Raccomandata
al Parroco di
Santa Maria in Vallicella
(Chiesa Nuova),
via del Governo
Vecchio 134
00186
Roma
Con lettera raccomandata del 12 gennaio 2007, oltre un anno fa, ho
formalmente richiesto di essere cancellato dai registri parrocchiali della grande chiesa di Roma e, quindi, della Chiesa Nuova dove
ricevetti tutti i “sacramenti” (dal
battesimo in poi). Non ho ancora ricevuto conferma che ciò sia avvenuto. La mia
non era una richiesta negoziabile, né accettabile a discrezione dai vertici
amministrativi della grande chiesa di Roma, ma era
l’esercizio di un diritto riconosciutomi dalle leggi dello Stato.
E, infatti, la considero operante dal 12 gennaio
2007. Ho posto il problema dello della cancellazione
dai registri, amministrativi, della parrocchia. L’atto sacramentale del
battesimo fu compiuto dai miei genitori che volevano mettermi alla sequela di
Gesù e non degli affari e del potere sacrale che
deriva dai sacerdoti. Ho anche chiarito che continuerò a dirmi cristiano e,
visto che sono un meticcio culturale, cattolico, nella
convinzione che per far ciò non ho bisogno dell’adesione ad una chiesa, né della
sua autorizzazione, né della mediazione di un “sacerdote”. Continuerò a nutrirmi
del corpo e del sangue di Cristo. Come? San Beato, in uno dei testi più letti
per tre secoli, sulla scia dei padri della chiesa ed in particolare di San
Gerolamo (in brani ricordati anche da dEmilio Gandolfo: In Ps.147; Eccles.3; In Mat.28,19; PL 26,226D)
si chiede: “che cosa è il testo
letto nel Vangelo o nelle Sacre Scritture,
se non il corpo di Cristo, la carne di Cristo che è mangiata dai
cristiani? Si mangia nel momento stesso in cui si legge e si ascolta”(S.Beato, Apologetico, I,
1600).
Ho sopportato per oltre sessant’anni il potere
sacerdotale, la sacra violenza dei santi e la libido dominandi (S.Agostino) dei buoni cattolici e dei buoni sacerdoti, da sapere bene che
è molto difficile trovare dei legami tra le chiese teologicamente strutturate ed
il Vangelo di Gesù. Come se non bastasse, nel momento
in cui dEmilio è stato
ferocemente ucciso e Marina, mia moglie, stava morendo, hanno preteso
persino di cancellare le
esperienze vissute per 40 anni e di imporre una memoria clericale. dEmilio aveva scritto che amava la
verità più della vita, e perciò lo hanno ammazzato ed hanno cancellato le
esperienze ed i ricordi di quanti avevano condiviso questa scelta. Devo
chiedermi: “che senso ha una religione fondamentalista, violenta, antifemminile e disumana di
questo tipo?; che cosa
“consacrano” certi signori che non hanno nessun rispetto
dell’uomo (per non parlare della donna) e del suo lavoro?”.
So bene che mi arriverà un decreto dove tra le altre cose c’è scritto che
non ho diritto ai funerali in chiesa. Dirò: meno male. Così non subirò nemmeno il
trattamento che appunto ha subito Marina, autenticamente credente e
autenticamente laica, in una chiesa affollata (malgrado fosse il 12 agosto) da
persone tornate da ogni parte d’Europa per partecipare ai suoi funerali e per
rendere omaggio alla sua identità laica: ha insegnato a generazioni di giovani
ad essere orgogliosamente se stessi. Uno dei celebranti, un gran sacerdote, di
quelli che hanno fatto le lotte civili e che scrive le
agiografie dei santi, vestendo le vesti del potere, ignorando la presenza del
padre allora novantenne, del marito e dei figli, ne cancellò appunto l’identità
dicendo che i molti meriti guadagnati da Marina in terra, erano dovuti al fatto
di essere “la discepola numero uno” di un prete! Voleva dire
ripetendo Bernardo di Chiaravalle che extra
claustrum nulla salus e
con il canonista Graziano che se ai
laici (uomini) è concesso solo... uxorem dùcere, terram colere, ... oblationes
super altaria pónere,
decimas réddere, alle
donne, che notoriamente non hanno anima, è concesso
solo di esser “discepola” di un prete!. Era solo un
assaggio di quella clericalizzazione radicale ormai in
atto. Sono passati più di 5 anni, ma l’indignazione e il dolore non
diminuiscono. Marina (i suoi familiari, laici, di cui è stata autentica
“discepola”), da sempre alla sequela del Vangelo senza mediatori
e senza maestri, sapeva bene che Gesù ha detto che non dobbiamo avere né Rabbi, né Padre, né
Dottore, poiché abbiamo un solo Cristo (Mt. 23,8). Ha fatto di noi un regno di sacerdoti
(Ap.1,6), non di discepoli di sacerdoti.
Forse per questo la sua vita non ha meritato un gesto di pietà e rispetto
neppure quando stava morendo; ma non lo ha meritato neppure da morta. Da padre
Peppino imparai che uno dei peccati più odiosi è non aver rispetto dei morti.
E Marina morta non ha avuto e non ha nemmeno un segno
di rispetto. Con una damnatio memoriae intollerabile, se ne è
cancellato il ricordo, appropriandosi persino del lavoro fatto in sua memoria.
Nemmeno gli animali più feroci…Si dice che i musulmani che non rispettano “la
donna” non devono avere la cittadinanza italiana, ma ai buoni cristiani e preti
che la cittadinanza italiana ce l’hanno, non
bisognerebbe toglierla?
Sarebbe bene che il vostro papa, anziché ricercare i “martiri sbranati al
Colosseo dai leoni ruggenti, riconoscesse come martiri
quanti sono stati rimasticati ed uccisi da interminabili
percosse.
Antonio Thiery
Roma, 8
maggio Via San Calepodio,
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posta@antoniothiery.it .
La lettera è pubblica e consultabile sul
web: www.antoniothiery.it