Beato di Magio, Pierpont Morgan Library di New York, I metà X sec., fol.26

 

Il papa non ha altro da dire?

 

Venerdì 21 marzo, aprendo i riti della via Crucis al Colosseo il papa ha recitato questa preghiera iniziale:

 

“Gesù Salvatore, ci troviamo riuniti in questo giorno, in quest’ora e in questo luogo, che ci ricorda i tanti Tuoi servi e serve, che, secoli orsono, tra i ruggiti dei leoni affamati e le grida della folla divertita, si sono lasciati sbranare e colpire a morte per la fedeltà al Tuo nome…I Colossei si sono moltiplicati attraverso i secoli, là dove i nostri fratelli, in varie parti del mondo, in continuazione della Tua Passione, vengono ancora oggi duramente perseguitati…”

E’ noto che  gli storici sono d’accordo nel ritenere che nel Colosseo non ci furono persecuzioni e che i cristiani non furono dati in pasto alle belve affamate. I martiri furono in numero assai più limitato di quanto si dice, quasi tutti per ragioni politiche, mentre alcuni anelavano al martirio per celebrare prima le nozze mistiche con Cristo.

A quando si toglieranno le lapidi che sui muri del Colosseo celebrano i martiri? O per lo meno si metteranno delle targhe che avviseranno il visitatore che le cose sono andate in modo un po’ diverso? Ma allora Bruno Vespa come farà a dire commosso che la terra del Colosseo è intrisa del sangue dei martiri?

Un consiglio. Forse il papa potrebbe fare qualche riflessione su alcuni versetti dell’Apocalisse (Ap.1, 6-7): “Ha fatto di noi un regno di sacerdoti…Ecco, viene sulle nubi e ognuno lo vedrà”. 

Ma allora dovrebbe chiedersi:  a che serve la dottrina e la gerarchia? Forse a pregare per i martiri del Colosseo.

A.T. 25 marzo 2008