E’ morto Zizino, il gatto di Nicola e Francesca.
Non gli piaceva
viaggiare ed allora a volte rimaneva ospite a casa mia.
Era arrivato nel
periodo in cui, per le note vicende, avevamo un disperato bisogno d’aiuto
perché ci erano state tagliate le nostre due uniche
gambe.
Gran sacerdoti
(Claudio, il propugnatore dei meriti della banda di Faenza e Silvano da Sesto
Fiorentino, detto non lo sapevo, mi sono
scordato) con alcuni fedelissimi cattolici erano impegnati a delegittimare dEmilio e quanti potevano meglio
testimoniarne le vicende umane, culturali e spirituali e, quindi, a cancellare
la nostra identità, dignità, esperienze e la memoria (manco fossimo a Mauthausen).
Zizino ha saputo con la sua smisurata
comprensione e compassione e con il suo grande affetto (di cui sono capaci i
gatti) aiutarci a superare i tanti momenti difficili.
Ha saputo naturalmente
mettere in pratica il precetto che l’amicizia è l’unica cosa che conta, mostrando
le reali caratteristiche del comandamento tanto cattolico della centralità
della persona umana, investita di fatto, dal desiderio
tutto fondamentalista di comando e di potere, esercitato
con bugie e violenza: io lo voglio!
Un semplice
animale ha potuto quello che perfetti cristiani non
hanno saputo, voluto o potuto fare.
Moribondo,
Francesca lo accarezzava:vedi quante persone sono venute a trovarti? Tutti ti vogliono bene. Non
ho potuto non ricordare che Marina è morta angosciata e prima del tempo.
Grazie!, ci hai fatto capire che bastava poco e che nemmeno gli
animali più feroci….
Antonio, aprile
2010