La forza prodigiosa dalle bugie e dalle violenze, dalle stragi, dai roghi, dall’esercizio del potere.

 

E’ ormai acquisito e noto che il Padre Nostro è un insieme di formule tradizionali che esistevano nel composito e plurale ambiente etnico palestinese e che Gesù mise insieme queste  singole formule (e qui sta la sua genialità e grandezza) in maniera globale ed unitaria.

 

Del fenomeno dà atto Marcel Jousse, gesuita ed antropologo, nel libro “la manducazione della parola” che fui stimolato pressantemente a leggere da dEmilio Gandolfo.

 

Nella notte scorsa, alle prime ore del 10 luglio, in radio è andata in onda su Radio Maria una delle consuete registrazioni di conferenze e lezioni tenute da mons. Ravasi, attualmente ministro della cultura del Vaticano, tutta centrata sulla lettura filologica in greco di alcune parole, alla ricerca del loro significato autentico (con la lingua greca possibilmente colta).

 

A nessuno sfugge che tra l’ambiente etnico palestinese e quello colto greco esiste una differenza abissale.

 

Giova ricordare  B.Bagatti, Alle Origini Della Chiesa,II, Libreria Editrice Vaticana,1982, che sottolinea come, con concilio di Nicea, come noto promosso da Costantino,“…Fu introdotto nelle regole di fede la parola “omousio” non usato nella Bibbia che iniziò la maniera di spiegare le verità cristiane con l’aiuto della filosofia greca. Nei Concili seguenti si andrà avanti per questa via, ma tagliando fuori una comunità dietro l’altra”.

Ma che c’entra il greco con il Gesù storico e con i Vangeli? La lettura filologica greca di Mons. Ravasi è quindi estranea al significato originale del Padre Nostro, nato nel composito e plurale ambiente etnico palestinese, e continua a presentare un cristianesimo come espressione della cultura greca colta, tagliando così fuori una cultura ed una comunità dietro l’altra.

A chi giova?

Più concreta antropologia e meno astratta teologia. E più rispetto per le culture. Il IV concilio di Toledo, presieduto da Isidoro di Siviglia, prescrive che l’ignoranza è la madre di tutti i vizi e che deve essere evitata soprattutto dai sacerdoti di Dio che predicano alla gente.

Quella a cui assistiamo è una recita, una parodia del cristianesimo. Ne volete una prova?

dEmilio, scrive sul suo diario, alla data del 14 dicembre 1958 (ma con altra penna e con grafia che rimanda probabilmente il testo alla fine degli anni Sessanta), questa citazione: «Si racconta che Tomas Linacre, amico di Moro e di Erasmo, che, quantunque sacerdote e già avanti negli anni, aprì per la prima volta il Nuovo Testamento. Il suo occhio cadde sul discorso della Montagna: egli lesse meravigliatissimo i tre capitoli di San Matteo, e quindi esclamò sempre più stupefatto: “O questo non è il Vangelo o noi non siamo cristiani”»…Chambres, Tommaso Moro.

 

Il 20 novebre 2000 il teologo difensore della fede, che “marcava” dEmilio e che era un gregario della “mafia di Faenza” (fu garantito: io lo voglio!) mi scrisse: “..I primi cristiani erano privi di ogni identità che non fosse quella della fede evangelica. In poche parole: essi contraevano la loro identità specifica dalla gratuità della fede e non dalle modalità della necessità storica. Purtroppo, però, dopo i primi 2/3 secoli le cose cambiano: i cristiani privilegiano la "necessità" nei confronti della "gratuità". La società come tale avrà bisogno di loro in quanto cristiani e loro avranno bisogno degli strumenti della società.  L'istituzione-Chiesa così, in difformità da Gesù che vinse le tentazioni del deserto - il pane, il miracolo, il potere - accettò di far parte del sistema della "necessità" mettendo in estremo rischio la propria natura di "comunità gratuita".  Da questo ingresso nel regno della "necessità" l'istituzione-Chiesa trasse una forza prodigiosa ed una debolezza mortale. La forza è narrata dalla storia di ieri, la debolezza è ben visibile   - per divina grazia, penso io- nella storia di oggi”.

 

Capito? Tutto è giustificato. La forza prodigiosa dalle bugie e dalle violenze, dalle stragi, dai roghi, dall’esercizio del potere.

 

Antonio Thiery 10 luglio 2010