P.P.PASOLINI. 1961 – 1975: si è avuto un genocidio. Si è distrutta culturalmente una popolazione. E si tratta precisamente di uno di quei genocidi culturali che avevano preceduto i genocidi fisici di Hitler.  

 

  Premessa:

   Questi temi erano stati affrontati da molti anni (come  testimoniano: · a un papa  (Pio XII), poesia del 1958,  · Contro la televisione (Inedito, 1966) relativo al San Francesco della Cavani, · Le critiche del papa ( “Tempo”, n. 40 a. XXX, 28 settembre 1968), · Festività e consumismo (“Tempo”, n. I, a. XXXI, 4 gennaio 1969), · I problemi della Chiesa (“Tempo”,n.16, a.XXXI, 19 aprile 1969) ). Avevano sollevato indignazione, anatemi, processi, ma diventano non solo moralmente, ma politicamente scottanti e “sovversivi” nel 1974-75. Investono ormai decisamente il potere, non solo quello delle gerarchie ecclesiastiche e democristiane, ma anche il conformismo di sinistra  « che c’era sempre stato. In questi ultimi anni si è fossilizzato…[i giovani] sono stati educati in una società clerico-fascista che predicava false sacralità e falsi sentimenti.».  Ormai indica la «”nuova cultura” -in senso antropologico — in cui essi [i giovani] vivono come in sogno: una cultura livellatrice, degradante, volgare specie nell’ultima generazione». Parla sempre più spesso «di genocidio culturale per due terzi almeno degli italiani», di un «genocidio dovuto all’acculturazione imposta dalle classi dominanti», individuando nella gestione della scuola e della televisione e soprattutto nei linguaggi, i grandi mali del nostro Paese, perché impongono  nuovi modelli e valori. Con straordinaria lungimiranza in un’jntervista a La Stampa, (1 gennaio 1975), dice tra l’altro del linguaggio popolare e delle borgate: “Era un mondo degradato e atroce, ma conservava un suo codice di vita e di lingua al quale nulla si è sostituito. Oggi i ragazzi delle borgate vanno in moto e guardano la televisione, ma non sanno più parlare, sogghignano appena”.

   Scrive: «Tra il 1961 e il 1975 qualcosa di essenziale è cambiato: si è avuto un genocidio. Si è distrutta culturalmente una popolazione. E si tratta precisamente di uno di quei genocidi culturali che avevano preceduto i genocidi fisici di Hitler. Se io avessi fatto un lungo viaggio, e fossi tornato dopo alcuni anni,…   andando in giro per la «grandiosa metropoli plebea», avrei avuto l’impressione che tutti i suoi abitanti fossero stati deportati e sterminati. sostituiti, per 1e strade e nei lotti da slavati, feroci, infelici fantasmi. Le SS di Hitler, appunto. I giovani — svuotati dei loro valori e dei loro modelli — come del loro sangue — e divenuti larvali calchi di un altro modo di essere e di concepire l’essere: quello piccolo borghese.…».

Ministri e sottosegretari della P.Istruzione

 

-         Riccardo Misasi, da marzo 1970 a giugno 1972

              Elena Caporale, Elio Rosati, P.Luigi Romita

-         Oscar Luigi Scalfaro, da giugno 1972 a luglio 1973

              S. Valitutti, L.Caiazza, A.Ruffini, M.Cocco

-     Franco M. Malfatti, da luglio 1974, a marzo 1978

              A.Bemporad, F.Smurra, V.R.Lenoci,

              E.Dell’Antro, Luzzo, Spitella, Del Rio,

              Falcucci, dal 31,7.1976

 
 

 

 

 

 

 

 

 


Articoli di Pasolini contro i nuovi modelli e valori degli ultimi due anni di vita (1974-75).

 

· Contro la televisione (Inedito, 1966)

Il San Francesco della Cavani: l’ho guardato, naturalmente, con l’interesse di uno che ha girato un film simile.

Ho capito: che un cattolico moderno non può avere il sentimento del sacro e il suo ritmo: egli ha famigliarizzato la religione, che ha preso il senso e il ritmo della vita.

La televisione emana da sé qualcosa di spaventoso. Qualcosa di peggio del terrore che doveva dare in altri secoli, solo l‘idea dei tribunali speciali dell’inquisizione. C’è, nel profondo della cosiddetta «Tv» qualcosa di simile appunto allo spirito dell’ Inquisizione:

Nessuno scrittore italiano osa scrivere ciò che realmente pensa della sua nazione (vilipendio alla nazione: contemplato nell ‘art.

Nessuno scrittore italiano osa scrivere ciò che realmente pensa dell’esercito italiano (vilipendio all’esercito

Nessuno scrittore italiano osa scrivere ciò che realmente pensa della bandiera (vilipendio alla bandiera

Nessuno scrittore italiano osa scrivere ciò che realmente pensa della religione di Stato (vilipendio  alla religione

Nessuno scrittore italiano osa scrivere ciò che realmente pensa a) della polizia italiana, b) e soprattutto della magistratura italiana.

Aggiungo: nessuno scrittore italiano osa veramente scrivere ciò che pensa della televisione italiana.

 

· Il genocidio (estate 1974)

(* Si tratta di un intervento orale alla Festa dell’ Unità» di Milano (estate 1974), pubblicato su «Rinascita». «Vi si sente la mia «voce»  ed è per questo che non escludo da dal volume questo scritto ripetitivo e ostinato».)

Ce già ne Manifesto di Marx un passo che descrive con chiarezza e precisione estreme il genocidio ad opera della borghesia nei riguardi di determinati strati delle classi dominate, soprattutto non operai, ma sottoproletari o certe popolazioni coloniali. Oggi l’Italia sta vivendo in maniera drammatica per la prima volta questo fenomeno: larghi strati, che erano rimasti per così dire fuori del la storia — la  storia del dominio borghese e della rivoluzione borghese — hanno subito questo genocidio, ossia questa assimilazione al modo e alla qualità d borghesia.

Come avviene questa sostituzione di valori? Io sostengo che oggi essa avviene clandestinamente, attraverso una sorta di persuasione occulta. Mentre ai tempi di Marx era ancora la violenta esplicita aperta, la conquista coloniale, l’imposizione violenta, oggi i modi molto più sottili, abili e complessi, il processo è molto  più tecnicamente maturo e profondo.

Perché questo genocidio dovuto all’acculturazione imposta dalle classi dominanti? Ma perché  la classe dominante ha scisso nettamente «progresso» e «sviluppo». Ad essa interessa solo lo sviluppo, perché solo da lì trae i suoi profitti. Bisogna farla una buona volta una distinzione drastica tra i due termini: «progresso» e «sviluppo». 

Qual è invece lo sviluppo che questo potere vuole? Se volete capirlo meglio, leggere quel discorso di Cefis agli lievi di Modena che citavo prima, e vi troverete una nozione di sviluppo come potere multinazionale — o transnazionale come dicono i sociologi — fondato fra l’altro su un esercito non più nazionale, tecnologicamente avanzatissimo, ma estraneo alla realtà del proprio paese…

E’ in corso nel nostro paese, come ho detto, una sostituzione di valori e di modelli, sulla quale hanno grande peso i mezzi di comunicazione di massa e in primo luogo la televisione. Con questo non sostengo affatto che tali mezzi siano in sé negativi; sono anzi d’accordo che potrebbero costituire un grande strumento di progresso culturale; ma finora sono stati, così come li hanno usati, un mezzo di spaventoso regresso, di sviluppo appunto senza progresso, di genocidio culturale per due terzi almeno degli italiani.

 

· Io so. Il romanzo delle stragi («Corriere della Sera» 14.11.1974, con il titolo: che cos’è questo golpe?).

Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).

 

· Le cose divine (Franzoni) «Tempo» 22 novembre 1974

La lingua italiana liturgica parlata oggi in Chiesa è quasi ripugnante.

Sono prediche straordinarie: cioè non sono prediche. Sono discorsetti improvvisati davanti alla comunità, che fanno il punto evidentemente su problemi che la comunità conosce e dibatte. I riferimenti sono, ancora, riferimenti specialistici; ma la specializzazione è stavolta perfettamente laica; perché la storia è un’illusione laica, ed è come tale che Cristo l’ha evidentemente accettata. Ed una specializzazione che segue puntualmente l’evolversi degli incidenti storici; incidenti dovuti sempre, sistematicamente, alla violenza del potere. Accuse, imprigionamenti persecuzioni, morti, stragi: un susseguirsi senza fine, su cui bisogna essere sempre presenti col proprio giudizio. Anche se ciò è inutile: perché un atteggiamento critico di assoluta tensione può essere vissuta la speranza come energia vitale. Quella speranza che il potere si prefigge, sempre e in ogni caso,  di sopprimere e distruggere, sostituendola con orribili surrogati che portano il suo nome.

                        «Tempo» 22 novembre 1974

 

 

·I giovani infelici, Gennariello( marzo 1975)

hanno accettato la nuova forma del potere, il potere dei consumi, ultima delle rovine, rovina delle rovine.

Dunque il conformismo di sinistra — che c’era sempre stato — in questi ultimi anni si è fossilizzato…Sono stati educati in una società clerico-fascista che predicava false sacralità e falsi sentimenti.

Passeremo poi alla scuola, cioè a quell’insieme organizzativo e culturale che ti ha completamente diseducato, e ti pone qui davanti a me come un povero idiota, umiliato, anzi degradato, incapace a capire,. chiuso in una morsa di meschinità mentale che, fra l’altro ti angoscia.

 

· Bisognerebbe processare i gerarchi dc (il Mondo 28 agosto 1975.)

Separazione tra il Palazzo e il Paese, in un momento in cui il Paese ha conosciuto il più grande processo di trasformazione e tutto il mondo politico italiano era, ed è, pronto ad accettare sostanzialmente la continuità del potere democristiano.

Quando si saprà, o, meglio, si dirà, tutta intera la verità del potere di questi anni, sarà chiara anche la follia dei commentatori politici italiani e dette élites colte italiane. E quindi la loro omertà.

La meccanica delle decisioni politiche del Palazzo è come impazzita: essa obbedisce a regole la cui «anima» (Moro) è morta.

La causa prima di tale separazione tra il Palazzo e il Paese, e della conseguente separazione dei fenomeni all’interno del Palazzo e del Paese, consiste nella radicale mutazione del «modo di produzione» (enorme quantità, transnazionailtà, funzione edonistica): il nuovo potere reale che ne è nato ha scavalcato gli uomini che fino a quel momento avevano servito il vecchio potere clerico-fascista, lasciandoli soli a fare i buffoni nel Palazzo, e si è gettato nel Paese a compiere «anticipatamente» i suoi genocidi.

In conclusione, il Psi e il Pci dovrebbero per prima cosa (se vale questa ipotesi) giungere ad un processo degli esponenti democristiani che hanno governato in questi trent’anni (specialmente gli ultimi dieci). Parlo proprio di un processo penale, dentro un tribunale. Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani (compreso forse per correttezza qualche presidente della Repubblica) dovrebbero essere trascinati, come Nixon, sul banco degli imputati. Anzi, no, non come Nixon, restiamo alle giuste proporzioni: come Papadopulos.

« Il Mondo», 28 agosto 1975.

 

· Il Processo (« Corriere della Sera » 24 agosto 1975).

Dunque: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione di denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia, uso illecito di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di punirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani (responsabilità, questa aggravata dalla sua totale inconsapevolezza), responsabilità della condizione, come si usa dire, paurosa, delle scuole, degli ospedali e di ogni opera pubblica primaria, responsabilità dell’abbandono «selvaggio» delle campagne, responsabilità dell’esplosione «selvaggia» della cultura di massa e dei mass-media, responsabilità  della stupidità delittuosa della televisione, responsabilità del decadimento del la Chiesa, e infine, oltre a tutto il resto, magari anche distribuzione borbonica di cariche pubbliche ad adulatori.

· Risposte, (Corriere della Sera, 9 settembre 1975)

 “solo un laicismo e un progressismo a buon mercato possono indurre a pensare che la scuola media d’obbligo così com’è hic et nunc in Italia non sia un crimine”.

· La sua intervista conferma che ci vuole il processo (il Mondo, 11 settembre 1975)

· Processo a Donat Catten (Corriere della Sera, 19 settembre 1975)

·Perché il processo (Corriere della Sera, 28 settembre 1975)

“rapporti sociali immodificabili, ossia sottratti e negati, una volta per sempre, a ogni possibile forma di «alterità»”.

in diversa misura e in diverso modo, tutti gli uomini politici e tutti i partiti condividono con la Democrazia Cristiana cecità e responsabilità.

Gli italiani vogliono ancora sapere che cos’è, che limiti ha, che futuro prevede, la «nuova cultura» — in senso antropologico — in cui essi vivono come in sogno: una cultura livellatrice, degradante, volgare specie nell’ultima generazione.

 

 

· Il mio Accattone in TV dopo il genocidio (Corriere della Sera, 8 ottobre 1975)

un Paese di cinquanta milioni di abitanti sta subendo la più profonda mutazione culturale della sua storia (coincidendo con la sua prima vera unificazione) mutazione che, per ora, lo degrada e lo deturpa.

…creare addirittura una «razza», forniva ai sottoproletari romani una morale e una filosofia da classe «dominata», che la classe «dominante» si accontentava di «dominare» poliziescamente, senza curarsi di evangelizzarla, cioè di costringerla ad assorbire la propria ideologia (nella fattispecie un ripugnante cattolicesimo puramente formale).

Lasciata per secoli a se stessa, cioè alla propria immobilità, quella cultura aveva elaborato valori e mobilità di comportamento assoluti. Niente poteva metterti in discussione. Come in tutte le culture popola ri, i «figli » ricreavano i « padri»: prendevano il loro posto, ripetendoli (cosa che costituisce il senso delle «caste», che noi razzisticamente, e con tanto sprezzante razionalismo «eurocentrico» ci gratifichiamo di condannare). Mai nessuna rivoluzione interna a quel la cultura, dunque. Valori e modelli passavano immutabili dai padri ai figli. Eppure c’era una continua rigenerazione. Basta osservare la loro lingua (che ora non esiste più): essa era continuamente inventata, benché i modelli lessicali e grammaticali fossero sempre gli stessi. Non c’era un solo istante della giornata — nella cerchia del le borgate che costituivano una grandiosa metropoli plebea — in cui non risuonasse nelle strade o nei lotti una «invenzione» linguistica. Segno che si trattava di una «cultura» viva.

In Accattone tutto ciò è rappresentato fedelmente (e lo si vede soprattutto se si legge Accattone in un certo modo, escludendo la presenza del mio estetismo funebre). Tra il 96I e il 1975 qualcosa di essenziale è cambiato: si è avuto un genocidio. Si è distrutta culturalmente una popolazione. E si tratta precisamente di uno di quei genocidi culturali che avevano preceduto i genocidi fisici di Hitler. Se io avessi fatto un lungo viaggio, e fossi tornato dopo alcuni anni,

   andando in giro per la «grandiosa metropoli plebea», avrei avuto l’impressione che tutti i suoi abitanti fossero stati deportati e sterminati. sostituiti, per 1e strade e nei lotti da slavati, feroci, infelici fantasmi. Le SS di Hitler, appunto. I giovani — svuotati dei loro valori e dei loro modelli — come del loro sangue — e divenuti larvali calchi di un altro modo di essere e di concepire l’essere: quello piccolo borghese.

…Se io oggi volessi rigirare Accattone, non potrei più farlo. Non troverei più un solo giovane che fosse nel suo «corpo» neanche lontanamente simile ai giovani che hanno rappresentato se stessi in Accattone. …Il genocidio ha cancellato per sempre dalla faccia della terra quei personaggi. Al loro posto ci sono quei loro «sostituiti che, come ho avuto già occasione di dire, sono in vece i personaggi più odiosi del mondo.

 …ossia il rovesciamento radica le oggettivo de! mondo delle classi dominate. Non ammettono cioè il fatto compiuto del «genocidio». Essi non possono che credere nel progresso: tout  va bien Inoltre tutti quelli che mi rimproverano la mia visione catastrofica in quanto totale (se non altro dal puntò di vista antropologico) di ciò che è oggi l’Italia, mi deridono compassionevolmente perché non tengo conto che il materialismo consumistico e la criminalità sono fenomeni che dilagano in tutto il mondo capitalistico, e non solo in Italia. Vili, disonesti, sciocchi: possibile che non gli passi neanche lontanamente per il cervello che negli altri paesi dove tale peste dilaga ci sono dei compensi che ristabiliscono in qualche modo l’equilibrio?

A New York, a Parigi, a Londra, ci sono delinquenti feroci e pericolosi (quasi tutti, toh! di colore o quasi), ma ospedali, scuole, case di riposo, manicomi, musei, cinema d’essai, funzionano perfettamente. L’unità, l’acculturazione, t’accentramento sono avvenuti in ben altro modo. Dei loro genocidi è stato testimone Marx più di un secolo fa. Che tali genocidi avvengano in Italia oggi, cambia sostanzialmente la loro figura storica. Accattone e i suoi amici sono andati incontro alla deportazione e alla soluzione finale silenziosamente magari ridendo dei loro aguzzini. Ma noi testimoni borghesi

Corriere della Sera, 8 ottobre 1975

 

· Come sono le persone serie? (Il Mondo 16 ottobre 1975)

È chiaro: solo la volontà del Pci potrebbe portare i sacrestani a potere e i loro servi al banco degli imputati. Le persone serie sono … razziste.

I genocidi di Hitler sono stati preceduti dai genocidi, di cui parla Marx nel Manifesto, perpetrati a livello culturale dal capitalismo. Di un simile genocidio è stata fatta oggetto, con le altre culture particolaristiche italiane, la cultura sottoproletaria romana…

Per… sottolineare la loro perbenistica vocazione al linciaggio, in un mio articolo avevo scritto; «Si è ironizzato si è riso, si è accusato. Ciò che dico è indegno di altro: io non sono una persona seria».

 

· “Due modeste proposte per eliminare la criminalità in Italia”              ( Corriere della Sera 18 ottobre 1975)

il consumismo che ha distrutto cinicamente un mondo «reale», trasformandolo in una totale irrealtà, dove non c’è più scelta possibile tra male e bene. Donde l’ambiguità che caratterizza i criminali: e la loro ferocia, prodotta dall’assoluta mancanza di ogni tradizionale conflitto interiore. Non c’è stata in loro scelta tra male e bene: ma una scelta tuttavia c’è stata: la scelta dell’impietrimento, della mancanza di ogni pietà.

Quali sono le mie due modeste proposte per eliminare la criminalità? Sono due proposte

1. Abolire immediatamente la scuola media d’obbligo

2. Abolire immediatamente fa televisione.

… La scuola d’obbligo è una Scuola di iniziazione alla qualità di vita piccolo borghese: vi si insegnano delle cose inutili, stupide, false, moralistiche, anche nei casi migliori (cioè quando si invita adulatoria mente ad applicare la falsa democraticità dell’autogestione, del decentramento ecc.: tutto un imbroglio).

… mentre è ben chiaro che chi ha fatto la scuola dell’ obbligo è prigioniero del proprio infimo cerchio di sapere, e si scandalizza di fronte ad ogni novità).

Quanto alla televisione non voglio spendere ulteriori parole: ciò che ho detto a proposito della scuola d’obbligo va moltiplicato all’infinito, davo che si tratta non di un insegnamento ma di un «esempio» i «modelli» cioè, attraverso la televisione, non vengono parlati, ma rappresentati. E se i modelli son quelli, come si può pretendere che la gioventù più esposta e indifesa non sia criminaloide o criminale? È stata la televisione che ha, praticamente (essa non è che un mezzo) concluso l’era della pietà, e iniziato l’era dell’edonè. Era in cui dei giovani insieme presuntuosi e frustrati a causa della stupidità e insieme dell’irraggiungibilità dei modelli proposti loro dalla scuola e dalla televisione, tendono inarrestabilmente ad essere  aggressivi fino alla delinquenza o passivi fino alla infelicità (che non è una colpa minore).

 

· Le mie proposte su scuola e TV (Corriere della Sera 29 ottobre 1975)

La classe dominante, il cui nuovo modo di produzione ha creato una nuova forma di potere e quindi una nuova forma di cultura, ha proceduto in questi anni in Italia al più completo e totale genocidio di culture particolaristiche (popolari) che la storia italiana ricordi. I giovani sottoproletari romani hanno perduto (devo ripeterlo per l’ennesima volta?) la loro «cultura», cioè il loro modo di essere, di comportarsi, di parlare, di giudicare la realtà: a loro è stato fornito un modello di vita borghese (consumistico): essi sono stati cioè, classicamente, distrutti e borghesizzati. La loro connotazione classista è dunque ora puramente economica e non più anche culturale. La cultura delle classi subalterne non esiste (quasi) più: esiste soltanto l’economia delle classi subalterne. E ho ripetuto già un’infinità di volte in questi miei male detti articoli che l’atroce infelicità o aggressività cri minale dei giovani proletari e sottoproletari deriva appunto dallo scompenso tra cultura e condizione economica: dall’impossibilità di realizzare (se non mimeticamente) modelli culturali borghesi a causa della persistente povertà mascherata da un illusorio miglioramento del tenore di vita.

Passiamo ora alla scuola d’obbligo e alla televisione. Intanto va detto che le mie «modeste proposte» di abolizione intendevano chiaramente riferirsi a una abolizione provvisoria. Dicevo, per la precisione; «in attesa di tempi migliori: cioè di un altro sviluppo —, ed è questo il nodo della questione». in altre parole chiamavo in causa il Pci,  le migliori forze di sinistra ecc., il cui interesse per una radicale riforma della scuola e della televisione non dovrebbe essere messo in dubbio: se è essenziale alla trasformazione dello « sviluppo».

In attesa di una tale radicale riforma, sarebbe meglio abolire ( so che è utopistico, ma ne sono lo 177. stesso fermamente convinto) sia la scuola d’obbligo che l’a televisione: perché ogni giorno che passa è fatale sia per gli scolari che per i telespettatori

Corriere della Sera», 29 ottobre 1975