Mosè e la «entrata» nella terra di Canaan

Nel momento in cui il papa visita il Medio Oriente, ponendo molta enfasi sull’esodo verso la terra promessa, mi sembra necessario riproporre la lettura del libro di Mario Liverani, Oltre la Bibbia, Storia antica di Israele, Editori Laterza, 1^ed. 2003, 4^ ed. 2005, € 24 e la nota che inserii il 23ottobre 2006 nel sito www.antoniothiery.it Aggiungo alcuni brani, assai significativi, della pag. 309.

Rimango convinto che è assolutamente necessario ricostruire le dimensioni storiche dell’ambiente etnico palestinese per superare le questioni e le inquietudini ideologiche che creano nella terra siro-palestinese il drammatico stato di tensione e di guerra.ATHY, 09.05.09

 

LA STORIA INVENTATA

La falsificazione della storia è un potente strumento di gestione del potere.

Un libro ben più dirompente del Codice da Vinci. Sono fatti ben noti da tempo (lo apprendemmo più di 40 anni fa all'Università. La nostra amicizia "laica" con dEmilio Gandolfo (ucciso dieci anni fa) poggiava anche su queste basi) che mostrano come gran parte della teologia della cristianità occidentale e, quindi, della liturgia e del potere "sacerdotale", si basa su una "storia inventata". All’Università avevamo ben imparato che non è quasi niente vero. Oggi più che mai c'è bisogno di distinguere tra fede e religione, piuttosto che invocare la "necessità terrena" per negare a chi sta morendo anche il più piccolo gesto di pietà, il rispetto delle identità (anche a chi è steso nella bara per i funerali), la damnatio memoriae, magari perché è stato un testimone scomodo.

 

Mario Liverani

Oltre la Bibbia, Storia antica di Israele

Editori Laterza, 1^ed. 2003, 4^ ed. 2005, € 24

 

 

 

 

Dalla seconda di copertina

«Le storie dell’antico Israele si assomigliano tutte perché tutte assomigliano alla storia contenuta nel testo biblico, ne assumono la linea narrativa, ne fanno propria la trama. Quest opera riporta la vicenda della nascita d’israele alla sua realtà storica, prende atto dei risultati della critica testuale e letteraria, dell’ apporto dell’archeologia e dell’epigrafìa ed è concepita secondo i criteri della moderna metodologia storiografica.

Partendo dalla constatazione che il racconto biblico è frutto di una elaborazione molto tardiva, Liverani riporta i materiali testuali all’epoca della loro redazione, ricostruisce l’evoluzione delle ideologie politiche e religiose in progressione di tempo inserisce saldamente la storia d’Israele nel suo contesto antico—orientale.

Emergono così la “storia normale” dei due piccoli regni di Giuda e d’Israele, analoga a quella di tanti altri piccoli regni locali, e la ‘storia inventata’, che gli esuli giudei costruirono durante e dopo l’esilio in Babilonia, proiettando indietro sulla loro storia i problemi e le speranze del loro tempo. Un libro importante che parla a tutti».

dalla prefazione

«…Nel corso degli ultimi due secoli la critica biblica ha dapprima smantellato la storicità della creazione e del diluvio, poi quella dei Patriarchi, poi (sempre seguendo l’ordine cronologico) quella dell’Esodo e della conquista, di Mosè e di Giosuè, del periodo dei Giudici e della «Lega delle 12 tribù» — arrestandosi però al regno unito di David e Salomone considerato sostanzialmente storico. La consapevolezza che gli elementi fondanti della conquista e della Legge fossero in realtà retroiezioni post-esiliche (intese a giustificare l’unità nazionale e religiosa e il possesso della terra per i gruppi di reduci dall’esilio babilonese), se richiedeva una certa riscrittura della storia d’Israele, non incrinava però la convinzione che uno stato d’Israele unitario (ed anche potente) fosse realmente esistito sotto David e Salomone, e che fosse realmente esistito un «Primo Tempio» — che dunque i reduci dall’esilio volessero ricostituire un’entità etnica e politica e religiosa già esistita in passato.

La più recente critica ai concetto stesso di regno unito ha messo in crisi totale il racconto biblico, perché ha ridotto l’Israele «storico» a uno dei tanti regni palestinesi spazzati via dalla conquista assira, negando un collegamento tra Israele e Giuda (dunque un Israele unito) in età pre-esilica. La riscrittura della storia d’Israele diventa a questo punto assolutamente drastica

…Quanto la storia vera ma normale era stata priva di un interesse che non fosse prettamente locale, tanto la storia inventata ed eccezionale divenne la base per la fondazione di una nazione (Israele) e di una religione (il giudaismo) che avrebbero influenzato l’intero corso della storia successiva su scala mondiale.»

 

da pag.309

«La saldatura tra «uscita» dall’Egitto ed «entrata» in Canaan, è notoriamente tra le più artificiose e complicate di tutto il corpus di tradizioni confluite nell’Antico Testamento: da tempo c’è sostanziale accordo nel ritenere che il percorso dell’esodo e l’ambientazione topografica del conferimento della Legge siano elementi assai tardi (di età post-esilica) inseriti nel racconto al fine di attuare un collegamento logico e narrativo tra i due elementi della promessa: uscita dall’Egitto e presa di possesso della terra. (Si noti che il collegamento tra fuoriuscita e possesso era invece automatico quando si trattava di metafora, senza implicazioni migratorie. Mosè non è mai citato (a parte un passo di Michea 6 4 che è però di assai dubbia autenticita) prima dell’eta post esilica, e anche il Sinai e citato solo un paio di volte (Giud.5:5; Sal.68) ma senza collegamento al patto tra Dio e popolo.  La composizione tarda comporta una descrizione del viaggio nel deserto (midbār) quale poteva essere immaginata (in Babilonia o a Gerusalemme) da parte dei gruppi giudei di ambientazione cittadina. L’immagine del deserto, nel complesso Esodo-Numeri non è di tipo pastorale, dove le tribù vivono a loro agio; è invece del tipo «zona di rifugio» o «terra di esilio», in una prospettiva cittadina di acuto disagio. La strada è difficile e pericolosa per presenza di insidie e mancanza d’acqua.» (9.5.09)