"Tra le culture giovanili e la nostra c'è -e crescerà sempre più- l'abisso".

""Che faccio domani in classe?" era il pensiero insidioso e sottile che come un tormentone tornava a insinuarsi nel mio cervello mentre partecipavo con gli studenti e i colleghi alla mattinata all'Ambra Jovinelli*.
Mi stupiva il fatto che tra tanto turbinio di immagini, tra tanto fragore amplificato di timbri diversi, tra tanti testi inglesi, tra il veloce imperversare di tante provocazioni sapienti di Vittorio Nocenzi, una matura insegnante di latino amante della musica classica come me non solo non si sentisse minimamente a disagio, e neppure solo visceralmente coinvolta da emozioni, ma ben attiva con tutte le rotelle del cervello che cercavano di funzionare al massimo delle potenzialità, in forte tensione intellettuale, piacevolmente a proprio agio come se quei territori linguistici fossero quelli abitualmente conosciuti e frequentati.
E allora, un lampo: stavo assistendo ad uno splendido "Discours sur la methode" offerto alla riflessione di noi insegnanti perché è questo il problema: non tanto che cosa ma come insegnare. Tra le culture giovanili e la nostra c'è -e crescerà sempre più- l'abisso".
Marina Forte Thiery
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* E' una riflessione affidata da Marina al computer, e si riferisce alla lezione-performance tenuta da Vittorio Nocenzi, il direttore del complesso il Banco del Mutuo Soccorso, all'Ambra Jovinelli il 3 maggio 2002. E' l'ultima volta che Marina partecipa ad una manifestazione. Ha già in atto un versamento pleurico che la costringerà a oltre 40 giorni di ospedale. Il resto dei giorni li passerà paralizzata. Morirà dopo meno di 100 giorni, il 10 agosto. Sa che non andrà più a scuola. Che vivrà ancora pochi giorni. Nonostante ciò, si chiede: che faccio domani in classe? e si sente ancora "in forte tensione intellettuale", impegnata a capire che cosa sta succedendo nelle culture giovanili e come è possibile progettare la scuola, alla ricerca insomma del "Discours sur la methode".