"…Quanto sapeva della strage di piazza Fontana il principale partito dell'opposizione: il PCI, oggi PDS? Molto, certamente, ma quanto?…"
da Luciano Lanza, Bombe e segreti, Piazza Fontana 1969, eléuthera 1997, 124-125
"...Quindi non è un caso che nel 1974,- quando gli uomini del SID portano a Giulio Andreotti, ministro della difesa (nel quinto governo Rumor), le registrazioni fatte dal capitano Antonio Labruna con l'industriale Remo Orlandini, coinvolto nel golpe Borghese, Andreotti consigli di "sfrondare il malloppo". Traduzione: depurare i nastri dai nomi più importanti, cioè; vertici delle forze armate inseriti a vario titolo nel mancato golpe.
E' un comportamento analogo a quello tenuto dal suo predecessore Mario Tanassi (alla difesa nel quarto governo Rumor). Nell'estate 1974 il giudice Giovanni Tamburino chiede informazioni al SID sull'attività filogolpista del generale Ugo Ricci: lo ritiene uno dei responsabili della Rosa dei venti. H SID, che sa perfettamente cosa fa Ricci, risponde: il generale è uomo di sicura fede democratica. Ma prima di mandare questa lettera, il capo del SID invia la richiesta del giudice a Tanassi che la restituisce con l'annotazione: "Dire sempre il meno possibile".
La pratica del silenzio e della menzogna si tramanda negli anni. E' il 13 ottobre 1985 quando il settimanale "Panorama" pubblica stralci di un documento di Bettino Craxi, presidente del consiglio, che invita gli uomini dei servizi segreti a "mantenere una linea di mancata collaborazione" con i giudici che li interrogano. Craxi non negherà mai l'autenticità del rapporto. E come potrebbe? Ma farà pressioni sui giudici affinché lo ignorino. Dunque i politici sapevano tutto delle trame dei servizi segreti. Spesso ne erano gli aspiratori. Sapevano che venivano utilizzati i fascisti per creare la strategia della tensione. Frano corresponsabili o direttamente promotori come Restivo.
Un affare di Stato sta, dunque, dietro le bombe del 12 dicembre. Un affare di personaggi che scelgono il terrorismo per perpetuarsi nella gestione del potere. "Il 12 dicembre 1969 segna una frattura, nella storia della repubblica, in quella della sinistra, in quella dei movimenti [... ] perché effettivamente, allora, insieme a 16 persone comuni, morì un pezzo significativo della prima repubblica: una parte consistente dell'apparato statale passò consapevolmente nell'illegalità. Si pose come potere criminale continuando a occupare istituzioni vitali ed essendone tollerato (sono migliaia i 'servitori dello Stato', poliziotti, giudici, agenti segreti, politici, cancellieri, ministri, passacarte e uomini di mano che hanno cooperato per realizzare e poi coprire, depistare, insabbiare, rendere impunibile quel delitto). E da allora che l'Italia ha cessato di essere una democrazia costituzionale in senso pieno", scrive il politologo Marco Revelli nel suo libro Le due destre.
L'analisi politica è confortata e documentata dalle indagini del giudice Guido Salvini: "La protezione dei componenti della cellula veneta [... ] era un'attività assolutamente necessaria in quanto il cedimento anche di uno solo degli imputati avrebbe portato gli inquirenti, livello dopo livello, a risalire fino alle più alte responsabilità che avevano reso possibile l'operazione del 12 dicembre e le ripercussioni che ne sarebbero derivate sarebbero state forse addirittura incompatibili con il mantenimento dello status quo politico del Paese".
Un coinvolgimento così esteso alimenta anche un dubbio. Quanto sapeva della strage di piazza Fontana il principale partito dell'opposizione: il PCI, oggi PDS? Molto, certamente, ma quanto? E fino a che punto la paura delle bombe e del colpo di Stato ha ammorbidito le posizioni del PCI? Fino a che punto questa paura ha portato a proporre il compromesso storico e ad accettare poi il consociativismo? La risposta è solo negli archivi di via Botteghe oscure, impenetrabili come quelli del Vaticano.
Una risposta è però possibile. Una risposta che, viste le responsabilità a tutti i più alti livelli, può essere una sola: piazza Fontana è una strage di Stato. Di più: la madre di tutte le stragi".