Come i media italiani, anche quelli più progressisti, educano all'integralismo dell'occidente cristiano.

Antonio Thiery

 

La storia raccontata a proprio uso e consumo, come fa più comodo.

Mentre assistiamo ad un terrorismo e ad una guerra evidentemente fondati su temi politici ed economici, che si agitano dietro le maschere del fondamentalismo culturale e dell'integralismo religioso, assistiamo, e da molto tempo, anche al disperato arroccamento dell'Occidente giudeo - cristiano a difesa dei propri privilegi. La nostra cultura, infatti, prova difficoltà a riconoscere la pluralità delle culture (intese come modi di vita, attese, speranze, gioie, dolori dell'esperienza quotidiana), delle etnie (l'interrelazione tra le culture e le molteplice articolazioni della matura), delle religioni (la ricerca del trascendente, motivata dalle culture e dalle etnie).

Questo arrocccamento, che assume anch'esso i caratteri di un vero e proprio fondamentalismo, si avvale ormai da molto tempo della costruzione fantasiosa della storia dell'uomo. Attraverso omissioni, enfatizzazioni, interpretazioni tutto è ridotto alla cultura cosiddetta occidentale: il mondo conosciuto è solo quello del mediterraneo, il pensiero è solo quello filosofico, il diritto solo quello romano, la religione solo quella che nasce dal giudeo ellenismo, ecc.ecc., al punto che un'infinità di popoli, etnie, culture e un intero millennio sono cancellati (cfr: www.antoniothiery.it: 22 marzo 1071. L'ordo romanus ha vinto. Popoli, culture, etnie, religioni sono cancellati dalla storia).

Non mancano in questa esplosione di aerei e di bombe momenti importanti in cui viene invocata la pace ed il dialogo interculturale. Ma fondamentalismo significa partire dal presupposto che la mia cultura, le mie esperienze ordinarie di vita sono più importanti delle altre, spesso le uniche meritevoli di essere prese in considerazione. E su questa unicità viene messo il bollo di Dio, o della Ragione, che concepita come verbalismo esaltato dalla retorica, è accessibile a pochi. E spesso la base del dialogo è il fondamentalismo: si dialoga con chi è inferiore. Parcere subjectis et debellare superbos. Anche questa è pace. E' la pace romana certo molto tollerante e dialogante con le culture del mondo.

Io credo che, prima del dialogo, sia necessario il dal "riconoscimento delle pluralità" delle culture, delle religioni, delle etnie in ogni luogo ed in ogni tempo (l'umanità tutta intera dall'inizio alla fine dei tempi, come diceva Gregorio Magno certo in un'epoca che non doveva essere più allegra della nostra), mettendo da parte quegli schemi interpretativi ("la storia è di chi ha vinto") che portano non solo a privilegiare, ma ad assolutizzare la storia dell'occidente cristiano.

Dopo il "riconoscimento delle pluralità", viene il "rispetto delle pluralità". A questo punto può cominciare un dialogo senza fraintendimenti.

Invece spesso, invocando la pace, si nutre l'integralismo dell'occidente cristiano. Spesso si ricorre a personaggi famosi per proporre una lettura fantasiosa e di parte di fatti e luoghi della storia che testimoniano invece la complessità del mondo fin dalle sue origine al di là delle visioni temporali e spaziali dell'occidente.

Tutto avviene in modo semplice (anzi semplificando al massimo la realtà), lineare, facendo riferimento su conoscenze indiscutibili ed ormai acquisite, attraverso un racconto credibile di un'esperienza ripetibile, avventuroso, accattivante, mescolando sapientemente il vero con il verosimile, con il fantasioso, con il falso.

E' ora il caso di Paulo Coelho che pubblica per Bompiani il diario di viaggio a Santiago del Compostela intrapreso nel 1986.

L'Espresso nt. 41 dell'11 ottobre 2001, a pag.84 pubblica una sintesi. L'Espresso fa di più. E' un numero speciale che dedica molte pagine alla guerra al terrorismo; sollecita la paura di un attacco batteriologico; ironizza su "Silvio alle crociate", si mostra "moderno" dedicando molte pagine alle "culture": A questo punto, dedica uno spazio riposante all' "Avventura". "Lo scrittore a Santiago. Il cammino di Coelho". E qui scattano con grande maestria i meccanismi in-formativi e comunicativi che, attraverso una ricostruzione veritiera, ma fantasiosa della storia, portano il lettore a credere che l'unica cultura sia quella occidentale.

Faccio qualche esempio, cominciando con una premessa: persino l' Arcivescovo di Santiago, Don Julián Barrio Barrio, nella Lettera pastorale di indizione dell’ año jubilar compostelano del 1999, aveva ritenuto di dover ricordare che "La visita ai luoghi santi non nasce con il cristianesimo. E' un fenomeno esteso nell'universo religioso".

Santiago è, infatti, un "sito" dove fin dalle epoche più remote e dalle terre più lontane dell'estremo oriente si viene con un lungo pellegrinaggio a contemplare il sole che, nel luogo più occidentale allora raggiungibile, si tuffava nel mare fecondando la terra. Un luogo talmente importante nella storia dell'uomo che non sarà difficile trovare nella Spagna del primo millennio testimonianze della presenza massiccia, tra l'altro, di indiani, di slavi, di popoli venuti dalle steppe dell'asia e dal mediooriente. E' un luogo che sarà cristinizzato solo in età carolingia con l'invenzione, a fini strettamente politici, delle reliquie di san Giacomo. Vedi José Luis Barreiro Rivas, La función politica de los caminos de peregrinación en la europa medieval. Estudio del Caminio de Santiago, Tecnos, Madrid 1997.

Punto 1.

Dice lo scrittore. "Sapevo che il primo millennio del cristianesimo aveva conosciuto tre rotte di pellegrinaggio. Il primo cammino portava a Roma, il secondo al Santo Sepolcro a Gerusalemme. Il terzo conduceva fino ai resti dell'apostolo San Giacomo".

Le rotte principali di pellegrinaggio furono quattro e non tre, e non perché l'abbia scritto e dimostrato io più di venti anni fa, ma perché le testimonianze fin dall'epoca longobarda e gli studi sono infiniti. Vedi lo stesso J.L. Barreiro Rivas, pag. 20. Non è quello di Coelho un errore da poco. E non è un errore filologico, altrimenti potremmo tranquillamente ignorarlo.

Conseguenze:

Paul Coelho enfatizza una tradizione inesistente e che si sviluppa, per motivi politici e fondamentalisti, solo nell'XI secolo.

Riducendo a tre le vie del pellegrinaggio e cancellando la rotta principale a San Michele Arcangelo,

- si ignora tutta una tradizione che evidenziava le radici poligenetiche, plurali del cristianesimo. San Michele Arcangelo per alcune culture è segno di Cristo Risorto, in evidente alternativa con le tradizioni della chiesa latina e greca. E' la testimonianza della presenza di molti cristiani che ignorano le tradizioni e l'autorità di Roma e di Bisanzio. Non mancano testimonianze anche autorevoli di itinerari europei verso Gerusalemme (e ritorno) che escludono Roma. Non mancano testimonianze autorevoli (vedi san Francesco) sulle quattro strade dei pellegrinaggi.

-  Si ignora tutta una tradizione che evidenzia le radici etniche e culturali plurali della nostra Europa. San Michele Arcangelo è il terminale dei pellegrinaggi dei popoli che vengono dall'Europa Orientale, ma anche dall'Irlanda e dalla Scozia. Di popoli cioè che non furono romanizzati. Tutto il fenomeno dei pellegrinaggi è ricondotto all'anno santo occidentale ed alla ricerca di "radici bibliche" di "un fenomeno" che, va ricordato con l'arcivescovo di Santiago, "è…esteso nell'universo religioso". Si vuol far credere che il mondo esiste solo in quanto è leggibile con la lente deformante del giudeo-ellenismo. E' evidente come la chiesa di Roma metta ogni sforzo per cancellare il ruolo primario di San Michele Arcangelo, attribuendogli sempre più un ruolo devozionale (la Puglia e la fitta rete di vie dei pellegrinaggi che confluivano sul Gargano sono ormai ricordate per Padre Pio e San Giovanni Rotondo).

Punto 2.

Ancora un esempio. Si vuole presentare la solita immagine. Prima del giudeo-ellenismo e delle tradizioni del cristianesimo occidentale c'è il nulla.

Dice ancora Coelho: "del resto avevo capito che il Cammino di Santiago era stato fin dall'origine intriso di un forte simbolismo e di un fitto gioco di corrispondenze fra Terra e Cielo. Non a caso prese il nome di via lattea…Come se non bastasse le reliquie di San Giacomo, detto "il Matamoros" divennero un potente amuleto per combattere i musulmani durante la lunga Riconquista".

Vero, il simbolismo e le corrispondenze sono ben più forti ( e spesso legate a tradizioni non occidentali e centro asiatiche) e sono certamente -e di molto- precristiane. Le origini del Cammino non hanno niente a che vedere con san Giacomo e con la stella che brillava sul campo, come vuol far credere con disinvoltura Coelho, che opera una forte contrazione della storia. Tutte le esperienze dell'uomo sembrano avvenute nello stesso tempo: dalle origini alla riconquista (qualche millennio d'anni), la storia è sintetizzata e stravolta in poche righe (una quindicina). Coelho fa credere che le origini del Cammino, che si perdono nella notte dei tempi, nascono e si sviluppano invece con la tradizione cristiana. O per lo meno, tutto ciò che è anteriore all'VIII secolo, se non esiste, non conta nulla. Va ricordato che la cristianizzazione del pellegrinaggio alla fine del mondo (avvenuta in età carolingia per fatti puramente economici e non certo in contrapposizione all'Islam) coincide, coesiste con l'espansione dell'Islam nella Penisola Iberica e non ha niente a che vedere con la Riconquista, in un'epoca in cui l'età carolingia è tramontata da un pezzo.

Punto 3.

Si potrebbe continuare a lungo. Ancora due episodi.

L'autore chiarisce il il Cammino "si è trasformato pian piano in un percorso di conoscenza interiore" (piano piano, cioè nel corso dei millenni) e fa subito riferimento al "Codex Callistinus" come alla fondamentale guida verso Santiago. Ma il Codex Callistinus è una delle tante guide cattoliche nata in un ben definito contesto storico e culturale. Cita uno dei tanti itinerari. E poi il passaggio dalla Francia alla Spagna è rigorosamente attraverso il passo di Roncisvalle. Anche qui c'è un'assolutizzazione che va respinta. Roncisvalle era uno dei passi. Neppure il più importante. E' tutto da dimostrare che sia stato il più frequentato. Solo il fondamentalismo cristiano, a suggerire che il pellegrinaggio a Santiago è anti musulmano, ne fa il passo privilegiato.

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