Marina Forte Thiery: l’insostenibile inganno della comunione *

 

Il 9 aprile ricorre il 66° anniversario della nascita di Marina Forte Thiery. La sua malattia è stata resa irreversibile e la sua morte più repentina dall’angoscia per la feroce, sacrale e simbolica uccisione di don Emilio Gandolfo ed ancor più dall’impegno che ne è seguito per oscurare lo scenario del delitto, creando un clima di sopire, troncare, anatemizzare, omettere, insultare, manipolare, clericalizzare. Un clima che ha segnato il suo lungo calvario: nemmeno un gesto di pietà per lei che stava morendo (ma questi lo sanno come io sto?); nemmeno un segno di rispetto per l’identità che s’era scelta neppure quando era nella bara ai piedi dell’altare; una feroce damnatio memoriae negli anni a seguire, al punto che si sono persino impossessati del lavoro fatto per ricordare lei ed un’esperienza quarantennale. Non è bastato né un contratto, né un atto registrato dal notaio e neppure l’art.2 della Costituzione.

La sacra violenza dei santi ancora non gli permette di rispettare la personalità, le esperienze, nemmeno il dolore degli altri.

Nemmeno le bestie più feroci… Questa è un’occasione per ricordare l’insostenibile inganno della comunione. Ma perché una chiesa tanto violentemente antifemminile e disumana?

Marina sulle rive della Mosella, a Treviri

* Nel frattempo il signor papa ha reso omaggio al sacrario dei nuovi martiri. Inutile dire che don Emilio Gandolfo non è compreso in questa categoria. E chiamano la sua morte, per niente misteriosa,  “mistero pasquale”.