Scelgo un
Paese senza Vangelo e un po’ pagano.
Sarebbe così facile essere dei bravi cristiani, se non ci fosse il
Vangelo…
Su DNEWS di martedì 29
aprile 2008 (uno dei giornali gratuiti distribuito a Roma) compare questa nota
di Lia Celi, scrittrice
satirica (WWW.Lia
Celi.COM) che mi sembra molto bello.
Sarebbe così facile essere dei bravi cristiani, se non ci fosse
il Vangelo. Potremmo rallegrarci perché dalla chiesa napoletana del Carmine è
stata sfollata l’orda di senzatetto che facevano il
bucato nell’acquasantiera e cucinavano i maccheroni sull’altare, manco fossero
al camping; potremmo compiacerci perché il comune di Assisi ha vietato
l’accattonaggio vicino alla basilica francescana; potremmo commuoverci per le
file interminabili davanti alle spoglie di san Pio da Pietrelcina.
Ma poi, accidenti, ci viene in mente quel poco di
Vangelo che ricordiamo dai tempi del catechismo. E ci
sorge il dubbio che Gesù, quello vero, non sarebbe
allegro, né compiaciuto, né commosso. La sua idea di decenza non coincideva con la nostra, dal tempio scacciava più volentieri
gli ipocriti come noi, che i poveracci e i mendicanti, anche spudorati. E i cadaveri, anche ben conservati, non lo ispiravano
granché: o li risuscitava, o invitava a lasciarli perdere (“che i morti
seppelliscano i morti”). Erano i pagani e gli idolatri a ridurre la fede a
formalismo e pulizia esteriore, a cercare l’immortalità nelle mummie col volto
mascherato. Hai voglia a girarci intorno, il cristianesimo è l’unica religione
fondata da un personaggio così scomodo e anticonformista che non morì di vecchiaia,
come Budda o Maometto, ma giustiziato come un
sovversivo, nemico dell’ordine pubblico e della morale comune. Meglio
ricordarselo il meno possibile, il Vangelo, se vogliamo prendere davvero sul
serio quel che chiamiamo tradizione cristiana, e non
sentirci, anziché cristiani, “diversamente pagani”. Lia Celi