Note e commenti

 

Lo psicologismo del simbolo e non il realismo del mito

                                             per riconoscere il cristianesimo delle origini.

Questa è una delle illustrazioni del bel libro “il simbolo dei giudei cristiani”, del 1962 del prof.Emmanuele Testa, amico carissimo di dEmilio, docente all’Università urbaniana e all’Istituto biblico di Gerusalemme, venuto tante volte a far conferenze a Villa Bassi, che, almeno su di me, hanno sollecitato la curiosità della ricerca e lasciato segni indelebili sul cristianesimo delle origini, così lontano dalla tradizione e dal magistero cattolico di santa romana chiesa. Come dimenticare l’occasione in cui ci spiegò le differenze, frutto di risultati archeologici,nel modo di intendere e somministrare il Battesimo, tra la famiglia di Maria e quella di Giuseppe?

E le eresie? Padre Bagatti direttore dell’Istituto di Gerusalemme era solito rispondere: lascia stare le eresie. Certo frutto di sensibilità, di tradizioni e di culture diverse, in un cristianesimo poligenetico e praticato da popoli diversi.

Di Testa ricorre il 13 gennaio il II^ anniversario della morte. Autore di un libro che lessi avidamente alla Biblioteca Hertziana di Roma, mentre preparavo la tesi di laurea, ricercando avidamente i rapporti tra Oriente e Occidente, estranei al “greco latinicismo” nelle comunità cristiane dei primi secoli.

       Capii bene perché il prof. Testa accolse con entusiasmo nel 1978 la pubblicazione dell’altrettanto bel libro di Marcel Jousse, Antropologia del gesto. Testa confidò a dEmilio: ”risolve tutti i problemi delle origini”. Emilio mi trasmise subito questa “informazione” e mi sollecitò alla lettura di Jousse.

Jousse già nel 1942 alla Sorbona (vedi. M.Jousse, Il contadino come maestro, 2012) sosteneva :”Straordinario! È che il formidabile contadino Yeshùa di Nazareth, il fondatore della nostra Civiltà, non ha mai scritto una sola parola! Potete mostrarmi una frase aramaica del vostro Dio? Mostratemi dunque cosa ha scritto per fondare questa Civiltà che desiderate difendere. Cosa? Voi ignorate tutto di lui. È questa la domanda che voglio farvi…maneggiamo l’aramaico, anche lì ancora, si, riuscirete a sentire quel Rabbi-contadino galileo che vi parla degli uccelli del cielo e dei gigli dei campi e del seme che cresce nella terra fertile... e dei mille gesti dell’uomo. Ma i vostri predicatori, i vostri imbrattacarte non ci danno altro che un immenso magazzino di scheletri sottratti a Platone e agli altri. E questo va detto.. Voi parlate di Gesù ma non conoscete l’aramaico…ignorate la lingua, la pedagogia. Bisogna che l’impariate”.

Va ricordato che Jousse era uno straordinario conoscitore della civiltà greca, al punto che già all’età di 13 anni componeva poemetti in greco!

Segni e simboli e noi facciamo filologia! Al realismo del mito, come sostenevano sia Testa, sia Jousse ( e perché no, dEmilio), va sostituito lo psicologismo del simbolo.

Antonio Thiery, 13,1,2013

 

P.S. Va ricordato che dEmilio, compagno di studi di Testa, trascorse un anno con una borsa di studio, tra il 1984 ed il 1985 a Gerusalemme e Betlemme, all’Istituto Biblico Francescano. dEmilio allora aveva 55 anni: non smise mai di ricercare. Secondo il Vangelo di Tommaso, il Cristo non vince le forze del mondo servendosi del dolore. La sua arma non è la sofferenza, ma la conoscenza che esce dal tempo e diventa eterna, cosmica.

Il testo, amatissimo da Emilio è ormai accettato, ma non utilizzato, da Santa Romana Chiesa. Nella Spagna altomedievale (VII secolo chiesa di San Pedro de la Nave) esistono precise testimonianze dell'importanza dei vangeli di Tommaso e Filippo, accanto al ruolo di Pietro e Paolo.

 

2 Gesù disse: «Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato; quando avrà trovato si stupirà. Quando si sarà stupito, si turberà e dominerà su tutto»

 

39. Gesù ha detto: «il fariseo e lo scriba/ hanno rubato la chiave della conoscenza/e l'hanno sotterrata./Così non solamente non sono entrati, ma non/Hanno lasciato entrare quelli che volevano.

 

Su La repubblica di domenica 9settembre 2012, Vito Mancuso, così inizia un lungo articolo:                                                                                                                                      

LOPERAZIONE-ANESTESIA SUL CARDINAL MARTINI.

«Con uno zelo tanto impareggiabile quanto prevedibile  è cominciata nella Chiesa l’operazione-anestesia verso il cardinal Carlo Maria Martini, lo stesso trattamento ricevuto da credenti scomodi come Mazzolari, Milani, Balduccj, Turoldo, depotenziati della loro carica profetica e presentati oggi quasi come innocui chierichetti.».

Sono persone che ho conosciuto o frequentato, ma aggiungerei altri nomi. Potrebbero essere centinaia, migliaia. Mi limiterò a tre: Giorgio La Pira, Emilio Gandolfo, Marina Forte Thiery.

 

Mancuso così prosegue:

«A partire dall’omelia di Scola per il funerale, sulla stampa cattolica ufficiale si sono susseguiti una serie di interventi la cui unica finalità è stata svigorire il contenuto destabilizzante delle analisi martiniane per il sistema di potere della Chiesa attuale. Si badi bene: non per la Chiesa (che anzi nella sua essenza evangelica ne avrebbe solo da guadagnare), ma per il suo sistema di potere e la conseguente mentalità cortigiana. Mi riferisco alla situazione descritta così dallo stesso Martini durante un corso di esercizi spirituali nella casa dei gesuiti di Galloro nel 2008: “Certe cose non si dicono perché si sa che bloccano la carriera. Questo è un male gravissimo della Chiesa, soprattutto in quella ordinata secondo gerarchie, perché ci impedisce di dire la verità. Si cerca di dire ciò che piace ai superiori, si cerca di agire secondo quello che si immagina sia il loro desiderio, facendo così un grande disservizio al papa stesso”. E ancora: “Purtroppo ci sono preti che si propongono di diventare vescovi e ci riescono. Ci sono vescovi che non parlano perché sanno che non saranno promossi a sede maggiore. Alcuni che non parlano per non bloccare la propria candidatura al cardinalato. Dobbiamo chiedere a Dio il dono della libertà. Siamo richiamati a essere trasparenti, a dire la verità. Ci vuole grande grazia. Ma chi ne esce è libero”.

Quello che è rilevante in queste parole non è tanto la denuncia del carrierismo, compiuta spesso anche da Ratzinger sia da cardinale che da Papa, quanto piuttosto la terapia proposta, cioè la libertà di parola, l’essere trasparenti, il dire la verità, l’esercizio della coscienza personale, il pensare e l’agire come “cristiani adulti” (per riprendere la nota espressione di Romano Prodi alla vigilia del referendum sui temi bioetici del 2005 costatagli il favore dell’episcopato e pesanti conseguenze per il suo governo). E precisamente questo invito alla libertà della mente ad aver fatto di Martini una voce fuori dal coro nel l’ordinato gregge dell’episcopato italiano e a inquietare ancora oggi il potere ecclesiastico. Diceva nelle Conversazioni notturne a Gerusalemme: “Mi angustiano le persone che non pensano, che sono imbalìa degli eventi.Vorrei individui pensanti. Questo è l’importante. Soltanto allora si porrà la questione se siano credenti o non credenti”. Ecco il metodo-Martini: la libertà di pensiero, ancora prima dell’adesione alla fede. Certo, si tratta di una libertà mai fine a se stessa e sempre tesa all’onesta ricerca del bene e della giustizia (perché, continuava Martini, “la giustizia è l’attributo fondamentale di Dio”), ma a questa adesione al bene e alla giustizia si giunge solo mediante il faticoso esercizio della libertà personale. E questo il metodo che ha affascinato la coscienza laica di ogni essere pensante (credente o non credente che sia) e che invece ha inquietato e inquieta il potere, in particolare un potere come quello ecclesiastico basato nei secoli sull’obbedienza acritica al principio di autorità. Ed è proprio per questo che gli intellettuali a esso organici stanno tentando di annacquare il metodo-Martini. Per rendersene conto basta leggere le argomentazioni del direttore di Civiltà Cattolica secondo cui “chiudere Martini nella categoria liberale significa uccidere la portata del suo messaggio”, e ancor più l’articolo su Avvenire di Francesco D’Agostino che presenta una pericolosa distinzione tra la bioetica di Martini definita “pastorale” (in quanto tiene conto delle situazioni concrete delle persone) e la bioetica ufficiale della Chiesa definita teorico-dottrinale e quindi a suo avviso per forza “fredda, dura, severa, tagliente” (volendo addolcire la pillola, l’autore aggiunge in parentesi “fortunatamente non sempre”, ma non si rende conto che peggiora le cose perché l’equivalente di “non sempre” è “il più delle volte”). Ora se c’è una cosa per la quale Gesù pagò con la vita è proprio l’aver lottato contro una legge “fredda, dura, severa, tagliente” in favore di un orizzonte di incondizionata accoglienza per ogni essere umano nella concreta situazione in cui si trova. Martini ha praticato e insegnato lo stesso, cercando di essere sempre fedele alla novità evangelica, per esempio quando nel gennaio 2006 a ridosso del caso Welby (al quale un mese prima erano stati negati i funerali religiosi in nome di una legge “fredda, dura, severa, tagliente”) scrisse che “non può essere trascurata la volontà del ma lato, in quanto a lui compete — anche dal punto di vista giuridico, salvo eccezioni ben definite — di valutare se le cure che gli vengono proposte sono effettivamente proporzionate”. Questa centralità della coscienza persona le è il principio cardine dell’unica bioetica coerente con la novità evangelica, mai “fredda, dura, severa, tagliente”, ma sempre scrupolosamente attenta al bene concreto delle persone concrete.

Martini lo ribadisce anche nell’ultima intervista, ovviamente sminuita da Andrea Tornielli sulla Stampa in quanto “concessa da un uomo stanco, affaticato e alla fine dei suoi giorni”, ma in realtà decisiva per l’importanza dell’interlocutore, il gesuita austriaco Georg Sporschill, il coautore di Conversazioni notturne a Gerusalemme. Ecco le parole di Martini: “ il clero né il Diritto ecclesiale possono sostituirsi all’interiorità dell’uomo. Tutte le regole esterne, le leggi, i dogmi ci sono dati per chiarire la voce interna e per il discernimento degli spiriti”. E questo il metodo-Martini, è questo l’insegnamento del Vaticano Il (vedi Gaudium et spes 16-17), è questo il nucleo del Vangelo cristiano, ed è paradossale pensare a quante critiche Martini abbia dovuto sostenere nella Chiesa di oggi per affermarlo e a come in essa si lavori sistematicamente per offuscar.»

RIPROOUZIONE RISERVATA

 

E’ MORTO IL CARDINAL MARTINI; SACERDOTE DI SANTA ROMANA CHIESA

 

Vorrei ricordare queste note, tratte da da Paul Gauthier.il velo si squarciò, ed.Qualevita 1989. Paul Gauthier fu uno dei grandi protagonisti del Concilio Ecumenico Vaticano II ed uno dei grandi ispiratori di dEmilio Gandolfo

p.56, Un giorno avrei capito che la Nuova Alleanza di Gesù abolisce ogni direzione di coscienza: “Nessuno dovrà più istruire il suo concittadino, né il suo fratello dicendo: ‘Conosci il Signore’, poiché tutti mi conosceranno dal piccolo al grande” (Ebrei 8,11; Geremia 31, 3 1-34).

Lettera agli Ebrei, mi fermai sul versetto 4 del capitolo 8: “Se fosse sulla terra, Gesù non sarebbe nemmeno sacerdote”.

Quella interpretazione della lettera agli Ebrei ci confortò. Per favorire l’adesione degli Ebrei (6), ai quali l’Autore si rivolge, il Cristo è presentato come il sovrano ed unico prete che, col suo unico sacrificio, sostituisce ed abolisce tutti gli altri preti (7, 24) e ogni altro sacrificio diverso dal “sacrificio di lode,frutto delle labbra che confessano il Nome, la beneficenza e l’aiuto fraterno”.

La Lettera parla solo di “guide”, che annunciano la Buona Novella e dirigono la comunità (13,7). Nessuna traccia in questa Lettera di presbiteri-sacerdotes cristiani, mediatori di grazia, dotati del potere di consacrare. Tali poteri sono stati introdotti dopo la morte degli apostoli, dietro diverse influenze ebraiche e romane. La Lettera afferma che nella Nuova Alleanza, nessuno dovrà più porsi come mediatore tra Dio e l’umanità (7); Dio parla nei cuori e si rivela nell’intimo della coscienza (8, 10-11).

p.173, Rivestendo l’abito del Gran Sacerdote, la “guida”, il “dirigente”, il “presidente” della comunità cristiana, ne era diventato il “gran sacerdote” e la Cena si trasformava in “Santo Sacrificio”. L’Antica Alleanza riassorbiva così la Nuova. A Roma, dopo Costantino, il papa erediterà dall’imperatore in declino il titolo di “Summus Pontifex”, Sovrano Pontefice, capo supremo della religione ufficiale. Così, a partire da Gerusalemme e da Roma, il sacerdozio entrerà nella Chiesa. E quando, dal 1941 al 1971, per celebrare la Messa, il Santo Sacrificio, rivestivo i paramenti sacri (amitto, camice, cingolo, manipolo, stola, casula), indossavo anch’io le vesti dei preti ebrei e di tutti i sacrificatori. Non avevo ancora capito che commettevo un “sacrilegio” contro la Nuova Alleanza, che aveva abolito tutti quei sacerdozi.

Il sacerdozio è assente dalla parola, dalla prassi, dal pensiero di Cristo. Gli è addirittura contrario. E’ stato introdotto nella Chiesa molto tempo dopo la morte degli apostoli.

Quel convito di liberazione del popolo e di condivisione fraterna è divenuto un “sacrificio”, contro la stessa volontà di Gesù che ha detto: “Sono venuto ad abolire i sacrifici e se non smettete di fare sacrifici la collera sarà vicino a voi” (20), e che per ben due volte (Mt. 9, 13; Mt. 12, 7) ricorda le parole del profeta Osea: “Desidero la misericordia e non il sacrificio” (6,6).

Gesù ha detto che non dobbiamo avere né Rabbi, né Padre, né Dottore, poiché abbiamo un solo Cristo (Mt. 23,8).

 

 

Quest’anno, invece della Pasqua, ricordo la nascita di Marina Forte Thiery avvenuta il 9 aprile 1942. Avrebbe compiuto 70 anni, se non fosse stata spinta a morire angosciata e prima del tempo il 10 agosto 2002. 

Donna di immensa cultura cosmopolita, tesa a dare ai suoi allievi uno spirito critico, profondamente laica alla sequela di un Vangelo sine glossa, senza sacerdoti né preti, senza dogmi e senza chiese ed anche per questo testimone scomodo delle vicende umane, culturali e spirituali di don Emilio Gandolfo, ferocemente assassinato in modo sacrale e simbolico

il 2 dicembre 1999.

Per lei, povero Cristo, da parte dei cosiddetti amici di don Emilio, neanche il più modesto gesto di misericordia  e di pietà quando era in vita, accentuando le avversità terrene; nessun rispetto per la sua identità e dignità nemmeno durante il funerale; e, dopo morta, un forte impegno per cancellarne la memoria, anche appropriandosi  di quanto era stato prodotto per ricordare la sua identità.

E’ stata definita dall’altare (che orrore!) discepola numero uno di un pretino descritto come clericale, ignorante, monoculturale, integrista. Ma perché lo avrebbe frequentato? Era proprio così schizofrenica?

E questo è l’amore “cristiano” ed il rispetto per la vita e la “persona” mostrato,  con tanta solerzia da Silvano, Giuseppe, Pietro, Daniele, Paolo, ecc. ecc.:un “cristianesimo” senza Cristo e senza  nessuno spirito evangelico.

Nella sua lunga storia fatta di  “disonestà apologetiche”, di crociate, di roghi, di morte e di inquisizioni, è sempre più evidente che il cattolicesimo ha ben poco a che vedere con il cristianesimo e che l’immagine che viene imposta di dEmilio è del tutto estranea alle sue esperienze culturali, sociali e spirituali. Diceva: l’amicizia è l’unica cosa che conta. E noi lo abbiamo avuto come amico carissimo, come condiscepolo dell’unico Maestro,  non certo come maestro.

 

La falsificazione della storia è l’elemento primo per la gestione del potere.

E questo è il rispetto per gli articoli 2 e 3 della Costituzione

 

DOMENICA DELLE PALME

 

Adesso lo spettacolo è finito.

Adesso lo spettacolo è finito. Potete tornare a casa: noi andiamo dentro a dir messa. Così la domenica delle palme del 1973 il parroco dEmilio Gandolfo chiuse la cerimonia della benedizione delle palme fuori della chiesa di Sant’Andrea a Levanto. Sapeva bene che gran parte della liturgia è frutto di “disonestà apologetica”, ed è vissuta come spettacolo, come atto devozionale e come folklore.

                                               

 

Sono « cattolici », ma non cristiani.

 «Non se autem glorietur Christianum, qui nomen habet et facta non habet .Ubi autemt nomen secutum fuerit opus, certissime ille est Cristianus, quia se factis ostendit Christianum, ambulans sicut et  ille ambulavit a quo et nomen traxit

«Non si vanti un cristiano, se di cristiano ha il nome, ma non le opere: quando al nome seguirà l’opera, allora, senza dubbio alcuno, sarà cristiano, perché tale si mostrerà con i fatti, camminando così come camminò colui dal quale ha preso nome.»

(Etimologie o Origini di Isidoro di Siviglia, scritte tra il 624 ed il 636, dal libro VII, (XIV 3) una specie di enciclopedia diffusissima del sapere medievale, ne rimangono oltre 1.000 copie).

Credo che al giorno d’oggi la quasi totalità di quelli che si dicono cristiani facta non habent e non camminano come camminò colui dal quale  prendono il nome.

Sono « cattolici », ma non cristiani.

 

settembre2011                                                        

Ha senso la figura del sacerdote nell'orizzonte cristiano? Nel Vangelo il termine non è mai usato in riferimento ai discepoli di Gesù. I sacerdoti (clicca) sono sempre la controparte, connotati con un giudizio negativo, sino all'insulto:

 

 

19 febbraio (clicca)

 san Beato(clicca)

 

Novità  £ UMBERTO ECO, BEATO E LA CHIESA APOCALITTICA GIOVANNEA (1.2012)

 

Va ricordato che nel Vangelo non si parla neppure un volta di sacerdozio.

 

 

v 22 MARZO 1071. I MOZARABI E I GENOCIDI CULTURALI-

1 NOTA 2001; 2.nota 2005; 3.nota 2008; 4.Integrazione; 5.Il canto

il più vecchio (99 anni) e la più giovane (3 anni)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

        Nonno Mario, cavaliere di gran croce, ha compiuto 99 anni, e li ha festeggiati in famiglia con i nipotini: Olivia Lila, Serafino Safran; Stella e, in foto, Emilio Otto.

Nonno Mario, è il padre di Marina. Protagonista e testimone di un secolo di storia; non ha mai avuto l’umano conforto di vedere riconosciuta a sé e alla sua famiglia l'educazione culturale, civile, spirituale della figlia, rivendicata (che orrore! Che falsità!,CHE SCHIFO! ) durante i funerali ,stesa nella bara ai piedi dell'altare, dai preti. E' stata definita discepola numero uno di un pretino descritto come ignorante, clericale, fondamentalista, bugiardo. E pensare che QUEL PRETINO aveva scritto che era stato aiutato, dalla zia di Marina, ad amare la verità più della vita.

 

 

 

v NATALE C’è chi festeggia il “santo” natale e chi ricorda i 2.000 anni di odio e di disprezzo nei confronti delle donne della religione cristiana ( che ha ben poco se non nulla a che vedere con Gesù e con il Vangelo).

Li ricorda per averne sperimentato la gratuita spietatezza, non dimenticando che Marina è stata fatta morire prima del tempo ed angosciata e che dopo morta, ne è stata cancellata la dignità e la memoria.

Forse perché un testimone scomodo delle vicende umane, religiose e culturali che hanno portato all’omicidio di Emilio Gandolfo, non è stata rispettata (e con lei, il padre, il marito, i figli) neppure stesa nella cassa ai piedi dell’altare.

 

Il linguaggio della divinità, presso tutti i popoli, in origine è femminile. Con la nascita del dio unico e delle religioni patriarcali, il linguaggio diventa autoritario e maschilista. Si passa dalla sacralità della donna al disprezzo.

Per il cristianesimo la donna è un essere inferiore, che non fu creato da Dio a Sua immagine. Secondo l’ordine naturale, le donne devono servire gli uomini. Serve a soddisfare la libidine degli uomini.

Può guadagnarsi il paradiso solo diventando discepola di un sacerdote.

Ma va ricordato che nel Vangelo non si parla neppure un volta di sacerdozio.

 

v 2 dicembre 1999

Emilio Gandolfo, prete scomodo, angosciato per tutta la vita, passata in un clima di persecuzione, grato agli amici laici per averlo aiutato ad amare la verità più della vita, il 2 dicembre 1999 è stato ammazzato.

Aveva una grande ”mente multiculturale”, aperta a tutte le culture dell’uomo, e cercava le “radici”della sua fede in ogni parte del mondo, anche in Cina ed in Argentina.

Viene ricordato non com’era, ma come avrebbe dovuto essere ed è ridotto ad un pretino clericale ed ignorante, monoculturale, baluardo della civiltà giudeo-greco-romana, ossequiente a quella che Congar chiama la “disonestà apologetica.”

 

v10 AGOSTO 2011 In memoria di Marina Forte Thiery,

fatta morire  angosciata e prima del tempo da buoni preti e da buoni cristiani, evidentemente per guadagnarle il paradiso,, il 10 agosto 2002.

Da quando nel III secolo è stato inventato il sacerdozio cristiano (Tertulliano, Cipriano, Origene, Ippolito) è esploso il fondamentalismo e la sacra violenza dei santi si è espressa in mille modi, con gesti atroci, ma definiti “santi” e “necessari”.

Marina era donna di immensa cultura cosmopolita, tesa a dare ai suoi allievi uno spirito critico. Profondamente laica, alla sequela di un Vangelo sine glossa, senza preti, senza dogmi e senza chiese (la chiesa è l’umanità tutta intera, dall’inizio alla fine dei tempi), ed anche per questo testimone profonda delle vicende umane, culturali e spirituali di dEmilio Gandolfo, prete scomodo, prudente ed obbedientissimo ribelle, aperto a tutte le culture del mondo, amante della verità più della vita e perciò ferocemente assassinato in modo sacrale e simbolico il 2 dicembre 1999 ed ora clericalizzato e presentato come un pretino ignorante, monoculturale e credulone.

Per Marina, povero Cristo, neanche il più modesto gesto di misericordia e di pietà quando era in vita, accentuandone le avversità terrene; nessun rispetto per la sua identità e dignità nemmeno durante il funerale, e, dopo morta, un forte impegno per la damnatio memoriae, per cancellarne la memoria, anche rubando quanto era stato prodotto con fatica per ricordare la sua identità.

 

E’ questa la carità “cristiana” ed il rispetto per la vita e la “persona” mostrato con tanta solerzia da Silvano, Giuseppe, Pietro, Daniele, dal Gran magistrato, ecc.ecc., evidentemente impegnati a creare una falsa immagine di dEmilio forse per depistare e nascondere un atroce delitto: un cristianesimo senza Cristo e senza nessuno spirito evangelico: la fede senza la carità non serve a niente.

Questo è il rispetto degli articoli 2 e 3 della Costituzione italiana.

La falsificazione della storia è l’elemento primo per la gestione del potere.

 

v Brevi note all’articolo su Il fattoquotidiano pagina 18 Venerdì 25 marzo 2011, Gesù non era cristiano, di Paolo Flores d’Arcais, relativo al libro di Joseph Ratzinger su Gesù. Flores d’Arcais  dice: “Nulla di scandaloso se un Papa si mette a fare opera di teologia o di devozione. Ma Benedetto XVI, nel suo ultimo libro, pretende di fare anche lo storico” ed usa alcune smaccate falsità, è costretto a prodursi in quelle che sotto il profilo delle fonti sono vere e proprie falsità, talvolta incredibilmente smaccate”. (segue)

 

v 2 dicembre 1999 in ricordo di don Emilio Gandolfo: 2 dic.2010 NON MI UCCISE LA MORTE.htm

 

v In ricordo di un decennale e delle menzogne e violenze che, in un Paese come l’Italia dove regnano i preti, consentono l’esercizio del potere.

 

Il 31 ottobre 2000 andammo dal notaio, per registrare l’associazione degli amici di don Emilio Gandolfo.

 

Avevo chiarito che non andavo perché non mi interessava ricordare dEmilio in modo clericale e fondamentalista e secondo i ricordi del banditore della “banda di Faenza”.

 

Accettai di partecipare e di sottoscrivere l’atto solo dopo l’inserimento di alcune precisazioni: l’Associazione era «di natura laica e non confessionale,» e dEmilio veniva definito: « uomo dell'ecumenismo e del confronto con chi non segue religioni strutturate e con i non credenti».

 

Avevamo conosciuto e cominciato a frequentare dEmilio nel 1959 quando si riferiva a coloro “che cercano Dio con sincerità pur andando a tastoni”.

 

Noi (Marina ed io) tali eravamo e tali siamo rimasti nei 40 anni che abbiamo frequentato dEmilio, del tutto estranei al potere sacerdotale (S.P.Q.R. che secondo il Belli significa: sempre i preti qui regnano) ed alle inquietudini e falsità della teologia romana.

 

Ma subito il prof. Petraroia, al quale non mancano certo le competenze per agire correttamente nella citazione di un testo, che fa?  Omise, non segnalando in alcun modo che esistono “tagli” ed “omissioni”, quello che gli sembrava di troppo, e cioè che l’Associazione era «di natura laica e non confessionale,» e che dEmilio veniva definito: « uomo dell'ecumenismo e del confronto con chi non segue religioni strutturate e con i non credenti».

 

Questo ricordo è dedicato a quei signori come Silvano da Sesto Fiorentino, Giuseppe, Pietro, Daniele, ecc. che, avendo perso la coerenza, professano un cristianesimo senza nessuno spirito evangelico e non sanno aver pietà e rispetto neppure  per chi soffre, e  per una donna  che lottava per la vita, o quando è stesa in terra in chiesa in una bara. Poi ne decretano, perché evidentemente fa comodo,  la “damnatio memoriae” dopo morta, cancellando 40 anni di esperienze e di vita..

Isidoro di Siviglia nel libro VII, (XIV 3) delle Etimologie (scritte tra il 624 ed il 636, una specie di enciclopedia diffusissima del sapere medievale, ne rimangono oltre 1.000 copie) scrive:”Non se autem glorietur Christianum, qui nomen habet et facta non habet .Ubi autemt nomen secutum fuerit opus, certissime ille est Cristianus, quia se factis ostendit Christianum, ambulans sicut et  ille ambulavit a quo et nomen traxit.»

«Non si vanti un cristiano, se di cristiano ha il nome, ma non le opere: quando al nome seguirà l’opera, allora, senza dubbio alcuno, sarà cristiano, perché tale si mostrerà con i fatti, camminando così come camminò colui dal quale ha preso nome.»

Questo ricordo è dedicato a quei signori che fanno finta di non sapere che tra gli amici più assidui di dEmilio Gandolfo c’erano dei laici e dei credenti laici estranei ai preti, ai dogmi, alla chiesa, alla emotività della misteriosofia, alla intransitività del fondamentalismo, alla teologia strutturata e fondata su menzogne e violenze che consentono l’esercizio del potere.  

 

Questo ricordo è dedicato a quei signori che fanno finta di non sapere che tra gli amici più assidui di dEmilio c’erano dei credenti laici che cercavano di coniugare fede e ragione nell’incessante incarnazione del Dio della fede nella complessa e multiforme storia degli uomini nelle sue mille epoche, lingue, culture, ed etnie. Pensavano, studiavano, viaggiavano per vedere, scrivevano queste cose e ne discutevano con dEmilio, che amava “la verità più della vita”. E infatti è stato ammazzato.(26-X-2010)

 

  

 

 

v La religione nelle gambe dei bambini. Ad entrare in chiesa capitano anche queste cose (1 agosto 2010)

 

Era un sabato della fine di maggio di molti anni fa. Passavo con i miei tre figli molto piccoli per Corso Vittorio. Mi venne la mala idea di entrare a Chiesa Nuova. Di lì a pochi giorni era il 26 maggio, San Filippo e l’edificio viene addobbato.

Entriamo. Filippo, il mio figlio più grande avrà avuto 9 anni. Era vestito come un bambino, aveva i calzoni corti. (segue…)

 

v le bombe al Velabro e a S. Giovanni il  27 luglio 93. Una testimonianza: un comune codice esoterico –ma non troppo- ed erudito lega ricattatori e ricattati, sodali tra di loro.

Chissà se gli amici di don Emilio, che seguivano gli itinerari “alla ricerca delle radici”, ricordano l’insistenza che ponevo, nei miei frequenti interventi, sul ruolo simbolico della zona oracolaria del Velabro e della piazzetta del Laterano.

Adesso che le polemiche (destinate a sollevare un polverone che nasconde una verità che nessuno ha interesse a rivelare) si sono un po’ calmate, vorrei ricordare una mia “curiosa” esperienza che avvenne proprio il 27 luglio del 1993. Quel giorno Giovanna, la mia figlia di mezzo, partiva…(segue)

 

v La forza prodigiosa dalle bugie e dalle violenze, dalle stragi, dai roghi, dall’esercizio del potere.

E’ ormai acquisito e noto che il Padre Nostro, la più nota delle preghiere “cristiane”, è un insieme di formule tradizionali che esistevano nel composito e plurale ambiente etnico palestinese e che Gesù mise insieme queste  singole formule (e qui sta la sua genialità e grandezza) in maniera globale ed unitaria.(segue)

 

v S.Cirillo d’Alessandria. La condizione della donna nella chiesa.

 

v Padre Lanne: un ricordo

Il 23 giugno 2010 è morto Emmanuel Lanne, benedettino, nato a Parigi nel 1923. A lui si devono non solo gli studi per la riunificazione tra la chiesa latina e quella greca, ma anche l’avvio di ricerche sulla rapida diffusione del cristianesimo, in particolare nella professione nestoriana nel VII secolo nell’Asia centrale e dell’Estremo Oriente e sull’altrettanto rapida scomparsa nei secoli successivi. Rapida scomparsa che alcuni, basandosi su una lettura ideologica della storia attribuiscono in modo apodittico ai musulmani, senza nessuna (ma proprio nessuna) prova, dimenticando i fecondi rapporti sempre intercorsi tra nestoriani e musulmani. E dimenticano che la professione nestoriana non poteva sopravvivere alla determinante centralizzazione e strutturazione delle chiese d’occidente, ed alla scelta delle categorie filosofiche greche come unico veicolo per spiegare le verità della fede. Di una fede nata plurale e poligenica nel composito ambiente etnico Palestinese, e diventa monogenita legata all’Impero Romano.

 

Vale la pena di ricordare che la Palestina è da sempre terra di passaggio per le vie carovaniere e religiose (che sono la stessa cosa) che collegavano l’estremo oriente con l’estremo occidente e che fu per millenni contesa tra gli imperi Egiziano, Hittita, Mesopotamici ed iranici. Gaza, poi è il punto di incontro anche delle carovaniere che provengono dal sud dell’Arabia (unico luogo di produzione nel mondo) e che trasportavano l’incenso comune alle liturgie di tutte le religioni in ogni parte del mondo.

Ma tutto questo non si deve dire.

Padre Lanne venne invitato da dEmilio a Via Carini a Roma. Doveva essere l’inverno tra il 1969 ed il 1970.

Dopo l’incontro Marina, dEmilio ed io lo accompagnammo a casa in macchina. Lui allora abitava a Via del Babuino. Roma era molto diversa. Parcheggiammo a piazza del popolo e prendemmo qualcosa al bar Rosati. Se ricordo bene lui prese un cognac che bevve in piedi nella piazza de popolo.

Parlammo a lungo e  quelle osservazioni sono rimaste sempre al centro dei miei studi.

Chissà se qualcuno dei tanti presenti a via Carini ricorda quell’incontro? C’è ancora da meravigliarsi se dEmilio andò in Cina?

Antonio Thiery, 25.6.10

 

v Trovati i più antichi volti degli apostoli (clicca)

I giornali (televisione compresa) titolano: Trovati i più antichi volti degli Apostoli. E’ vero, ma si tratta di una notizia di scarsa importanza. Sono della fine del IV secolo, quando la chiesa si è teologicamente strutturata all’occidentale, ed è già avvenuto il Concilio di Nicea, prendendo fortemente le distanze dal messaggio evangelico.(segue)

 

v commento alle omelie del papa.20.6.10

Il sacerdozio non serva al proprio potere personale" (clicca qui)

 

v CORPUS DOMINI La festività del Corpus Domini, come la maggior parte delle festività cristiane, trova la sua origine nella notte dei tempi, con le antiche manifestazioni della spiritualità dell’uomo. Del resto il cristianesimo, con la sua carica di integrismo alimentata dalla sacra violenza dei santi, cancellando decine di millenni della storia e della spiritualità dell’uomo, si impossessa e manipola, anche al giorno d’oggi (se sono vittima e testimone) le memorie e le esperienze di vita di donne e uomini.

Complessa è l’origine della forma sacrale dell’eucarestia, del mangiare insieme e dello spezzare il pane.

Nell’ambiente etnico palestinese (e lo ricorda bene M.Jousse) “tutto il corpo, sia di chi insegna come di chi apprende, è chiamato a vibrare con i suoi gesti, il ritmo, il soffio. …”in un ambiente di stile orale, si prendono le parole dell’insegnatore nella propria bocca e si mangiano”. Del resto, come notò E. Gandolfo, in un libro del 1972 (lettera e Spirito) tanto ignorato ( p.181) ricorda che S. Gerolamo scriveva: « Io considero il Vangelo come il Corpo di Gesù... E quando lui dice “Chi mangia la mia carne...”, benché questo possa intendersi anche del Sacramento, tuttavia corpo e sangue di Cristo, in senso più vero, è la parola della Scrittura ». (In Ps.147)  « Poiché la carne di Cristo è il vero cibo e il suo sangue è la vera bevanda, nel tempo presente noi abbiamo questo beneficio se ci nutriamo della sua carne e beviamo il suo sangue, non soltanto quando partecipiamo all’Eucaristia, ma anche quando ascoltiamo la Scrittura » (Eccles.3.).

Altri esempi non mancano, basta ricordare la manducatione di S.Agostino (ricordiamolo,di sangue berbero).

E’ solo con il 1215, con l’organizzazione moderna della chiesa, con il IV  Concilio Lateranense, che si stabilisce (come conferma Giovanni Paolo II -Ecclesia de Eucaristia, 29-) che il ministero eucaristico non può essere celebrato se non da un sacerdote ordinato. E’ il momento in cui la chiesa si configura definitivamente come struttura clericale, accentrata e di potere, attribuendo un ruolo determinante ai “sacerdoti” (ad esempio nella confessione auricolare, nell’obbligo di comunicarsi almeno una volta l’anno, ma anche nella struttura economica, nella priorità delle decime e nell’esenzione dalle tasse). Nasceranno i miracoli, il culto del sangue di Gesù e nel 1264 la festa del corpus domini, che assumerà sempre più il carattere di manifestazione di marketing.

Ora Roma trasuda di manifesti che annunciano la processione di Giovedì 3 giugno.

Che sguardo! Il papa contempla gli ori e le pietre preziose ed evoca i soldi, i tanti soldi che il vaticano guadagnerà da questa operazione di promozione pubblicitaria.

Lo posso ben dire io che sono uno storico del 1° Millennio, e quindi il 1215 è fuori dalla storia che per me conta.

 

Ho sperimentato fino in fondo un cristianesimo senza nessuno spirito evangelico, che ti priva dell’identità, della dignità e della memoria, di tutti i ricordi, che posso dire con ogni tranquillità, da credente, che la chiesa di Roma si configura ormai come una solida struttura di potere conseguito e rafforzato con bugie e violenze. Hanno accettato in pieno l’insegnamento di San Bernardo: “Infliggere la morte o morire per Cristo non è peccato, ma piuttosto un abbondante diritto alla gloria.

Sono pronti a farti credere a tutto, pur di fare guadagni, anche che dEmilio per 40 anni si è comportato da farabutto, bugiardo e piagnone. Eppure diceva che amava la verità più della vita, e infatti l’hanno ammazzato.

 

Antonio Thiery, 31.5.10

 

v PENTECOSTE

Domenica 23 maggio è Pentecoste. C’è una bella differenza nel preparare la Pentecoste come faceva nel medioevo la chiesa spagnola, attraverso la lettura dell’Apocalisse che proclama che Dio “ha fatto di noi un popolo di sacerdoti, Ap,.1,6 e la lettura degli Atti degli Apostoli, come avviene nel rito romano, aspettando la venuta dello Spirito su una piccolissima élite di “sacerdoti”, pronti a nascondere dietro atteggiamenti irenei istinti di potere peggiori di quelli manifestati dagli animali più feroci.

 

Come tutte le feste della religione cristiana, la festa di Pentecoste attinge alle più remote manifestazioni  della cultura dell’uomo, ovviamente manipolata, violentata nei suoi significati originari, riadattata all’esercizio del potere e di un potere maschilista.

Si celebra lo spirito di Dio. Dio, lo ha potuto affermare nei pochi giorni vissuti da papa, anche Albino Lucani (Giovanni Paolo I), è padre ed è anche madre.(clicca qui)

 

vmistero pasquale!

 

forse qualcuno ha esagerato un po’ troppo a realizzare questo palinsesto, ma, facendo del male, ha acquisito tanti meriti come figlio della chiesa che adesso può celebrare la pasqua con tranquillità e gioia.

 

Ricordate Emilio che il giovedì santo al Palatino, indicandola, richiamava l’attenzione sulla luna piena? Come del resto papa Giovanni all’apertura del concilio.

Erano di famiglia di braccianti agricoli e di raccoglitori e perciò conoscevano bene il valore simbolico dei ritmi ancestrali della natura……

Ho imparato a credere che non c’è una sola testimonianza, un solo sasso nel deserto che conferma la pasqua come passaggio e come liberazione dalla schiavitù dall’Egitto.

Ho imparato a rendermi conto che quando la sacra violenza “cristiana” si strutturò in religione, ha distrutto ed estirpato anche i soli segni delle altre culture e antropologie.

Io, attento ai valori antropologici, credente laico in un Vangelo senza preti, senza chiese e senza dogmi e senza teologia e sono semplicemente disgustato dai comportamenti di certi amici preti e certi amici “fedeli”, che saranno molto cattolici, ma che non hanno nessuno spirito evangelico.

Ho imparato ad amare la verità della storia più di quella della fede, fatta di bugie, di omissioni e di violenze per acquisire il potere economico e di comando;

Amo rispettare e pretendere rispetto per l’identità e la dignità dei meticci culturali e dei diversi, come me, nella convinzione che se Iddio avesse voluto ci avrebbe fatto tutti uguali e invece, come commenta il Corano, ci ha voluto provare per quel che ci ha dato.

Le stragi, i roghi, le crociate, l’ inquisizione ed infine Mauthausen con il suo muro del pianto non hanno ancora insegnato abbastanza? C’è ancora bisogno di esibire la sacra violenza dei santi e di annullare non solo la vita (Marina è stata fatta morire prima del tempo ed angosciata), ma anche la dignità e la memoria?

Abbiamo frequentato per 40 anni un Emilio plurale e non abbiamo mai conosciuto l’uomo geloso del suo sacerdozio (del resto una pratica umana gestita a fini di potere), legato alle élite dei ricchi e colti concettuali, ignorante, ed integrista.

Mi sono sobbarcato al “gran lavoro di trascrizione, di catalogazione ecc. per dar testimonianza di questa pluralità e di un’esperienza religiosa fuori dai dogmi, forte di un “nomadismo della fede” (S.Nistri) . Se il dott. Borgia ed il signor Nistri, facendo molto male,  non hanno rispettato la parola data e scritta (non vogliono o possono rispettarla nemmeno dopo molti anni,) e se Emilio viene descritto in un modo inaccettabile  e con tante omissioni, qualche motivo ci sarà: sopire, troncare dice il Manzoni.

Amo credere, a differenza del signor Nistri, che anche le donne, come tutte le creature di Dio, hanno un’anima e che possono avere un’intensa vita spirituale senza l’ammaestramento di un prete. Marina non fu mai “discepola” di Emilio; anzi fu lei a fargli capire molte cose.

Cerco di rispettare il dolore e la memoria di chi soffre.

Mi hanno insegnato che le citazioni vanno fatte complete o per lo meno non alterandone il senso. Sacra eloquia cum legente crescuntma segue: sacra lectio talis invenitur qualis fit ipse a quo inveniturE questa seconda parte, ne sono stato protagonista e testimone diretto al convegno spoletino sull’Alto Medio Evo, scatenò fin dal 1972 una sacra e violenta reazione. Emilio fu ridotto per sempre allo stato di  essere “inutile ed inutilizzato” (sono parole sue).

 

Antonio Thiery, 1 aprile 2010

 

 

 

 

v  dEmilio Gandolfo: l’Osservatore Romano ne pubblica un ricordo per cancellarne il ricordo.

Il 2 dicembre 2009, in occasione del 10° anniversario dell’orrendo e sacrale assassinio di don Emilio Gandolfo l’Osservatore Romano ha pubblicato a firma di Pietro Petraroia, un ricordo per cancellarne il ricordo (segue…).

v12 dicembre 1969-2009 trovare i mandanti. In occasione del 40°anniversario della strage di Piazza Fontana, mentre si concentra l’attenzione sui colpevoli,mi sembra opportuno riproporre una breve intervista a Valpreda apparsa su La Stampa del 2 luglio 2001:individuati 3 colpevoli ora trovare i mandanti.

 

NON MI UCCISE LA MORTE

MA PREZZOLATI SICARI

MI CAVARONO IL SANGUE E MI RUPPERO TUTTE LE OSSA

CON BOTTE E RICATTI

 

1999     2 DICEMBRE      2009

 

dEMILIO GANDOLFO

povero Cristo

Prete, servitore nelle cose di Dio

 

Un prete massacrato, rimasticato ed assassinato. Uno dei tanti episodi dell’Italia (e del Vaticano) destinato a non essere mai chiarito. Fu mandato a Palermo a servir messa al cardinale Ruffini per imparare come si serve la chiesa. Non volle imparare. Gli hanno sbattuto la porta in faccia, inutile ed inutilizzato (sono tutte parole sue) per tutta la vita. Ammazzato è stato delegittimato. E con lui sono stati delegittimati i testimoni del suo stile di vita, delle scelte spirituali, culturali e civili.  Era solito ripetere, con un’enfasi un po’ eccessiva, che la chiesa è fondata sul sangue dei martiri. Ma il suo sangue evidentemente non era buono. Non è certo ricordato come un martire. Per 10 anni l’impegno è stato per sopire, troncare, manipolare, cancellare, clericalizzare.

                                                                                                                                                                                          

 

(25.11.09)         giornata mondiale:la violenza contro le donne.

La violenza non è solo fisica, ma culturale, morale. Non lascia tracce evidenti, ma fa morire, come sanno bene molti buoni cattolici e buoni preti.

 

ØØ (10.11.09)  dEmilio Gandolfo e Franco Rodano

 

E’ noto che dEmilio Gandolfo, il prete ottantenne ucciso con inaudita e sacrale violenza (ma si deve solo dire tutt’al più che è morto) proprio 10 anni fa (il 2 dicembre 1999) era un eminente protagonista della cultura cattolica italiana (anche questo non lo si deve dire, ma lo scrive la rivista della Fondazione Mazzolari).

La domenica celebrava con i fedeli a Villa Bassi, a via Carini. Per un breve periodo, a luglio del 1970 partecipava anche Franco Rodano.

dEmilio amava molto poco la chiesa istituzionale e organizzata: preferiva le unità cellulari come San Paolo. La sua passione erano le Chiese domestiche, con la Messa in un nucleo famigliare, dove tutti i partecipanti celebravano, spezzavano il pane fatto in casa. La cerimonia liturgica, molto informale si chiudeva con la cena.

Nelle messe con un certo pubblico dEmilio mostrava la sua insofferenza per alcune parti o preghiere che gli parevano inutili. Si fingeva distratto ed operava dei tagli e delle omissioni. “Dimenticò” persino il Credo, ma il meglio di se lo dava nella recita delle litanie dei santi. Molti, sapendo che non erano mai esistiti o non potevano essere santi, li “tagliava”.

A quel punto a voce alta dai banchi dei fedeli sistematicamente Franco Rodano lo correggeva e lo integrava e dEmilio fingeva la distrazione.

Nel corso della settimana dEmilio capitava a casa nostra e rideva con gusto ricordando gli episodi delle sue volute dimenticanze e commentava come Franco Rodano fosse “rigoroso” e ligio al canone liturgico anche nelle parti inutili.

Un piccolo episodio per indicare come il nostro non sia mai stato un Paese normale capace di vivere laicamente il fatto religioso. Potere e religione si mescolano. Questa è un’altra delle drammatiche anomalie.

Antonio Thiery, 10.11.2009

 

(8.11.2009) ØØ Nei suoi duemila anni di vita la Chiesa cattolica si è prodigata nel combattere il vizio e nel punire con la scomunica e in molti casi con la morte chiunque fosse accusato di non attenersi alla morale cristiana. Ma coloro che tuonano contro i peccatori sono immacolati e irreprensibili? Claudio Rendina ripercorre la storia della Chiesa e svela tutti i vizi capitali, i peccati e le colpe di cui si è macchiata nel corso del tempo, dalla strage dei musulmani e degli Albigesi nelle sante crociate, alla persecuzione degli ebrei e delle streghe fino agli scandali contemporanei. Un percorso peccaminoso che parte dall’assunzione sacrilega del potere temporale e prosegue con le lotte per il trono pontificio, passando per il nepotismo, il traffico delle reliquie e la simonia. Una sequela di misfatti e riprovevoli vizi che non si è conclusa, come dimostrano i tanti casi di pedofilia di cui si parla ancora troppo poco. Svelando senza più censure i segreti e le malefatte del Vaticano, Rendina offre un’analisi chiara, sistematica e coraggiosa, al termine della quale suonerà quanto mai ironica la sentenza del Dictatus Papæ emesso da Gregorio VII nel 1075 e mai abrogata fino a oggi: «La Chiesa romana non ha mai sbagliato né mai in futuro sbaglierà, come testimonia la Sacra Scrittura» (segue).

(2.11.2009) ma è proprio vero che la religione islamica non fa parte della nostra cultura? (apri…)

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Chi pratica la solidarietà sociale finisce ed è tenuto in galera.. Sui fatti della Magliana, dell’occupazione della scuola 8 marzo, e degli arresti, vedi:1. Carcere per chi dà casa agli sfollati.            2.  Le vicende e l’appello


la manifestazione in Campidoglio per ottenere la liberazione ed il proscioglimento di Francesca, Gabriele, Michele,Simone e Sandro

 

 

 

Chi pratica per mestiere e con alta professionalità il furto della storia, non fa una piega a sentirsi chiamare “ladro”.

E’ ritenuto una persona affidabile.

Ma è un “Ladro” di umanità, di dolore,di sentimenti, di lavoro,di pietà, di dignità, di cultura,di esperienze, di personalità,

di vita, di memoria

 

CULTURA DEL RISPETTO                      Lo ha ripetuto anche il papa dei cattolici all’Angelus del 20.9.09: RISPETTARE LA PAROLA DATA. Capito Daniele, Giuseppe, Silvano, Pietro? Dovevate rispettare una lettera-contratto sottoscritta.

 

 

 

 

 

 

 

7 anni fa, il 10 agosto 2002, moriva tra mille sofferenze fisiche ed angosce morali

Marina Forte Thiery, povero Cristo

Ha vissuto laicamente una grande vita spirituale ed una impegnata vita sociale, alla sequela del Vangelo senza credo clericale o potere sacerdotale, senza manipolazioni ed affari, insegnando ad essere orgogliosamente se stessi ed impostando il pensiero critico in migliaia di alunni, nel rispetto della pluralità  delle antropologie e delle culture, dei modi, delle esperienze e degli stili di vita, delle esperienze, delle intelligenze, delle ragioni.

 

La sua malattia è stata resa irreversibile e la sua morte più repentina dall’angoscia per la feroce, sacrale e simbolica uccisione di don Emilio Gandolfo (2 dicembre1999), uno dei tanti misteri d’Italia (in un Paese con troppe verità turbolente, incomplete o artefatte), ed ancor più dall’impegno che ne è seguito per oscurare e manipolare le complesse vicende umane, culturali e spirituali di don Emilio Gandolfo, (di cui Marina era un quarantennale, profondo scomodo testimone) e lo scenario del delitto, creando un clima di gelosia ed invidia, volto a sopire, troncare, anatemizzare, omettere, insultare, manipolare, clericalizzare.

 

Alla morte di dEmilio iniziò subito un lento e subdolo tentativo di delegittimarlo. Era un prete complesso, plurale e scomodo. E infatti non è considerato un martire. Meglio cancellarne, minimizzarne e clericalizzare il ricordo. E conseguentemente delegittimare i “testimoni”.

Il venticello classico di certe parti d'Italia che calunnia ogni cosa che la smaschera
. Qualcuno si è spinto a parlare di una vendetta magari per “gelosia”, altri hanno insistito sui meno attendibili dei moventi (il furto e gli slavi).

 

Non andava detto, ad esempio, che  DEmilio era un testimone approfondito e complesso delle vicende del cattolicesimo italiano del dopoguerra sfociate nella “rottura” del 1952 dell’Azione Cattolica; che nel 1950 fu mandato in Sicilia ad imparare l’ubbidienza, servendo la messa al cardinal Ruffini (sic!); che cercò di allontanarsi dalla sua Compagnia che ricercava il troppo ed il vano, con una lettera del 3 novembre 1957 in cui ci sono tutti gli elementi per ricostruire la storia del cattolicesimo italiano. Ma gli storici che contano (vero professor Ignesti? Tra l’altro esecutore testamentario e perciò “custode”  della memoria di dEmilio) non vogliono e non possono.  Non va detto, ad esempio, che dEmilio prestò grande attenzione alla chiesa dei poveri, che vide nel Vangelo un progetto alternativo e non un trattatelo di devozione, che dava una determinata importanza all’elemento femminile, alla chiesa domestica, a “comunità” laiche che vivevano la vita civile nell’essenzialità dello spirito evangelico, che fu poi un eminente protagonista (anche come confidente di politici) della cultura cattolica, come scrittore ed educatore.

 

Qualcun altro  (Il Giornale dell’estate 2008) più propriamente ha insinuato di “miliardi e politica”, facendo riferimento al clima furioso di contrapposizione nell’ambito del vaticano per la ridistribuire del potere economico. Clima di cui dEmilio fu angosciato testimone.

 

Il clima delle omissioni, delle manipolazioni e delle reticenze ha segnato il lungo calvario di Marina.  Per lei, povero Cristo, neanche il più modesto gesto di misericordia e di pietà quando era in vita. Nemmeno ai condannati a morte per i più atroci delitti, si nega l’ultimo semplice desiderio. Fu spinta a morire. Nessun rispetto per la sua identità e dignità nemmeno durante il funerale. Ma la gerarchia cattolica non parla di omicidio per chi spinge a morire? il papa dei cattolici non dice: rispettare la dignità della donna?.

 

Si cercò di imporre (Io lo voglio) un “teologo” (un vero difensore della fede: quando comparve, dEmilio, agitando la mano destra volle significare, adesso son guai) che era o cercava di accreditarsi come l’uomo di don Achille, e noi ben sapevamo che cosa dEmilio pensava di don Achille. Il degnissimo teologo cominciò a scrivere (ricordo assai bene!) non quanto Emilio diceva, ma quanto avrebbe dovuto dire.

 

Si cercò la delegittimazione degli “amici” che più avevano frequentato dEmilio e con lui avevano studiato e ricercato (Non lo conoscevi, Non sei degno di farne memoria). Si proprio quelli con i quali era più in consonanza

, con quelli che riconosceva come la eco più fedele.

 

 

Giuseppe Ignesti ricordò più volte (poi si è dimenticato di averlo detto) che nei suoi viaggi a Roma, il primo pensiero di dEmilio era di andare a trovare Marina e poi Mario Colafraceschi: le persone con cui meglio condivideva i suoi progetti e le sue speranze, i  più accreditati testimoni delle vicende umane, culturali e spirituali di don Emilio.

 

Un personaggio vestito da sacerdote (che si accredita come uno dei protagonisti della grande chiesa fiorentina e delle vicende politiche e sociali di Giorgio La Pira) spogliò Marina della sua identità e dignità persino quando era nella bara ai piedi dell’altare, facendone una monachella beghina, definendola la discepola numero 1 di dEmilio. Che cazzata! Marina non è stata mai (né avrebbe mai potuto esserlo) discepola di un “sacerdote” e soprattutto di un pretino dogmatico e che assolutizzava i propri valori, come poi ha descritto dEmilio, pur conoscendolo molto, molto bene. Già molto malata, vedendo in televisione alcune grandi veglie di preghiera, si domandò: "ma questi cattolici sanno solo dir preghiere?".

 

Marina era ben consapevole (come del resto lo era dEmilio) che c’è un solo Maestro (Mt 23, 10: ma voi non fatevi chiamare maestri, perché uno solo è il vostro maestro, il Cristo). Gli elementi della sua grande spiritualità li aveva imparati non da un prete, ma in una famiglia laica, soprattutto dalla zia Annamaria, la stessa che, insegnante del Virgilio, aveva aiutato Emilio al amare la verità più della vita. Ma si sa le donne non hanno un’anima, hanno assolutamente bisogno di una guida spirituale (maschile) ed allora era giusto ricominciare la caccia alle streghe.  Marina era una vera credente, perché era una vera laica, senza i riti magici dei sacerdoti, senza dogmi e credo clericali, senza chiese. Anche per questo era una grande amica e “condiscepola” di dEmilio, uomo della complessità e della pluralità. Anche per questo c’era grande “consonanza”.

Marina ed io non siamo stati né alunni, né discepoli, né figli spirituali di dEmilio, né seguaci di una religione teologicamente strutturata. Certo è che non abbiamo mai frequentato quel pretino ignorante, tutto chiuso nella sua cultura concettuale e greco-latinicista, credulone, e dogmatico, educatore dei giovani ricchi che i signori Silvano e Pietro hanno descritto. E’ venuto a casa nostra qualche centinaio di volte. Forse un giorno ci spiegheranno perché abbiamo frequentato per 40 anni in quel modo dEmilio. Per ora, per delegittimarlo, vogliono farci credere che abbiamo dormito e sognato per quaranta anni. O che siamo schizofrenici.

 

Nemmeno le bestie più feroci... Va aggiunto che dopo la morte di Marina (il 10 agosto 2002) si è manifestato un forte impegno per cancellarne la memoria, anche rubando quanto era stato prodotto per ricordare la sua identità. L’editore aveva sottoscritto una lettera con cui si impegnava a pubblicare le lettere di Natale e Pasqua riferendo la consonanza tra dEmilio e Marina. Ma non è successo niente di tutto questo.

Marina e dEmilio parlavano di quali sono le attese e le speranze dei giovani, del mondo che cambia, dei secoli di cultura ignorata o dimenticata dell’universo mondo, della Palestina, terra di passaggio dall’estremo Oriente all’estremo Occidente e viceversa, dall’estremo Nord all’estremo Sud e viceversa. Il loro era un dialogo laico. Senza catechesi e senza giaculatorie. E’ seguita, e ancora dura, una feroce damnatio memoriae, al punto che si sono impossessati del lavoro fatto ( un“grande lavoro di trascrizione, di catalogazione, di scannerizzazione”) senza nemmeno ricordare lei ed un’esperienza quarantennale. Non è bastato né un contratto, né un atto registrato dal notaio e neppure l’art.2 della Costituzione: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

 

Se solo fossimo un Paese un po’ più normale…Si cercherebbe di capire perché con tante omissioni (vera e propria omertà) è stato delegittimato un uomo di Dio e sono stati delegittimati alcuni amici ce ne erano “l’eco più fedele”.

 

Evidentemente andavano nascoste molte caratteristiche di dEmilio. Ed il solito “sacerdote” fiorentino lo ha fatto con infinite “omissioni” ed inventandosi qualche fatto. Ha persino scritto che per la pubblicazione delle lettere si è cominciato dal III volume perché era tutto pronto presso l’amico editore Borgia.E’ un’altra incredibile cazzata, perché sapeva bene come sono andati i fatti. Parte dei volumi era su un sito Web predisposto da Filippo Thiery, il resto fu completato da me lavorando per quattro giorni e quattro notti per venire incontro ad un forte desiderio di Marina. Il volume che ha richiesto pochi giorni per la stampa è uscito dopo 4 (quattro) anni.

 

A questo signor Silvano ricordai il dolore, fino ad incidere sulla sua morte, provocato in Marina dalla mancata pubblicazione dei volumi. Mi rispose con arroganza:tu sai bene perché è morta. Nessuno più di me è stato così vicino a Marina in quei giorni ed io so bene quanto la feroce uccisione di dEmilio ed il clima di sopire,troncare,clericalizzare che ne è seguito hanno influito. Marina è morta per un nuovo tumore ai polmoni, non una metastasi, manifestatosi nei primi giorni di febbraio del 2000.

 

La sacra violenza dei santi, la libido dominandi, la determinazione nel raccontare la loro vera verità, non gli permette di rispettare la personalità, le esperienze, nemmeno il dolore degli altri. dEmilio ripeteva che l’amicizia è l’unica cosa che conta. Abbiamo sperimentato la loro amicizia.

Ma che c’entra Cristo con questo cristianesimo? Se la religione cristiana è questa, se la tengano.

Hanno creduto di agire in onore di “nostro” Signore. In realtà hanno agito nell’ interesse economico, del tutto estraneo al Vangelo, di qualche signore con fascia e berretta.

Ma perché una chiesa tanto violentemente antifemminile, clericale e disumana? Perché tanta determinazione nel manipolare la storia? La risposta è semplice: miliardi e potere.

Questa è un’occasione per ricordare, con Marina, l’insostenibile inganno della comunione. Per ricordare che 7 anni non sono stati sufficienti  per restituirle l’identità, la dignità e la memoria.

I suoi amici, colleghi, alunni la ricordano così.

 

 

*  (19.6.09) Mario Guarino,i mercanti del Vaticano,Affari e scandali: l'impero economico delle anime, Pagg. 378 € 18,0, Kaos edizioni.  LA BANCA DI DIO E I BANCHIERI DEL PAPA: Una banca papale con le “donazioni” del fascismo. La “mafia milanese” di Paolo VI. I tre dellAve Maria: Sindona, Marcinkus, Calvi. I crac dell’impero Sindona e del Banco Ambrosiano.
PORPORE, CAPPUCCI E COPPOLE:
La massoneria in Vaticano. I Cavalieri del Santo Sepolcro a Palermo.
UN PARADISO DI BENI IMMOBILI: Il censimento sacrilego: l’impero immobiliare del Vaticano a Roma negli anni Settanta
. Il mercato dei luoghi di culto. NUOVI MERCANTI NEL TEMPIO: La lobby finanziaria cattolica alle soglie del Duemila. Sette di denari: Legionari di Cristo, Opus Dei, Focolarini, Comunione e liberazione, ecc.
IL BUSINESS DELLA DIVINA PROVVIDENZA:
La holding della follia a Bisceglie, Foggia, Guidonia. La Lourdes italianaa San Giovanni Rotondo, nel nome di padre Pio.  PECORELLE SMARRITE E TONACHE SPORCHE: La modernità della Chiesa tra business, malaffare e criminalità. I miracoli affaristici del prete-manager don Luigi Maria Verzé.
FEDE E AFFARI A MEZZO MASS MEDIA:
La tv dei vescovi e la Radio vaticana. Porpore di potere.

 

* (2.6.09) ricordando Pentecoste

 

                                       

Chi pratica per mestiere e

con alta professionalità il

furto della storia, non fa

una piega a sentirsi

chiamare “ladro”.

 

“Ladro” di umanità, di dolore,

di sentimenti, di lavoro,

di pietà, di dignità, di cultura,

di esperienze, di personalità,

di vita, di memoria.

 

 

* 12.05.09 Un’opportunità per Alemanno

 

Il Sindaco di Roma Alemanno alla presentazione a villa Piccolomini del progetto per il museo della shoah, il 10 maggio 2009, ha detto: «Non è in nostro potere cambiare il passato - ha sottolineato a ieri il sindaco – ma lo è invece forgiare il futuro, stigmatizzando ogni ricordo di quelle azioni criminose e respingendo con assoluta fermezza qualsiasi segnale di rigurgito, ai nostri giorni, di odio verso l’altro in genere…».

I libri di storia sono pieni di ricordi che giustificano ed enfatizzano azioni criminose e di odio verso l’altro.

A volte si tratta di targhe messe in bella vista.

A Trastevere, in piazza San Francesco a Ripa, si enfatizza la missione di trecento bersaglieri che parteciparono alla guerra di  Libia e che “gloriosamente caddero” a Sciara-Sciat, “avvolti da orde barbariche”.

Ebbene, quelle “orde barbariche” altro non erano che patrioti che difendevano le loro terre, dai “civilissimi” invasori italiani.

La targa è datata XXI aprile 1912.

Sarebbe il caso di aggiungere una piccola didascalia (rimuovere la targa, no!) per ristabilire dopo tanti anni una tragica realtà storica: non è proprio vero che con una guerra di conquista coloniale e di sterminio si esportava la civiltà.

 

 

Il sindaco Alemanno ha una grande occasione per cancellare un episodio che incita all’odio razziale 12.5.09.

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09.05.09 Mosè e la «entrata» nella terra di Canaan (vedi…)

Nel momento in cui il papa visita il Medio Oriente, ponendo molta enfasi sull’esodo verso la terra promessa, mi sembra necessario riproporre la lettura del libro di Mario Liverani, Oltre la Bibbia, Storia antica di Israele, Editori Laterza, 1^ed. 2003, 4^ ed. 2005, € 24 e la nota che inserii il 23ottobre 2006 nel sito www.antoniothiery.it Aggiungo alcuni brani, assai significativi, della pag. 309.

Rimango convinto che è assolutamente necessario ricostruire le dimensioni storiche dell’ambiente etnico palestinese per superare le questioni e le inquietudini ideologiche che creano nella terra siro-palestinese il drammatico stato di tensione e di guerra.ATHY,

 

Povero Cristo.

“Cristo predicò il regno di Dio, ma arrivò la Chiesa”. Alfred Loisy, prete cattolico. (1857-1940)

Discepoli di verità, Povero Cristo, Potere, denaro, omofobia: Satana nella chiesa di Benedetto XVI, Kaos edizioni,        marzo 2009 € 1700

L’epitaffio per papa Ratzinger lo pronunciò il teologo progressista Hans Kung: «Benedetto XVI è sempre vissuto in un ambiente ecclesiastico. Ha viaggiato molto poco. E sempre rimasto chiuso in Vaticano, che è assai simile al Cremlino d’un tempo, dove è al riparo dalle critiche... Difende l’idea del “piccolo gregge”, è un po’ la linea degli integralisti: pochi fedeli e una Chiesa elitaria, formata da “veri” cattolici... La Chiesa rischia di diventare una setta. Molti cattolici non si aspettano più niente da questo Papa»

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Claudio Rendina, La santa casta della Chiesa, Duemila anni di intrighi, delitti, lussuria, inganni e mercimonio tra papi, vescovi, sacerdoti e cardinali, Newton Compton editori,2009, € 12,90. Oggi come ieri: la santa casta è figlia del suo passato. Dalla Premessa: Un passato che ha visto una santa comunità accumulare proprietà, gestire catacombe, trafficare reliquie. Con tanto di guerriglia urbana per eleggere al vertice della piramide il vescovo di Roma, prologo alla doppia esistenza di papi e antipapi. Al seguito, una corte di ecclesiastici e diaconi dediti allo sfruttamento delle proprietà terriere, che si inventano la “penitenza tariffata” per la remissione dei peccati e I ‘obolo dei pellegrini ai luoghi santi. La Chiesa di Roma diventa Stato facendo carte false di una donazione di Costantino, si inventa un sacro impero frammentato in Stati vassalli, fonte di benefici da gestire, con l’unzione di un sovrano a latere, l’imperatore, solo teoricamente difensore dei beni del vescovo definito papa. Che si qualifica sovrano temporale, e si circonda di cardinali, vescovi, presbiteri, diaconi, con un potere finanziario basato su continui lasciti, dilazioni e rendite di provenienza feudale. Ecco l’origine della santa casta………..

* Il 9 aprile è il 67°anniversario della nascita di Marina, ed è anche il Giovedì Santo…(

* 22 marzo : Ho più volte ricordato che il 22 marzo del 1071 a San Juan de la Peña, nella chiesa simbolo della cultura mozarabica, il salmodiare e la modulazione della voce secondo l’antico rito hispanico fu sostituito dal canto gregoriano. Fu l’inizio della cancellazione di un popolo, di una civiltà. Un  genocidio. (continua)

* PASOLINI FU DELITTO POLITICO: svelato un altro segreto di pulcinella

* 24 febbraio 1959, esattamente 50 anni fa, Marina ed io cominciammo a chiacchierarci. Cominciò allora un’esperienza che continua ancor oggi attraverso il padre (97 anni), i figli ed i nipoti… (continua)

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(da La Repubblica, 14.2.2008)UNIVERSITA’, TRA LE MIGLIORI 200 DEL MONDO, un solo ateneo italiano: Bologna al 192° posto. La Sapienza è al posto 205; il Politecnico di Milano al 291; Padova al 296; Pisa al 333; Firenze al 349; Napoli (Federico II) al 398. E così via.

 

BISOGNA AIUTARE A VIVERE…E MARINA FU SPINTA A MORIRE ANGOSCIATA …….

PASOLINI E UN’ INTERVISTA DI DAVID MARIA TUROLDO: non poteva che finire che così.

LA MANCANZA DI UN APPROCCIO LAICO AI FENOMENI RELIGIOSI,  L’INTEGRISMO DEI CATTOLICI PROGRESSISTI,  LA MIOPIA POLITICA DEI CATTOCOMUNISMI..

ADDIO IMPUNITA’ PER GLI STALKER CON LA TONACA…

SE VOLETE TROVARE GENTE BUONA CHE FA COSE CATTIVE; RIVOLGETEVI ALLA RELIGIONE

Cucuteni. Un frutto esotico o un’antica civiltà dell’Antica Europa?.

 

E’una mostra a Palazzo della Cancelleria (proprio così, in zona extraterritoriale) sull’antica  civiltà fiorita tra il V ed il III Millennio a.C. in un territorio compreso tra Romania, Moldavia ed Ucraina.

La datazione sconvolge (prima dell’Egitto; quasi tremila anni prima della civiltà minoica)  ed ancor più sconvolge l’alta qualità tecnica e simbolica dei manufatti esposti, soprattutto dei vasi. E non sono ritrovamenti recenti, ma dell’Ottocento. Già a Parigi nel 1889 nel X Congresso di Archeologia ed Antropologia Preistorica questi reperti sono entrati nel circuito scientifico internazionale.

Ma al di fuori di ristrettissimi ambienti di specialisti nessuno ne ha parlato. Tutto quello che scrivono i manuali scolastici sulla nascita della civiltà e della civiltà occidentale è dunque falso, volutamente falso.

La mostra è stata allestita da Romeni, Ucraini, Moldavi con lo scopo preciso di farsi conoscere, di mostrare che la loro civiltà, anche se oggi sono costretti a fare gli emigranti, i ladri, le prostitute, ha radici ben più profonde del mondo greco che avrebbe espresso le radici d’Europa. Basta guardare ai tanti motivi simbolici per rendersene conto: i numeri mistici (e su tutti la quaternarietà), i segni dell’acqua, della terra madre, la vita e la fecondità, l’eterno ritorno. (vedi…)

 

Athy, 4 ottobre 2008

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Don Emilio Gandolfo: “svelati” alcuni segreti di Pulcinella, noti da tempo. Qualcuno li nobilitava chiamandoli “mistero pasquale”.

 

In questa calda estate si sono scontrati in una aspra e prolungata guerra ai lunghi coltelli alcuni grandi poteri (ed essendo in Italia, poteri con larga componente curiale). Una guerra senza esclusione di colpi, caratterizzata dal carattere simbolico dei messaggi che si sono rincorsi. Più che dire, si è lasciato intendere che si sapevano fatti che al momento opportuno potevano esser divulgati…E così sono stati disvelati alcuni segreti di pulcinella, cioè ben noti da molti anni, ma gelosamente custoditi, al punto da richiedere comportamenti che non hanno nemmeno le belve più feroci. Il tutto  “nel supremo interesse della chiesa”, che poi, come ha chiarito Antonio Mancini, uno dei boss più autorevoli della banda della Magliana, sarebbero «soldi e solo soldi».

Sono caduti alcuni tabù: si è tornati a parlare anche di don Emilio con tanto di dichiarazioni del colonnello dei Carabinieri di La Spezia e si sono timidamente alzati alcuni veli sulla potentissima Compagnia di San Paolo.

Ricorderò solo pochi episodi: 1) il Giornale (certo un quotidiano politicamente importante) ha tenuto a  ricordare (nell’edizione cartacea del 15 giugno, ribadita il 1 luglio nell’edizione informatica) che dietro l’omicidio di don Emilio ci sono «miliardi e politica». E’ lo scenario ben noto, già condannato e definito il troppo e il vano da Emilio già il 3 novembre 1957,al ritorno a Roma dalla sua esperienza siciliana.

2) La Newton Compton Editori», in un libro a larga diffusione (L’Italia dei poteri occulti) ricorda il ruolo di Mons. Casaroli sulle vicende dello IOR (pag.60), ed ancora il ruolo della fazione di Casaroli, appoggiata da mons. Silvestrini, per minare il potere di Marcinkus sui cordoni della borsa del Vaticano.

3) Infine il Corriere della Sera (anche questo non un giornaletto di provincia) il 12 agosto 2008 ha dedicato una pagina intera a quel ben noto bergamasco mons.manager Nicoli (detto il Marcinkus della diocesi) che ascrive tra i suoi meriti l’essersi messo a disposizione nel 1995 della Santa Sede come Delegato Pontificio della Compagnia di San Paolo.

Così sappiamo ufficialmente (ma lo sapevamo da tempo) che il “dissesto” non era una cosa che conoscevano solo pochi, ed all’interno della Compagnia. Da notare che don Emilio, sapendo che gli sbattevano le porte in faccia, già nel 1992 si cercò un rifugio a Vernazza, dove nel 1999 trovò una atroce morte simbolica e sacrale (definita in modo blasfemo “mistero pasquale”).

Adesso sono pubblici (noti lo erano da tempo) gli elementi necessari per scrivere una bella storia su “Don Emilio e la Compagnia di San Paolo”. Magari con particolare riferimento al periodo siciliano (1950-1957), quando fu mandato, per temperare la sua irrequietezza, a servir la messa al card. Ruffini (sic!). A me farebbe molto piacere perché Marina conobbe dEmilio a Calatafimi nella primavera del 1957 e da allora fu un confidente delle vicende umane, culturali e politiche di quel povero prete. Volendo custodire i segreti di Pulcinella, era naturale che fosse decretata la damnatio memoriae di Marina. Tra gli amici di don Emilio c’è anche uno storico molto autorevole. Di quelli che contano, che potrebbe e  saprebbe farlo. Ma non lo farà mai. Perché la manipolazione della storia, delle coscienze, delle identità e delle dignità sono strumenti formidabili per la gestione e conservazione del potere.

Dopo questa penosa estate, a me rimane l’amara constatazione che le “novità” erano tutte cose ben risapute. Non era proprio necessario creare quel clima di sopire, troncare, manipolare, insultare, clericalizzare, ecc.ecc. Le bestie più feroci si sarebbero comportate con più umanità. E magari qualcuno è autorizzato a pensare, ma sarebbe un pensiero osceno, che un po’ di quei tanti soldi siano rimasti nelle tasche di dEmilio.

Ad esempio, se don Emilio fosse stato come è stato descritto (e per farlo si sono appropriati travisandolo di un gran lavoro di trascrizione, di catalogazione, ecc. fatto con altro fine) Marina ed io non avremmo mai avuto motivo di frequentarlo: non è stato neppure il nostro insegnante di religione, né la nostra guida spirituale.

Mi dà conforto che Davide Maria Turoldo, in una intervista del 1986, rimasta nascosta ed ora in corso di pubblicazione, ma anticipata in parte, guarda caso, dal Corriere della Sera, richiama l’attenzione sugli articoli che Pasolini scrisse sullo stesso Corriere. Anch’io ho ricordato tante volte che bisognava prestare attenzione a quegli articoli (Cfr. il 18 ottobre 1975, pochi giorni prima del feroce omicidio) che attaccavano duramente alcuni poteri democristiani e cattolici. Innegabile il ruolo della Compagnia di San Paolo. Diceva:”Due modeste proposte per eliminare la criminalità in Italia: a) abolire immediatamente la scuola media dell’obbligo; b) eliminare immediatamente la televisione”.

Infine un invito a mettere a confronto i libretti di dEmilio su san Paolo, ed in particolare il libretto “Sulle orme di Paolo in Asia Minore”, pubblicato nel  1994 senza imprimatur ed il libretto riassuntivo “sui passi di san Paolo”, pubblicato dalle edizioni ISG nel 2001 con imprimatur. Provare per credere.

Una domanda: quando ci sarà restituita la nostra identità e dignità?

Athy. Roma, 4 ottobre 2008

___________________________________________________________________________________________________________________________1 luglio 2008-07-2008 -

Alcuni giornali hanno ripreso ad interessarsi al caso della feroce uccisione di don Emilio Gandolfo. Riporto qui il testo apparso il 1 luglio su il Giornale.it, che del resto riproduce l’articolo già apparso sull’edizione cartacea nei giorni precedenti.  Avendo assiduamente frequentato con Marina dEmilio, anche per motivi di ricerca e di studio, per 40 anni, fino a 20 giorni della morte, non abbiamo mai nascosto che rimanemmo colpiti dal clima di sopire, troncare, minimizzare la vita e la morte di un uomo e di un prete tanto significativo.

 n. 155 del 2008-07-01 pagina 5

Miliardi e politica dietro la morte di don Emilio
di Alberto Vignali

da La Spezia

Chi ha ucciso don Emilio Gandolfo una decina di anni fa? È possibile che nessuno, in un paesino di case arroccate, quella notte non abbia udito nulla, visto che è ormai certo che il prete venne torturato per 45 minuti (gli frantumarono tutte le costole e persino le dita delle mani)? Chi erano quelle persone che hanno girato per giorni facendo domande? E poi cosa c’entra un «traffico» di pellicce dalla Georgia-Russia, collegamento ipotizzato da un altro religioso, padre Magni? Uno dei più misteriosi omicidi avvenuti sulla costa ligure, un giallo di quelli che non hanno la soluzione scritta nelle pagine finali di un romanzo, torna alla ribalta delle cronache. Un caso di cui si parla poco, come se l’omicidio di un prete «importante», torturato all’interno della sua casa, senza che sia stato rubato nulla di evidente, sia qualcosa di normale.
Ma negli scorsi giorni qualcosa si è mosso, due fatti: una notizia pressoché ufficiale ed una voce che tra i «bene informati» è quasi una certezza. La prima è la scelta dei carabinieri di riprendere in mano il caso, anche con nuovi sistemi investigativi, l’altra è che qualcun altro ha investigato «segretamente» su questo caso.
La storia è quella dell’omicidio di don Emilio Gandolfo, ucciso una notte di dicembre di nove anni fa a Vernazza. Nella notte del 3 dicembre 1999 il borgo di Vernazza venne sconvolto dal macabro delitto: il parroco massacrato di botte nella sua abitazione, adiacente la chiesa. Il corpo venne trovato nella camera da letto, in mezzo a un disordine generale, i fili del telefono strappati. Gli assassini picchiarono a lungo don Gandolfo, procurandogli numerose fratture. L'autopsia ha collocato l'ora della morte tra le 20,30 e le 21,30. La ricostruzione poi indica che alle 19,30 qualcuno è entrato in casa, al quarto piano del palazzo della canonica, probabilmente dopo essersi fatto aprire dallo stesso sacerdote l'ingesso principale. Infatti non sono stati rilevati segni di effrazione, mentre accanto alla porta che dà accesso alle scale sono state trovate macchie di sangue. Da quella casa sparirono floppy disc, un diario-agenda e anche il cellulare del prete, ma non venne preso oltre un milione di lire in contanti (suddiviso in sei buste nello scrittoio della camera) né un prezioso crocefisso, gettato sul letto vicino al cadavere. Nella chiesa attigua c’era un prezioso calice che non è stato toccato. Però i locali della canonica vennero stati messi a soqquadro, come se gli assassini cercassero qualcosa.
Oggi, a distanza di quasi un decennio, il mistero è ancora tale, ma negli «ambienti» si parla anche di oscure presenze, di persone sconosciute che girarono a Vernazza in quei giorni a chiedere in giro informazioni, come se fossero cronisti, ma che giornalisti non erano.
Così adesso che il caso, mai chiuso, è stato ripreso da un team speciale dei carabinieri certe presenze tornano alla memoria di alcuni abitanti. Chi erano quelle persone? Chi le aveva mandate? Forse quelle strane figure, che non erano investigatoritantomeno rappresentanti della stampa, sono collegate alla storia personale di don Gandolfo che tutto era tranne che un comune prete di paese. Don Emilio Gandolfo era un intellettuale di valore. Faceva parte del cenacolo del cardinale Ferrari, che univa personalità laiche e cattoliche. Negli anni '80 era stato consulente ecclesiastico dell'Ambasciata d'Italia presso la Santa Sede, poi era stato spostato in Liguria, presso la parrocchia di Santa Margherita di Antiochia a Vernazza, nelle Cinque Terre. Don Emilio era un biblista di fama mondiale, studioso ed esponente dell’intellighenzia ecclesiastica, ma anche un profondo conoscitore della curia romana e del potere politico che si esercita nella capitale. Era amico, forse confessore, di molti potenti, soprattutto della ex Dc. Ed era stato consigliere spirituale di Amintore Fanfani, più volte presidente del consiglio.
L’indagine oggi è in mano al colonnello Paolo Zito, comandante provinciale dei carabinieri da un anno, che ha ripreso in mano l’inchiesta. C’è un fascicolo, un voluminoso dossier informativo, di migliaia di pagine, ma anche reperti, tracce di dna ed altro. Gli strumenti tecnologici in possesso oggi alla scientifica, rispetto al 1999, sono avanzatissimi e potrebbero essere risolutivi. I carabinieri stanno investigando a 360 gradi senza trascurare alcuna pista. Ma secondo indiscrezioni hanno imboccato quella dei misteri romani, con un business miliardario legato ad una fondazione filantropica, che era già stata intrapresa a ridosso del delitto. Nelle scorse settimane i carabinieri hanno chiesto e ottenuto un incontro con la figlia di Fanfani, si è trattato comunque di un colloquio informale, per sapere se don Emilio si fosse confidato con l’alto esponente democristiano, se gli avesse esternato angosce e paure di quel periodo. Sono state accantonate le ipotesi che riguardano un’aggressione di balordi, difficile pensare anche all’ipotesi di un furto finito male.
Resta poi il silenzio assoluto che arriva dal piccolo borgo di Vernazza. Nessuno ha visto nulla, nessuno ha sentito nulla, nessuno ha nulla da dire. Così è stato in questi anni, forse dopo che strane figure non identificate si aggirarono per la località facendo troppe domande. Mai una lettera anonima, né un sospetto o una voce sussurrata. Ed appare strano se si pensa al luogo dove si è svolto l’omicidio: Vernazza. In questo piccolo borgo delle Cinque Terre ogni anomalia viene notata, qui in inverno anche chi viene dalla città è visto come uno straniero. Ma in quel giorno di dicembre nessuno vide nulla.
Forse c’è un segreto, vincolato dalla presenza di «curiosi» non identificati, che qualcuno a Vernazza sta ancora gelosamente custodendo, anche dopo tanti anni.

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