Note e
commenti
v NATALE C’è chi festeggia il “santo” natale e chi ricorda i
2.000 anni di odio e di disprezzo
nei confronti delle donne della religione cristiana ( che ha ben poco se non
nulla a che vedere con Gesù e con il Vangelo).
Li ricorda per averne sperimentato la
gratuita spietatezza, non dimenticando che Marina è stata fatta morire prima
del tempo ed angosciata e che dopo morta, ne è stata
cancellata la dignità e la memoria.
Forse perché un testimone scomodo delle
vicende umane, religiose e culturali che hanno portato all’omicidio di Emilio Gandolfo, non è stata
rispettata (e con lei, il padre, il marito, i figli) neppure stesa nella cassa
ai piedi dell’altare.
Il linguaggio della divinità, presso
tutti i popoli, in origine è femminile. Con la nascita del dio unico e delle
religioni patriarcali, il linguaggio diventa autoritario e maschilista. Si
passa dalla sacralità della donna al disprezzo.
Per il cristianesimo
la donna è un essere inferiore, che non fu creato da Dio a Sua immagine.
Secondo l’ordine naturale, le donne devono servire gli uomini. Serve a
soddisfare la libidine degli uomini.
Può guadagnarsi il paradiso solo
diventando discepola di un sacerdote.
Ma va ricordato che nel Vangelo non si
parla neppure un volta di sacerdozio.
v 2
dicembre 1999
Emilio Gandolfo, prete
scomodo, angosciato per tutta la vita, passata in un clima di persecuzione,
grato agli amici laici per averlo aiutato ad amare la verità più della vita, il
2 dicembre 1999 è stato ammazzato.
Aveva una grande ”mente multiculturale”,
aperta a tutte le culture dell’uomo, e cercava le “radici”della sua fede in
ogni parte del mondo, anche in Cina ed in Argentina.
Viene ricordato non com’era, ma come avrebbe
dovuto essere ed è ridotto ad un pretino clericale ed ignorante, monoculturale,
baluardo della civiltà giudeo-greco-romana, ossequiente a quella che Congar chiama la “disonestà apologetica.”
v10
AGOSTO 2011 In memoria di Marina Forte Thiery,
fatta morire angosciata e prima del tempo da buoni preti e
da buoni cristiani, evidentemente per guadagnarle il paradiso,, il 10 agosto 2002.
Da quando nel III secolo è stato
inventato il sacerdozio cristiano (Tertulliano, Cipriano,
Origene, Ippolito) è esploso il fondamentalismo e la
sacra violenza dei santi si è espressa in mille modi, con gesti atroci, ma definiti “santi” e “necessari”.
Marina era donna di immensa
cultura cosmopolita, tesa a dare ai suoi allievi uno spirito critico.
Profondamente laica, alla sequela di un Vangelo sine
glossa, senza preti, senza dogmi e senza chiese (la chiesa è l’umanità tutta intera, dall’inizio alla fine dei tempi), ed
anche per questo testimone profonda delle vicende umane, culturali e spirituali
di dEmilio Gandolfo, prete scomodo, prudente ed obbedientissimo
ribelle, aperto a tutte le culture del mondo, amante della verità più della
vita e perciò ferocemente assassinato in modo sacrale e simbolico il 2 dicembre
1999 ed ora clericalizzato e presentato come un
pretino ignorante, monoculturale e credulone.
Per Marina, povero Cristo, neanche il
più modesto gesto di misericordia e di pietà quando era in vita, accentuandone
le avversità terrene; nessun rispetto per la sua identità e dignità nemmeno
durante il funerale, e, dopo morta, un forte impegno per la
damnatio memoriae, per cancellarne la memoria,
anche rubando quanto era stato prodotto con fatica per ricordare la sua
identità.
E’ questa la carità “cristiana” ed il
rispetto per la vita e la “persona” mostrato con tanta solerzia da Silvano,
Giuseppe, Pietro, Daniele, dal Gran magistrato, ecc.ecc., evidentemente impegnati a creare una falsa
immagine di dEmilio forse per depistare e nascondere
un atroce delitto: un cristianesimo senza Cristo e senza nessuno spirito
evangelico: la fede senza la carità non serve a niente.
Questo è il rispetto degli articoli 2 e
3 della Costituzione italiana.
La falsificazione della storia è
l’elemento primo per la gestione del potere.
v
Brevi note all’articolo su Il fattoquotidiano pagina
18 Venerdì 25 marzo 2011, Gesù non era cristiano, di
Paolo Flores d’Arcais, relativo al libro di Joseph Ratzinger su Gesù. Flores d’Arcais dice: “Nulla di scandaloso se un Papa si mette a
fare opera di teologia o di devozione. Ma Benedetto
XVI, nel suo ultimo libro, pretende di fare anche lo storico” ed usa alcune
smaccate falsità, è costretto a prodursi in quelle che sotto il profilo delle
fonti sono vere e proprie falsità, talvolta incredibilmente smaccate”. (segue)
v 2 dicembre 1999
in ricordo di don Emilio Gandolfo: 2 dic.2010 NON MI UCCISE LA MORTE.htm
v In ricordo di
un decennale e delle menzogne e violenze che, in un Paese come l’Italia dove regnano
i preti, consentono l’esercizio del potere.
Il 31 ottobre 2000 andammo
dal notaio, per registrare l’associazione degli amici di don Emilio Gandolfo.
Avevo chiarito che non andavo
perché non mi interessava ricordare dEmilio in modo clericale e fondamentalista
e secondo i ricordi del banditore della “banda di Faenza”.
Accettai di partecipare e di
sottoscrivere l’atto solo dopo l’inserimento di alcune
precisazioni: l’Associazione era «di
natura laica e non confessionale,» e dEmilio
veniva definito: « uomo dell'ecumenismo e
del confronto con chi non segue religioni strutturate e con i non credenti».
Avevamo conosciuto e
cominciato a frequentare dEmilio
nel 1959 quando si riferiva a coloro “che
cercano Dio con sincerità pur andando a tastoni”.
Noi (Marina ed io) tali
eravamo e tali siamo rimasti nei 40 anni che abbiamo
frequentato dEmilio, del tutto estranei al potere
sacerdotale (S.P.Q.R. che secondo il Belli significa: sempre i preti qui regnano) ed alle inquietudini e falsità della
teologia romana.
Ma subito il prof. Petraroia,
al quale non mancano certo le competenze per agire correttamente nella
citazione di un testo, che fa? Omise,
non segnalando in alcun modo che esistono “tagli” ed
“omissioni”, quello che gli sembrava di troppo, e cioè che l’Associazione era «di natura laica e non confessionale,» e
che dEmilio veniva definito: « uomo dell'ecumenismo e del confronto con chi non segue religioni
strutturate e con i non credenti».
Questo
ricordo è dedicato a quei signori come Silvano da Sesto Fiorentino, Giuseppe,
Pietro, Daniele, ecc. che, avendo perso la coerenza, professano
un cristianesimo senza nessuno spirito evangelico e non sanno aver pietà e
rispetto neppure per chi soffre, e per una donna
che lottava per la vita, o quando è stesa in terra in chiesa in una
bara. Poi ne decretano, perché evidentemente fa comodo, la “damnatio memoriae”
dopo morta, cancellando 40 anni di esperienze e di vita..
Isidoro
di Siviglia nel libro VII, (XIV 3) delle Etimologie (scritte tra il 624 ed il 636, una specie di enciclopedia diffusissima del sapere medievale, ne
rimangono oltre 1.000 copie) scrive:”Non se autem glorietur Christianum, qui nomen habet et facta non habet .Ubi autemt
nomen secutum fuerit opus, certissime ille est Cristianus, quia se factis ostendit Christianum, ambulans sicut et ille ambulavit a quo et nomen traxit.»
«Non
si vanti un cristiano, se di cristiano ha il nome, ma non le opere: quando al
nome seguirà l’opera, allora, senza dubbio alcuno, sarà cristiano, perché tale
si mostrerà con i fatti, camminando così come camminò colui dal quale ha preso
nome.»
Questo
ricordo è dedicato a quei signori che fanno finta di non sapere che tra gli
amici più assidui di dEmilio
Gandolfo c’erano dei laici e dei credenti laici
estranei ai preti, ai dogmi, alla chiesa, alla emotività della misteriosofia, alla intransitività
del fondamentalismo, alla teologia strutturata e
fondata su menzogne e violenze che consentono l’esercizio del potere.
Questo
ricordo è dedicato a quei signori che fanno finta di non sapere che tra gli
amici più assidui di dEmilio
c’erano dei credenti laici che cercavano di coniugare fede e ragione
nell’incessante incarnazione del Dio della fede nella complessa e multiforme
storia degli uomini nelle sue mille epoche, lingue, culture, ed etnie.
Pensavano, studiavano, viaggiavano per vedere, scrivevano queste cose e ne
discutevano con dEmilio, che
amava “la verità più della vita”. E infatti è stato
ammazzato.(26-X-2010)
v La religione
nelle gambe dei bambini. Ad entrare in chiesa capitano anche queste cose (1
agosto 2010)
Era
un sabato della fine di maggio di molti anni fa.
Passavo con i miei tre figli molto piccoli per Corso Vittorio. Mi venne la mala idea di entrare a Chiesa Nuova. Di lì a pochi
giorni era il 26 maggio, San Filippo e l’edificio viene
addobbato.
Entriamo.
Filippo, il mio figlio più grande avrà avuto 9 anni. Era vestito come un bambino, aveva i calzoni corti. (segue…)
v La forza prodigiosa dalle
bugie e dalle violenze, dalle stragi, dai roghi, dall’esercizio del potere.
E’
ormai acquisito e noto che il Padre
Nostro, la più nota delle preghiere “cristiane”, è un insieme di formule
tradizionali che esistevano nel composito e plurale ambiente etnico palestinese
e che Gesù mise insieme queste singole formule (e qui sta la sua
genialità e grandezza) in maniera globale ed unitaria.(segue)
v S.Cirillo d’Alessandria. La
condizione della donna nella chiesa.
v Padre Lanne: un ricordo
Il
23 giugno 2010 è morto Emmanuel Lanne, benedettino,
nato a Parigi nel 1923. A lui si devono non solo gli studi per la
riunificazione tra la chiesa latina e quella greca, ma anche l’avvio di
ricerche sulla rapida diffusione del cristianesimo, in particolare nella
professione nestoriana nel VII secolo nell’Asia
centrale e dell’Estremo Oriente e sull’altrettanto rapida
scomparsa nei secoli successivi. Rapida scomparsa che alcuni, basandosi
su una lettura ideologica della storia attribuiscono in modo apodittico ai
musulmani, senza nessuna (ma proprio nessuna) prova,
dimenticando i fecondi rapporti sempre intercorsi tra nestoriani
e musulmani. E dimenticano che la professione nestoriana
non poteva sopravvivere alla determinante
centralizzazione e strutturazione delle chiese d’occidente, ed alla scelta
delle categorie filosofiche greche come unico veicolo per spiegare le verità
della fede. Di una fede nata plurale e poligenica nel
composito ambiente etnico Palestinese, e diventa monogenita
legata all’Impero Romano.
Vale
la pena di ricordare che la Palestina è da sempre terra di passaggio per le vie
carovaniere e religiose (che sono la stessa cosa) che collegavano l’estremo
oriente con l’estremo occidente e che fu per millenni contesa
tra gli imperi Egiziano, Hittita, Mesopotamici
ed iranici. Gaza, poi è il punto di incontro anche
delle carovaniere che provengono dal sud dell’Arabia (unico luogo di produzione
nel mondo) e che trasportavano l’incenso comune alle liturgie di tutte le
religioni in ogni parte del mondo.
Ma tutto questo non si deve dire.
Padre
Lanne venne invitato da dEmilio a Via Carini a Roma. Doveva essere l’inverno tra il
1969 ed il 1970.
Dopo
l’incontro Marina, dEmilio
ed io lo accompagnammo a casa in macchina. Lui allora abitava a Via del Babuino. Roma era molto
diversa. Parcheggiammo a piazza del popolo e prendemmo qualcosa al bar Rosati. Se ricordo bene lui
prese un cognac che bevve in piedi nella piazza de popolo.
Parlammo
a lungo e quelle
osservazioni sono rimaste sempre al centro dei miei studi.
Chissà
se qualcuno dei tanti presenti a via Carini ricorda quell’incontro? C’è ancora da meravigliarsi se dEmilio andò in Cina?
Antonio
Thiery, 25.6.10
v Trovati i più antichi volti degli apostoli (clicca)
I giornali (televisione compresa) titolano: Trovati i più antichi
volti degli Apostoli. E’ vero, ma si tratta di una notizia di scarsa
importanza. Sono della fine del IV secolo, quando la
chiesa si è teologicamente strutturata all’occidentale, ed è già avvenuto il
Concilio di Nicea, prendendo fortemente le distanze dal messaggio evangelico.(segue)
v commento alle omelie del papa.20.6.10
Il sacerdozio non serva al proprio potere personale" (clicca qui)
v CORPUS DOMINI
La festività del Corpus Domini,
come la maggior parte delle festività cristiane, trova la sua origine nella notte
dei tempi, con le antiche manifestazioni della spiritualità dell’uomo. Del
resto il cristianesimo, con la sua carica di integrismo alimentata dalla sacra violenza dei santi,
cancellando decine di millenni della storia e della spiritualità dell’uomo, si
impossessa e manipola, anche al giorno d’oggi (se sono vittima e testimone) le
memorie e le esperienze di vita di donne e uomini.
Complessa è l’origine della forma sacrale dell’eucarestia, del mangiare insieme e dello spezzare il pane.
Nell’ambiente etnico palestinese (e lo ricorda bene M.Jousse) “tutto il corpo, sia di chi insegna come di chi apprende, è chiamato a
vibrare con i suoi gesti, il ritmo, il soffio.” …”in un ambiente di stile
orale, si prendono le parole dell’insegnatore nella
propria bocca e si mangiano”. Del resto, come notò E. Gandolfo,
in un libro del 1972 (lettera e Spirito) tanto ignorato ( p.181)
ricorda che S. Gerolamo scriveva: « Io
considero il Vangelo come il Corpo di Gesù... E
quando lui dice “Chi mangia la mia carne...”, benché
questo possa intendersi anche del Sacramento, tuttavia corpo e sangue di
Cristo, in senso più vero, è la parola della Scrittura ». (In Ps.147)
« Poiché la carne di Cristo è il vero cibo e il suo sangue è la
vera bevanda, nel tempo presente noi abbiamo questo beneficio se ci nutriamo
della sua carne e beviamo il suo sangue, non soltanto
quando partecipiamo all’Eucaristia, ma anche quando ascoltiamo la Scrittura » (Eccles.3.).
Altri esempi non mancano, basta ricordare la manducatione
di S.Agostino
(ricordiamolo,di sangue berbero).
E’ solo con il 1215, con l’organizzazione moderna della chiesa,
con il IV
Concilio Lateranense, che si stabilisce (come
conferma Giovanni Paolo II -Ecclesia de Eucaristia,
29-) che il ministero eucaristico non può essere celebrato se non da un
sacerdote ordinato. E’ il momento in cui la chiesa si configura definitivamente
come struttura clericale, accentrata e di potere, attribuendo un ruolo determinante ai “sacerdoti” (ad esempio nella confessione
auricolare, nell’obbligo di comunicarsi almeno una volta l’anno, ma anche nella
struttura economica, nella priorità delle decime e nell’esenzione dalle tasse).
Nasceranno i miracoli, il culto del sangue di Gesù e
nel 1264 la festa del corpus domini, che assumerà sempre più il carattere di
manifestazione di marketing.
Ora Roma trasuda di manifesti che annunciano la processione di
Giovedì 3 giugno.
Che sguardo! Il papa contempla
gli ori e le pietre preziose ed evoca i soldi, i tanti soldi che il vaticano
guadagnerà da questa operazione di promozione
pubblicitaria.
Lo posso ben dire io che sono uno storico del 1° Millennio, e
quindi il 1215 è fuori dalla storia che per me conta.
Ho sperimentato fino in fondo un cristianesimo senza nessuno
spirito evangelico, che ti priva dell’identità, della dignità e della memoria,
di tutti i ricordi, che posso dire con ogni
tranquillità, da credente, che la chiesa di Roma si configura ormai come una
solida struttura di potere conseguito e rafforzato con bugie e violenze. Hanno
accettato in pieno l’insegnamento di San Bernardo: “Infliggere la morte o morire per Cristo non
è peccato, ma piuttosto un abbondante diritto alla gloria.”
Sono pronti a farti credere a tutto, pur di fare guadagni, anche
che dEmilio per 40 anni si è
comportato da farabutto, bugiardo e piagnone. Eppure diceva che amava la verità
più della vita, e infatti l’hanno ammazzato.
Antonio Thiery, 31.5.10
v PENTECOSTE
Domenica 23 maggio è Pentecoste. C’è una
bella differenza nel preparare la Pentecoste come faceva nel medioevo la chiesa
spagnola, attraverso la lettura dell’Apocalisse che proclama che Dio “ha fatto di noi un popolo di sacerdoti, Ap,.1,6 e la lettura degli Atti
degli Apostoli, come avviene nel rito romano, aspettando la venuta dello
Spirito su una piccolissima élite di “sacerdoti”, pronti a nascondere dietro
atteggiamenti irenei istinti di potere peggiori di
quelli manifestati dagli animali più feroci.
Come tutte le feste della religione cristiana, la festa di Pentecoste
attinge alle più remote manifestazioni della
cultura dell’uomo, ovviamente manipolata, violentata nei suoi significati
originari, riadattata all’esercizio del potere e di un potere maschilista.
Si
celebra lo spirito di Dio. Dio, lo ha potuto affermare nei pochi giorni vissuti
da papa, anche Albino Lucani (Giovanni Paolo I), è padre ed è anche madre.(clicca
qui)
vmistero pasquale!

forse qualcuno ha esagerato un po’
troppo a realizzare questo palinsesto, ma, facendo del male, ha acquisito tanti
meriti come figlio della chiesa che adesso può celebrare la pasqua con
tranquillità e gioia.
Ricordate
Emilio che il giovedì santo al Palatino, indicandola, richiamava l’attenzione
sulla luna piena? Come del resto papa Giovanni all’apertura
del concilio.
Erano
di famiglia di braccianti agricoli e di raccoglitori e perciò conoscevano bene
il valore simbolico dei ritmi ancestrali della
natura……
Ho
imparato a credere che non c’è una sola testimonianza,
un solo sasso nel
deserto che conferma la pasqua come passaggio e come liberazione dalla
schiavitù dall’Egitto.
Ho
imparato a rendermi conto che quando la sacra violenza “cristiana” si strutturò in religione, ha distrutto
ed estirpato anche i soli segni delle altre culture e antropologie.
Io,
attento ai valori antropologici, credente laico in un Vangelo senza preti,
senza chiese e senza dogmi e senza teologia e sono semplicemente disgustato dai
comportamenti di certi amici preti e certi amici
“fedeli”, che saranno molto cattolici, ma che non hanno nessuno spirito
evangelico.
Ho
imparato ad amare la verità della storia più di quella della fede, fatta di
bugie, di omissioni e di violenze per acquisire il
potere economico e di comando;
Amo rispettare e pretendere rispetto per
l’identità e la dignità dei meticci culturali e dei diversi, come me, nella
convinzione che se Iddio avesse voluto ci avrebbe fatto tutti uguali e invece,
come commenta il Corano, ci ha voluto provare per quel che ci ha dato.
Le
stragi, i roghi, le crociate, l’ inquisizione ed
infine Mauthausen con il suo muro del pianto non
hanno ancora insegnato abbastanza? C’è ancora bisogno di esibire la sacra
violenza dei santi e di annullare non solo la vita (Marina è stata fatta morire
prima del tempo ed angosciata), ma anche la dignità e la memoria?
Abbiamo
frequentato per 40 anni un Emilio plurale e non abbiamo mai conosciuto l’uomo
geloso del suo sacerdozio (del resto una pratica umana gestita a fini di
potere), legato alle élite dei ricchi e colti concettuali, ignorante, ed integrista.
Mi
sono sobbarcato al “gran lavoro di
trascrizione, di catalogazione ecc.” per dar testimonianza di questa pluralità e di un’esperienza
religiosa fuori dai dogmi, forte di un “nomadismo
della fede” (S.Nistri)
. Se il dott. Borgia ed il signor Nistri, facendo molto male, non hanno rispettato la parola data e
scritta (non vogliono o possono rispettarla nemmeno dopo molti anni,) e se
Emilio viene descritto in un modo inaccettabile
e con tante omissioni, qualche motivo ci sarà: sopire, troncare dice il Manzoni.
Amo
credere, a differenza del signor Nistri, che anche le
donne, come tutte le creature di Dio, hanno un’anima e che possono avere
un’intensa vita spirituale senza l’ammaestramento di un prete. Marina non fu
mai “discepola” di Emilio; anzi fu lei a fargli capire
molte cose.
Cerco
di rispettare il dolore e la memoria di chi soffre.

Mi
hanno insegnato che le citazioni vanno fatte complete o per lo meno non
alterandone il senso. Sacra eloquia cum legente
crescunt…ma segue: sacra lectio talis
invenitur qualis fit ipse a quo invenitur…E questa seconda parte, ne sono stato
protagonista e testimone diretto al convegno spoletino
sull’Alto Medio Evo, scatenò fin dal 1972 una sacra e violenta reazione. Emilio
fu ridotto per sempre allo stato di essere “inutile ed inutilizzato” (sono parole sue).
Antonio Thiery, 1
aprile 2010
v dEmilio Gandolfo: l’Osservatore Romano ne pubblica un ricordo per
cancellarne il ricordo.
Il
2 dicembre 2009, in occasione del 10° anniversario dell’orrendo e sacrale
assassinio di don Emilio Gandolfo l’Osservatore
Romano ha pubblicato a firma di Pietro Petraroia, un
ricordo per cancellarne il ricordo (segue…).
v12
dicembre 1969-2009 trovare i
mandanti. In occasione del 40°anniversario della strage di Piazza
Fontana, mentre si concentra l’attenzione sui colpevoli,mi
sembra opportuno riproporre una breve intervista a Valpreda
apparsa su La Stampa del 2 luglio 2001:individuati 3 colpevoli ora trovare i mandanti.
NON MI UCCISE LA MORTE
MA PREZZOLATI SICARI
MI CAVARONO IL SANGUE E MI RUPPERO TUTTE LE
OSSA
CON BOTTE E RICATTI
1999 2 DICEMBRE 2009
dEMILIO GANDOLFO
povero Cristo
Prete, servitore nelle cose di Dio
Un prete
massacrato, rimasticato ed assassinato. Uno dei tanti episodi
dell’Italia (e del Vaticano) destinato a non essere mai chiarito. Fu
mandato a Palermo a servir messa al cardinale Ruffini
per imparare come si serve la chiesa. Non volle
imparare. Gli hanno sbattuto la porta in faccia, inutile ed
inutilizzato (sono tutte parole sue) per tutta la vita. Ammazzato è
stato delegittimato. E con lui sono stati
delegittimati i testimoni del suo stile di vita, delle scelte spirituali,
culturali e civili. Era solito ripetere,
con un’enfasi un po’ eccessiva, che la chiesa è fondata sul sangue dei martiri.
Ma il suo sangue evidentemente non era buono. Non è
certo ricordato come un martire. Per 10 anni l’impegno è stato per sopire,
troncare, manipolare, cancellare, clericalizzare.
(25.11.09)
giornata mondiale:la violenza contro le donne.
La
violenza non è solo fisica, ma culturale, morale. Non
lascia tracce evidenti, ma fa morire, come sanno bene molti buoni cattolici e buoni preti.
ØØ (10.11.09)
dEmilio Gandolfo e Franco Rodano
E’ noto che dEmilio Gandolfo,
il prete ottantenne ucciso con inaudita e sacrale violenza (ma si deve solo
dire tutt’al più che è morto) proprio 10 anni fa (il
2 dicembre 1999) era un eminente protagonista della cultura cattolica italiana
(anche questo non lo si deve dire, ma lo scrive la rivista della Fondazione Mazzolari).
La domenica
celebrava con i fedeli a Villa Bassi, a via Carini.
Per un breve periodo, a luglio del 1970 partecipava anche Franco Rodano.
dEmilio amava molto poco la chiesa istituzionale e
organizzata: preferiva le unità cellulari come San Paolo. La sua passione erano le Chiese domestiche, con la Messa in un nucleo
famigliare, dove tutti i partecipanti celebravano, spezzavano il pane fatto in
casa. La cerimonia liturgica, molto informale si chiudeva con la cena.
Nelle messe con un certo pubblico dEmilio mostrava la sua
insofferenza per alcune parti o preghiere che gli parevano inutili. Si fingeva
distratto ed operava dei tagli e delle omissioni. “Dimenticò” persino il Credo,
ma il meglio di se lo dava nella recita delle litanie
dei santi. Molti, sapendo che non erano mai esistiti o non potevano essere
santi, li “tagliava”.
A quel punto a voce alta dai banchi dei
fedeli sistematicamente Franco Rodano lo correggeva e lo integrava e dEmilio fingeva la distrazione.
Nel corso della settimana dEmilio capitava a casa nostra e
rideva con gusto ricordando gli episodi delle sue volute dimenticanze e
commentava come Franco Rodano fosse “rigoroso” e ligio al canone liturgico
anche nelle parti inutili.
Un piccolo episodio per indicare come il
nostro non sia mai stato un Paese normale capace di vivere laicamente
il fatto religioso. Potere e religione si mescolano. Questa è un’altra delle
drammatiche anomalie.
Antonio Thiery, 10.11.2009
(8.11.2009) ØØ
Nei suoi duemila anni di vita la Chiesa cattolica si è prodigata nel
combattere il vizio e nel punire con la scomunica e in molti casi con la morte
chiunque fosse accusato di non attenersi alla morale cristiana. Ma coloro che tuonano contro i peccatori sono immacolati e
irreprensibili? Claudio Rendina ripercorre la storia
della Chiesa e svela tutti i vizi capitali, i peccati e le colpe di cui si è
macchiata nel corso del tempo, dalla strage dei musulmani e degli Albigesi nelle sante crociate, alla persecuzione degli
ebrei e delle streghe fino agli scandali contemporanei. Un
percorso peccaminoso che parte dall’assunzione sacrilega del potere temporale e
prosegue con le lotte per il trono pontificio, passando per il nepotismo, il
traffico delle reliquie e la simonia. Una sequela di misfatti e riprovevoli
vizi che non si è conclusa, come dimostrano i tanti
casi di pedofilia di cui si parla ancora troppo poco. Svelando senza più
censure i segreti e le malefatte del Vaticano, Rendina
offre un’analisi chiara, sistematica e coraggiosa, al termine della quale
suonerà quanto mai ironica la sentenza del Dictatus Papæ emesso da Gregorio VII nel 1075 e mai abrogata fino a oggi: «La Chiesa romana non ha mai sbagliato né mai in
futuro sbaglierà, come testimonia la Sacra Scrittura» (segue).
(2.11.2009) ma è proprio
vero che la religione islamica non fa parte della nostra cultura? (apri…)
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Chi
pratica la solidarietà sociale finisce ed è tenuto in galera..
Sui fatti della Magliana, dell’occupazione della scuola 8 marzo, e degli
arresti, vedi:1. Carcere per chi dà casa agli sfollati. 2.
Le vicende e l’appello
la manifestazione in Campidoglio per ottenere la
liberazione ed il proscioglimento di Francesca, Gabriele, Michele,Simone e
Sandro
Chi
pratica per mestiere e con alta professionalità il furto della storia, non fa
una piega a sentirsi chiamare “ladro”.
E’ ritenuto una persona affidabile.
Ma è un “Ladro” di umanità,
di dolore,di sentimenti, di lavoro,di pietà, di dignità, di cultura,di
esperienze, di personalità,
di
vita, di memoria

CULTURA DEL RISPETTO Lo
ha ripetuto anche il papa dei cattolici all’Angelus del 20.9.09: RISPETTARE LA PAROLA
DATA. Capito Daniele, Giuseppe, Silvano, Pietro? Dovevate rispettare una
lettera-contratto sottoscritta.
7 anni fa, il 10 agosto 2002, moriva tra mille
sofferenze fisiche ed angosce morali
Marina Forte Thiery, povero Cristo
Ha vissuto laicamente una grande vita
spirituale ed una impegnata vita sociale, alla sequela del Vangelo senza credo
clericale o potere sacerdotale, senza manipolazioni ed affari, insegnando ad essere orgogliosamente se stessi ed impostando il pensiero critico in migliaia
di alunni, nel rispetto della pluralità delle antropologie e delle
culture, dei modi, delle esperienze e degli stili di vita, delle esperienze,
delle intelligenze, delle ragioni.
La sua
malattia è stata resa irreversibile e la sua morte più repentina dall’angoscia
per la feroce, sacrale e simbolica uccisione di don Emilio Gandolfo
(2 dicembre1999), uno dei tanti misteri d’Italia (in un Paese
con troppe verità turbolente, incomplete o artefatte), ed ancor più dall’impegno che ne è seguito per oscurare e manipolare le complesse
vicende umane, culturali e spirituali di don Emilio Gandolfo,
(di cui Marina era un quarantennale, profondo scomodo testimone) e lo scenario del delitto, creando un clima di
gelosia ed invidia, volto a sopire, troncare, anatemizzare,
omettere, insultare, manipolare, clericalizzare.
Alla morte
di dEmilio iniziò
subito un lento e subdolo tentativo di delegittimarlo. Era un prete complesso,
plurale e scomodo. E infatti non è considerato un
martire. Meglio cancellarne, minimizzarne e clericalizzare
il ricordo. E conseguentemente delegittimare i “testimoni”.
Il venticello classico di certe parti d'Italia che calunnia ogni cosa che la
smaschera. Qualcuno si è spinto a parlare di una
vendetta magari per “gelosia”, altri hanno insistito sui meno
attendibili dei moventi (il furto e gli slavi).
Non andava detto, ad esempio, che DEmilio
era un testimone approfondito e complesso delle vicende del cattolicesimo
italiano del dopoguerra sfociate nella “rottura” del 1952 dell’Azione
Cattolica; che nel 1950 fu mandato in Sicilia ad imparare l’ubbidienza,
servendo la messa al cardinal Ruffini (sic!); che
cercò di allontanarsi dalla sua Compagnia che ricercava
il troppo ed il vano, con una lettera
del 3 novembre 1957 in cui ci sono tutti gli elementi per ricostruire la storia
del cattolicesimo italiano. Ma gli storici che contano
(vero professor Ignesti? Tra l’altro esecutore
testamentario e perciò “custode” della memoria di dEmilio)
non vogliono e non possono. Non va
detto, ad esempio, che dEmilio
prestò grande attenzione alla chiesa dei poveri, che vide nel Vangelo un
progetto alternativo e non un trattatelo di devozione, che dava una determinata
importanza all’elemento femminile, alla chiesa domestica, a “comunità” laiche
che vivevano la vita civile nell’essenzialità dello spirito evangelico, che fu
poi un eminente protagonista (anche come confidente di politici) della cultura
cattolica, come scrittore ed educatore.
Qualcun altro (Il Giornale dell’estate 2008) più
propriamente ha insinuato di “miliardi e
politica”, facendo riferimento al clima furioso di contrapposizione
nell’ambito del vaticano per la ridistribuire del potere economico. Clima di
cui dEmilio fu angosciato
testimone.
Il clima
delle omissioni, delle manipolazioni e delle reticenze ha
segnato il lungo calvario di Marina. Per lei, povero Cristo,
neanche il più modesto gesto di misericordia e di pietà quando era in vita.
Nemmeno ai condannati a morte
per i più atroci delitti, si nega l’ultimo semplice desiderio. Fu
spinta a morire. Nessun rispetto per la sua identità e
dignità nemmeno durante il funerale. Ma la gerarchia cattolica non parla
di omicidio per chi spinge a morire? il papa dei cattolici non dice: rispettare la dignità della
donna?.
Si cercò di
imporre (Io lo voglio) un “teologo”
(un vero difensore della fede: quando comparve, dEmilio, agitando la mano destra volle significare, adesso son guai)
che era o cercava di accreditarsi come l’uomo di don Achille, e noi ben
sapevamo che cosa dEmilio pensava di don Achille. Il
degnissimo teologo cominciò a scrivere (ricordo
assai bene!) non quanto Emilio diceva, ma quanto avrebbe dovuto dire.
Si cercò la
delegittimazione degli “amici” che più avevano frequentato dEmilio e con lui avevano studiato e ricercato (Non lo conoscevi, Non sei degno di farne memoria). Si
proprio quelli con i quali era più in consonanza
, con quelli che riconosceva come la eco più fedele.
Giuseppe Ignesti ricordò più volte (poi si è dimenticato di averlo
detto) che nei suoi viaggi a Roma, il primo pensiero di dEmilio era di andare a trovare Marina e poi Mario Colafraceschi: le persone con cui meglio condivideva i suoi
progetti e le sue speranze, i più
accreditati testimoni delle vicende umane, culturali e spirituali di don
Emilio.
Un
personaggio vestito da sacerdote (che si accredita come uno dei protagonisti
della grande chiesa fiorentina e delle vicende
politiche e sociali di Giorgio La Pira) spogliò Marina della sua identità e
dignità persino quando era nella bara ai piedi dell’altare, facendone una monachella beghina, definendola la discepola numero 1 di dEmilio. Che cazzata! Marina non è stata mai (né avrebbe mai potuto
esserlo) discepola di un “sacerdote” e soprattutto di un pretino dogmatico e
che assolutizzava i propri valori, come poi ha descritto
dEmilio, pur conoscendolo
molto, molto bene. Già molto malata, vedendo in
televisione alcune grandi veglie di preghiera, si domandò: "ma questi cattolici sanno solo dir preghiere?".
Marina era
ben consapevole (come del resto lo era dEmilio) che c’è un solo Maestro (Mt
23, 10: ma voi non fatevi chiamare
maestri, perché uno solo è il vostro maestro, il Cristo). Gli elementi
della sua grande spiritualità li aveva imparati non da
un prete, ma in una famiglia laica, soprattutto dalla zia Annamaria, la stessa
che, insegnante del Virgilio, aveva aiutato Emilio al amare la verità più della
vita
. Ma si sa le donne
non hanno un’anima, hanno assolutamente bisogno di una guida spirituale
(maschile) ed allora era giusto ricominciare la caccia alle streghe. Marina
era una vera credente, perché era una vera laica,
senza i riti magici dei sacerdoti, senza dogmi e credo clericali, senza chiese.
Anche per questo era una grande amica e “condiscepola” di dEmilio,
uomo della complessità e della pluralità. Anche per questo
c’era grande “consonanza”.
Marina ed io
non siamo stati né alunni, né discepoli, né figli
spirituali di dEmilio, né seguaci di una religione teologicamente strutturata. Certo è che non
abbiamo mai frequentato quel pretino ignorante, tutto chiuso nella sua cultura
concettuale e greco-latinicista, credulone, e
dogmatico, educatore dei giovani ricchi che i signori Silvano e Pietro hanno
descritto. E’ venuto a casa nostra qualche centinaio di volte. Forse un giorno
ci spiegheranno perché abbiamo frequentato per 40 anni in quel modo dEmilio. Per ora, per
delegittimarlo, vogliono farci credere che abbiamo dormito
e sognato per quaranta anni. O che siamo
schizofrenici.
Nemmeno le
bestie più feroci... Va aggiunto che dopo
la morte di Marina (il 10 agosto 2002) si è manifestato un forte impegno per
cancellarne la memoria, anche rubando quanto era stato prodotto per ricordare
la sua identità. L’editore aveva sottoscritto una lettera con cui si impegnava a pubblicare le lettere di Natale e Pasqua
riferendo la consonanza tra dEmilio e Marina. Ma non è successo niente di tutto questo.
Marina e dEmilio parlavano di quali sono le attese e le
speranze dei giovani, del mondo che cambia, dei secoli di cultura ignorata o
dimenticata dell’universo mondo, della Palestina, terra di passaggio
dall’estremo Oriente all’estremo Occidente e viceversa, dall’estremo Nord
all’estremo Sud e viceversa. Il loro era un dialogo
laico. Senza catechesi e senza giaculatorie. E’
seguita, e ancora dura, una feroce damnatio memoriae, al punto che si sono impossessati del lavoro
fatto ( un“grande lavoro di trascrizione,
di catalogazione, di scannerizzazione”) senza nemmeno ricordare lei ed un’esperienza
quarantennale. Non è bastato né un contratto, né un atto registrato dal notaio
e neppure l’art.2 della Costituzione: La Repubblica riconosce e garantisce i
diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali
ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri
inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Se solo
fossimo un Paese un po’ più normale…Si cercherebbe di capire perché con tante
omissioni (vera e propria omertà) è stato delegittimato un uomo di Dio e sono
stati delegittimati alcuni amici ce ne erano “l’eco più fedele”.
Evidentemente andavano nascoste molte
caratteristiche di dEmilio. Ed il solito “sacerdote” fiorentino lo ha fatto con infinite
“omissioni” ed inventandosi qualche fatto. Ha persino scritto che per la
pubblicazione delle lettere si è cominciato dal III volume perché era tutto
pronto presso l’amico editore Borgia.E’ un’altra
incredibile cazzata, perché sapeva bene come sono
andati i fatti. Parte dei volumi era su un sito Web
predisposto da Filippo Thiery, il resto fu
completato da me lavorando per quattro giorni e quattro notti per venire
incontro ad un forte desiderio di Marina. Il volume che ha richiesto pochi giorni per la stampa
è uscito dopo 4 (quattro) anni.
A questo
signor Silvano ricordai il dolore, fino ad incidere sulla sua morte, provocato
in Marina dalla mancata pubblicazione dei volumi. Mi rispose con arroganza:tu sai bene perché è
morta. Nessuno più di me è stato così vicino a
Marina in quei giorni ed io so bene quanto la feroce uccisione di dEmilio ed il clima di sopire,troncare,clericalizzare
che ne è seguito hanno influito. Marina è morta per un nuovo tumore ai polmoni,
non una metastasi, manifestatosi nei primi giorni di febbraio del 2000.
La sacra violenza dei santi, la libido dominandi, la
determinazione nel raccontare la loro vera verità, non gli permette di rispettare la personalità, le esperienze,
nemmeno il dolore degli altri. dEmilio
ripeteva che l’amicizia è l’unica cosa che conta. Abbiamo sperimentato la loro
amicizia.
Ma che c’entra Cristo con questo cristianesimo? Se la religione cristiana è questa, se la tengano.
Hanno creduto di agire in onore di “nostro”
Signore. In realtà hanno agito nell’ interesse
economico, del tutto estraneo al Vangelo, di qualche signore con fascia e
berretta.
Ma perché una chiesa tanto violentemente antifemminile,
clericale e disumana? Perché tanta determinazione nel
manipolare la storia? La risposta è semplice: miliardi e potere.
Questa è
un’occasione per ricordare, con Marina, l’insostenibile inganno della
comunione. Per ricordare che 7 anni non sono stati sufficienti per restituirle
l’identità, la dignità e la memoria.
I suoi
amici, colleghi, alunni la ricordano così.



*
(19.6.09) Mario Guarino,i mercanti del Vaticano,Affari e scandali:
l'impero economico delle anime, Pagg. 378 � € 18,0, Kaos edizioni. LA BANCA DI DIO E I BANCHIERI DEL PAPA: Una banca papale con le “donazioni” del fascismo. La
“mafia milanese” di Paolo VI. I tre dell’Ave Maria:
Sindona, Marcinkus, Calvi.
I crac dell’impero Sindona e del Banco Ambrosiano.
PORPORE, CAPPUCCI E COPPOLE: La massoneria in Vaticano. I
Cavalieri del Santo Sepolcro a Palermo.
UN PARADISO DI BENI IMMOBILI: Il censimento sacrilego: l’impero immobiliare del Vaticano a Roma
negli anni Settanta. Il mercato dei luoghi di culto. NUOVI MERCANTI NEL TEMPIO:
La lobby finanziaria cattolica alle soglie del Duemila. Sette di
denari: Legionari di Cristo, Opus Dei, Focolarini, Comunione e
liberazione, ecc.
IL BUSINESS DELLA DIVINA PROVVIDENZA: La holding della follia a Bisceglie,
Foggia, Guidonia. La “Lourdes italiana” a San Giovanni
Rotondo, nel nome di padre Pio. PECORELLE
SMARRITE E TONACHE SPORCHE: La modernità della Chiesa tra business,
malaffare e criminalità. I miracoli affaristici del prete-manager don Luigi Maria Verzé.
FEDE E AFFARI A MEZZO MASS MEDIA: La tv dei vescovi e la Radio
vaticana. Porpore di potere.
* (2.6.09) ricordando
Pentecoste
Chi pratica per mestiere e
con alta professionalità il
furto della storia, non fa
una piega a sentirsi
chiamare “ladro”.
“Ladro” di umanità,
di dolore,
di sentimenti, di lavoro,
di pietà, di dignità, di cultura,
di esperienze, di personalità,
di vita, di memoria.
* 12.05.09 Un’opportunità
per Alemanno
Il Sindaco di Roma Alemanno alla presentazione a villa Piccolomini del progetto per il museo della shoah, il 10 maggio 2009, ha detto: «Non è in nostro potere cambiare il passato - ha sottolineato
a ieri il sindaco – ma lo è invece forgiare il futuro, stigmatizzando ogni
ricordo di quelle azioni criminose e respingendo con assoluta fermezza
qualsiasi segnale di rigurgito, ai nostri giorni, di odio verso l’altro in
genere…».
I libri di storia sono pieni di ricordi che giustificano ed enfatizzano
azioni criminose e di odio verso l’altro.
A volte si tratta di targhe messe in bella
vista.
A Trastevere, in piazza
San Francesco a Ripa, si enfatizza la missione di trecento bersaglieri che
parteciparono alla guerra di Libia e che
“gloriosamente caddero” a Sciara-Sciat, “avvolti
da orde barbariche”.
Ebbene, quelle “orde barbariche” altro non erano che
patrioti che difendevano le loro terre, dai “civilissimi”
invasori italiani.
La targa è datata XXI aprile 1912.
Sarebbe il caso di aggiungere una piccola didascalia (rimuovere la
targa, no!) per ristabilire dopo tanti anni una tragica realtà storica: non è
proprio vero che con una guerra di conquista coloniale e di sterminio si
esportava la civiltà.
Il sindaco Alemanno ha una grande occasione
per cancellare un episodio che incita all’odio razziale 12.5.09.
_______________________________________________________
09.05.09 Mosè e la «entrata» nella terra di Canaan
(vedi…)
Nel momento
in cui il papa visita il Medio Oriente, ponendo molta enfasi sull’esodo verso la
terra promessa, mi sembra necessario riproporre la
lettura del libro di Mario Liverani, Oltre la Bibbia,
Storia antica di Israele, Editori Laterza, 1^ed.
2003, 4^ ed. 2005, € 24 e la nota che inserii il
23ottobre 2006 nel sito www.antoniothiery.it Aggiungo alcuni brani,
assai significativi, della pag. 309.
Rimango
convinto che è assolutamente necessario ricostruire le dimensioni
storiche dell’ambiente etnico palestinese per superare le questioni e le
inquietudini ideologiche che creano nella terra siro-palestinese
il drammatico stato di tensione e di guerra.ATHY,
Povero Cristo.
“Cristo predicò il regno di Dio, ma arrivò la Chiesa”. Alfred Loisy, prete cattolico.
(1857-1940)
Discepoli di verità, Povero Cristo, Potere, denaro, omofobia:
Satana nella chiesa di Benedetto XVI, Kaos edizioni, marzo 2009 €
1700
L’epitaffio per papa Ratzinger lo pronunciò il teologo progressista Hans Kung: «Benedetto XVI è sempre vissuto in un ambiente ecclesiastico. Ha viaggiato molto poco. E sempre rimasto chiuso in Vaticano, che è assai simile al Cremlino d’un tempo, dove è al riparo dalle critiche... Difende l’idea del “piccolo gregge”, è un po’ la linea degli integralisti: pochi fedeli e una Chiesa elitaria, formata da “veri” cattolici... La Chiesa rischia di diventare una setta. Molti cattolici non si aspettano più niente da questo Papa»
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Claudio Rendina, La santa casta della Chiesa, Duemila anni di intrighi, delitti, lussuria, inganni e mercimonio tra
papi, vescovi, sacerdoti e cardinali, Newton Compton
editori,2009, € 12,90. Oggi come ieri: la santa casta è figlia del suo
passato. Dalla Premessa: Un passato che ha visto una santa
comunità accumulare proprietà, gestire catacombe, trafficare reliquie. Con tanto di guerriglia urbana per eleggere al vertice della
piramide il vescovo di Roma, prologo alla doppia esistenza di papi e antipapi.
Al seguito, una corte di ecclesiastici e diaconi
dediti allo sfruttamento delle proprietà terriere, che si inventano la
“penitenza tariffata” per la remissione dei peccati e I ‘obolo dei pellegrini
ai luoghi santi. La Chiesa di Roma diventa Stato facendo carte false di una
donazione di Costantino, si inventa un sacro impero
frammentato in Stati vassalli, fonte di benefici da gestire, con l’unzione di
un sovrano a latere, l’imperatore, solo teoricamente
difensore dei beni del vescovo definito papa. Che si
qualifica sovrano temporale, e si circonda di cardinali, vescovi, presbiteri,
diaconi, con un potere finanziario basato su continui lasciti, dilazioni e
rendite di provenienza feudale. Ecco l’origine della santa casta………..
* Il 9 aprile è il 67°anniversario della nascita di
Marina, ed è anche il Giovedì Santo…(
* 22 marzo : Ho più volte ricordato che il 22 marzo del 1071 a San Juan de la Peña, nella chiesa
simbolo della cultura mozarabica,
il salmodiare e la modulazione della voce secondo
l’antico rito hispanico fu sostituito dal canto
gregoriano. Fu l’inizio della cancellazione di un popolo, di una civiltà. Un genocidio. (continua)
* 24 febbraio 1959, esattamente 50 anni fa, Marina ed io cominciammo a chiacchierarci. Cominciò allora un’esperienza che continua ancor oggi attraverso il padre (97 anni), i figli ed i nipoti… (continua)
_______________________________________________________________________________________________________________________
(da La Repubblica, 14.2.2008)UNIVERSITA’, TRA LE
MIGLIORI 200 DEL MONDO, un solo ateneo italiano: Bologna al 192° posto. La Sapienza è al posto 205; il Politecnico di Milano al 291; Padova
al 296; Pisa al 333; Firenze al 349; Napoli (Federico II) al 398. E così via.
BISOGNA AIUTARE A VIVERE…E MARINA FU SPINTA A MORIRE ANGOSCIATA …….
ADDIO IMPUNITA’ PER GLI
STALKER CON LA TONACA…
SE VOLETE
TROVARE GENTE BUONA CHE FA COSE CATTIVE; RIVOLGETEVI ALLA RELIGIONE…
Cucuteni. Un frutto esotico o un’antica civiltà dell’Antica Europa?.
E’una mostra a Palazzo della Cancelleria (proprio così, in zona extraterritoriale) sull’antica civiltà fiorita tra il V ed il III Millennio a.C. in un territorio compreso tra Romania, Moldavia ed Ucraina.
La datazione sconvolge (prima dell’Egitto; quasi tremila anni prima della civiltà minoica) ed ancor più sconvolge l’alta qualità tecnica e simbolica dei manufatti esposti, soprattutto dei vasi. E non sono ritrovamenti recenti, ma dell’Ottocento. Già a Parigi nel 1889 nel X Congresso di Archeologia ed Antropologia Preistorica questi reperti sono entrati nel circuito scientifico internazionale.
Ma al di fuori di ristrettissimi ambienti di specialisti nessuno ne ha parlato. Tutto quello che scrivono i manuali scolastici sulla nascita della civiltà e della civiltà occidentale è dunque falso, volutamente falso.
La mostra è stata allestita da Romeni, Ucraini, Moldavi con lo scopo preciso di farsi conoscere, di mostrare che la loro civiltà, anche se oggi sono costretti a fare gli emigranti, i ladri, le prostitute, ha radici ben più profonde del mondo greco che avrebbe espresso le radici d’Europa. Basta guardare ai tanti motivi simbolici per rendersene conto: i numeri mistici (e su tutti la quaternarietà), i segni dell’acqua, della terra madre, la vita e la fecondità, l’eterno ritorno. (vedi…)
Athy, 4 ottobre 2008
__________________________________________________________________________________
Don Emilio Gandolfo: “svelati” alcuni segreti
di Pulcinella, noti da tempo. Qualcuno li nobilitava chiamandoli “mistero pasquale”.
In questa calda estate si sono scontrati in una aspra e prolungata guerra ai lunghi coltelli alcuni
grandi poteri (ed essendo in Italia, poteri con larga componente curiale). Una guerra senza esclusione di colpi, caratterizzata dal carattere
simbolico dei messaggi che si sono rincorsi. Più che dire, si è lasciato
intendere che si sapevano fatti che al momento
opportuno potevano esser divulgati…E così sono stati disvelati alcuni segreti di
pulcinella, cioè ben noti da molti anni, ma gelosamente custoditi, al punto da
richiedere comportamenti che non hanno nemmeno le belve più feroci. Il tutto “nel supremo interesse della chiesa”, che poi, come ha chiarito
Antonio Mancini, uno dei boss più autorevoli della banda della Magliana, sarebbero «soldi
e solo soldi».
Sono caduti alcuni tabù: si è tornati a parlare anche di
don Emilio con tanto di dichiarazioni del colonnello dei Carabinieri di La Spezia e si sono timidamente alzati alcuni veli sulla
potentissima Compagnia di San Paolo.
Ricorderò solo pochi episodi: 1) il Giornale (certo un quotidiano politicamente importante) ha
tenuto a ricordare
(nell’edizione cartacea del 15 giugno, ribadita il 1 luglio nell’edizione
informatica) che dietro l’omicidio di don Emilio ci sono «miliardi e politica». E’ lo scenario ben noto, già condannato e
definito il troppo e il vano da
Emilio già il 3 novembre 1957,al ritorno a Roma dalla
sua esperienza siciliana.
2) La Newton Compton Editori»,
in un libro a larga diffusione (L’Italia dei
poteri occulti) ricorda il ruolo di Mons. Casaroli sulle vicende dello IOR (pag.60),
ed ancora il ruolo della fazione di Casaroli, appoggiata da mons. Silvestrini,
per minare il potere di Marcinkus sui cordoni della borsa del
Vaticano.
3) Infine il Corriere della Sera (anche questo non un
giornaletto di provincia) il 12 agosto 2008 ha dedicato una pagina intera a
quel ben noto bergamasco mons.manager Nicoli (detto il Marcinkus della diocesi) che ascrive tra i suoi meriti
l’essersi messo a disposizione nel 1995 della Santa Sede come Delegato Pontificio della Compagnia di San
Paolo.
Così sappiamo ufficialmente (ma
lo sapevamo da tempo) che il “dissesto”
non era una cosa che conoscevano solo pochi, ed all’interno della Compagnia. Da
notare che don Emilio, sapendo che gli sbattevano
le porte in faccia, già nel 1992 si cercò un rifugio a Vernazza,
dove nel 1999 trovò una atroce morte simbolica e
sacrale (definita in modo blasfemo “mistero
pasquale”).
Adesso sono pubblici (noti lo erano da tempo) gli elementi
necessari per scrivere una bella storia su “Don
Emilio e la Compagnia di San Paolo”. Magari con particolare riferimento al
periodo siciliano (1950-1957), quando fu mandato, per temperare la sua
irrequietezza, a servir la messa al card.
Ruffini (sic!). A me farebbe molto piacere perché
Marina conobbe dEmilio a Calatafimi nella primavera del 1957 e da allora fu un
confidente delle vicende umane, culturali e politiche di quel povero prete.
Volendo custodire i segreti di Pulcinella, era naturale che fosse decretata la damnatio memoriae di
Marina. Tra gli amici di don Emilio c’è anche uno storico molto autorevole. Di
quelli che contano, che potrebbe e saprebbe farlo. Ma
non lo farà mai. Perché la manipolazione della storia,
delle coscienze, delle identità e delle dignità sono strumenti formidabili per
la gestione e conservazione del potere.
Dopo questa penosa estate, a me rimane l’amara
constatazione che le “novità” erano tutte cose ben
risapute. Non era proprio necessario creare quel clima di sopire, troncare,
manipolare, insultare, clericalizzare, ecc.ecc. Le bestie più feroci si
sarebbero comportate con più umanità. E magari qualcuno è autorizzato a
pensare, ma sarebbe un pensiero osceno, che un po’ di quei tanti soldi siano rimasti nelle tasche di dEmilio.
Ad esempio, se don Emilio fosse stato come
è stato descritto (e per farlo si sono appropriati travisandolo di un gran lavoro di trascrizione, di
catalogazione, ecc. fatto con altro fine) Marina ed io non avremmo mai
avuto motivo di frequentarlo: non è stato neppure il nostro insegnante di
religione, né la nostra guida spirituale.
Mi dà conforto che Davide Maria Turoldo, in una intervista del
1986, rimasta nascosta ed ora in corso di pubblicazione, ma anticipata in
parte, guarda caso, dal Corriere della Sera, richiama l’attenzione sugli
articoli che Pasolini scrisse sullo stesso Corriere. Anch’io ho ricordato tante volte che bisognava prestare
attenzione a quegli articoli (Cfr. il
18 ottobre 1975, pochi giorni prima del feroce omicidio) che attaccavano
duramente alcuni poteri democristiani e cattolici. Innegabile il ruolo della
Compagnia di San Paolo. Diceva:”Due modeste proposte per eliminare la criminalità in Italia: a)
abolire immediatamente la scuola media dell’obbligo; b) eliminare immediatamente
la televisione”.
Infine un invito a mettere a confronto i libretti di dEmilio su san Paolo, ed in
particolare il libretto “Sulle orme di
Paolo in Asia Minore”, pubblicato nel
1994 senza imprimatur ed il libretto riassuntivo “sui passi di san Paolo”, pubblicato dalle edizioni ISG nel 2001 con imprimatur. Provare per credere.
Una domanda: quando ci sarà restituita la nostra identità
e dignità?
Athy. Roma, 4 ottobre 2008
___________________________________________________________________________________________________________________________1
luglio 2008-07-2008 -
Alcuni giornali hanno
ripreso ad interessarsi al caso della feroce uccisione di don Emilio Gandolfo. Riporto qui il testo apparso il 1 luglio su il Giornale.it, che del resto riproduce
l’articolo già apparso sull’edizione cartacea nei giorni precedenti. Avendo assiduamente frequentato con Marina dEmilio, anche per motivi di
ricerca e di studio, per 40 anni, fino a 20 giorni della morte, non abbiamo mai
nascosto che rimanemmo colpiti dal clima di sopire, troncare, minimizzare la
vita e la morte di un uomo e di un prete tanto significativo.
n. 155 del 2008-07-01
pagina 5
Miliardi e politica dietro la morte di don
Emilio
di Alberto Vignali
da La Spezia
Chi ha ucciso don Emilio Gandolfo una decina di anni fa? È possibile che nessuno, in
un paesino di case arroccate, quella notte non abbia udito nulla, visto che è
ormai certo che il prete venne torturato per 45 minuti
(gli frantumarono tutte le costole e persino le dita delle mani)? Chi erano quelle persone che hanno girato per giorni facendo
domande? E poi cosa c’entra un «traffico» di pellicce
dalla Georgia-Russia, collegamento ipotizzato da un
altro religioso, padre Magni? Uno dei più misteriosi omicidi avvenuti sulla
costa ligure, un giallo di quelli che non hanno la soluzione scritta nelle
pagine finali di un romanzo, torna alla ribalta delle cronache. Un caso di cui
si parla poco, come se l’omicidio di un prete «importante», torturato
all’interno della sua casa, senza che sia stato rubato nulla di
evidente, sia qualcosa di normale.
Ma negli scorsi giorni qualcosa si è mosso, due fatti:
una notizia pressoché ufficiale ed una voce che tra i «bene informati» è quasi
una certezza. La prima è la scelta dei carabinieri di riprendere in mano il
caso, anche con nuovi sistemi investigativi, l’altra è che qualcun altro ha
investigato «segretamente» su questo caso.
La storia è quella dell’omicidio di don Emilio Gandolfo,
ucciso una notte di dicembre di nove anni fa a Vernazza.
Nella notte del 3 dicembre 1999 il borgo di Vernazza venne sconvolto dal macabro delitto: il parroco massacrato
di botte nella sua abitazione, adiacente la chiesa. Il corpo venne
trovato nella camera da letto, in mezzo a un disordine generale, i fili del
telefono strappati. Gli assassini picchiarono a lungo don Gandolfo,
procurandogli numerose fratture. L'autopsia ha collocato l'ora della morte tra
le 20,30 e le 21,30. La ricostruzione poi indica che alle 19,30
qualcuno è entrato in casa, al quarto piano del palazzo della canonica,
probabilmente dopo essersi fatto aprire dallo stesso sacerdote l'ingesso
principale. Infatti non sono stati rilevati segni di
effrazione, mentre accanto alla porta che dà accesso alle scale sono state
trovate macchie di sangue. Da quella casa sparirono floppy disc, un
diario-agenda e anche il cellulare del prete, ma non venne
preso oltre un milione di lire in contanti (suddiviso in sei buste nello
scrittoio della camera) né un prezioso crocefisso, gettato sul letto vicino al
cadavere. Nella chiesa attigua c’era un prezioso calice che non è stato
toccato. Però i locali della canonica vennero stati
messi a soqquadro, come se gli assassini cercassero qualcosa.
Oggi, a distanza di quasi un decennio, il mistero è ancora tale, ma negli
«ambienti» si parla anche di oscure presenze, di
persone sconosciute che girarono a Vernazza in quei
giorni a chiedere in giro informazioni, come se fossero cronisti, ma che
giornalisti non erano.
Così adesso che il caso, mai chiuso, è stato ripreso da un team speciale dei
carabinieri certe presenze tornano alla memoria di
alcuni abitanti. Chi erano quelle persone? Chi le
aveva mandate? Forse quelle strane figure, che non erano
investigatori né tantomeno rappresentanti
della stampa, sono collegate alla storia personale di don Gandolfo
che tutto era tranne che un comune prete di paese. Don Emilio Gandolfo era un intellettuale di valore. Faceva parte del
cenacolo del cardinale Ferrari, che univa personalità
laiche e cattoliche. Negli anni '80 era stato consulente ecclesiastico
dell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, poi era stato spostato in
Liguria, presso la parrocchia di Santa Margherita di Antiochia a Vernazza, nelle
Cinque Terre. Don Emilio era un biblista di fama
mondiale, studioso ed esponente dell’intellighenzia
ecclesiastica, ma anche un profondo conoscitore della curia romana e del
potere politico che si esercita nella capitale. Era amico, forse confessore, di
molti potenti, soprattutto della ex Dc. Ed era stato consigliere spirituale di
Amintore Fanfani, più volte presidente del
consiglio.
L’indagine oggi è in mano al colonnello Paolo Zito, comandante provinciale dei
carabinieri da un anno, che ha ripreso in mano l’inchiesta. C’è un fascicolo,
un voluminoso dossier informativo, di migliaia di pagine, ma anche reperti,
tracce di dna ed altro. Gli strumenti tecnologici in possesso oggi alla
scientifica, rispetto al 1999, sono avanzatissimi e potrebbero essere risolutivi. I carabinieri
stanno investigando a 360 gradi senza trascurare alcuna pista. Ma secondo indiscrezioni hanno imboccato quella dei misteri
romani, con un business miliardario legato ad una fondazione filantropica, che
era già stata intrapresa a ridosso del delitto. Nelle scorse settimane i
carabinieri hanno chiesto e ottenuto un incontro con la figlia di Fanfani, si è trattato comunque di
un colloquio informale, per sapere se don Emilio si fosse confidato con l’alto
esponente democristiano, se gli avesse esternato angosce e paure di quel
periodo. Sono state accantonate le ipotesi che riguardano un’aggressione di
balordi, difficile pensare anche all’ipotesi di un furto finito male.
Resta poi il silenzio assoluto che arriva dal piccolo borgo di Vernazza. Nessuno ha visto nulla, nessuno ha sentito nulla,
nessuno ha nulla da dire. Così è stato in questi anni, forse dopo che strane
figure non identificate si aggirarono per la località
facendo troppe domande. Mai una lettera anonima, né un sospetto o una voce
sussurrata. Ed appare strano se si pensa al luogo dove
si è svolto l’omicidio: Vernazza. In questo piccolo
borgo delle Cinque Terre ogni anomalia viene notata,
qui in inverno anche chi viene dalla città è visto come uno straniero. Ma in quel giorno di dicembre nessuno vide nulla.
Forse c’è un segreto, vincolato dalla presenza di «curiosi» non identificati,
che qualcuno a Vernazza sta ancora gelosamente
custodendo, anche dopo tanti anni.
è 8.5.1 come sarebbe facile esser cristiani se non ci fosse il Vangelo
è 11-14.4.08
E’ morto padre Peppino
è 9.4.08 Marina Forte Thiery: l’insostenibile inganno della comunione
è 9.4.08. Sollecito al parroco della Chiesa Nuova per
esser cancellato dai registri parrocchiali
è 25.3.08 Il
papa non ha altro da dire?
è
ANNO
2008 con l’augurio che sia
possibile ritrovare
riconoscimento e rispetto della pluralita’ delle
condizioni umane
è 25 dicembre
2007, il Natale e la
“libido dominandi”
è 2
dicembre: otto
anni fa don Emlio Gandolfo
è stato ucciso in modo feroce, sacrale e simbolico.
è
3 Novembre. Don Emilio Gandolfo:
una lettera di 50 anni fa per riscoprire un Homo grande
è23
ottobre 2007. Il sacerdozio, gli equivoci continuano
è 9 ottobre 2007: il libro e le abitudini di lettura degli italiani.
è settembre 2007 Said: umanesimo e
critica democratica
è 16 agosto 2007:non c’è bisogno della sottomissione al magistero ecclesiastico
è luglio-agosto 2007: 5 anni fa moriva Marina Forte Thiery.