Per fortuna Dio è amore 

Antonio Thiery, maggio 2006

 

 

Dalla pieve di San Martino di Sesto Fiorentino ricevo questa nota liturgico-catechistica relativa alla VI domenica di Pasqua.

 

*Ai suoi discepoli, nell'intimità del cenacolo, il Signore rivela quello che, nel mondo, è il segno unico e inconfondibile della sua presenza: l'amore. Un amore che viene da Dio e di cui Dio solo è norma.

*Rimanete nel mio amore. La rivelazione cristiana è rivelazione di Dio amore: una circolazione di carità che prende inizio dal Padre. Il Signore ci chiede, non tanto di essere amato quanto piuttosto di lasciarsi amare: di vivere questa comunione di carità. "Rimanete nel mio amore".

*Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amati.

- E' un comandamento, il comandamento della nuova alleanza. Quindi qualcosa che non nasce spontaneamente: è un'esigenza di Dio. Il cosiddetto amore "spontaneo" è spesso un amore avido che cerca il proprio piacere. L'amore come comandamento è uscire da sé , è responsabilità nei confronti dell'altro, è fatica. Il Signore insiste anche nel precisare: come io vi ho amato. Fraintendere, sull'amore,  purtroppo è molto facile.

-E' un comandamento suo, cioè di Gesù: suo perché lo ha insegnato lui ai suoi discepoli ma anche perché ha una qualità e una misura che sono sue in modo esclusivo: "Nessuno ha amore più grande di chi dà la vita per i suoi amici"

*Vi ho chiamati amici. Uguaglianza e reciprocità, sono i caratteri dell'amicizia, secondo i maestri del pensiero greco. "E' proprio dell'amicizia non avere segreti  con l'amico. E' proprio dell'amicizia godere della presenza dell'amico. E' proprio dell'amicizia volere ciò che l'amico vuole." (S. Tommaso d'Aquino) Ma il segreto, di fatto, è uno solo: l'amore di Dio per noi. Nulla è imposto: l'adesione è spontanea. E’ l’amicizia con Cristo che ci fa conoscere il cuore del Padre.

*Non voi avete scelto me ma io ho scelto voi. Esser cristiani è dono, è grazia, è elezione. E' Lui che ci ha scelti. Tutto deve essere ricondotto ad una sua iniziativa d'amore libera e gratuita.

 

Per la vita:

La carità è tutt'altro che vile e pigra; non è blanda né tanto meno debole; non remissiva né permissiva. Non illuderti di amare tuo figlio solo perché non gli dai una regola di vita: questa non è carità ma debolezza. Sia fervente, la carità, nel riprendere e correggere. Se tutto va bene, rallegrati; ma se qualcosa non va, devi essere pronto a riprendere e correggere.  Non amare nell'uomo l'errore, ma l'uomo. Se ami l'uomo, cerca di liberarlo dall'errore. Se talvolta devi essere severo, sia per amore. (S. Agostino)

 

Ma che cos'è una provocazione? Ma ci sarà pure un limite ed una fine!

 

Ho spiegato tante volte che, pur essendo nato a Roma, da genitori romani , ed avendo frequentato per 23 anni (dall'asilo ai corsi di perfezionato post-universitari) la scuola pubblica, sono estraneo alla "cultura" libresca  delle "categorie greche" del ragionamento verbale, del concettualismo, della classificazione, ecc.ecc. Mi sono sempre sentito e mi sento vicino, invece, alla "cultura del sentire globale", della percezione senso-motoria, dell'analogia, dell'esperienza, dell'evocazione.

 

Aspirando ad esser cristiano, mi è sempre interessato poco conoscere e praticare le inculturazioni ebraica, greca, romana, ellenistica, germanica del vangelo. Ho sempre "percepito" un messaggio evangelico poligenetico inserito in una koinè indo-iranico-mesopotamica-siro-palestinese-etiopica-sudanese. Mi sono sempre interessate di più e quindi conosco meglio (e soprattutto sento a me molto più vicine) le inculturazioni che di volta in volta hanno fatto e fanno poco conto della cultura latino-greca-giudaico-ellenistica.

 

O questa nota è l'ennesimo avvertimento che detta la linea di comportamento, dopo l'uccisione simbolica e sacrale di dEmilio? Non ha forse comandato Clemente Alessadrino, uno dei padri della chiesa: se anche l'avversario ha ragione, bisogna negare, negare.

 

Per fortuna Dio è amore altrimenti chissà che cosa ci sarebbe capitato!. Già ma dEmilio ripeteva che la "coazione morale" non è meno dolorosa di quella "fisica" e allora devo prendere atto che non ci poteva capitare di peggio. Ho già scritto che avrei preferito un campo di sterminio a questo trattamento psichico che non sembra avere mai fine.

 

Questa nota dottrinale vuol dire che noi (Marina e la sua famiglia) non sappiamo lasciarci amare?

 

O forse vuole invitare all'ubbidienza cristiana?. A quella ad esempio a cui fu iniziato dEmilio

 

Per impararla fu mandato a Palermo (aveva già 31 anni) a servire messa al cardinal Ruffini (sic!).

 

E' un'esperienza che lo segnerà per sempre. E di cui ce ne renderà spesso partecipi anche perché nella primavera del 1957 andò a Calatafimi per incontrare il Virgilio in gita scolastica e respirare un'aria nuova capace di fargli maturare decisioni che avrebbe cercato di prendere qualche mese dopo. Lì conobbe Marina.

Venuto a Roma al Virgilio, il 3 novembre, giorno anniversario della sua nascita, inviò invano alla Compagnia di San Paolo, nella persona di padre Magni, una lettera di dimissioni («Fino allo scorso speravo nonostante tutto che la Compagnia riuscisse a scrollarsi di dosso "il troppo e il vano", avviandosi più matura e più chiara verso il suo avvenire»).

E' sulla base di quella lettera che almeno noi (Marina ed io) iniziammo un percorso insieme, "in consonanza", diceva. Non era il nostro professore di religione, né la nostra guida spirituale.

 

La vendetta, specie negli ambienti clericali,  si serve fredda. Il giorno di Pentecoste del 2002 (dopo 45 anni) , per ricordare a Chiesa Nuova i 60 anni di sacerdozio di dEmilio (quel pretino che aveva "imparato ad amare la verità più della vita" e che quindi è stato ammazzato con un omicidio sacrale e simbolico), chi troviamo -almeno da me non invitato ed inaspettato- già in sottana pronto a "celebrare"? proprio padre Magni.

 

Non era previsto dai faticosi accordi e potevano dirmelo. Non ci sarei andato. Adesso ogni volta che entro in quella chiesa evoco il cardinal Ruffini, dEmilio che cerca invano di lasciare la Compagnia e padre Magni che tiene la sua omelia, con don (?) Claudio come chierichetto ai piedi dell'altare.

 

In quella chiesa sono stato battezzato, ho fatto cresima e prima comunione, ci siamo sposati. "Avete scelto san Filippo, la mia grande passione" ci scrisse dEmilio.

 

Ma bisognava minimizzare la figura di quel prete; normalizzarlo. Era la Compagnia a dover "celebrare" i 60 anni di sacerdozio. Potevano risparmiarci quell'orrore anche perché Marina era stata ricoverata 3 giorni prima in ospedale, con una diagnosi ormai senza più speranze: aveva da 5 giorni a tre mesi di vita. Morì infatti il 10 agosto.

 

Nessun riguardo, nessuna misericordia. Per fortuna che c'è qualcuno che ci ha chiamato amici!. Per fortuna che la carità è tutt'altro che vile e pigra!.

 

Nei testi altomedievali, quelli dei secoli bui ai quali io mi sono formato, e nei quali riconosco il mio DNA si legge spesso che le parole e la fede  devono accompagnarsi alle opere (et verbis et factis) e che la fede senza la carità non serve a niente; che è una falsa fede quella che è senza carità (Fides falsa est, quae sine charitate est).

 

Ho fatto tutto, fino allo sfinimento, quello che potevo e sapevo fare per guadagnare a Marina qualche serenità e qualche minuto in più di sopravvivenza, aiutato da tanti, tanti amici, ma da quelli che inneggiano al comandamento dell'amore, non è venuto nemmeno il più piccolo gesto di misericordia e di carità quando ne avevamo bisogno. Anzi sono venuti ulteriori aggravi. Solo un forte impegno a minimizzare e normalizzare la figura di dEmilio e a delegittimare Marina e la sua famiglia. Solo un disconoscimento di questi miei gesti.

 

Per 4 giorni e 4 notti non ho riposato e non ho mangiato per allestire un volume di lettere di dEmilio, sapendo quale conforto e quali speranze ne sarebbero venute a Marina dalla pubblicazione. Poi ci son voluti 4 anni per pubblicarlo (all'editore, molto sollecito, non sono serviti  più di due mesi). Qualcuno si dette da fare per ritardarne la pubblicazione e ora si scrive che "il materiale era già pronto presso l'editore".

 

Marina non è stata rispettata nemmeno quando era stesa nella bara ai piedi dell'altare. Già non si può ammettere che qualcuno specie se donna possa avere una vita spirituale autonoma, senza una guida clericale. E così Marina, lei che aveva  una fede tutta laica è diventata la discepola: una donna ha bisogno di un maestro e bisogna sostenerlo anche quando giace nella bara. 

 

L'ossessione per il suo cristianesimo vissuto laicamente (senza chiese, senza preti e senza dogmi),  per il suo stile di vita, per il suo impegno nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze (sentire i suoi mille e mille alunni: l’insegnamento più grande che Marina mi abbia dato: imparare ad essere ORGOGLIOSAMENTE SE STESSI...la cosa più bella è che mi ha insegnato a RICONOSCERE e ad AMARE LA MIA DI BELLEZZA, quella che esiste in ciascuno noi...una delle donne più STRAORDINARIE che io abbia mai conosciuto e che non dimenticherò mai!!) ha scatenato un odio ed un'acredine senza fine, al punto  che si cerca di cancellarne la memoria (una vera e propria damnatio memoriae) e non bastano accordi e contratti, non bastano documenti notarili (se certi comportamenti li tiene un extracomunitario, magari musulmano, è un furto e tutti gli corrono dietro; se lo fa un buon cristiano è una “dimenticanza”) per ricordare più di quarant'anni di laica (so bene che è una parolaccia che è stata cancellata, ma la scrivo con forza e con orgoglio) amicizia e ricerca della verità: "Colui che cerca sia sempre alla ricerca fino a quando non trova e quando avrà trovato sarà nel turbamento; essendo stato turbato si meraviglierà e regnerà su Tutto", sta scritto nel Vangelo di Tommaso, così amato da dEmilio.

 

Catechismo significa apprendimento per eco e l'eco riporta parole incomplete che devono essere interpretate e completate.  E' stato ridotto ad un formulario dogmatico. E poi si parla dell'integralismo dei musulmani!

 

Tenetevelo l'amore di questo Dio. Devo sperare che questo Dio, e soprattutto quelli che dicono di parlare in suo nome, non ci chiamino più amici.

 

Pentecoste è vicina.

 

Se tanta volte ho sentito la necessità di rendere evidente il mio cristianesimo, ora (provando un profondo disgusto ed orrore per le sacre funzioni, al punto che ormai da almeno due anni non vado più a messa) sento la necessità di rendere evidente il mio profondo distacco da una chiesa che, con Cristo, (l'ho sperimentato  in tante occasioni) non ha proprio niente a che vedere. Qualcosa di pubblico farò.