della storia non
è frutto di studi colti e specialistici, ma evoca torride giornate di luglio di
tanti anni fa, quando all’Università di Roma subimmo (Gèza
de Francovich, uno straordinario conoscitore dei
rapporti tra la cultura figurativa europea fino alla scultura romanica con
Siria, Mesopotamia e Persia, ed io, assistente
volontario: eravamo in due che esaminavamo) l’assalto di 700 studenti che
davano l’esame di arte medievale (un esame
obbligatorio), avendo appunto il corso
monografico sui copti e sui sasanidi.
E allora si stava in giacca e cravatta e non c’erano i
condizionatori. Niente studi colti, ma quello che offriva gratuitamente a Roma
l’università pubblica. E di cui pochissimi approfittavano,
perché era più utile nascondersi
dietro i luoghi comuni.
Sto, dunque, ricorrendo, come fa la cultura europea
da metà dell’ottocento, a procedimenti
induttivi suggeriti dalle leggende, dalle poesie dell’epoca, da documenti
diplomatici e da quelli figurati. Non ci sono molti altri documenti.
3.Come si fa a dire “ Per loro tutta
la terra, significava l’impero romano...Fare un concilio ecumenico significava di
tutta la terra imperata, comandata dai romani. Gli altri
non esistevano. Si sapeva che c’erano, ma non interessava”.?
Beato, di cui parlerò
tra poco, nell’VIII secolo ben conosceva la differenza della diffusione del
cristianesimo per universum mundum e in
omnibus gentibus, cioè
tra le genti fuori e dentro l’Impero romano.
Dopo le
sconfitte subite da Shapur I l’Impero romano è costretto cercare nuove
strategie e risorse. Non più la ricerca di espansione
verso l’India per via militare.
Costantino inizialmente cerca una
soluzione non più militare, ma diplomatica e riprende con
molta energia contatti politico-commerciali addirittura con l’India e
cerca di non interferire con la politica e le molteplici tradizioni religiose sasanidi, perché la religione, da che mondo è mondo, sacralizza il potere. E, scambievolmente, ci furono invii di ambascerie dalle regioni indiane in Occidente.
Nel IV secolo, poi, nella Francia
meridionale i defunti cristiani, per esser pronti alla vita eterna ed alla
resurrezione, venivano sepolti simbolicamente avvolti in ricchi tessuti fatti
venire dalla Persia sasanide e dall’Egitto copto. Tanto è vero che i pochi resti di questi tessuti si
trovano a Lione ed a Parigi, al Louvre. Ancora una
testimonianza, se ce ne fosse bisogno, degli stretti legami tra Europa ed
Africa Settentrionale e Vicino Oriente.
Come dimenticare che il giorno sacro dei
manichei è il 20 marzo del 242? in quel giorno Mani
iniziò la sua predicazione ed in quel giorno avvenne l’incoronazione di Shapur I. Manicheismo ed Impero sasanide
agli occhi dei romani e dei cristiani occidentalizzati saranno la stessa cosa:
due nemici.
La nascita di Costantinopoli ed il
concilio di Nicea indetto da Costantino rientrano anche in questo complesso
scenario.
Alberigo dice che a Nicea non c’erano
vescovi occidentali, ma solo orientali. No. Nella sostanza non c’erano neanche
gli orientali. C’erano soprattutto i greci. E infatti Bellarmino Bagatti, un fraticello
che ha diretto per molti anni l’Istituto Biblico di Gerusalemme, così riassume
Nicea (B. Bagatti, alle origini della chiesa, I,
Roma, Libreria Editrice Vaticana, 1981): “Fu
introdotto nelle regole di fede la parola “omousio”
non usata nella Bibbia che iniziò la maniera di spiegare le verità cristiane
con l’aiuto della filosofia greca. Nei Concili seguenti si andrà avanti per
questa via, ma tagliando fuori una comunità dietro l’altra”.
Tagliando
fuori una comunità dietro l’altra. Ecco, questo è il tema.
A Nicea si stabilisce un canone unico, monogenetico, confezionato in lingua greca, per definire un
credo religioso plurale, poligenetico, nato nella multiculturale Palestina e diffuso nel multiculturale Oriente medio ed asiatico. Si definisce la reductio ad unum, ancora oggi in vigore, di una
pluralità religiosa di grande complessità.
Costantino sceglie la religione
cristiana dogmatica, marcandola di elementi greci e
”liberando” un messaggio evangelico poligenetico di elementi portati dalla
lingua aramaica e dalle esperienze e culture siro-mesopotamiche e persiane.
A Nicea a rappresentare l’Oriente, c’era
“Giovanni, vescovo dei Persiani e della
grande India”, che ebbe il compito di notificare le decisioni del Concilio niceno nella Persia e in India,
dove esistevano già comunità cristiane nel II secolo. A tredici dei Padri
convenuti a Nicea furono affidate lettere sinodali e imperiali con cui si
comunicavano il Simbolo e i decreti niceni alle
Chiese delle loro regioni. Giovanni, è un solo vescovo che con ogni probabilità
rappresentava le comunità giudeo-cristiane di stampo
ellenistico, non rappresenta certo le infinite comunità siro-orientali
che avevano i loro vescovi ed erano appoggiate dall’Impero sasanide
addirittura nella loro espansione in India, al fine evidentemente di
controllare meglio i commerci e le strutture economiche.
E’ significativo
che Nicea rompe un collaudato sincretismo religioso, al punto che già nel
339 (e solo allora) Shapur
II emette, politicamente, il I° editto anticristiano (evidentemente contro i
non appartenenti alla chiesa siro-orientale). Successivamente ci fu un II° editto che colpì
significativamente il divulgatore del canone di Nicea, il vescovo Giovanni,
decapitato nel 345.
La realtà del mondo antico è molto più
composita, complessa, interagente di quanto vogliamo far credere. Per non
parlare dell’Anonimo
Danubiano, un viaggiatore e mercante non
cristiano che viaggia in tutto (ma proprio tutto) il mondo, così ben studiato
dal compianto V.Peri.
E’ duramente combattuta da Costantino
quella “gnosi sincretistica” (espressa tra l’altro
dal manicheismo) che collegava cristianesimo (il cristianesimo plurale dei
primi secoli), zoroastrismo (e mithraismo),
taoismo, buddismo.
E’ vero che Nicea è una scelta politica,
ma non perché a Costantino non importa niente degli altri. E’ esattamente il
contrario. Gli importa talmente tanto che vuole imporre per universum mundum e controllarlo un cristianesimo non palestinese, non
plurale, ma omogeneo e greco, giacché le comunità siro-orientale,
che come detto eleggevano propri vescovi, vivevano
sotto la protezione dell’Impero sasanide.
E’ politica la riesumazione che
Costantino fa della cultura e della lingua greca ormai desueta, perché soppiantata dal siriaco
(un dialetto aramaico) come lingua veicolare ed
internazionale dei commerci e delle tradizioni religiose.
Del resto è evidente che le comunità siro-orientali (le stesse diffuse in India già nel I-II secolo e poi nel IV) usavano testi aramaici, come i Vangeli aramaici
di Matteo e di Tommaso.
Forse molti ignorano che molti classici
dell’antichità furono conservati non dai monaci latini
e greci, ma, se furono conservati da monaci, questi furono monaci siri.
Aristotele, ad esempio, ci è stato conservato perché
fu tradotto in siriaco e poi, nei secoli, in arabo e
da qui in ebraico e da qui in latino ed infine, da qui, fu restituito in greco,
come lo conosciamo.
Dal IV secolo: anatemata per ogni scritto che non sia
in armonia con le categorie raziocinanti della filosofia e della lingua greca.
Sarà tagliata “fuori una comunità dietro
l’altra”.
Il
cristianesimo plurale, perseguitato a Roma (ma non più di tanto), come religione
orientale, assumendo caratteri greci, perdendo il suo carattere plurale,
diventa religione di stato.
A
Nicea capita qualcosa di molto serio: Da una religione plurale che riassumeva
le grandi correnti della multiculturale spiritualità
medio orientale (siriaca, indo-iranica,
babilonese, egiziana, nord-africana, etiopica, palestinese) prese
definitivamente il sopravvento la corrente sacerdotale ebraica, con forte componente ellenistica.
Il greco, desueto, torna in ballo per
spiegare le verità della fede di un
Rabbi che predicava in aramaico! Quasi come ha fatto
oggi Benedetto XVI che ha riesumato il latino!
E’ curioso, ma non è certamente un caso,
se il ragionamento concettuale e deduttivo è ancora oggi scelto dalla scuola
(molto sullo stimolo di una determinazione cattolica; come dimenticare i “conceptos spirituales” del 1600 del gesuita Ledesma)
come strumento di selezione della classe dirigente, della “classe
specializzata”. Lo scelse anche l’amministrazione Kennedy,
quando accertò che la razionalità è una capacità riservata a
un gruppo molto ristretto, perché solo poche persone ne sono dotate. E’uno straordinario strumento di conservazione del potere.
E.Said (il Corriere della Sera che ha
riportato un lungo capitolo del suo ultimo libro significativamente cancella
questi due brani) ricorda che “si dice che la storia e la cultura della
Grecia attica è stata la roccaforte ariana, dalla
quale tutto ciò che, nella cultura europea, è bianco e incontaminato trae la
sua origine; mentre la storia e cultura della Grecia attica
sono inestricabilmente legate ai popoli africani e semiti” ed aggiunge che
”Israele è solo uno degli elementi, e non quello dominante, nel complesso
intrico di razze e popoli che hanno fatto la storia della multiculturale
Palestina in epoca successiva all’età del ferro”.
Nicea fu, dunque, evidentemente un avvenimento che stravolse il
messaggio di Cristo:
a) significò abbandonare le “radici” plurali e multiculturali, per assumere come unico riferimento testi
rivolti alle comunità greca e romana: una comunità dietro l’altra furono tagliate
fuori,
b) significò la subordinazione del Vangelo plurale e per tutti,
al potere (metafisico e greco) per pochissimi. La teologia cominciò a prendere
il posto dell’antropologia, lavorando sempre di bisturi: tagliando quello che
non era gradito.
4.Avviata la discussione su che fu Nicea, bisogna
modificare radicalmente lo scenario. Non solo, come è
stato detto, nel IV secolo il nestorianesimo diventò
un’eresia nefanda (e con il nestorianesimo tutta la tradizione “siriaca”,
già diffusa, va ricordato, dal I secolo), ma fu avviata una sistematica e
cruenta cancellazione (un vero e proprio genocidio) della miriade di culti “mitraici” e medio orientali esistenti in Europa, ed anche a
Roma, ben più diffusi dell’ebraismo e del cristianesimo. I cristiani da martiri
(ma non più di tanto), diventarono martirizzatori. E
il cristianesimo fu il braccio armato di questo sterminio che oggi viene ignorato dai più. Si è vero Hitler
prese esempio.
5. Evidentemente per motivi politici è
dato il titolo di “orientale” a ciò che è greco, cioè
ben occidentale e tutto quello che è “siriaco” e
persiano va cancellato. Non capitò di meglio al manicheismo, III secolo. Ma del perché si è detto. S.
Weil dice: dall’avvento
del cristianesimo, quanto di più
meraviglioso s’è prodotto sul globo terrestre nella storia spirituale
dell’umanità. Oggi il manicheismo è rappresentato come una macchietta dietro suggerimento di san Agostino, che di colpe da farsi
perdonare non ne ha poche.
6.Si dice che a Roma non
c’è libertà religiosa vera: uno poteva essere o cristiano o pagano. Forse
vale dal IV secolo e per la classe dirigente (gli
americani dicono lo 0,1% degli abitanti, del resto per 1/3 stranieri) dopo lo
sterminio del centinaio di opzioni religiose che c’erano prima che il
cristianesimo, ma continuarono a lungo, diventasse la religione del potere.
7.Un’altra domanda. Su quali fonti si basa l’affermazione che “Questa chiesa florida (quella nestoriana in Asia)
scompare tra il IX ed il X secolo con l’arrivo
dell’Islam che in Asia centrale porta alla radicale distruzione del nestorianesimo. Una chiesa grande che diventa piccola,
piccola.”?
Innanzi tutto parlerei di tradizione siro-iranica già diffusa nel I-II secolo, rafforzatasi nel
IV-V secolo e poi nel VI.
Sapevo che in Asia si sono persi i legami con le radici
spirituali e quindi si arriva all’inaridimento del
cristianesimo; sapevo che avanza la romanizzazione, con tutti i mali della colonizzazione e
dei genocidi culturali. Ma che
l’Islam annulli il nestorianesimo,
una “gnosi sincretistica” in cui anche l’Islam si riconosce, non lo sapevo proprio. E mi piacerebbe sapere dove e quali sono le fonti. Dal
momento che l‘adozionismo, il nucleo forte
dell’arianesimo e del nestianesimo riprenderà vigore
nella Spagna proprio dopo l’avvento dei musulmani. Qualcuno dice per compiacere
i musulmani: Il Baronio è tra questi.
Beato accusa apertamente Elipando, il
vescovo di Toledo sostenitore dell’Adozionismo, di Nestorianesimo.
Anzi nel 740 una comunità nestoriana si
stabilisce in Spagna.
Tutto fa
pensare che dall’avvento dell’Islam anche in Asia il cristianesimo nestoriano abbia avuto un bagno di vitalità. Del resto il
cristianesimo regge bene in Asia anche ai mongoli ed a fine
del 1200, prima o contemporaneo di Marco Polo, Giovanni da Montecorvino
fu mandato prima in Persia, poi in Cina da Niccolò IV, di cognome Masci, dall’inequivocabile origine dalmata e islamica. A Niccolò IV successe Celestino V, poi Bonifacio VIII, poi Benedetto XI ed ancora Clemente V che
nominò Giovanni da Montecorvino primo vescovo di Pechino. Tutto questo conferma che la storia è ben più
complessa di come la si racconta. Serve un po’ meno
teologia e un po’ di più storia comparata.
IL SECOLO DI
CELESTINO V papa.
La cultura profana
subordinata a quella religiosa
Ommiadi, Damasco 635 – 750; Abbassidi,
Bagdad 750-1258 (Bagdad tra
X e XI secolo 2 milioni di abitanti)
1200 – 1280
Alberto Mario
1202 – 1204 4^ crociata in
Terra Santa
1203 Costantinopi
conquistata dai crociati, 1204 fine dell’impero bizantino
1202 liber abbaci: i numeri indiani (arabi) già presenti nel Codex Vigilianus del 976
1206 – 1260 5 Gengis Khan a capo dei popoli nomadi
1207 S.Francesco,
rinuncia ai beni paterni
1209-29 Crociata contro gli albigesi
1215 IV Concilio Lateranense
(Innocenzo III).
1215 –
inquisizione vescovile
Fatimiti in Africa del Nord 909-1048 in Egitto 869-1171 poi i mamelucchi,
schiavi bianchi, governano l’Egitto (Saladino, curdo
1138-1173)
1217-21 V^
crociata
1219 Francesco prima in Egitto
poi in Terra Santa
1219 (?) – 1292 Ruggero Bacone
1226 – 1274 Tommaso d’Aquino
1228-9 VI^
Crociata, Federico II
1230
unificazione del Mali in un regno
1231 Inquisizione papale
1236 riconquista di Cordova
1238 i
Tartari (tatari, turco-mongoli annientati dai
Mongoli) a Mosca
1240 scuola salernitana
1248-54 VII Crociata
1244 Innocenzo IV missioni
alla corte dei Khan mongoli
1245 – 1246 Historia Mongolorum,Giovanni da Pian del Carpine a Karakorum
alla corte dei mongoli
1248 riconquista di Siviglia
1250 i mongoli a Bagdad, fine del Califfato degli Abbassidi
1258 Mongoli in Persia,
nomadi del nord, caccia; del sud pastorizia e allevamento .
sciamanesimo e cristianesimo
Nestoriano.
Selgiuchidi (Segiuk è il 1° capo) X
–XIII turchi islamizzati;
Ottomani: da un piccolo
principato dell’Anatolia, cultura iranica: risposta islamica alle crociate
1269 il regno almohade del Marocco crolla per opera dei Berberi
1267 – 1337 Giotto
1250 +
Federico II
1270 VIII^
crociata
1271-2 IX ^ crociata
Ottomani: il nome da Osmam I
-1281-1326, da un piccolo principato dell’Anatolia, cultura iranica: risposta
islamica alle crociate che avevano scorazzato in Anatolia)
Timbuctu (Mali) sede di molte università
1275- 1292 viaggio di Marco
Polo (1254-1324)
1282 vespri siciliani contro
i d’Angiò, gli aragonesi
1288 – 1292 Niccolò IV (Girolamo Masci, 1227
Lisciano, Ascoli Piceno, frate francescano provinciale della Dalmazia, poi
generale dopo S.Bonaventura, inviò nel 1289 Giovanni
da Montecorvino prima in Persia, poi alla corte del
Khan. Giovanni divenne nel 1307 vescovo di Pechino )
1294 Celestino V è eletto papa.
8.Molti dicono che gli ariani scompaiono con il
VI secolo. L’arianesimo è fatto complesso, che continuerà a lungo, sul quale ci
sono solo luoghi comuni. Le dure lotte politiche in
Spagna sono indicative. Comunque, se è vero che molte
cose in merito alla riconciliazione sono già definite nel 598 nel III Concilio
di Toledo, è con il IV Concilio di Toledo (633)
presieduto da Hisidorus Hispalensis ecclesiae Baeticae metropolitanus episcopus che
si definisce la ricomposizione (tutta politica, di vertice, ignorata di fatto
dalla popolazione) tra ariani e cattolici. In concreto motivi
religiosi non ci sono mai stati. O sono stati
così impercettibili che alla totalità della gente non importava proprio niente
dei motivi “teologici”. Il vescovo disponeva di grandi
risorse economiche e di potere e quindi importava molto (come importa molto
nella spartizione politica fra correnti anche di uno stesso partito o di una
stessa area politica) che fosse ariano o
“cattolico” (come dire oggi: dalemiano o veltroniano).
E come dimenticare che l’Apocalisse era ritenuta dagli ariani un
testo non canonico e che fu proprio il IV Concilio di
Toledo a stabilirne la lettura liturgica in chiesa, con sanzioni canoniche,
cosa assai rara, da Pasqua a Pentecoste: si quis eum deinceps aut non receperit, aut a pascha usque ad pentecostem missarum tempore in ecclesia non predicaverit, excommunicationis sententiam habebit.. Nelle
chiese europee legate all’ordo romanus
nello stesso tempo liturgico sono letti gli Atti degli Apostoli.nel
periodo da Pasqua a Pentecoste?
Forse il IV Concilio di Toledo non è
ricordato con piacere, perché nell’atto di fede omette l’ambigua formula “credo ecclesiam”.
Certo è imbarazzante: non sono intoccabili le decisioni dei concilii di Nicea e Calcedonia? E
così, quando nel 1967 il Kelly pubblica per le Dehoniane (sic!)
I simboli di fede della chiesa antica, questo
simbolo del IV Concilio Teledano,
ben presente nel Mansi (ed 1927, X, col.611) è
omesso.
E poi il filioque…proposto formalmente nel
589 dal III Concilio di Toledo….
Lo
stesso IV concilio di Toledo ammonisce che: ignorantia, mater cunctorum errorum, maxime in Sacerdotibus
Dei vitanda est, qui docendi
officium in populis susceperunt... Sciant igitur sacerdotes scripturas sanctas... ut... aedificient cunctos tam fidei scientia,
quam operum disciplina .
9.Isidoro era tanto contrario all’ignoranza che
poteva permettersi di non conoscere il greco, una lingua ormai desueta. Una
domanda: come farebbe oggi di fronte ad un filologo come Ravasi?.
E allora un’altra domanda: perché la Spagna c’entra sempre nei casini? Forse perché è la
nazione più orientale dell’occidente? Forse perché ha una chiesa che non è
né latina, né greca, ma risente della chiesa nord africana, celtica, baltica,
indiana (M.Amari non parla forse di una stirpe indo-germanica per definire i persiani?), della complessa
tradizione sasanide (molte chiese
alto medievali dimostrano che molti persiani erano di casa in Spagna e
che ben diffusi erano i vangeli di Tommaso e Filippo, della tradizione siriaca e mesopotamica), ed ha
così influenzato l’Europa con i suoi insediamenti in Austria e Germania? La
Spagna è il terminale di molte “eresie”
ed al seguito dei musulmani arriva persino nel 740 una
comunità nestoriana e siriaca.
Ma non sono i musulmani che cancellano in Asia i nestoriani?
Come si giustifica senza la Persia religiosa,
l’India, l’Egitto, la stessa Grecia, la civiltà romanica, scomparsa dopo
l’assassinio dei Catari (così legati alla cultura manichea,
e quindi, al Medio Oriente e così
estranei al Vecchio Testamento)? E le armi, come
ricorda S. Weil, furono maneggiate dalla Chiesa. S. Weil sostiene che la civiltà cristiana è la civiltà romanica. Ed
io non ho scritto tante volte che la civiltà romanica non si spiega senza i
vangeli di Filippo e Tommaso.?
La Spagna va forse evitata perché Isidoro (il credulone Isidoro come lo definisce
sistematicamente Umberto Eco) descrive l’esistenza di una IV
pars del mondo al di là dell’Oceano equatoriale e lo splendore del deserto
etiopico attraversato dai mercanti diretti in India? Una
descrizione che il Corriere della Sera si affretta a scambiare con i barbari
che assediano i popoli civili.
Isidoro (560-636) è l’autore
cristiano più letto del medioevo e, guarda caso, è contemporaneo di
Maometto (570-632). Sarebbe interessante capire perché è nato l’Islam. Le ipotesi
che si collegano ad una reazione alla lettura del Vangelo diventata troppo
occidentale e politica sono molto suggestive.
E come dimenticare che la chiesa toledana
rielabora il tema dell’adopzionismo? Si muove contro
persino Carlo Magno con il Sinodo di Francoforte. E poi alla chiesa isidoriana va legato Beato di Liébana
che crede che persino per gli apostoli l’unità si
realizza nella pluralità ("Qui cum omnes unum sint, singuli tamen".
"Quantunque fossero una cosa sola, tuttavia
ciascuno predicando nel mondo trovò la propria sorte". (Beatus, in Apoc.II,3,64). Osa
scrivere che San Paolo non predica per universum mundum,
ma in omnibus gentibus. Insomma le categorie
greche, rispettabilissime, presso l’Impero romano, non vanno bene a tutto il
mondo.

Questi sono i ff. 52v e 53r
del Commentario all’Apocalisse di Beato, conservato nella Cattedrale di Gerona. E’ la “dispersio Apostolorum” del resto già impostata da Origene (185-253) e
ripresa da Eusebio (265-339), che riferisce della fortuna presso i padri della
chiesa della tesi della dispersione degli Apostoli per
universum mundum. Il primo a sinistra è Petrus Roma; l’ultimo a destra è Paulus cum ceteris
apostolis
Anno: 975 (ma quelli non
erano secoli bui?); Formato, cm. 40 x
26 (un grande formato); Miniature 114 (molte a pagina
intera, ma la pittura non rinasce con Giotto?);
Autori dei dipinti: il monaco Emeterius
e la monaca Ende (o En) (ma l’arte medioevale non è
anonima? E che ci fa una donna?)
Siria, Mesopotamia,
Persia, Africa Settentrionale, India, buddismo tantrico
tibetano, Mar Baltico, Visigoti: queste sono le fonti del testo di Beato
che nell’VIII secolo commenta
l’Apocalisse ed ancora più complesse sono le fonti di questi dipinti. Bisanzio e Roma non c’entrano
niente. Ecco forse traccia delle testimonianze di alcune di
quelle comunità che dopo Nicea sono state cacciate “fuori una … dietro l’altra”.
Si dice che la Spagna (la regione più orientale
dell’Occidente, ben prima che arrivassero gli arabi) crea sempre casini!
E
se i casini li creassimo noi cercando di inserire la Spagna a forza in un
canone dove non può entrarci? Per inserirla a forza in questo canone,
attraverso le orde dei benedettini e gli
editti dell’abate di San Paolo, che sarà papa con il
nome di Gregorio VII, contro il ghoticum officium ed a favore del romanum officium, abbiamo spianato la strada a
genocidi ed all’inquisizione.
10.E che dire di San Francesco? Invano da anni molti scrivono
(ed io sono tra questi) che Francesco è di cultura orientale, siriaca (l’Umbria è legata al cristianesimo siriaco) e che è andato in “Oriente” non per convertire i turchi, ma per confrontarsi con le radici della propria cultura. Ho anche scritto (1980) che Giotto è l’uomo di marketing di Bonifacio VIII. Ma Dante diceva
con altre parole la stessa cosa. Gli affreschi di Assisi
servono a falsificare l’immagine di Francesco. E mi edificate indicandomi col dito l’affresco
di Giotto (questa sì che è una citazione colta e greca: Gregorio II) per
spiegare l’incontro tra Francesco ed il Sultano? Certamente
non avvenne così e certamente quell’affresco non
testimonia niente di vero. Gli stessi francescani (vedi le pubblicazioni
del Messaggero di Sant’Antonio) negano che Francesco
volle convertire i saraceni, ma che “sceglieva di stare fra” loro.
11.Francesco, come del resto Paolo, non fu mai
prete. Gesù ebbe molte amiche ed amici sposati e il cristianesimo alle origini
fu una religione al femminile e certamente antisacerdotale. Certo non mi
appassiona il dibattito sui preti sposati e sulle donne sacerdote. Il dibattito
deve essere non sul papa che deve
ridistribuire il suo potere tra i vescovi, ma sul non fondamento del
sacerdozio e sulle tante storie e tradizioni inventate ieri ed oggi per
difendere il potere sacerdotale.
12. Si parla di iconoclastia legata
all’Islam. Ma come dimenticare che il fenomeno è legato dai
tempi più antichi e in ogni luogo a molte delle manifestazioni del sacro e
naturalmente al cristianesimo. Non possiamo dimenticare che già nel
300-3003 il Concilio di Elvira (oggi un quartiere di Granada), al canone XXXVI, stabilisce che nelle chiese non
ci devono essere immagini: Placuit picturas in ecclesia esse non debere; ne quod colitur & adoratur, in parietibus depingatur. E il Mansi acutamente nota: reiectas
esse imagines pictas, non sculptas.
Il Concilio
di Elvira è ricordato fin troppo spesso nel bene e nel
male perché è il primo che stabilisce dure sanzioni
canoniche a) sull’aborto: la scomunica che non può essere tolta neppure in articulo mortis (can. 63); e -
per le catecumene che hanno abortito - il Battesimo è rimandato alla fine della
vita (can. 68); b) sull'indissolubilità
del matrimonio; c) agli stupratori e approfittatori di ragazzi ai
quali va negata la comunione anche in punto di morte (can. 81); d) a chi viola il “divieto completo che
vale per i Vescovi, i Sacerdoti e i Diaconi, ossia per tutti i chierici che
sono impegnati nel servizio dell’altare, che devono astenersi dalle loro mogli
e non generare figli” (can. 3); e) a chi viola il divieto di matrimonio e di
rapporti sessuali tra cristiani ed ebrei; f)
ai cristiani che prendono cibo insieme
agli ebrei; g) alle donne che violano il divieto di scrivere, o di
ricevere lettere a proprio nome.
Le immagini entrarono nel culto cristiano solo nel IV
secolo avanzato. Si dimentica la dura lotta contro le immagini di Epifanio di Salamina (morto nel
403) e si dimentica anche che la questione delle immagini esplose intorno
all’anno seicento a Marsiglia, quando il vescovo Sereno fece togliere le
immagini dalle chiese. Ed allora intervenne addirittura Gregorio Magno che
scrisse a Sereno (598-599,
IX,208) invitandolo
a rimettere le immagini che aveva tolto con una lettera rimasta famosa ed
ancora molto attuale: idcirca enim in ecclesiis adhibetur ut qui litteras nesciunt saltem in parietibus videndo legant (un’espressione
straordinaria: guardando leggano) quae legere in codicibus non valent . Va ricordato che molti avevano poca stima
ed anche la proibizione rituale della scrittura alla quale riconoscevano scarsi
meriti nella promozione della conoscenza . Gregorio ribadisce con forza la tesi ancora oggi misconosciuta del
valore conoscitivo e comunicativo delle immagini in XI,10: aliud est enim picturam adorare,
aliud picturae historia quid sit adorandum addiscere... quia in ipsa ignorantes
vident quod sequi debeant (l'immagine,
dunque, deve non solo informare sui fatti della storia sacra, ma acquista, se
bene utilizzata, una forte ed autonoma funzione formativa, educativa, e perciò:
quia... vident quod sequi debeant),
in ipsa legunt qui litteras nesciunt.
Gregorio Magno
si ricollega ad una convinzione già espressa da molti autori classici ed anche
da molti padri della chiesa.
La tesi sarà, invece, completamente
ribaltata da Gregorio II (Ep. ad
Leonem, PL. LXXXIX, 521d),
che rivendica all’immagine un ruolo edificatorio: Viri ac
mulieres pueros, parvulos nuper baptizados in ulnis tenentes, itemque florente aetate juvenes. . . indicatis
digito historiis eos aedificant .
Legare anche l’iconoclastia
all’Islam mi sembra un po’ troppo.
*
* *
Ora basta
fare domande, se ne potrebbero fare ancora tante. Perché del cristianesimo delle origini sappiamo poco,
quasi nulla. Poco, quasi nulla sappiamo del
cristianesimo diffusissimo in Asia. Il Primo Millennio poi per molti non
esiste: secoli bui. E invece, se a Roma, piccolo villaggio di pescatori, si
praticò il cannibalismo per sopravvivere, in larga parte del mondo furono secoli d’oro.
Sappiamo
quanto basta, a parer mio, per dire che le chiese
cristiane hanno ben poco a che vedere con Cristo ed il Suo Vangelo e per
constatare ancora una volta che la falsificazione della Storia è uno strumento
potentissimo di conservazione del potere: la teologia ha preso il posto della
storia.
Le
differenze d’opinione sono una utile medicina contro il fondamentalismo
cristiano.
4.3.2008