Settantatre
Ambiente, beni culturali, territorio: gli anni in cui pensavamo che la democratizzazione del paese fosse a portata di mano….
Qualche riflessione e qualche ipotesi di lavoro, sui problemi ecologici, ambientali, dei beni culturali, dell'economia, dello sviluppo sostenibile, della programmazione, avendo come osservatorio l'attività di "Italia Nostra" negli anni sessanta e settanta.
(nota di Antonio Thiery)
La guerra in Iraq e la crisi energetica
La terribile guerra di questi mesi capita a trent'anni giusti dalla prima grave crisi petrolifera. E' quasi una celebrazione di quegli avvenimenti. Nel 1973 fu l'epoca delle domeniche a piedi, il simbolo della drammatica crisi energetica dei sistemi produttivi dell'Occidente. Qualcuno imprecò contro gli sceicchi. Qualcun altro, inascoltato, cercò di spiegare che la minoranza industrializzata dell'Occidente non poteva usare l'80% dell'energia e delle risorse mondiali dei beni della terra.
Quello fu il momento degli appelli degli intellettuali per l'Austerity. Chi non ricorda il convegno del P.C.I. all'Eliseo? L'uso frugale dei beni della terra; la sobrietà degli stili di vita; il malessere del mondo legato al malessere dell'uomo; i rapporti tra ecologia e economia, tra ecologia e cultura; la
solidarietà; la necessità di progettare un futuro alternativo possibile e desiderabile; le proposte per una società neotecnica, con nuovi modelli di vita (promozione, distribuzione, organizzazione politica e sociale) a basso consumo di energia e di risorse, attraverso le corrispondenti riconversioni tecnologiche e il riequilibrio delle attività e degli insediamenti nel territorio; le proposte per una programmazione economica, ecc.ecc.
Il Settantatre può essere preso come l'anno emblematico dei tentativi di prender coscienza dei problemi nuovi e di proporre una effettiva democratizzazione del Paese.
Era il momento d'oro dell'attività e della proposta di "Italia Nostra", oggi una piccola associazione, ma allora uno dei più importanti centri, in Italia, di elaborazione culturale e civile, che seppe proporre una lettura complessiva di questi problemi, sulla complessità, globalità, universalità dell'ambiente fisico-biologico-antropico. Proprio nel 1973 l'Associazione concentra la propria attività nel sottolineare la necessità dei modelli alternativi per lo sviluppo economico del Paese e urbano, in particolare di Roma. Prende corpo il tema di Economia ed ecologia. L'ambiente è proposto come progetto umano di etica sociale, richiamando l'attenzione sulle leggi della natura e le leggi degli uomini.
E' ormai evidente che serve una società nuova, neotecnica. Anche il cattolicesimo democratico prende coscienza, con la lettera di Giovanni Franzoni, che "la terra è di Dio". Sembra che finalmente sia stata "elaborata", capita nei suoi significati profondi l'enciclica "Pacem in terris" di Giovanni XXIII, di cui nel Settantatre cadeva il decimo anniversario.
Questa enciclica, rivolta non solo ai cattolici ed ai cristiani, ma, senza distinzioni e senza condizioni, a tutti gli "uomini di buona volontà", che abitano in qualsiasi parte del mondo, qualsiasi sia la loro etnia, cultura, religione, era stata definita da La Pira, con chiaro riferimento a Marx, "il manifesto per un mondo nuovo". Ma era stata accolta dal mondo cattolico, anche da quello democratico, con difficoltà. Era un documento "cosale", che parlava di "cose" concrete, che leggeva come "segni dei tempi" le realtà nuove del mondo, senza esprimere giudizi morali, teologici o sociologici e senza il linguaggio retorico della logica verbale della tradizione greco-latina, che esaltava le sofferenze terrene e la carità assistenziale. Era un documento che ignorava il ruolo esclusivo della chiesa nella salvezza e l'intreccio tra gli interessi molto terreni (la necessità terrena) di una piccole élite e la forte ed esibita "spiritualità" di grandi preti, rimandando all'altro mondo la fruizione della "grazia gratuita" per tutti.
Era una novità sconvolgente per il mondo cattolico. Giovanni XXIII, con un documento di forte spessore "antropologico e politico", aveva legittimato l'aspirazione al cambiamento su scala mondiale, per rinnovare profondamente gli stili di vita, i sistemi di lavoro e di produzione, i sistemi scolastici, educativi, culturali e della conoscenza.
Aveva dato un forte stimolo a ricomporre i rapporti della convivenza, in una dimensione universale, nella verità, nella giustizia, nell'amore, nella libertà, ricordando che "Tutto il mondo è la mia famiglia". Si badi: "tutto il mondo", non solo gli uomini né tantomeno solo quelli occidentali. Aveva così richiamato il dimenticato messaggio evangelico delle origini: "Cristo è venuto a salvare tutte le cose".
Superando con semplicità ed immediatezza l'eurocentrismo e l'antropocentrismo, il "papa buono", aveva sconvolto i saperi ed i modelli di vita dominanti. Aveva richiamato "l'ordine", il sistema globale, naturale e complesso, de "gli esseri" e delle "forze che compongono l’universo", di "tutte le cose", accompagnando i nascenti movimenti ecologici.
Erano e sono queste le condizioni per la democrazia in Italia e per la pace nel mondo.
Tutte le letture sulla necessità di un mondo nuovo, quelle laiche, marxiste, cattoliche, liberali, coincidevano: ricomporre i rapporti di convivenza tra gli uomini e tra gli uomini e le "cose". Sembrava di essere ad un passo dal "mondo nuovo".
C'è un terzo e significativo elemento per qualificare il Settantatre come anno emblematico. E' l'anno centrale del progetto di programmazione economica nazionale (1971-1975) che tante speranze ha sollevato. Il rapporto preliminare alla programmazione economica è stato pubblicato nell'agosto 1970 sotto il titolo significativo di "Rapporto 80" e pone con forza l'attenzione sul lavoro, sull'ambiente (difesa del suolo, risorse naturali, sviluppo urbano, organizzazione territoriale), sul sistema formativo, culturale, sociale e comunicativo.
Propone "cose" quasi lapalissiane, ma diventerà, il libro dei sogni e delle speranze infrante. Infatti, di fronte ai problemi nuovi, persino le reazioni del mondo cattolico democratico, della sinistra e del movimento sindacale andarono, come ricorda Giorgio Nebbia, "dal distacco, al fastidio". Quel mondo dimenticò troppo facilmente la lettura dei segni dei tempi, i fenomeni che caratterizzano l'epoca moderna, della "Pacem in terris": l'ascesa economica sociale, culturale e la partecipazione della vita pubblica delle classi lavoratrici; l'ingresso della donna nella vita pubblica; la consapevolezza che gli esseri umani, in tutti i paesi e in tutti i continenti, o sono cittadini di uno stato autonomo e indipendente, o stanno per esserlo. "In moltissimi esseri umani si va cosi dissolvendo il complesso di inferiorità protrattosi per secoli e millenni".
Lo stesso mondo dimenticò l'appello all'austerità dell'Eliseo. I governi di unità nazionale e del consociativismo, che sembravano unificare, nel nome della dignità dell'uomo e del lavoro, le aspettative del comunismo, del sindacalismo operaio, del cattolicesimo democratico, dei radicali e dei liberali di fatto "sterilizzarono" (con un atteggiamento accondiscendente e remissivo della stessa sinistra, cattolica e social-comunista) l'equilibrio sociale ed il crescente "consenso" ad una politica di programmazione, ecologista, di riforme sociali dei cittadini comuni, che vivevano con difficoltà le loro vicende ed esperienze quotidiane, il lavoro, la casa, gli studi, le ansie, i dolori, le attese, le gioie, ecc.ecc.
"Con alcuni amici ci stiamo interrogando sulle occasioni perdute. Dalla "pacem in terris" al concilio, dai tentativi di programmazione economica a quelli di riforma della scuola, dalle grandi sfide ecologiche alla sobrietà dei modelli di sviluppo, abbiamo lasciato cadere tanti momenti importanti della nostra vita civile, senza coglierne le opportunità. Perché?" Si chiede l'editoriale del numero di dicembre 2002 di "strumenti di pace", il notiziario del Cipax (centro interconfessionale per la pace).
Poi negli anni Settanta tutto è finito. Tutto fa pensare che sia avvenuto con i governi di unità nazionale e del consociativismo. L'uomo (quello bianco, colto, benestante, occidentale) ha ripreso la sua centralità. I tanti "movimenti" che coinvolgevano, nella scuola, nel lavoro e nelle città, grandi numeri di cittadini sono stati stroncati. Le grandi sfide ecologico-ambientali e democratiche sono tramontate e sono state messe da parte. Estremamente "interessante", come nota Giorgio Nebbia, "sarebbe una analisi approfondita", per "tracciarne un quadro complessivo" " delle reazioni della sinistra, comunista ed operaia, ai nuovi problemi che stavano sorgendo".
Oggi si torna a parlare di rinnovamento. Si dice che è necessario uscire dalla fase difensiva (anche perché c'è poco da difendere) e di riprendere l'iniziativa. Quelle esperienze vanno oggi rivisitate non con nostalgia, ma perché nel bagaglio della memoria e nella storia di quegli anni sta la strada da seguire per alleviare i segni della crisi di oggi. Soprattutto dobbiamo imparare che "Tutto il mondo è la nostra famiglia".
E' possibile la pace senza cambiare gli stili di vita? Le parole "sviluppo sostenibile" furono pronunciate la prima volta nel 1972 in California in una conferenza del prof. D.Pirages. Le iniziative culturali e politiche per proporre la tematica dello "sviluppo sostenibile" sono state in questi trent'anni e sono infinite. I partiti politici l'hanno presto accantonata perché non genera consenso. Perché?
Ma come può generare consenso se la "conoscenza" è tenuta rigorosamente sotto controllo e se, attraverso la scuola, la formazione, l'informazione, i media, la pubblicità e la cultura vengono sistematicamente "indotti" bisogni fittizi e proposti modelli di vita rigorosamente legati alla società del desiderio, del possesso, dell'accumulo, del consumo?
Ma come può generare consenso se anche nella formazione e nell'istruzione, la "dignità" è riservata all'antropologismo dell'uomo colto, ricco e bianco, occidentale, a quel 20 % che, anche in Italia, di fatto, anche se dice di no, rivendica i diritti di proprietà sull'80% dei "beni" di tutto l'ecosistema?
Ma come può generare consenso se, anche nella formazione e nell'istruzione, si presta attenzione solo all'eurocentrismo, definendo l'Europa, malgrado non abbia mai avuto una popolazione superiore al 15/20% del mondo intero, "l'unico mondo conosciuto?". Ora, anche dopo l'allargamento, l'Europa conta poco più di 400 milioni di abitanti. Il mondo intero oltre 6 miliardi. Come è possibile parlare dell'80% degli altri uomini che da sempre abitano il pianeta Terra, se abituiamo i nostri giovani a pensare o che gli "altri" non sono mai esistiti o che non hanno diritti?
Ma come può generare consenso se continuiamo ad insegnare che la cultura occidentale, forte del suo ruolo, vero o presunto nei secoli, è l'unica, la vera, la perfetta, l'ultima, la definitiva?
Quindi non tollera altro da sé, nelle forme sacralizzate dalle oligarchie al potere: modalità e stili conoscitivi e comunicativi, conoscenze storiche, convinzioni scientifiche e organizzazioni teologico-religiose, individualismo.
Le domande potrebbero continuare a lungo.
Tuffarsi nella storia: le "esperienze" in "Italia Nostra"
Alcuni di noi questi momenti, negli anni sessanta e settanta, li hanno consapevolmente vissuti in osservatori importanti, nelle strutture della comunicazione, negli istituti di ricerca accademica, nella società dei movimenti, o come si diceva allora, nel territorio, nel "palazzo", in "Italia Nostra", oggi una piccola associazione, ma allora, come si diceva, uno dei più importanti centri, in Italia, di elaborazione culturale. "Italia Nostra" non da oggi attraversa una gravissima crisi di identità e di credibilità, abbandonando tutto il proprio bagaglio di esperienze, per rituffarsi nella parcellizzazione della conservazione di un patrimonio da contemplare, incurante della vita quotidiana delle stragrandi maggioranze della gente comune.
Può essere utile rivivere quelle esperienze, non per rimpiangere i tempi passati, ma per capire dove abbiamo sbagliato, perché non abbiamo trovato consenso, anzi perché abbiamo trovato tante avversità, e per essere in grado di progettare il futuro.
"Italia Nostra" ha rappresentato per circa 25 anni, soprattutto nel periodo 1958 - 1982 un centro di elaborazione culturale e di formazione primario nella storia d'Italia. Negli anni Sessanta e Settanta è nato e si è sviluppato il forte disegno di ecologia-economia, natura-cultura, o se più piace: ambiente fisico, biologico, antropico. Emersero e, cosa più importante, si intrecciarono i temi dei beni e servizi culturali, della pianificazione del territorio, della città, della programmazione economica, degli stili di vita austeri, del sistema Terra. Sembrò ad un passo la democratizzazione della conoscenza e del sapere (si sviluppò la convinzione che bene culturale è ogni testimonianza del lavoro dell'uomo, del fare umano nella storia), il superamento delle due culture (umanistica e scientifica), la partecipazione di tutti al governo della cosa pubblica, l'attenzione per i problemi del pianeta Terra, nostra unica casa.
Fu subito evidente che grandi trasformazioni erano possibili solo attivando un sistematico, capillare ed energico progetto di educazione ambientale e di organizzazione dei servizi culturali nel territorio, realmente destinati a tutti, secondo le mille modalità delle mille culture.
Almeno per 20 anni l'elaborazione culturale, molto alta e sostenuta da una forte tensione etica verso il bene comune delle cose e verso il riconoscimento della dimensione antropologica dell'uomo, solo raramente affrontò problemi ideologici. La cultura accademica si mescolava con la cultura antropologica. Le culture della destra storica "convivevano" con quelle radicali, marxiste, cattoliche. Erano evidenti e naturali profonde differenze e scontata la convivenza di alterità alla ricerca di un progetto unitario.
Le emergenze quotidiane di un patrimonio in rovina, sottoposto alla speculazione più incontrollata e dei nuovi temi ecologici che venivano emergendo, facevano da collante, sotto la presidenza di Giorgio Bassani. Patrimonio comune di tante alterità (ma poi diventerà il terreno di scontro) era la presa di coscienza e la convinzione delle enormi potenzialità conoscitive, economiche e sociali di questo patrimonio culturale e naturale per tutti e non solo per poche élite che volevano conservarlo e utilizzarlo per sé.
Solo intorno alla metà degli anni Settanta, quando l'attività dell'Associazione aveva portato alla nascita (ma alcuni di noi di Italia Nostra avemmo subito la sensazione di essere "genitori degeneri") dei nuovi ministeri dei beni culturali e dell'ambiente, cominciarono a nascere all'interno dell'Associazione dei problemi sempre più seri. Passata la presidenza Bassani, venne meno la capacità di far convivere esigenze ed aspettative diverse. Venne meno la possibilità di perseguire un disegno utopico di cambiamento. Furono evidenti i segni del cedimento, anche mentre continuava, ma non più da parte di tutta l'Associazione, ma solo da parte di pochi, quasi per spinta inerziale, una forte elaborazione culturale.
Allora divenne evidente quello che era sembrato impossibile. L'avventura non era più solo "civilmente etica". Lavorare a quelle tematiche poteva tornare, non più socialmente, ma individualmente utile per intrecciare una rete di relazioni. L'associazione poteva servire a trovare un posto nella società o nell'accademia. L'università cominciò a sostituirsi alla fitta rete di strutture territoriali che organizzavano la conoscenza (ad esempio le società di storia patria). Il sapere popolare cominciò a diventare non più pratica quotidiana da incentivare, ma oggetto di studio di pochi specialisti. Mutarono radicalmente i meccanismi dell'informazione e della comunicazione (basterà pensare alle "novità" della nascita di radio e televisioni private). La partecipazione ed i movimenti furono stroncati. Le elezioni del 1976 portarono molti ad assumere incarichi amministrativi locali, con un duplice danno. L'Associazione si svuotò e perse il suo ruolo propositivo. Gli ambientalisti eletti nel "palazzo" verificarono presto la forte differenza tra le proposte etico-associative e le scelte politiche.
Le speranze di un' Italia nuova fallirono. Perché? Non vanno dimenticate le tre drammatiche crisi politiche di quegli anni che sconvolsero l'Italia: 1964, 1969-70, 1973-75,dando vita a una "guerra civile strisciante", come ha autorevolmente detto Giovanni Pellegrino, allora presidente della Commissione Stragi.
Sul Corriere della Sera di mercoledì 6 dicembre 2000, alla pagina 10, Paolo Emilio Taviani dice: "In sintesi: la chiave di lettura della storia italiana, dalla primavera del 1947 al 1989 sta nella doppia politica estera. In uno scenario di tale gravità sono esplose tre drammatiche crisi: 1964, 1969-70, 1973-75". Possiamo e dobbiamo discutere molto sulle cause dello scenario (la doppia politica estera è una concausa, spesso un paravento), non certo sulle drammatiche crisi. Il '68 e l'uccisione di Moro sono evidentemente fatti complementari. Importanti, ma non centrali, ai margini delle drammatiche crisi. Un ruolo centrale ebbe lo stragismo, inteso come strategia politica, che prese avvio nel 1969 dalla strage di Piazza Fontana. Fu evidente la ridistribuzione del potere tra e all'interno di alcune grandi famiglie, un affare di personaggi che scelgono il terrorismo per perpetuarsi nella gestione del potere. "Il 12 dicembre 1969 segna una frattura, nella storia della repubblica, in quella della sinistra, in quella dei movimenti...", scrive il politologo Marco Revelli nel suo libro Le due destre. Luciano Lanza, Bombe e segreti, Piazza Fontana 1969, eléuthera 1997, 124-125, aggiunge: "un coinvolgimento così esteso alimenta anche un dubbio. Quanto sapeva della strage di piazza Fontana il principale partito dell'opposizione: il PCI, oggi PDS [oggi DS]? Molto, certamente, ma quanto? E fino a che punto la paura delle bombe e del colpo di Stato ha ammorbidito le posizioni del PCI? Fino a che punto questa paura ha portato a proporre il compromesso storico e ad accettare poi il consociativismo? La risposta è solo negli archivi di via Botteghe oscure, impenetrabili come quelli del Vaticano".
Forse in questi drammatici avvenimenti vanno ricercate le ragioni "delle reazioni della sinistra, comunista ed operaia ai nuovi problemi che stavano sorgendo", reazioni che andarono, "dal distacco, al fastidio". Sta di fatto che negli anni Settanta fu annientato, come ricordato, lo straordinario tessuto di movimenti e di partecipazione che coinvolgeva larga parte della popolazione italiana e che dava vita alle mille "opportunità" di cambiamento (vedi allegato 1) che presto entrarono nel libro dei sogni.
La situazione storica
Va sottolineato che le "mille opportunità" di cambiamento coincidono con uno dei momenti più drammatici della storia d'Italia che, come solitamente accade, è ricostruita attraverso le testimonianze e le azioni di poche élite borghesi e come se i cittadini qualunque con le loro vicende quotidiane (lavoro, studi, ansie, dolori, attese, gioie, ecc.ecc. ) non esistevano.
E' in atto in Italia "un gioco" (lo testimonia la confessione di Taviani) per ricondurre tutte le manifestazioni degli anni Sessanta e Settanta (ed i momenti assi tragici che l'Italia ha vissuto) agli scenari internazionali EST-OVEST della guerra fredda. Le vicende di quegli anni sono storie dimenticate, quasi dagherrotipi di un'Italia antica e ormai tramontata. Storie che oggi si cerca di riscrivere in un altro modo, piegandole alle esigenze di una polemica molto più attuale. Vengono fatti grandi discorsi, giusti, sull' "impero", ma sempre con linguaggio elitario, accessibile a pochi. E' evidente che il mantenimento, a tutti i costi, degli equilibri raggiunti a Yalta è stato uno dei temi fondamentali della politica italiana del dopoguerra fino al crollo del muro di Berlino.
A volte le ricostruzioni sono accurate ed i giudizi condivisibili, ma gli scenari sono troppo angusti e provinciali (cfr. Giorgio Galli, Il partito armato, gli anni di piombo in Italia 1968-86, Kaos Edizioni, Milano 1993). Questi scenari vengono talvolta ragionevolmente allargati (non solo EST-OVEST, ma anche NORD-SUD, pur rimanendo decisamente angusti (Giovanni Fasanella e Claudio Sestieri con Giovanni Pellegrino, Segreto di Stato, Einaudi, Milano 2000).
Emanuele Macaluso (Corriere della Sera, 17 giugno 2003, pag.18), vecchio battitore libero della sinistra, respinge queste ricostruzioni con preoccupata decisione. "Sembra che in Italia non ci sia stata lotta politica, non ci sia stata lotta sociale, non ci sia stata una battaglia culturale, non ci siano mai stati scontri parlamentari. Non c'è stato nulla: la vita politica italiana è stata guidata tutta dall'esterno, secondo questi nuovi revisionisti. Che la divisione in blocchi sia stata vissuta in Italia con più forza, perché c'era un grande partito comunista, perché c'era un bipolarismo imperfetto, è anche vero. Ma da questo a vedere le forze politiche prigioniere e telecomandate, come se fossero dei robot ... ".
Ma anche questo non basta. Molti elementi fanno pensare che uguale impegno fu posto nella conservazione dell'equilibrio sociale, fortemente squilibrato a favore di una piccola oligarchia. Ci si dimentica della lotta sistematica e continua per il riequilibrio dei poteri delle e nelle poche grandi famiglie. All'interno di ogni singola famiglia interagivano e si integravano, dando vita a società di mutuo soccorso, che avevano l'unico scopo di garantire la conservazione o la conquista del potere, spinte di "sinistra" e di "destra". Non solo terrorismo nero e terrorismo rosso finivano per incrociarsi (Pellegrino, p.146) e sostenersi a vicenda, ma si integrava (come si integra tutt'ora) politica di sinistra e politica di destra.
Va ricordato che riprese fiato, anche in Italia, il "ceto oligarchico", che, per difendere e rafforzare i propri privilegi, utilizzò i metodi, i mezzi e le strutture della comunicazione, della scuola, della cultura, della "conoscenza", per un gigantesco fenomeno di omologazione dei modelli culturali ed educativi all'egemonia delle élite e degli interessi di mercato rispetto a quelli della collettività.
E' un dato di fatto che nella scuola, nei media, nella comunicazione i linguaggi, i saperi, le metodologie, gli strumenti, e le culture utilizzati e perseguiti sono stati solo quelli dell'alta borghesia.
E' questo lo scenario in cui si aprono, cosa che più conta, tre drammatiche crisi nel 1964, 1969-70, 1973-75, testimoniate da Taviani, in quella che è stata definita da Giovanni Pellegrino, come ricordato, una "guerra civile strisciante".
Si è detto dei governi di solidarietà nazionale e del consociativismo. Si può ben dire che più cresce il consenso a sinistra, più cresce l'accordo DC-PSI per sterilizzare questo consenso. Dopo le elezioni del 20 giugno 1976 le sinistre sono rassegnate alla riconferma di un governo DC. Malgrado questi dati elettorali: PCI 34.4, PSI 9.6, Democr.prolet.1.5, Radicali 1.1, DC 38.8, PSDI 3.4, PRI 3.1, PLI 1,3, MSI 6.1. La sinistra "rivoluzionaria" nel suo complesso ha raggiunto in tutta Italia solo 550.000 voti e Lotta Continua si scioglie. Il PCI decide di eludere la situazione a lui favorevole e le spinte innovative della società italiana. Nasce un nuovo Governo Andreotti e il PCI si astiene, accondiscendente e remissivo. L'austerity sarà ridotta alla soppressione delle feste infrasettimanali, molte delle quali saranno poi reintrodotte (la Befana, il 2 giugno), mentre altre (l'Ascensione, il Corpus Domini) sono tutt'ora in vigore in molti Paesi europei. Di programmazione economica non si parlerà più.
Nel 1977 ci fu un'eruzione sociale, dalla quale nasce il movimento del 77. E proprio nel 1977, Lama con il comizio all'università di Roma sfida 200.000 giovani disponibili per il partito armato.
Per spiegare quegli anni sono nate molte "false verità". Ma il ruolo di príncipi e prelati della chiesa e del Vaticano non è marginale, come non è marginale il ruolo degli uomini "laici" di Paolo VI e di uomini della sinistra, per spiegare il "controllo sociale", la "reazione borghese, cavalcandolo, al sessantotto", i "genocidi culturali" (definizione cara a Pasolini), i "temi della politica ecologica ed energetica", la "vera e propria guerra civile, sia pure a bassa intensità", che fu combattuta in Italia, l' "intreccio borghese" tra lo "stragismo" e i settori dei ceti dirigenti del nostro Paese, il definitivo prevalere di poche élite borghesi.
Vanno ricordati, e dovranno essere studiati, anche altri avvenimenti:
- furono elaborati grandi piani strategici (anche quelli alternativi o della lotta armata), ma sempre da parte di piccole élite, piccoli gruppi senza mai il coinvolgimento dei cittadini comuni. Alcuni militanti della lotta armata sono di estrazione borghese ed altoborghese. Non va dimenticato il ruolo di Trento e di Francesco Alberoni, che assunse incredibilmente al ruolo di grande ispiratore della sinistra e che giustamente oggi riveste il ruolo di intellettuale di destra.
- Nel 1969-70 furono promulgate le regioni a statuto ordinario e il 15-16 giugno 1975 si tennero le prime elezioni regionali, ed anche le amministrative per le grandi città. Questi i risultati nelle regionali: DC 35.3 (dal 38.6), PCI 33.4 (sale del 18%), PSI 12 (dal 10), MSI 6,5. Sinistra extraparl.1.5. Il PCI conquistò il sindaco a Roma.
- la svolta del 1974 servì ad esercitare un controllo sociale
- i temi della politica energetica, al centro degli interessi politici.
- fu sempre evidente l'intreccio tra le BR e i settori dei ceti dirigenti del nostro Paese, intreccio che appartiene alla borghesia, non certo al proletariato.
- molti che oggi ricoprono incarichi importanti nella finanza, nell'economia, nella comunicazione, nell'università "tifavano" per i brigatisti. Come non ricordare la casa altoborghese di Prati dove Piperno incontrò Morucci dopo l'assassinio di Moro?
- dirigenti del PCI come Ugo Pecchioli, a detta di Giovanni Pellegrino (p.235), hanno contribuito a disarticolare le BR anche suggerendo i nomi di persone da "infiltrare".
- lo scandalo P2 prese i suoi contorni, con la scoperta delle liste, nella primavera 1981, ma già molti anni prima la P2 aveva una forte consistenza. Berlusconi, ad esempio, è iscritto nel 1978.
La rilettura di alcune vicende sul bollettino e sulle pubblicazioni di Italia Nostra è utile ed al tempo stesso sconcertante.
Ripercorrere, attraverso la propria memoria, il bollettino e le pubblicazioni di Italia Nostra, questo periodo della storia d'Italia, significa ripercorrere gran parte dei tentativi di democratizzare la conoscenza, di promuovere la consapevolezza dei problemi del proprio sapere, del proprio territorio, del pianeta Terra, dell'ecologia, più che dell'ambiente, di esaltare la partecipazione delle stragrandi maggioranze dei cittadini comuni.
Italia Nostra è nata nel 1955 come associazione per la tutela del patrimonio storico, artistico e naturale, avendo subito chiara la dimensione della "memoria storica" che non riguardava solo le opere ed i manufatti eccezionali, ma tutte le manifestazioni del fare, del lavoro dell'uomo nei suoi ambienti di vita. Si cominciava a parlare di "patrimoni storici" e ben presto di "beni culturali".
E' del novembre 1956 il primo grande convegno: "Difesa del patrimonio storico, artistico e naturale della Nazione ". Del 1959 è il Convegno "Tutela e valorizzazione delle ville dei giardini italiani ", che rappresentò il primo ampliamento delle tematiche.
Alla fine degli anni Cinquanta alcune grandi città, Roma fra le altre, cominciarono a discutere i loro piani regolatori. E le osservazioni ai piani regolatori, alla vita quotidiana, furono la palestra per esercitarsi a definire il patrimonio genetico dell'Associazione. Allora si cominciò a parlare anche di verde, di parchi, di fiumi, di territorio, di pianificazione, di urbanistica, di inquinamento, di "sistemi" culturali ed ambientali. La parola "pianificazione" diventò fondamentale e caratterizzante per l'attività dell'Associazione.
Fu il momento in cui molti giovani (che in alcune città, come Roma, dove nacque l'associazione giovanile amici di Roma (AGAR), si andavano organizzando autonomamente, per partecipare alla pianificazione della propria città) scoprirono Italia Nostra. Nel 1960 la Sezione Romana di Italia Nostra ebbe oltre 1.000 iscritti "giovani". Conferenze e dibattiti nelle scuole sui temi del patrimonio storico artistico e culturale, dei piani regolatori e della pianificazione diventarono un fatto abituale.
Nel 1961 era stato ripubblicato in italiano il libro di L.Mumford, Tecnica e cultura. Camminavano come fiumi carsici una serie di temi emersi con la pianificazione e l'urbanistica e che esploderanno negli anni Settanta. Gli anni Sessanta, infatti, servirono soprattutto a maturare le tematiche dei Beni culturali e naturali, anche perché esisteva una commissione parlamentare (la commissione Franceschini) per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio, che concluderà i suoi lavori nel 1967. Il termine beni culturale è ormai ufficiale.
Dagli inizi degli anni Sessanta, non c'era tema nuovo, emergente che non riguardasse Italia Nostra. Del 1960 è il Convegno nazionale dell'Associazione, "Problemi e proposte su Napoli ", dello stesso 1960 quello "Per la difesa del verde", del 1961 "Il futuro della Brianza", del 1964 "Tutela del paesaggio e sviluppo turistico della costa Venezia-Ancona ".
Nel 1961 fu pubblicata l'enciclica Mater et Magistra, nel 1963 la Pacem in Terris, definita da La Pira "il manifesto del mondo nuovo". Erano due encicliche che aprivano prospettive e problemi del tutto nuovi, anticipatori di uno sviluppo - come diciamo oggi - sostenibile e che davano un forte contributo alla definizione dei problemi dell'Associazione, ma furono avvertite solo a livello di coscienza individuale, dal mondo laico (in Italia Nostra era molto forte, radicale, il senso laico dello stato e della cosa pubblica e non ci fu tempo per avvertire, se non marginalmente, la straordinaria novità delle due encicliche) e, come detto, dallo stesso mondo cattolico, anche quello molto democratico.
Infatti, nel 1962, nel primo governo di centro sinistra, il Ministro DC dei Lavori Pubblici Fiorentino Sullo presentò una proposta di legge urbanistica, una legge sui suoli che divideva, come avviene nel resto d'Europa, il diritto di proprietà, dal diritto di edificabilità. La reazione, da tante parti, compresa la stessa DC, il partito dei cattolici, fu durissima. Nel 1963 Sullo fu costretto a dimettersi da Ministro ed a lasciare il suo partito.
E' del 1966 è il convegno "Nuove leggi per l'Italia da salvare". "Proposte per il rinnovamento della legislazione di tutela", del 1969 quello su "Nuove strutture per l'amministrazione dei beni culturali". Non mancò attenzione ai problemi "ambientali". Di volta in volta emerge il fiume carsico del sistema territoriale, dell'ecologia: del 1962 è il "Programma per l'azione in difesa del verde", del 1963 i " Contributi alla conservazione del paesaggio costiero ". Del 1966 è lo Studio per un progetto di legge-quadro sui parchi nazionali, del 1968 il Piano di riassetto del Parco nazionale d'Abruzzo, del 1969 lo Studio per una legge-quadro per i parchi nazionali e le riserve naturali, e lo Studio per un progetto di legge istitutiva del Parco Nazionale dell'Etna, del 1971 i Contributi per la difesa della natura e la indicazione delle nuove prospettive ed indirizzi per la loro conservazione di Paludi, lagune e stagni costieri in Italia, e sempre del 1971, le proposte relative a Riserve e parchi naturali del mare.
I parchi naturali furono la nuova palestra di addestramento ai temi nuovi dell'ecologia che ormai erano pronti ad esplodere. Intanto, nel 1967 viene pubblicata l'enciclica Populorum progressio.
Il tema dell'educazione
Subito, già nel 1959, come ricordato, era emerso, come logica conseguenza dell'impegno associativo, il tema della scuola, il tema dell' educazione dei giovani alla complessità dell'ambiente fisico, biologico ed antropico, dell' educazione ambientale. Un tema che ha trovato grandi appoggi, tolleranze e grandi opposizioni in Italia Nostra. Il tema era evidentemente di fondo. Nascondeva la domanda, a volte esplicitata, se l'associazione dovesse essere un "pensatoio" che tutelava ed organizzava la "cultura" per le élite, oppure un'associazione che attraverso l'educazione ambientale mirava alla formazione dei cittadini.
Le molte insistite iniziative sull' "educazione", perseguite da pochi con caparbietà, sfoceranno comunque il 23 marzo 1970 nel convegno presidi e professori a Roma al ridotto dell'Eliseo, con la partecipazione del Ministro Ferrari Aggradi. Seguirono tante iniziative. Corsi residenziali e di aggiornamento, tante le pubblicazioni; gli interventi del bollettino furono sistematici.
Il 4-5-6 dicembre del 1971 si svolgerà il grande convegno nazionale "Il Museo come esperienza sociale". Sembrano aperte prospettive nuove. Il punto di partenza è dato dall'acuta osservazione già del 1934 di J. Dewey, allora molto in voga nella sparuta cultura pedagogica progressita: "lo sviluppo del capitalismo è stato un potente fattore nello sviluppare il museo come domicilio appropriato delle opere d'arte, e nel promuovere il concetto che esse sono separate dalla vita comune ". Non esisteva ancora in Italia una "cultura scientifica" ed una divulgazione scientifica. I musei della scienza, quasi del tutto inesistenti, intervennero ovviamente in modo quasi inesistente, perché inesistenti erano le loro forze e consistenze.
Il convegno era stato promosso, tra gli altri dalla Commissione per la didattica dei musei del Ministero della P.I., Commissione che era in naturale scadenza ed attendeva di essere confermata o rinnovata. Il Convegno servì per sintetizzare gli ultimi due anni di attività e per dichiarare le intenzioni future. Non esisteva ancora il Ministero dei Beni culturali e le antichità e belle arti (come allora si chiamavano) dipendevano dal Ministero della P.I. La Commissione, visti i propositi dichiarati dal convegno, non fu più ricostituita.
Nel 1972 si svolge a Trevignano Romano il Corso residenziale nazionale, "I beni culturali quale fattore di qualificazione dell'ambiente". E' una grande novità, ed è significativo che avvenga nel settore educativo di "Italia Nostra", il collegamento tra beni culturali ed ambiente.
1973: la necessità dei modelli alternativi per lo sviluppo economico e della città
Nel 1972 il Club di Roma pubblicò i limiti della crescita (nella traduzione italiana, già nel titolo, si parlò erroneamente de il limite dello sviluppo). Il 1972 vede anche la pubblicazione in Italia del libro di B.Commoner il cerchio da chiudere. Già nel giugno del 1973 Italia Nostra sottolineò la necessità un modello di sviluppo alternativo e nello stesso anno, mettendo a frutto dieci anni di impegno sul Piano regolatore, ha riaffermato la necessità di uno sviluppo alternativo della città (seminario e mostra Roma sbagliata - Roma da rifare).
Il 1973, l'anno della crisi petrolifera, sembra l'anno del rinnovamento: viene presentata una proposta legge del PCI (L'Unità del 10.5.73): dalla difesa del suolo allo sviluppo del territorio. Si svolge un convegno OCSE: strumenti economici e protezione dell'ambiente. Giorgio Nebbia entra nel direttivo nazionale di Italia Nostra ed il 5-7 novembre 1973 si svolge il Seminario della società Italiana Economisti sul tema: Economia ed ecologia. E' annunciato il I corso interdisciplinare per insegnanti di Italia Nostra che avrà come tema centrale: l'ambiente come progetto umano di etica sociale. Il bollettino richiama l'attenzione sulle leggi della natura e leggi degli uomini. E' allora, con il tema dei limiti dell'energia, che si prende coscienza dei temi del clima e dell'effetto serra, della distruzione degli strati di ozono, della crisi delle foreste, della violenza delle merci. E' del 1973 la pubblicazione della lettera la terra è di Dio, relativa a Genesi 2 di G. Franzoni. E' ormai evidente che serve una società nuova, neotecnica.
I comitati di quartiere e 2000 delegati nelle scuole.
I decreti delegati per la partecipazione nella scuola e la nascita dei comitati di quartiere per sostenere uno sviluppo alternativo della città, con la lettura dei piani regolatori su scala territoriale, rappresentarono le nuove (ma ultime) palestre di discussione per la ricerca di una democrazia dal basso. Vorrei ricordare che le numerose riunioni del seminario Roma sbagliata, che si svolgevano alla Sala Borromini, erano affollate all'inversosimile e duravano molte ore fino a notte inoltrata.
Nel maggio 1974 una nota della sede centrale richiama l'attenzione sulla la crisi del petrolio e l'ambiente, mentre il tema dell'educazione ambientale sembra ormai inarrestabile e si accompagna con quello dei distretti scolastici e gestione del territorio, si realizza un ciclo di 14 riunioni scuola-città-territorio e c'è la circolare Malfatti per delegati Italia Nostra scuola. Subito si forma una rete di 2.000 delegati nelle scuole.
Nel 1975 il I Corso residenziale nazionale di aggiornamento per insegnanti delegati di "Italia Nostra ", e nel 1976 il II Corso residenziale nazionale di aggiornamento per insegnanti delegati di " Italia Nostra sul tema: " Scuola e ambiente". Nel 1975 si richiama l'attenzione sugli incendi di boschi in Italia.
Ma sono evidenti i primi chiari segnali della "crisi". La sezione romana di Italia Nostra promuove un convegno sul paesaggio. C'è aspra discussione: tema ecologico ed antropologico o estetico con l'estensione del tema dei "giardini" all'ambiente? Sembra trovato un accordo, ma poi nel programma stampato figura una relazione non concordata. E' rotto ormai il principio della "convivenza", della pluralità di attese e di scelte.
Comunque l'apertura a tematiche nuove continua. Nel 1976, la storia dell'arte è vista come disciplina storica fondamentale ed il CLUB di Roma a Berlino discute sul tema: Per uno sviluppo più equo della società umana. Nel 1976 si svolge anche il Forum di Vancouver sulle Prospettive di sviluppo alternativo e Italia Nostra lancia il tema della ricerca di una società neotecnica. Nello stesso 1976 un convegno al CNR sottolinea la necessità di un "sistema bibliotecario" che risponda, con servizi specifici, ma coordinato, alle esigenze del mondo della ricerca, dell'Università, del territorio, della scuola, dell'educazione permanente.
Nel 1977 il Club di Roma tiene il suo terzo rapporto. Nello stesso 1977 è nata la collana " ltalia Nostra "/Educazione - Ed. La Nuova ltalia, che collega i temi dell'associazione con le esperienze di educazione ambientale. Il successo di vendita è notevole, ma il vento sta cambiando. Escono anche i nuovi libri di educazione tecnica per la scuola media dell'obbligo. Italia Nostra vuole tutto e subito. Li condanna tutti e non appoggia quei libri che presentano un quadro innovativo in modo non eclatante, ma perciò più persuasivo.
I temi centrali d'Italia Nostra sono sottolineati e scanditi dai Bollettini monografici. Questi bollettini sono il frutto di esperienze composite e plurali. Nascono per lo più da seminari ristretti e non aperti al pubblico a livello nazionale, chiamando gli esperti, non necessariamente dell'associazione, più impegnati e qualificati, di aree culturali diverse. Al termine dei seminari si commissionano gli articoli a chi ha partecipato al seminario, con la richiesta che siano una puntualizzazione sullo stato della discussione. Nascono una serie di schede di grande rilevanza scientifica, culturale e politica.
Nel 1978 avanza il problema energetico. Oramai la ricerca di Italia Nostra è fortemente centrata sui temi ecologici ed antropologici. Il 1978 è anche l'anno "Dal museo civico al museo del territorio"; il 1979 vede l'associazione impegnata " Per una gestione coordinata dei beni culturali e del territorio ", e sull' " Energia: verso il XXI secolo ", il 1980 sono di scena le " Norme generali sui parchi nazionali e le altre riserve naturali ".
Ormai è evidente, anche per motivi organizzativi, che si va esaurendo la spinta propulsiva di "Italia Nostra" senza che altre strutture accademiche, di ricerca o associative sappiano continuare sulla tematica ambientale. Il 1982 con il Seminario Mater Terra in occasione dell'anno francescano, l'associazione riesce a raccogliere le sue energie e dà un contributo decisivo alla Carta di Gubbio. Ma quello che dovrebbe essere il documento per il definitivo rilancio del tema ecologico, fu in realtà il canto del cigno. Promulgata da Giorgio Bassani nel Comune di Gubbio e da papa Giovanni Paolo II a S. Pietro, cadde presto nel dimenticatoio. I redattori credevano di fare un lavoro di sintesi delle idee volte al futuro. In realtà avevano sintetizzato un'esperienza ormai consegnata alla storia.
Perché il tema ecologico non trovò diffusione? O fu così contrastato e ridimensionato? Riflettere sull'esperienza della Carta di Gubbio sarebbe certo utile. Come sarebbe utile riflettere sulle tante occasioni "perdute", nell'interesse di pochi.
Nacque subito dopo l'ecologismo dei percorsi natura, delle cliniche specializzate per curare ali spezzate degli uccelli, delle tante associazioni impegnate nella pulizia delle spiagge e delle pinete, nella gestione delle oasi protette, dei contributi statali a pioggia su tutti. Nacquero i partiti ambientalisti, frammentando e parcellizzando in mille problemi (certo fondamentali) l'unità sistemica ed ecologica (nei suoi elementi fisici, biologici, antropici) della Terra, nostra unica casa. Furono accantonati i problemi della sobrietà nell'uso comunitario dei beni della Terra, della programmazione economica e solidale, dei modelli di sviluppo alternativi e sostenibili per tutti, mentre emerse con forza la spinta a modificare gli stili di vita, proponendo modelli fantasmagorici apparentemente aperti a tutti, ma in realtà accessibili a pochissimi.
1. Le occasioni "perdute"
Alcuni dei temi, elaborati negli anni Sessanta e Settanta, che andrebbero studiati, per tracciare un quadro complessivo dei problemi nuovi nati in quegli anni e tutt'ora irrisolti:
Per saperi e tutto l'insieme delle conoscenze e del loro ruolo, si intende:
- il sapere organizzato, scientifico tecnologico ed umanistico-artistico, prodotto dagli
intellettuali di professione;
- il sapere organizzativo, prodotto dalle organizzazioni (imprese e istituzioni);
- il sapere popolare di singoli e di gruppi, non certo inteso come folclore, ma come
testimonianza del fare umano nella storia attraverso il lavoro e le esperienze della vita
quotidiana, maturate attraverso un sistema multipercettivo di opportunità di
conoscenza e di comunicazione.
contestazione ecologica.
2. La collana " ltalia Nostra "/Educazione - Ed. La Nuova ltalia,
L'uomo e l'uso del territorio, di Bernardo Rossi Doria, 1977, pagg. 127.
Come leggere la città, di Fabrizio Giovenale, 1977, pagg. 123.
Ambiente e educazione , di Donato Goffredo e Antonio Thiery, 1977, pagg. 127.
Il Pianeta avvelenato, di Grazia Francescato, 1977, pagg. 126.
Il destino dei centri storici, di Mario Fazio, 1977, pagg. 107.
Città sognate, di Antonino Terranova, 1977, pagg. 192.
L'acqua e la vita, di Ferruccio Mosetti, 1978, pagg. 117.
Agricoltura e dibattito ecologico ", di Luigi Nicolini, 1978, pagg. 128.
Come leggere il territorio, di Massimo Olivieri, 1978, pagg. 123.
La vita del mare, di Ferruccio e Viviana Mosetti, 1978, pagg. 119.
Parchi nazionali , di Franco Tassi, 1979, pagg. 123.
Partecipazione e territorio, di Carlo Bagnasco, Pio Baldi e Francesca Grasso, 1979, pagg.
139.
3. I Bollettini monografici di Italia Nostra
Bollettino per il centenario di Roma Capitale, 1970.
Bollettino 100: " Italia-Europa ", 1972.
Bollettino 118: " Centri storici ", 1974.
Bollettino 119: " Beni culturali ", 1974.
Bollettino 121: " Educazione e ambiente ", 1974.
Bollettino 124: " Restauro urbanistico ", 1975.
Bollettino 128: " Restauro e Beni culturali ", 1975.
Bollettino 138: " La biblioteca come servizio pubblico ", 1976.
Bollettino 143: " Per un codice del territorio ", 1976.
Bollettino 157: " Alla ricerca di una società neotecnica ", 1977.
Bollettino 158: " Dal museo civico al museo del territorio ", 1978.
Bollettino 171: " Per una gestione coordinata dei beni culturali e del territorio ", 1979.
Bollettino 175: " Energia: verso il XXI secolo ", 1979.
Bollettino 183: " Norme generali sui parchi nazionali e le altre riserve naturali ", 1980.
Bollettino 185: " Piano conoscitivo e Piano urbanistico di un centro storico. Assisi: un'esperienza in atto ", 1980.
Bollettino 191: " Legislazione in itinere sui parchi nazionali e altre aree protette ", 1980.
Bollettino 192: " Indici generali del Bollettino (1957-1979) ", 1980.
4. Le dispense della Sezione di Milano:
n. 1 " Tutela del Patrimonio Italiano " di Italo Insolera, 1971, pagg 21.
n. 2 " I conti sbagliati dell'economia " di Alfredo Todisco, 1971-, pagg. 17.
n. 3 " Cieli sporchi " di Giancarlo Masini, 1976, pagg. 38.
n. 4 " L'acqua muore " di Mario Albertarelli, 1975, pagg. 31.
n. 5 " Il problema della sovrappopolazione " di Marcello Bernardi, 1973, pagg. 37.
n. 6 " Inquinamenti attentato alla salute. La diossina a Seveso " di Alfredo Leonardi e Luciano Manara, 1978, pagg. 83.
n. 7 -" Città senza verde " di Antonio Cederna, 1975, pagg. 19.
n. 8 -" Parchi Nazionali " di Fulco Pratesi, 1975, pagg. 24.
n. 9 " Strade e paesaggio " di Carlo Cavallotti, 1974, pagg. 23.
n. 10 - " La difesa del suolo " di Lucio Susmel, 1971, pagg. 30.
n. 11 -" L'inquinamento del suolo " di Vittorio Parisi, 1978, pagg. 27,
n. 12 -" Specie in estinzione " di Vittorio Parisi, 1978, pagg. 13.
n. 13 -" Ecologia - Introduzione al problema dell'equilibrio ambientale " di Francesco Albergoni, 1973, pagg. 28.
n. 14 -" L'archeologia oggi " di Andrea Carandini e Gíuseppe Pucci, 1974, pagg. 33.
n. 15 -" Invito all'agricoltura - próblemi e rilancio " di Giorgio Amadei, 1975, pagg. 16.
n. 16 -"Appunti per un'urbanistica moderna" dí Antonio Cederna, 1972, pagg. 62.
n. 17 -" Crisi del patrimonio artistico italiano. Pittura-scultura - arti minori " di Marco Valsecchi, 1972, pagg. 26.
n. 18 - " Crisi del patrimonio artistico italiano. Architettura e complessi ambientali " di R. Bossaglia, 1972, pagg. 15.
n. 19 - " Gli errori urbanistici di Milano " di Pier Fausto Bagatti Valsecchi, 1972, pagg. 25.
n. 20 - " Il restauro architettonico " di Amedeo Bellini, 1979, pagg. 90.
n. 21 - " L'agonia di Venezia " di Renato Bazzoni, 1971, pagg. 18.
n. 22 - " Gli errori urbanistici di Napoli " di Cesare de' Seta, 1973, pagg. 16.
n. 23 - " Quale energia - per chi? " di Giorgio Nebbia, 1976, pagg. 34.
n. 24 - " Il suolo avvelenato - dalla distruzione dei boschi all'inquinamento con i pesticidi e con i rifiuti " di Giancarlo Masini, 1972, pagg. 28.
n. 25 - " Gli incendi dei boschi in Italia " di Mario Broglia, 1977, pagg. 57.
n. 26 - " I rifìuti solidi - Un problema e una miniera " di Stefano Lanzavecchia, 1978, pagg. 39.
n. 27 - " Primi elementi di ecologia " di Domenico Giusto, 1979, pagg. 27.
n. 28 - " Il punto di vista cristiano sull'ecologia " di Giorgio Nebbia, 1972, pagg. 33.
5. CARTA DI GUBBIO
In occasione dell'800- anniversario della nascita di Francesco d'Assisi, i partecipanti al Seminario internazionale "Terra Mater" si sono riuniti a Gubbio, luogo francescano di riconciliazione e di pace, dal 23 al 26 settembre 1982.
Come risultato dei lavori, i partecipanti ricordano che il futuro dell'umanità e del pianeta Terra -nostra unica casa - è in pericolo e che, nonostante gli allarmi lanciati 10 anni fa dall'Onu a Stoccolma, la situazione ambientale a livello planetario si va sempre più deteriorando.
Perciò richiamano con urgenza l'attenzione dì tutta l'umanità, che sente il disagio di vivere nel deterioramento dei rapporto uomo-ambiente e nel logoramento dei rapporti sociali, sulla necessità di superare rassegnazione e fatalismi, e di reagire progettando un futuro alternativo possibile e desiderabile.
Dichiarano che è urgente sostituire l'attuale orientamento di dominio-sfruttamento da parte dell'uomo, soprattutto da parte di una minoranza industrializzata dell'umanità (orientamento che. finora, ha caratterizzato il rapporto uomo-natura ed uomo-uomo), con un atteggiamento di partecipazione-custodia, di rispetto e di fratellanza di tutte le creature.
L'esempio fondamentale di Francesco d'Assisi, che consapevole delle implicazioni ambientali e della necessità di un rapporto armonico e conoscitivo con la natura, ha creato, sperimentandolo nella sua comunità, un sistema alternativo di fratellanza universale nel quale l'umanità, gli animali, le piante e i minerali erano considerati fratelli e sorelle, si ripropone ancora oggi in tutta la sua attualità e il suo rigore.
Per accettare il messaggio francescano che richiama ad un uso frugale dei beni della terra, è necessario:
- promuovere il rispetto della natura e delle identità delle persone, delle comunità e delle culture;
- acquisire la certezza che questo progetto alternativo è attuabile attraverso l'impegno di tutti, soprattutto dei giovani;
- riconoscere l'esigenza di ridimensionare, contenere, riequilibrare le attività produttive, industriali, abbandonando le tecnologie distruttive per la natura e dannose per la salute umana e per la società;
- applicare modelli di vita (promozione, distribuzione, organizzazione politica e sociale) a basso consumo di energia e di risorse, attraverso le corrispondenti riconversioni tecnologiche e il riequilibrio delle attività e degli insediamenti nel territorio;
- richiamare l'attenzione sul problema della fame dei mondo, come manifestazione della crisi dell'ambiente e della squilibrata ripartizione delle risorse, accresciuta dalle logiche distorte di mercato;
- sviluppare, su queste linee, la formazione, la ricerca scientifica, la tecnologia;
- riaffermare che la tecnologia, una delle più qualificate espressioni dell'identità e della creatività dell'uomo, di per se non è dannosa, e che può soddisfare i bisogni soltanto se rispetta la dignità dell'umanità e la dinamica naturale dei pianeta Terra;
- applicare i principi dell'etica anche nei rapporti con tutte le creature viventi, e riconoscere la necessità della tutela di forme di vita vegetale e animale contro estinzioni di specie, prelevamenti eccessivi, usi voluttuari a carattere distruttivo (caccia, maltrattamenti e distruzioni inutili), e alterazioni dei rispettivi habitat;
- richiamare l'attenzione su tre problemi che oggi interessano la popolazione umana: la crescita, l'ineguale distribuzione sul pianeta, l'invecchiamento;
- rifiutare ogni forma di violenza fisica contro la natura e contro l'uomo;
- riconoscere che la conservazione dell'ambiente naturale ed umano rappresenta la condizione essenziale per un giusto sviluppo;
- ricercare nella memoria storica gli elementi conoscitivi per progettare il futuro alternativo, ricostruendo un sistema di comunità solidale;
- riconsiderare, in quest'ottica, il recupero dell'interesse per la valorizzazione dei patrimoni culturali (preesistenze architettoniche, artistiche, storiche, tradizionali) come fonti primarie di arricchimento per la qualità della vita in ogni paese;
- riaffermare il rifiuto degli aspetti massificati e massificanti dell'esistenza umana (dagli unanimismi politici ai consumi uniformizzati), e la massima valorizzazione dell'entità personale di ogni essere umano attraverso forme di organizzazione socio-politica miranti alla maggior possibile articolazione, diversificazione, qualificazione di attività, mansioni, contributi singoli alla vita della collettività.
I partecipanti al Seminario "Terra Mater" in particolare chiedono:
1 ) che nelle istituzioni, nella società, nei comportamenti si promuova, con ogni possibile mezzo, lo sviluppo delle potenzialità umane attraverso forme di apprendimento innovativi basate sull'anticipazione (attenzione responsabilmente volta al nostro futuro) e sulla partecipazione dei cittadini alle scelte per l'avvenire;
2) che i responsabili della cultura e dell'informazione diffondano con correttezza e rigore le conoscenze relative alla crisi ambientale e alle sue cause;
3) che i responsabili dell'istruzione pubblica di tutti i paesi inseriscano nei programmi della scuola di ogni ordine, grado e indirizzo, l'educazione ambientale, e le tematiche della crisi dei rapporti umanità-risorse, in forme tali da determinare al riguardo la massima consapevolezza:
4) che i Capi di ogni religione, e le Chiese di ogni confessione, richiamino i' propri credenti alla sacralità della natura e al diritto-dovere morale dei rispetto dell'ambiente naturale ed umano. ed a tal fine riaffermino nella formazione dei propri ministri il valore religioso di tali principi.
In particolare è auspicabile che il Consiglio mondiale delle Chiese e la Santa Sede istituiscano a tal fine appositi organismi per l'ecologia e che vescovi, pastori e chiese locali sensibilizzino costantemente i fedeli ad essere responsabilmente partecipi ed attivi nella promozione di una diversa qualità della vita e nella protezione naturalistica e ambientale;
5) che i Parlamentari e i Governi concorrano al risanamento delle ferite già inferte al pianeta, dando ogni possibile priorità nel campo degli investimenti pubblici, e delle attività lavorative, ai programmi di difesa dei suolo, regolazione delle acque, rimboschimento, recupero alla natura di terre inaridite o degradate, disinquinamento e depurazione, ripristino di ambienti naturali e degli equilibri ecologici relativi;
6) che le organizzazioni non governative precisino e rafforzino i loro programmi relativi ai problemi di sopravvivenza umana ai fine di influenzare le decisioni politiche ed economiche in tema di rapporti ambientali.
I partecipanti al Seminario "Terra Mater" esortano infine i Governi di ogni Paese a perseguire la pace, il disarmo, la reciproca solidarietà nei rapporti internazionali, la rinuncia a forme di nazionalismo isolazionista contrastanti con tali finalità, la risoluzione degli squilibri tra , Nord e Sud,, dei pianeta. L'attuazione di questi fini deve concretamente attivarsi tramite una riduzione delle spese militari.
La qualità della vita, della società e dell'ambiente, sono pertanto affidate alla responsabilità, tradotta in azioni immediate e concrete, di ogni uomo, di ogni donna, e di ogni comunità, per una prospettiva non di catastrofe, ma di speranza per il domani.
_____________________________
ORDINI FRANCESCANI, Segretario Generale Famiglie Francescane P. Ernesto CAROLI; ASSOCIAZIONE NAZIONALE ITALIA NOSTRA, Presidente Giorgio LUCIANI; ASSOCIAZIONE ITALIANA PER IL WORLD WILDLIFE FUND, Presidente Fulco PRATESI; ENTE NAZIONALE PROTEZIONE ANIMALI, Presidente Giancarlo ROMBALDI; LEGA ITALIANA DIRITTI ANIMALI, Presidente Laura GIRARDELLO; P. Gabriele ANDREOZZI, T.O.R.. storico; Sartaj AZIZ, ex Presidente S.I.D.; Giorgio BASSANI, Presidente Onorario, "ltalia Nostra; Gianfranco BOLOGNA, Coordinatore Nazionale settore conservazione W.W.F; P. Mario DE MARZI, O.F.M. Cap., dottore in teologia, scrittore; P. Eric DOYLE, O.F.M., docente di teologia; Cosimo Damiano FONSECA, Rettore Università di Potenza. cons. nazionale, Italia Nostra; Fabrizio GIOVENALE. architetto urbanistica, vice-Presidente nazionale,Italia Nostra; Edward GOLDSMITH, direttore del "The Ecologist, Mario GRASSO, Ordinario Istituto Biologia Animale Università di Lecce, P. Corpus IZQUIERDO, rappresentante dei Terzo Ordine Regolare, Serena MADONNA, professoressa. Segretario generale Nostra., P. Marco MALAGOLA, O.F.M. Segretario Giustizia e Pace; Emanuele MARZOCCA, professore. responsabile Dip, Studi e Ricerche Planning Environmental Institute; Eleonora MASINI, Presidente World Future Study Federation; Arrnando MONTANARI. architetto. segretario scientifico I.S.S.C.-Vienne Centre; consulente "Italia Nostra; Antonio MORONI, Presidente Società Italiana di Ecologia; Direttore Istituto Ecologia Università di Parma; Giorgio NEBBIA, consigliere nazionale di "Italia Nostra; Franco PEDROTTI. Direttore Istituto Botanica Università di Camerino; P. Semardo PRZWOZNY, O.F.M. Conv.. docente di teologia; Carlo SAVINI, professore, Presidente Planning Environmental and Ecoiogical lnstitute for the Quality of Life; Antonio THIERY, professore, storico, operatore culturale RAI-D.S.E.; Per Von HOLSTEIN, consigliere diplomatico Eurogroup per la protezione animale.