
ANNO 2008 CON L’AUGURIO CHE SIA POSSIBILE RITROVARE RICONOSCIMENTO E RISPETTO DELLA
PLURALITA’ DELLE CONDIZIONI UMANE
Per gli
auguri per il nuovo anno, mi servo di una pagina miniata di un codice
medioevale del X secolo che pochi vogliono conoscere e
che mostra fino in fondo che la storia dell’uomo ha conosciuto momenti di
rispetto e di riconoscimento, ben maggiori di quelli che viviamo, della miriade
di culture diverse che popolavano l’universo mondo.
Nel
folio 12 verso del Conciliare albeldense (Codex Vigilianus, Escorial d.I.2), naturalmente mozarabico, finito
nel 976 compaiono per la prima volta in Europa i numeri che noi chiamiamo arabi
(naturalmente da leggere da destra a sinistra) e che già allora erano detti
indiani.
Il Conciliare
fu composto ad Albelda in Navarra,
Spagna, in latino tra il 938 ed il 976, ed è una raccolta di testi fondamentali
per il diritto imperiale: Fuero Juzgo
(le leggi istitutive), Atti Conciliari (i concili di Toledo), Decreti del papa, il libro III delle Etimologie di Sant’Isidoro, i numeri greci ed ebrei.
La
cultura è araba, la lingua latina, la fede cristiana (né bizantina, né romana,
ma isidoriana, con elementi persiani, africani e visigoti), la conoscenza del mondo immensa: fin da 20.000
anni prima di Cristo, fin dall’estremo Oriente si andava a Finis Terrae (poi cristianizzato in Sant’Jago), all’estremo occidente dove il sole si
getta nel mare e feconda la terra. Circolano ancora gli apocrifi (ed in
particolare i vangeli di Tommaso e Filippo, gli apostoli ai quali viene riconosciuto un ruolo pari a Pietro e Paolo). Secondo
molti studiosi almeno un terzo della popolazione ancora nell’VIII secolo
seguiva le tante religioni mitraiche.
E li chiamano secoli bui. Già Tacito (Agricola, 30, 4)
ricordava che i romani (oggi possiamo dire le tradizioni greco-giudaico-romana) “Ubi
solitudinem faciunt, pacem appellant (dove fanno il
deserto, lo chiamano pace)”.
Ps. Il testo del
Conciliare albeldense, ricordo finito nel 976, così
commenta i numeri: «Scire debemus in indos subtilissimum ingenium habere exceteras gentes eis in aritmetica et geometrica et ceteris liberalibus concedere.
Et hoc manifestum est in nobem figuris quibus designant ununquemque gradum cuiuslibet gradus quarum hec sunt
forma» .
