CASTEL DEL MONTE.                   La “Forma” della conoscenza.

 

 

Premessa

 

Più volte ho ricordato il ruolo che la “mitica” memoria del nonno materno Ruggero II il normanno (1095-1154) dovette esercitare sulla formazione di Federico fanciullo (1194-1250). Ruggero, profondo conoscitore di astronomia, di filosofia, di scienze occulte, di matematica, aveva sempre guardato alle coste del Mediterraneo ed all’Africa come alla terra promessa per costruire non un impero commerciale, ma un dominio marittimo centrato sul Mediterraneo e sul possesso delle colte sponde africane. In Siria, in Palestina, in Egitto governava appunto la dinastia scita dei Fatimidi, che sarà rovesciata nel 1171 dal Saladino. Una memoria mitica quella del nonno, perché la madre Costanza (1154-1198) era nata postuma e morirà a sua volta quando Federico ha solo 4 anni. Ma l’opera di Re Ruggero (Società, potere e popolo nell’età di Ruggero II. Bari, 1979) aveva profondamente influenzato la cultura del suo tempo, specialmente quella visiva che tanto condizionerà il giovane Federico: la sala di re Ruggero nel palazzo dei normanni, il soffitto della Cappella Palatina e lo stesso Duomo di Palermo così ricco di elementi fatimidi.

Visitando il Kunsthistoriches Museum di Vienna ero rimasto impressionato dall’alto valore simbolico del manto dell’incoronazione del Sacro Romano Impero che Ruggero aveva indossato a Palermo nel 1133/34.

Negli anni successivi tornai al Kunsthistoriches Museum solo per studiare quel mantello. E qui la sorpresa: Le teste dei due leoni che, ai lati dell’albero della vita, ghermiscono i cammelli, e che dovevano avere grande rilievo quando il mantello era indossato,  sono sormontate da una borchia, un elemento simbolico “ottagonale” che poi sarà nella sostanza il nucleo della pianta di Castel del Monte:

il cerchio ed il quadrato (inscritti o circoscritti) hanno in comune, in simbiosi profonda solo otto punti, che sono dati dagli assi di simmetria del quadrato, che, attraverso l'applicazione delle leggi della traslazione e rotazione, fa riconcidere gli assi di simmetria (che è, ricordiamolo, elemento fondamentale della scienza matematica). In questi otto punti le due figure si confondono, nel senso più pieno del termine, nel senso anche sessuale, vitale. L’ottagono diventa dunque il segno della quadratura del cerchio e della vita che sempre si rinnova all’infinito. La simmetria araldica distingueva tra sinistra e destra (l'elemento più importante della composizione è sempre a destra), tra alto (inteso in senso metafisico o connotato come valore) e basso. Per la speculazione conoscitiva e poi per il pensiero scientifico, come chiarirà secoli più tardi Leibniz, la sinistra e la destra sono indistinguibili da questa considerazione: non c'è distinzione tra alto e basso. I quattro punti sono equivalenti, come equivalente, nel presente, è il passato ed il futuro.

La “confusione” tra quadrato e cerchio si ripete all’infinito. Negli otto punti di contatto si genera una nuova vita (le otto torri): la “forma” della conoscenza è già presente nel mantello del nonno quasi un secolo prima di diventare il Castello che tutti conosciamo. Federico può ben dire, donando la traduzione di alcune opere di Aristotele all’Università di Bologna che “a juventute quesivimus la conoscenza e che formam ejus indesinenter amavimus et in odore unguentorum suorum semper aspiravimus indefesse”. La forma di Castel del Monte, questa “confusione” tra quadrato e cerchio che “genera” una conoscenza che sempre si rinnova, è stata per lui una “aspirazione” sempre ricercata fin dall’infanzia:omnes homines naturaliter scire desiderant”.

Gabriele La Porta, nel suo blog del 1 marzo 2009, scrive: “Hanno scritto innumerevoli libri su questo castello, ma a mio parere, l’unico ad averne capito il senso è stato Antonio Thiery in una pubblicazione universitaria scarsamente divulgata. Questo edificio ottagonale sarebbe un simbolo del celebre “inganno” ermetico della “quadratura del cerchio” , ovvero un’idea impossibile a realizzarsi e pure a concepirsi. Invece Thiery, partendo dall’ottagono e dilatandolo all’infinito, un ottagono dentro un altro ottagono, e così via, fa coincidere in una proiezione illimitata proprio il quadrato, di cui l’ottagono è una espressione, con il cerchio”

 

Io non credo di essere l’unico ad averlo capito, credo di essere uno dei pochissimi, se non l’unico, ad averlo scritto.

ATHY

 

 

Vengono qui raccolti, in ordine cronologicamente inverso, tre interventi a Convegni internazionali su Federico II.

 

- Federico II e la conoscenza scientifica, svolto nel gennaio del 1990   alla National Gallery of Art di Washington, nell’ambito del Congresso Intellectual Life at the Court of Frederick II Hohenstaufen;

-  “Semantica sociale, messaggio e simbolo,in Potere, società e popolo nell’età sveva, 1983 (Bari, 1984), 191—247.

- “Federico II e le scienze, Problemi di metodo per la lettura dell’arte federiciana, in Federico II e l’arte del Duecento italiano. Atti della III settimana di studi di storia dell’arte medievale dell’università di Roma, 15-20 maggio 1978, a cura di Angiola M, Romanini, 2 voll. (Galatina, 1980), 277— 299