Dalla vulva alla mandorla

Chartres, portail royal (XII sec.). copertina del libretto « lettera di Pasqua ai giovani del « Virgilio » del 1971, di dEmilio Gandolfo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DUE MODI DIVERSI PER DIRE LA STESSA COSA:

"Via Verità e Vita".

 

Con l’anno nuovo inviai la solita lettera che poneva “inquietanti” domane sul  “femminino divino” e che ovviamente non ha avuto nessuna risposta. Ricordavo che nell’Europa del nord esistono circa 200 chiese cattoliche dell’età romanica con figure femminili con la vulva ben in evidenza.

Riproducevo tre esemplari di Sheela (Radnorshire Museum Powys Galles; Kiltinan Church a Fethard, contea di Tipperary; Kilpeck).

Notavo che  la cultura scientifica ritiene che i resti delle testimonianze del passato sono non più del 5% dei “prodotti” originali. Quindi queste figure dovevano essere migliaia.

 

Ora vorrei fare un passo avanti. Non dirò niente di nuovo, ma solo cose ben note, riservate a pochi iniziati, ma che non si devono divulgare. E’ noto che il cristianesimo si esprime  con simboli ed immagini; al ragionamento concettuale preferisce spesso un ragionamento analogico-percettivo; al realismo del mito sostituisce lo psicologismo del simbolo.

 

Allora capiremmo bene perché la vulva ben esibita si trasforma nella “mandorla” che caratterizza in Europa un numero infinito di chiese cattoliche nell’età romanica e gotica.

Conosciamo bene il culto millenario della Dea Madre e il Femminino divino, i culti della fertilità. Per molti millenni il linguaggio della divinità fu al femminile. Poi nel Mediterraneo arrivarono a ondate lungo un periodo di circa duemila anni (a partire dal 4500 a.C.), tribù guerriere. distruggendo tutte le civiltà fondate sul culto della dea, che venne sostituito dal potere della spada e dalla terribile immagine del possente guerriero maschio. La dea venne sostituita da figure divine maschili, e alla fine dall’Onnipotente Dio Padre. Ne derivò una religione autoritaria e maschilista; un disprezzo per la donna e una repressione della sessualità, e in particolare della sessualità femminile.

La Chiesa cosiddetta di Cristo divenne parte di questo processo maschilista e imperialista, che non fu altro che una prosecuzione dell’impero Romano. Usurpò il potere alla gente per concederlo a un’elite autoritaria e patriarcale.

Gli organi sessuali della donna rappresentano un simbolo vivente dell’energia divina, come i genitali dell’uomo sono un simbolo della stessa energia divina, ma in forma maschile. La yoni e il lingam erano sempre accoppiati perché entrambi necessari per creare la vita. Nell’antichità, e in ogni continente, si eseguivano rituali sessuali anche legati alla sacra prostituzione all’interno di luoghi sacri, come ad esempio i templi sumeri, egiziani, cretesi, maltesi, indiani, greci e romani.

La “vulva” rappresenta il simbolo della fertilità, la generazione della vita. Ed ecco le figure femminili che vengono rappresentate nude e con le gambe allargate, apertamente mostrando i loro genitali simbolicamente molto sproporzionati, come è avvenuto nelle veneri preistoriche, rispetto alla figura.

Simbolicamente la “vulva” si lega all’ovale,  che è  un simbolo universale del Femminino Sacro, della nascita' e dell’origine della vita.

Il passaggio dall’ovale alla mandorla è molto breve: alludendo al frutto della mandorla, e al seme in generale, diventa un chiaro simbolo di Vita e quindi un naturale attributo per Colui che è "Via Verità e Vita". Cristo è raffigurato nella mandorla.

La mandorla, come frutto o come seme, è da sempre un simbolo di fertilità, e come tale è stato associato, per es., alla dea frigia Cibele, ed al suo consorte Attis. Anche la ninfa greca Phyllis è stata trasformata dagli dei in un albero di mandorle.

Il mandorlo è il simbolo della nascita e della resurrezione. È il primo albero a sbocciare in primavera e perciò simboleggia il rinnovarsi della natura, dopo la sua morte invernale. Il suo significato esoterico è strettamente legato al suo frutto, la mandorla. La mandorla è il segreto, il mistero che va conquistato rompendo il suo guscio, che protegge il seme. Alcuni riti sacri comportano il fare indigestione di mandorle, che si ritiene apportino sapienza. Infatti la mandorla, essendo nascosta, incarna l’essenza spirituale, la saggezza. La mandorla per la sua forma ovoidale è collegata alla matrice, come simbolo di fecondità, di nascita primordiale dell’universo. Come riproduzione dell’uovo cosmico, ha la caratteristica simbolica di rappresentare un spazio chiuso, protetto, delimita lo spazio sacro separandolo dallo spazio profano, essa forma così uno spazio chiuso; protettrice che separa il puro, l’originario, dall’impuro.

 

 

Il simbolo era conosciuto in India, nell'antica Mesopotamia, in Africa e nelle civiltà asiatiche, esso passa nel Cristianesimo come un riferimento a Cristo, come è evidente nell'ichthys

. Nella successiva elaborazione dell'iconografia cristiana, la mandorla viene associata alla figura del Cristo o della Madonna in Maestà e rappresentata in molti codici miniati e sculture del Medioevo, come nell'affresco o nell'arte musiva. In tale contesto è un elemento “decorativo”, ma significativo romanico-gotico
 utilizzato per dare risalto alla figura sacra rappresentata al suo interno, spesso attorniata all'esterno della mandorla da altri soggetti sacri. L’ovale è il risultato delll’ intersezione di due cerchi essa rappresenta la comunicazione fra due mondi, due dimensioni diverse, ovvero il piano materiale e quello spirituale, l'umano e il divino. Gesù, il Verbo divino fattosi uomo, diventa il solo Mediatore fra le due realtà, il solo pontefice fra il terrestre e il celeste, e come tale viene rappresentato all'interno dell'intersezione. A conferma di ciò, in alcune miniature del periodo Carolingio e Ottoniano i due cerchi vengono anche rappresentati attorno al  Cristo, ma in verticale.

 

Il simbolismo e la storia delle attese e delle credenze religiose sono ben note a don Emilio (aveva letto le cose essenziali; vedi la bibliografia nel libro “lettera e spirito”) e non a caso riproduce analogicamente Cristo nella mandorla nei libretti di Pasqua. DUE MODI DIVERSI PER SIGNIFICARE LA STESSA COSA, "Via Verità e Vita". Del resto dEmilio: era fraterno amico di Verginelli e del  musicista Nino Rota, proprietari di una delle più qualificate biblioteche !”esoteriche”, oggi conservata all’Accademia dei Lincei, con il nome di fondo Verginelli-Rota. Questo semplice ed in apparenza banale simbolo grafico racchiude in sé, invece, una sapienza arcaica molto complessa e ben nota da sempre a chi vuol sapere.

A.THIERY, 13 febbraio 2003  

 

www.angolohermes.com/simboli/vesica_piscis/vesica.htmlRicerca anche su Internet la voce “vesica piscis” nel sito L’Angolo di hermes