E’ uscito (novembre 2006))il nuovo libro di Antonietta Potente e Giselle Gómez: Caterina e
Teresa. Passione e sapienza nella mistica delle donne, edizioni Icone,
nella collana “strumenti di pace” a cura del Cipax.
Antonietta è una teologa domenicana ligure
che ha insegnato all’Angelicum di Roma ed a Firenze.
Dal 1994 vive in Bolivia insieme a famiglie indigene e
insegna nelle università di Cochabamba e di La Paz.
Giselle è una psicologa
e appartiene alla Compagnia di Santa Teresa di Gesù.
E’ nata in Nicaragua e attualmente vive a Roma, dove
lavora nel Consiglio generale della Compagnia.
E’ tradotto dallo spagnolo da due uomini:
Giorgio Piacentini e Antonio Thiery, cioè il sottoscritto.
«La caratteristica della mistica, quale
emerge da questo libro», ha ricordato Francesca Brezzi
nella presentazione del libro «è in
piena sintonia con la riscoperta della mistica che si è fatta in questi nostri
anni: la riscoperta della mistica ( e questo lo vorrei sottolineare)
come modo di giungere al divino per una strada diversa da quella delle teologia
sistematica, ufficiale, ma nello stesso tempo non una mistica come annullamento
del nostro sentire, ma come espressione di una alta teoretica, di una
riflessione di alta rilevanza come appunto noi ritroviamo in Caterina ed in
Teresa, non a caso dottori della chiesa».
Aggiungo che ho lavorato alla traduzione di
questo bel libro convinto, appunto, che la spiritualità femminile si esercita
toccando giorno dopo giorno il profondo significato della vita, e senza bisogno
di maestri, di teologie, di favole mitiche, di una storia inventata (i profeti,
i patriarchi, l’esodo), e di biografie normalizzate ( traducendo mi è sembrato
di risentire i discorsi di don Emilio Gandolfo, il
pretino ferocemente trucidato e Marina), di gestori del sacro, di sacerdoti.
Una monachella, di
quelle che hanno passato tutta la vita in giro per il mondo, mi ha spiegato
che, gratta gratta, in fondo
anche ai sacerdoti più bravi, trovi la violenza, la violenza del potere.
Infatti, anche la teologia più avanzata,
quasi tutta, propone esclusivamente come metodo di lettura del messaggio evangelico
una psicologia maschilista, patriarcale e classista, organizzata
gerarchicamente nei suoi ruoli e padroni sociali e religiosi,
dogmatica, assoluta, dottrinale, ecclesiastica e clericale del
maschio bianco, dualista, ricco, adulto,
colto, provvisto di strutture di conoscenza (secondo le categorie logiche
giudeo-greco-romane) che escludono dal sapere e perciò dal potere le stragrandi
maggioranze della gente comune e soprattutto le donne. Ed
organizzano, accanto alle strutture d’esclusione, quelle d’oppressione.
E’ questo il risultato di una lettura
dicotomica e dualistica della vita, contrariamente a quello che dobbiamo
riscattare in una visione olistica. Ed è straordinario come Gesù
intenda rompere con questi schemi ecclesiastici e patriarcali.