Italia Nostra

Bollettino dell'Associazione Nazionale " Italia Nostra " ANNO XVIII - N. 138, OTTOBRE 1976

138. LA BIBLIOTECA COME SERVIZIO PUBBLICO

Le biblioteche italiane dall'Unità ad oggi / Tipi di biblioteche / Stato e regioni nella gestione delle biblioteche / Preparazione del personale / Conservazione e restauro libraio / L'automazione nelle biblioteche / Legislazione statale e regionale.

Editoriale (di Antonio Thiery)

L'attuale momento politico è caratterizzato dall'avvio di un vasto dibattito sulle strutture della nostra vita economica, sociale e culturale e dalla ricerca di modelli alternativi di sviluppo, che consentano una più equa ripartizione delle ricchezze, attraverso un più accorto uso delle risorse.

Il Parlamento espresso dalle ultime elezioni, basato essenzialmente su due forze politiche che cercano nella sostanza un dialogo ed avviano forme di compartecipazione alla gestione dello Stato, da una parte potrà agevolare la ricerca di linee programmatiche di compromesso per rimediare alla situazione attuale e trovare una via d'uscita alla crisi; d'altra parte inevitabilmente bloccherà, proprio in nome dell'inevitabile compromesso, un confronto ed uno scontro di idee contrapposte, necessari proprio in un momento in cui le concezioni economiche fondate sul predominio del capitale privato o del capitale di Stato mostrano limiti difficilmente superabili.

Se è auspicabile che nell'immediato futuro si individuino interventi capaci di ridare slancio produttivo alla nostra economia, c'è purtroppo la certezza che questi interventi, politicamente concordati, passeranno sopra, in nome del pragmatismo, ai problemi chiave di ripensamento radicale dell'uso del territorio e delle sue risorse economiche, sociali e culturali.

Noi crediamo, come ha mostrato chiaramente il documento presentato da "Italia Nostra " a Vancouver, che il futuro del nostro Paese si giuocherà essenzialmente nel perseguire modelli di sviluppo autenticamente adeguati alle nostre capacità e possibilità produttive; correlati alla situazione europea ed internazionale; perseguiti con profonda partecipazione etico-morale da cittadini 'consapevoli di contribuire alla realizzazione di un bene comune ed al conseguimento di una società più umana. E' in questo contesto che nascono i nostri dubbi sulle centrali nucleari, su certi insediamenti industriali; le nostre sollecitazioni per una rivitalizzazione dell'agricoltura, per il recupero dei centri storici (un patrimonio sia culturale, sia economico), per un rinnovamento effettivo della scuola e di tutte le iniziative didattiche per giovani ed adulti in una dimensione nuova che veda l'ambiente, in tutte le sue manifestazioni, configurarsi come primaria ed essenziale esperienza educativa. Avendo chiaro questo quadro politico, pubblichiamo un numero speciale del Bollettino interamente dedicato ad un primo esame dei problemi delle biblioteche in Italia.

In un Paese in cui si legge incredibilmente poco; in cui difficilmente il libro entra nelle case; con un altissimo indice di analfabetismo; con forme ancora troppo embrionali di partecipazione popolare alla gestione dello Stato, sembra assolutamente necessario riproporre una discussione approfondita sulle biblioteche. Sulla biblioteca bisognerà, però, dibattere nel contesto dei problemi chiave della effettiva ed ancora lontana realizzazione della scuola dell'obbligo, dai tre ai quattordici anni(una scuola seria che formi, che dia delle competenze, che renda consapevoli della realtà in cui viviamo, che sia fondata su un autentico tempo pieno educativo), e di quelli sempre più contorti ed avviluppati della riforma della scuola media superiore, dell'istruzione professionale, dell'università, della ricerca scientifica.

Biblioteca è termine generico dietro al quale si nascondono esigenze profondamente diverse, ma che, allo stesso modo, non trovano molte risposte in Italia: dalla biblioteca di classe (intesa come raccolta di materiali di lavoro), a quelle d'istituto di qua7-tiere, di fabbrica, a quelle qualificate di comunità (ospedali, ospizi, carceri), a quelle universitarie, d'alta cultura, specializzate, di conservazione.

A chi conosca, ad esempio, la sostanziale inesistenza o inutilità delle biblioteche di classe o di istituto (o molti genitori se ne sono resi conto partecipando agli organi collegiali della scuola) sembrerà strano sentire che il Ministero della Pubblica Istruzione distribuisce annualmente in Italia, nelle singole scuole, somme ormai considerevoli, che - è opinione di molti esperti - sono addirittura a livello delle cifre stanziate per analoghi motivi dalle nazioni più avanzate. A chi conosca la ridicola rete di biblioteche di pubblica lettura a Roma e nel Lazio sembrerà strano sentir dire che la Regione non riesce a spendere le cifre - certo insufficienti - stanziate in bilancio per il potenziamento delle biblioteche locali.

La casistica potrebbe continuare fino all'esempio classico della Biblioteca nazionale di Roma che non solo - dopo anni di lavori e la costruzione di opere faraoniche - funziona parzialmente e ad orario ridottissimo, solo di mattina, ma che già mostra limiti strutturali che non ne consentiranno mai un funzionamento ottimale.

In contrapposizione a questa situazione c'è la realtà, modesta e poco sviluppata, ma realtà di alcuni consorzi di pubblica lettura e di centri culturali di base che tentano di avviare concretamente il discorso nuovo di una biblioteca che sia fulcro della cultura espressa dalle comunità locali, su cui possa innestarsi la riscoperta del ruolo culturale di ogni cittadino che si misura con la realtà quotidiana.

Queste iniziative, il più delle volte pionieristiche (realizzate spesso con l'appoggio o dietro lo stimolo dell'Ente regione), hanno permesso di individuare alcuni dei punti fondamentali per avviare in concreto la realizzazione di moderne biblioteche come centri culturali polivalenti:

  1. stimolare gli utenti (i giovani in prima linea) a manifestare le proprie capacità espressive e creative, dando loro la possibilità di mettere se stessi alla prova in vari modi, per esempio attraverso spettacoli teatrali, prose, inchieste, mostre grafiche, ecc.;
  2. b) nella biblioteca debbono venir sperimentate forme di autogestione di processi formativi che coinvolgano gruppi sociali, come ad esempio riunioni di alunni, insegnanti e genitori di un quartiere per discutere i problemi relativi all'insegnamento ed alla scuola;

c) le biblioteche non devono più essere polverosi depositi di libri, ma centri di vita attiva forniti di tutti gli strumenti atti ad accrescere il livello culturale della comunità;

d) collocazione e distribuzione urbanistica delle biblioteche. Nelle grandi città bisognerebbe realizzare un sistema articolato, con una biblioteca centrale (o centro di coordinamento) dalla quale dipendono punti di prestito e di azione culturale variamente dislocati.

Tutto questo certo implica una nuova gestione economica e psicologica del personale e delle attrezzature. Il bibliotecario dovrebbe divenire un "animatore culturale", organizzatore e coordinatore delle attività promosse dal Centro in rapporto con le forze culturali e sociali di base. La strada intrapresa da alcune Regioni è quella di rinnovare le biblioteche comunali o di quartiere in altrettante case della cultura, trasformandole appunto in centri di documentazione e animazione, aperti tanto alla ricerca scolastica e specialistica, quanto al dibattito culturale, alla proiezione, alla conferenza. In sostanza si tratta di offrire ai cittadini, e soprattutto ai più giovani, un centro gestito dalla comunità, in alternativa alle singole centrali politiche, ideologiche, industriali, confessionali: una libera palestra di educazione permanente. Per questo la biblioteca non dovrà limitarsi ad essere una sala di lettura, ma ospitare - grazie alla spinta di giovani bibliotecari-animatori, che le Regioni dovrebbero preparare, aggiornare, reperire - conferenze, dibattiti, manifestazioni culturali, cinema d'essai, premi e concorsi nei vari rami dell'arte, e anche offrire l'occasione di esprimersi a quegli intellettuali che in campo editoriale, cinematografico o teatrale non abbiano trovato un inserimento nei circuiti tradizionali.

In questi progetti si delinea il problema di chi e con quali mezzi gestirà la " casa della cultura ".

Per evitare monopoli ideologici, la gestione dovrà essere autonoma, partecipativa al massimo. Per questo non dovrebbero essere solo i comuni ad amministrare, ma dovrebbe esservi la compartecipazione, accanto agli enti locali, delle energie politiche, economiche, culturali che già operano nel comune o nel quartiere 0ciazioni diverse, circoli culturali, sindacati, insegnanti, ecc.).

Questo al fine che sia la comunità a gestire la propria sede culturale.

Nella consapevolezza che molti e condizionanti rimangono i problemi istituzionali, economici, edilizi da risolvere con impegno e chiarezza e nella prospettiva delle scelte politiche indicate da alcune delle più interessanti iniziative regionali (che si ispirano ai criteri che abbiamo sommariamente riassunto), van7-Lo esaminati i compiti che spettano alle Regioni in base al D.P.R. 14-1-1972 n. 3 e quelli nuovi che verranno decentrati sulla base delle norme fissate dai decreti delegati previsti dalla legge 22-7-1975 n. 382 e che il governo Andreotti si è impegnato ad emanare con estrema sollecitudine.

Alle Regioni dovrà essere definitivamente demandato il compito di coordinare e promuovere le iniziative culturali nel territorio - tutelando e utilizzando ogni genere di bene culturale -, facendo perno sulle comunità culturali locali, tenendo conto della realtà e delle risorse economiche, sociali e culturali e delle richieste di educazione che partono da giovani ed adulti.

Una politica culturale, risulta chiaro oggi mentre viviamo, una drammatica crisi economica, non può essere scissa da una politica di pianificazione del territorio, di programmazione economica, di correlazione coerente con il mondo del lavoro. " Italia Nostra " ha ricordato più volte che biblioteche e musei sono strumenti chiave per la lettura del territorio, destinati a diventare, in un corretto decentramento regionale, centri culturali polivalenti comprensoriali in grado di riassumere i ruoli attinenti alla didattica, alla conservazione, alla ricerca, alla promozione di sapere, alla programmazione.

Altri elementi suggeriscono che i decreti previsti dalla legge 38211975 consentano alle Regioni di farsi carico più compiutamente della tutela e dell'uso dei beni culturali. Le Regioni, infatti, hanno già competenze primarie nel campo dell'istruzione professionale e competenze non accessorie nel campo dell'istruzione in genere. Non c'è dubbio, ad esempio, che su scala regionale debba essere affrontato il discorso, difficile, ma essenziale, della formazione, dell'aggiornamento e del reperimento di " operatori culturali " capaci di animare i musei, le biblioteche, i circuiti culturali, in modo da favorire il coinvolgimento, alla base, di studenti e lavo7-atori perla loro partecipazione attiva alla gestione dei servizi culturali, favorendo una utenza critica dei mezzi grandi e piccoli di comunicazione sociale e stimolando la promozione di una cultura autenticamente popolare, Su queste prospettive, ad avviso di " Italia Nostra ", va inserito il problema drammatico della disoccupazione giovanile, alla quale Governo e Parlamento si apprestano in qualche modo a far fronte.

Si sente dire che molti giovani saranno utilizzati, con assegni di preavvio al lavoro, nei servizi socio-culturali. Su questo tema abbiamo avuto già modo di fare un discorso estremamente serio:

1) circuiti culturali e attività di base funzionano solo se c'è una spinta dal basso, se c'è una comunità che in qualche modo fa cultura. L'animazione culturale nasce da attese precise, da recuperi autentici di cultura locale e di sapere sociale;

2) la creazione di strutture socio-culturali e la formazione e il reperimento di " operatori culturali " vanno organizzati di pari passo, con un lavoro duro e difficile, senza improvvisazione, senza demagogia e populismo. Non è pensabile l'istituzione di una rete di servizi sul vuoto, fondata ad esempio su leggi corruttrici di assunzione del personale. L'immissione di valanghe di insegnanti nella scuola insegna amaramente: c'è ormai troppa gente. Come se non bastasse si tratta in molti casi di persone scarsamente preparate, psicologicamente mal disposte, difficilmente riconvertibili. Se oggi è difficile rinnovare la scuola, è possibile creare strutture educative extrascolastiche nel territorio capaci di avviare profondi processi partecipativi e di promozione di cultura. E' opinione comune che bambini e ragazzi possano oggi fruire di un tempo pieno educativo, che veda l'interscambio tra le attività scolastiche tradizionali e le attività sociali e culturali nel territorio. La rete dei servizi socio-culturali che le Regioni dovranno avviare può rappresentare il momento decisivo per un effettivo rinnovamento dell'educazione;

3) qualunque iniziativa sarà presa dal Governo e dal Parlamento, sia essa la migliore possibile, non potrà garantire lavoro a tutti i giovani disoccupati. E' il nostro sistema produttivo che non regge, che non offre lavoro e impensabile sarebbe assorbire in strutture inesistenti, o che andranno realizzate in risposta ad autentiche esigenze, numeri enormi di persone;

4) l'assegno di preavvio dovrà corrispondere effettivamente ad un lavoro prestato, concreto, reale, superando quando è necessario la frattura tra attività manuali e intellettuali. "Italia Nostra" si aspetta che i giovani utilizzati nei servizi non facciano solo i custodi nei musei e nelle biblioteche, ma che siano messi in condizione di alternare lavoro a studio per acquisire quelle capacità professionali necessarie a contribuire alla realizzazione di una rete di servizi, secondo i piani, le esigenze e le risorse delle varie regioni.

Appare chiaro che bisognerà dedicare i prossimi mesi ad un dibattito approfondito su quali servizi si debbano approntare, su quale personale si debba formare ed aggiornare; sul ruolo centrale di coordinamento, di inquadramento, di omogeneizzazione e di stimolo che spetta al Ministero dei beni culturali e sulle funzioni decisionali ed operative nel territorio che spettano alle Regioni. Servono, è chiaro, nuove leggi. Serve soprattutto una legge-quadro che fissi finalmente le linee di una politica dei beni culturali e che consenta alle Regioni di muoversi più agevolmente in un settore tanto delicato, con più inventiva, più capacità operative, più competenze.

" Italia Nostra " darà il suo contributo al dibattito. Cercherà di organizzare corsi e convegni, incontri e seminari che diano la possibilità di un confronto sistematico di posizioni diverse, ma che consentano anche la formulazione di ipotesi operative. Un primo seminario, programmato per l'ultimo trimestre del 1976, avrà per tema: " Nuove leggi per i beni culturali ed ambientali. Quale personale per quali servizi".

Le biblioteche, in particolare, sono già state al centro di alcune iniziative condotte dall'Associazione nell'ultimo anno. Si sono venuti delineando gli indirizzi per una politica delle biblioteche come servizio sociale.

Il primo contributo è stato offerto dal dibattito sui decreti Spadolini (ottobre 1975). Angela Vinay, dopo aver sottolineato i problemi centrali della crisi delle biblioteche, riaffermava che la regionalizzazione è solo un aspetto del decentramento che si auspica. La Vinay sintetizzò i punti fondamentali sui quali si incentra oggi la problematica delle biblioteche, ricordando che (Bollettino n. 131, pp. 18-20):

1) il sistema bibliotecario dovrebbe essere svolto attraverso una larga cooperazione di istituti a vari gradi culturali ed operanti ai vari livelli nazionale, regionale, comprensoriale, che si integrino a vicenda;

2) all'Amministrazione dello Stato a livello centrale spetta definire le funzioni bibliografiche da svolgere a livello nazionale (l'informazione, il servizio di prestito, l'adozione delle normative internazionali in campo bibliografico, la metodologia e le tecniche, i collegamenti con gli organismi internazionali);

3) il decentramento delle biblioteche deve significare non solo regionalizzazione, bensì la creazione di omogenei sistemi di servizi, facenti capo alle varie strutture educative operanti nel territorio (università, distretti scolastici, ecce.) e non la creazione di minuscole istituzioni bibliotecarie chiuse in se stesse ed operanti all'interno della singola scuola o del singolo quartiere;

4) le Regioni, sulla base delle loro nuove competenze, attraverso la emanazione di leggi specifiche, possono articolare il discorso culturale delle biblioteche ai vari e decentrati livelli di province, comuni, quartieri, distretti scolastici, superando forme di tensione e confusione amministrativa e di parcellizzazione.

Un secondo contributo alla discussione dei problemi delle biblioteche è stato offerto dalla Sezione romana di " Italia Nostra " in un successivo seminario (dicembre 1975) su " Uso e tutela dei beni culturali di Roma e del Lazio ".

Nel quadro di una pianificazione nel settore delle biblioteche pubbliche-centri culturali e delle biblioteche scolastiche, " Italia Nostra " sollecitò una serie di interventi organici che si articolino nei seguenti momenti:

a) individuare (a livello regionale, di comprensori di comuni, di singoli comuni) le linee di una politica della biblioteca pubblica come attrezzatura culturale polivalente di base;

b) formare e aggiornare il personale, avviando la costituzione di adeguati organici presso i vari comuni;

c) mettere allo studio un programma poliennale di interventi per l'organizzazione di sistemi organici ed

integrati di biblioteche pubbliche-centri culturali;

d) a livello regionale, approfondire la tematica della biblioteca scolastica; individuare le affinità e le

differenze tra biblioteca scolastica e biblioteca pubblica-centro di lettura; esaminare le possibilità di

coordinamento fra i due istituti o di surrogazione dell'uno all'altro;

e) realizzare interventi immediati, anche se provvisori, per: 1) potenziare le povere ed inefficienti strutture bibliotecarie esistenti; 2) creare nuove strutture nella dimensione delle circoscrizioni e dei quartieri; 3) avviare realizzazioni di centri culturali polivalenti in aree urbane o comprensoriali ben definite; 4) promuovére la creazione di uffici di coordinamento che prefigurino i centri-rete di tutto il sistema urbano, o provinciale; 5) realizzare, attraverso le Regioni, convenzioni tra tutti gli

enti che gestiscono biblioteche a carattere di biblioteca pubblica, al fine di costituire più rapidamente e con minor spesa i sistemi di biblioteche-centri culturali.

Appare evidente come l'avvio di queste iniziative richieda contemporaneamente attività scolastiche centrate sull'avvio alla lettura ed all'uso della biblioteca. Già la realizzazione di funzionali biblioteche di classe può permettere l'acquisizione di conoscenze e metodi operativi che consentano di fruire utilmente, anche in momenti successivi, della biblioteca scolastica, di quartiere, di fabbrica, di alta cultura.

Constatato che soldi per le biblioteche di classe e scolastiche se ne spendono, le Regioni, i Comuni, il Dipartimento scolastico ed educativo della RAI-TV potrebbero avviare iniziative immediate e fecondissime in questo fondamentale settore.

Va chiarito comunque che in una situazione come quella italiana le stesse edicole, cartolibrerie, librerie organizzate possono rappresentare, e spesso rappresentano, il primo anello della rete dei servizi di pubblica lettura.

Le biblioteche già esistenti devono essere utilizzate al massimo, superando le difficoltà frapposte dall'attuale legislazione, realizzando una collaborazione continua, come avviene per esempio ad Arezzo, con la scuola e con tutte le altre istituzioni educative, del tempo libero, del lavoro. Molte lacune nell'organizzazione e nel funzionamento delle biblioteche di classe, di istituto, di fabbrica, di quartiere indicano la necessità di personale esperto e specializzato nelle tecniche e nelle metodologie bibliotecarie, disponibile non stabilmente, ma sistematicamente, solo pe7- alcune ore alla settimana o al mese. Le Regioni dovranno studiare rapidamente, pur con le difficoltà di ordine legislativo, la possibilità di creare queste figure di esperti itineranti, ma che al tempo stesso possono rappresentare dei punti di riferimento preciso, che coordinano e strutturano non una biblioteca, ma le biblioteche che insistono in un ben definito ambito territoriale (quello dei distretti, delle comunità culturali locali, e cosi via) e che posseggono, affinano, acquistano competenze specifiche in rapporto agli istituti e al territorio nei quali svolgono le proprie attività. Diventerà più semplice formare ed aggiornare esperti di biblioteche per ragazzi, per comunità (ospedali, carceri, ospizi), di fabbrica, di quartiere, ecc.

La riorganizzazione delle biblioteche di pubblica lettura porta con sé inevitabilmente un discorso sull'editoria, in un momento in cui tutti si affannano a deve provvidenze allo Stato. Gli editori lamentano l'assoluta mancanza di iniziative pubbliche e politiche che mettano le biblioteche in grado di seguire la produzione editoriale e di acquistare quei volumi di carattere specialistico che sul mercato e che rappresentano larghissima parte delle iniziative degli stessi. Essi sostengono che sarebbe possibile aumentare le tirature con un conseguente abbassamento dei costi e, quindi, del prezzo di copertina.

Si tratterebbe certo di un ragionamento valido se non tenessimo conto che la maggior parte dell'editoria seria è costituita da quella che già Salvemini chiamava titolografia da concorsi: opere riservate a pochi specialisti, spesso di modestissimo valore scientifico, normalmente con nessuna preoccupazione divulgativa. Se nei Paesi più progrediti gran parte di questi lavori circolano - e giustamente - ciclostilati, xerocopiati o in semplici edizioni offset, da noi, in Italia, in contrasto con il bassissimo indice generale di lettura, circolano in edizioni a stampa, spesso addirittura eleganti, assorbendo larghe fette dei bilanci del CNR, degli Istituti universitari, di Enti pubblici, di Ministeri. Sarebbe ben triste se l'avvio di una rete organica di biblioteche di pubblica lettura servisse a rafforzare le tendenze della titolografia da concorsi, a riempire scaffali di libri inaccessibili alla quasi totalità dei lettori, a smerciare fondi di magazzino.

Dagli editori, dal Governo, dagli Enti pubblici bisogna aspettarsi una nuova politica editoriale che, tenendo conto dei fermenti e delle esigenze che nascono dal basso, sappia mediare ricerca, conoscenza, studio specialistico, con la divulgazione e la promozione autentica di cultura.

Il largo impegno che si richiede per la costituzione di una rete di biblioteche come servizio sociale non deve far dimenticare i probzemi gravissimi delle biblioteche di alta cultura, specializzate, universitarie, di conservazione. Più volte "Italia Nostra" ha richiamato l'attenzione sulla Nazionale di Roma, sull'Alessandrina, sulla Biblioteca nazionale di archeologia e storia dell'arte, sulle biblioteche specializzate in genere. Mancanza di strutture, di edifici adatti, di mezzi, di personale, di fondi economici adeguati rischia di bloccare definitivamente' la ricerca. Non è possibile in Italia documentarsi neppure sulle pubblicazioni edite nel nostro Paese. Mancano biblioteche scientifiche. Le nuove università non dispongono neppure di dotazioni librarie elementari. Burocrazia, baronie, corporativismi impediscono l'utilizzazione di raccolte preziose di libri e documenti. Mancano sforzi sereni per trovare modi corretti di utilizzazione da parte di tutti (ma soprattutto da parte degli studiosi) del patrimonio librario ecclesiastico e privato. Basterà ricordare come alcune importantissime biblioteche di famiglie nobili o di insigni studiosi siano andate ad arricchire negli ultimi anni fondazioni ed università straniere.

Anche in questi casi ci sembra che l'adozione di chiare leggi-quadro, lo sviluppo della funzione di coordinamento del Ministero dei beni culturali, un ulteriore decentramento di competenze alle Regioni potranno avviare procedure nuove.

Pubblicando questo primo Bollettino speciale sulle biblioteche, "Italia Nostra" intende avviare un dibattito costruttivo alla ricerca di quelle iniziative necessarie ad avviare a soluzione un problema cosi centrale per la crescita sociale, economica e culturale del Paese. Serve, come si è detto, una legge-quadro veramente nuova e seria sull'organizzazione e la tutela dei beni culturali; servono: 15iani per la ricerca scientifica, il riordino della pubblica istruzione (l'attuazione piena della scuola dell'obbligo, la riforma della secondaria e dell'Università); l'avvio di una politica di pianificazione urbanistica e di effettivo decentramento regionale; la promozione delle unità culturali locali; lo smantellamento di enti inutili (come l'Ente nazionale biblioteche popolari e scolastiche che amministra solo se stesso e che potrebbe adeguatamente essere riconvertito per fungere, con le sue strutture, da centro-rete del sistema bibliotecario romano); l'avvio di strutture di coordinamento che servano a stimolare e a individuare le linee di una politica culturale per il nostro Paese.

Servirà tempo per fare tutto questo, ma intanto potrebbero essere utilizzati servizi e strutture pubbliche che già esistono. E' il caso del Dipartimento delle trasmissioni radiotelevisive scolastiche ed educative per adulti, istituito dal Parlamento con la legge di riforma della RAI-TV, n. 103. Per il suo carattere il Dipartimento, anche in considerazione della particolarità dei mezzi che utilizza, potrebbe prestarsi ad essere il momento di partenza per una nuova politica della lettura, e perciò della cultura in Italia. Il Dipartimento potrebbe assumere iniziative sia a livello nazionale, sia a livello regionale e locale e potrebbe mettere in moto processi di interazione tra emittente e recettori avviando autentiche forme di partecipazione popolare alla promozione ed alla gestione del sapere. Il diritto d'accesso all'uso della radio e della televisione; le iniziative di decentramento radiotelevisivo a livello regionale potrebbero trovare nel Dipartimento il banco di prova.

Visto che, almeno a livello di biblioteche scolastiche, di soldi cominciamo a spenderne molti e con risultati inesistenti, bisogna con coraggio e fantasia sperimentare strade nuove.

Sommario

3 Editoriale

10 Premessa

12 Le biblioteche italiane dall'Unità ad oggi (Francesco Barberi)

18 Biblioteche nazionali e servizi nazionali bibliografici (Angela Vinay)

21 Biblioteche di conservazione (Giancarlo Schizzerotto)

25 Biblioteche universitarie (Franco Baroni)

30 Biblioteche di ricerca (Maria Califano Tentori)

37 Biblioteche dei ministeri (Lidia Fogliacco)

39 Biblioteche dei conservatori statali di musica (Agostina Zecca Laterza)

43 Biblioteche di pubblica lettura (Giúseppe Colombo)

46 Biblioteche scolastiche (Antonio Romagnino)

51 Biblioteche ecclesiastiche (Nello Vian)

53 Rapporti tra Stato e Regioni in materia di amministrazione delle biblioteche (Alberto Guarino)

57 Preparazione del personale delle biblioteche (Luigi Balsamo)

61 Conservazione e restauro librario (Luigi Crocetti)

65 Intervento dell'assemblea dei lavoratori dell'Istituto centrale per la patologia del libro

67 L'automazione nei servizi bibliografici (Muzió Mazzocchi Alemanni)

70 Ipotesi di una banca di dati per il patrimonio bibliografico (Mario Piantoni - Mauro Caproni)

73 Le biblioteche nei Paesi dell'Occidente europeo (Magda Dá Passano)

Appendice

78 La legislazione statale sulle biblioteche (Muzio Mazzocchi Alemanni - Angela Vinay)

83 La legislazione regionale sulle biblioteche (Giovanna Merola)

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