VALPREDA: TROVARE I MANDANTI.

SENZA DI LORO NIENTE VERITA' SU PIAZZA FONTANA

[p. col.] Paolo Colonnello , La Stampa 2 luglio 2001

 

Gli chiedono di posare davanti alla Banca dell'Agricoltura di piazza Fontana per una foto: "Ma dài, lascia stare, sarebbe davvero di cattivo gusto dove sono morti in 17. Su ste cose se schersa minga". Pietro Valpreda, 32 anni dopo, siede sotto un sole implacabile a gambe incrociate sull'aiuola prospiciente la banca della strage, proprio davanti alla lapide che ricorda Giuseppe Pinelli, "la diciottesima vittima di quella bomba": il ferroviere "suicidato" nei locali della Questura in quell'inverno triste da cui nacquero la strategia della tensione, il terrorismo rosso, l'omicidio Calabresi: "Io non credo che dopo 32 anni si possa parlare davvero di giustizia. Mio figlio che ha 28 anni, quando mi arrestarono non era ancora nato. Mi ha chiamato ieri al telefono e mi ha detto ma papà è passata una vita". E già, una vita. Se umanamente e psicologicamente avessi dovuto seguire passo a passo questa vicenda sarei impazzito. Sono morti mia madre, mio padre, mia zia Rachele: loro si ricordavano bene, ma non potranno nemmeno togliersi questa piccola soddisfazione ... ".

Il "ballerino" anarchico diventate il "mostro della strage" come titolarono i giornali dell'epoca - tre anni di galera e vent'anni di sospetti prima della sentenza di proscioglimento definitivo a Bari nel 1989 - ora è un signore dai capelli grigi ma sempre ribelli, ancora magro e nervoso, senza i due denti incisi vi che gli trasformano il sorriso dolce in un ghigno amaro. "Se non ci fosse da piangere, verrebbe da ridere: ci sono voluti più di trent'anni, ma insomma, poverini, ci sono arrivati anche loro: la responsabilità della strage era dei fascisti. C'è un detto popolare che dice: chi si accontenta gode. Ecco, sarebbe bene non accontentarsi, perché questa è solo una verità parziale". .

Intorno ci sono un po 'di compagni del Circolo dei Ponte della Ghisolfa, lo storico "covo" anarchico della città, e Valpreda, che adesso scrive gialli, vuole dire "solo tre cose" su questa sentenza che ancora provoca polemiche, divide la gente, non accontenta nessuno. La prima: "Sono stati individuati tre colpevoli ma il primo è latitante, l'altro è un malato cronico e l'altro ancora non può andare in galera: per una strage di 18 persone, chi è che mettiamo in galera? Finora l'unico che è stato in carcere sono stato io, ed ero innocente", La seconda: "In quei giorni ci sono stati altri attentati a Milano e Roma di cui non si sa niente". La terza, forse la più importante: "Mancano i mandanti, quelle che erano le complicità ad alto livello nazionale e internazionale, le coperture.

"E poi, come si fa a definire giustizia quella che arriva 32 anni dopo l'attentato?"

Alla fine dobbiamo accontentarci di questa giustizia, che è una giustizia monca, un decimo di giustizia". Certo, per Valpreda, i giudici riconoscendo le responsabilità dell'estremismo di destra hanno iniziato a mettere un punto fermo: "Ma è solo un punto di partenza. Ci sono voluti più di trent'anni, e questo grazie a depistaggi, campagne politiche e di stampa. il meccanismo messo in moto per arrivare dopo tutto questo tempo a uno straccio di verità è stato davvero mostruoso. E credo fosse proprio quello che volevano ottenere". Pesa a Valpreda tutto questo tempo passato nell'incertezza, questi anni lunghissimi serviti ad annacquare ogni tensione, ogni ricordo. Anche umanamente: "Ci sono stati momenti di rabbia e di disperazione. La mia è stata una vita, diciamo, vissuta abbastanza pericolosamente". Con quel sorriso amaro diventa amarissimo quando gli si chiede cosa pensa del commento del sottosegretario all'Interno Carlo Taormina che ha parlato di una sentenza "scritta con la penna rossa": "Per carità, la mia depravazione mentale arriva fino a Diabolik, oltre non riesco ad andare. Però su una vicenda come Piazza Fontana credo che sia semplicemente insultante mettere in discussione una verità storica come questa". E infine il ricordo di Giuseppe Pinelli, fermato qualche giorno dopo la strage e morto misteriosamente cadendo da una finestra della Questura: "Non aveva alcun motivo di ammazzarsi, aveva 41 anni, era un uomo dal passato partigiano, nessuna turba, stava bene e aveva due bellissime bimbe. Anche lui è stato una vittima di questa strage".

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