Note e commenti
v La religione nelle gambe dei
bambini. Ad entrare in chiesa capitano anche queste cose (1 agosto 2010)
Era
un sabato della fine di maggio di molti anni fa. Passavo con i miei tre figli
molto piccoli per Corso Vittorio. Mi venne la mala idea di entrare a Chiesa
Nuova. Di lì a pochi giorni era il 26 maggio, San Filippo e l’edificio viene
addobbato.
Entriamo.
Filippo, il mio figlio più grande avrà avuto 9 anni. Era vestito come un
bambino, aveva i calzoni corti. (segue…)
v La forza prodigiosa dalle
bugie e dalle violenze, dalle stragi, dai roghi, dall’esercizio del potere.
E’
ormai acquisito e noto che il Padre
Nostro, la più nota delle preghiere “cristiane”, è un insieme di formule
tradizionali che esistevano nel composito e plurale ambiente etnico palestinese
e che Gesù mise insieme queste singole
formule (e qui sta la sua genialità e grandezza) in maniera globale ed unitaria.(segue)
v S.Cirillo
d’Alessandria. La condizione della donna nella chiesa.
v Padre Lanne: un ricordo
Il
23 giugno 2010 è morto Emmanuel Lanne, benedettino, nato a Parigi nel 1923. A
lui si devono non solo gli studi per la riunificazione tra la chiesa latina e
quella greca, ma anche l’avvio di ricerche sulla rapida diffusione del
cristianesimo, in particolare nella professione nestoriana nel VII secolo
nell’Asia centrale e dell’Estremo Oriente e sull’altrettanto rapida scomparsa
nei secoli successivi. Rapida scomparsa che alcuni, basandosi su una lettura
ideologica della storia attribuiscono in modo apodittico ai musulmani, senza nessuna
(ma proprio nessuna) prova, dimenticando i fecondi rapporti sempre intercorsi
tra nestoriani e musulmani. E dimenticano che la professione nestoriana non
poteva sopravvivere alla determinante centralizzazione e strutturazione delle
chiese d’occidente, ed alla scelta delle categorie filosofiche greche come
unico veicolo per spiegare le verità della fede. Di una fede nata plurale e
poligenica nel composito ambiente etnico Palestinese, e diventa monogenita
legata all’Impero Romano.
Vale
la pena di ricordare che la Palestina è da sempre terra di passaggio per le vie
carovaniere e religiose (che sono la stessa cosa) che collegavano l’estremo
oriente con l’estremo occidente e che fu per millenni contesa tra gli imperi
Egiziano, Hittita, Mesopotamici ed iranici. Gaza, poi è il punto di incontro
anche delle carovaniere che provengono dal sud dell’Arabia (unico luogo di
produzione nel mondo) e che trasportavano l’incenso comune alle liturgie di
tutte le religioni in ogni parte del mondo.
Ma
tutto questo non si deve dire.
Padre
Lanne venne invitato da dEmilio a Via Carini a Roma. Doveva essere l’inverno
tra il 1969 ed il 1970.
Dopo
l’incontro Marina, dEmilio ed io lo accompagnammo a casa in macchina. Lui
allora abitava a Via del Babuino. Roma era molto diversa. Parcheggiammo a
piazza del popolo e prendemmo qualcosa al bar Rosati. Se ricordo bene lui prese
un cognac che bevve in piedi nella piazza de popolo.
Parlammo
a lungo e quelle osservazioni sono
rimaste sempre al centro dei miei studi.
Chissà
se qualcuno dei tanti presenti a via Carini ricorda quell’incontro? C’è ancora
da meravigliarsi se dEmilio andò in Cina?
Antonio
Thiery, 25.6.10
v Trovati i più antichi volti
degli apostoli (clicca)
I giornali (televisione compresa) titolano: Trovati i più antichi
volti degli Apostoli. E’ vero, ma si tratta di una notizia di scarsa
importanza. Sono della fine del IV secolo, quando la chiesa si è teologicamente
strutturata all’occidentale, ed è già avvenuto il Concilio di Nicea, prendendo
fortemente le distanze dal messaggio evangelico.(segue)
v commento alle omelie del
papa.20.6.10
Il sacerdozio non serva al proprio potere personale" (clicca qui)
v CORPUS DOMINI
La festività del Corpus Domini,
come la maggior parte delle festività cristiane, trova la sua origine nella
notte dei tempi, con le antiche manifestazioni della spiritualità dell’uomo.
Del resto il cristianesimo, con la sua carica di integrismo alimentata dalla
sacra violenza dei santi, cancellando decine di millenni della storia e della
spiritualità dell’uomo, si impossessa e manipola, anche al giorno d’oggi (se
sono vittima e testimone) le memorie e le esperienze di vita di donne e uomini.
Complessa è l’origine della forma sacrale dell’eucarestia, del
mangiare insieme e dello spezzare il pane.
Nell’ambiente etnico palestinese (e lo ricorda bene M.Jousse) “tutto il corpo, sia di chi insegna come di
chi apprende, è chiamato a vibrare con i suoi gesti, il ritmo, il soffio.” …”in
un ambiente di stile orale, si prendono le parole dell’insegnatore nella
propria bocca e si mangiano”. Del resto, come notò E. Gandolfo, in un libro
del 1972 (lettera e Spirito) tanto ignorato ( p.181) ricorda che S. Gerolamo
scriveva: « Io considero il Vangelo come
il Corpo di Gesù... E quando lui dice “Chi mangia la mia carne...”, benché
questo possa intendersi anche del Sacramento, tuttavia corpo e sangue di
Cristo, in senso più vero, è la parola della Scrittura ». (In Ps.147) « Poiché la carne di Cristo è il vero cibo e
il suo sangue è la vera bevanda, nel tempo presente noi abbiamo questo
beneficio se ci nutriamo della sua carne e beviamo il suo sangue, non soltanto
quando partecipiamo all’Eucaristia, ma anche quando ascoltiamo la Scrittura »
(Eccles.3.).
Altri esempi non mancano, basta ricordare la manducatione di
S.Agostino (ricordiamolo,di sangue berbero).
E’ solo con il 1215, con l’organizzazione moderna della chiesa,
con il IV Concilio Lateranense, che si
stabilisce (come conferma Giovanni Paolo II -Ecclesia de Eucaristia, 29-) che
il ministero eucaristico non può essere celebrato se non da un sacerdote
ordinato. E’ il momento in cui la chiesa si configura definitivamente come
struttura clericale, accentrata e di potere, attribuendo un ruolo determinante
ai “sacerdoti” (ad esempio nella confessione auricolare, nell’obbligo di
comunicarsi almeno una volta l’anno, ma anche nella struttura economica, nella
priorità delle decime e nell’esenzione dalle tasse). Nasceranno i miracoli, il
culto del sangue di Gesù e nel 1264 la festa del corpus domini, che assumerà
sempre più il carattere di manifestazione di marketing.
Ora Roma trasuda di manifesti che annunciano la processione di
Giovedì 3 giugno.
Che sguardo! Il papa contempla gli ori e le pietre preziose ed
evoca i soldi, i tanti soldi che il vaticano guadagnerà da questa operazione di
promozione pubblicitaria.
Lo posso ben dire io che sono uno storico del 1° Millennio, e
quindi il 1215 è fuori dalla storia che per me conta.
Ho sperimentato fino in fondo un cristianesimo senza nessuno
spirito evangelico, che ti priva dell’identità, della dignità e della memoria,
di tutti i ricordi, che posso dire con ogni tranquillità, da credente, che la
chiesa di Roma si configura ormai come una solida struttura di potere
conseguito e rafforzato con bugie e violenze. Hanno accettato in pieno
l’insegnamento di San Bernardo: “Infliggere
la morte o morire per Cristo non è peccato, ma piuttosto un abbondante diritto
alla gloria.”
Sono pronti a farti credere a tutto, pur di fare guadagni, anche
che dEmilio per 40 anni si è comportato da farabutto, bugiardo e piagnone.
Eppure diceva che amava la verità più della vita, e infatti l’hanno ammazzato.
Antonio Thiery, 31.5.10
v PENTECOSTE
Domenica 23 maggio è Pentecoste. C’è una
bella differenza nel preparare la Pentecoste come faceva nel medioevo la chiesa
spagnola, attraverso la lettura dell’Apocalisse che proclama che Dio “ha fatto di noi un popolo di sacerdoti, Ap,.1,6
e la lettura degli Atti degli Apostoli, come avviene nel rito romano,
aspettando la venuta dello Spirito su una piccolissima élite di “sacerdoti”,
pronti a nascondere dietro atteggiamenti irenei istinti di potere peggiori di
quelli manifestati dagli animali più feroci.
Come
tutte le feste della religione cristiana, la festa di Pentecoste attinge alle
più remote manifestazioni della cultura
dell’uomo, ovviamente manipolata, violentata nei suoi significati originari,
riadattata all’esercizio del potere e di un potere maschilista.
Si
celebra lo spirito di Dio. Dio, lo ha potuto affermare nei pochi giorni vissuti
da papa, anche Albino Lucani (Giovanni Paolo I), è padre ed è anche madre.(clicca qui)
vmistero
pasquale!

forse qualcuno ha esagerato un po’ troppo a
realizzare questo palinsesto, ma, facendo del male, ha acquisito tanti meriti
come figlio della chiesa che adesso può celebrare la pasqua con tranquillità e
gioia.
Ricordate
Emilio che il giovedì santo al Palatino, indicandola, richiamava l’attenzione
sulla luna piena? Come del resto papa Giovanni all’apertura del concilio.
Erano
di famiglia di braccianti agricoli e di raccoglitori e perciò conoscevano bene
il valore simbolico dei ritmi ancestrali della natura……
Ho
imparato a credere che non c’è una sola testimonianza, un solo sasso nel
deserto che conferma la pasqua come passaggio e come liberazione dalla
schiavitù dall’Egitto.
Ho
imparato a rendermi conto che quando la sacra violenza “cristiana” si strutturò in religione, ha distrutto ed estirpato
anche i soli segni delle altre culture e antropologie.
Io,
attento ai valori antropologici, credente laico in un Vangelo senza preti,
senza chiese e senza dogmi e senza teologia e sono semplicemente disgustato dai
comportamenti di certi amici preti e certi amici “fedeli”, che saranno molto
cattolici, ma che non hanno nessuno spirito evangelico.
Ho
imparato ad amare la verità della storia più di quella della fede, fatta di
bugie, di omissioni e di violenze per acquisire il potere economico e di
comando;
Amo rispettare e pretendere rispetto per l’identità
e la dignità dei meticci culturali e dei diversi, come me, nella convinzione
che se Iddio avesse voluto ci avrebbe fatto tutti uguali e invece, come
commenta il Corano, ci ha voluto provare per quel che ci ha dato.
Le
stragi, i roghi, le crociate, l’ inquisizione ed infine Mauthausen con il suo
muro del pianto non hanno ancora insegnato abbastanza? C’è ancora bisogno di
esibire la sacra violenza dei santi e di annullare non solo la vita (Marina è
stata fatta morire prima del tempo ed angosciata), ma anche la dignità e la
memoria?
Abbiamo
frequentato per 40 anni un Emilio plurale e non abbiamo mai conosciuto l’uomo
geloso del suo sacerdozio (del resto una pratica umana gestita a fini di
potere), legato alle élite dei ricchi e colti concettuali, ignorante, ed
integrista.
Mi
sono sobbarcato al “gran lavoro di
trascrizione, di catalogazione ecc.” per dar testimonianza di questa
pluralità e di un’esperienza religiosa fuori dai dogmi, forte di un “nomadismo della fede” (S.Nistri) . Se il dott. Borgia ed il
signor Nistri, facendo molto male, non
hanno rispettato la parola data e scritta (non vogliono o possono rispettarla
nemmeno dopo molti anni,) e se Emilio viene descritto in un modo inaccettabile e con tante omissioni, qualche motivo ci
sarà: sopire, troncare dice il
Manzoni.
Amo
credere, a differenza del signor Nistri, che anche le donne, come tutte le
creature di Dio, hanno un’anima e che possono avere un’intensa vita spirituale
senza l’ammaestramento di un prete. Marina non fu mai “discepola” di Emilio;
anzi fu lei a fargli capire molte cose.
Cerco
di rispettare il dolore e la memoria di chi soffre.

Mi
hanno insegnato che le citazioni vanno fatte complete o per lo meno non
alterandone il senso. Sacra eloquia cum
legente crescunt…ma segue: sacra lectio
talis invenitur qualis fit ipse a quo invenitur…E questa seconda parte, ne
sono stato protagonista e testimone diretto al convegno spoletino sull’Alto
Medio Evo, scatenò fin dal 1972 una sacra e violenta reazione. Emilio fu
ridotto per sempre allo stato di essere “inutile ed inutilizzato” (sono parole sue).
Antonio Thiery, 1 aprile 2010
v dEmilio
Gandolfo: l’Osservatore Romano ne pubblica un ricordo per cancellarne il
ricordo.
Il
2 dicembre 2009, in occasione del 10° anniversario dell’orrendo e sacrale
assassinio di don Emilio Gandolfo l’Osservatore Romano ha pubblicato a firma di
Pietro Petraroia, un ricordo per cancellarne il ricordo (segue…).
v12
dicembre 1969-2009 trovare i
mandanti. In occasione del 40°anniversario della strage di Piazza
Fontana, mentre si concentra l’attenzione sui colpevoli,mi sembra opportuno
riproporre una breve intervista a Valpreda apparsa su La Stampa del 2 luglio
2001:individuati 3
colpevoli ora trovare i mandanti.
NON MI UCCISE LA MORTE
MA PREZZOLATI SICARI
MI CAVARONO IL SANGUE E MI RUPPERO TUTTE LE
OSSA
CON BOTTE E RICATTI
1999 2 DICEMBRE 2009
dEMILIO
GANDOLFO
povero
Cristo
Prete, servitore nelle cose di Dio
Un prete
massacrato, rimasticato ed assassinato. Uno dei tanti episodi dell’Italia (e
del Vaticano) destinato a non essere mai chiarito. Fu mandato a Palermo a
servir messa al cardinale Ruffini per imparare come si serve la chiesa. Non
volle imparare. Gli hanno sbattuto la porta in faccia, inutile ed inutilizzato
(sono tutte parole sue) per tutta la vita. Ammazzato è stato delegittimato. E
con lui sono stati delegittimati i testimoni del suo stile di vita, delle
scelte spirituali, culturali e civili.
Era solito ripetere, con un’enfasi un po’ eccessiva, che la chiesa è
fondata sul sangue dei martiri. Ma il suo sangue evidentemente non era buono.
Non è certo ricordato come un martire. Per 10 anni l’impegno è stato per
sopire, troncare, manipolare, cancellare, clericalizzare.
(25.11.09)
giornata mondiale:la
violenza contro le donne.
La
violenza non è solo fisica, ma culturale, morale. Non lascia tracce evidenti,
ma fa morire, come sanno bene molti buoni cattolici e buoni preti.
ØØ (10.11.09) dEmilio Gandolfo e Franco Rodano
E’ noto che
dEmilio Gandolfo, il prete ottantenne ucciso con inaudita e sacrale violenza
(ma si deve solo dire tutt’al più che è morto) proprio 10 anni fa (il 2
dicembre 1999) era un eminente protagonista della cultura cattolica italiana
(anche questo non lo si deve dire, ma lo scrive la rivista della Fondazione
Mazzolari).
La domenica
celebrava con i fedeli a Villa Bassi, a via Carini. Per un breve periodo, a
luglio del 1970 partecipava anche Franco Rodano.
dEmilio amava molto poco la chiesa
istituzionale e organizzata: preferiva le unità cellulari come San Paolo. La
sua passione erano le Chiese domestiche, con la Messa in un nucleo famigliare, dove
tutti i partecipanti celebravano, spezzavano il pane fatto in casa. La
cerimonia liturgica, molto informale si chiudeva con la cena.
Nelle messe con un certo pubblico dEmilio
mostrava la sua insofferenza per alcune parti o preghiere che gli parevano inutili.
Si fingeva distratto ed operava dei tagli e delle omissioni. “Dimenticò”
persino il Credo, ma il meglio di se lo dava nella recita delle litanie dei
santi. Molti, sapendo che non erano mai esistiti o non potevano essere santi,
li “tagliava”.
A quel punto a voce alta dai banchi dei
fedeli sistematicamente Franco Rodano lo correggeva e lo integrava e dEmilio
fingeva la distrazione.
Nel corso della settimana dEmilio capitava
a casa nostra e rideva con gusto ricordando gli episodi delle sue volute dimenticanze
e commentava come Franco Rodano fosse “rigoroso” e ligio al canone liturgico
anche nelle parti inutili.
Un piccolo episodio per indicare come il
nostro non sia mai stato un Paese normale capace di vivere laicamente il fatto
religioso. Potere e religione si mescolano. Questa è un’altra delle drammatiche
anomalie.
Antonio Thiery, 10.11.2009
(8.11.2009) ØØ
Nei suoi duemila anni di vita la Chiesa cattolica si è prodigata nel
combattere il vizio e nel punire con la scomunica e in molti casi con la morte
chiunque fosse accusato di non attenersi alla morale cristiana. Ma coloro che
tuonano contro i peccatori sono immacolati e irreprensibili? Claudio Rendina
ripercorre la storia della Chiesa e svela tutti i vizi capitali, i peccati e le
colpe di cui si è macchiata nel corso del tempo, dalla strage dei musulmani e
degli Albigesi nelle sante crociate, alla persecuzione degli ebrei e delle
streghe fino agli scandali contemporanei. Un percorso peccaminoso che parte
dall’assunzione sacrilega del potere temporale e prosegue con le lotte per il
trono pontificio, passando per il nepotismo, il traffico delle reliquie e la
simonia. Una sequela di misfatti e riprovevoli vizi che non si è conclusa, come
dimostrano i tanti casi di pedofilia di cui si parla ancora troppo poco.
Svelando senza più censure i segreti e le malefatte del Vaticano, Rendina offre
un’analisi chiara, sistematica e coraggiosa, al termine della quale suonerà
quanto mai ironica la sentenza del Dictatus Papæ emesso da Gregorio VII nel
1075 e mai abrogata fino a oggi: «La Chiesa romana non ha mai sbagliato né mai
in futuro sbaglierà, come testimonia la Sacra Scrittura» (segue).
(2.11.2009) ma è proprio vero che la religione islamica non fa
parte della nostra cultura? (apri…)
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Chi
pratica la solidarietà sociale finisce ed è tenuto in galera.. Sui fatti della Magliana, dell’occupazione
della scuola 8 marzo, e degli arresti, vedi:1. Carcere per chi dà casa agli sfollati. 2.
Le vicende e l’appello
la manifestazione in Campidoglio per ottenere la
liberazione ed il proscioglimento di Francesca, Gabriele, Michele,Simone e
Sandro
Chi
pratica per mestiere e con alta professionalità il furto della storia, non fa
una piega a sentirsi chiamare “ladro”.
E’ ritenuto una persona affidabile.
Ma è un “Ladro” di umanità, di dolore,di sentimenti,
di lavoro,di pietà, di dignità, di cultura,di esperienze, di personalità,
di
vita, di memoria

CULTURA DEL RISPETTO Lo ha ripetuto anche il
papa dei cattolici all’Angelus del 20.9.09: RISPETTARE LA PAROLA DATA. Capito
Daniele, Giuseppe, Silvano, Pietro? Dovevate rispettare una lettera-contratto
sottoscritta.
7 anni fa, il 10 agosto 2002, moriva tra mille
sofferenze fisiche ed angosce morali
Marina Forte
Thiery, povero Cristo
Ha vissuto
laicamente una grande vita spirituale ed una impegnata vita sociale, alla
sequela del Vangelo senza credo clericale o potere sacerdotale, senza
manipolazioni ed affari, insegnando ad essere
orgogliosamente se stessi ed
impostando il pensiero critico in migliaia di alunni, nel rispetto della pluralità
delle antropologie e delle culture, dei modi,
delle esperienze e degli stili di vita, delle esperienze, delle intelligenze,
delle ragioni.
La sua
malattia è stata resa irreversibile e la sua morte più repentina dall’angoscia
per la feroce, sacrale e simbolica uccisione di don Emilio Gandolfo (2
dicembre1999), uno dei tanti misteri d’Italia (in un Paese con troppe verità
turbolente, incomplete o artefatte), ed
ancor più dall’impegno che ne è seguito per oscurare e manipolare le complesse
vicende umane, culturali e spirituali di don Emilio Gandolfo, (di cui Marina
era un quarantennale, profondo scomodo testimone) e lo scenario del delitto, creando un clima di
gelosia ed invidia, volto a sopire, troncare, anatemizzare, omettere,
insultare, manipolare, clericalizzare.
Alla morte
di dEmilio iniziò subito un lento e subdolo tentativo
di delegittimarlo. Era un prete complesso, plurale e scomodo. E infatti non è
considerato un martire. Meglio cancellarne, minimizzarne e clericalizzare il
ricordo. E conseguentemente delegittimare i “testimoni”.
Il venticello classico di certe parti d'Italia che calunnia ogni cosa che la
smaschera. Qualcuno si è spinto a parlare di una vendetta magari per “gelosia”,
altri hanno insistito sui meno attendibili dei moventi (il furto e gli slavi).
Non andava detto, ad esempio, che DEmilio era un testimone approfondito e
complesso delle vicende del cattolicesimo italiano del dopoguerra sfociate
nella “rottura” del 1952 dell’Azione Cattolica; che nel 1950 fu mandato in
Sicilia ad imparare l’ubbidienza, servendo la messa al cardinal Ruffini (sic!);
che cercò di allontanarsi dalla sua Compagnia che ricercava il troppo ed il vano, con una lettera del 3 novembre 1957 in cui ci
sono tutti gli elementi per ricostruire la storia del cattolicesimo italiano.
Ma gli storici che contano (vero professor Ignesti? Tra l’altro esecutore
testamentario e perciò “custode” della
memoria di dEmilio) non vogliono e non possono.
Non va detto, ad esempio, che dEmilio prestò grande attenzione alla
chiesa dei poveri, che vide nel Vangelo un progetto alternativo e non un
trattatelo di devozione, che dava una determinata importanza all’elemento
femminile, alla chiesa domestica, a “comunità” laiche che vivevano la vita
civile nell’essenzialità dello spirito evangelico, che fu poi un eminente
protagonista (anche come confidente di politici) della cultura cattolica, come
scrittore ed educatore.
Qualcun altro (Il Giornale dell’estate 2008) più
propriamente ha insinuato di “miliardi e
politica”, facendo riferimento al clima furioso di contrapposizione
nell’ambito del vaticano per la ridistribuire del potere economico. Clima di
cui dEmilio fu angosciato testimone.
Il clima
delle omissioni, delle manipolazioni e delle reticenze ha segnato il lungo
calvario di Marina. Per
lei, povero Cristo, neanche il più modesto gesto di misericordia e di pietà
quando era in vita. Nemmeno ai
condannati a morte per i più atroci delitti, si nega l’ultimo semplice
desiderio. Fu spinta a morire. Nessun rispetto per la
sua identità e dignità nemmeno durante il funerale. Ma la gerarchia cattolica
non parla di omicidio per chi spinge a morire? il papa dei cattolici non dice:
rispettare la dignità della donna?.
Si cercò di
imporre (Io lo voglio) un “teologo”
(un vero difensore della fede: quando comparve, dEmilio, agitando la mano
destra volle significare, adesso son guai)
che era o cercava di accreditarsi come l’uomo di don Achille, e noi ben
sapevamo che cosa dEmilio pensava di don Achille. Il degnissimo teologo
cominciò a scrivere (ricordo assai bene!)
non quanto Emilio diceva, ma quanto avrebbe dovuto dire.
Si cercò la
delegittimazione degli “amici” che più avevano frequentato dEmilio e con lui
avevano studiato e ricercato (Non lo
conoscevi, Non sei degno di farne
memoria). Si proprio quelli con i quali era più in consonanza
,
con quelli che riconosceva come la eco più fedele.
Giuseppe
Ignesti ricordò più volte (poi si è dimenticato di averlo detto) che nei suoi
viaggi a Roma, il primo pensiero di dEmilio era di andare a trovare Marina e
poi Mario Colafraceschi: le persone con cui meglio condivideva i suoi progetti
e le sue speranze, i più accreditati
testimoni delle vicende umane, culturali e spirituali di don Emilio.
Un
personaggio vestito da sacerdote (che si accredita come uno dei protagonisti
della grande chiesa fiorentina e delle vicende politiche e sociali di Giorgio
La Pira) spogliò Marina della sua identità e dignità persino quando era nella
bara ai piedi dell’altare, facendone una monachella beghina, definendola la discepola numero 1 di dEmilio. Che
cazzata! Marina non è
stata mai (né avrebbe mai potuto esserlo) discepola di un “sacerdote” e
soprattutto di un pretino dogmatico e che assolutizzava i propri valori, come
poi ha descritto dEmilio, pur conoscendolo molto, molto bene. Già molto malata,
vedendo in televisione alcune grandi veglie di preghiera, si domandò: "ma questi cattolici sanno solo dir
preghiere?".
Marina era
ben consapevole (come del resto lo era dEmilio) che c’è un solo Maestro (Mt 23,
10: ma voi non fatevi chiamare maestri,
perché uno solo è il vostro maestro, il Cristo). Gli elementi della sua
grande spiritualità li aveva imparati non da un prete, ma in una famiglia
laica, soprattutto dalla zia Annamaria, la stessa che, insegnante del Virgilio,
aveva aiutato Emilio al amare la verità più della vita
. Ma si sa le donne non hanno un’anima, hanno
assolutamente bisogno di una guida spirituale (maschile) ed allora era giusto
ricominciare la caccia alle streghe. Marina era una vera credente, perché era
una vera laica, senza i riti magici dei sacerdoti, senza dogmi e credo
clericali, senza chiese. Anche per questo era una grande amica e “condiscepola”
di dEmilio, uomo della complessità e della pluralità.
Anche per questo c’era grande
“consonanza”.
Marina ed io
non siamo stati né alunni, né discepoli, né figli spirituali di dEmilio, né
seguaci di una religione teologicamente
strutturata. Certo è che non abbiamo mai frequentato quel pretino ignorante,
tutto chiuso nella sua cultura concettuale e greco-latinicista, credulone, e
dogmatico, educatore dei giovani ricchi che i signori Silvano e Pietro hanno
descritto. E’ venuto a casa nostra qualche centinaio di volte. Forse un giorno
ci spiegheranno perché abbiamo frequentato per 40 anni in quel modo dEmilio.
Per ora, per delegittimarlo, vogliono farci credere che abbiamo dormito e
sognato per quaranta anni. O che siamo schizofrenici.
Nemmeno le
bestie più feroci... Va aggiunto che dopo la morte di Marina (il 10 agosto 2002)
si è manifestato un forte impegno per cancellarne la memoria, anche rubando
quanto era stato prodotto per ricordare la sua identità. L’editore aveva
sottoscritto una lettera con cui si impegnava a pubblicare le lettere di Natale
e Pasqua riferendo la consonanza tra dEmilio e Marina. Ma non è successo niente
di tutto questo.
Marina e dEmilio parlavano di quali sono le
attese e le speranze dei giovani, del mondo che cambia, dei secoli di cultura
ignorata o dimenticata dell’universo mondo, della Palestina, terra di passaggio
dall’estremo Oriente all’estremo Occidente e viceversa, dall’estremo Nord
all’estremo Sud e viceversa. Il loro era un dialogo laico. Senza catechesi e
senza giaculatorie. E’ seguita,
e ancora dura, una feroce damnatio
memoriae, al punto che si sono impossessati del lavoro fatto ( un“grande lavoro di trascrizione, di
catalogazione, di scannerizzazione”) senza
nemmeno ricordare lei ed un’esperienza quarantennale. Non è bastato né un
contratto, né un atto registrato dal notaio e neppure l’art.2 della
Costituzione: La Repubblica riconosce e
garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle
formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento
dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Se solo
fossimo un Paese un po’ più normale…Si cercherebbe di capire perché con tante
omissioni (vera e propria omertà) è stato delegittimato un uomo di Dio e sono
stati delegittimati alcuni amici ce ne erano “l’eco più fedele”.
Evidentemente andavano nascoste molte
caratteristiche di dEmilio. Ed il solito “sacerdote” fiorentino lo ha fatto con
infinite “omissioni” ed inventandosi qualche fatto. Ha persino scritto che per
la pubblicazione delle lettere si è cominciato dal III volume perché era tutto
pronto presso l’amico editore Borgia.E’ un’altra incredibile cazzata, perché
sapeva bene come sono andati i fatti. Parte dei volumi era su un sito Web
predisposto da Filippo Thiery, il resto fu completato da me lavorando per
quattro giorni e quattro notti per venire incontro ad un forte desiderio di
Marina. Il volume che ha richiesto pochi giorni per la stampa è uscito dopo 4 (quattro) anni.
A questo
signor Silvano ricordai il dolore, fino ad incidere sulla sua morte, provocato
in Marina dalla mancata pubblicazione dei volumi. Mi rispose con arroganza:tu sai bene perché è morta. Nessuno più
di me è stato così vicino a Marina in quei giorni ed io so bene quanto la
feroce uccisione di dEmilio ed il clima di sopire,troncare,clericalizzare che
ne è seguito hanno influito. Marina è morta per un nuovo tumore ai polmoni, non
una metastasi, manifestatosi nei primi giorni di febbraio del 2000.
La sacra violenza dei santi, la libido dominandi, la determinazione nel
raccontare la loro vera verità, non
gli permette di rispettare la personalità, le esperienze, nemmeno il dolore degli
altri. dEmilio ripeteva che l’amicizia è l’unica cosa che conta. Abbiamo
sperimentato la loro amicizia.
Ma che c’entra Cristo con questo cristianesimo?
Se la religione cristiana è questa, se la tengano.
Hanno creduto di agire in onore di “nostro” Signore.
In realtà hanno agito nell’ interesse economico, del tutto estraneo al Vangelo,
di qualche signore con fascia e berretta.
Ma perché una chiesa tanto violentemente
antifemminile, clericale e disumana? Perché tanta determinazione nel manipolare
la storia? La risposta è semplice: miliardi
e potere.
Questa è
un’occasione per ricordare, con Marina, l’insostenibile inganno della
comunione. Per ricordare che 7 anni non sono stati sufficienti per restituirle l’identità, la dignità e la
memoria.
I suoi amici,
colleghi, alunni la ricordano così.



*
(19.6.09)
Mario Guarino,i mercanti del Vaticano,Affari e scandali:
l'impero economico delle anime, Pagg. 378 � € 18,0,
Kaos edizioni. LA BANCA
DI DIO E I BANCHIERI DEL PAPA:
Una banca papale con le “donazioni” del fascismo. La
“mafia milanese” di Paolo VI. I tre dell’Ave
Maria: Sindona, Marcinkus, Calvi. I crac dell’impero Sindona e del Banco
Ambrosiano.
PORPORE, CAPPUCCI E COPPOLE: La
massoneria in Vaticano. I Cavalieri del Santo Sepolcro a Palermo.
UN PARADISO DI BENI IMMOBILI: Il
censimento sacrilego: l’impero immobiliare del Vaticano a Roma negli anni
Settanta. Il mercato dei luoghi di culto. NUOVI
MERCANTI NEL TEMPIO:
La lobby finanziaria cattolica alle soglie del Duemila. Sette di denari: Legionari di Cristo, Opus Dei, Focolarini,
Comunione e liberazione, ecc.
IL BUSINESS DELLA DIVINA PROVVIDENZA: La holding della follia a Bisceglie, Foggia, Guidonia. La “Lourdes italiana” a San Giovanni Rotondo, nel nome
di padre Pio. PECORELLE SMARRITE E TONACHE SPORCHE: La modernità della Chiesa tra
business, malaffare e criminalità. I miracoli affaristici del prete-manager don
Luigi Maria Verzé.
FEDE E AFFARI A MEZZO MASS MEDIA: La tv dei vescovi e la Radio vaticana. Porpore di potere.
* (2.6.09) ricordando
Pentecoste
Chi pratica per mestiere e
con alta
professionalità il
furto della
storia, non fa
una piega a
sentirsi
chiamare
“ladro”.
“Ladro” di umanità, di dolore,
di sentimenti, di lavoro,
di pietà, di dignità, di
cultura,
di esperienze, di personalità,
di vita, di memoria.
* 12.05.09 Un’opportunità
per Alemanno
Il Sindaco di Roma Alemanno alla presentazione a villa Piccolomini del progetto
per il museo della shoah, il 10 maggio 2009, ha detto: «Non è in nostro potere cambiare il passato - ha sottolineato a ieri il
sindaco – ma lo è invece forgiare il futuro, stigmatizzando ogni ricordo di
quelle azioni criminose e respingendo con assoluta fermezza qualsiasi segnale
di rigurgito, ai nostri giorni, di odio verso l’altro in genere…».
I libri di storia sono pieni di ricordi che giustificano ed enfatizzano
azioni criminose e di odio verso l’altro.
A volte si tratta di targhe messe in bella
vista.
A Trastevere, in piazza San Francesco a Ripa, si enfatizza la missione
di trecento bersaglieri che parteciparono alla guerra di Libia e che “gloriosamente caddero” a Sciara-Sciat, “avvolti da orde barbariche”.
Ebbene, quelle “orde barbariche” altro non erano che patrioti che difendevano le
loro terre, dai “civilissimi”
invasori italiani.
La targa è datata XXI aprile 1912.
Sarebbe il caso di aggiungere una piccola didascalia (rimuovere la
targa, no!) per ristabilire dopo tanti anni una tragica realtà storica: non è
proprio vero che con una guerra di conquista coloniale e di sterminio si
esportava la civiltà.
Il sindaco Alemanno ha una grande occasione per cancellare un episodio
che incita all’odio razziale 12.5.09.
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09.05.09 Mosè e
la «entrata» nella terra di Canaan (vedi…)
Nel momento
in cui il papa visita il Medio Oriente, ponendo molta enfasi sull’esodo verso la
terra promessa, mi sembra necessario riproporre la lettura del libro di Mario
Liverani, Oltre la Bibbia, Storia antica di Israele, Editori Laterza, 1^ed.
2003, 4^ ed. 2005, € 24 e la nota che inserii il 23ottobre 2006 nel sito www.antoniothiery.it
Aggiungo alcuni brani, assai significativi, della pag. 309.
Rimango
convinto che è assolutamente necessario ricostruire le dimensioni storiche
dell’ambiente etnico palestinese per superare le questioni e le inquietudini
ideologiche che creano nella terra siro-palestinese il drammatico stato di
tensione e di guerra.ATHY,
Povero Cristo.
“Cristo predicò il regno di Dio, ma arrivò la Chiesa”. Alfred
Loisy, prete cattolico. (1857-1940)
Discepoli di verità, Povero Cristo, Potere, denaro, omofobia:
Satana nella chiesa di Benedetto XVI, Kaos edizioni, marzo 2009 € 1700
L’epitaffio per papa Ratzinger lo pronunciò il teologo progressista Hans Kung: «Benedetto XVI è sempre vissuto in un ambiente ecclesiastico. Ha viaggiato molto poco. E sempre rimasto chiuso in Vaticano, che è assai simile al Cremlino d’un tempo, dove è al riparo dalle critiche... Difende l’idea del “piccolo gregge”, è un po’ la linea degli integralisti: pochi fedeli e una Chiesa elitaria, formata da “veri” cattolici... La Chiesa rischia di diventare una setta. Molti cattolici non si aspettano più niente da questo Papa»
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Claudio Rendina,
La santa casta della Chiesa, Duemila anni di intrighi, delitti, lussuria,
inganni e mercimonio tra papi, vescovi, sacerdoti e cardinali, Newton Compton
editori,2009, € 12,90. Oggi come ieri: la santa casta è figlia del suo
passato. Dalla Premessa: Un passato che ha visto una santa comunità accumulare
proprietà, gestire catacombe, trafficare reliquie. Con tanto di guerriglia
urbana per eleggere al vertice della piramide il vescovo di Roma, prologo alla
doppia esistenza di papi e antipapi. Al seguito, una corte di ecclesiastici e
diaconi dediti allo sfruttamento delle proprietà terriere, che si inventano la
“penitenza tariffata” per la remissione dei peccati e I ‘obolo dei pellegrini
ai luoghi santi. La Chiesa di Roma diventa Stato facendo carte false di una
donazione di Costantino, si inventa un sacro impero frammentato in Stati
vassalli, fonte di benefici da gestire, con l’unzione di un sovrano a latere,
l’imperatore, solo teoricamente difensore dei beni del vescovo definito papa.
Che si qualifica sovrano temporale, e si circonda di cardinali, vescovi,
presbiteri, diaconi, con un potere finanziario basato su continui lasciti,
dilazioni e rendite di provenienza feudale. Ecco l’origine della santa
casta………..
* Il 9 aprile è il 67°anniversario della nascita di
Marina, ed è anche il Giovedì Santo…(
* 22 marzo : Ho più volte
ricordato che il 22 marzo del 1071 a San Juan de la Peña, nella chiesa simbolo
della cultura mozarabica,
il salmodiare e la modulazione della voce secondo
l’antico rito hispanico fu sostituito dal canto gregoriano. Fu l’inizio della
cancellazione di un popolo, di una civiltà. Un
genocidio. (continua)
* 24 febbraio 1959, esattamente 50 anni fa, Marina ed io cominciammo a chiacchierarci. Cominciò allora un’esperienza che continua ancor oggi attraverso il padre (97 anni), i figli ed i nipoti… (continua)
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(da
La Repubblica, 14.2.2008)UNIVERSITA’, TRA LE MIGLIORI 200 DEL MONDO, un solo ateneo
italiano: Bologna al 192° posto. La Sapienza è al posto 205; il Politecnico di
Milano al 291; Padova al 296; Pisa al 333; Firenze al 349; Napoli (Federico II)
al 398. E così via.
BISOGNA AIUTARE A VIVERE…E MARINA FU SPINTA A MORIRE ANGOSCIATA …….
ADDIO IMPUNITA’ PER GLI
STALKER CON LA TONACA…
SE
VOLETE TROVARE GENTE BUONA CHE FA COSE CATTIVE; RIVOLGETEVI ALLA RELIGIONE…
Cucuteni. Un frutto
esotico o un’antica civiltà dell’Antica Europa?.
E’una mostra a Palazzo della Cancelleria (proprio così, in zona extraterritoriale) sull’antica civiltà fiorita tra il V ed il III Millennio a.C. in un territorio compreso tra Romania, Moldavia ed Ucraina.
La datazione sconvolge (prima dell’Egitto; quasi tremila anni prima della civiltà minoica) ed ancor più sconvolge l’alta qualità tecnica e simbolica dei manufatti esposti, soprattutto dei vasi. E non sono ritrovamenti recenti, ma dell’Ottocento. Già a Parigi nel 1889 nel X Congresso di Archeologia ed Antropologia Preistorica questi reperti sono entrati nel circuito scientifico internazionale.
Ma al di fuori di ristrettissimi ambienti di specialisti nessuno ne ha parlato. Tutto quello che scrivono i manuali scolastici sulla nascita della civiltà e della civiltà occidentale è dunque falso, volutamente falso.
La mostra è stata allestita da Romeni, Ucraini, Moldavi con lo scopo preciso di farsi conoscere, di mostrare che la loro civiltà, anche se oggi sono costretti a fare gli emigranti, i ladri, le prostitute, ha radici ben più profonde del mondo greco che avrebbe espresso le radici d’Europa. Basta guardare ai tanti motivi simbolici per rendersene conto: i numeri mistici (e su tutti la quaternarietà), i segni dell’acqua, della terra madre, la vita e la fecondità, l’eterno ritorno. (vedi…)
Athy, 4 ottobre 2008
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Don Emilio Gandolfo:
“svelati” alcuni segreti di Pulcinella, noti da tempo. Qualcuno li nobilitava
chiamandoli “mistero pasquale”.
In questa calda estate si sono scontrati in una aspra e
prolungata guerra ai lunghi coltelli alcuni grandi poteri (ed essendo in
Italia, poteri con larga componente curiale). Una guerra senza esclusione di
colpi, caratterizzata dal carattere simbolico dei messaggi che si sono
rincorsi. Più che dire, si è lasciato intendere che si sapevano fatti che al
momento opportuno potevano esser divulgati…E così sono stati disvelati alcuni segreti di pulcinella,
cioè ben noti da molti anni, ma gelosamente custoditi, al punto da richiedere
comportamenti che non hanno nemmeno le belve più feroci. Il tutto “nel
supremo interesse della chiesa”, che poi, come ha chiarito Antonio Mancini,
uno dei boss più autorevoli della banda della Magliana, sarebbero «soldi e solo soldi».
Sono caduti alcuni tabù: si è tornati a parlare anche di
don Emilio con tanto di dichiarazioni del colonnello dei Carabinieri di La
Spezia e si sono timidamente alzati alcuni veli sulla potentissima Compagnia di
San Paolo.
Ricorderò solo pochi episodi: 1) il Giornale (certo un quotidiano politicamente importante) ha
tenuto a ricordare (nell’edizione
cartacea del 15 giugno, ribadita il 1 luglio nell’edizione informatica) che
dietro l’omicidio di don Emilio ci sono «miliardi
e politica». E’ lo scenario ben noto, già condannato e definito il troppo e il vano da Emilio già il 3
novembre 1957,al ritorno a Roma dalla sua esperienza siciliana.
2) La Newton Compton Editori», in un libro a larga
diffusione (L’Italia dei poteri occulti)
ricorda il ruolo di Mons. Casaroli sulle vicende dello IOR (pag.60), ed ancora
il ruolo della fazione di Casaroli,
appoggiata da mons. Silvestrini, per minare
il potere di Marcinkus sui cordoni della borsa del Vaticano.
3) Infine il Corriere della Sera (anche questo non un
giornaletto di provincia) il 12 agosto 2008 ha dedicato una pagina intera a
quel ben noto bergamasco mons.manager Nicoli (detto il Marcinkus della diocesi)
che ascrive tra i suoi meriti l’essersi messo a disposizione nel 1995 della
Santa Sede come Delegato Pontificio della
Compagnia di San Paolo.
Così sappiamo ufficialmente (ma lo sapevamo da tempo) che
il “dissesto” non era una cosa che
conoscevano solo pochi, ed all’interno della Compagnia. Da notare che don
Emilio, sapendo che gli sbattevano le
porte in faccia, già nel 1992 si cercò un rifugio a Vernazza, dove nel 1999
trovò una atroce morte simbolica e sacrale (definita in modo blasfemo “mistero pasquale”).
Adesso sono pubblici (noti lo erano da tempo) gli elementi
necessari per scrivere una bella storia su “Don
Emilio e la Compagnia di San Paolo”. Magari con particolare riferimento al
periodo siciliano (1950-1957), quando fu mandato, per temperare la sua
irrequietezza, a servir la messa al card. Ruffini (sic!). A me farebbe molto
piacere perché Marina conobbe dEmilio a Calatafimi nella primavera del 1957 e
da allora fu un confidente delle vicende umane, culturali e politiche di quel
povero prete. Volendo custodire i segreti di Pulcinella, era naturale che fosse
decretata la damnatio memoriae di
Marina. Tra gli amici di don Emilio c’è anche uno storico molto autorevole. Di
quelli che contano, che potrebbe e
saprebbe farlo. Ma non lo farà mai. Perché la manipolazione della
storia, delle coscienze, delle identità e delle dignità sono strumenti
formidabili per la gestione e conservazione del potere.
Dopo questa penosa estate, a me rimane l’amara
constatazione che le “novità” erano tutte cose ben risapute. Non era proprio
necessario creare quel clima di sopire, troncare, manipolare, insultare,
clericalizzare, ecc.ecc. Le bestie più feroci si sarebbero comportate con più
umanità. E magari qualcuno è autorizzato a pensare, ma sarebbe un pensiero
osceno, che un po’ di quei tanti soldi siano rimasti nelle tasche di dEmilio.
Ad esempio, se don Emilio fosse stato come è stato
descritto (e per farlo si sono appropriati travisandolo di un gran lavoro di trascrizione, di
catalogazione, ecc. fatto con altro fine) Marina ed io non avremmo mai
avuto motivo di frequentarlo: non è stato neppure il nostro insegnante di
religione, né la nostra guida spirituale.
Mi dà conforto che Davide Maria Turoldo, in una intervista
del 1986, rimasta nascosta ed ora in corso di pubblicazione, ma anticipata in
parte, guarda caso, dal Corriere della Sera, richiama l’attenzione sugli
articoli che Pasolini scrisse sullo stesso Corriere. Anch’io ho ricordato tante
volte che bisognava prestare attenzione a quegli articoli (Cfr. il 18 ottobre 1975,
pochi giorni prima del feroce omicidio) che attaccavano duramente alcuni poteri
democristiani e cattolici. Innegabile il ruolo della Compagnia di San Paolo.
Diceva:”Due modeste proposte per
eliminare la criminalità in Italia: a) abolire immediatamente la scuola media
dell’obbligo; b) eliminare immediatamente la televisione”.
Infine un invito a mettere a confronto i libretti di
dEmilio su san Paolo, ed in particolare il libretto “Sulle orme di Paolo in Asia Minore”, pubblicato nel 1994 senza imprimatur ed il libretto
riassuntivo “sui passi di san Paolo”,
pubblicato dalle edizioni ISG nel 2001 con
imprimatur. Provare per credere.
Una domanda: quando ci sarà restituita la nostra identità
e dignità?
Athy. Roma, 4 ottobre 2008
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luglio 2008-07-2008 -
Alcuni giornali hanno
ripreso ad interessarsi al caso della feroce uccisione di don Emilio Gandolfo.
Riporto qui il testo apparso il 1 luglio su il Giornale.it, che del resto
riproduce l’articolo già apparso sull’edizione cartacea nei giorni precedenti. Avendo assiduamente frequentato con Marina
dEmilio, anche per motivi di ricerca e di studio, per 40 anni, fino a 20 giorni
della morte, non abbiamo mai nascosto che rimanemmo colpiti dal clima di
sopire, troncare, minimizzare la vita e la morte di un uomo e di un prete tanto
significativo.
n. 155 del 2008-07-01 pagina 5
Miliardi e politica dietro la morte di don
Emilio
di
Alberto Vignali
da La Spezia
Chi ha ucciso don Emilio Gandolfo una
decina di anni fa? È possibile che nessuno, in un paesino di case arroccate,
quella notte non abbia udito nulla, visto che è ormai certo che il prete venne
torturato per 45 minuti (gli frantumarono tutte le costole e persino le dita
delle mani)? Chi erano quelle persone che hanno girato per giorni facendo
domande? E poi cosa c’entra un «traffico» di pellicce dalla Georgia-Russia,
collegamento ipotizzato da un altro religioso, padre Magni? Uno dei più
misteriosi omicidi avvenuti sulla costa ligure, un giallo di quelli che non
hanno la soluzione scritta nelle pagine finali di un romanzo, torna alla
ribalta delle cronache. Un caso di cui si parla poco, come se l’omicidio di un
prete «importante», torturato all’interno della sua casa, senza che sia stato
rubato nulla di evidente, sia qualcosa di normale.
Ma negli scorsi giorni qualcosa si è mosso, due fatti: una notizia pressoché
ufficiale ed una voce che tra i «bene informati» è quasi una certezza. La prima
è la scelta dei carabinieri di riprendere in mano il caso, anche con nuovi
sistemi investigativi, l’altra è che qualcun altro ha investigato
«segretamente» su questo caso.
La storia è quella dell’omicidio di don Emilio Gandolfo, ucciso una notte di
dicembre di nove anni fa a Vernazza. Nella notte del 3 dicembre 1999 il borgo
di Vernazza venne sconvolto dal macabro delitto: il parroco massacrato di botte
nella sua abitazione, adiacente la chiesa. Il corpo venne trovato nella camera
da letto, in mezzo a un disordine generale, i fili del telefono strappati. Gli
assassini picchiarono a lungo don Gandolfo, procurandogli numerose fratture.
L'autopsia ha collocato l'ora della morte tra le 20,30 e le 21,30. La
ricostruzione poi indica che alle 19,30 qualcuno è entrato in casa, al quarto
piano del palazzo della canonica, probabilmente dopo essersi fatto aprire dallo
stesso sacerdote l'ingesso principale. Infatti non sono stati rilevati segni di
effrazione, mentre accanto alla porta che dà accesso alle scale sono state
trovate macchie di sangue. Da quella casa sparirono floppy disc, un
diario-agenda e anche il cellulare del prete, ma non venne preso oltre un
milione di lire in contanti (suddiviso in sei buste nello scrittoio della
camera) né un prezioso crocefisso, gettato sul letto vicino al cadavere. Nella
chiesa attigua c’era un prezioso calice che non è stato toccato. Però i locali
della canonica vennero stati messi a soqquadro, come se gli assassini
cercassero qualcosa.
Oggi, a distanza di quasi un decennio, il mistero è ancora tale, ma negli
«ambienti» si parla anche di oscure presenze, di persone sconosciute che
girarono a Vernazza in quei giorni a chiedere in giro informazioni, come se
fossero cronisti, ma che giornalisti non erano.
Così adesso che il caso, mai chiuso, è stato ripreso da un team speciale dei
carabinieri certe presenze tornano alla memoria di alcuni abitanti. Chi erano
quelle persone? Chi le aveva mandate? Forse quelle strane figure, che non erano
investigatori né tantomeno rappresentanti della stampa, sono collegate alla
storia personale di don Gandolfo che tutto era tranne che un comune prete di
paese. Don Emilio Gandolfo era un intellettuale di valore. Faceva parte del
cenacolo del cardinale Ferrari, che univa personalità laiche e cattoliche.
Negli anni '80 era stato consulente ecclesiastico dell'Ambasciata d'Italia
presso la Santa Sede, poi era stato spostato in Liguria, presso la parrocchia
di Santa Margherita di Antiochia a Vernazza, nelle Cinque Terre. Don Emilio era
un biblista di fama mondiale, studioso ed esponente dell’intellighenzia
ecclesiastica, ma anche un profondo conoscitore della curia romana e del potere
politico che si esercita nella capitale. Era amico, forse confessore, di molti
potenti, soprattutto della ex Dc. Ed era stato consigliere spirituale di
Amintore Fanfani, più volte presidente del consiglio.
L’indagine oggi è in mano al colonnello Paolo Zito, comandante provinciale dei
carabinieri da un anno, che ha ripreso in mano l’inchiesta. C’è un fascicolo,
un voluminoso dossier informativo, di migliaia di pagine, ma anche reperti,
tracce di dna ed altro. Gli strumenti tecnologici in possesso oggi alla scientifica,
rispetto al 1999, sono avanzatissimi e potrebbero essere risolutivi. I
carabinieri stanno investigando a 360 gradi senza trascurare alcuna pista. Ma
secondo indiscrezioni hanno imboccato quella dei misteri romani, con un
business miliardario legato ad una fondazione filantropica, che era già stata
intrapresa a ridosso del delitto. Nelle scorse settimane i carabinieri hanno
chiesto e ottenuto un incontro con la figlia di Fanfani, si è trattato comunque
di un colloquio informale, per sapere se don Emilio si fosse confidato con
l’alto esponente democristiano, se gli avesse esternato angosce e paure di quel
periodo. Sono state accantonate le ipotesi che riguardano un’aggressione di
balordi, difficile pensare anche all’ipotesi di un furto finito male.
Resta poi il silenzio assoluto che arriva dal piccolo borgo di Vernazza.
Nessuno ha visto nulla, nessuno ha sentito nulla, nessuno ha nulla da dire.
Così è stato in questi anni, forse dopo che strane figure non identificate si
aggirarono per la località facendo troppe domande. Mai una lettera anonima, né
un sospetto o una voce sussurrata. Ed appare strano se si pensa al luogo dove
si è svolto l’omicidio: Vernazza. In questo piccolo borgo delle Cinque Terre
ogni anomalia viene notata, qui in inverno anche chi viene dalla città è visto
come uno straniero. Ma in quel giorno di dicembre nessuno vide nulla.
Forse c’è un segreto, vincolato dalla presenza di «curiosi» non identificati,
che qualcuno a Vernazza sta ancora gelosamente custodendo, anche dopo tanti anni.
è 8.5.1 come sarebbe facile esser cristiani se non ci fosse il Vangelo
è 11-14.4.08 E’ morto padre Peppino
è 9.4.08 Marina Forte
Thiery: l’insostenibile inganno della comunione
è 9.4.08. Sollecito al parroco della Chiesa Nuova per esser cancellato
dai registri parrocchiali
è 25.3.08
Il papa non ha altro da dire?
è
ANNO
2008 con l’augurio che sia
possibile ritrovare riconoscimento e
rispetto della pluralita’ delle condizioni umane
è 25 dicembre
2007, il Natale e la “libido
dominandi”
è 2
dicembre: otto
anni fa don Emlio Gandolfo è stato ucciso in modo feroce, sacrale e simbolico.
è
3 Novembre. Don Emilio Gandolfo: una lettera di 50 anni fa per
riscoprire un Homo grande
è23
ottobre 2007. Il sacerdozio, gli equivoci continuano
è 9 ottobre 2007: il libro e le abitudini di lettura degli italiani.
è settembre 2007 Said: umanesimo e critica democratica
è 16 agosto 2007:non c’è bisogno della sottomissione al magistero ecclesiastico
è luglio-agosto 2007: 5 anni fa moriva Marina Forte Thiery.