
SANTIAGO DE COMPOSTELA E S.BENEDETTO: le immagini tanto
inveterate quanto false della fede cristiana occidentale
il mito ed il luogo comune di san Benedetto fondatore
e padre del monachesimo occidentale, della civiltà religiosa medievale, e
dell'Europa tout court.
Antonio Thiery
novembre 2010
“non tutta la verità va detta agli
uomini”...”Se per caso i tuoi avversari dicono la verità, devi negarla e
mentire per confutarli”.
Clemente
Alessandrino, uno dei più venerati padri della chiesa, fine del
II secolo, lettera a Teodoro (M.Smith, The Secret Gospel, London 1974, pp.14-16)
“L'immagine di un Medioevo
monastico interamente benedettino è un luogo comune, tanto inveterato quanto
storicamente falso. Essa ha lusingato in particolare la storiografia italiana,
che ha alimentato a lungo il mito di san Benedetto padre del monachesimo
occidentale, della civiltà religiosa medievale, dell'Europa tout court”. S. Pricoco, "LA REGOLA DI SAN BENEDETTO E LE REGOLE DEI PADRI" (Fondazione L. Valla - A. Mondadori Editore).
Il 6-7 novembre 2010 il papa dei
cattolici è andato in Spagna per rafforzare i suoi miti, che sia ben chiaro,
sono miti senza fondamento:
1)
Santiago de Compostela è in realtà un sito di
pellegrinaggio antichissimo e sarà cristianizzato solo nell’VIII secolo, per
motivi tutti politici sviluppati dalla corte di Carlo Magno;
2). Il
monachesimo occidentale e san Benedetto: le radici cristiane d’Europa. Radici
che si definiscono cristiane, ma che sono molto composite e si sono sviluppate
nei millenni.
Altre
volte mi sono intrattenuto sul tema dei pellegrinaggi e sul ruolo di Beato di Liebana, il primo che verso l’anno 800 fa riferimento a San
Giacomo.
Ora
mi sembra opportuno aggiungere questo scritto, che non è un saggio, ma, con il
carattere di schede preparatorie, è un’elencazione di temi che meritano studio
ed attenzione, se non altro per cancellare la falsa immagine di un Medioevo
monastico interamente benedettino e il mito di san Benedetto padre del
monachesimo occidentale, della civiltà religiosa medievale, e dell'Europa tout court.
Tutti
temi che il papa di Roma, con l’assunzione del nome di un santo, sulla cui
esistenza storica non è bene scommettere, sistematicamente riesuma, ma che non
hanno alcun fondamento storico. Nell’Udienza generale del 9 aprile 2008 disse: ”Cari
fratelli e sorelle, vorrei oggi parlare di san Benedetto, Fondatore del monachesimo
occidentale, e anche Patrono del mio pontificato.” Ecco: “Fondatore del monachesimo occidentale”. Questo
è un mito, un luogo comune, storicamente falso.
Raccontando
tante bugie e menzogne, chissà dove vogliono arrivare, ma soprattutto c’è da
chiedersi a che servono di fronte al messaggio evangelico: IO SONO VIA, VERITA’
E VITA.
L’insistenza con cui il papa si
richiama alle radici cristiane d’Europa e a San Benedetto, di cui ha preso il
nome, ed ai benedettini, evoca il ricordo del Dictatus
papae di Gregorio VII che fu, non a caso, anche priore
benedettino della romana basilica di San Paolo: Quod
catholicus non habeatur qui
non concordat Romanae ecclesiae. Non è universale quello che non concorda con la
chiesa di Roma.
Ma concordare con la chiesa di Roma è
molto difficile, soprattutto quando sistematicamente
viene falsificata la storia. Il monachesimo occidentale non si può ridurre a
san Benedetto e le radici d’Europa, molto composite e sviluppate nei millenni,
ad un cristianesimo dogmatico ed occidentale. Il cristianesimo delle origini è in realtà poligenetico, plurale e legato ad un ambiente etnico
palestinese quanto mai composito. La Palestina, va ricordato è terra di
transito e di incrocio per le carovaniere che
trasportano merci, culture e religioni dal Baltico allo Yemen
e viceversa, dall’estremo Occidente all’estremo oriente e viceversa.
Del resto
Benedetto XVI ama raccontare le favole, come nella preghiera
iniziale della Via crucis del marzo 2008, quando disse testualmente “ci troviamo riuniti in questo
giorno, in quest’ora e in questo luogo, che ci
ricorda i tanti Tuoi servi e serve, che, secoli orsono,
tra i ruggiti dei leoni affamati e le grida della folla divertita, si sono
lasciati sbranare e colpire a morte per la fedeltà al Tuo nome.” Ha visto troppi films
tipo Ben Hur, dal momento che martiri cristiani
sbranati dai leoni affamati al Colosseo non ci sono
mai stati.
Ma si potrebbero citare un’infinità di fatti.
Certo
può apparire singolare, ad esempio, l’attenzione posta da Benedetto XVI, fin
dalla sua elezione a pontefice, al culto di Santiago. Un sito geografico, che
per millenni ha richiamato l’attenzione dell’uomo, viene sacralizzato
con la tomba (?) in un Apostolo. E’ curioso notare che persino san Paolo aspira tanto ad
andare in Spagna, più che a Roma, dove progetta di fermarsi solo come tappa per
quel viaggio ai confini della terra. Forse non ci arriverà mai se è vero che
l’anno della sua morte va anticipato di molto. Del resto Paolo si forma in
Anatolia, lontano dai miti greci e presto si allontana dal giudaismo che pure
conosce bene.
E’
curioso notare che sono molti i personaggi della storia (basta ricordare Attila
o San Francesco) che sono portati a seguire l’istinto atavico di muoversi
secondo il cammino del sole, che da molti millenni portava all’estremo occidente, forse a voler
raggiungere gli estremi confini della terra conosciuta, vale a dire le coste
spagnole dell’Atlantico. Dall’estremo Oriente all’estremo
Occidente si va a vedere il sole che si getta nel mare e feconda la terra. E’
un “pellegrinaggio” agli estremi confini della terra mai devozionale, ma conoscitivo,
partecipativo.
Il
volume di Roberto Lavarini,
Il Pellegrinaggio
Cristiano, Marietti 1820, Genova 1997, in uso all’Università cattolica
di Milano, evidenzia che “il cammino
verso Santiago…risale probabilmente al 20.000 a.C.” Nell’VIII secolo d.C. e per motivi tutti
politici fu cristianizzato. I tanti finis terrae
furono unificati in un’unica sede: Santiago con la presunta “inventio” della
tomba di San Giacomo.
Una conferma che le radici d’Europa sono molto composite e si sono
sviluppate nei millenni.
Forse è arrivato
il momento di riproporre una riflessione a tutto tondo
sul monachesimo. Molto lentamente, quasi in sordina ed in modo colto, senza
parlarne troppo in giro, ma certo favorito dai forti flussi migratori, riparte
il riconoscimento (che sembrava cosa fatta agli inizi degli anni Sessanta) che
la storia della cultura, della religiosità e della spiritualità non comincia
certo con Abramo e cancellando la staordinaria koiné palestinese-indo-iranica-mesopotamica
detta spregiativamente
la mitologia babilonese che data di alcuni millenni (almeno
dall’VIII-VII millennio a.C.).
La storia
dell’uomo non si esaurisce certo nella tradizione giudeocristiana,
riproponendo il mito del “miracolo greco” (ma come
vedremo l’identificazione del cristianesimo con le categorie filosofiche greche
avvenne solo con Nicea) ed il tema della centralità dell’Europa.
Qualcuno prende coscienza che il mondo antico è molto
diverso da come lo descriviamo, che esistono tante altre culture e civiltà e
che le origini del cristianesimo sono plurali (cfr.Enzo Bianchi, Un solo Dio, molti modi per dirlo, “LA STAMPA” di
sabato 25 settembre 2004, p.26 : « fin dalle origini il cristianesimo è
plurale»). Va ricordato, ad esempio. che anche i
barbari invasori erano ariani, cioè cristiani.
“L'immagine di un Medioevo
monastico interamente benedettino è un luogo comune, tanto inveterato quanto
storicamente falso. Essa ha lusingato in particolare la storiografia italiana,
che ha alimentato a lungo il mito di san Benedetto padre del monachesimo
occidentale, della civiltà religiosa medievale, dell'Europa tout court”. Così scrive S. Pricoco , correttamente, nella
introduzione al libro "LA REGOLA DI SAN BENEDETTO E LE REGOLE
DEI PADRI" (Fondazione L. Valla - A. Mondadori Editore). E subito dopo aggiunge:” In realtà, l'osservanza benedettina trovò
diffusione largamente europea solo a partire dall'età carolingia,
per l'opera riformatrice di un patrizio visigoto,
Benedetto abate di Aniane, che ridusse i monasteri
dell'Impero a unità legislativa applicando le direttive politiche di Carlo
Magno e Ludovico il Pio. Prima di allora, tra il V e l'VIII
secolo, numerose regole circolarono nell'Occidente. Una trentina di esse sono pervenute sino a noi”.
Tutto vero, ma c’è un’omissione
di grande portata:
l'osservanza benedettina trovò diffusione largamente europea solo a partire
dall'età carolingia. Il Concilio di Aquisgrana dell’817 impose la
regola di san Benedetto e fu un fatto politico, ma in Spagna, questa diffusione
iniziò solo a partire dal X secolo, ed è andata avanti molto lentamente, e
violentemente. Gli storici più accorti parlano normalmente per il X SECOLO di“irruzione
cluniacense”, e di “invasione franca”.
Questo forse è il motivo vero della tanta attenzione dei romani
pontefici verso la Spagna.
Si può ben dire che in Spagna, prima della cacciata di ebrei e musulmani, nell’XI secolo, con l’ “irruzione cluniacense” dei benedettini, ci fu la cacciata di monaci
cristiani, legati alla chiesa isidoriana. E le documentazioni non mancano. Intere comunità di monaci
fuggirono in Africa; poi si insediarono a Cipro e di
lì tornarono nell’Europa centrale dove dettero vita (soprattutto in Germania) a
numerosi ed importanti complessi monasteriali. Isidoro è un continuatore, ma
non un discendente dallo stato romano.
Ad evitare fraintendimenti va ricordato
a) che i monaci, abate compreso, sono dei laici. L’abate è
un’autorità politica, non religiosa.
b) che i primi “monaci” e “monache” non sono dei religiosi, ma
sono inizialmente gli uomini e le donne (lontani da ogni tentazione religiosa)
“espulsi” dalla società, i più poveri dei poveri (si pensi anche alle vedove ed
alle ragazze madri), coloro che non possono nemmeno
pagare le tasse (questo secondo l’egittologo Donadoni
il significato di anacoreti),
costretti a vivere fuori delle mura delle città, a cercarsi ripari naturali e a
cibarsi dei frutti spontanei della terra.
c) che nei primi secoli queste comunità
assumono naturalmente connotati spirituali, richiamandosi direttamente alla
predicazione evangelica (il discorso della montagna).
Solo tra lo scadere del IV secolo (anche
a seguito del Concilio di Nicea e dell’adozione delle formule della filosofia
greca per spiegare le verità della fede) e i primi anni del V si colloca la
prima generazione di regole latine. Allora il monastero diventa sempre più “unità di produzione”, uno “spazio economico”, spesso, ma non
sempre, un’impresa familiare in mano a nobili famiglie. La Regola è un trattato
di amministrazione dello “spazio economico”, e l’abate
deve difendere con capacità e competenza i beni del monastero ed è custode e
garante dei diritti della comunità. Naturalmente esiste un “monachesimo” misto,
fatto di uomini e di donne. Il ruolo della donna, dei
monasteri misti, del predominio della “badessa”sull’”abate”, sono tutti temi
che meritano un approfondito esame.
Se l’esistenza o meno di San Benedetto
rimane comunque una “questione da studiosi”, che non cambia il corso della storia,
rimane certo che tra lo scadere del IV secolo e i primi anni del V secolo fu
dato il via ad un grandioso processo di “romanizzazione” del cristianesimo e delle pratiche
religiose e della spiritualità (e la loro clericalizzazione)
presente nel continente europeo e che
questo processo fu realizzato in gran parte attraverso il nuovo ordine del
monachesimo occidentale dei benedettini. A partire poi dall'età carolingia, l'opera riformatrice di un patrizio visigoto, Benedetto abate di Aniane, ridusse i monasteri dell'Impero a unità legislativa
applicando le direttive politiche di Carlo Magno e Ludovico il Pio.
L’impero
romano rispettò le culture, le civiltà, la spiritualità, le attese e le
pratiche religiose dei popoli sottomessi; l’imperialismo della chiesa di Roma
non le rispettò. L’imperialismo romano si accontentò di controllare i centri
del potere. L’imperialismo della chiesa spinse il suo controllo sulle coscienze
fin nelle camere da letto. L’abate, fino allora un laico, è sottoposto al
vescovo, o diventa lui stesso vescovo. La regola di
san Benedetto fissa l’obbedienza gerarchica.
d)
che un ruolo determinante dovettero avere quella che
chiamiamo la chiesa apocalittica
giovannea (e la chiesa isidoriana, così legata
all’Apocalisse), e l'Asia Minore, la Siria, la Palestina, la Mesopotamia, l’Armenia, l'Egitto, l’Etiopia, e le
tradizioni cristiane che si svilupparono in quelle regioni e si diffusero in
Asia ed in Africa. Ma anche l’Anatolia ed i Paesi dell’Europa
lungo il Danubio e sulle coste del mar Nero (alle origini un lago d’acqua dolce
non comunicante con il Mediterraneo).
e) che va valutata la
straordinaria funzione che ebbero le regioni “celtiche” europee (anche in età
cristiana) ed in particolare la Francia, la Spagna e
l’Irlanda.
f) che si vive in uno società estremamente
eterogenea, con relazioni pacifiche tra goti e romani e con una
convivenza di gruppi diversi etnici e di credenti.
Guardando con occhi meno
ingenui ai primi secoli del cristianesimo, scopriremo che la tradizione
benedettina non è proprio così gloriosa come la si vuol presentare. Per dare
radici cristiane all’Europa, (ma radici strettamente
occidentali, cioè latino-greco-giudaiche, di una
religione che occidentale non era), i benedettini estirparono radici
estremamente composite, anche cristiane (gli ariani, ad esempio, erano cristiani di una cultura non greca e
per questo meritarono lo sterminio e il martirio), per riproporre con una
schiumosa intolleranza solo una lettura greco-romana e monogenetica
del messaggio di Cristo. I benedettini
cancellano quel complesso
sistema di integrazioni e di interazioni che si è sviluppato nel
Mediterraneo, una piccola porzione
dell'universo mondo, nel corso dei millenni, dal più lontano Oriente,
attraverso l'India e l'Asia centrale, alla Persia ed al Vicino oriente,
all'Egitto, all' Etiopia, all'Africa, all'Europa ed all'estremo Occidente. E si
è sviluppato in una dimensione globale e nel
particolarismo di tanti «diversi» popoli, civiltà, culture, stili di vita,
religioni, che non si espressero con il pensiero verbale e con la scrittura.
Esistono, insomma, «altri» popoli, «altre» culture ed
«altri» aspetti del pensiero umano, del Primo millennio e della nostra epoca,
estranei al greco-latinismo. M. Jousse,
gesuita, antropologo, amico di Theilhard de Charden
nota in proposito: «Si
commette un grave errore a voler ridurre tutto al solo greco-latinismo,
che rappresenta una cultura, un aspetto del pensiero umano senza dubbio assai
ricco... ma anche altri popoli hanno pensato…».
Ricordiamo: tagliando fuori una comunità dietro l’altra.
Le premesse per una lettura che oggi chiamiamo “fondamentalista” furono
numerose dal V secolo in poi. Nel VII secolo non si sottrasse neppure S.Isidoro
(sobre los oficios eclesiasticos, I, 1,3) “in lei esiste una dottrina generale (cioè cattolica) per istruire gli
uomini sulle cose visibili e invisibili, celesti e terrene” (cfr. San Isidoro, doctor Hispasniae, catalogo de la exposicion,
Sevilla 2002).
Un benedettino
illustre, diventato papa con il nome di Gregorio VII, vedendo ormai la “soluzione finale”, ordina nel 1074, di
sostituire il “romanum ordinem” al “ghoticum officium”,
prima di emanare il suo Dictatus
del 1075 (quod catholicus
non habeatur qui non concordat
Romanae ecclesiae). Per essere cattolici, cioè
universali, bisogna
dunque essere romani, alla faccia delle mille e mille culture del mondo.
Non a caso Hans Küng, all’intervistatore che gli
chiedeva se gli “è mai passato per la testa che Joseph
Ratzinger potesse diventare un teologo conservatore”
ha replicato: “direi fondamentalista”.
(Il Nuovo papa, le testimonianze, a
cura di Paolo Valentino, nel Corriere della Sera, sabato 23 aprile
2005, p12).
I.Silone,
(l’avventura
di un povero cristiano, A.Mondadori editore,
1986, p.29) ricorda che “…La storia dell’utopia è in definitiva la contropartita della storia
ufficiale della Chiesa e dei suoi compromessi col mondo. Non
per nulla la Chiesa, da quando si fondò giuridicamente e si sistemò col suo
apparato dogmatico ed ecclesiastico, ha considerato sempre con sospetto ogni
resipiscenza del mito…”.
L’utopia non riguarda solo la tradizione cristiana dei primi secoli
(fin dagli atti degli apostoli) che pone
l'accento sulla necessità di collegare l'io individuale all'io sociale, al
punto che si può parlare serenamente di comunismo
cristiano.
L’utopia riguarda tante altre cose. Ad esempio il sacerdozio. S. Paolo (o più probabilmente uno dei suoi “discepoli”, seguace del
suo insegnamento), Lettera agli Ebrei, versetto 4, capitolo 8, ricorda esplicitamente
che “Se fosse sulla terra, Gesù non sarebbe nemmeno sacerdote”. Il sacerdozio è
assente dalla parola, dalla prassi, dal pensiero di Cristo. Gli è addirittura
contrario. E’ stato introdotto nella Chiesa molto tempo dopo la morte degli
apostoli.
Riguarda le ideologie
e i dogmi che derivano dai miti giudeo-cristiani:
il peccato originale da cui scaturisce il senso di colpa e il dominio dell’uomo
sulla donna; Sem il benedetto e Cam il maledetto da cui proviene il razzismo bianco; il
popolo eletto, la terra promessa, il tempio, i sacrifici, e i sacrificatori da cui derivano il sionismo e il sacerdotalismo.
L’utopia riguarda il
modo con cui è "percepito"
il messaggio evangelico di Gesù (tramandato da mille
rivoli "orali" poi messi per iscritto in mille vangeli), un messaggio poligenetico,
inserito in Culture e religioni che convivono, si intrecciano e si con-fondono
per rispondere alle mille «sensibilità» dei popoli, delle etnie, delle tribù,
dei gruppi «sociali». Le mille «culture» della terra, a cominciare da quelle
infinitamente maggioritarie dei diseredati e dei contadini, sono «ragione ultima» del messaggio di
Gesù. La tradizione giudeo-ellenistica,
anche se vincente, è una delle tante tradizioni.
Conseguentemente riguarda le eresie: nella storia del cristianesimo, tutti quelli che la Chiesa
ufficiale ha rifiutato come eretici, erano portatori di verità, cominciando dai
popoli d’Egitto, dell’Etiopia, dell’Armenia, della Siria, che rifiutarono l’imperialismo delle grandi Chiese di Roma o di Bisanzio. Le dispute (Ariani, Nestoriani,
Donatisti, Manichei, ecc.ecc.) spesso non hanno niente di spirituale o di
teologico, riguardano esclusivamente il “potere”.
L’utopia riguarda l’idea di Chiesa. Gregorio Magno, da
molti indicato come l’organizzatore del potere temporale della Chiesa di Roma, e,
aggiungerei,della “romanizzazione”del
monachesimo, alla fine del VI secolo (!), come ripeteva dEmilio
Gandolfo, identifica la Chiesa con l'intero genere
umano (Cfr. In Cant., 13): "Immaginiamo il genere umano tutto intero
dall'inizio del mondo sino alla fine, cioè tutta la Chiesa, come una Sposa
unica che aveva ricevuto l'anello del fidanzamento sotto forma di dono
spirituale mediante la Legge; tuttavia, era la presenza del suo Sposo ch'ella
desiderava...". Io aggiungevo: "i
confini giudeo cristiani, per la chiesa delle origini sembrano proprio
angusti".
L’utopia riguarda i
continui riferimenti per così dire “sessuali”,
che ricordano come anche nella cultura del cristianesimo primitivo l’atto
sessuale è un atto sacrale. Non è certamente un caso
se nei bestiari romanici è spesso presente (sono poco meno di 200 le
testimonianze rimaste) una figura di donna con la “matrice”, la vulva bene
evidenziata. E’ la potenza dell’atto generativo ed una testimonianza
dell’antica sacralità della donna, della vulva, del mestruo: il linguaggio
della divinità era in origine femminile.
Potremmo continuare per pagine
e pagine. Scopriremmo molti dei motivi che facevano di
don Emilio Gandolfo un prete scomodo, al punto di
meritare quel feroce martirio, ma fermiamoci per ora
sul monachesimo, giacché il nuovo papa ha scelto di chiamarsi Benedetto.
Sappiamo molto
poco del cristianesimo dei primi secoli. J.-Yves Leloup, prete ordosso
francese, Il Vangelo di Filippo, Edizioni appunti di viaggio, Roma 2004,
p23, ricorda che “il cristianesimo è una
religione, se non proprio sconosciuta, almeno mal compresa, soprattutto per
quel che riguarda le sue origini”. Ma ne sappiamo abbastanza per individuare, almeno nel vicino Oriente, già nell'anno
trecento, notizie certe di comunità monastiche. Le origini del monachesimo sono
evidentemente collocate nel Vicino Oriente, in quello
straordinario composito ambiente palestinese-siro-mesopotamico-iranico,
che si cerca di ignorare.
Spesso si tende a
ridurre il monachesimo alle esperienze consumate nel bacino del Mediterraneo,
nell'ambito ellenistico, da pochi anacoreti: Antonio, Pacomio, Basilio, i monaci siriaci.
E poi c'è la luce di San Benedetto e della sua Regola.
Ma i precedenti, per
capire la nascita della Regola di San Benedetto ed il monachesimo occidentale
(ricordando che abbiamo testimonianze solo di alcune culture e tradizioni ) sono
molto complessi e certo insufficientemente documentati.
La Persia, l'Asia, l'Africa, l'Armenia
che fine hanno fatto?
L'esperienza
monastica risulta molto diversa da quella comunemente
rappresentata, anche ricordando le poche testimonianze note:
- Atti degli
Apostoli
- Ireneo di Lione (+ 202), discepolo di Policarpo di Smirne, in
Asia Minore (+ 156)
- Origene
(185-253\4)
- Testi
gnostici (va ricordato che sotto il termine di gnosi si racchiudono almeno sei correnti di pensiero
totalmente diverse tra di loro)
- Didascalia degli Apostoli, scritto nella Siria del Nord
all'inizio del III secolo
- Cipriano, vescovo di Cartagine e
martire (+ 258)
- Basilio
Magno, vescovo di Cesarea in
Cappadocia (330-379). Benedetto lo cita
espressamente.
- Pacomio (+ 347), egiziano d'origine
- Vita di Antonio (+356)
- Ilario di
Poitiers (315-367)
- Evagrio Pontico (+399)
- Martino di Tours (IV secolo). Nel 360 circa fonda il primo monastero
gallico nei pressi di Tours. I Primi monasteri sono vere e proprie comuni.
- 370 Martino
vescovo di Tours
- Storia dei
monaci d'Egitto
- Egeria
(+391\4)
- 391. Il
Cristianesimo religione di stato (Teodosio I)
- 395. La chiesa gallica già quasi completamente organizzata
- Agostino
(354-430)
- Giovanni Cassiano (360-430\5)
- Pelagio, monaco
Irlandese (400), contro la dottrina agostiniana della grazia
- Vita di Sant'Onorato
di Lérins (davanti a Cannes) (+428)
- 428 Papa Celestino I si lamenta del monachesimo della Gallia “...non
cresciuti nella chiesa”)
- Papa
Celestino I nel 431 invia Palladio come missionario in Irlanda.
- Patrizio va
missionario in Irlanda (circa 500).
- «nei primi
anni del dominio dei Goti», (Teodorico regna tra il 493 ed il 526), eremiti,
monaci siriaci in Umbria.
- San Benedetto
(-480/547- o
meglio -492/575 circa-), forse è una figura reale, forse è il simbolo di un
insieme di monaci che vivevano secondo le norme della "Regola", che
promuove un monachesimo occidentale.
- Vita dei
Padri del Giura (515 circa)
- Saint Thierry (+ 533)
- San Colombano
Maggiore inizia (563) l’evangelizzazione della Scozia
- Longobardi:
arrivano dall'Europa nord orientale nel 568. Sono ariani, da poco e
superficialmente convertiti.
- San Colombano
Minore (cugino del Maggiore) nel 590 passa dall’Irlanda alla
Francia: gli insediamenti di Annegray, Luxeuil e Fontaine, Sangallo
(lago di Costanza)
- Gregorio
Magno, nel libro dei Dialoghi sui miracoli dei padri italici, scritti intorno
al 593, fornisce le prime notizie dell'uomo tanto venerabile chiamato «Benedictus», nato a Norcia.
- Gregorio
Magno (597) invia nel Kent Agostino per costruire la chiesa britannica secondo il modello
romano
- San Colombano
Minore fonda nel 614 il monastero Bobbio (Pavia,), dove muore nel 615
A ricordare che Roma non è più il centro
del mondo (semmai lo è stata), nemmeno sotto l'aspetto culturale, c'è il
monachesimo, che va sottolineato, è fatto da laici. Anche gli abati sono dei laici. Il
monachesimo arriverà direttamente in Europa, dalle vie marittime, ma anche da
quelle terrestri, senza la mediazione di
Roma, probabilmente in Francia, nel Giura ed in
Irlanda.
Martino di Tours (soldato della Pannonia,
come a dire un uomo qualunque di qualsiasi parte del mondo), prima di diventare vescovo è
un monaco. E' un seguace di Ilario di Poitiers, che
conosceva bene la cultura orientale. Promuove la prima comunità monacale, che
ha il carattere di una "comune".
Ma la fioritura più "estremista" almeno a giudicare secondo i canoni
dell'individualismo di stampo ellenistico del monachesimo, spuntò dal ceppo
celtico isolano.
D'origine irlandese
era quel Pelagio, "eretico" che sosteneva che l'uomo può vincere il
male, solo perseguendo il bene e non con l'aiuto della chiesa. La chiesa
celtica era ben più antica di Palladio e Patrizio, che ebbero
certamente il compito di riportare sui binari dell'ordine romano i già
battezzati.
In Irlanda il
richiamo diretto alla predicazione evangelica (giunta attraverso il
Mediterraneo, la Francia, la Spagna o attraverso
l'Asia Minore, i Balcani, l'Europa continentale -
come non ricordare il pellegrinaggio della "monaca" Egeria tra il 380
ed il 383?-. Molti elementi copti e siriaci) trova i punti di forza nella proprietà comune e
nell'abate (di regola un laico) che rappresentava tutti i membri della comunità
verso l'esterno. Le donne, assai numerose nel cristianesimo delle origini, non
furono mai allontanate totalmente.
Il monachesimo, alle
sue origini, è
lontano dai dogmi e dalle gerarchie e
quindi, anche, dalle “eresie”: guarda all’antropologia, prima che alla
teologia. La evangelizzazione si diffonde
esclusivamente attraverso la persuasione. La fede antica si salda con la fede nuova, più che altrove.
Il monachesimo,
lontano dal dualismo greco della contrapposizione tra anima e corpo, arrivò,
per quel poco che ne sappiamo, in Europa direttamente dall'Egitto, poi
provenendo direttamente dalla Siria, si diffonde in
Italia a cominciare dall'Umbria. A Norcia nel quarto secolo vive una delle
tante comunità monastiche siriache. Secondo Gregorio Magno (Dial
3, 14-) «nei primi anni del dominio dei
Goti», (Teodorico regna tra il 493 ed il 526), nella provincia di Valeria,
a 10 kilometri da Norcia, nella Valle Castoriana, vivevano in lauree (in
complessi di caverne) alcuni eremiti: Fiorenzo (che vive per tre anni in un
anfratto della roccia), Speranza (che muore stando in piedi nell'oratorio e la
cui anima si separa dal corpo sotto forma di colomba a significare «con quale semplicità di cuore abbia servito
Dio») ed Eutizio che evangelizza i pastori. Eutizio, successore del siriaco Spes, è lui stesso un siriaco. I monaci (i solitari) umbri, come quelli siriaci vivono ai margini delle città, in ambienti rurali:
un insieme di persone vivono in solitudine, singolarmente, ma in
"comunità"; hanno in comune alcuni servizi (mensa, lavoro, la cassa
economica; ecc:). In Umbria dunque sono arrivati alla fine del V secolo monaci siriaci. Alla Madonna della Stella, presso Roccatamburo, si aprono ancora le celle
monacali, scavate nella roccia e disposte a più piani.
La Regola di San
Benedetto e Gregorio Magno promuovono un monachesimo occidentale. Gregorio
Magno, nello stesso libro dei Dialoghi sui miracoli dei padri italici, scritti
intorno al 593, fornisce le prime notizie dell'uomo tanto venerabile chiamato «Benedictus», nato a Norcia.
Gregorio si
riferisce ad una comunità che viveva a Montecassino,
testimone della inculturazione
del cristianesimo nella cultura greco-romana. San Benedetto (le date
tradizionali della nascita e della morte -480/547- devono comunque essere notevolmente
spostate -492/575 circa-), forse è una figura reale, forse è il simbolo di un
insieme di monaci che vivevano secondo le norme della "Regola", che
promuove un monachesimo occidentale.
Gregorio Magno è il
primo che menziona la Regola di Benedetto, che per il 25% ripete "la
Regola del Maestro" (un testo anonimo del V secolo); per il 50% ne è fortemente influenzata; per il 25% è completamente
autonoma. E' evidente che in “Benedetto” confluisce e si sintetizza tutta una
tradizione proveniente dall'Egitto, dalla Siria, dall'Asia Minore, dall'Africa,
dalla Gallia occidentale e meridionale, dal Giura.
La prima diffusione
della Regola
avviene attraverso i missionari mandati da Gregorio in Inghilterra (596,
Agostino di Canterbury) a romanizzare territori che già conoscevano e
praticavano il cristianesimo, probabilmente dal I secolo. Agostino e i monaci
romani transitarono per la Gallia, e sviluppano un monachesimo occidentale. Le prime
testimonianze in Gallia Meridionale sono nel 620. E' evidente
che, indipendentemente dal monachesimo «greco», a partire dall'Umbria, si
sviluppano due filoni del monachesimo:
1) orientale, testimonianza di un cristianesimo "sirianizzante", che si è diversamente inculturato fin dal primo secolo in tante culture diverse.
Il centro è l'abbazia di Sant' Eutizio (in Val Castoriana), che,
benché non citata da nessuno dei manuali scolastici ed accademici, ebbe una
grande ricchezza ed un grande ruolo nella diffusione della cultura religiosa e
laica. Lo scriptorium non fu secondo a quello di Montecassino tra il X ed il XII
secolo. I pochi libri rimasti sono nella biblioteca di Spoleto e nella Vallicelliana di Roma. Alla cultura di Sant'Eutizio
si rifanno Federico II e Francesco d'Assisi, che non a caso trova la sua
ispirazione in Martino di Tours, un soldato di origine ungherese direttamente legato alla cultura siriaca.
2) occidentale, che si diffonde in Europa con Gregorio, il cui
papato coincide con l'avvento e il predominio dei Longobardi. Con il
monachesimo occidentale, Roma ridiventa almeno il centro religioso. Gregorio
Magno, ha un forte rispetto per i "diversi",
sdrammatizza i rapporti tra cattolici ed ariani; tra cattolici e pelagiani, riconoscendo le tante culture. La chiesa di
Roma, ormai strutturata, si adoperò presto per allineare i monaci (che, va
ricordato, sono fino a quel punto, dei laici) all'autorità episcopale. Il cristianesimo dell'Occidente diventa essenzialmente urbano,
mentre quello dell'Oriente diventa essenzialmente rurale. Il compito dei
benedetti, dei monaci occidentali non è quello che evangelizzare l’Europa, già
cristiana, ma di romanizzare i cristiani.
E
il nuovo papa, un fondamentalista, si rifà appunto a
san Benedetto. Riconduce tutto a Roma ed all’Europa romana. Si sente il Dictatus di Gregorio VII (quod catholicus non habeatur qui non concordat Romanae ecclesiae). Per essere cattolici, cioè
universali, bisogna
dunque essere romani, alla faccia delle mille e mille culture del mondo.
Considerazioni approfondite merita il monachesimo spagnolo (stremante composito) e la
chiesa isidoridina. Sono evidenti due influssi: l’uno
che proviene dall’Africa del Nord, di ispirazione
agostiniana, l’altro celtico.
Inoltre
capita un avvenimento destinato a caratterizzare i furti
rapporti tra cristiani e musulmani. Nel 619 c’è un’assoluta
contemporaneità tra il II Concilio di Siviglia,
presieduto da Isidoro di Siviglia e che già denuncia le forti innovazioni
sancite dal III Concilio di Toledo del 633, e, nell”anno
del dolore” il viaggio notturno e l’ascensione del Profeta Maometto.
Beato è
il prete-monaco forse più noto dell’altomedievo
spagnolo. Vive in uno dei tanti conventi “agostiniani”
legati alla tradizione isidoriana ed all’Africa
del nord, a testimonianza di una chiesa che non è né romana, né bizantina. Esistono molti tipi di conventi: misti, duplici
(spesso conventi familiari), in cui convivevano sotto l'autorità della badessa
monaci e monache.
Sorpresa! Ma
non ci raccontano che in quest'epoca ci sono solo i
monaci benedettini? E infatti qualcuno dice che Beato era un benedettino (ma i benedettini entreranno
in Spagna, come ricordato, solo qualche
secolo dopo), qualcun altro dice che fu abate di Valcavado
e lo confonde con S.Biego, la cui festa è il 1°
maggio (forse Obeco, un copista del monastero di Valcavado) ecc.ecc. E non ci
raccontano che i monaci e le monache sono rigidamente separati?
Le cose sono un po’ diverse (cfr. Monjes y monasterios hispanos en la Alta Edad Media, Aguilar de Campo (Palencia) 2006).
La nascita del fenomeno monastico in Europa è complesso (basti
pensare alle comunità di Lerin, a Cassiano,
all’influenza siriana ed africana, a Martino di Tours).
Il termine anachoresis,
come ricordato, ebbe all’origine in Egitto, con un significato economico: così
denominavano quelli che fuggivano dalla città perché non potevano pagare le
tasse. Molti, dalla Spagna, viaggiavano in oriente e
grande sarà l’influenza dell’Africa. Le prime esperienze monastiche in Spagna
sono legate al fenomeno (celtico) priscilliano (345 –
385), che molti si chiedono se fu un’eresia o un fenomeno sociale.
Nel Concilio di Zaragoza
(380) appare la prima volta il termine monachus.
Ildefonso
(607 – 667 ) dice che Donato
venne dall’Africa con 70 monaci ed una grande biblioteca e con Minicea, una
donna di buona famiglia. Donato è il primo che formula
una regola, giacché la regola di Benedetto di Norcia non ebbe in questi secoli
nessun effetto speciale in Spagna. Il pannonio Martin arriva in Galizia intorno al 550.
Solo
nel X secolo ci sarà l’irruzione dei monaci di Cluny, ma la penetrazione dei benedettini fu lenta,
avvenne, a poco a poco, dando luogo a regole miste; si propagò, ma non dominò.
Prima dell’irruzione cluniacense c’è solo il monacato
pattizio e familiare della Regola Comune di Fructuoso. Molti monasteri sono duplici e misti.
Dal VII secolo coesistono molte “regole”. Nel 615-6 è elaborata
la regola di Isidoro, che è un fenomeno sociale, un
trattato di amministrazione di uno spazio economico, come le grandi proprietà
basso imperiali.
Nel 646 è definita la Regola Comune di Fructuoso
che sarà detto il padre del monachesimo spagnolo. Gli elementi
ispiratori sono “agostiniani”.
Un monastero si costituisce
quando un gruppo di persone (spesso della stessa famiglia) stabilisce
delle norme. E’ cioè l’inizio di un’impresa, anche
economica, familiare.
L’abate ha un’autorità politica e non
religiosa e nel 546 il Concilio di Lerida riconosce
ai monasteri grandi strutture proprietarie indipendenti dai vescovi e dalle
proprietà diocesane.
C’è una pluralità di monacati. E’ una
realtà plurale, senza grandi originalità nell’aspetto spirituale, ma con un adattamento
alla realtà sociale ed economica dell’epoca. Schemi organizzativi diversi hanno
una grande influenza nella vita pubblica.
La
venuta dei musulmani non interruppe né nell’Andalus,
né nel resto della Spagna la vita monastica, né cambiarono le norme che i
fondatori avevano elaborato.
I
vari concili riconoscono la vita eremitica, ma stabiliscono che il monaco
eremita, prima di vivere in solitudine (e di avere seguaci e discepoli), per ovvii motivi di controllo politico, deve aver fatto
un’esperienza cenobitica, cioè controllata. Solo in questo caso si è eremiti onesti. Quelli che sono diventati
eremiti senza aver fatto prima vita cenobitica sono
definiti disonesti. San Millan, ad esempio, che tanta parte ha avuto nel medioevo
spagnolo, è un eremita disonesto.
La indipendenza da Roma è sostanziale e
rivendicata con forza. Quando nel 638 a seguito del IV
Concilio di Toledo il papa Onorio I critica le scelte troppo tolleranti della
chiesa cattolica nei confronti degli ebrei, Braulio,
vescovo di Saragozza, discepolo ed amico di Isidoro, risponde: non abbiamo bisogno delle direttive di Roma
E’
vero che Il Concilio di Aquisgrana (817) impone in Europa (ma con scarsa fortuna
in Spagna) la regola di San Benedetto e stabilisce obblighi vassalatici.
Va rilevato che esistono in Spagna ricche biblioteche, (fino a 40 volumi) tra
l’altro con testimonianze della chiesa africana, ma che le bibbie complete sono
molto poche, a testimonianza dello scarso interesse per il Vecchio
Testamento.
Alcune date
Priscillano 345
– 385
Pelagio
354 – 427
Donato 270-355 (315 vescovo di Cartagine)
Ticonio 330
Agostino, Tagaste
354 – Ippona 430
Ilario di Poitiers +367
Martino di Tours +397
Ambrogio +397
Girolamo +420
Turibio de Astorga
(festa il 16 aprile) nel V secolo, si oppose al priscillanesimo.
Millán de
la Cogolla (monte a forma di cappuccio, cocolla)
473-574 (12
novembre)
Isidoro 580 – 4 aprile 636
Braulio….. – 18 marzo 651 scrive la vita di san Millán
Fructuoso,
Toledo, inizi VII secolo - 16 aprile 665. Regola Comune, padre del
monachesimo.spagnolo
Ildefonso 607 – 667 (23 Gennaio)
589
conversione di Recaredo
v i monaci, abate
compreso, sono dei laici. L’abate è
un’autorità politica, non religiosa.
v tra
il V e l'VIII secolo, numerose regole circolarono nell'Occidente.Una trentina di esse sono
pervenute sino a noi”.
v solo tra lo scadere
del IV secolo e i primi anni del V si colloca la prima generazione di regole
latine.
v
l'osservanza benedettina trovò diffusione largamente europea solo a
partire dall'età carolingia.. Solo nell’817 il Concilio di Aquisgrana impose la regola di san Benedetto (e fu un
fatto politico), ma in Spagna, questa diffusione iniziò solo a partire dal X
secolo, ed è andata avanti molto lentamente, e violentemente. Gli storici più
accorti parlano normalmente di“irruzione cluniacense”, e di “invasione
franca”.
Tutti temi che il papa di Roma
sistematicamente ignora.
Raccontando tante bugie e menzogne, chissà dove vogliono arrivare,
ma soprattutto c’è la chiedersi a che servono di fronte al messaggio
evangelico:
IO SONO VIA, VERITA’ E VITA.
Questo scritto non è un saggio, ma
un’elencazione di temi che meritano studio ed attenzione, e di suggerimenti per
giovani studiosi per superare il “furto della storia”, se non altro per
cancellare l'immagine di un Medioevo monastico interamente
benedettino, che è un luogo comune, tanto inveterato quanto storicamente falso.
Sono suggerimenti anche per quei cristiani impegnati che (Cicero pro domo sua) sembrano interessati soprattutto a
contrastare il potere delle gerarchie cattoliche, per sostituirsi a loro, ma
che condividono la “sacra violenza dei santi” che mira a riservare il potere,
con grandi menzogne storiche, a pochi eletti.
A.Thiery, Novembre 2010
