Quella
notte c'erano i fratelli Borsellino, fu l'avvocato a puntare
sull'occultamento del ruolo del commando
ROMA (24 febbraio) - Fu un
omicidio politico. A massacrare Pasolini sono stati
in cinque. Sono le rivelazioni di Giuseppe Pelosi condannato
per l'omicidio del poeta. Le rivelazioni in un'intervista inedita a
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza - autori
del volume «Profondo nero. Mattei, De Mauro, Pasolini. Un'unica pista all'origine
delle stragi di Stato», appena uscito per Chiarelettere.
Pasolini stava lavorando al romanzo «Petrolio»
dedicato a Eugenio Cefis,
indicato come il vero fondatore della P2 e il «grande manovratore» del potere
più oscuro.
In 5 lo massacrarono. Quella
notte Pelosi incontrò non per caso Pasolini
ma l'appuntamento era stato fissato esattamente una settimana prima. Ed erano in cinque. Tra loro i due fratelli Borsellino,
Franco e Giuseppe, morti da tempo di aids indicati due
mesi dopo il delitto, assieme ad un terzo, come gli autori del massacro
dell'Idroscalo. Nell'ombra, dice Pelosi, sono
rimasti gli altri tre (anche se uno potrebbe essere, nonostante le
smentite di Pelosi, Giuseppe Mastini, detto Jhonny lo
Zingaro).
I due Borsellino erano frequentatori della
sezione dell'Msi del Tiburtino.
«Se tu uccidi in questo modo o sei pazzo o hai una
motivazione forte. Se gli assassini sono stati fatti sfuggire alla
giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente ..avevano una ragione importante per fare quello che hanno
fatto. E nessuno li ha mai toccati». «Quella sera
c'erano pure Franco e Giuseppe Borsellino... quei due stavano tramando
qualcosa, qualcosa di brutto me ne sono accorto
subito, e perciò gli ho detto chiaro che io non volevo partecipare, non ne
volevo sapere nulla».
Il massacro. Appena
arrivato all'Idroscalo sulla Gt di Pasolini dal buio esce una macchina scura, un 1300 o un
1500 da cui scendono 5 persone. Uno, con la barba sui 40 anni, assesta a
Pelosi un cazzotto. Pelosi scappa dopo essere stato minacciato. I 5 tirano
fuori Pasolini dalla macchina e iniziano il
pestaggio. Gli dicevano «Sporco comunista, frocio,
carogna». Pelosi si riavvicina quando tutto è finito.
«Sono stato minacciato». Il problema,
quindi, sono gli altri tre, quelli mai individuati. I
Borsellino - dice Pelosi - erano «diventati fascisti, andavano a fare
politica». Pelosi conferma di aver avuto nel tempo minacce «vere e proprie»,
inviti a tacere. Quella data a Pasolini fu una
lezione, una punizione, «forse dovuta al partito o alla politica. Pasolini stava sul cacchio a qualcuno». Alla fine «ho
pagato solo io» spiega Pelosi.
La scelta di accollarsi tutta la storia, di
ridurre tutto «a un fatto di froci»
gli venne suggerita dal suo avvocato difensore, Rocco Mangia. Questo avvocato
era subentrato a due colleghi, gli Spaltro che si
erano proposti di difendere Pelosi con uno stratagemma: avevano millantato una
sorta di mandato avuto da «zio Giuseppe», solo che Pelosi non aveva alcun zio con questo nome. Poi arrivò
Mangia, portato dai genitori di Pelosi. Lui puntò tutto, diversamente dagli avvocato Spaltro,
sull'occultamento del ruolo del commando dei 5 nell'omicidio. Rocco Mangia
nominò come consulenti Aldo Semerari
e Fiorella Carrara, i due periti utilizzati spesso dalla banda della Magliana per avere delle false perizie. Alla
fine tutti i periti, compresi quelli nominati dai magistrati, sostennero
che Pelosi quella sera non era in grado di intendere e di volere ma la giuria
smentì questa unanime valutazione: Pelosi si fece 9 anni, 7 mesi e 10 giorni di
galera. «Ho pagato solo io che avevo 17 anni, forse perché ero il garcio di zona...come si dice a Roma...il più scemo».
A massacrare il poeta
furono cinque persone

Giuseppe
Pelosi,
condannato per l'omicidio di Pierpaolo Pasolini fa un
ulteriore passo avanti verso la verità sull' uccisione del poeta. La notte tra
il 1 e il 2 novembre del 1975 erano in cinque a massacrare di botte il saggista
che aveva denunciato i retroscena del potere e che stava lavorando al romanzo
"Petrolio" dedicato a Eugenio Cefis, indicato come il vero fondatore della P2 e il
"grande manovratore" del potere più oscuro.
Pelosi non incontrò casualmente il regista quella sera; c'era un appuntamento
fissato esattamente una settimana prima.
Pelosi rivela, in una intervista inedita a Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza -
autori del volume "Profondo nero. Mattei, De
Mauro, Pasolini. Un'unica pista all'origine delle
stragi di Stato", appena uscito per Chiarelettere
- che tra quei 5 c'erano i due fratelli Borsellino, Franco e Giuseppe, morti da tempo di aids. Il nome dei due non è nuovo. Già una informativa di due mesi dopo il delitto li indicava,
assieme ad un terzo, come gli autori del massacro dell'Idroscalo. Ora Pelosi ne conferma direttamente la responsabilità ed
anche il contesto in cui avvenne il pestaggio mortale e dice che sono rimasti
nell'ombra gli altri tre (anche se uno potrebbe essere, nonostante le smentite
di Pelosi, Giuseppe Mastini, detto Jhonny lo
Zingaro), e soprattutto che si trattò di un omicidio politico.
I due Borsellino erano frequentatori della sezione dell'Msi
del Tiburtino. "Se tu
uccidi in questo modo o sei pazzo o hai una motivazione forte. Se gli assassini
sono stati fatti sfuggire alla giustizia per trent'anni,
pazzi non sono certamente ..avevano una ragione importante
per fare quello che hanno fatto. E nessuno li ha mai toccati.".
"Quella sera c'erano pure Franco e Giuseppe Borsellino... quei due stavano
tramando qualcosa, qualcosa di brutto me ne sono
accorto subito, e perciò gli ho detto chiaro che io non volevo partecipare, non
ne volevo sapere nulla". Appena arrivato all'Idroscalo
sulla Gt di Pasolini dal
buio esce una macchina scura, un 1300 o un 1500 da cui scendono 5 persone.
Uno, con la barba sui 40 anni, assesta a elosi un cazzotto. Pelosi scappa dopo essere stato
minacciato. I 5 tirano fuori Pasolini dalla macchina
e iniziano il pestaggio. Gli dicevano "Sporco comunista, frocio, carogna". Pelosi si riavvicina quando tutto è
finito.
Il problema, quindi, sono gli altri tre, quelli mai individuati. I Borsellino - dice Pelosi - erano "diventati fascisti,
andavano a fare politica". Pelosi conferma di aver avuto nel tempo minacce
"vere e proprie", inviti a tacere. Quella data a Pasolini
fu una lezione, una punizione, "forse dovuta al partito o alla politica. Pasolini stava sul cacchio a qualcuno". Alla fine
" ho pagato solo io" spiega Pelosi che rivela un'altra novità. La
scelta di accollarsi tutta la storia, di ridurre tutto " a un fatto di froci" gli
venne suggerita dal suo avvocato difensore, Rocco Mangia. Questo avvocato era
subentrato a due colleghi, gli Spaltro che si erano
proposti di difendere Pelosi con uno stratagemma: avevano millantato una sorta
di mandato avuto da "zio Giuseppe", solo che Pelosi non aveva alcun zio con questo nome. Poi arrivò Mangia,
portato dai genitori di Pelosi. Lui puntò tutto, diversamente dagli avvocato Spaltro,
sull'occultamento del ruolo del commando dei 5 nell'omicidio. Rocco Mangia
nominò come consulenti Aldo Semerari
e Fiorella Carrara, i due periti utilizzati spesso dalla banda della Magliana per avere delle false perizie.
Alla fine tutti i periti, compresi quelli nominati dai magistrati, sostennero
che Pelosi quella sera non era in grado di intendere e di volere ma la giuria
smentì questa unanime valutazione: Pelosi si fece 9 anni, 7 mesi e 10 giorni di
galera.
"Ho pagato solo io che avevo 17 anni, forse perchè
ero il 'garcio' di zona...come si dice a Roma...il
più scemo".
(24 febbraio 2009)